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mercoledì 12 ottobre 2016

I COMPAGNI TSIPROCHET E CAVIAROUFAKIS, DAL “BELLA CIAO” AL CESSO DELLA STORIA

tsi-traditore
di Admin Flà

Alexis Tsipras è ormai destinato ad entrare nei libri di storia come l’artefice del peggior tradimento politico, culturale ed economico che si sia mai verificato in Europa quantomeno dal dopoguerra in poi. Ormai non lo difende più nessuno, i nemici storici lo associano addirittura ad Attila e quelli che erano con lui e che l’hanno mollato ora lo paragonano a Pinochet o anche peggio, perchè “almeno Pinochet non diceva di essere di sinistra”… Eppure poco più di un anno e mezzo fa il compagno Alexis era una stella luminosissima nel firmamento politico della sinistra barricadera.

Eletto ad inizio 2015 al grido “Basta austerità!” dal popolo greco dopo anni di Troika in cui il paese ellenico aveva sperimentato la peggiore distruzione dell’economia di sempre in tempi di pace, era subito stato ‘eletto’ a leader incontrastato di riferimento delle sinistre europee che negli anni precedenti erano rimaste scottate dal fallimento di creature mitologiche come l’Ulivo, di ‘uomini forti’ come Blair e Zapatero e che nel frattempo stavano già smadonnando sopra Hollande (e pensate ora, dopo che ha approvato la loi travail…). La sinistra italiana in particolar modo gli dedicò addirittura il nome di una lista da presentare (e poi eletta) alle elezioni europee del 2014, con gente del calibro (?) della figlia di Altiero Spinelli, Moni Ovadia, Curzio Maltese e supportata da politici del calibro (?) di Paolo Ferrero, Stefano Fassina e Nichi Vendola.

Di fatto, Tsipras è stato eletto dal popolo greco grazie ad una menzogna suprema, ovvero promettendo di porre fine all’austerità senza porre fine all’euro partendo dall’utopia che con la sua elezione si sarebbe ‘tirato dietro’ gli altri paesi dei ‘PIIGS’ per far quadrato facendo in modo che la politica economica della UE potesse svoltare in senso solidale ma al contempo ben sapendo che il popolo ellenico, disentegrato, disilluso e traumatizzato da anni di crisi clamorosa in cui gli era stata negata soprattutto una chiara illustrazione dei veri motivi della stessa, era diventato anti-Troika ed anti-Germania ma non anti-euro.
In quel periodo infatti, alle manifestazioni di Syriza era impossibile non trovare caricature della Merkel e di Schaeuble con baffetti alla Hitler o con svastica d’ordinanza, e fioccavano striscioni di insulti alla Troika e ai tedeschi che li accusavano di essere un popolo di corrotti, ma l’opinione diffusa era quella che senza euro sarebbe stato peggio (secondo i sondaggi di quei giorni il 65% circa del popolo greco si dichiarava favorevole all’euro, e più o meno la stessa percentuale si aveva a fine 2011 durante il referendum prima annunciato e poi annullato da Papandreou) e che l’Unione Europea potesse addirittura ‘salvare’ il popolo greco dai soliti oligarchi cattivi, e i pochi che cominciavano a non credere più alla storiella dell’Unione Europea “buona” credevano comunque che, anche grazie a Tsipras, si potessero creare i presupposti per un veloce cambiamento della struttura europea su basi più democratiche chiudendo quindi la Merkel e Schaeuble in uno sgabuzzino senza luce. Argomento fallace in partenza per un banale motivo: che un paese come la Grecia, che non ha nemmeno l’1,5% del PIL della UE, con tutto il bene che gli si può volere non può apportare nessun cambiamento senza il benestare politico ed economico di quelli più ‘forti’ (come si è poi prontamente dimostrato), a maggior ragione se quelli forti sono i tuoi maggiori creditori e se tra quei paesi ce n’è uno (la Germania) che indipendentemente da chi sia governato ha la stessa rigida dottrina economica mercantilista dalla notte dei tempi…
Avesse detto la verità, quindi, ovvero che a quel punto la combinazione euro+austerità era inscindibile e che la UE era ed è assolutamente irriformabile (se non intrinsecamente, quantomeno da lui), Tsipras non avrebbe vinto le elezioni. Non a caso prima dell’arrivo al comando di Tsipras, Syriza era un partito che era minoranza all’interno della sfera sinistra della politica greca guidata da decenni dai socialisti del Pasok, e con una parte minoritaria del partito sotto la guida dell’ex leader Alavanos che sosteneva la necessità di abbandonare la moneta unica. Una strada, appunto, che non aveva mai portato Syriza da nessuna parte, se non a fare da utile idiota al Pasok, nel frattempo letteralmente sbriciolato, un po’ come qui fanno SEL e i sindacati con il PD, dove verbalmente si hanno scontri anche duri, minoranze dentro le minoranze ecc. ecc., ma dove al momento del dunque basta il solito biscottino e si torna a cuccia.

