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martedì 17 maggio 2016

Marò: Luigi Di Stefano, “grazie al mio intervento la Ue scrive all’India


Bruxelles, 12 mag – “Egregio Signore, La Presidente, come preannunciato, invierà 2 lettere rispettivamente all’Ambasciata indiana presso l’Unione Europea e alla Delegazione Interparlamentare Ue – India. Cordialmente, la segreteria 
Commissione per le petizioni”.  Queste poche righe confermano che la mia audizione del 19 aprile scorso alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo continua la sua strada e arriva, tramite le istituzioni comunitarie, direttamente all’India. Il Presidente Cecilia Wikistrom lo aveva detto alla fine dell’audizione ma, abituato alle prassi italiane (Verba Volant…), una volta atterrato a Fiumicino e rientrato nell’atmosfera di casa stentavo a crederci. Una presentazione di appena 20 slide che ha sintetizzato i risultati di quattro anni di lavoro, evidenziato l’innocenza di Girone e Latorre e le bugie indiane. Un lavoro che ha visto l’impegno di decine di persone dei gruppi Facebook pro Marò. E nonostante gli appena 5 minuti disponibili per la presentazione, potrebbe contribuire a rovesciare la situazione in ambito europeo: da “l’Italia in questa vicenda cerca compassione” (come affermò l’India al Tribunale di Amburgo il 6 agosto 2015), passiamo a “i cittadini italiani ti vengono a sbugiardare”, scoperchiando balle e boriosa protervia.
Siamo stati anni a chiedere il ricorso all’Arbitrato Internazionale (che il 30 aprile ha disposto il rientro di Salvatore Girone) e siamo stati anni a chiedere che si sollecitasse la solidarietà e l’intervento degli “europei” (i militari italiani erano in missione antipirateria in una missione Ue denominata “Atalanta”). E finora avevamo ottenuto solo una risoluzione Ue del gennaio 2015 presentata da 86 europarlamentari (50 italiani) che ai primi due punti “A)” e “B)” dava ragione all’India. E passi per gli stranieri, ma gli italiani non lo sapevano che contro i due accusati non erano stati depositati neanche i capi di accusa? Eh, ma bisogna andarci “morbidi”, non si può indispettire gli indiani, si deve lasciar lavorare la diplomazia…
Abbiamo dimostrato il contrario: a fronte delle buone ragioni anche alla Ue, c’è chi su giustizia e diritti si fa saltare la mosca al naso. Dovevamo trovare il nostro “Cicerone” in una bella e decisa signora svedese che a fronte delle istanze di un “cittadino della Ue” va a bussare alla porta dell’India: Quindi? Che facciamo? Per la miseria! Mi sono sentito per una volta “Civis Romanus Sum”, come San Paolo di Tarso che si appella all’Imperatore scampando alle false accuse dei Farisei e dei Sadducei. Non posso che ringraziare al momento la Wikstrom, che agli eurodeputati italiani che avevano “condannato” i nostri soldati ha, per il momento, dato una bella lezione.
Luigi Di Stefano

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