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venerdì 30 dicembre 2016

Nichy Vendola, la sinistra sorosiana al potere.

Curriculum Politico-Sociale di s- Vendola


IMPRESSIONANTI EMISSIONI NOTTURNE FUGGITIVE E NON TUTTE CONVOGLIATE DAI CAMINI DALL'ILVA DI TARANTO:
Durante la notte tra il 5 ed il 6 aprile 2012, con potente telecamera di tipologia militare ho potuto filmare le emissioni di polveri, fumi e vapori dall'area Ilva di Taranto. Come si potrà vedere dalle immagini, le emissioni sono state di ragguardevole entità e durata (dalle ore 01,00 alle ore 03,00 almeno). Tengo a ricordare che i risultati analitici confortanti, di cui parlano politici e dirigenti Ilva, relativamente alle emissioni, risultano essere solo quelli relativi ai campionamenti effettuati sul SOLO camino E312, solo di mattina ed in orari concordati con l'azienda e, tuttavia, con un preavviso di non meno di 90 minuti. 
Dalla documentazione video, si evince chiaramente che le emissioni di entità maggiore sono quelle provenienti dalle "aree basse" (non dai camini), zone mai censite e controllate. Infine, ricordo che, fino adesso, mai un solo campionamento è stato effettuato durante la notte dalle autorità sanitarie, ambientali e giudiziarie.
Fabio Matacchiera.




Nichi Vendola, una telefonata nello scandalo di Bari
di Dario Ferri - 22/03/2012 - Una telefonata del governatore pugliese all'imprenditore per l'appalto

Nichi Vendola finisce nello scandalo Emiliano. Per il governatore della Puglia si tratta per ora soltanto di una telefonata, agli atti, all’imprenditore per complimentarsi con gli appalti. Ma era prevedibile che, mentre si vocifera di nuovi arresti, le mosse dei magistrati avrebbero portato a toccare la sanità pugliese, già oggetto di inchieste e indagini come quella che portò alla richiesta di arresto per Alberto Tedesco, senatore Pd, poi respinta. Nota il Corriere:
Si torna a parlare della clinica Kentron dell’imprenditore Ritella, amico dei potenti. I sussurri tornano ad appuntarsi anche sul vendoliano Tommaso Fiore, successore di Tedesco fino a pochi mesi fa e proprio in questi giorni citato fra i papabili nella corsa alla poltrona di presidente della Puglia, che secondo Lea Cosentino, ex direttore generale della Asl di Bari lo tirò in ballo per la vicenda accreditamenti facili dicendo: «Sicuramente l’assessore Fiore non poteva non sapere essendo sempre presente in assessorato». Ma in una Bari ormai teatro di una sanguinosa lotta politica fratricida interna alla sinistra, i sussurri vanno oltre.
E accerchiano il presidente della Regione:
Vendola, mai coinvolto nelle indagini, secondo indiscrezioni, avrebbe fatto gli «auguri e complimenti » a uno dei proprietari della clinica, per l’accreditamento appena ricevuto, in una telefonata iniziata da Sandro Frisullo e per questo intercettata dalla Guardia di Finanza. Ce ne sarebbe abbastanza, ma in una Bari sull’orlo di una crisi di nervi le voci si intrecciano con quelle in arrivo da Foggia dove un’inchiesta sulle forniture agli ospedali ha già portato a una serie di arresti per corruzione e perquisizioni, da cui sarebbero spuntate foto di un politico locale ritenute interessanti. E il filone delle false fatture emesse da cooperative del 118 e pagate dalla Asl.
Qui i sussurri si fanno spifferi per la Regione:
Si parla di approfondimenti investigativi su almeno 4 consiglieri regionali. Il presidente della Commissione Sanità, DinoMarino, ha definito la notizia di un’indagine a suo carico «destituita da ogni fondamento». Lo scenario è quello che riemerge dalle carte dell’inchiesta Degennaro: «Di diffusa collusione di politici e pubblici amministratori ». Forse si tentava di dissimularlo mentre, durante l’acquisizione delle mail in entrata e in uscita dei Degennaro, qualcuno dal server svuotava la posta.
http://www.giornalettismo.com/archives/216540/nichi-vendola-nello-scandalo-di-bari/





Vendola, quanti soldi a don Verzé
Il prete affarista ha trovato un benefattore nel presidente della Puglia. Che continua a investire denaro pubblico nel San Raffaele del Mediterraneo: 210 milioni gestiti dalla stessa fondazione

"È un uomo di grandissimo valore, di grandissima cultura, in grado di trasmettere idee e calore: tutti segni del carisma che il Signore gli ha dato. Anche Berlusconi mi ha detto che lo stima molto, lo ritiene una persona per bene. Io credo alla santità dell'uomo e sia Berlusconi sia Vendola possiedono un fondo di santità". 

Così parlò don Luigi Verzè meno di due anni fa, alla vigilia delle elezioni regionali in Puglia, presentando il nuovo ospedale San Raffaele del Mediterraneo che dovrebbe sorgere a Taranto per volontà del governatore Nichi Vendola. Infatti l'anziano e discusso prete affarista invitava i pugliesi a rieleggere San Nichi, con un empito che in passato aveva riservato solo a Craxi e al Caimano: "Lo dovete eleggere ancora presidente della Regione Puglia. Almeno per altri 5-10 anni. Volete il San Raffaele a Taranto? Allora fate votare Vendola! Se i pugliesi non saranno così illuminati da rieleggere Vendola, io lo nominerò comunque presidente del San Raffaele del Mediterraneo". 

Le cose sono andate esattamente secondo i suoi auspici. Vendola, appena rieletto, ha confermato il progetto del mega-ospedale che, nella migliore tradizione del libero mercato all'italiana, sarà interamente a carico dei contribuenti per la modica cifra di 210 milioni, ma gestita dai privati: cioè dalla Fondazione San Raffaele. E meno male che le delibere originarie dicevano "senza oneri per la Regione". Per giunta la nuova struttura avrà meno posti letto dei due ospedali che andrebbe a sostituire (580 contro 680). Il tutto nella Puglia che vanta un buco sanitario da record (un debito di 500 milioni) e che, per arginarlo, ha dovuto alzare l'addizionale Irpef e annunciare il taglio di 18 ospedali. 

