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mercoledì 12 ottobre 2016

Il RefeRenzum dei globalizzatori. #iovotoNO

megachip.globalist.it



Il premier post-riforma sarebbe l'amministratore pro tempore del Condominio Italia, iscritto alla lobby dei liquidatori di ex nazioni sovrane 


di Glauco Benigni.

Considerando che questo goffo tentativo di Riforma della Costituzione:
1) invece di risolvere e unire, divide drammaticamente sia la Nazione che il partito al governo che l'ha proposta;
2) invece del testo proposto si poteva ridurre proporzionalmente il numero dei parlamentari sia alla Camera che al Senato oppure abolire il Senato tout court;
3) la riduzione del numero dei parlamentari che si otterrebbe con la "deforma" proposta riduce i costi solo di una porzione minima della spesa e quindi si rivela solo un espediente demagogico;
ciò che appare con evidenza, è soprattutto riconducibile alle esigenze attuali del Liberismo Integralista. Una pratica post-capitalista che è dilagata sotto il nome di globalizzazione, sostenuta e promossa da ciò che resta del Washington Consensus, dal FMI, dalla Organizzazione Mondiale del Commercio, dalle Banche multinazionali (leggi in dettaglio il documento JP Morgan del 2013), dai sostenitori del TTIP prima e della CETA oggi ... tutti poteri che considerano la nostra vecchia Costituzione, e non solo la nostra, quale un ostacolo alla loro perversa idea di crescita ad libitum.
Uno sviluppo identificato solo dal segno + nei bilanci ... e non importa poi da quale tasso di disoccupazione, di angoscia sociale e di inquinamento atmosferico.
Va considerato inoltre che il processo della Riforma è stato rilanciato di fatto da Napolitano e Monti, quale ossequio a Bruxelles, con la modifica dell'art. 81 relativa al dissennato "pareggio di bilancio" ed è stato continuato con l'austerità, con lo scellerato Job Act e con l'approvazione della nuova Legge elettorale, l'Italicum.
Alla luce di alcuni articoli - quali ad esempio il 70, il 72, l'80 e il 117 - questa revisione costituzionale si rivela essere un tentativo furbesco ma sprovveduto di rafforzare la sudditanza dei maggiordomi di Stato nei confronti dei loro mandanti, di centralizzare le decisioni fino a instaurare un Premierato autoritario che si sostituisce ad una Repubblica democratica, di esautorare il Parlamento dalla sua facoltà di legiferare spezzettando tale facoltà in 4 percorsi operativi; in sostanza di "rottamare con fare renziano" il principio di rappresentanza e ogni precedente tradizione e equilibrio di poteri che configuravano una democrazia occidentale.
Nel dibattito si pone molto l'accento sulla Nuova relazione che la Riforma imporrebbe tra Stato e Regioni. Si vuole considerarla "positiva". Osservandola attentamente però si nota che è una relazione tesa ad abolire ogni corpo intermedio tra Popolo e Stato o meglio tra Popolo ex Sovrano e Capo del Governo e del Partito di Maggioranza.Maggioranza ottenuta con il vistoso Premio previsto dall'Italicum.

Soprattutto: a mio avviso, l'aspetto più sorprendente di questa Riforma è costituito dagli omissis (negli art. 80 e 87) circa il rapporto che dovrebbe intercorrere tra il nuovo Parlamento, detentore ufficiale del Potere Legislativo e la formazione e l'entrata in vigore sul territorio italiano dei Trattati europei (i maggiori sono già 23) e dei Trattati Internazionali (sul sito della Farnesina se ne rinvengono 334). Si tratta di norme e accordi altamente vincolanti e sempre più strategici per la vita di una nazione fortemente ridimensionata e in crisi.
Non siamo più nel 1948, sono successe tante guerre, tanti crack di borse, tanti esodi apocalittici, tanti scambi commerciali impensabili, eppure i nuovi Costituenti si esprimono come se la Codificazione del Diritto Internazionale (ONU 1969) e la Convenzione sul diritto dei Trattati (Vienna 1980) non fossero mai avvenute.
Per contro è abbastanza evidente che il nuovo Parlamento della ex Nazione Italia, ormai ridotta a Condomino Italia, all'interno del quartiere Europa, nella grande città Mondo, secondo i sostenitori di questa Riforma, non dovrebbe più pretendere di esercitare su queste norme e accordi internazionali, detti anche "potere estero", neanche quei pochi brandelli di sovranità nazionale rimasta.

Si possono consultare in rete diversi pareri di esperti,

tra cui uno di Laura Lai che afferma: «Il quadro normativo di distribuzione ed assetto del "potere estero" che emerge dalla nostra Costituzione è piuttosto scarno: la Costituzione, infatti, non contiene un profilo organico ed articolato delle competenze in materia di politica estera attribuibili ai diversi organi dello Stato, così come non vi è descritto il procedimento di formazione dei trattati internazionali .... Non a caso, l'attività governativa di politica estera è stata sovente configurata dalla dottrina come manifestazione di un potere del tutto autonomo, espressione di una potestà esclusiva o addirittura assoluta, al punto che si è arrivati a parlare di una riserva governativa di potere estero. In conclusione, pertanto, i poteri del Parlamento nel campo specifico della formazione dei trattati restano imbrigliati nella rete normativa tessuta da uno sfumato quadro costituzionale e da una chiara prassi politica, in base a cui il Governo resta il dominus sia della fase della negoziazione, sia di quella successiva all'autorizzazione
«Nei lavori della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali si legge anche ... - L'autorizzazione alla ratifica si intende tacitamente concessa in caso di decorrenza di trenta giorni dal deposito dei trattati da parte del Governo, senza che un terzo dei componenti di ciascuna Camera abbia richiesto la deliberazione delle Assemblee stesse.»