Tsipras stravince così le elezioni tra il tripudio generale e con quasi il 40% dei voti. Atene sembra New York, tutta la stampa mondiale è lì, roba mai vista da quelle parti se non durante le Olimpiadi di 10 anni prima. Tsipras è una star, la stampa mondiale mainstream lo considera quantomeno frettolosamente lo spauracchio numero 1 di Bruxelles, dei mercati e soprattutto per l’euro, nonostante mai nella vita Tsipras avesse messo in dubbio il fatto di voler tenere il paese dentro la moneta unica. Dall’altra parte il mondo della sinistra radicale gli stende tappeti infiniti, dove la parola più ricorrente è la seguente: “sogno”. Che è sempre bello sognare, per carità, ma il leggerissimo problema è che i sogni sono soprattutto per chi dorme. E infatti…

Dopo i primi 3-4 mesi relativamente tranquilli si avvicina l’estate, dove in Grecia effettivamente si sta da Dio ma dove di questi tempi tra il bagno al mare e il bagno di sangue il confine è spesso sottile. Nell’estate del 2015 infatti la situazione del paese nella moneta unica torna in bilico in concomitanza con la scadenza delle ultime tranche da pagare ai creditori come previsto dal piano di bailout precedente. Tsipras riesce ad onorare gli impegni, ma per non uscire dall’euro la Grecia ha bisogno dell’enesimo ‘piano di salvataggio’ (che chiamarlo così fa ridere assai, ma tant’è). Durissimo, as usual. Anzi, ancora più duro dei precedenti.
Tsipras pubblicamente mostra i muscoli e annuncia di voler sottoporre le richieste dell’Eurogruppo al volere del popolo annunciando un referendum, esattamente come fece Papandreou 3 anni prima, che però poi dovette annullarlo per il fortissimo fuoco incrociato interno (sia i partiti di maggioranza che di opposizione) ed esterno (Sarkozy e Merkel), per le solite speculazioni che stavano affossando la borsa di Atene e per il fatto che era sorretto da un governo con maggioranza risicatissima che nel frattempo perdeva pezzi arrivando a restare in piedi per due soli voti.
Il ‘compagno’ Alexis, invece, è forte di una legittimazione popolare più che buona e di un governo numericamente un po’ più stabile (in coalizione, stranezze del destino, con i nazionalisti di destra di Anel, cosa che però ai compagni europei mica faceva così schifo…). E così nonostante terrorismo verbale e mediatico, nonostante minacce di tutti i tipi, nonostante la solita tempesta in borsa scatenata ad hoc e nonostante la vigliaccata suprema attuata da Draghi (ovvero la chiusura dei rubinetti alle banche greche. Così, tanto per ricordarlo a quelli che “la BCE mica è un organo politico”…) lui tira dritto, organizza il referendum e lo vince a mani basse tra il tripudio della folla. Quando però in precedenza si chiedeva a Tsipras cosa potesse significare la vittoria del famoso ‘OXI’ (cioè ‘no’), lui chiarì sempre che in nessun modo avrebbe significato l’abbandono della moneta unica ma soltanto che la vittoria dell’OXI gli avrebbe dato più forza per costringere i creditori ad offrirgli un accordo migliore per restare nell’euro tutti insieme appassionatamente. Il perfetto libro dei sogni, insomma.
Questa era una cosa che, ovviamente, non poteva stare in piedi, anche perchè l’Eurogruppo ed i creditori in generale non si sarebbero di certo intimoriti, in posizione di forza com’erano senza che nel frattempo si avessero notizie della formulazione di eventuali piani alternativi da Atene.
Quindi qui siamo alla seconda grossa, grossissima balla raccontata da Tsipras al suo popolo.

