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martedì 6 dicembre 2016

Lettera a un anonima lettrice austriaca (felice):Hofer era il male?Conoscerai presto quello vero.


Cara cittadina austriaca, non conosco chi sei, non so nulla di te: non so che lavoro fai, sei hai figli, se sei sposata, se sei felice. Immagino di sì, almeno oggi, visto che sabato hai sfilato per le vie di Vienna sotto le insegne di un sobrio “Fuck Hofer” e dal tuo zaino faceva capolino un cartello con scritto “Nessun nazista a Hofburg”, il palazzo presidenziale. Io tifavo per Norbert Hofer ma questa sconfitta, ancorché non intacchi direttamente la mia vita quotidiana (ne ho già abbastanza dei casini italici, attuali e prossimi venturi), mi ha insegnato molto. Principalmente che il candidato della destra ha perso per una ragione sostanziale: l’aver abbassato i toni, l’essersi normalizzato per timore di spaventare. Un errore che io, mea culpa, nel mio articolo di qualche giorni fa avevo definito una scelta saggia ma che ora mi rendo conto essere stato il frutto di un calcolo. E se la gente, già incazzata, vede calcolo e non coraggio, allora si sceglie l’originale che le garantisce continuità e occhio benevolo di Bruxelles, piuttosto di una brutta copia, oltretutto già ghettizzata e trattata come portatrice sana di lebbra populista dalle elites europee. A maggio, il risultato fu differente, mentre ieri la sconfitta è stata netta: dopo cinque minuti dalla pubblicazione del primo exit-poll, Norbert Hofer si arrendeva e ci congratulava con Alexander Van der Bellen attraverso il suo profilo Facebook, invitando gli austriaci a sostenerlo per il bene del Paese.
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La forbice era troppo ampia per attendere? Questa volta non c’era alcun sospetto di brogli? Io penso che quel gesto così repentino di resa sia stato una inconsapevole ammissione di colpa: ho sbagliato, ora si paga il conto. Fino a una settimana fa, infatti, il testa a testa era serrato, addirittura con Hofer avanti di un punto percentuale, stando ad alcuni sondaggi. E questa sensazione di incertezza è durata per tutta la seconda campagna elettorale, quella partita a giugno e terminata ieri. Poi, il tracollo e l’ammissione. Norbert Hofer ha perso perché ha cambiato faccia, narrativa, parole: sull’Europa ma soprattutto sull’immigrazione. No puoi vendere al tuo elettorato l’ipotesi di referendum sull’uscita dall’Ue e, a tre giorni dal voto, rimangiarti quella promessa. Gli inglesi descrivono questa situazione con l’espressione “don’t punch above your weight”: se sai di non avere spalle abbastanza larghe per combattere una certa battaglia, evita di ingaggiarla.
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Hofer, invece, ha promesso e poi si è rimangiato. Sull’immigrazione, uguale: prima sembrava voler sigillare il Brennero (cosa che, furbescamente, hanno fatto in estate i partiti di governo, pur non ammettendolo o sbandierandolo), poi ha cominciato a offrire solidarietà all’Italia sul tema, ha ammorbidito i toni, ha – soprattutto – cominciato a parlarne sempre di meno nei dibattiti tv, depriorizzando l’argomento. La gente, si sa, non ama essere presa in giro, perché al netto dei ripensamenti, il degrado del suo quartiere oggi è uguale a quello di ieri. E questo, cara anonima austriaca, per entrare nella seconda parte del tema di questa lettera: piantatela di vedere il male dove i vostri occhi lo autogenerano. Se davvero Norbert Hofer fosse un nazista, avrebbe compiuto un suicidio politico simile? Di più, se l’FPO fosse il pericolo per la democrazia che dite, perché dopo il ballottaggio di maggio non si è verificato mezzo incidente, nemmeno un posacenere rovesciato e ci si è limitati a un borghesissimo e procedurale ricorso alla Corte costituzionale?
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Il nazismo come il fascismo sono stati processi rivoluzionari, i quali non si fermano di fronte alle carte bollate o agli esiti di un voto palesemente alterato, ribaltano la situazione. L’FPO, nei fatti, si è dimostrata pallida copia di Fratelli d’Italia, la cui leader – pur a capo di un partito del 4% – ha dimostrato finora più attributi di Norbert Hofer e Heinz-Christian Strache, il quale ha avuto la brillante idea di portare in campagna elettorale il tema del Tirolo Unito, regalando a Van Der Bellen enclave di voti proprio in quel Land e in Carinzia. Il perché è presto detto: in Trentino Alto-Adige, il “Sì” al referendum ha vinto con il 63% grazie alla salvaguardia garantita da Matteo Renzi allo statuto speciale e ai suoi privilegi e i tirolesi austriaci temono come la morte la possibilità di doppia cittadinanza per gli statalisti al di qua del Brennero.
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Io capisco che agitare lo spettro nazi-fascista sia argomentazione facile e di sicura presa ma siamo sicuri che paghi alla lunga? Soprattutto, sei d’accordo con la posizione del neo-eletto presidente di mettere in discussione la neutralità austriaca in ossequio alle fobie anti-russe di Nato e Bruxelles? Ah già, mi scordo sempre che in base all’imperante categoria del giudizio, anche Vladimir Putin è un fascista. Quel cartello che sporgeva dal tuo zaino, già me lo immagino, ora farà bella mostra su un muro di casa tua, a ricordo di uno scampato pericolo epocale da raccontare a figli e nipoti: un putsch non riuscito, sventato dal popolo che vuole più Europa e più accoglienza per i migranti.
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Non sarò certo io a smontare questa ricostruzione dei fatti, a mettere fine al sogno: ci penserà la realtà, a breve. Basterà che Erdogan dia seguito alla minaccia di aprire i confini o che l’Ue decida che la situazione europea è troppo grave per essere lasciata in mano ai Parlamenti nazionali: cara anonima, mentre ieri attendevi trepidante il primo exit-poll, Wolfgang Schaeuble, persona che immagino tu conosca, sparigliava le carte alla vigilia dell’Eurogruppo di oggi, dichiarando che “la Grecia faccia altre riforme o esca dell’eurozona”. L’Europa che incarna Alexander Van der Bellen è questa, non quella degli ideali no-borders: se vogliamo arrivare proprio alle analisi spicciole, comportarsi così non è un atteggiamento fascista, stando ai tuoi parametri?

