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mercoledì 26 ottobre 2016

La Siria e l’idiozia artificiale

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Da tre decenni ormai si parla di intelligenza artificiale e ricordo ancora un convegno internazionale a Milano nel 1986, quando ancora i personal computer erano un oggetto misterioso, in cui si cercava quasi in maniera paranoica di trovare un concetto che la definisse. Ma nel frattempo, mentre sono stati fatti pochi passi in avanti è cresciuta enormemente la stupidità artificiale, ovvero quella degli umani indotta dal pensiero unico. Ma una cosa è certa non ci può essere intelligenza né biologica, né silicea che possa fare a meno di una memoria stabile. Ora, quanta memoria ha un essere umano occidentale nel mondo contemporaneo? Pare pochissima, quasi niente. O meglio la “ram” dedicata alle serie televisive, alle canzonette, al consumo e al suo falso progresso, al look e alla tendenza, alla salute interpretata dal profitto dei produttori e distributori del sano, insomma a qualsiasi cosa purché sia una cazzata  è tantissima, ma ne rimane molto poco per il resto, ovvero per vivere e nel contempo progettare e immaginare il futuro che è cosa molto diversa dal “sognare” come ci viene suggerito ogni giorno e ogni momento del vivere quotidiano. Si sogna quando si dorme, non quando si è svegli.
Così, a causa della ram politica, storica e sociale talmente ridotta da dover essere liberata ogni pochi giorni, come se il pianeta fosse popolato da tome di nati ieri, accade che l’uomo occidentale contemporaneo non si accorga che nel giro di pochi mesi gli esecrati taglia teste dell’Isis sono divenuti dei moderati, specie se vanno a combattere ad Aleppo, mentre i russi che combattevano l’Isis sono diventati i cattivi, per dirla con i canoni del primitivismo americano e ogni giorno bombardano un ospedale inesistente come si può evincere da questo clamoroso “incidente”   Siria: i disperati della menzogna globale . Ma il ruolo della menzogna come preghiera quotidiana agli idoli del potere globale può essere svolto solo grazie a questa memoria estremamente volatile che dimentica spesso di attende le risposte prima di scordare le domande. Per esempio chi paga l’Isis, chi lo ha rifornito di armi e di mezzi? Più ci si avvicina alla verità, più ci si sforza di ridurre all’oblio questo imbarazzante interrogativo.
Certo è difficile seguire le piste dei mercanti di armi e dei finanziamenti segreti, ancorché deliberati a porta in assemblee ufficiali ( vedi  Il califfato siamo noi: gli strani padrini dell’Isis ), ma ci sono strade molto più semplici che seguono le piste di normali transazioni commerciali ad esempio quelle degli innumerevoli fuoristrada e pick up Toyota, nuovi fiammanti, di cui il Califfato disponeva e dispone tuttora visto che, Curdi a parte, nessuna pensa di approfittare della sconfitta a Mosul per disperdere lsis. Chi li ha comprati e pagati? Già un anno fa la casa giapponese, interrogata in merito, aveva fatto sapere di averne venduto, tra il 2011 e il 2013, 37 mila veicoli a società irakene che oggi ne conservano a mala pena poche decine. Ma dopo pochi giorni di dubbi e un cospargimento di cenere da parte della casa automobilistica la quale promise di – sentita questa perché è formidabile – di collaborare con il governo americano per capire cosa fosse successo, tutto è sceso nell’oblio. Memoria cancellata, passiamo ad altro.
Solo che pochi giorni fa non è stato il governo Usa a domandare per poi dimenticare, ma la Russia e la Toyota ha correttamente risposto che 22 mila veicoli sono stati comprati dal governo dell’Arabia Saudita, 4500 sono stati comprati dall’esercito giordano che poi li ha passati al Califfato  governo della Giordania che poi li ha passati al Califfato con tanto di garanzie bancarie e ben 32 mila dal Qatar. Eccoli dunque i finanziatori che di certo non si sono occupati solo del parco macchine, ma c’è anche un socio occulto o che comunque vorrebbe occultarsi e non comparire, magari qualcuno che ha suggerito di rivolgersi esclusivamente verso una marca giapponese non solo per la sua qualità, ma anche per evitare coinvolgimenti diretti. Tra le famose mail della Clinton, alcune delle quali pietosamente nascoste anche da Wikileaks, ce ne sono alcune scambiate tra Hillary allora a capo del dipartimento di Stato e il suo collaboratore John Podesta in cui non solo si delinea la strategia effettivamente in atto, ovvero usare i curdi per contenere l’Isis a cui comunque spetta un ruolo nella disgregazione dell’Iraq e i jahidisti raccogliticci contro Assad mentre si mentre si minaccia la Turchia di gravi conseguenze nel caso voglia svolgere un ruolo autonomo in medio oriente che danneggi “i nostri interessi nazionali “. Ma gli Usa non sono in un continente agli antipodi? A parte però la geografia che si pratica a Washington da un secolo e mezzo, da alcune di queste mail viene fuori che il governo americano era perfettamente a conoscenza di quanto accadeva cioè che “i governi di Qatar e Arabia Saudita, stanno fornendo supporto finanziario e logistico clandestino all’Isis e ad altri gruppi sunniti radicali nella regione”.
Sapevano e non dicevano nulla, si preoccupavano solo del fatto che questi aiuti non fossero così ingenti da rendere il Califfato troppo forte e in grado di creare difficoltà ai piani Usa di balcanizzazione  dell’Iraq. Dunque la risposta di Toyota alle domande di Russia e Siria rappresenta solo la prova materiale dei disegni, delle intenzioni, delle bugie, delle alleanze nascoste. Peccato però: con questo abbiamo esaurito i banchi di memoria, adesso bisogna cancellare tutto  per dare spazio al programma bombardamento di ospedali.
fonte https://ilsimplicissimus2.com/2016/10/26/la-siria-e-lidiozia-artificiale/

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