Qualche giorno dopo il giovane premier greco viene invitato al Parlamento Europeo e l’atmosfera è surreale. Massacrato di fischi e anche qualche insulto dai vari burocrati, dal PPE ma anche e soprattutto da coloro che dovrebbero essere a lui più affini, ovvero quelli del PSE (e questo a dimostrare quanto le differenze tra centro-destra e centro-sinistra oggi, in tutta Europa, siano assolutamente inesistenti). Gli unici appluasi li prende dal suo gruppo di sinistra ma anche, udite udite, da alcuni membri delle destre europee, tra i quali Matteo Salvini, Marine Le Pen e Nigel Farage. Salvini ad esempio gli fa pubblicamente i complimenti per il coraggio, dicendogli che nonostante la differenza di vedute generali lo apprezza perchè “ha dimostrato che il Re è nudo, anche se non capisco perchè si fermi sempre a metà e non metta in discussione l’euro”, ma al contempo lo invita a “mantenere gli impegni presi con il suo popolo e andare fino in fondo, senza paura, altrimenti resteranno solo belle parole. Ha un popolo intero dalla sua parte. In bocca al lupo”.

Passano i giorni e mentre dagli USA arrivano le solite ‘RACCOMANDAZIONI’ sull’importanza (per loro…) di tenere unita la UE e la Grecia nell’euro e dalla Russia si rincorrono voci sempre smentite di aiuti offerti da Putin in caso di uscita della Grecia dall’euro (da qui però in ogni caso si capisce il perchè delle ‘raccomandazioni’  USA precedenti, ovvero la paura fottuta che una Grecia libera dai vincoli europei potesse finire per avere rapporti più stringenti con la Russia), nonostante il parere del popolo fosse stato scolpito nella pietra, Tsipras si presenta alle trattative con l’Eurogruppo di fatto senza carte in mano, in condizioni di debolezza suprema. Ad un certo punto il ministro dell’economia Varoufakis, capendo l’antifona ed in modo parecchio paraculesco, lascia solo Tsipras e si dimette. Varoufakis era di fatto considerato in quei momenti il vero uomo della provvidenza (o della discordia, a seconda da dove la si vuole guardare), dava l’immagine del duro quando si trattava di dialogare con la controparte, e così anche chi non aveva fiducia in Tsipras aveva comunque fiducia in lui. Senza di lui Tsipras arriva così alla ‘notte del giudizio’, quella senza appelli, da dentro o fuori, con il sostituto di Varoufakis, tale Euclid Tsakalotos, molto gradito ai creditori rispetto a Varoufakis nonostante abbia Podemos come modello politico (non ridete…).
In quella notte si rincorrono le voci più disparate. In certi momenti si parla di uno Tsipras come certo vincitore e con la Grecia fuori dalla moneta unica, in altri si parla di aggressioni verbali fortissime da parte dei creditori ed uno Tsipras che stava per cedere.
Nel frattempo sui social era un plebiscito mondiale a favore di Tsipras: tutti, di tutte le fedi politiche, lo invitavano a tener duro, a non accettare quei vili, vergognosi ed umilianti ricatti da parte dell’Eurogruppo e di Schaeuble, qualsiasi fossero le conseguenze da accettare. Ma è tutto vano.
L’incontro tra Tsipras, l’Eurogruppo ed una serie di Primi Ministri europei tra i quali ovviamente mancava quello italiano finisce all’alba, e Tsipras ne esce totalmente distrutto, completamente a pezzi, con un accordo di gran lunga peggiorativo rispetto alle richieste che i creditori avevano avanzato in precedenza e che oltre il 70% dei greci aveva rifiutato al referendum solo un mese prima. Una capitolazione totale, una resa incondizionata. Insomma, mi si scusi la volgarità: se l’accordo votato negativamente dal popolo greco nel referendum era nei fatti la richiesta del “porgi l’altra guancia”, Tsipras esce da quella notte avendo dato l’altra guancia ma anche il culo. Precisamente quello del suo popolo, per intero.

