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sabato 28 gennaio 2017

George Soros, Agente del male.



George Soros, il sedicente “filantropo”, non è altri che un avido affarista che, negli ultimi 25 anni, ha sovvenzionato o direttamente provocato svariati colpi di stato contro liberi Stati al solo fine di speculare miliardi di dollari sulla pelle di decine e decine di milioni di umani ed estendere il dominio del Nuovo Ordine Finanziario Mondiale e della Cabala Massonica su tutto il pianeta.
Ma soprattutto, come lo descrive il sito wikispooks,
George Soros is a billionaire businessman whose commitment to “philanthropy” is underscored by his high budget Open Society Foundations. The source of his fortune is less openly discussed; he appears to be a deep politician whose hand is detectable in a number of ventures. He was been called “a soulless sociopath”, “the leading globalist puppet master” and by Sam Gerrans for Russia Today “a psychopath’s psychopath”.
La scia di rivoluzioni e colpi di Stato e l’acido che liquefa le Nazioni Libere e Sovrane emesso delle sorosiane Open Society Foundations, Otpor!USAID e da innumerevoli altre ONG da lui finanziate o eterodirette sono inferiori solo ai milioni di cadaveri provocati dalla destabilizzazione globale del massone Henry Kissinger (innumerevoli crimini di guerra, Phoenix Programme e autorizzazione all’utilizzo dell’Agent Orange in Laos, Cambogia e Vietnam, fallito Piano Solo – per minacciare Aldo Moro e il PSI – Italia 1964, golpe Untung di Suharto in Indonesia 1966, golpe in Grecia 1967, fallito golpe Borghese in Italia 1970, golpe in Cile 1973, massacro a Timor Est 1975, golpe in Pakistan 1977, omicidio di Aldo Moro 1978. impiccagione di Zulfikar Ali Bhutto Pakistan 1979, esplosione dell’areo di Muhammad Zia ul-Haq nel 1988, attentato a Benazir Bhutto Pakistan 2007, etc. etc. etc.).
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Henry Kissinger War Criminal
Entrambi, Soros e Kissinger, sono uomini di punta dellaCabala Massonica contro-iniziatica eversiva e sovversiva: quella di Three EyesHathor PentalphaWhite Eagle,Edmund Burke et similia.
DC leaks ha aperto un portale interamente dedicato alle mail riservate e segrete del cabalista Soros e in prima pagina campeggia questo caustico giudizio:
George Soros […] guida più di 50 fondazioni sia globali che regionali. È considerato l’architetto di ogni rivoluzione ecolpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi 25 anni. A causa sua e dei suoi burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e non un faro di libertà e democrazia. I suoi servi hanno succhiato sangue a milioni e milioni di persone solo per farlo arricchire sempre di più. Soros è un oligarca che sponsorizza il partito Democratico, Hillary Clinton, centinaia di uomini politici di tutto il mondo. Questo sito è stato progettato per permettere a chiunque di visionare dall’interno l’Open Society Foundations di George Soros e le organizzazioni correlate. Vi presentiamo i piani di lavoro, le strategie, le priorità e le altre attività di Soros. Questi documenti fanno luce su uno dei network più influenti che opera in tutto il mondo.

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George Soros e il suo Impero del Male


Ecco cosa afferma il finanziatore e organizzatore del golpe dei neonazisti di Pravij Sektor e Svoboda in Ucraina contro Yanukovych«Sono necessarie almeno quattro decisioni. Primo, va fatta una chiara differenza fra la partecipazione all’Unione europea e quella all’area euro. Coloro che non sono nella zona monetaria andrebbero trattati come membri di seconda categoria dell’Unione. Quindi, la Ue dovrebbe mettere a frutto il suo merito di credito – la sua solidità come emittente di titoli debito per finanziarsi – che resta pochissimo sfruttata ed è eccellente. Terzo, la Ue si deve proteggere dai nemici esterni [il massone George Soros intende la Russia, ndr] e deve riconoscere che l’Ucraina è la più grande risorsa che abbia per la propria sicurezza. Difendendosi, l’Ucraina difende anche l’Europa. Quarto, la Ue deve rivedere completamente i suoi piani per gestire la crisi dei rifugiati».
