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giovedì 21 luglio 2016

Il regime saudita investe miliardi di dollari per diffondere il wahhabismo

Gli Stati Uniti stanno proteggendo il regime saudita in una trattativa tesa al controllo americano sul petrolio del Medio Oriente, rivela un autore americano in un video realizzato dal Centro Studi del Golfo Persico.
Sulla base del contratto, i governanti sauditi hanno convenuto che non potranno mai vendere petrolio per qualcosa di diverso dai dollari Usa, dichiara John Perkins elaborando il tema del suo libro intitolato “Confessioni di un sicario dell’economia”. I «sicari dell’economia» sono un’élite di professionisti ben retribuiti che hanno il compito di trasformare la modernizzazione dei Paesi in via di sviluppo in un continuo processo di indebitamento e di asservimento agli interessi delle multinazionali e dei governi più potenti del mondo; sono, insomma, i principali artefici dell’«impero», di cui disegnano, lavorando dietro le quinte, la vera struttura politica e sociale. Per dieci anni John Perkins è stato uno di loro, e ha toccato con mano il lato più oscuro della globalizzazione in Paesi come Indonesia, Iraq, Ecuador, Panama, Arabia Saudita, prima di affrontare una graduale presa di coscienza che lo ha portato a farsi difensore dell’ecologia e dei diritti civili delle popolazioni sfruttate.
Quando faceva parte dei “sicari“, essi sapevano che l’Arabia Saudita era ricattabile perché corrotta e corruttibile. Ma quello che il cosiddetto sicario dell’economia e forse i suoi amici nel Centro Studi del Golfo Persico non avrebbero mai potuto immaginare era che la “corruttibile” Casa di Saud avrebbe usato lo tsunami dei petrodollari per promuovere l’ideologia del Wahhabismo dominato dai governanti sauditi e dalla nuova razza di terroristi che hanno creato. Secondo Perkins, se Washington riesce a controllare il petrolio del Medio Oriente può anche riuscire a controllare i suoi potenziali rivali a livello mondiale. Una grande quantità di petrolio dal Medio Oriente viene utilizzato da Europa, Cina e Giappone, e se abbiamo il controllo del petrolio del Medio Oriente abbiamo il controllo su ciò che controllano i nostri più grandi, potenziali concorrenti; Giappone, Cina ed Europa, dice Perkins.
Grazie alla ricchezza petrolifera, come ha scritto l’intellettuale francese Gilles Kepel, l’obiettivo del regime saudita diventerà quello di “diffondere il wahhabismo nel mondo musulmano”. Miliardi di dollari sono stati investiti, e continuano ad esserlo, in questa forma di soft power politico. Fu questa seducente combinazione di miliardi di dollari investiti in un progetto di soft power e la volontà saudita di usare l’islam sunnita, sia per servire gli interessi statunitensi, che per radicare il wahhabismo nelle terre musulmane, attraverso la formazione scolastica, l’intervento sociale e l’iniziativa culturale, che ha prodotto una dipendenza politica occidentale nei confronti dell’Arabia saudita, dipendenza che risale all’incontro tra Abd al-Aziz e Roosevelt su una nave da guerra Usa.
fonte http://www.ilfarosulmondo.it/regimesaudita-petrodollari-wahhabiti/

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