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lunedì 31 ottobre 2016

Nel governo invisibile: guerra, propaganda, Clinton e Trump


John Pilger, Mondialisation, 29 ottobre 2016zwzx2aau5tbcum_3pcrxbj6ynmfynhmjx6iga-3mmvaIl giornalista statunitense Edward Bernays viene spesso presentato come l’inventore della propaganda moderna. Nipote di Sigmund Freud, il pioniere della psicoanalisi, Bernays inventò il termine “relazioni pubbliche” quale eufemismo per manipolazione e inganno. Nel 1929 convinse le femministe a promuovere le sigarette con donne che fumavano durante una parata a New York, un comportamento visto allora come assurdo. Una femminista, Ruth Booth, disse “Le donne! Devono accendere la nuova torcia della libertà! Combattere contro un altro tabù sessista!” L’influenza di Bernays va ben oltre la pubblicità. Il suo più grande successo fu convincere il pubblico statunitense ad entrare nella grande strage della prima guerra mondiale. Il segreto, disse, era “produrre il consenso” del popolo per “controllarlo e dirigerlo secondo la nostra volontà a sua insaputa“. Lo descrisse come “il vero potere decisionale nella nostra società” e lo chiamò “governo invisibile“. Oggi, il governo invisibile non è mai stato così potente e così poco compreso. Nella mia carriera di giornalista e regista non ho mai visto tale dilagante propaganda influenzare la nostra vita oggi, e così poco contestata. Immaginate due città. Entrambe sotto assedio da parte delle forze governative di questi Paesi. Le due città sono occupate da fanatici che commettono atrocità come le decapitazioni. Ma vi è una differenza essenziale. In una delle città, i giornalisti occidentali embedded coi soldati governativi li descrivono come liberatori e con entusiasmo annunciano battaglie e attacchi aerei. Ci sono immagini da prima pagina di questi eroici soldati che fanno la V di vittoria. C’è poca menzione di vittime civili. Nella seconda città, in un Paese vicino, accade quasi esattamente lo stesso. Le forze governative assediano una città controllata dagli stessi fanatici. La differenza è che questi fanatici sono supportati, attrezzati e armati da “noi”, Stati Uniti e Gran Bretagna. Hanno anche un centro mediatico finanziato da Gran Bretagna e Stati Uniti. Un’altra differenza è che le truppe governative che assediano questa città sono i cattivi, condannati per aver aggredito e bombardato la città, esattamente ciò che fanno i soldati buoni nella prima città. Confusione? Non proprio. È il doppio standard, essenza della propaganda. Parlo, naturalmente, dell’assedio di Mosul da parte delle forze governative irachene appoggiate da Stati Uniti e Gran Bretagna e dell’assedio di Aleppo da parte delle forze del governo della Siria, sostenute dalla Russia. Uno è buono; l’altro è cattivo. Ciò che viene raramente riportato è che entrambe le città non sarebbero state occupate da fanatici e devastate dalla guerra se Gran Bretagna e Stati Uniti non avessero invaso l’Iraq nel 2003. Tale crimine fu avviato da bugie sorprendentemente simili alla propaganda che ora distorce il quadro della guerra in Siria. Senza tale propaganda rullante travestita da informazioni, i mostruosi SIIL, al-Qaidaal-Nusra e il resto dei jihadisti non esisterebbero, e il popolo siriano non lotterebbe per la sopravvivenza.