A parte l’Ucraina, è proponderante l’interesse che per il sovversivo circuito latomistico ultrareazionario e antidemocrtatico di George Soros & Co. riveste la crisi dei migranti.
Corifei mercenari foraggiati dal Soros affermano che, senza gli immigrati, gran parte delle pensioni erogate in Italia e nel resto d’Europa non avrebbero più copertura.

Una menzogna senza pari. I migranti rappresentano un costo sociale immane. A parte i costi per il mantenimento, non dobbiamo dimenticare che, a fronte di un modesto 8,3% di extracomunitari attualmente residenti, questi stessi commettono quasi il 35% dei reati in Italia:
È vero che i reati – in tutta la Ue tra l’altro – sono in calo, nonostante l’aumento dei flussi migratori. Ma è anche vero che gli stranieri sono l’8,3 per cento della popolazione residente in Italia, mentre nelle carceri del Bel Paese «pesano» molto di più (intorno al 32 per cento, 17mila stranieri su 52mila detenuti secondo le statistiche del giugno di un anno fa). Il tutto anche al netto delle valutazioni delle tipologie di reato, che non saranno i più gravi e violenti (prostituzione, traffico di droga e furti quelli per cui la maggior parte degli extracomunitari finiscono dietro le sbarre) ma certo destano allarme sociale.

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George Soros burattinaio di Obama e Clinton



La verità è un’altra: i burattini della Cabala Massonica,  Jimmy Carter, Gerald Ford, Ronald Reagan, Bill e Hillary Clinton, i Bush, Barack Obama, hanno destabilizzato Libano, Afghanistan, Iraq, Siria, Somalia, Sudan, Libia, Ucraina, per due scopi.
Il primo è permettere alle Locuste delle Multinazionali di appropriarsi di enormi ricchezze naturali in cambio di tanto denaro (definiti contributi alle campagne elettorali o alle fondazioni) e il secondo è quello di creare una massa enorme di centinaia di milioni di lavoratori a costo limitato da importare massicciamente in Europa deflazionando il costo del lavoro locale e distruggendo il welfare europeo.
E’ principalmente la paura per i crimini compiuti dai profughi (si pensi ad esempio alle numerosissime aggressioni sessuali perpetrate dai migranti a Capodanno 2016 in tutta la Germania) il motivo per cui la #Brexit ha riscosso enorme successo, malgrado le balle sesquipedali sparate dal Soros prima del referendum: «le conseguenze della Brexit sull’economia britannica saranno paragonabili a quelle della crisi finanziaria del biennio 2007 – 2008»Tanto vero (o, per meglio dire, tanto falso) che l’economia britannica ha ripreso a veleggiareverso una robusta crescita, mentre i Paesi dell’Eurolager, appesantiti dall’Euro, come l’Italia, stanno sprofondando in piena recessione.
George Soros è come Goldman Sachs, un’importante pedina per il raggiungimento degli scopi della Massoneria deviata, che, alla faccia dell’eterogenesi dei fini, continua a perseguire – e realizzare – da secoli  gli stessi pervertiti fini inumani, materialistici e oggettivistici.
La prima cosa che dovete sapere su Goldman Sachs è che è ovunque. La più potente banca d’investimento del mondo è come un grande calamaro vampiro che avvolge nelle sue spire il volto dell’umanità e che inesorabilmente affonda il suo imbuto grondante sangue in tutto ciò che odora di soldi.