Per spiegare l'incredibile feeling fra San Raffaele e San Nichi, qualche maligno butta lì che entrambi sono bravissimi a fare debiti. In questi giorni si decidono al Tribunale di Milano le sorti della Fondazione di don Verzè: la Procura ne ha chiesto il fallimento per una voragine di almeno 1,5 miliardi di euro, mentre la nuova gestione imposta dal Vaticano spera nel concordato preventivo. I pm indagano su una cloaca di false fatture, intralci alle autorità di vigilanza, sospetti finanziamenti alla politica camuffati da consulenze, spese folli (auto di lusso e addirittura un jet privato), operazioni spericolate in paradisi fiscali, investimenti da manicomio in Costa Smeralda e Sudamerica. Il tutto inzuppato nel sangue di Mario Cal, braccio destro del prete-padrone, morto suicida a metà luglio. 

È a questa impresa-modello che la giunta Vendola ha affidato, senz'alcuna gara a evidenza pubblica, ma a trattativa privata, la gestione del nuovo mega-ospedale di Taranto. Mossa azzardata, viste le ombre che hanno sempre avvolto il San Raffaele (la Chiesa scaricò don Verzè già a metà degli anni '60, regnante Paolo VI). Errare, si sa, è umano. Ma ora, alla vigilia di un fallimento o, nella migliore delle ipotesi, di un concordato, perseverare sarebbe diabolico. Eppure è proprio quel che sta facendo la giunta Vendola: nonostante le resistenze di molti alleati e amici, dall'Idv al Pd ai Verdi, il 1 ottobre l'assessore al Bilancio Michele Pelillo ha annunciato che nulla cambia nella partnership col San Raffaele. A meno che, si capisce, questo non fallisca. 

Se invece ottiene il concordato, la Regione continuerà a gettare milioni di fondi pubblici (in aggiunta ai 60 già anticipati, la cui fine è al momento un mistero) in una Fondazione decotta. Già, perché con quello che chiamano "modello sperimentale di gestione", Vendola & C affidano al San Raffaele l'analisi costi-benefici e il bando di gara per la progettazione, la costruzione e la direzione sanitaria del nuovo nosocomio. Il Pelillo è lo stesso che aveva avuto la bella pensata di nominare presidente della fondazione "San Raffaele del Mediterraneo" un suo socio di studio, l'avvocato Paolo Ciaccia, subito costretto a dimettersi per le prevedibili polemiche sul conflitto d'interessi. Un bis del caso Tedesco, nominato assessore alla Sanità da Vendola sebbene le aziende di famiglia fossero fornitrici della Sanità regionale. Ma che deve ancora accadere perché Vendola scarichi don Verzè? Se questa è la "nuova politica" dell'aspirante premier del centrosinistra, viene già la nostalgia di quella vecchia.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/vendola-quanti-soldi-a-don-verze/2163856




Nichi Vendola e quegli impianti targati Marcegaglia
di Tommaso Caldarelli - 08/10/2010 - Il presidente di Confindustria non fa mistero delle sue preferenze in fatto di governatori: in cima alla classifica il presidente della Puglia. Perchè? Sui media locali, impazzano le critiche per le autorizzazioni addirittura “illegittime” di discariche e termovalorizzatori, tutte a...

