di Luca Bolognini
Roma, 2 agosto 2016 – L'Italia per sbloccare l'impasse sul caso marò ha tirato anche la giacchetta di Hillary Clinton. È il 23 aprile del 2012 e sono passati poco più di due mesi dalla sparatoria al largo delle coste del Kerala in cui hanno perso la vita i pescatori indiani Ajeesh Pink e Valentine Jelestine. I fucilieri accusati del duplice omicidio, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, dopo essere stati prelevati a bordo dell'Enrica Lexie si trovano nel carcere di Trivandrum. La loro odissea è solo all'inizio, ma il nostro governo decide di informare subito l'America su quello che sta succedendo per fare pressione, via Washington, su Nuova Delhi.
L'allora ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata invia una lettera alla Clinton per sensibilizzarla sul caso e allega quello che ha appena scritto all'omologo indiano nei giorni precedenti. Il segretario di Stato Usa risponde con cortesia. “La ringrazio – risponde Hillary in un documento rimasto top secret per quattro anni - per la sua recente lettera e per aver allegato la copia della lettera che ha inviato al ministro indiano Krishna sui due marine italiani incarcerati dalle autorità dello Stato del Kerala. Come sa, vediamo con preoccupazione la detenzione continuata dei due soldati e concordiamo con lei sull'importanza di una stretta collaborazione tra Stati per combattere la pirateria”.
Hillary si muove su un terreno scivoloso: non può scontentare il forte alleato indiano (cruciale nello scacchiere orientale), ma allo stesso tempo non può tradire il dogma americano secondo cui i reati dei soldati Usa (vedi il caso Cermis) possono essere giudicati solo da un tribunale degli Stati Uniti. Roma non vuole far processare i due fucilieri a Nuova Delhi e per gli Usa abbandonare i marò al loro destino potrebbe costituire uno scomodo precedente. Per questo motivo la Clinton nel chiudere il suo messaggio si augura che “presto si possa arrivare a una soluzione che possa soddisfare entrambi i governi” e promette: “Continueremo a seguire gli sviluppi sul caso”.
Il Dipartimento di Stato ha almeno altri sei documenti top secret sul triangolo di relazioni Roma-Washington-New Delhi riguardanti i marò. Per ora ha deciso di desecretarne solo uno. “Per quanto riguarda gli altri – spiegano dal ministero degli Esteri americano – sono stati inoltrati a un altro ufficio governativo, che ci aiuterà a determinare se potranno o meno essere resi pubblici”.

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