Ricordiamo quanto abbiamo scritto in un nostro precedente articolo:
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Soros
è attualmente presidente del Soros Fund Management e dell’Open Society Institute ed è anche ex membro del Consiglio di amministrazione del Council on Foreign Relations. Il suo appoggio al movimento sindacale polacco Solidarnosc, e il supporto all’organizzazione cecoslovacca per la tutela dei diritti umani Charta 77 (manifesto del 6 gennaio 1977 per una liberalizzazione del regime), hanno contribuito alla fine del dominio dell’Unione Sovietica in questi Stati. Il suo finanziamento e organizzazione della Rivoluzione delle Rose in Georgia è stato ritenuto cruciale ai fini del successo della stessa da osservatori sia Russi che Occidentali, nonostante Soros abbia dichiarato che il suo ruolo sia stato “largamente sopravvalutato”. Negli USA è noto per avere elargito larghe somme di denaro agli avversari di George W. Bush nel corso delle ultime elezioni presidenziali. Ha appoggiato il democratico Barack Obama alle presidenziali americane del 2008. L’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker scriveva nell’introduzione de “L’alchimia della finanza”, un libro pubblicato da Soros nel 2003: “George Soros ha lasciato un segno nella veste di speculatore dall’enorme successo, saggio abbastanza dal ritirarsi sostanzialmente quando ancora il gioco volgeva a suo favore. Il grosso delle sue enormi vincite sono oggi votate ad aiutare paesi emergenti o in via di transizione a rendersi delle “società aperte”, aperte non solo nel senso della libertà di scambi commerciali, ma soprattutto tolleranti nei confronti delle nuove idee e dei diversi approcci di pensiero e comportamentali”.
È uno dei finanziatori di movimenti rivoluzionari in Ucraina, in Georgia e anche Bielorussia. […]
Soros ha un acuto interesse per la filosofia, e la sua visione filosofica è influenzata fortemente da Karl Popper, suo insegnante alla London School of Economics. Il suo Open Society Institute è stato così chiamato dopo il lavoro in due volumi di Popper: The Open Society and Its Enemies (Wikipedia, voce George Soros)
Karl Popper non è stato solo il Magister di George Soros. E’ stato il suo vate e soprattutto il Padre Esoterico, colui che l’ha instradato verso la Massoneria delle philosophiae occultae. Paul Feyerabend chiamava Karl Popper, Kronos (“Popper and His Popular Critics: Thomas Kuhn, Paul Feyerabend and Imre Lakatos” di Joseph Agassi).
Anche Soros ha dovuto uccidere metaforicamente il padre esoterico. Come Zeus ha sconfitto Kronos-Saturno
È stato Platone – scrive Popper – ad inquinare l’intera teoria politica dell’Occidente. “Chi deve comandare?”, questa è, ad avviso di Platone, la domanda essenziale cui dovrebbe rispondere il teorico o filosofo della politica. A tale domanda Platone rispose che devono comandare i filosofi. La stessa domanda ha poi ricevuto, di volta in volta, le risposte più disparate: devono comandare i religiosi; devono comandare i militari; devono comandare i tecnici; devono comandare i migliori; no, deve comandare il migliore; un principe di stirpe divina; un principe armato; deve comandare chi è re per grazia di Dio; chi è re per grazia di Dio e volontà della nazione; chi è re per volontà della nazione; deve comandare questo o quel ceto; deve comandare questa o quella razza; questa o quella classe; il potere è del popolo.
La storia delle dottrine politiche può venir vista come la storia di teorie alla ricerca della legittimazione o giustificazione del potere di qualcuno, di qualche gruppo, di questo o quel ceto, di questa o quella razza, di questa o quella classe. Ebbene, questa ricerca è semplicemente impossibile, è ricerca di ciò che non esiste: nessun individuo o gruppo o razza o classe è venuto al mondo con l’attributo della sovranità sugli altri. È quindi irrazionale andare alla ricerca di ciò che non esiste. È sviante la domanda: “chi deve comandare?”, mentre razionale, ha sostenuto Popper per quasi sessanta anni, è la domanda: «Come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?». È questa la domanda sottesa alla società aperta. Non chi deve comandare, ma come controllare chi comanda: questo è quanto vogliono sapere uomini fallibili che costruiscono, proteggono e perfezionano le istituzioni democratiche, regole che permettono la pacifica e laboriosa convivenza di uomini fallibili e portatori di idee ed ideali diversi o anche contrastanti. (Karl Popper, “La Società Aperta e i suoi nemici – Platone Totalitario”)
George Soros si sente come Platone. Lui è uno degli optimates, uno degli aristoi, uno dei pneumàtici che hanno il diritto di creare e definire il Nuovo Ordine Mondiale. a scapito dei miliardi di quelle che lui, come tutti gli altri cabalisti neoaristocratici, non può che sentire come “bestie umane”.