1424287623278Alcuni possono ricordare quei giornalisti della BBC che nel 2003 sfilavano davanti le telecamere per spiegare che l’iniziativa di Blair era “giustificata” da ciò che divenne il crimine del secolo. Le reti televisive degli Stati Uniti diffusero le stesse giustificazioni di George W. Bush. Fox News invitò Henry Kissinger a dissertare sulle menzogne di Colin Powell. Lo stesso anno, poco dopo l’invasione, ripresi un colloquio a Washington con Charles Lewis, il celebre giornalista investigativo. Gli chiesi: “Cosa sarebbe successo se i media più liberi del mondo avessero seriamente messo in discussione ciò che si è rivelata una rozza propaganda?” Disse che se i giornalisti avessero fatto il loro lavoro, “molto probabilmente non saremmo entrati in guerra con l’Iraq“. Fu una dichiarazione scioccante, confermata da altri giornalisti famosi a cui posi la stessa domanda, Dan Rather della CBS, David Rose dell’Observer e giornalisti e produttori della BBC, che vollero rimanere anonimi. In altre parole, se i giornalisti avessero fatto il loro lavoro, se avessero sfidato e studiato la propaganda invece di amplificarla, centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sarebbero vivi oggi, e non ci sarebbero SIIL e assedi ad Aleppo e Mosul. Non ci sarebbe stata alcun atrocità nella metropolitana di Londra il 7 luglio 2005, né milioni di rifugiati in fuga e né campi miserabili. Quando l’atrocità terroristica ebbe luogo a Parigi a novembre, il presidente François Hollande inviò immediatamente aerei a bombardare la Siria, creando altro terrorismo, prevedibilmente prodotto dalla magniloquenza di Hollande sulla Francia “in guerra” e “spietata”. La violenza dello Stato e la violenza jihadista si nutrono a vicenda, un dato di fatto che nessun leader nazionale ha il coraggio di affrontare. “Quando la verità viene sostituita dal silenzio“, disse il dissidente sovietico Evtushenko, “il silenzio è una bugia”. L’attacco a Iraq, Libia, Siria si verificò perché i capi di ciascuno di questi Paesi non erano fantocci dell’occidente. Il record dei diritti umani di un Sadam o Gheddafi era irrilevante. Disobbedivano agli ordini e non cedettero il controllo del loro Paese. Lo stesso destino attese Slobodan Milosevic dopo aver rifiutato di firmare un “accordo” che richiedeva l’occupazione della Serbia e la conversione ad un’economia di mercato. I suoi abitanti furono bombardati e perseguiti a L’Aia. Tale indipendenza è intollerabile. Come ha rivelato WikLeaks, quando il leader siriano Bashar al-Assad nel 2009 respinse il gasdotto dal Qatar all’Europa, fu attaccato. Da quel momento la CIA programmò la distruzione del governo della Siria con fanatici jihadisti, gli stessi che attualmente tengono in ostaggio il popolo di Mosul e dei quartieri di Aleppo. Perché i media non ne parlano? Un ex-funzionario degli Esteri inglese, Carne Ross, responsabile delle sanzioni operative all’Iraq, disse, “Abbiamo fornito ai giornalisti pezzi accuratamente ordinati e li tenevamo a bada. Ecco come funzionava“.
L’alleata medievale dell’occidente, l’Arabia Saudita, a cui Stati Uniti e Gran Bretagna vendono miliardi di dollari in armi, attualmente distrugge lo Yemen, un Paese povero che nel migliore dei casi ha la metà dei bambini malnutrita. Guardate su YouTube e vedrete il tipo di bombe enormi, le “nostre” bombe, che i sauditi usano contro i villaggi della terra martoriata e contro matrimoni e funerali. Le esplosioni sembrano piccole bombe atomiche. Coloro che sganciano queste bombe dall’Arabia Saudita collaborano con ufficiali inglesi. Non se ne sente parlare al telegiornale della sera. La propaganda è più efficace quando il nostro consenso è