Il presidente di Confindustria non fa mistero delle sue preferenze in fatto di governatori: in cima alla classifica il presidente della Puglia. Perchè? Sui media locali, impazzano le critiche per le autorizzazioni addirittura “illegittime” di discariche e termovalorizzatori, tutte a favore di Emma.
Eravamo nel giugno scorso: Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, intervenendo da Vicenza, si era sprecata in elogi a favore di Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia. “E’ senza dubbio il miglior governatore del Mezzogiorno, la Puglia e’ una regione ben gestita, io ho delle aziende e conosco bene quella situazione”, sostenne, esplicita, la Marcegaglia; ”In Puglia si sono fatte cose buone, quello di Vendola e’ l’esempio migliore del Mezzogiorno“.
APPREZZAMENTI IMPORTANTI – Parole, come detto, magniloquenti ed esplicite. “Io ho delle aziende”, dice la Marcegaglia, e intende: che lavorano al sud. Parecchie aziende. Attive, soprattutto, nel settore dei rifiuti. Ma non di striscio, non alla lontana: pare, infatti, che il Marcegaglia group abbia saldamente in mano la gestione del ciclo della spazzatura nel tacco d’italia, governato dal popolarissimo esponente di Sinistra Ecologia e Libertà. In molti sono i media, locali e nazionali, che hanno dato, nel corso degli ultimi tempi, approfondita copertura ai movimenti delle aziende Marcegaglia nel sistema rifiuti pugliese. E, a leggere le storie che saltano fuori, è impossibile non notare un coinvolgimento diretto del governatore Vendola a favore del ciclo rifiuti targato Emma. A volte, si è arrivati anche davanti al giudice. “L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria”, scriveva tempo fa, in un esauriente dossier, Panorama, “Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti. Per esempio gestisce tre dei quattro termovalorizzatori, realizzati sotto diverse insegne, sempre insieme con la Cisa. A Massafra (Taranto) brucia ecoballe (il cdr, combustibile derivato dai rifiuti) e produce energia, 12 megawatt l’ora, da quasi quattro anni l’impianto della Appia energy (presidente Albanese, amministratore delegato Roberto Garavaglia, 55 anni, manager del gruppo Marcegaglia). A Manfredonia (Foggia) è stato autorizzato lo stabilimento dell’Eta Energie tecnologie ambiente (presieduta da Garavaglia). A Modugno la Eco energia (sempre guidata dal tandem Albanese-Garavaglia, nel cda Antonio Marcegaglia, presente anche nell’Appia energy) ha costruito un termovalorizzatore che nell’ottobre 2008 è stato sequestrato dalla procura di Bari per la mancanza di alcune autorizzazioni”.
MODUGNO - Nel barese dunque il primo caso critico: il Marcegaglia group vuole costruire un impianto di smaltimento rifiuti, per la precisione un termovalorizzatore, ma i cantieri vengono fermati dalla magistratura. “Secondo l´accusa, alcune delle autorizzazione concesse erano illegittime, altre, invece, non sono mai state richieste. Secondo l´accusa, prima di avviare i lavori, la società avrebbe dovuto informare i cittadini della realizzazione di una centrale che produce energia, sfruttando i rifiuti. E invece non lo ha fatto”, raccontava Repubblica Bari. Uno degli esposti che contribuirono a fermare la costruzione dell’impianto fu presentato dal Meetup Beppe Grillo Bari 2, che, una volta ottenuto il successo cercato, gongolava con una missiva inviata al blog del leader del Movimento 5 Stelle. “In un mare di notizie ‘immondizia’ oggi ne abbiamo una positiva. La magistratura funziona. I politici no. Il 22/09/08 il dott. Francesco Bretone pm della Procura di Bari, ha sequestrato l’area di costruzione dell’inceneritore della Eco Energia Srl (gruppo Marcegaglia) a Modugno (BA) ed ha messo 4 persone sotto inchiesta; di queste una è un dirigente del settore ecologia della Regione Puglia”, scrivevano i ragazzi grillini.
CONIGLIANO D’OTRANTO – Come abbiamo visto, la pubblica amministrazione pugliese, guidata dal governatore Vendola, in questo primo caso è coinvolta solo collateralmente. Molto più incisivo è apparso essere il suo ruolo nei due casi di Corigliano d’Otranto e Paglia, nel primo caso una discarica, nel secondo un inceneritore. In mezzo, sempre le aziende del Marcegaglia group. Come nel comune della Grecìa salentina, perla del tacco d’Italia, Corigliano appunto, la pubblica amministrazione ha “autorizzato, per vent’anni, una discarica per rifiuti urbani di 550 mila metri cubi. La sta realizzando il consorzio Cogeam (impresa capofila, gruppo Marcegaglia) proprio sopra (cioè in linea perpendicolare) al più grande serbatoio naturale di acqua potabile della Puglia. Un grande lago d’acqua dolce a cento metri di profondità che con 700 litri d’ acqua al secondo disseta 78 comuni, garantendo da cinquant’ anni l’ 80 per cento del fabbisogno idrico del Salento. Quest’opera, che già negli anni Ottanta venne bocciata dai tecnici dello stesso Acquedotto pugliese (la definirono «una pazzia», «un errore irreparabile»), oggi scatena la rabbia della popolazione di Corigliano d’ Otranto e delle migliaia di persone delle ben cinquanta associazioni salentine riunite in un solo «Coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute”, come raccontava, sul Corriere della Sera, Carlo Vulpio, giornalista poi candidato (e non eletto per una manciata di voti) a Strasburgo nelle liste di IdV. Il Coordinamento in questione ha anche poi portato il caso davanti al giudice, per tentare di bloccare tutto: proprio a un giorno dalla sentenza, l’amministrazione regionale, nella persona del presidente Vendola Nicola, si è costituita in giudizio, avendo l’effetto immediato di rimandare una seduta che già si avviava alla sua conclusione; e sottolineando una presa di posizione sufficientemente decisa, a favore del mantenimento del progetto intrapreso. “Una parentesi enorme e pericolosa”, raccontavano i media locali, “aperta dal Governo regionale di Raffaele Fitto e mantenuta aperta, con tutti gli atti del caso, da leader di Sinistra Ecologia e Libertà”, che ha anche fornito motivazioni puntuali, per il suo impegno giudiziario a favore della discarica: “Perchè il Tar non è competente in materia; per difendere la legittimità del Piano di Tutela delle acque; per difendere la legittimità della complessiva istruttoria definita con il rilascio dell’autorizzazione per la realizzazione della discarica”. Sotto accusa da parte degli ambientalisti un punto in particolare: nella complessiva istruttoria, che la Puglia di Vendola ha intenzione di difendere, appare anche il “piano idrogeologico”, che sembra essere stato definito appunto da Cogem, la società del Marcegaglia group.
PAGLIA – L’amministrazione Vendola si è schierata a muso duro anche per la costruzione dell’inceneritore di Paglia, provincia di Foggia. “In molti hanno creduto e forse sperato che l’inceneritore Marcegaglia in provincia di Foggia (località Paglia) non si facesse più ma la realtà è ben diversa”, scriveva, in occasione del via ai lavori, Italia Terra Nostra; “la sentenza ufficiale è stata emessa senza diritto di appello: l’impianto “s’ha da fare” e basta. Pazienza se l’ iter autorizzativo è palesemente illegale e se l’ impianto sputerà nell’aria di Capitanata senza interruzione, e per tutto l’ anno, diossine cancerogene e veleni chimici a valanga. L’assessorato all’ ecologia della regione Puglia ha offerto il beneplacito alla costruzione”. Iter illegale, sostengono le associazioni, perchè alle conferenze dei servizi, istituti centrali nel procedimento amministrativo in cui la PA è obbligata ad ascoltare tutti i soggetti che dimostrino di avere un’interesse effettivo a mettere bocca sulla produzione di un provvedimento di qualsiasi tipo, non sono state ammesse associazioni rappresentative dei movimenti dei cittadini anti-inceneritore; forse vi querelo, risponde Vendola, una volta letto l’articolo: “Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola sta valutando la possibilità di adire le vie legali a causa della totale infondatezza delle notizie pubblicate. L’impianto, funzionale alla chiusura del ciclo dei rifiuti, nasce nel 2003 (contratto di programma tra Comune e Regione). L’iter per l’autorizzazione è stato caratterizzato dalla più ampia trasparenza ed è stato consentito l’accesso alle conferenze dei servizi a tutti i soggetti che hanno manifestato interesse (ivi compresa l’associazione di giovani che, pur essendo stata invitata, non ha partecipato ai lavori)”. Pare, inoltre, che dopo il primo articolo, Vendola si sia sempre rifiutato di rispondere alle domande del direttore di Italia Terra Nostra, Gianni Lannes: ” Il divo Nichi non risponde al cellulare e si nega sempre quando l’interlocutore è Lannes. Lo smemorato di Terlizzi teme il dialogo e si rifugia nei salotti televisivi dove abbondano i giornalisti addomesticati venduti ai potenti di turno”, è il giudizio, niente affatto lusinghiero, dei gruppi ambientalisti. Quello della Marcegaglia, lo abbiamo visto, ha toni ben diversi.
http://www.giornalettismo.com/archives/86988/nichi-vendola-inceneritori-marcegaglia/