L’etica dell’uomo Soros, se “etica” può definirsi la predazione continua di ricchezze a’ danni dei poveri, non è dissimile dalla predazione dei demoniaci barbari tedeschi dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, ed
è lo stesso George Soros ad ammettere pubblicamente di essere uno dei principali speculatori internazionali. Ad esempio, in un’intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian il 19 dicembre 1992, riportata anche nel documento “Lo sviluppo moderno dell’attività finanziaria alla luce dell’etica cristiana”, preparato dalla Commissione Pontificia “Justitia et Pax”, Soros testualmente dice: “Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perchè faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l’Inghilterra, né l’ho fatto per danneggiarla. L’ho fatto semplicemente per far soldi.” Questa dichiarazione vale anche per la lira italiana. In un altro articolo scritto per il Times di Londra il 12 settembre 1995, Soros dice a riguardo del suo operato speculativo: “Mi sono mosso nell’ambito di regole decise da altri. Se le regole falliscono, non è colpa mia in quanto partecipante, ma di coloro che le hanno decise… quando gli speculatori fanno profitti, in qualche modo le autorità hanno fallito.” (articolo, Due procure indagano su Soros, movisol.org)
In un Paese molto più democratico dell’Italietta renzista e cioè la Russia, George Soros è ricercato per i suoi gravissimi crimini.
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George Soros burattinaio di Obama



Non dimentichiamo che dietro tutte le cosiddette “rivoluzioni colorate” c’è sempre e soltanto lui, George Soros, il burattinaio di Barack Obama:
La Rivoluzione delle Rose in Georgia. La Rivoluzione Arancione in Ucraina. La Rivoluzione dei Tulipani in Kirghizistan. La Rivoluzione Zafferano in Myanmar. La rivoluzione verde in Iran. Il Popolo Viola in Italia. Dietro tutti questi (e altri) colori sembra esserci la mano dello stesso artista, uno dei massimi rappresentanti del “capitalismo etico” di sinistra George Soros, un finanziatore e speculatore tanto caro al Premio Nobel per la Pace 2009. (Le rivoluzioni colorate di Soros)
E’ una follia perniciosa quella che permea le azioni di George Soros, il quale è infastidito per la crisi delTanatocapitalismo Globale (il Capitalismo-Morte):
ha, infatti dichiarato che,
posso già discernere i preparativi della crisi finale. […] Dei movimenti politici indigeni sono suscettibili di ritenersi capaci di espropriare le società multinazionali e di riprendere possesso delle ricchezze ‘nazionali’.
Giusto per chiarire le cose:
il cabalista George Soros ce l’ha a morte con chi combatte – solo per fare un esempio – per far rimanere in mano pubblica l’acqua potabile, contrastando il cinismo di partiti che sovvertono gli esiti di referendum nazionali pur di svenderla a famigerate e criminali Multinazionali, il cui unico scopo è rivendere l’acqua al decuplo dei prezzi pre-privatizzazione, con immensi profitti da distribuire anche a facilitatori, ungitori e comparuzzi vari.
Un concetto è da tenere ben chiaro in mente: Soros è il tipico rappresentante di quella sedicente “sinistra” mondiale che ha come unico scopo la destrutturazione degli Stati sociali e democratici per imporre il suo Totaler Staat Mondiale, quello degli autoreferenziali Aristoi.Tra questi Neomalthusiani ricordiamo Tony Blair, Bill e Hillary Clinton, François Mitterrand, Jacques Attali, Gerhard Schröder, Christine Lagarde, François Hollande, non dimenticando l’intero PD italiano, soprattutto oggi che viene declinato in chiaveRenzista.
A riprova di ciò, il giudizio di George Soros sul caudillo di Rignano:
Credo che Renzi sia abbastanza abile – è un politico molto abile – da non permettere che si arrivi a un referendum che lui rischia di perdere. Immagino che modificherà il piano che sottopone al voto dei cittadini, in modo da raccogliere abbastanza sostegno da farlo passare. E questo sarebbe positivo perché il piano attuale ha delle serie carenze e ora Renzi ha un’occasione per modificarlo.