Da come stanno le cose italiane non è da escludere che il futuro Capo del Governo eletto con l'Italicum svolgerà in gran parte il ruolo di amministratore protempore del Condominio Italia, iscritto alla lobby dei liquidatori di ex nazioni sovrane e per far ciò si tenta di trasformare un sistema bicamerale - di certo imperfetto e costoso - in una tiepida assemblea monocamerale, gremita da eletti che non possono essere altro che molto ossequiosi di tutte quelle pratiche di "potere estero" sulle quali , al dunque hanno - solo in alcuni casi non meglio identificati - una sola facoltà di intervenire entro 30 giorniquella di approvare la ratifica ... ratifica effettuata da altri in altra sede.
Tra questi altri, oltre ai Ministri competenti (vedi art. 89) si pone la nuova figura del Presidente della Repubblica che con la Riforma giungerebbe al Colle - specialmente dopo i primi scrutinii - solo se gradito al Partito di Maggioranza e al Premier.
Tale forma parziale, ibrida e incrociata di facoltà legislativa, al di là delle definizioni, sembra ridursi ad una facoltà periferica e locale esercitata su un territorio che,sia a causa degli esistenti Trattati Internazionali, sia a causa del Debito Pubblico e del fiscal compact, non può sottrarsi alle richieste dei globalizzatori.
Alla Corte Costituzionale (tra le poche novità) si dà un contentino concedendole un eventuale giudizio preventivo sulle leggi che regolano l'elezione dei membri del Parlamento, ma nel frattempo l'elezione dei suoi 15 membri appare già precotta .

Il "voto a data certa" dell'art. 72 su disegni di leggi governativi e la clausola di supremazia statale dell'art. 117 sono illuminanti sul tentativo di disporre di strumenti coercitivi nei confronti della Camera e delle Regioni.
Il sogno della democrazia partecipata (referendum abrogativi, leggi di iniziativa popolare) diventa sempre più un sogno. Niente è previsto sull'attuazione di eventuali disposizioni abrogative. La soppressione del CNEL, anche se in linea di principio condivisibile, in questo contesto è un ennesimo segnale del bisogno che ci sia "un uomo solo al comando": l'amministratore del Condominio, il liquidatore della nazione in svendita sostenuto da una Camera di "ratificatori compulsivi".

Trapela da questa riforma una visione da marketing, una voglia di sbrigarsi, di non perdere più tempo ad ascoltare né le ragioni del Popolo ex sovrano, né quelle del Parlamento. Le modifiche tendono a far diventare la nuova Costituzione un algoritmo. Ma tale algoritmo, che dovrebbe regolare una frettolosa sequenza di atti e ratifiche legislative, alleggerite da ping pong bicamerali sì, ma non sempre... tale algoritmo non è finalizzato all'ottimizzazione delle vecchie categorie politiche e sociali: il lavoro, la salute pubblica, l'educazione, la cultura.
Il nuovo algoritmo costituzionale privilegia le parole d'ordine, direi i tags, del liberismo: promozione della concorrenza ( ma non della solidarietà), coordinamento della finanza pubblica e del fisco (temo si intenda austerità se richiesta dai boss europei), sicurezza alimentare (cioè OK alla fusione Bayer-Monsanto?); commercio con l'estero (magari regolamentato dal TTIP), innovazione tecnologica ad ogni costo (cioè scorribande dei giganti della digitalizzazione, automazione e raccolta di big data).
La riforma guarda dal buco della chiave lo scenario del III Millennio e recita i mantra del Potere Globale, ma almeno ci vorrebbe un po' di rispetto e di fiducia in questi guardoni non-eletti paracadutati a Palazzo Chigi. E qui casca decisamente l'asino. Chi rispetta? Chi si fida di Renzi-Boschi? Nemmeno i loro compagni di partito.

Per concludere però devo dire una cosa: l'indomani della vittoria del No non sarà comunque un giorno di vera festa e serenità. Questo tragico referendum tra Liberismo e Vecchia democrazia, se vince come mi auguro il NO, darà la stura a eventi e a scelte molto problematiche, talmente problematiche che i media di regime stanno usando la paura del "dopo No" per sostenere il Sì. Gli italiani devono avere coscienza di ciò. La strada sarà comunque in salita. I Poteri Internazionali la prenderanno male, molto male. Come per la Brexit, forse peggio. Alcune questioni enormi come: la futura governabilità, una futura buona riforma della Costituzione, Euro non Euro, immigrazione e spreadfuori controllo, più Cina-Russia e meno USA in Italia, potrebbero esplodere.
Pertanto il NO non va considerato solo come un voto di opposizione a Renzi and Co. ma soprattutto come una dichiarazione di intenti e di impegno per il nostro futuro. La libertà è bella ma costa molto cara.





SPECIALE - Live 10 Ottobre: "PandoraTV vota NO al Referendum. E Tu?

Tratto da pandoratv.it/?p=11788 
http://megachip.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=126631&typeb=0

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