Translate

mercoledì 20 luglio 2016

PEDOFILIA AL FORTETO : L’OMERTA’ DEL GOVERNO RENZI





di Gianni Lannes


Ben 11 atti parlamentari fra interpellanze e interrogazioni indirizzate negli ultimi 3 anni all’esecutivo tricolore, giacciono senza risposta soltanto sul caso del famigerato Forteto di Fiesoli e compagni di feroci violenze, nonché abusi su minori inermi.

Infatti, né Renzi, né Alfano, né Orlando hanno mai fornito uno straccio di chiarimento, tantomeno anima viva li ha mai seriamente incalzati su questo orrore inflitto a bambini indifesi e adolescentiterrorizzati. Il minimo, adesso, è imporre le immediate dimissioni governative, anche solo in ragione di questa manifesta indifferenzaistituzionale.  Omertà oppure mera solidarietà con i carnefici?

Qualche giorno fa, la corte d’Appello di Firenze ha inflitto a Fiesoli una condanna a 15 anni e 10 mesi di reclusione: in primo grado la condanna era stata a 17 anni e mezzo. La riduzione si lega alla prescrizione delle accuse per alcuni episodi contestati a Fiesoli. Riduzione di pena da 8 a 6 anni poi per Luigi Goffredi, indicato come il braccio destro di Fiesoli. 

Nella comunità del Mugello per trent’anni il tribunale dei minori di Firenze ha affidato i bambini in difficoltà. In loco facevano il lavaggio del cervello a ragazzi e ragazze e li costringevano a pratiche aberranti, violenze comprese, anche omosessuali.

Per anni al Forteto sono state sospese tutte le leggi dello Stato e si è portata avanti una condotta criminale; per anni la regione Toscana ed altre istituzioni vi hanno addirittura stanziato cospicui fondi pubblici.  

Matteo Renzi, da sindaco di Firenze, aveva addirittura partecipato a un convegno - in palazzo vecchio - sui metodi educativi della struttura. E spesso esponenti di primo piano della sinistra vi facevano visita. Enti locali, tribunale, cooperative rosse, servizi sociali, questi erano gli appoggi molto importanti di cui godeva il Forteto.
 
Nel 2015 alla Camera sono state presentate alcune mozioni che avrebbero impegnato il Governo “ad accertare e definire le responsabilità e le manchevolezze politiche ed istituzionali che negli anni hanno portato alla prosecuzione degli affidi di minori, nonostante gli arresti e le condanne inflitte, ai due fondatori negli anni Ottanta per reati analoghi  (maltrattamenti e atti di libidine con i minori ospiti) e nonostante la sanzione inflitta all’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per quanto avveniva nella comunità”.

Il piddì ha votato sempre contro. Un voto parlamentare che, a tutti gli effetti, occulta le responsabilità di coloro i quali hanno favorito l’azione di pedofili e criminali che hanno abusato in vario modo di minori.

Il presidente dell’associazione Vittime del Forteto, Sergio Pietracito, ha dichiarato: «Nemmeno fuori Firenze se ne sa nulla, per questo ci battiamo». In un Paese civile, in uno Stato di diritto, 30 anni di stupri e abusi su minorenni, perpetrati all’ombra del muro di connivenze della Toscana «rossa», non passerebbero inosservati. Lì è accaduto di tutto: oltre l’inimmaginabile, oltre la giustizia. E’ una vicenda orrenda quella del Forteto. Sono stati presi i mostri, ma non chi i mostri li ha prima osannati e sempre protetti.


Inoltre, la legge 3 agosto 1998 («Relazione sullo stato di attuazione della legge recante norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù»), numero 269, all’articolo 17, comma 1, stabilisce che: «Il  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri presenta  ogni  anno al Parlamento una relazione sull’attività svolta ai sensi del comma 3».  Ebbene, dove sono le previste, anzi obbligatorie relazioni annuali a firma di Matteo Renzi? Qualcuno in Parlamento ha mai reclamato questi atti dovuti?

Toc toc: l'inquilino pro tempore del Quirinale, tale Sergio Mattarella, che fa? Ne vuole prendere finalmente atto, e adottare gli opportuni provvedimenti di licenziamento in tronco di questo governo di ineletti? Oppure far finta di niente? 
  
Nel settembre 1978 il magistrato Carlo Casini fa arrestare Fiesoli e Goffredi per abusi sessuali. E’ la prima avvisaglia degli scempi commessi, ma vengono scarcerati alcuni mesi dopo. La scesa in campo di Casini in politica, nella file della Dc, scatena infatti il magistrato Gian Paolo Meucci (di tutt’altre vedute), padre del diritto minorile italiano e intransigente difensore del profeta. Non basta allora il discorso di Rinaldo Innaco (DC), tenuto nell’ottobre 1980 in Consiglio regionale, dove si parla di costrizione e «regime di vita imposto e caratterizzato (…) dalla pratica dell’omosessualità». Non basta la condanna in primo grado del 1981, confermata in Cassazione nell’84, per «atti di libidine violenti e maltrattamenti e lesioni». Non basta quella del gennaio 1985, pur passata in giudicato, della Corte D’Appello di Firenze per «atti di libidine e corruzione di minori». La posizione di Meucci, che all’autorevolezza personale unisce l’assoluta deferenza dei colleghi, fa dimenticare il verdetto, con nessun effetto pratico. Un caso senza precedenti nella giustizia nazionale. Poi, contro ogni valutazione plausibile, si affidano subito altri bambini. Dopo l’85, inizia il dominio incontrastato del Forteto.

