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sabato 24 settembre 2016

IL SOGNO PROIBITO DELLA GIUSTIZIA . Di Romano Dolce.


Nella storia dell’umanità non è mai accaduto che un condannato a morte abbia , al plotone di turno,gridato “sono il male assoluto,vi prego di uccidermi in fretta”. Il masochismo resta sempre un fatto personale che solo un folle potrebbe pretendere,ma con scarsi risultati.
E’pur vero che nella federata America,i condannati a morte,in alcuni Stati (disuniti dagli altri) attendono la “rigidità definitiva” ,vivendo il proprio decesso per giorni,mesi ed anche anni, in un corridoio,detto “Braccio della morte”,dove il silenzio è rotto appena dal regolato tintinnio delle grate di ferro,come se quel tetro e cadenzato rumore potesse portare al detenuto una nota diversa e più accettabile rispetto alla quiete tombale di un verde cimitero.
Può accadere che una lunga attesa della “fine”possa farla desiderare più della vita stessa,ma può anche succedere di voler vivere ad ogni costo, quando la “fine” è sentita ingiustamente imposta e totalmente sorda al grido dell’innocenza.
Purtroppo la giustizia degli uomini è costruita con complessi strumenti finalizzati ad appagare coloro che l’ hanno progettata e raramente tutti i suoi “chiunque” fruitori….
“DURA LEX SED LEX”? salvo quando, per difetti costituzionalmente genetici, gli scelti giudici della Suprema Consulta vengono investiti per ritenere di modificare o rimuovere totalmente il “look” della dura lex.Purtroppo la Consulta è come una “turris eburnea” che molti ammirano ma pochi hanno la facilità di…consultare.
Tuttavia,nella visibile prassi della concatenazione degli eventi giudiziari,
accade, con lamentata frequenza, che lo Stato del diritto residente in Italia è imbattibile a proclamare la “GIUSTIZIA E’ UGUALE PER TUTTI”,ma quando deve, in concreto,attraversare il guado legislativo per produrre Giustizia, i mezzi tecnici in dotazione ai magistrati si infittiscono e “nella selva oscura” delle leggi, la via del diritto si smarrisce nell’imponderabile.
A questo punto bisognerebbe indicare i colpevoli della malagiustizia, ma ciò è impossibile,posto che nessun reggitore della Res Pubblica ha mai avuto il coraggio di impostare “il processo ai processi”, allo scopo di rendere quest’ ultimi dei reali accertatori di verità provate e non già delle mediatiche “storie”, originate da ventagli di ipotesi ,alla ricerca di soluzioni soltanto probabili e ben vestite.
Ultima considerazione,fondata su fatti storicamente soltanto accertati, menzionati e mai risolti.
Dal dramma umano offerto da circa la metà dei detenuti in attesa di giudizio e che poi finiscono per essere assolti con sentenze dai giudici ,a nessuno è venuto in mente di pretendere che il P.M.,titolare dell’azione penale,la esercitasse solo in presenza di ragionevoli riscontri e gravi indizi accusatori ,onde evitare irreparabili drammi umani e una comprensibile sfiducia nella GIUSTIZIA !
Dott. Romano Dolce.

1 commento:

  1. Come si fa la dinamica e troppo conblessa per contestarla con parole povere

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