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mercoledì 30 novembre 2016

Imputato Sergio Mattarella, risponda! Solo l'Esercito Italiano, non aveva le protezioni per l'Uranio, gli altri soldati della NATO, SI!

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Imputato Sergio Mattarella, risponda! Solo l'Esercito Italiano, non aveva le protezioni per l'Uranio, gli altri soldati della NATO, SI!
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"Quella volta che Mattarella mentì
Ven, 30/01/2015 - 01:33
L'ex ministro
Era il dicembre 2000. Non avevo ancora presente quanto fosse corta la memoria del mio Paese. Erano i giorni dell'uranio impoverito. Anche un raffreddore diventava un sintomo e i nostri militari erano gracilissimi, a leggere i giornali. Non si parlava d'altro e scoppiò il caso, come si dice in gergo. Spuntavano esperti su ogni colonna di giornale. Ma i giornalisti preparati, o soltanto curiosi e indipendenti erano pochi. Eravamo pochi. Fu la mia prima inchiesta a Metro. Me ne innamorai. Forse perchè i miei cugini erano in Bosnia e Kosovo, da militari. Forse perchè la maggior parte dei soldati ammalati erano del Sud. Andai a trovare Valery Melis in ospedale a Milano, e Luca Sepe era mio amico. Cose così. Fatte anche di sorrisi, abbracci e incoraggiamenti. E tanti,troppo funerali. La scienza aveva risposte confuse. E molti di noi confondevamo la radioattività dell'uranio con la sua tossicità chimica. Bisognava diventare esperti di fisica e di chimica e bisognava fare presto. C'erano tante mamme vestite a lutto, e giovani vedove con i sogni a metà.

La politica aveva davanti a sè delle scelte: poteva cercare di capire, informarsi, prendere delle decisioni.
Poteva assistere i ragazzi ammalati, pur negando che ci fosse un problema.
Poteva chiedere conto alla Nato, vedere cosa stava succedendo nel resto del mondo.

Mattarella era ministro della Difesa: scelse la strada più meschina. Alle Camere regalò, qualche giorno prima di Natale, un discorso pieno di "non so". L'uranio fa male? Non so, non sappiamo. C'è uranio nelle bombe sganciate in Bosnia? Non so, forse sì. Ma la Nato non ci ha informati.

La Nato, tanto per dire, qualche ora dopo smentì lo stesso ministro: ve l'abbiamo detto ufficialmente che su quegli aerei c'era uranio e che lo abbiamo sganciato nei Balcani, e in Iraq (e in Somalia, si scoprirà). C'è un'Ansa a dimostrarlo.
Mattarella non si arrese nel suo tentativo di "far passare la nottata": organizzò un volo per giornalisti, e c'ero anche io, all'epoca giovane cronista di Metro.
Andammo a Sarajevo dove giovani soldati ci raccontavano di quanto alla caserma Tito Barrak si stesse bene. L'uranio? Non abbiamo paura, ripetevano a memoria. Salvo poi darti i numeri di telefono quando il generale si spostava più in là. Con alcuni di loro sono rimasta in contatto. Sono una fonte preziosa.
Nel frattempo Mattarella istituì la Commissione Mandelli per "trovare la verità". In pochi mesi avrebbe dovuto realizzare un'indagine epidemiologica per cercare il nesso tra uranio e malattie. Ma Mandelli - che non mi spiegherò mai perchè accettò quell'incarico - aveva numeri sbagliati e quella Commissione non poteva funzionare. Scrisse nella relazione finale che non aveva avuto gli strumenti per indagare ma questo, nella superficialità delle notizie stampa fu tradotto semplicisticamente "Nessun nesso".
E qualche stupido che fa finta di avere la memoria corta, ancora oggi assolve l'inquinamento bellico perchè Mandelli non trovò il nesso.
La sensazione che ho avuto è che Mattarella ha sempre cercato di coprire (forse perchè malconsigliato dai generali? O dai vertici politici internazionali?), anche se non c'è stato mai un processo nè tantomeno una condanna. Poco dopo, nel 2001, il suo mandato finì, ma sulla vicenda uranio i tribunali si sono espressi: ci sono almeno 20 sentenze di condanna allo Stato italiano a risarcire i soldati. La scienza internazionale ha le prove del nesso tra le bombe e le malattie.

Mattarella non solo ha subito negato l'esistenza di un qualche problema, non ha mai dimostrato di voler capire o fare chiarezza. E così facendo di conseguenza non ha protetto i suoi soldati e non ha cercato la verità. Più di 300 soldati sono morti per la sindrome bellica, dal 1999 a oggi. Migliaia sono gli ammalati.

