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mercoledì 21 settembre 2016

Gli Usa nascondono la verità dietro le pentole a pressione. Ma il Re è nudo (e non solo in Siria)

lagostina
Una cosa è certa: agli americani non manca la fortuna. Quando il mondo rischia di scoprire che hai appena violato la tregua e dato un’enorme mano all’Isis e ai vari ribelli moderati, bombardando e ammazzando un’ottantina di soldati dell’esercito siriano – con tanto di ammissione del Pentagono, il quale ha parlato come al solito di “errore” -, ecco che ti spunta fuori l’arma di distruzione di massa: la pentola a pressione che terrorizza Manhattan e tutta l’America.
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Dunque, un esercito che fa tremare il mondo, super-organizzato e con capacità da videomaker degne di Hollywood, è così ridotto male da non riuscire a fornire ai suoi “lupi solitari” nemmeno uno straccio di indicazione per comprare un fucile d’assalto (merce di non difficile reperibilità negli Usa) e li costringe a ricorrere a ordigni che nemmeno l’Ira quando fu messa alla strette dalla Thatcher utilizzava. Eppure, tutte le Giovanne Botteri del mondo sono nel panico, i tg rilanciano i discorsi di Obama, la Clinton e Trump: l’America non si piegherà al terrore ma reagirà. Siamo a posto, trattandosi del Paese che ha attaccato l’Afghanistan come rappresagli per l’11 settembre il mese scorso ha varato una legge per poter trascinare in tribunale l’Arabia Saudita come collaborazionista nell’attacco. Diciamo che vanno un po’ a spanne con le valutazioni, stavolta potrebbe attaccare la Nuova Zelanda.
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Ora, io capisco che la situazione sia sgradevole da gestire ma occorre chiamare le cose con il loro nome: malafede. Perché è quantomeno un comportamento bipolare quello di chi lancia l’allarme per la pentola a pressione assassina nelle mani del fanatismo islamico e, contemporaneamente, con il fanatismo islamico ci fa lingua in bocca in mezzo Medio Oriente. Ma la macchina della disinformazione si è già messa in moto, visto che la notizia che giunge dopo la rottura della tregua non è che statunitensi, inglesi, australiani e canadesi abbiano massacrato soldati del governo legittimo siriano (sarà stato anche un errore ma come copertura aerea mi pare ben preparata e fornita) ma che è stato colpito un convoglio umanitario: chi è stato? I russi, ovviamente.
Le prove? Non ci sono, altrimenti i network statunitensi le starebbero rilanciando h24 ma l’importante è instillare il dubbio: per tutto il resto, non c’è Mastercard ma lo spauracchio della pentola a pressione, versione casalinga delle provette piene di Gaviscon di Colin Powell. In attesa della griglia malefica e della casseruola killer, ci sono però i dati di fatto. Incontrovertibili, perché denunciati da chi fino ad oggi non si è certo macchiato di propaganda anti-Usa.
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Parliamo di Amnesty International, quelli per capirci che coprono le ONG di Soros in mezzo mondo e denunciano chi le caccia a calci nel sedere come ha fatto Putin in Russia (splendido, in tal senso, il profluvio di sarcasmo filo-Usa relativamente alle elezioni russe di domenica e ai presunti brogli: in effetti, dopo quell’esempio di cristallina trasparenza della Convention democratica, c’è di che farsi beffe del Cremlino). Ebbene, la notizia è che gli americani, gli stessi che tremano di fronte alla pentola a pressione, hanno venduto negli anni e continuano a vendere a quei galantuomini dei sauditi fosforo bianco, utilizzato contro i civili in Yemen, come mostra questa foto,
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la cui autenticità non è stata smentita da nessuna delle parti in causa. Per capirci, il fosforo bianco non crea solo uno strato di impenetrabile gas bianco, inibendo la visuale ma ti brucia la carne fino all’osso. Roba da stomaci forti, solo a parlarne. Funzionari e ufficiali Usa hanno confermato che il governo di Washington ha fornito a Ryad il fosforo bianco negli anni ma hanno posto il veto sulla possibilità di poter conoscere il quantitativo e quando questo è stato trasferito nel teatro d guerra. Quando il reporter del Washington Post ha mostrato la foto pocanzi pubblicata a un funzionario del Dipartimento di Stato coperto dall’anonimato, questi ha confermato l’origine statunitense del materiale ma ha detto di non poter tracciare il particolare lotto di vendita, visto che “alcuni marchi di riconoscimento sono oscurati”. E ancora, non temendo lo sprofondo nel ridicolo: “Gli Stati Uniti si aspettano che chiunque riceva assistenza militare Usa, la utilizzi in accordo con le leggi internazionali e in base a termini e condizioni vincolanti della vendita e del trasferimento”. Probabilmente, Ryad gode di un’esenzione.
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Ma la questione non è solo la vendita di armi a regimi totalitari e finanziatori del terrorismo salafita più estremo, lo stesso che cela il suo volto dietro le pentole a pressione, c’è dell’altro: ricordate l’attacco contro l’ospedale yemenita di Medici senza frontiere compiuto il 15 agosto scorso, il quale ha causato 11 morti e 19 feriti? Bene, Amnesty International ha denunciato che per quell’attacco che ha sventrato l’Abs Rural Hospital, dove sono state curate oltre 4500 persone dall’inizio del conflitto, è stato utilizzato esplosivo di produzione americana.
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Si trattò del quarto attacco contro strutture di Medici senza frontiere in Yemen negli ultimi 10 mesi: per Amnesty, “è oltraggioso che alcuni Stati abbiano continuato a fornire armi alla coalizione a guida saudita che sta operando in Yemen: parliamo di bombe guidate e non, di artiglieria e questo nonostante ci siano chiare evidenze del fatto che vengano utilizzate per colpire ospedali e altri obiettivi civili, in spregio e violazione di tutte le leggi umanitarie al mondo”. Ben arrivati e ben svegliati anche a quelli di Amnesty! Ma non basta, perché il britannico Guardian, non la Pravda, ha scoperto che un terzo degli 8600 raid compiuti in Yemen dalla coalizione pro-Ryad dal marzo 2015 ha colpito obiettivi civili come ospedali, scuole e moschee.
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Negli ultimi sette anni, l’amministrazione del premio Nobel per la Pace, Barack Obama, ha venduto armi all’Arabia Saudita per un controvalore di 115 miliardi di dollari, più di qualsiasi altra amministrazione statunitense, stando a dati ufficiali del Security Assistance Monitor. Ma voi non fatevi abbindolare dalla propaganda russa: il vero pericolo sono le pentole a pressione. E, fossi in voi, mi fiderei poco anche dei tostapane.
fonte http://www.rischiocalcolato.it/

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