Taranto, «piombo nell'urina dei cittadini» Peacelink: «Sostanza cancerogena».
Piombo nelle urine: non hanno fine le preoccupazioni degli abitanti di Taranto.
È stato questo il risultato di uno studio presentato dapprima a Oxford e poi nel Workshop italiano 'Valutazione economica degli effetti sanitari dell'inquinamento atmosferico'.
L'analisi è stata condotta da un gruppo di studiosi americani e italiani cui ha partecipato anche Giorgio Assennato, dirigente di Arpa Puglia.
Il biomonitoraggio sui metalli pesanti nell'urina degli abitanti della città è stato diffuso via stampa il 24 luglio da Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink di Taranto.
CONTINUANO LE INDAGINI SULL'ILVA. E subito sono scattati nella mente dei cittadini dei collegamenti con la vicenda dell'Ilva, azienda su cui è stata aperta un'inchiesta per possibile disastro ambientale nel centro abitato pugliese.
Insieme coi risultati dello studio sul piombo infatti, sono note le perizie nelle mani del gip di Taranto Patrizia Todisco, secondo cui vicino all'Ilva ci sarebbe «un eccesso di mortalità per patologia tumorale, un eccesso di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie e una compromissione dello stato di salute degli operai».
PIOMBO SOPRA I VALORI DI RIFERIMENTO. Intanto sono arrivati anche i dati sul piombo, «sostanza neurotossica e cangerogena riscontrata nelle urine dei tarantini».
«Sono 141», ha spiegato Marescotti, «i soggetti analizzati (67 uomini e 74 donne). Il valore medio del piombo urinario riscontrato nelle analisi è stato di 10,8 microgrammi/litro, mentre i valori di riferimento sono fissati, per la popolazione non occupazionalmente esposta, in un intervallo che va da 0,5 a 3,5 microgrammi per litro (secondo la Società italiana valori di riferimento)». 
L'indagine ha infine riscontrato anche per il cromo un valore medio che ha superato l'intervallo di riferimento.
Martedì, 24 Luglio 2012
http://www.lettera43.it/ambiente/taranto-piombo-nell-urina-dei-cittadini_4367558920.htm

Le lacrime della pediatra dei Tamburi
«Qui ho visto morire troppi bambini»
Grazia Parisi: «Ci hanno detto di non far giocare
i più piccoli nelle piazze o di lavarli al rientro in casa»

TARANTO - «Avrei voluto partecipare a questa assemblea con tante fascette nere legate al braccio per quanti sono i bambini che ho visto morire». Lo ha detto Grazia Parisi, pediatra di base che cura anche i bambini del rione Tamburi (il più vicino all'Ilva) dal palco dell'assemblea pubblica in corso nel capoluogo ionico.
L'AMAREZZA - Il medico ha ricordato tra gli applausi della folla che qualche tempo fa il sindaco firmò un'ordinanza con la quale vietò ai bambini dei Tamburi di giocare tra le aiuole e li invitò a calpestare solo le zone pavimentate. «Invitarono noi pediatri di base - ha sottolineato - a dire alle mamme che dopo il gioco all'aria aperta i bimbi dovevano essere lavati». «Quell'ordinanza - ha denunciato - è stata revocata senza che la situazione fosse davvero cambiata». «Tutti - ha concluso sopraffatta dall'emozione - dovremmo legarci una fascetta nera ad un braccio per ogni caro che abbiamo perso».
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2012/17-agosto-2012/lacrime-pediatra-tamburiqui-ho-visto-morire-troppi-bambini-2111474117812.shtml

http://www.cadoinpiedi.it/2012/08/17/ilva_ecco_le_foto_della_tangente_al_perito.html