Soros, come JpMorgan Chase, è un profondo odiatore delle Costituzioni antifasciste che assicurano diritti sociali e costituzionali ai danni delle parassitarie Multinazionali e del criminale libero Mercato, il Tanatocapitalismo:
Una cena per decidere, una per confermare le decisioni. Primo giugno 2012, primo aprile 2014. Due protagonisti sempre presenti: il presidente del consiglio Matteo Renzi, l’ex premier britannico Tony Blair. Un terzo (presente con suoi rappresentanti) è l’organizzatore, il vero beneficiario dei frutti degli incontri: la banca d’affari JpMorgan. Scrive il quotidiano britannico “Daily Mirror”:
«Renzi è il Blair italiano non solo nelle intenzioni politiche, ma anche nelle alleanze economiche. Un esempio? La JpMorgan».
Riforma delle Provincie, riforma del Senato, riforma del lavoro, riforma della pubblica amministrazione, riforma della Giustizia, riforma del consiglio dei ministri, riforma elettorale. La Costituzione italiana, quella votata dopo la vittoria sul fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, quella pensata per impedire una futura svolta autoritaria nel Paese sta per essere stravolta. Così ha deciso il presidente del consiglio Matteo Renzi. Così ha suggerito la JpMorgan.
I fatti. Il primo giugno 2012 la banca d’affari statunitense organizza una cena a palazzo Corsini a Firenze. Il padrone di casa Jamie Dimon (amministratore delegato della JpMorgan) invita l’allora sindaco della città Renzi e il già ex primo ministro, e da quattro anni consulente speciale della banca, Blair. Il primo aprile 2014 la scena di sposta Oltremanica. Questa volta gli onori di casa lo fa l’ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano. Durante la cena a base di pesce Renzi e Blair discutono in privato.
Il giorno successivo Blair rilascia un’intervista a “La Repubblica”, in cui afferma:
«I momenti di grande crisi sono anche momenti di grande opportunità. In tempi normali sarebbe difficile per chiunque realizzare un programma ambizioso come quello delineato dal nuovo premier italiano. Ma questi non sono tempi normali per l’Italia. Renzi comprende perfettamente la sfida che ha di fronte. Se facesse solo dei piccoli passi rischierebbe di perdere la spinta positiva con cui è partito. Perciò c’è una coerenza tra il suo programma di riforme costituzionali e le riforme strutturali per rilanciare l’economia. E la crisi può dargli l’opportunità per compiere quei cambiamenti che sono necessari al Paese, ma che finora non sono mai stati fatti per le resistenze di lobby e interessi speciali». […]
In un’altra intervista, rilasciata al quotidiano britannico “The Times”, sempre Blair ha detto:
«Il mutamento cruciale, delle istituzioni politiche, neanche è cominciato. Il test chiave sarà l’Italia: il governo ha l’opportunità concreta di iniziare riforme significative».
Ricapitolando. Blair ha confermato il suo appoggio a Renzi sulla strada delle riforme. Ma come abbiamo ricordato non è più il politico che parla. Oggi il fu leader dei laburisti riceve uno stipendio di milioni di dollari l’anno per fare da consulente a una delle più importanti banche d’affari del mondo (seconda solo alla Goldman Sachs), formalmente denunciata dalla Casa Bianca di essere stata la «responsabile della crisi dei subprime», che ha poi scatenato la crisi economica mondiale.
Ha scritto l’economista statunitense Joseph Stiglitz:
«Le banche d’affari si servono di consulenti come la massoneria si serve dei propri membri. I consulenti oliano gli ingranaggi della politica, avvicinano i politici che contano alle banche giuste e promuovono presso di loro politiche compiacenti a quelle indicate dalle banche».
Che cosa si intende per «politiche compiacenti a quelle indicate dalle banche»? Il 28 maggio 2013 la JpMorgan ha redatto un documento di sedici pagine dal titolo “Aggiustamenti nell’area euro”. Dopo che nell’introduzione si fa già riferimento alla necessità di intervenire politicamente a livello locale, a pagina 12 e 13 si arriva alle Costituzioni dei Paesi europei, con particolare riferimento alla loro origine e ai contenuti:
«Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea».
«I problemi economici dell’Europa sono dovuti al fatto che i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo», prosegue l’analisi della banca d’affari.