Varoufakis nei giorni seguenti, soprattutto alla stampa anglosassone, rilascia dichiarazioni di fuoco contro le istituzioni europee, motivando le sue dimissioni con la presa di coscienza che non ci fosse nulla da fare e prima affermando e poi negando l’esistenza di un piano-B da attuare nel caso di uscita dall’euro.
Beh, arrivare ad una trattativa del genere senza un piano-B sul tavolo farebbe già capire tutto, ma si sa, la fede è cieca, quindi Tsipras continua ad essere un compagno, quindi è stato ricattato e va difeso, dicono.

Nel frattempo un Varoufakis in piena Stockholm Syndrome, un uomo che è una sorta di ‘wannabe Bruce Willis’ senza però avere il fascino di Bruce Willis, un economista di sinistra che a parole si dichiara marxista e che incuteva fiducia anche ad una discreta parte del mondo cosiddetto ‘sovranista’ per alcune posizioni critiche espresse in passato verso la moneta unica e che però ora è fiero di farsi vedere in giro con Enrico Letta, si guadagna gli appellativi di “Varoufake” e “Caviaroufakis” organizzando incontri pubblici nei luoghi più esclusivi d’Europa e lanciando un movimento paneuropeo per la “democratizzazione” della UE entro il 2025. Perchè tanto lui ha tempo, lui… e soprattutto è fedele allo status quo europeo. Quindi cambiare e democratizzare la UE, ma non uscirne, perchè altrimenti “governano le destre”, e quindi pericolo fascismo, nazismo e quant’altro. Mecojoni, che originalità, che profondità…

Il compagno Alexis ci mette poco a consegnarsi in toto ai creditori e comincia pian piano ad applicare tutti i diktat inclusi nell’accordo con l’Eurogruppo, dall’ennesima sforbiciata nel settore pubblico fino all’aumento dell’IVA nelle isole.
Intanto c’è anche il tempo per nuove elezioni, dove Tsipras incredibilmente viene rieletto seppur con una percentuale minore unita ad un crollo dell’affluenza alle urne. Praticamente per disperazione e per mancanza di una benché minima alternativa con il Pasok defunto, con Nea Dimokratia che era in pieno riassestamento e con Alba Dorata che continuava ad essere vista come uno spauracchio ed impresentabile. Tsipras durante la brevissima campagna elettorale trova il tempo di purgare tutta l’opposizione interna che poi si riunisce per fondare un micro partito favorevole all’uscita dalla moneta unica ma con poco tempo per creare una struttura politica immediatamente riconoscibile.
E a differenza delle elezioni di nemmeno un anno prima, stavolta ad Atene non c’era nessuno. Una città deserta, quasi spettrale, mortificata. Elezioni del tutto snobbate nel mondo, quasi come non fossero mai avvenute. Ma soprattutto, negli occhi della gente intervistata, quella sensazione di totale rassegnazione e arrendevolezza, di spaesamento e disillusione, quel
“tanto ormai non cambia nulla, l’uno vale l’altro, siamo morti comunque. L’unica cosa che si può fare è espatriare ed io non posso permettermi nemmeno di espatriare perchè ho perso il lavoro, non ho più un soldo nemmeno per arrivare al confine senza morire di fame e anche se potessi espatriare ora non potrei farlo comunque perchè i miei genitori sono entrambi malati e non hanno quasi più accesso alla sanità pubblica, non posso lasciarli soli”
che un giovane in piazza Syntagma si lascia scappare il giorno dopo con occhi gonfi ed un filo di voce intevistato mi pare da LA7, parole che, esattamente come il viso di quel ragazzo, credo che non dimenticherò mai per il resto della mia vita.

A Tsipras rimane giusto l’autonomia per fare un po’ di teatrino interno. Per esempio approva i matrimoni tra persone dello stesso sesso, e per alcuni giorni leggendo la stampa di sinistra sembra aver salvato il mondo. Ma anche qui l’euforia dura poco, mentre il popolo greco è ormai è stremato, non ha più nemmeno la forza per protestare. Ci provano ancora, comunque. Si organizzano pure proteste che portano alla paralisi totale dei trasporti, ma tutto svanisce in un paio di settimane.