prodotto da élite istruite ad Oxford, Cambridge, Harvard, Columbia e che fanno carriera nella BBC, The GuardianNew York TimesWashington Post. Tali media si presentano progressisti, illuminati, tribune progressive della moralità. Sono antirazzisti, ambientalisti, femministi e pro-LGBT. E amano la guerra. Allo stesso tempo difendono il femminismo e sostengono le guerre rapaci che negano i diritti a innumerevoli donne, anche alla vita. Nel 2011 la Libia, uno Stato moderno, fu distrutta con la scusa che Gheddafi compisse un genocidio contro il proprio popolo. Le informazioni fluivano, ma non vi era alcuna prova. Erano menzogne. In realtà, Gran Bretagna, Europa e Stati Uniti volevano ciò che amano chiamare “cambio di regime” in Libia, il più grande produttore di petrolio in Africa. L’influenza di Gheddafi sul continente e, in particolare, la sua indipendenza erano intollerabili. Così fu ucciso pugnalato alla schiena da fanatici sostenuti da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Davanti le telecamere Hillary Clinton ne applaudì la morte orribile, dicendo: “Siamo venuti, abbiamo visto ed è morto!” La distruzione della Libia fu un trionfo mediatico. Mentre rullavano i tamburi di guerra, Jonathan Freedland scrisse sul Guardian: “Anche se i rischi sono reali, il caso d’intervento rimane forte“. Intervento. Una parola educata, benigna, molto “Guardian“, il cui vero significato per la Libia fu morte e distruzione. Secondo i propri dati, la NATO lanciò 9700 “attacchi aerei contro la Libia”, di cui oltre un terzo su obiettivi civili. Tra questi, missili con testate all’uranio. Vedasi le foto delle macerie a Misurata e Sirte, e le fosse comuni individuate dalla Croce Rossa. Il rapporto dell’UNICEF sui bambini uccisi dice “la maggior parte aveva meno di dieci anni“. Risultato diretto, Sirte è diventata la capitale dello Stato Islamico. L’Ucraina è un altro trionfo mediatico. I rispettabili giornali liberal come New York TimesWashington Post e The Guardian, ed emittenti tradizionali come BBC, NBC, CBS e CNN, hanno svolto un ruolo cruciale nel fare accettare al loro pubblico una nuova e pericolosa guerra fredda. Tutti hanno distorto gli eventi in Ucraina per mostrare una Russia malvagia, mentre in realtà il colpo di Stato in Ucraina nel 2014 fu opera degli Stati Uniti, aiutati da Germania e NATO. Tale sovversione della realtà è così pervasiva che le minacce militari di Washington alla Russia vengono ignorate; tutto è oscurato da una campagna di denigrazione e paura come quella che vissi durante la prima guerra fredda. Ancora una volta, i Russkoffs cercano d’infastidirci guidati da un nuovo Stalin, che The Economist raffigura come il diavolo. L’occultamento della verità sull’Ucraina è uno delle più totali censura che abbia mai visto. Fascisti che hanno progettato il colpo di Stato a Kiev, dello stesso stampo di coloro che sostennero l’invasione nazista dell’Unione Sovietica nel 1941. Mentre si hanno timori sull’avanzata dell’antisemitismo fascista in Europa, alcun capo menziona i fascisti in Ucraina, ad eccezione di Vladimir Putin, ma non conta. Molti media occidentali lavorano duramente per presentare la popolazione russofona dell’Ucraina come stranieri nel proprio Paese, come agenti di Mosca, quasi mai come gli ucraini che vogliono la federazione dell’Ucraina, come cittadini ucraini che resistono a un colpo di Stato orchestrato dall’estero contro il governo legittimo. Tra i guerrafondai regna quasi la stessa eccitazione dell’assemblea di classe. I banditori del Washington Post incitano alla guerra contro la Russia sono gli stessi che pubblicarono le menzogne sulle armi di distruzione di massa di Sadam Husayn.
