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domenica 27 novembre 2016

Servizi segreti con licenza di uccidere in stile Mossad: ecco la strategia di Renzi per la Libia

Servizi segreti in Libia, nella foto Renzi durante la prima visita ufficiale in Israele
Servizi segreti in Libia, nella foto Renzi durante la prima visita ufficiale in Israele

La strategia di Renzi per la Libia ruota attorno a due nomi, quelli di Giancarlo Elia Valori e Marco Carrai. Con una mission ben precisa: servizi segreti con licenza di uccidere in stile Mossad. Ecco cosa bolle in pentola, come rivela Andrea Cinquegrani per La Voce delle Voci.

Servizi segreti di casa nostra stile Mossad? Più stretti i legami della “Nuova Intelligence” che si sta formando per impulso del premier Renzi con Netanyahu & C.? Parecchi segnali sembrano condurre in questa direzione, mentre gli scenari di guerra sui cieli libici si fanno man mano più plumbei e si profila un intervento italiano sotto la regia dei “Servizi segreti” per precisa volontà Usa. E i segnali hanno due nomi ben precisi: Giancarlo Elia Valori, l’uomo di tanti misteri che sta tornando alla ribalta dopo qualche anno in “sonno”; e Marco Carrai, l’amico del cuore del primo ministro, già in pole position per guidare la Cibersecurity che – Nuovo Grande Fratello – “proteggerà” i nostri destini.
Marco Carrai con Renzi
Marco Carrai con Renzi
SERVIZI SEGRETI CON LICENZA DI UCCIDERE, L’ATTO SEGRETO
Lo scenario “ufficiale” ha cominciato a delinearsi esattamente un mese fa, quando il 10 febbraio è stato approvato un decreto del presidente del Consiglio dei ministri: atto secretato – val la pena di sottolinearlo – materia incandescente che Renzi qualche giorno prima aveva affrontato in un colloquio riservato con il capo dello stato Sergio Mattarella. Snello, solo 5 articoli, il Dpcm, e tale da poter incidere sui nostri destini a breve, sul fronte della sicurezza in un momento tanto delicato. Ecco cosa recita l’articolo 2: “Nelle situazioni di crisi e di emergenza che richiedono l’attuazione di provvedimenti eccezionali e urgenti, il presidente del Consiglio, previa attivazione di ogni misura preliminare ritenuta opportuna, può autorizzare, avvalendosi del Dis, l’Aise, ad adottare misure di intelligence e di contrasto anche con la cooperazione tecnica operativa fornita dalle forze speciali della Difesa con i conseguenti assetti di supporto della Difesa stessa”.
In soldoni: un premier da poteri quasi assoluti, con gli altri ministri (in particolare della Difesa e degli Esteri), semplici maggiordomi-spettatori. Anello di congiunzione strategico sarà il Dis, ossia il Dipartimento Informazione Sicurezza, alle dipendenze dirette del premier e, in subordine, del sottosegretario con delega ai Servizi segreti, il pd (un tempo dalemiano doc) Marco Minniti: a guidarlo Giampiero Massolo, ora renziano convinto dopo il decollo ai tempi di Gianfranco Fini agli Esteri. E’ Massolo l’uomo che ha annunciato il nuovo verbo di Matteo in tema di glasnost sui misteri e le stragi di Stato: fino ad oggi una autentica bufala, come hanno denunciato, ad un anno dal taumaturgico provvedimento parecchie associazioni di familiari delle vittime.
Marco Minniti
Marco Minniti
IL BRACCIO OPERATIVO DEI SERVIZI SEGRETI
Braccio operativo, invece, sarà l’Aise, ossia il servizio segreto sul fronte della sicurezza estera: sarà l’Aise, infatti, a dirigere le operazioni a base delle Unità Speciali, un dream team composto da 007 che, a quanto pare, come tutti i James Bond che si rispettino avranno “licenza di uccidere e impunità per ogni eventuale reato commesso” (è stato il leit motiv che ha condotto in passato i vertici dei Servizi segreti made in Pollari ad oltrepassare abbondantemente i confini della legalità – come nel caso Abu Omar e nei dossieraggi di magistrati e giornalisti scomodi – invocando il Segreto di Stato). A sua volta, la super task force dei nostri 007 potrà avvalersi in territorio libico del supporto di tre ulteriori team, ognuno composto da 12 unità altrettanto speciali, che già da mesi operano in zona, e a loro volta hanno creato reti di intelligence. Tutto trasparente? Tutto approvato dal parlamento? Non se siamo così sicuri, dal momento che – fanno notare alla Difesa – “il Parlamento verrà informato solo con atti scritti e sempre secretati, tramite il Copasir, circa le missioni che verranno affidate alle unità speciali”.
Abu Omar
Abu Omar
Una delle prime nomine made in Renzi, quella del nuovo vertice dell’Aise: Alberto Manenti, infatti, ha preso il posto del generale Alberto Santini ad aprile 2014. Ricorda Giorgio Dell’Arti, nel suo Catalogo dei Viventi: “Manenti ha guidato l’ottava divisione ai tempi di Telekom Serbia ed è stato capo dell’unità ‘Armi di distruzione di massa’ ai tempi dell’inchiesta Nigergate. Ha ottimi rapporti con la Cia, con il Mossad e Shin Bet. Il suo nome è finito nei verbali di Lorenzo Borgogni, ex numero due diFinmeccanica (e capo delle relazioni esterne, ndr), quando ha cominciato a raccontarne il sistema e ha spiegato che era proprio il generale la loro ‘copertura’ con l’intelligence. Ha fama di eccellente negoziatore, gode di credito all’estero, è molto attento alle nuove tecnologie”.
SERVIZI SEGRETI E GIANCARLO ELIA VALORI