Ilva di Taranto, 53 persone indagate: Vendola accusato di concussione






REGIONE, OLTRE ALLE SOLITE CENE, TAGLIANDI AUTO, GELATI E ADDIRITTURA COLOMBE PASQUALI
Cene a gogò e ruote da neve la dolce vita dei consiglieri
Le spese dei politici nel dossier della Corte dei conti e della Guardia di finanza sulle spese dei gruppi
Un treno di gomme da neve per l’automobile di servizio. Duecento copie del proprio libro. E ancora l’abbonamento a Gazzetta dello sport, Tuttosport e Corriere dello sport, il pieno di benzina e gasolio lo stesso giorno e i cambi d’olio ogni 48 ore.
Questa è una parte della triste lista della spesa che i consiglieri regionali pugliesi lo scorso anno hanno messo a carico dei contribuenti. Trecentocinquantamila euro spesi in un anno per le spese dei dieci gruppi, nove dei quali sono per questo già stati censurati dalla Corte dei conti. Quelle spese ora però sono finite anche all’attenzione della Guardia di Finanza che sta compiendo, a livello centrale, un controllo su tutti i consigli regionali come testimoniano i recenti scandali sia in Emilia Romagna sia in Sardegna.
La nuova legge approvata dal consiglio regionale pugliese, su indicazione della conferenza Stato regioni, che trasforma i gruppi in associazioni se forse non li sottrae al controllo della Corte dei conti come sostiene il presidente del consiglio, Onofrio Introna, di certo crea qualche problema a chi li vuole controllare da un punto di vista penale: se i soldi fossero utilizzati in maniera impropria, sarà difficile contestare il peculato (che prevede l’arresto o comunque la possibilità di un certo tipo di indagini, come per esempio le intercettazioni telefoniche) non essendo più i consiglieri considerati pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.
Intanto, però, si stanno analizzando le vecchie spese. Che hanno oggettivamente una serie di
elementi creativi. Il Pdl ha speso per esempio ha avuto problemi con i pneumatici dell’auto di servizio, una situazione che nemmeno il povero Massa alla Ferrari è stato costretto a vivere quest’anno: per il cambio ruote l’11 aprile sono stati spesi 1.310 euro, il 19 settembre 1.238 e il 19 dicembre 1.964, quest’ultimo intervento per montare gomme da neve, che si sa in Puglia diventano fondamentali. In realtà l’auto doveva camminare davvero tanto: quanto? Seicento chilometri al giorno, dicono le schede benzina, visto che in media venivano rimborsati 100 euro al giorno di carburante (weekend compresi). Infine, sempre al Pdl viene fatta notare l’anomala passione per un certo tipo di lettura: tra le attività istituzionali, viene fatto rientrare anche l’abbonamento ai tre giornali sportivi (Gazzetta, Corriere e Tuttosport).
Leggere piace anche al Partito democratico. Tant’è che il consigliere regionale Fabiano Amati ha fatto acquistare al suo gruppo duecento copie della sua opera “Nel segno dell’acqua”, sulla storia di Acquedotto Pugliese per una spesa complessiva di mille e seicento euro. “Io non percepisco diritti ed erano copie destinate alle biblioteche  -  dice Amati  -  comunque ho già staccato l’assegno, restituirò quel denaro anche se la spesa era assolutamente legittima”. Oltre alla lettura, i pugliesi implementano anche il gusto per il cibo.
In particolare quello de I Moderati e Popolari, il gruppo che fa capo a Nicola Canonico e Giacomo Olivieri. La maggior parte delle spese istituzionali va via infatti per il cibo o suoi derivati: sono stati rimborsati otto euro per acqua e gelati in autogrill, 8,70 per i “tovaglioli e bicchieri di plastica” a Conversano, 48,78 per otto colombe della Bauli all’Ipercoop di Bari oltre a una quarantina di pranzi e cene più persone in tutta la regione. Ma anche i moderati e popolari praticano la politica ma in realtà sognano la Formula 1, o magari la mille miglia di Le Mans. In un anno un consigliere ha speso settemila euro di benzina, seicento euro circa al mese.
“Non possiamo non rilevare  -  dice però la Corte dei conti  -  che risultano effettuati, in uno stesso giorno (29 agosto 2012) due rifornimenti di 70,00 e 110,00 euro rispettivamente, di benzina verde e di gasolio e che sono state documentate spese per cambi dell’olio motore, in date assai prossime tra loro: 15 settembre (62,39), 18 settembre (61,71) 25 ottobre (59,74) e 2 novembre (51,08)”. Sel si è fatta rimborsare tra le altre cose 53 euro spesi in una pasticceria di Lecce, ma per fortuna c’è l’Udc che pensa anche alla salute di tutti noi pugliesi: è vero che hanno speso 20 euro al bar Chiocciolina, e 756 euro al Savoia di Bari per le strenne natalizie. Ma subito dopo sono corsi a fare movimento, facendosi rimborsare una fattura da 125,70 euro di Decathlon, il negozio dello sport.
FONTE





Ilva, la telefonata choc di Vendola: risate al telefono per le domande sui tumori
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/ilva-la-telefonata-choc-di-vendola-risate-al-telefono-per-le-domande-sui-tumori/776892/



La telefonata tra Vendola e il portavoce dell’Ilva
http://video.corriere.it/telefonata-vendola-portavoce-dell-ilva/ca6fcea4-4de3-11e3-a50b-09fe1c737ba4