edward_bernays-remodifiedPer la maggior parte di noi, la campagna presidenziale degli Stati Uniti è un fenomeno da baraccone in cui Donald Trump interpreta il ruolo del cattivo. Ma Trump è odiato da chi è al potere negli Stati Uniti per ragioni che hanno poco a che fare con il suo comportamento e le opinioni odiosi. Per il governo invisibile di Washington, l’imprevedibile Trump è un ostacolo al piano statunitense per il 21° secolo, mantenere il dominio degli Stati Uniti ed attaccare la Russia e forse la Cina. Per i militaristi di Washington, il vero problema con Trump è che nei suoi momenti di lucidità non vuole la guerra con la Russia; vuole parlare con il presidente russo, non combatterlo; dice che vuole parlare con il presidente della Cina. Nel primo dibattito con Hillary Clinton, Trump ha promesso di non essere il primo ad usare le armi nucleari in un conflitto. Ha detto: “Io certamente non effettuerei il primo colpo. Dopo aver scelto l’opzione nucleare, è finita“. I media non ne hanno parlato. In realtà che pensa? Chi lo sa? Si contraddice più volte. Ma ciò che è chiaro è che Trump è considerato una grave minaccia allo status quo dall’ampio apparato della sicurezza nazionale che guida gli Stati Uniti, a prescindere dall’inquilino della Casa Bianca. La CIA vuole vederlo sconfitto. Il Pentagono vuole vederlo sconfitto. I media vogliono vederlo sconfitto. Anche il suo partito vuole vederlo sconfitto. È una minaccia per i capi mondiali, a differenza di Clinton che non lascia alcun dubbio di esser pronta alla guerra contro la Russia e la Cina, due Paesi che possiedono armi nucleari. La Clinton ha l’esperienza, come si vanta spesso. In effetti, non ha più nulla da dimostrare. Come senatrice ha sostenuto lo spargimento di sangue in Iraq. Quando concorreva contro Obama nel 2008 minacciò di “distruggere completamente” l’Iran. Come segretaria di Stato, ha voluto distruggere i governi di Libia e Honduras e provocò la Cina. Ha promesso la no-fly zone in Siria, una provocazione diretta alla Russia. Clinton potrebbe diventare il presidente più pericoloso degli Stati Uniti della mia vita, un titolo dalla dura concorrenza. Senza alcuna prova, ha accusato la Russia di sostenere Trump e piratare le sue e-mail. Pubblicate da Wikileaks, le e-mail rivelano ciò che ha detto in privato, nel suo discorso ai ricchi e potenti, il contrario di ciò che dice in pubblico. Ecco perché è così importante mettere a tacere e minacciare Julian Assange. A capo di Wikileaks, Julian Assange sa la verità. E permettetemi di rassicurare tutti gli interessati, sta bene e Wikileaks funziona a pieno.
Oggi c’è la maggiore corsa agli armamenti degli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale, nel Caucaso e in Europa orientale, al confine con la Russia, in Asia e Pacifico, dove la Cina è il bersaglio. Ricordatelo quando il circo delle elezioni presidenziali si concluderà l’8 novembre, se Clinton vincesse, un coro di commentatori senza cervello ne celebrerà l’incoronazione come importante passo avanti per le donne. Nessuno ricorda le vittime di Clinton: donne siriane, donne irachene, donne libiche. Nessuno menziona le esercitazioni della protezione civile in Russia. Nessuno ricorda la “torcia della libertà” di Edward Bernays. Un giorno, il portavoce presso la stampa di George Bush definì i media “utili complici”. Venendo da un alto funzionario di un’amministrazione le cui bugie, aiutate dai media, causarono tanta sofferenza, tale descrizione è un avvertimento dalla storia. Nel 1946, il procuratore del Tribunale di Norimberga disse dei media tedeschi: “Prima di ogni grande aggressione avviarono campagne stampa volte ad indebolire le vittime e a preparare psicologicamente il popolo tedesco all’attacco. Nel sistema di propaganda, la stampa quotidiana e la radio furono le armi più importanti“.14606287Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Carovana solidale (per la fine del mondo)

Original File Name: 2016102426.jpg
DI PANAGIOTIS GRIGORIOU
greekcrisis.fr
La Grecia è ormai un paese dimenticato nel resto di Europa. I reporter da Atene non riescono a vendere i propri pezzi ai media occidentali. L’unica forma di attenzione rimasta è quella di singoli o associazioni che, ad esempio in Francia, raccolgono medicinali e aiuti per la popolazione e li portano fin lì (come si faceva con le zone più povere del terzo mondo). Chi resta, se ha un mestiere, prova a sopravvivere chiudendo i negozi e le attività per passare alle prestazioni a domicilio, ovviamente in nero. Chi non evade, del resto, paga fino al 75% di tasse sul fatturato, e deve pure versarle con un anno di anticipo. L’odio è grande, ma i politici non sembrano accorgersene, e pensano a reimpasti di governo, dove peraltro l’ultima parola spetta alla Troika, mentre il 40% della popolazione – tra cui molti bambini – è povera e oltre 4 milioni di greci vivono in case inagibili o in famiglie che non hanno alcun reddito, scontando gli effetti di un progetto (la UE) che non è affatto “degenerato” rispetto a quanto previsto, ma è sempre stato totalitario fin dall’inizio.