Passiamo ad un uomo che ha costruito molto della sua carriera proprio basandosi su strategiche amicizie estere, Giancarlo Elia Valori. Che ora – passato qualche anno dietro le quinte dopo i grandi affari del parastato a partire dai ’70 – sta tornando alla ribalta. Proprio per occuparsi di alta “Intelligence” e super “Security”. Lo fa al timone di una neonata sigla, “Italian Council for National Security Affairs”, da noi più semplicemente “Associazione per la Sicurezza Nazionale Italiana”. Evidente l’ispirazione a già sperimentati modelli stranieri, stella polare il “Center for Strategic & International Studies” di Washington.
Giancarlo Elia Valori con l'ex Presidente Napolitano
Giancarlo Elia Valori con l’ex Presidente Napolitano
E’ proprio il sistema inaugurato dal Csis che lo ispira – notano alla Farnesina – con la sua sigla Valori intende creare una sorta di intercapedine tra la sua struttura, che sarà al servizio di grossi clienti privati, come banche, finanziarie, aziende impegnate in settori strategici come quello energetico, e gli apparati statali, che dal canto loro tendono in qualche modo a privatizzarsi sempre di più, come sta dimostrando la vicenda Carrai”.
Ma ecco, dalla penna dell’ex piduista pronto a trasformarsi nel Salvatore della Patria, la ricetta per il nostro futuro: “L’Intelligence oggi è sempre più il vero centro dello Stato. L’espansione delle funzioni statuali, la sempre maggiore complessità sociale e produttiva, la globalizzazione dei mercati e della produzione fanno sì che l’intelligence divenga l’asse portante delle decisioni pubbliche”. E più nel merito: “Una intelligence economica, finanziaria, industriale, quindi, laddove, tradizionalmente, i Servizi segreti si occupavano solo di equilibri di potenza e organizzazioni militari. I Servizi stanno quindi divenendo il centro dell’azione e delle attività statali, ma vi è una domanda di intelligence che sorge dalle organizzazioni private, dalle imprese, dalle strutture finanziarie che devono conoscere il meccanismo generatore dei pensieri e delle decisioni dell’avversario, del concorrente, dell’alleato”.
Prosegue l’analisi di Valori: “Trasformazione dell’intelligence, quindi, sempre più indirizzata a organizzazioni ‘civili’ e sua espansione, visto che ormai oggi ogni decisione di rilievo ha bisogno di una sua base di conoscenza riservata”. Ed ecco la mission della sua creatura: l’Italian Council nasce per coordinare “le attività di studio e ricerca sull’intelligence e la politica estera di buona parte delle imprese, dei centri di ricerca, delle stesse Agenzie dello Stato”. Poi in concreto: “Sarà una rete, un network stabile e strutturato tra figure delle Forze dell’Ordine, della Magistratura, dei mass media, dell’Accademia e delle Forze Armate, oltre ai manager d’impresa e agli studiosi ed esperti del settore”. E ancor più nello specifico: “Costituiremo, all’interno dell’Italian Council, un centro di analisi che si occuperà della sicurezza nazionale in senso ampio: la sicurezza informatica e la protezione dei sistemi produttivi sensibili, le tecnologie di punta, anche in un mercato globalizzato, la cybersecurity in senso stretto, quindi la tutela delle reti informatiche”.
Non può mancare, poi, un esplicito cenno agli “amici” di sempre: Usa e Regno Unito, quindi i poli strategici emergenti (Russia e Cina), ma “mantenendo un rapporto di particolare amicizia con Israele”. Il faro di sempre, negli orizzonti “politici” di Valori: che però non ha mai mancato di tessere rapporti d’affari anche col mondo arabo. Come successe, tanti anni fa, quando era vicedirettore generale del colosso d’infrastrutture pubbliche Italstrade, fine anni ’70, e tramite il Sismi degli amici Nicola Falde e soprattutto Giuseppe Santovito (protagonista anche nelle trattative con camorra e Bierre per il caso Cirillo) tesseva rapporti con Libia, Iran, Algeria, Arabia Saudita e Turchia.
SERVIZI SEGRETI, IL PIANO PER LA LIBIA
Proprio a proposito degli scenari libici, il sito “Formiche” ha appena pubblicato un ampio saggio firmato Valori.
Joseph (Yossi) Cohen, attuale direttore del Mossad
Joseph (Yossi) Cohen, attuale direttore del Mossad
Ecco un estratto del suo Pensiero strategico: “Se avverrà un intervento europeo o, per essere più esatti, francese, italiano e britannico, con il sostegno degli Usa, la sequenza dei fatti diviene ancor più prevedibile. Ci sarà una richiesta di aiuti del governo unitario libico, che non per questo certo metterà a tacere le discordie e gli interessi divergenti al suo interno, una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, quella organizzazione che Francesco Cossiga (suo grande amico, ndr) definiva un ‘ente inutile’, poi arriveranno i militari (i 3000 di cui si parla in questi giorni, ndr), magari con un comando unitario dell’Italia, ad ‘addestrare’ la polizia locale, con qualche operazione dei Corpi Speciali. Anche tutto ciò avviene troppo tardi e troppo poco”. Pessimistico anche lo scenario finale delineato dall’ex vice di Licio Gelli: “L’Ue mostra una debolezza strutturale che fa pensare ad un rapido decadimento geopolitico ed economico, gli Stati Uniti stanno subendo la loro ciclica tensione isolazionista; e allora il mondo sunnita vuole prendersi quel Maghreb per minacciare l’Europa, inondarla di immigrati, controllarla con il petrolio nordafricano che farà, tra poco, concorrenza a quello russo (e iraniano)”.
http://www.infiltrato.it/sicurezza/servizi-segreti-italiani-libia-renzi/

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