Ha un che di kafkiano, a mio avviso, festeggiare per una falsa dittatura scampata, trovandosi nel ventre molle di una – reale – strisciante, già in atto e che da ieri ha un alleato in più. Il tuo voto, cara anonima austriaca. Finché si continuerà a ragionare per schemi e categorie novecentesche, a scambiare la voglia di ordine e legge con i vessilli del Reich, a criminalizzare chi varca il confine del politicamente consentito, ad agitare spettri di barricate e guerre civili, continueremo a fornire benzina al motore destrutturante e disgregante dell’europeismo pan-finanziario. Ma si sa, chi evoca certi concetti è nella migliore delle ipotesi un populista e nella peggiore ma non più peregrina, un complottista paranoico.
Cara anonima, io non ho vissuto per ragioni anagrafiche gli anni di piombo ma chi lo ha fatto, mi ripete sempre una cosa: le barricate, come le pistole, non avvisano in anticipo del loro arrivo. Quando arrivano è troppo tardi, perché non si è saputo interpretare il rumore di sottofondo che le annunciava. Norbert Hofer è un borghese di destra che non ha nel suo dna una virgola di istinto eversivo o rivoluzionario e voi lo avete bollato come un novello Hermann Göring, il tutto senza timore di scadere nel ridicolo, senza un minimo di riscontro oggettivo della realtà e con il plauso di media e potere. Sicuri di essere davvero dei rivoluzionari, come quei cartelli grondanti odio d’antan sembrano suggerirci? Sicuri di non essere divenuti parte, integrante e inconsapevole, del meccanismo e non il brechtiano granello di polvere che lo dovrebbe far inceppare? E con questo non voglio dire che avreste dovuto votare per Hofer ma che avreste dovuto chiedere conto ai partiti che vi governano da trent’anni e che non hanno saputo partorire un candidato migliore se non un oscuro funzionario del potere, travestito da ambientalista, un cliché che abbiamo già visto altro, Germania in testa.
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Non è che quel candidato sia quello di Bruxelles, più che della coalizione di governo austriaca? Non a caso, è un indipendente, definizione che di questi tempi sta per indipendente dal potere nazionale, non da quello europeo o economico. Hofer era il male, stando ai tuoi principi? Presto conoscerai quello vero, perché il volto di Van der Bellen è solo la mascherina che ti obbligano a mettere quando prendi parte a una sciarada: quando cala il buio e i corpi si spogliano, la realtà assume i suo contorni reali. Hofer è un mediocre politico borghese ma nel clima di terrorismo e criminalizzazione attuale, rappresentava un segnale di preoccupazione che avrebbe potuto mutare alcuni equilibri, magari minimi. Ora, invece, lo status quo dorme tra due guanciali socialmente, ha l’unica rogna economica delle banche italiane in agenda. Per Palazzo Chigi, non c’è problema. Comunque sia, il popolo austriaco ha deciso e così sia. Il mio timore è che a furia di rimandare lo scontro con la realtà, poi questo divampi incontrollato. Allora, il tuo bel cartello non servirà proprio a niente. Buona serata.
fonte http://www.rischiocalcolato.it/2016/12/lettera-unanonima-elettrice-austriaca-felice-hofer-male-conoscerai-presto-quello-vero.html

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