Edicola Atene
Edicola Atene
Attenzioni ed apprensioni. Sulle montagne della Grecia la prima neve è attesa per la fine della settimana, secondo i meteorologi, e allora lungo tutto il paese ci si prepara, si compra all’ingrosso la legna, come accade ogni anno da quando è iniziata la “crisi”. Ad Atene, davanti alle edicole, i Greci scrutano, o piuttosto commentano molto acidamente ciò che la stampa crede di potergli raccontare. “Tutti bugiardi”. Buona, questa!
Contro l'austerità. Carovana solidale, Ellinikon ottobre 2016
Contro l’austerità. Carovana solidale, Ellinikon ottobre 2016
La così detta “crisi” in realtà è una forma di guerra (economica, culturale, e simbolica che mina la società e distrugge la sovranità popolare e nazionale così come la … rara democrazia ancora in essere), dati i cambiamenti, ormai … largamente fatti propri tra i Greci.
I… grandi media francofoni (e non solo) del vecchio continente ignorano sistematicamente le notizie dalla Grecia, segno dei tempi? “Ecco il riassunto della situazione” “Il problema greco è stato risolto nel 2015 – ci dicono dalle redazioni dei quotidiani e degli altri media – la Grecia non interessa più ai Francesi” e di colpo i nostri articoli, i nostri racconti, non trovano più acquirenti” Così racconta un giornalista, corrispondente da Atene (come freelance) di diversi media francofoni, che ho incontrato recentemente.
Questa sorta di “oblio” non è poi così totale come sembra. La scorsa settimana, la Carovana della solidarietà” organizzata da alcuni collettivi francesi, è arrivata in Grecia, portando del materiale medico e delle medicine destinate ai dispensari sanitari autogestiti che sono nati in Grecia.
Pascal Franchet. Collettivi francesi solidali. Ellinikón, 22 ottobre
Pascal Franchet. Collettivi francesi solidali. Ellinikón, 22 ottobre
Veicolo. Collettivi francesi solidali. Ellinikón, 22 ottobre
Veicolo. Collettivi francesi solidali. Ellinikón, 22 ottobre
Incontri. Collettivi francesi. Ellinikón, 22 ottobre
Incontri. Collettivi francesi. Ellinikón, 22 ottobre
Durante l’intervista che Pascal Franchet, membro della Carovana, ha rilasciato a ERT (televisione greca, 24 ottobre 2016) ha espresso un concetto fondamentale:
“Sono ormai cinque anni che sono nati dei collettivi e delle associazioni di sostegno al popolo greco, con lo scopo di spiegare al popolo francese le cause della crisi che si sta vivendo in Grecia e per portare una solidarietà concreta attraverso la fornitura di medicine”. “Questi collettivi ed associazioni operano in una trentina di dipartimenti, localizzati in quasi tutte le regioni francesi. Essi lavorano unitariamente e fanno riferimento a diverse organizzazioni politiche di sinistra, a sindacati, ad associazioni altromondiste ed a semplici cittadini. Il loro obiettivo non è nè umanitario, nè caritatevole, ma militante e solidale. E’ un’iniziativa di solidarietà tra i popoli. Nel corso degli anni si sono consolidati legami diretti e relazioni tra questi collettivi francesi e i membri dei centri sociali autogestiti in Grecia. Ci sono invii regolari di medicine, di materiale sanitario e di soldi. E si sono creati legami personali di amicizia.
