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lunedì 17 ottobre 2016

DELL’IMPORTANZA DI FRANCESCO PER HILLARY

DELL'IMPORTANZA DI FRANCESCO PER HILLARY

di Maurizio Blondet
Ma dunque Bergoglio sta eseguendo il programma dettato dagli attivisti di Hillary? Sta realizzando la “primavera  cattolica” che, sul modello delle (disastrose) “primavere islamiche”    il presidente Obama ha sparso per destabilizzare gli stati arabi, e Podesta auspica avvenga che nella Chiesa? E’ questa – piaccia o no – la prima domanda che sale  alla lettura delle mail di John Podesta, il direttore della campagna  per la Clinton.
In una delle mail, l’attivista femminista  Sandy Newman, militante per Hillary,    lamenta con Podesta “la dittatura medievale” delle gerarchie cattoliche:  un problema elettorale molto americano, i vescovi americani essendo schierati contro l’aborto;  si battono ancora per i “principii  non negoziabili” dalle nostre gerarchie abbandonati,   hanno criticato aspramente la distribuzione gratuita di pillole anticoncezionali,  e della pillola abortiva, che sono state promosse da Obama e sono parte qualificante del programma democratico.
Ma non sono solo  le gerarchie. Il punto  è che influenti personalità laiche  sono “conservative catholics”: apprendiamo con grato stupore che persino Rupert Murdoch (il padrone di Sky e di vari giornali, fra cui il New York Post)  s’è convertito.
“Il pirlone (friggin) Murdoch ha battezzato i suoi figli sul Giordano dove Giovanni il Battista ha battezzato Gesù”, scrive Podesta. E l’interlocutrice: “Molti degli esponenti con maggior potere nel movimento conservatore sono tutti cattolici  (molti convertiti), dalla Corte Suprema  fino ai think tanks, media, gruppi sociali.  E’ una incredibile bastardizzazione della fede. Suppongo che debbano essere attratti dal pensiero sistematico [la dottrina cattolica!] e dalle relazioni gravemente arretrate fra i generi [.la morale sessuale!] e devono essere del tutto ignari della democratizzazione cristiana”:
Una Jennifer  Palmieri (ebrea), direttrice della comunicazione della campagna Clinton, dice: “Secondo me loro pensano che [il cattolicesimo] sia la religione conservatrice  più accettabile socialmente”.  Un Halpin interloquisce con scherno: “Già. Questo possono sbatterti in faccia “il pensiero tomista” e “sussidiarietà” e sembrare intellettuali, perché nessuno capisce cosa diavolo stanno dicendo”.
stato-mondiale
Hillary è mondialista. La Chiesa non lo eraAdesso sì. 
Le mail insomma rivelano i pregiudizi,  l’intolleranza, il bigottismo laicista e l’altezzosa superiorità  di questa classe che si autodefinisce “progressista” – fenomeno a noi ben noto, ma che certo ha effetti disastrosi sulla campagna di Hillary, almeno per l’elettorato cattolico.
Come nota il saggista  Francesco Colafemmina, in un articolo che postiamo in fondo, le mail di Podesta sono datate febbraio 2012, “un anno prima delle dimissioni di Benedetto XVI”. Ma Colafemmina aggiunge un particolare risvolto italiano: ricorda come già nel 2011  fosse stato contattato da “un amico vaticanista oggi embedded fra le truppe in difesa di Bergoglio” (in cui ci sembra di riconoscere Andrea Tornielli, vaticanista di La Stampa, diretta da un israeliano) il quale gli riferì che “una testata giornalistica nazionale [La Stampa?]”  avrebbe investito parecchio “in un portale multilingue dedicato alla Chiesa cattolica”.   Colafemmina si stupì: come mai un grande giornale spendeva per una “istituzione così marginale e contrastata?”.
Le dimissioni (forzate?) di Benedetto e l’elezione di Bergoglio, immediatamente salutato dal  Grande Oriente col noto entusiasmo (“nulla sarà più come prima nella Chiesa”), e  insignito del Premio Kalegi 2016, sono forse la risposta: occorreva preparare anche in Italia la “primavera cattolica” che Bergoglio inaugurava con le sue interviste a Repubblica, e la sua visita in Usa dove  non solo lo si lasciò parlare al Congresso  –    dove il politicamente corretto è, per tradizione, l’antipapismo” – ma gli tributava una standing ovation. La fusione  della Chiesa col protestantesimo, iniziata da “Francesco” con la grottesca cerimonia in Vaticano qualche giorno fa davanti alla statua di Lutero, dà il senso della direzione  della primavera  voluta da Podesta.
E non basta. In piena corrispondenza col progetto di “primavera” dettato da Washington,   La Stampa ha pubblicato il 16 ottobre , dal titolo: “Quei cattolici contro Francesco che adorano Putin” (te pareva…), scritto dal medesimo Andrae Tornielli,  che è una denuncia di persone e gruppi, bollati come “ultratradizionalisti”, sedevacantisti,  leghisti  che  hanno la colpa di essere invisi al Papa.    Colafemmina vi vede – giustamente – il solito metodo mediatico per “marginalizzare, ghettizzare, criminalizzare, minoranze  piuttosto fastidiose, che non si conformano al consenso incondizionato nei confronti di Bergoglio” e ridicolizzare il dissenso.  Quello che, in  misura enormemente più grande,  fanno i media nei confronti di Trump.
Maurizio Blondet

http://www.maurizioblondet.it/dellimportanza-francesco-hillary/

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