Puglia devastata e truffe per centinaia di milioni: la politica di Vendola per l’energia pulita
Il sogno dell’energia pulita a gogò, dello sfruttamento delle energie naturali rinnovabili, di fare della Puglia la Terra del Sole, il più formidabile polo europeo e mondiale per l’energia fotovoltaica. Il sogno di proteggere e preservare il territorio, di promuovere lo sviluppo sostenibile senza danneggiare l’ambiente, di generare enormi quantità di energia da vendere a tutti per fare decollare l’economia e l’industrializzazione pugliese senza trivellare un solo buco in Adriatico dove il volume del gas contenuto negli strati inferiori sovrasta quello dell’intero invaso marino. Un sogno audace ed ambizioso che per Vendola Nicola, l’indiscusso capo che tira avanti circuendo i suoi sostenitori con slogan e parole d’ordine vintage, primissimi anni ’70, riconosciuto (dalla sinistra forcaiola e veterocomunista) Zar di tutte le Puglie, l’imbonitore, il fattucchiero di Terlizzi, pare essersi avverato. Che quel sogno si sia trasformato in una “splendida realtà” lo dicono le cifre che Vendola Nicola da Terlizzi non manca occasione di snocciolare per menare vanto della sua oculata ed irresistibile gestione della “cosa pugliese pubblica”, fatta secondo un modello di governo e di programmazione che vorrebbe esportare in tutte le altre regioni dello Stivale, in Europa, nel mondo, nel Sistema Solare, nella Galassia sino alle più remote regioni di gelidi spazi siderali, sino ai confini dell’Universo.
Nel 2012 risultavano censiti in Puglia oltre 37mila impianti che nel loro complesso offrono una potenza installata di quasi 2.500 MW, una dato che anticipa di quasi una decina d’anni gli obbiettivi posti dal Piano Energetico Nazionale per l’anno 2020. Una perfomance favorita da fattori obbiettivi, perché la Puglia è la regione che ha promosso la nascita degli impianti più grandi, che ha una grande disponibilità di suoli pietrosi piani non vocati per l’agricoltura, un irraggiamento solare che, per ragioni geografiche, è secondo solo a quello della Sicilia. E poi per il famigerato sistema di incentivi statali Cip6 per i produttori di surplus energetici da vendere a condizioni certe e prezzi molto remunerativi. Per questo il fenomeno in Puglia riguarda più gli impianti grandi realizzati a fini di lucro, piuttosto che le piccole installazioni da 3-6 kw ad uso domestico. Un combinato di fattori che rischia di far quintuplicare entro i prossimi quattro anni gli impianti realizzati. Una tendenza che è confermata dalla marea di richieste di autorizzazione a realizzare impianti fotovoltaici, ma anche per le inguardabili ed obbrobriose torri eoliche, dalla quale è sommersa la regione Puglia. Questi impianti, come noto, sono abbastanza semplici nella loro costituzione, avvalendosi di strutture reticolari metalliche chiamate a sorreggere enormi distese di pannelli neri, per cui quella che era una bucolica campagna verde, ora in Puglia si sta trasformando in una avvilente e tetra campagna nera al silicio, sulla quale spuntano qua e là sempre meno sporadiche torri eoliche, scheletrici mulini a vento di donchisciottesca memoria, che consumano e costano di più di quello che producono. Ma per avere gli incentivi basta farli, che poi funzionino e siano economici chi se ne frega. Vendola conta le ventole e misura l’area delle “campagne nere” e più sono e più è contento.
Tanto contento se pensiamo che agli attuali 3000 ettari di pannelli fotovoltaici, presto se ne aggiungeranno altri 3.900. Per dare un’idea di quello che sta succedendo si pensi che in tre ettari entrano quattro campi di calcio regolamentari. In tremila ettari ce n’entrano 4mila, ed in settemila addirittura 10mila. Diecimila campi di calcio di pannelli solari, un numero di richieste assolutamente ingestibile, cui la Regione, per il vero, ha tentato di porre un argine, ma ottenendo lo stesso risultato che si ottiene quando ci si precipita a chiudere la stalla dopo che i buoi son scappati tutti. Senza dire che le prenotazioni di collegamenti alla rete Terna che rappresenta il vettore per la conduzione dell’energia elettrica degli impianti più capaci, senza i quali i progetti di produzione non possono essere approvati, riguardano 18mila MW di fotovoltaico e 37mila di eolico. Ad occhio e croce trenta volte la potenza attualmente installata in Puglia per questi due tipi di energia.
Questa politica dissennata di incondizionata promozione, senza regole, senza programmazione, senza strategie, senza una ragionata valutazione delle conseguenze, ha creato enormi aspettative, prodotto una pressione insostenibile per il territorio e scatenato una fantozziana riedizione della corsa all’oro, un Far West selvaggio e crudele, dove i più forti e prepotenti, cioè chi conta amicizie altolocate con le quali condividere il godimento dei sontuosi guadagni realizzati, prevalgono e si arricchiscono a scapito degli altri. Le conseguenze sul paesaggio rurale sono ormai facilmente rilevabili un po’ dappertutto in Puglia, quasi senza soluzione di continuità. In particolare nel Salento – ma a Vendola che gliene frega? Lui è barese, del Nord, i salentini sono meridionali ai baresi e loro atavici nemici – si possono ammirare parchi di centinaia di migliaia di pannelli di silicio che circondano antiche masserie, chiese rurali, piccoli cimiteri monumentali, e che fanno sparire uliveti, alberi o muretti a secco, cioè i segni del tipico paesaggio agrario di quelle splendide terre. Nel contempo, sempre maggiori superfici vengono sottratte alle pratiche rurali per essere destinate ai parchi fotovoltaici ed eolici, un cambiamento della destinazione d’uso scontato in un momento in cui si affossa l’agricoltura delle produzioni tradizionali della zona, come grano duro ed olio extravergine d’oliva, negandole finanziamenti e sostegni in un momento in cui i prezzi sono crollati e non conviene neanche più raccogliere quanto prodotto. Chiaro che in una situazione del genere gli agricoltori salentini divengano facili prede dei cacciatori di terreni da destinare ai parchi energetici e cedano volentieri con contratti ventennali l’uso delle loro proprietà per la realizzazione di impianti fotovoltaici o si lascino sedurre dalle “royalties” per accogliere aerogeneratori sui propri terreni. Li coltiveranno mai più?
Uno dei più severi accusatori di Vendola per questo andazzo è sicuramente Massimo Ferrarese, un imprenditore brindisino, ex presidente della Brindisi basket, che per tre anni tra il 2009 ed il 2012 ha ricoperto la carica di presidente della Provincia di Brindisi, alla quale fu eletto a capo di una coalizione PD, UdC, PSI, Io Sud. Divenne presto popolare per una serie di iniziative tese a moralizzare e ridurre i costi della politica. Nel 2010 ha fondato il movimento “Io Centro” del quale è presidente, che si richiama ai valori ed alla politica del Partito Popolare europeo. Insomma uno che conosce bene la Puglia e la politica locale e nazionale. In una sua nota dedicata al tema del fotovoltaico, Ferrarese attacca Vendola mettendo a nudo le catastrofiche conseguenze che la cecità politica del
governatore sta provocando alla Puglia. Dopo aver sottolineato che la Regione, e la provincia di Brindisi in particolare, sono evidenti vittime sacrificali del fotovoltaico, Ferrarese attacca a testa bassa: “Quando tre anni fa la Regione classificava questo fenomeno come la migliore soluzione per la produzione di energia pulita, l’amministrazione che guidavo io, al di là degli innegabili vantaggi immediati di questa soluzione, denunciò quelli che invece erano le gravi conseguenze per l’impatto ambientale derivanti da questa strategia. Mentre mi affrettavo a indicare alla magistratura quelli che definivo “i furbetti del fotovoltaico”, facendo sì che poi la stessa procura assumesse una serie di decisioni che comprovavano l’esistenza di un fenomeno ben più complesso e dai contorni inquietanti, il mio Consiglio provinciale adottava un regolamento che restringeva al massimo le possibilità di ulteriori concessioni, mentre la Regione proseguiva imperterrita per la sua strada rilasciando una miriade di autorizzazioni, soprattutto per impianti di notevoli dimensioni“. Evidente qui il riferimento di Ferrarese a fenomeni di speculazione selvaggia per accaparrarsi gli incentivi.