“Vengono organizzate delle collette presso la popolazione in Francia. I donatori sono semplici cittadini, professionisti della sanità (farmacisti,medici di base e specialisti, infermieri professionali) e intere strutture (ospedali, case di riposo ed altre strutture socio-sanitarie). I vari beni così raccolti sono selezionati e classificati da professionisti del settore” (..)
Yórgos Vichas cardiologo, iniziatore del Centro Medico Solidale. Ellinikón, 22 ottobre
Yórgos Vichas cardiologo, iniziatore del Centro Medico Solidale. Ellinikón, 22 ottobre
Chiusure. Atene, ottobre 2016
Chiusure. Atene, ottobre 2016
“Queste misure, fatte in nome dell’austerità non sono più giustificate in Grecia che in Francia. L’ingiustizia è fondamentalmente la stessa per tutti i popoli europei. Un altro punto in comune tra le popolazioni greca e francese è la perdita della sovranità politica nazionale in favore dell’Unione Europea che si comporta come un super stato antidemocratico ed incontrollato, che agisce come un riduttore dei diritti sociali dei popoli europei anzichè adoperarsi per l’armonizzazione economica e sociale tra le economie degli stati dell’Unione” (…)
“La Carovana militante e solidale riparte senza il materiale medico, ma carica di ricchezze umane grazie agli scambi avuti, alla straordinaria solidarietà e a delle amicizie entusiasmanti (…) Sappiamo che non sarà cosa facile uscire dalle tenebre, ma che è sempre più necessario e possibile che le nostre lotte comuni lo rendano possibile” (il testo di questa intervista mi è stato trasmesso dai membri della Carovana solidale, che ringrazio).
Fuori, nella città di Ellinikon, la via principale, supponiamo, prosegue con la sua fila di negozi e botteghe chiuse, di caffè … di vita persa. E le poche nuove aperture (spesso poco significative) non compenseranno mai le nostre perle economiche chiuse e oggi vuote. Ciononostante, alcune attività che si generalizzano, tengono botta … come il “professionista fantasma” che viene a domicilio con la sua ventiquattrore o la sua borsetta degli attrezzi .
Caffé chiuso in ottobre 2016 ad Atene
Caffé chiuso in ottobre 2016 ad Atene
Ristorante... “Asian Street Food” aperto in ottobre 2016 ad Atene
Ristorante… “Asian Street Food” aperto in ottobre 2016 ad Atene
Chiusure. Atene, ottobre 2016
Chiusure. Atene, ottobre 2016
La stampa greca parla spesso nei suoi reportages del caso di questa … nuova attività economica, necessariamente al di fuori dai paletti della legalità “Gianna X, ha gestito per 15 anni il suo salone di parrucchiera a Gerakas (quartieri ricchi) con una clientela affezionata e fedele. Dopo la crisi, ha visto i suoi clienti diminuire e,con essi, le sue entrate calare. Nello stesso tempo, i suoi costi sono aumentati in modo esponenziale, così come le tasse e le spese vive, facendo crescere il suo indebitamento verso le banche”.
“In questo modo, ha accumulato debiti anche verso il fisco, gli enti di Previdenza e, poiché aveva chiaro che la situazione non migliorava, Gianna ha deciso di chiudere bottega e portare i libri in tribunale”.
“Salvo che Gianna non è affatto sparita dal mercato. Lei continua a lavorare con una parte della sua clientela. Con la sua trousse in mano, senza registratore di cassa né fatture, ha iniziato le sue … visite a domicilio per fornire ai clienti lo stesso servizio di prima. I soldi così guadagnati entrano direttamente … in tasca: i soldi oggi si guadagnano “in nero”, liberi da imposte. D’altra parte Gianna ha minimizzato i suoi costi al massimo, visto che non versa più affitti per il salone, non impiega più altro personale, non ha costi vivi di funzionamento; certo, non sta versando nulla per la sua pensione, né può godere dell’assicurazione sulla malattia [ndt: la cassa mutua]. Lei non versa più un solo euro di imposte e, ovviamente, nemmeno l’IVA al 24%. Infine, figurando come disoccupata, percepisce qualche (ben magro) sussidio da parte dello Stato.
