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sabato 22 ottobre 2016

Dopo un attento esame delle norme internazionali, si giunge alla conclusione che l’intervento russo in Siria è legittimo.


Dott. Romano Dolce.
Dopo un attento esame delle norme internazionali, si giunge alla conclusione che l’intervento russo in Siria è legittimo.
Al riguardo giova ricordare che l’art. 2 paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite (1945), recita che “I Membri (ONU) devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’ uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”.
Inoltre, così come nel diritto penale interno, anche nel diritto internazionale sono previste le c.d. cause di giustificazione: vale a dire quelle condizioni in presenza delle quali anche se viene commesso un illecito, viene tuttavia esclusa la responsabilità dell’autore di quell’ illecito.
Per la precisione, 6 sono le cause che escludono la commissione di un illecito internazionale: 
1 Consenso dello Stato leso, che si basa sul detto latino ( volenti non fit iniuria ),purché il consenso:
• sia validamente prestato
• sia chiaramente accertato
• sia prestato dall’organo competente per quello Stato ad impegnarsi internazionalmente ;
• deve essere prestato prima che il fatto sia commesso, e non a fatto compiuto, stile condono.
Inoltre, ci sono altri due requisiti:
• se il consenso ha dei limiti;
• non può riguardare uno Stato terzo: io Siria non posso chiedere a te Russia di andare a bombardare l’Iraq. 
2. Legittima difesa che sostanzialmente si concretizza nell’ utilizzo della forza per respingere un attacco armato.
Nel settembre 2014 sono iniziati i bombardamenti in Siria da parte degli Occidentali (nel tempo si sono succeduti e alternati raid americani, australiani, britannici e quelli francesi). Una delle motivazioni che sembra aver mosso gli occidentali, oltre ovviamente alla lotta allo Stato islamico, è la preoccupazione che i foreign fighters (combattenti stranieri) provenienti dai loro territori e andati a combattere in Iraq e Siria potessero rientrare sui rispettivi territori nazionali e compiere attentati.
Questi raid hanno avuto luogo un mese dopo l’adozione, il 15 agosto 2014, all’unanimità, da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di una risoluzione ( la numero 2170) in cui si classificavano ISIS, Al-Nusra e tutti gli altri individui collegati ad Al-Qaeda come gruppi terroristici. Quindi ,se le dichiarazioni di Putin fossero state “bombarderemo i terroristi”, nessuno gli potrebbe dire alcunché.
La situazione che ora ci ritroviamo di fronte è questa:
1) Raid occidentali su Siria e Iraq (l’ISIS occupa parti di territorio di entrambi gli Stati; infatti, nato in Iraq, si è poi allargato in Siria), fuori dal mandato ONU:
- il governo centrale iracheno ha dato il consenso a intervenire sul suo territorio ;
il governo centrale siriano no ,ergo, i raid russi sulla Siria, anch’essi fuori dal mandato ONU, 
ma c’è il consenso di Assad (e inoltre vi è un Trattato di cooperazione e amicizia, tra Siria e Russia, del 1980 [ allora era Unione Sovietica, ma l’ONU ha pacificamente accettato e riconosciuto che la Russia succedesse all’URSS in tutti i trattati da questa precedentemente siglati, quindi il problema non si pone], in cui si prevede anche la cooperazione militare tra i due Stati. E qualora la Siria dovesse chiedere l’aiuto russo, quest’ultimo non potrebbe essere negato). Ancora non mi sembra che la Russia sia intervenuta anche sulla parte irachena del Califfato ISIS ma, qualora ciò avvenisse, l’Iraq ha già fatto sapere che darebbe il proprio consenso.
Domanda: durante la guerra fredda USA e URSS vi furono interventi militari legittimati dall’’ONU? A questa domanda la Storia risponde negativamente e ricorda che:
nel 1950, quindi in piena guerra fredda, scoppiò la c.d. Guerra di Corea. 
Corea del Nord appoggiata dall’URSS, Corea del Sud dagli Stati Uniti, con Il Consiglio di Sicurezza in pieno stallo,.
Allora si trovò una soluzione (perché quando si vuole le soluzioni si trovano). L’Assemblea Generale (dove sono rappresentati tutti gli Stati membri dell’ONU) votò una risoluzione, chiamata Uniting for Peace (Uniti per la pace), la numero 377 del 1950.
In essa si stabilì che (Capo A) “se il Consiglio di sicurezza, in mancanza di unanimità dei membri permanenti, non dovesse adempiere al suo compito primario di mantenere la pace e la sicurezza internazionali, l’Assemblea generale dovrà occuparsi immediatamente della questione e indirizzare le opportune raccomandazioni ai Membri per deliberare misure collettive da adottare, incluso, se necessario, nel caso di una violazione della pace o di atti di aggressione, l’uso di forze armate, per mantenere o ripristinare la pace e la sicurezza internazionali”.
Poichè questa risoluzione non è “scaduta” né è stata tantomeno sostituita da atti successivi. Se l’Occidente avesse voluto intervenire in Siria rispettando il diritto internazionale, avrebbe semplicemente dovuto convocare gli Stati membri dell’ONU (con il Sud Sudan siamo arrivati a 193) e convincerli della bontà dell’intervento militare in Siria, ma
nessun tentativo è stato fatto in tal senso.
Così facendo, non solo USA, Regno Unito, Francia e chi con loro è intervenuto in Siria, hanno violato il divieto di uso della forza armata, ma anche violato un altro dei sei principi fondamentali del diritto internazionale (elencati nella risoluzione 2625 del 1970, adottata dall’Assemblea Generale, sulle Relazioni amichevoli tra gli Stati): il divieto di ingerenza negli affari interni di un altro Stato. 
In questo principio rientra il divieto agli Stati di intromettersi nelle questioni interne di altri Stati e quindi di
• aiutare i ribelli, quando in uno Stato dovesse scoppiare un’insurrezione.
In definitiva, in ottemperanza al citato ed attuale Trattato tra Siria e Russia, (intervenuto nel 1980,) comprendente anche una cooperazione militare tra i due Stati, l’intervento armato di Putin in favore di Assad va ritenuto legittimo, in quanto inattaccabile dal punto di vista del diritto internazionale 
Putin è riuscito a essere inattaccabile dal punto di vista del diritto internazionale. 
Tale diritto ha una “debolezza” congenita : quella di infastidire gli Stati egemoni, per via della Realpolitik, che li ha sempre portati ad anteporre alla rettitudine il proprio interesse contingente.
Se avviene che un diritto viene piegato ,quel diritto non cessa di essere tale!
Dott. Romano Dolce.



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