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giovedì 11 agosto 2016

Washington rifornisce di armamenti il suo principale partner: la Monarchia dell’Arabia Saudita

John Kerry con i monarchi sauditi

WASHINGTON (Pars Today Italian) – Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti conferma la vendita di diversi tipi di armi all’Arabia Saudita per un valore superiore al miliardo di dollari.
La compagnia General Dynamics sarà il primo contractor per la transazione, ha precisato, ieri, la Security Cooperation Agency Defense (ACSP) del Pentagono, in un comunicato. La nota aggiunge che la vendita contribuirà a migliorare la sicurezza di un partner strategico regionale degli Stati Uniti che è stato e rimane un importante fattore di stabilità politica (?!?) in Medio Oriente . La vendita per l’Arabia Saudita comprende 130 carri armati Abrams e 20 veicoli blindati e altre attrezzature militari. Il costo stimato è di 1,15 miliardi di dollari, secondo quanto riferisce la nota. “Questa vendita aumenterà la potenza della fanteria dell’Arabia Saudita, e dimostra l’impegno degli Stati Uniti per la sicurezza e l’ammodernamento delle forze armate del regno arabo”, si legge nel comunicato dell’ACSP. I legislatori degli Stati Uniti hanno 30 giorni di tempo per bloccare la vendita, anche se tale azione è rara, – ha riferito l’agenzia di stampa britannica Reuters.
Il nuovo aiuto militare di Washington a Riad viene alla luce nel momento in cui il regime saudita continua ad attuare l’aggressione militare contro lo Yemen, che ha già provocato la morte di migliaia di persone. Gli Stati Uniti, nel 2015, hanno approvato la vendita di sistemi missilistici Patriot con Advanced Capability-3 (PAC-3) all’Arabia Saudita per un valore di 5,4 miliardi di dollari.
Nota: Gli Stati Uniti continuano a rifornire massicciamente di armamenti pesanti il loro principale partner (dopo Israele) in Medio Oriente: il regime assolutista e tirannico dell’Arabia Saudita.
Questo, per chi non ha gli occhi tappati, fa comprendere molte cose circa la politica condotta da Washington nella Regione e si spiega perchè l’Amministrazione Obama (come quelle che l’hanno preceduta) mantiene un rapporto di stretta alleanza con i monarchi sauditi.
D’altra parte è interesse prioritario degli USA e dell’apparato industriale militare statunitense (la più importante lobby di potere a Washington), di non perdere il loro principale acquirente di armamenti in assoluto e fornitore di greggio a prezzo concordato.
Carri armati Abrams verso l'Arabia Saudita
Carri armati Abrams verso l’Arabia Saudita
In compenso l’Arabia Saudita, oltre ad essere un grande partner degli USA (assieme alle altre monarchie petrolifere del Golfo), costituisce anche una importante pedina per la strategia imperiale di dominio nella regione e di contrasto con la risorgente potenza dell’Iran e della Russia.
Non per nulla la guerra di aggressione che l’Arabia Saudita conduce da circa un anno contro lo Yemen (il più povero paese del M.O.) viene concretamente supportata dall’aiuto militare e logistico fornito da Washington (e da Londra), non per caso le bande mercenarie dei terroristi jihadisti che da 5 anni operano in Siria ed in Iraq, dall’Isis al fronte Jabat al-Nusra (con tutte le loro derivazioni) sono finanziate ed armate dalla Monarchia Saudita e sostenute in forma diretta o occulta dall’intelligence USA (CIA e DIA). Questo malgrado i proclami di facciata di “lotta all’ISIS” da parte dell’Amministrazione Obama che conduce da tempo il suo “doppio gioco” sullo scacchiere mediorientale, peraltro messo in luce dall’intervento russo in Siria.
Induce peraltro all’ilarità la singolare affermazione che si legge nel rapporto, secondo cui “…L’Arabia Saudita rimane un importante fattore di stabilità politica”. In pratica il principale mandante e finanziatore del terrorismo in Medio Oriente sarebbe considerato dagli statunitensi un “fattore di stabilità”.
Il progetto degli USA è ormai palese e svelato da molteplici documenti desecretati e dalle stesse ammissioni di ex membri dell’establishment statunitense: la balcanizzazione del Medio Oriente ed del Nord Africa con una nuova mappa dei confini rispetto a quelli esistenti degli Stati della regione, in funzione della sicurezza di Israele e del controllo di Washington sulla regione strategica. Questo spiega gli interventi (diretti o per procura) di destabilizzazione effettuati dagli USA, con il supporto della NATO, dall’Iraq, alla Libia, dalla Somalia alla Siria e, con previsione, sul Libano. Questo chiarisce l’azione di sobillazione effettuata dai servizi di intelligence statunitensi e da quelli sauditi dei conflitti confessionali ed etnici della regione, sempre condotti a sostegno dei gruppi integralisti: sunniti e wahabiti contro sciiti ed alawiti, curdi aizzati contro arabi e turcomanni,  arabi contro i drusi ed i cristiani.
Tutto il progetto elaborato nella prospettiva di un attacco all’Iran (già teorizzato dai neocons e dalla stessa Hillary Clinton qualora eletta) e di un contenimento della risorgente potenza russa.
Il vecchio adagio “Divide et Impera” applicato con cinismo dagli USA e teorizzato dagli strateghi israel-statunitensi (da Zbigniew Brzezinski a Paul Wolfowitz, Robert Kagan, ecc. ) e scritto nero su bianco sui loro documenti non lascia dubbi in proposito.
Commento e nota di  Luciano  Lago

fonte http://www.controinformazione.info/washington-rifornisce-di-armamenti-il-suo-principale-partner-la-monarchia-dellarabia-saudita/#

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