Va purtroppo rilevato che Ferrarese ha ragione perché nel settore le truffe a tutti i livelli sono all’ordine del giorno. Tra le più eclatanti quella scoperta un anno fa dalla GdF a Trani, dove furono arrestate 9 persone con l’accusa di associazione per delinquere, falsità ideologica in atto pubblico e truffa aggravata al fine di ottenere indebite erogazioni pubbliche nel settore del fotovoltaico. Tra gli arrestati figuravano i legali rappresentanti di società del settore, progettisti di impianti fotovoltaici ed un funzionario dell’Ufficio tecnico di Trani. Fu la concentrazione di impianti fotovoltaici nel territorio di Trani a insospettire la Guardia di Finanza la quale, dopo avere compiuto varie rilevazioni aeree degli impianti stessi, ha potuto ricostruire i meccanismi della truffa. Tre grandi parchi fotovoltaici erano stati frazionati in più impianti riconducibili ad altrettanti società, per una capacità di produzione di un megawatt ciascuna, in modo da non dover chiedere la AUR – autorizzazione unica regionale – necessaria per le strutture più grandi. Con questo stratagemma, le dieci società fittizie create per gestire altrettanti impianti che in effetti erano solo tre, che si sono stupidamente tradite perchè utilizzavano tutte lo stesso notaio e lo stesso direttore dei lavori, erano già riuscite ad ottenere contributi non dovuti per cinque milioni di euro. Figuriamoci a quanto sarebbero arrivati i truffatori se non li avessero scoperti. Ma quanti se ne scoprono?
Ancora ieri, sempre nella provincia di Brindisi, con una operazione congiunta tra Carabinieri, GdF e Guardia Forestale si è proceduto ad arrestare 10 delle 24 persone indagate ed a sequestrare impianti fotovoltaici che si estendono su un’area di 120 ettari, per una potenza installata di 37 MW, del valore stimato di 150 milioni di euro. Roba quindi per organizzazioni dotate di mezzi ingenti, per truffe ben organizzate e non alla portata di pesci piccoli. Ed infatti, andando a scartabellare tra le carte si osserva che dietro a tutto ci sono ben otto società più o meno regolari, una delle quali con sede in Lussemburgo ed un’altra alle Isole Vergini. Le accuse sono sempre le stesse di questi casi, cioè l’associazione a delinquere mirata a realizzare guadagni illeciti, con tutto il corollario di reati e complicità che ciò comporta. In particolare, gli indagati avrebbero già incassato illecitamente contributi pubblici per 7 milioni di euro. Ma quello che sconcerta ed allarma è che con quegli impianti, formalmente regolari e debitamente autorizzati, i titolari della truffa avevano acquisito il titolo ad incassare in totale ben 300 milioni di contributi pubblici. A conti fatti, con un investimento di 150 milioni si prospettava un introito di 300 milioni, più i ricavi dalla vendita dell’energia. Se non stiamo ai livelli di redditività dell’eroina, poco ci manca.
Ritornando alla nota di Ferrarese, possiamo leggere tra l’altro che: “La scelta del governatore Nichi Vendola, da un lato ha contribuito a pregiudicare ulteriormente, con milioni di specchi su migliaia di ettari, le caratteristiche ambientali della nostra terra; dall’altro, e questo è un fenomeno ancora più grave, dalle conseguenze devastanti e da me fin da allora denunciate, non ha previsto una seria garanzia per lo smaltimento degli impianti (soprattutto per le centinaia di quelli più piccoli che, a macchia di leopardo hanno mutato le caratteristiche delle nostre campagne) nel momento in cui, alla scadenza dei vent’anni, essi saranno tutti fuori produzione. Lo scenario che si va a delineare per i nostri figli, quindi, è quello di un territorio segnato da migliaia di “cimiteri di silicio” che rimarranno ad inquinare le nostre campagne a meno che non si chieda agli stessi cittadini che hanno già subito questo danno, anche la beffa di pagarne lo smaltimento. Un’operazione che comporterebbe l’esborso di somme rilevanti e svariati anni di tempo per bonificare ciò che tanti gruppi privi di scrupoli, soprattutto esteri e alcuni dei quali contigui alla criminalità organizzata, hanno creato per fare business e non certo per migliorare la qualità della produzione di energia e della qualità della vita in Puglia“. Chissà perché, questa della campagna da bonificare dal silicio in un futuro prossimo dopo che nessuno si è mai peritato di impedire che fosse inquinata sino a livelli di non ritorno, ci ricorda tanto la storia dell’acciaieria di Taranto, dove per anni nessuno si è preoccupato della diossina, ma solo del grado di supporto (cioè soldi) dei Riva alla propria campagna elettorale, salvo poi condannare i Riva come biechi avvelenatori ed attentatori della saluta pubblica, dissociandosi sdegnosamente dalla sua proterva condotta, una volta scoperto l’inghippo.
Conclude infine Ferrarese: “A questo punto, ora che arriva la conferma che i miei timori si sono purtroppo rivelati fondati e le mie denunce, che qualcuno aveva persino definito strumentalmente allarmistiche, hanno colto nel segno, è il momento che la Regione Puglia provveda a riparare non già al danno, ormai irreparabile, provocato al territorio con quelle concessioni a manica larga che hanno segnato in maniera irreversibile le nostre campagne, ma all’assenza di importanti ed incontrovertibili garanzie, tutt’oggi inesistenti, per lo smaltimento immediato degli impianti al termine della produzione“. Per essere Vendola un dichiarato ambientalista non c’è male.
In barba alle sentenze della Cassazione e della Consulta, si è appropriato dell’Acquedotto pugliese che era stato temporaneamente affidato alla regione Puglia per privatizzarlo, azione messa in atto per evitare che qualcuno ci potesse speculare sopra, però poi lui tenta di raddoppiare il prezzo dell’acqua. Vuole gestire l’acquedotto, poi però i depuratori non funzionano e scaricano le acque reflue direttamente a mare senza depurazione. Ed infatti, dalle sue rilevazioni lungo gli 865 km di costa, Goletta Verde ha rilevato che dei 30 punti monitorati ben 17 sono fuorilegge e le relative acque non balneabili. Non si è opposto alla cementizzazione delle Tremiti che sarebbero state oggetto di speculazioni edili selvagge senza l’autorevole e decisivo intervento del WWF Italia. Ha ridotto la Puglia ad una cloaca a cielo aperto, non ha eccepito alle autorizzazioni rilasciate all’ILVA per utilizzare discariche cittadine per rifiuti altamente tossici, lascia con colpevole connivenza che decine di chilometri di spiagge pugliesi siano devastate da interminabili teorie di casupole abusive, prive di servizi, acqua, luce, fogne, gas e strade, che inquinano tutto, la vista, la spiaggia e il mare, come tra Lesina e Torre Mileto, o da Porto Cesareo a Torre Lapillo. Ha favorito la proliferazione delle orrende torri eoliche, e non ne gira una di elica ed adesso sappiamo perchè, ha promosso ed approvato la deposizione di migliaia e migliaia di ettari di pannelli solari al silicio sorretti da strutture metalliche inquinanti per i terreni agricoli e le falde acquifere, però lui è un difensore dell’ambiente. Ne dovrà fare di cene in trattoria con foto ricordo portandosi appresso la sorella per convincere tutti di questo.
http://www.qelsi.it/2013/puglia-devastata-e-truffe-per-centinaia-di-milioni-la-politica-di-vendola-per-lenergia-pulita/