Prossima apertura. Atene, ottobre 2016
Prossima apertura. Atene, ottobre 2016
Immobile … recente (2012) non finito né occupato. Atene, ottobre 2016
Immobile … recente (2012) non finito né occupato. Atene, ottobre 2016
Certe zuffe... Atene, ottobre 2016
Certe zuffe… Atene, ottobre 2016
“Il caso di Gianna è uno, tra i migliaia che compongono ormai il nuovo paesaggio creato sul mercato da qualche anno, soprattutto in certi settori. Ci saranno dunque meno attività e meno negozi aperti, e più professionisti in giro, nuovi nomadi. Il lavoro in nero ed i “professionisti con la borsetta in mano” sono una tendenza in preoccupante aumento, secondo l’Istituto del GSEBEE[ndt: Confcommercio / Confartigianato greca]”, come riporta il settimanale politico “To Pontiki” del 24 ottobre 2016
A dir la verità i (presunti) lavoratori ed altri professionisti detti Autonomi in Grecia, devono versare in tasse, imposte ed altri contributi … dal 60% al 75% del loro giro di affari, con l’aggravante, decisa da questo anno, di versare sotto forma di… anticipo la cifra dovuta per l’anno fiscale 2017 (legge fiscale 2016 – Memorandum III.Tsipras), con un calcolo basato sul giro di affari degli anni precedenti, da correggere poi eventualmente in un secondo momento! Si può ben comprendere, allora, la scelta di Gianna.
I Greci … si impegnano anche … nella pesca, dato che hanno molto tempo libero e i bagnanti estivi sono quasi del tutto spariti; in un paese dove i suicidi, gli assassinii, le aggressioni e le risse … di origine economica tra gli abitanti dell’Ellade sono quotidiane e solo certe zuffe tra i nostri gatti sembrano sfuggire all’ultima (?) moda degli esseri umani.
La pesca Atene sud, ottobre 2016
La pesca Atene sud, ottobre 2016
Taverna provvisoriamente chiusa. Atene, ottobre 2016
Taverna provvisoriamente chiusa. Atene, ottobre 2016
Venditore di pesce e… anziano. Atene, ottobre 2016
Venditore di pesce e… anziano. Atene, ottobre 2016
L’ultima moda di certi esseri umani (?) è talvolta parlare di un reimpasto dello pseudo-governo, come fanno SYRYZA/ANEL, questa … nuova fase politica si sta concretizzando questa settimana, secondo quanto riportano i media. I ministri-istrioni [ndt: o ministri-buffoni, gioco di parole sul neologismo francese “ministrions”] si agitano come dentro un vaso o una bottiglia lanciata verso l’infinito oceano del niente; Skourletis (ministro dell’Energia) per esempio, dichiara che, in fin dei conti. saranno i creditori, quindi la Troika, che interverranno ad indicare la lista dei futuri ministri. Povere marionette!
Soprattutto, i sondaggi di opinione indicano (ma non ne avremmo bisogno, lo constatiamo tutti i giorni in Grecia) che gli elettori che hanno abbandonato SYRIZA (dieci punti indietro rispetto … agli altri burattini di Nuova Democrazia) sono in realtà perduti per sempre e che il più grande partito di Grecia sarà quello degli … astensionisti.
I restanti “Syrizisti”, neoliberali secondo l’ultimo cinismo così di moda, sembrano non avere la
minima coscienza del potenziale pericolo che corrono (io direi … fisico, e non solo politico), nel caso di un’esplosione improvvisa del coperchio sociale greco, in un futuro non determinato, ma certo, tanta è la rabbia verso questa realtà che alimenta l’imbroglio e, purtroppo, l’odio. Era da molto tempo (storicamente) che non mi capitava di osservare un tale odio della gente verso il “suo” governo, e questo, per esempio, non lo notano (volontariamente?) gli analisti che osservano … la necropoli greca dal loro paese.