A far “merenda”, trasferita la sede nel paesino di Vicchio, passano in tanti: politici, giudici del Tribunale dei minori, sindacalisti, dirigenti dei servizi sociali. Di fatto, tutta la Sinistra toscana (PCI, PSI, PdUP, Sinistra Indipendente) favorisce la nuova realtà. Il Forteto diventa una passerella obbligata. Fiesoli è paragonato addirittura a don Milani. Stupisce, commuove, incanta. Scrive libri. I ragazzi intanto, all’oscuro delle condanne e allontanati dalle famiglie naturali, vengono traviati mentalmente: molti diranno di aver considerato normale il fatto di essere abusati sessualmente. E fino al 2009 la comunità ne riceve circa 60. La mattina a spalare la calce e lavorare i campi, la sera in balia dei "genitori". Nel frattempo, la cooperativa, l’altra faccia del Forteto, acquista prestigio: 130 occupati, un fatturato di quasi 20 milioni, eccellenze alimentari esportate dall’America all’Australia. Un vanto per tutta la Regione. Il 13 luglio del 2000, però, tornano i guai. La Corte europea dei diritti dell’uomo, in seguito alla denuncia di due madri a cui veniva impedito di vedere i figli, condanna l’Italia con una multa di 200 milioni di lire per danni morali. La sentenza di Strasburgo pesa eccome, ma si alzano le barricate: e non cambia nulla. Anzi, solo dal ’97 al 2010, il Forteto ottiene contributi dalla Regione per 1 milione e 254 mila euro. Si arriva poi al novembre 2011. Al TEDxFirenze (manifestazione socio-culturale), Fiesoli interviene a Palazzo Vecchio sull’educazione minorile in qualità di esperto: presenziava, e fu ringraziato, l’allora sindaco Matteo Renzi. Proprio il mese successivo, però, viene arrestato per atti di pedofilia. L’accusa è schiacciante. Nasce una commissione d’inchiesta regionale per indagare sul sistema di potere appena scoperchiato e nel gennaio 2013 viene stilata una relazione dove si elencano i soggetti che hanno frequentato la comunità. Tra i tanti noti (109): Livia Turco, Piero Fassino, Vittoria Franco, Susanna Camusso, i giornalisti Betty Barsantini e Sandro Vannucci.

Dopo il tentativo dell’avvocato di Fiesoli di far ricusare il presidente del collegio giudicante, Marco Bouchard, così da rallentare il dibattimento in odore di prescrizione, il 17 giugno 2015 la sentenza in primo grado condanna 16 dei 23 imputati. 17 anni e mezzo per Fiesoli, 8 per Goffredi, e via via a scendere per gli altri componenti di quella che ormai è considerata una setta. Le testimonianze delle vittime, scappate dal Forteto, sono determinanti. Nelle motivazioni della Corte si legge: «Il Forteto è stata un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale, retta da persone non equilibrate (…) Le perversioni del Fiesoli e compagni sono state di volta in volta avallate, tollerate. Chi ha reagito, chi ha protestato, chi ha contestato è stato emarginato, isolato, escluso, denigrato e, finalmente, allontanato». Nell’estate 2015, il caso arriva a Roma. Una mozione a firma di Deborah Bergamini (FI) chiede un’inchiesta parlamentare e il commissariamento dell’azienda per il presunto intreccio con la comunità. Il piddì interviene: e affossa la mozione. Si parla di responsabilità individuali e non collettive: smentendo i fatti, le vittime e la sentenza. Le opposizioni ringhiano: «La decisione del Governo è sconcertante: non ha alcuna logica, alcuna sensibilità, alcun senso politico»). Invano.

Nessuno infatti ricorda, nessuno c’era o sapeva. Non ricorda, per esempio, l’avvocato Giuliano Pisapia (ex sindaco di Milano), membro del collegio che patrocinò il Profeta in Cassazione nell’85. Non ricorda Rosy Bindi, più volte accostata al Forteto. Ha pensato di non poter aiutare, dopo aver promesso il contrario, Bruno Vespa: che anni addietro ricevette pressioni per non mandare in onda una puntata di Porta a Porta sull’argomento. Convocato, non si è presentato. Secondo la sentenza, negli anni, centinaia di persone sarebbero state segnate.  

riferimenti:

















http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/assemblea/html/sed0521 /leg.17.sed0521.allegato_b.html#si.4-11122 
































http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/07/pedofilia-al-forteto-lomerta-del.html#more

Nessun commento:

Posta un commento