TRAVAGLIO A VENDOLA:”CON UNA TELEFONATA HAI PORTATO ALLA FINE LA TUA CARRIERA POLITICA”. MA IL POPOLO PUGLIESE PERCHE’ NON SCENDE IN PIAZZA PER CHIEDERNE LE DIMISSIONI IMMEDIATE?
VENDOLA, QUANDO LA DIFESA È PEGGIO DEL BUCO – TRAVAGLIO: “QUELLA TELEFONATA È LA FINE DELLA SUA CARRIERA POLITICA”
Nichi dice che sghignazzava al telefono con Archinà per ingraziarsi i Riva e “salvare posti di lavoro” – Travaglio: “Archinà era un noto corruttore di politici, giornalisti, funzionari, persino prelati. La telefonata è peggio di qualunque avviso di garanzia o condanna. Il rapporto servile fra l’ex rivoluzionario che si è seduto a tavola e il potente”…
Ci sono tanti modi per finire una carriera politica. Quello che la sorte ha riservato a Nichi Vendola è uno dei peggiori, proprio perché Nichi Vendola non era tra i politici peggiori. Aveva iniziato bene, con un impegno sincero contro le mafie e l’illegalità. Aveva pagato dei prezzi, ancor più cari di quelli che si pagano di solito mettendosi contro certi poteri, perché faceva politica da gay dichiarato in un paese sostanzialmente omofobo e da uomo di estrema sinistra in una regione sostanzialmente di destra.
Ancora nel 2005, quando vinse per la prima volta le primarie del centrosinistra e poi le elezioni regionali in Puglia, attirava vastissimi consensi e altrettanti entusiasmi e speranze. E forse li meritava davvero. Poi però è accaduto qualcosa: forse il potere gli ha dato alla testa, forse la coda di paglia dell’ex giovane comunista ha avuto il sopravvento, o forse quel delirio di onnipotenza che talvolta obnubila le menti degli onesti l’ha portato a pensare che ogni compromesso al ribasso gli fosse lecito, perché lui era Nichi Vendola. S’è messo al fianco, come assessore alla Sanità (il più importante di ogni giunta regionale) un personaggio in palese e quasi dichiarato conflitto d’interessi, come Alberto Tedesco.
S’è lasciato imporre come vicepresidente un dalemiano come Alberto Frisullo, poi finito nella Bicamerale del sesso di Gianpi Tarantini, a mezzadria con Berlusconi. Ha appaltato al gruppo Marcegaglia l’intero ciclo dei rifiuti, gratificato da imbarazzanti elogi del Sole 24 Ore quando la signora Emma ne era l’editore. Ha attaccato, con una lettera di chiaro stampo berlusconiano, il pm Desirée Di Geronimo che indagava su di lui.
Ha incassato un’archiviazione da un gip risultata poi in rapporti amichevoli con lui e la sua famiglia. Ha stretto un patto col diavolo del San Raffaele, il famigerato e non compianto don Luigi Verzé, consegnandogli le chiavi di un nuovo ospedale a Taranto da centinaia di milioni. E si è genuflesso dinanzi al potere sconfinato della famiglia Riva, chiudendo un occhio o forse tutti e due sulle stragi dell’Ilva. Il fatto che, come ripete con troppa enfasi, non abbia mai preso un soldo dai Riva (diversamente da Berlusconi e Bersani), non è un’attenuante, anzi un’aggravante.
Non c’è una sola ragione plausibile che giustifichi il rapporto di complicità “pappa e ciccia” che emerge dalla telefonata pubblicata sul sito del Fatto fra lui e lo spicciafaccende-tuttofare dei Riva: quell’Archinà che tutti sapevano essere un grande corruttore di politici, giornalisti, funzionari, persino prelati. Un signore che non si faceva scrupoli di mettere le mani addosso ai pochi giornalisti non asserviti.
In quella telefonata gratuitamente volgare, fatta dal governatore per complimentarsi ridacchiando con il faccendiere della bravata contro il cronista importuno, non c’è nulla di istituzionale: nemmeno nel senso più deteriore del termine, nel più vieto luogo comune del politico scafato che deve tener conto dei poteri forti e delle esigenze occupazionali.
C’è solo un rapporto ancillare e servile fra l’ex rivoluzionario che si è finalmente seduto a tavola e il potente che a tavola ha sempre seduto e spadroneggia nel vuoto della politica e dei controlli indipendenti, addomesticati a suon di mazzette. Il darsi di gomito fra gli eterni marchesi del Grillo, “io so’ io e voi nun siete un cazzo”. Questo ovviamente in privato, mentre in pubblico proseguivano le “narrazioni” e le “fabbriche di Nichi”. La poesia sulla scena, la prosa dietro le quinte.
La telefonata con Archinà è peggio di qualunque avviso di garanzia, persino di un’eventuale condanna. Perché offende centinaia di migliaia di elettori che ci avevano creduto, migliaia di vittime dell’Ilva e i pochi politici che hanno pagato prezzi altissimi per combattere quel potere malavitoso. Perché cancella quello che di buono (capirai, in otto anni) è stato fatto in Puglia. Perché diffonde il qualunquismo del “sono tutti uguali”. Perché smaschera la doppia faccia di Nichi. Perché chi ha due facce non ce l’ha più, una faccia.
http://luigipiccirillo.blogspot.it/2013/12/travaglio-vendolacon-una-telefonata-hai.html





















SEL (SOLDI E LIBERTA'), ECCO LA SINISTRA DALLA PARTE DELLA GENTE!
“In data 18 settembre 2015 l’Ufficio Amministrazione e Contabilità regionale, determina di riconoscere “… al Dr. Nicola Vendola, a partire dal 1° settembre 2015, l’assegno vitalizio mensile lordo nell’importo di 5.618,73 euro”.

fonte http://luigipiccirillo.blogspot.it/2013/10/curriculum-politico-sociale-di-vendola.html

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