Se Mattarella dovesse diventare presidente, come capo delle Forze Armate dovrebbe chiedere scusa ai suoi soldati e alle loro famiglie."
http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/07/21/news/inchiesta-uranio-impoverito-1.173721?refresh_ce
http://www.metronews.it/blog/toghe-verdi/quella-volta-che-mattarella-ment%C3%AC.html
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MilitareItaliano


Registrato: 30/11/12 15:15
Messaggi: 639

MessaggioInviato: Ven Gen 30, 2015 2:33 pm Oggetto: Scart’ frusc’ e pigl’ primer’ Rispondi Citando
Se il buon giorno si vede dal mattino ......

"Ho avuto occasione di incontrare il candidato di Renzi al Quirinale, Sergio Mattarella, quando questi era ministro della Difesa del governo Amato. Chiedo scusa per la lunghezza del post, ma lo devo a tanti ragazzi che non potranno mai leggerlo. Lavoravo da qualche mese sulla vicenda dell'uranio Impoverito e sull'impressionante numero di leucemie linfoblastiche acute e linfomi tra i nostri militari che erano o erano stati in missione nei Balcani, soprattutto in Bosnia, ma non solo. Sergio Mattarella negò a più riprese il possibile nesso tra l'insorgere delle patologie e il servizio. Negò che la Nato avesse mai utilizzato proiettili all'uranio impoverito (DU, Depleted Uranium), tantomeno che questo fosse contenuto nei Tomahawk (missili) sparati in zona di guerra dalle navi Usa in Adriatico. Insomma, Mattarella, candidato di Renzi al Quirinale, negò su tutta la linea. Negò pure ciò che era possibile reperire nei primi giorni di internet sugli stessi siti della Difesa Usa, che magnificava l'efficacia degli armamenti al DU e dettava, contestualmente, le precauzioni sanitarie da adottare in caso di bonifica: protocolli di sicurezza molto rigidi, che prevedevano l'utilizzo di tute, guanti e maschere protettive, per svolgere il lavoro che invece a mani nude e senza protezioni facevano i nostri soldati. I quali, nel frattempo, continuavano ad ammalarsi e morire..." Lorenzo Sani - continua a leggere

...Ero a Nuxis, in Sardegna, al funerale di caporal maggiore della Brigata Sassari Salvatore Vacca, riconosciuto poi come il primo morto di uranio Impoverito, che aveva prestato servizio alla caserma Tito Barak di Sarajevo. Ero il solo giornalista presente, il 9 settembre 1999. Tutta questa triste storia incominciò da quel funerale. Pensai che l'argomento DU dovesse interessare a un ministro della Difesa, dal momento che quei ragazzi in divisa oltre che "nostri" erano soprattutto suoi, ma evidentemente ero troppo ingenuo. Per i principali quotidiani e le televisioni il problema dell'uranio Impoverito non esisteva e non ne avevano ancora parlato. Alle mie ripetute richieste di intervista Mattarella ha sempre risposto negativamente. Ricevetti anche strane minacce mentre stavo indagando per conto del mio giornale in Sardegna. I militari italiani, nel frattempo, continuavano ad ammalarsi. Ricordo anche che il comando della Brigata Sassari, dopo la morte di Salvatore Vacca, convocò una conferenza stampa per smentire ciò che io non avevo ancora scritto: fu il cappellano della Brigata, al quale mi ero rivolto per sapere, in un incontro riservato, qualcosa di più su Salvatore e sul possibile nesso tra la malattia e la missione in Bosnia, che spiattellò tutto al comandante e cioè che un giornalista stava indagando sulla morte di un loro soldato, dovuta, forse, a quei proiettili. Smentita preventiva. Non mi è mai più capitato. Iniziai così a scrivere. Dapprima da solo o quasi, poi qualcun altro incominciò a farlo, ricordo il Manifesto, Liberazione, la Nuova Sardegna, ma ancora poca roba. Per i big della stampa il problema non esisteva e lo scandalo DU non era ancora diventato un caso planetario.

