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domenica 31 luglio 2016

Il pensiero delle masse viene adattato al pensiero dominante

La fusione delle aziende mediatiche, nelle ultime decadi, ha generato una ristretta ma potente oligarchia di gruppi di controllo. Gli spettacoli televisivi che seguiamo, la musica che ascoltiamo, i film che guardiamo e i giornali che leggiamo, sono tutti prodotti da cinque corporations, che in questo modo riescono a creare una standardizzazione e un’omologazione del pensiero umano.
I proprietari di questi gruppi di controllo hanno legami stretti con le élites di potere, di cui in molti casi fanno parte integrante. Possedendo gran parte dei media in grado di raggiungere le masse, hanno il potere di creare nelle menti delle persone una singola e coesa visione del mondo, generando questa “standardizzazione del pensiero umano”.
Persino movimenti o stili considerati marginali, sono spesso estensioni del “pensiero mainstream”. I mass media producono loro stessi dei finti ribelli, che fanno parte del medesimo establishment e non lo mettono mai veramente in discussione. Gli artisti, le creazioni e le idee che non si adattano al pensiero dominante, vengono invece inesorabilmente rifiutate e dimenticate dai gruppi di controllo, che le fanno gradualmente scomparire dalla società, mentre le idee che sono giudicate adatte ad essere accettate dalla società, sono abilmente vendute alle masse con lo scopo di farle diventare norme ovvie.
Già nel 1928, Edward Bernays, colse l’immenso potenziale dei film nello standardizzare il pensiero, affermando: “Nel mondo di oggi, le pellicole americane sono i più grandi mezzi per diffondere la propaganda. Sono grandi distributori di idee e opinioni. I film possono standardizzare le idee e i costumi di una nazione. Poiché i film sono fatti per andare incontro alle richieste del mercato, essi riflettono, enfatizzano e forse esagerano le abitudini popolari, anziché stimolare nuove idee e opinioni. I film si servono solo di idee e opinioni che sono in voga. Come i giornali cercano di fornire notizie, i film cercano di fornire intrattenimento”. (Edward Bernays – Propaganda)
Già negli anni trenta, questi aspetti furono infatti ritenuti pericolosi per la libertà umana, da pensatori della Scuola di Francoforte, come Theodor Adorno e Herbert Mancuse, i quali identificarono tre principali problemi dell’industria della cultura. L’industria può:
  1. ridurre gli esseri umani allo stato di massa, ostacolando lo sviluppo di individui emancipati che sono in grado di compiere decisioni razionali;
  2. rimpiazzare il legittimo desiderio di autonomia e consapevolezza, con la pigra sicurezza del conformismo e della passività;
  3. permettere agli uomini di scappare dal mondo crudele e assurdo in cui vivono, perdendosi in uno stato ipnotico di auto-soddisfazione.
Le masse, che costantemente cercano l’intrattenimento, si affideranno a costosi prodotti che possono essere unicamente prodotti dalle più grandi realtà industriali del mondo. Questi prodotti contengono messaggi attentamente bilanciati e simboli che non sono nient’altro che propaganda nell’intrattenimento. Il pubblico è stato allenato ad amare la propaganda a cui è sottoposto, a tal punto che spende i soldi guadagnati con il sudore della fronte, per esserne esposto ulteriormente. La Propaganda (utilizzata nella sua accezione politica, culturale e commerciale) non è più nella forma coercitiva e autoritaria delle dittature, è diventata sinonimo di intrattenimento e piacere.
“Riguardo alla propaganda, i primi sostenitori della letteratura universale e della libertà di stampa ipotizzarono solo due strade: la propaganda poteva essere vera o falsa. Essi non previdero ciò che in realtà è successo in tutte le democrazie capitaliste occidentali: lo sviluppo di una gigantesca industria di comunicazione di massa, che non si interessava al vero e nemmeno al falso, bensì a ciò che era parzialmente o totalmente irrilevante. In una parola, non avevano tenuto conto dell’infinita attrazione dell’uomo per le distrazioni”. (Aldous Huxley – Prefazione al Mondo Nuovo)
L’azione di un singolo canale mediatico non ha comunque effetti costanti sulla psiche umana. I mass media, per via della loro onnipresenza, creano quindi un ambiente vivente in cui evolvere nel corso dell’intera giornata. Definiscono le norme e escludono ciò che non è desiderato. Nello stesso modo in cui i cavalli di una carrozza indossano paraocchi in modo tale da vedere ciò che sta davanti a loro, le masse possono vedere solo la direzione in cui sono spinti.
“È l’emergere dei mass media che rende possibile l’uso della propaganda su scala sociale. Il controllo della stampa, della radio e della televisione crea un continuo e duraturo ambiente, che nasconde l’influenza costante della propaganda. I mass media costituiscono il legame essenziale tra l’individuo e le richieste di una società tecnologica”. (Jacques Ellul)
Tecniche di Manipolazione
Una delle ragioni per cui i mass media influenzano con successo la società, è fornita dal gigantesco proliferare di ricerche sulle scienze cognitive e sulla natura umana.
La spinta alla vendita di prodotti e idee al pubblico, ha portato a un numero di ricerche sul comportamento umano e sulla psiche senza precedenti.
Le scienze cognitive, la psicologia, la sociologia, la semiotica, la linguistica e molti altri campi correlati, sono continuamente esplorati da nuovi studi. I risultati di questi studi sono applicati alla pubblicità, ai film, ai video musicali e ad altri media, con lo scopo di renderli il più possibile influenti. L’arte del marketing è frutto di calcoli e ricerche scientifiche, perché deve raggiungere sia la coscienza individuale che quella collettiva. Un video non è mai solo un semplice video, immagini, simboli e significati sono posizionati strategicamente per raggiungere l’effetto desiderato.
“È conoscendo l’essere umano, le sue tendenze, i suoi desideri, i suoi bisogni, i suoi meccanismi psicologici, i suoi automatismi e altrettanto con la conoscenza della psicologia sociale e della psicologia analitica, che la propaganda raffina le sue tecniche”. (Jacques Ellul – Propagandes)
La propaganda di oggi non usa mai argomentazioni logiche o razionali. Si indirizza verso i bisogni e gli istinti umani primari, con lo scopo di generare una risposta emotiva e irrazionale. Tanto per fare un esempio, i neonati e i bambini sono costantemente presenti nelle pubblicità rivolte alle donne per una ragione specifica: alcuni studi hanno dimostrato che l’immagine del bambino innesca nelle donne un bisogno istintivo di nutrire, proteggere e curare, scatenando in definitiva una sensazione di affetto nei confronti della pubblicità.
Se pensassimo sempre razionalmente, probabilmente non compreremmo il 50% dei prodotti che invece acquistiamo quotidianamente.

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