I bagnanti non ci sono più. Atene sud, ottobre 2016
I bagnanti non ci sono più. Atene sud, ottobre 2016
Ci sono aspettative e, soprattutto, sobrie ansie.Sulle montagne della Grecia la prima neve è attesa per il fine settimana e, secondo gli ultimi dati delle Statistiche Greche (settembre 2016) circa il 40% della popolazione è privata dei beni e dei servizi essenziali, come il cibo e il riscaldamento; la percentuale sale al 44,5% per i giovani tra 0 e 17 anni.
Infatti, una famiglia su sei (17,7%) occupa un alloggio sostanzialmente inagibile, con i tetti che perdono acqua, i muri e i pavimenti devastati dall’umidità etc Nel complesso, più di 4.512.000 greci fronteggiano un concreto rischio di povertà, e con essi i loro bambini. E’ significativo che ben 230.774 bambini vivono in famiglie … senza nessun lavoratore e, praticamente, senza alcun reddito (stampa greca, 24 ottobre)
Gli amici della Carovana Solidale, arrivati dalla Francia, hanno ragione. Queste misure fatte in nome dell’austerità non sono giustificate in Grecia più di quanto lo siano in Francia e questa ingiustizia è fondamentalmente la stessa per tutti i popoli europei. Hanno ragione su tutto, salvo che, diciamo noi, su un punto non di poco conto. La così detta Unione Europea non è mai stata fabbricata con l’obiettivo di una armonizzazione sociale ed economica tra le economie dei vari Stati. Se non, forse … nella schiavitù, poiché si trattava fin dall’inizio di un progetto totalitario (come ora lo sono i Trattati detti “transatlantici”), era una UE che non è mai semplicemente stata “antidemocratica per errore o sue lacune” come qualcuno ama ancora presentarla, senza – a quanto mi pare – riuscire più a convincere.
Bandiera della UE bruciata davanti al parlamento. Atene, 2014 (stampa greca)
Bandiera della UE bruciata davanti al parlamento. Atene, 2014 (stampa greca)
Che l’avvenire sia migliore… ma senza dubbio, solo dopo l’inverno prossimo e, in più, se la geopolitica del mondo attuale lo permetterà.
Ad Atene, davanti alle edicole, i Greci scrutano sempre amaramente ciò che la stampa crede di volergli raccontare … “prima la fine del mondo e dopo quella della Grecia”!
Chissà? Nel vicinato c’è un nuovo animale adespota soprannominato “Tzioras”, molto espressivo. Segno dei tempi?

Tzioras, Atene, ottobre 2016
Tzioras, Atene, ottobre 2016

Panagiotis Brigoriou
Fonte: www.greekcrisis.fr
Link: http://www.greekcrisis.fr/2016/10/Fr0539.html#deb
27.10.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANZ

E’ ORA CHE IL POPOLO ITALIANO SAPPIA CHE FINE HANNO FATTO I SOLDI DONATI PER I TERREMOTATI DEL LAZIO (e non solo quelli)

terremoto-donazioni

di Emanuela Rocca
Ho iniziato, dal primo giorno del sisma,  a mettere da parte ogni articolo che riguardasse le donazioni per i TERREMOTATI del LAZIO…  e mi dispiace non averlo fatto anche per gli altri terremoti recenti, ma questo vi darà una vaga idea di quanti milioni abbia incassato il governo e potrete vedere da soli, con i vostri occhi “quanti” ne daranno o spenderanno per la ricostruzione e da che parte sono entrati.   Così tanto per renderci conto della “bontà” d’animo di chi ci amministra dall’alto.
SOLDI DATI PER I TERREMOTATI DEL LAZIO

accise sulla benzina dal giorno dopo il terremoto… cifra?
senza contare quelli raccolti dalle ONLUS di tutta Italia, dalle donazioni dirette alle banche, dalle donazioni con sms,  senza contare quelli CHE NON SAPPIAMO ANCORA
by Emanuela Rocca
fonte https://agoranewsonline.wordpress.com/2016/10/30/e-ora-che-il-popolo-italiano-sappia-che-fine-hanno-fatto-i-soldi-donati-per-i-terremotati-del-lazio-e-non-solo-quelli/