Il candidato di Renzi al Quirtinale, Sergio Mattarella, nel nome della trasparenza e della libera informazione, continuava a respingere le mie richieste di intervista. Provai anche con uno dei suoi sottosegretari, Gianni Rivera, il popolare ex Golden Boy, non ancora eroe di "Ballando con le stelle", che raggiunsi telefonicamente mentre questi stava dispuntando una partita al circolo del tennis. Non malignate: l'orario di lavoro di un giornalista non sempre coincide con quello di una persona normale. Mettiamola così. Rivera non sapeva neppure cosa fosse l'uranio Impoverito. Si arriva così al 27 gennaio 2001, giorno in cui decido di tendere un'imboscata al ministro Mattarella, che si trova ad Ascoli col presidente della commissione Difesa della Camera Valdo Spini per il giuramento del primo contingente di donne militari di truppa dell'Esercito italiano, lo stesso in cui qualche anno dopo si distinse l'istruttore Salvatore Parolisi (ma questa è un'altra storia). Avvicinai Mattarella nella ressa dei giornalisti e riuscii a porgli un paio di domande, alle quali, assai piccato, si rifiutò ancora una volta di rispondere. O meglio, anche in quell'occasione negò qualsiasi nesso tra DU e i linfomi o le leucemie. Fantasie della stampa. Provai a insistere, ma lui mi respinse con toni e modi definitivi «Questa non è un'intervista» mi disse. «Io le interviste le concordo prima, poi voglio per iscritto le domande e infine leggere il testo del giornalista prima che questi lo dia alle stampe». Tutte le volte che ho letto qualche sua intervista sui maggiori quotidiani, negli anni a venire, è ovvio che poi ho pensato male. Mattarella girò i tacchi se ne andò, così mi beccai anche il rimprovero dei colleghi perché avevo fatto scappare il ministro con domande "fuori tema". Raccontai questa scena nel mio pezzo che conclusi lasciando al lettore ampia facolta di scelta sul caso dell'uranio Impoverito, che non era diventato un "caso" solo perché Striscia la Notizia non se ne era ancora occupata (l'Italia è questa). Insomma, scrissi, come volete la verità: liscia, gassata o Mattarella? E' una domanda che ora pongo anche a chi ha avuto la pazienza di leggere tutto il post, del quale mi scuso ancora una volta per la lunghezza. Come deve essere la verità in questo Paese allo sbando: liscia, gassata o Mattarella?
(secondo l'Osservatorio Militare sono 307 i militari italiani morti e oltre 3.700 i malati: è la macabra contabilità della cosiddetta "Sindrome dei Balcani". Il contingente italiano era di stanza nell'area più inquinata dai colpi sparati in Bosnia e Kossovo: 50 siti, per un totale di 17.237 proiettili, secondo fonti ufficiali Nato/Kfor. Non solo: la missione Nato in cui si parlava di armamenti al DU e dei 13 Tomahawk con testata al DU sparati dall'Adriatico, è stata presentata dall'ammiraglio Leighton Smith alla Base di Ponticelli, Napoli. Solo Mattarella non sapeva o diceva di non sapere)." Lorenzo Sani , giornalista e inviato nazionale del Resto del Carlino-Nazione-Giorno
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-5c13d2bb-2ea2-4935-a401-355a2111a133.html
ma esiste anche il filmato di report, esistono anche altri filmati che dimostrano l'uso intensivo dell'uranio impoverito, la certezza è che i nostri militari sono stati inviati in zona senza essere informati, non avevano equipaggiamenti specifici di protezione questo è un dato di fatto.

http://www.militari.info/forum/viewtopic.php?t=26983
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-5c13d2bb-2ea2-4935-a401-355a2111a133.html
http://formiche.net/2015/01/31/vi-racconto-il-mattarella-ministro-della-difesa/
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Uranio impoverito: la carneficina dei soldati italiani
I nostri militari sono stati sacrificati in nome delle missioni NATO compiute dal nostro paese dal '99 in poi. La morte di Gianluca Danise, l'ex Maresciallo dell'Aeronautica è soltanto una delle tante dovute a delle guerre che non ci appartengono.
....
.....il ministero della difesa è stato condannato in appello dalla corte di Roma, secondo la quale “tutti i requisiti per configurare una responsabilità del ministero della Difesa[…] per avere colposamente omesso di adottare tutte le opportune cautele atte a tutelare i propri militari dalle conseguenze dell’utilizzo dell’uranio impoverito”. A questo proposito c’è da notare che il nostro Presidente Mattarella è stato titolare del Ministero della Difesa sotto i governi D’Alema e Amato da dicembre 1999 fino a giugno 2001.
Il sottufficiale in questione nel processo prestò servizio nel 2002, ma il bravo Mattarella fu sentito già in una interpellanza parlamentare sulla questione per altri due casi di decessi da uranio. Il nostro Presidente negava l’uso di tali proiettili nelle zone dove le vittime avevano prestato servizio, e che comunque i nostri militari indossavano protezioni. Fatto confutato, come confutata dalle testimonianze fu l’affermazione che i nostri militari usavano protezioni. Va da se che il nostro ”ologramma” come qualcuno lo ha definito evita d’incontrare le vittime dell’U238 o i loro rappresentanti. Ma la domanda chiave in questa tragedia è perché vertici militari e politici hanno taciuto sulla questione.
La risposta mi rimanda alla stessa che ricevetti da giovane sottotenente: non si può mettere in discussione quello che fa il nostro potente alleato. Tutti sono così abituati ad obbedire agli imput Usa, da non prendere atto di nessun macroscopico errore/atrocità che i ”born i USA” possono compiere.
http://www.opinione-pubblica.com/uranio-impoverito-la-carneficina-dei-soldati-italiani/
fonte https://plus.google.com/u/0/+christianpagnossin/posts/i7HppmkYG3b?cfem=1
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