Nel 2016 la situazione della Grecia è passata talmente in secondo piano che ormai non ne parla più nessuno. Il dramma nel dramma, quindi, è che la sofferenza di un intero popolo che fa parte della ‘grande’ Unione Europea portatrice sana di prosperità, pace e libertà non fa nemmeno più notizia. E quel poco che esce è semplicemente da brividi lungo la schiena.

E’ della scorsa settimana, infatti, l’ultima notizia riguardante le imprese del compagno Alexis, il barricadero col pugno chiuso che cantava “Bella Ciao” e che prometteva la fine dell’austerità restando nell’euro e che ora può (deve) fare solo quello che gli dicono dall’estero fino alla sconfitta elettorale (e già ora nei sondaggi Syriza è parecchio indietro rispetto a Nea Demokratia), all’espatrio e all’entrata a pieno merito nel cesso della SStoria. Però anche qui si pensava ci fossero dei limiti alla perdita di dignità, allo schifo. E invece…

Tsipras ha infatti appena firmato un provvedimento che, udite udite, conferisce in toto una serie infinita di beni statali (aeroporti, autostrade, elettricità, beni immobili di vario tipo e addirittura l’acqua) ad un fondo creato ad hoc dai creditori internazionali e guidato nemmeno da un personaggio terzo ma da un personaggio che in seguito sarà scelto dai creditori stessi!
Prendete un attimo fiato e provate a rileggere, se ci riuscite. Traduzione: Tsipras sta svendendo(perchè ovviamente il prezzo mica lo può fare lui, in situazione di debolezza estrema) il settore pubblico greco a coloro che con i “piani di salvataggio” precedenti (per i quali persino il FMI è arrivato recentemente a chiedere “scusa” senza mezzi termini) hanno di fatto disintegrato il paese con una distruzione di ricchezza mai verificatasi in tempi di pace, con tassi di mortalità infantile quadruplicati e con situazioni sanitarie da Africa subsahariana. Tutto questo in cambio di cosa? Di 2,8 miliardi (già, perchè nel magico mondo di eurolandia il debito si fa diminuire offrendo dei prestiti…) e della promessa futura del taglio del debito (cosa che viene promessa da ormai 8 anni)Ma 2,8 miliardi che non arriveranno subito, oltretutto, perchè nel frattempo Tsipras dovrà riformare (ancora…) il mercato del lavoro che per i gusti dei creditori è ancora troppo poco flessibile in una situazione che dal 2008 ha già visto scendere gli stipendi dei greci in media del 30% e dove la popolazione in generale è dimunita di 1 milione di unità (in un paese di 10,5 milioni di abitanti…).

Tutto questo se non facesse disperare farebbe anche ridere perchè solo 2 settimane prima lo stesso Tsipras aveva convocato gli altri 2 porcellini Renzi e Hollande, ricorderete, per firmare ilpatto di ferro (daje a ride…) denominato “Carta di Atene” che invitava in generale i paesi del Sud Europa all’ennesimo battipugnismo sui tavoli europei per porre fine all’austerità ed invocare la crescita al solito grido de “Un’altra Europa è possibile” e “La Germania prima o poi capirà”. E guardando a ciò che è successo la settimana dopo a Bratislava nel primo summit UE post Brexit, l’unico che quantomeno ha fatto finta di tenere fede a quel patto è stato Renzi, che almeno ha evitato la pagliacciata della conferenza stampa congiunta del “volemose bbene” e non ha risparmiato bordate alla Merkel sulla sua gestione disastrosa dell’immigrazione e sul fatto che la Germania da anni sfora le regole di Maastricht come nessuno. Quindi pensate a come cazzo stanno messi Tsipras e Hollande a questo punto…

Ora qualsiasi altra parola sarebbe davvero superflua, se non che bisogna far notare che una fetta sempre più grande del popolo greco si è ridotto a rimpiangere persino la dittatura dei colonnelli.
A questo punto che volete mai dire… ci penserà la SStoria…
fonte https://delittoeuropeo.wordpress.com/2016/10/10/i-compagni-tsiprochet-e-caviaroufakis-dal-bella-ciao-al-cesso-della-storia/

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