Andando avanti nella lettura il documento entra più nello specifico:
«I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».
Riassumendo, la JpMorgan ci dice: liberatevi al più presto delle vostre costituzioni antifasciste.
«L’idea d’uno Stato dove i poteri legislativo, esecutivo, giudiziario appartengano a organi diversi e siamo tutti eguali davanti alla legge» a esser malvista dalla parte dominante nel Ventunesimo secolo. Soprattutto, sono malviste le Costituzioni nate dalla Resistenza. Specie quelle del Sud Europa: in Italia, Grecia, Spagna, Portogallo», denuncia il giurista Franco Cordero.
Per l’economista Emiliano Brancaccio: «Maggiore è il potere del parlamento, più è difficile ridimensionare lo stato sociale. Un orientamento di segno opposto, invece, mira a redistribuire il reddito favorendo il profitto e le rendite, non certo a un ammodernamento del Paese. Nella Costituzione italiana e in quelle antifasciste ci sono norme che vincolano la tutela della proprietà privata, che può essere espropriata per fini di pubblica utilità. Le istituzioni finanziarie hanno spesso interesse a realizzare acquisizioni estere di capitali nazionali, e dunque hanno interesse a garantire che la proprietà del soggetto straniero che acquisisce sia tutelata. Con queste Costituzioni il soggetto straniero che viene ad acquisire spesso a prezzi stracciati capitale nazionale di Paesi in difficoltà non è totalmente tutelato perché potrebbe essere espropriato. Dietro la parolina magica “modernizzazione”, spesso pronunciata da JpMorgan, c’è dunque la tutela degli interessi di chi vuole venire a fare shopping a buon mercato in Italia e in altri paesi periferici dell’Unione europea». (Franco Fracassi, Micromega; il grassetto è nostro, ndr)
Un’ultima chiosa di Giorgio Cremaschi sulla famigerata schiforma o controriforma costituzionale o deforma costituzionale PDuista, conosciuta come ddl Boschi, appare necessaria:
Pochi giorni fa George Soros sul Corriere della Sera dispensava buoni consigli a Renzi su come vincere il referendum costituzionale. In questo modo il più famoso di quei moderni pirati che sono gli speculatori finanziari internazionali confermava ciò che in molti sappiamo. Che la finanza e le banche, quell’1% di super ricchi che oggi ha in mano il potere, abbiano diretto interesse nella vittoria della controriforma della nostra Costituzione. E che per vincere questi signori siano disposti a fare carte false e anche per questo, dopo mesi di campagna per il SI a reti unificate, ancora non sappiamo quando si andrà a votare.
Il pronunciamento di Soros, che segue quello di Confindustria, top manager di multinazionali, banchieri italiani ed europei, ci porta direttamente alla dimensione sociale dello scontro sulla controriforma costituzionale. Cioè al fatto che, contrariamente a quanto affermato dai suoi estensori, la controriforma di Renzi abbia proprio il fine ultimo di affossare la prima parte della Costituzione del 1948.
La legge Boschi sistematizza processi di riduzione dei poteri e dei diritti popolari e del lavoro, di centralizzazione del potere, iniziati negli anni 80 del secolo scorso con i governi di Bettino Craxi. Non a caso è in quegli anni che si comincia a parlare di governabilità e decisionismo. Allora si lanciò il progetto di una “grande riforma” che superasse il sistema costituzionale uscito dalla sconfitta del fascismo e rafforzasse il potere di decidere del governo e del suo capo. Craxi accompagnò questo suo disegno con il taglio per decreto legge del salario determinato dalla scala mobile. Questo per chiarire quale fosse il segno sociale ed economico del decisionismo rivendicato. Nel mondo della globalizzazione dei mercati e della speculazione finanziaria dominante sarebbe stato necessario un nuovo tipo di governo, più simile all’amministrazione di una grande impresa che al governo democratico della società.
Contemporaneamente allo smantellamento di quei lacci e lacciuoli, per usare la definizione di Guido Carli, che limitavano mercato e potere d’impresa, negli anni 80 si diede il via alla piena affermazione del potere della finanza sul bilancio pubblico. Nel 1982 venne decisa la separazione del Tesoro dalla Banca d’Italia, per cui da quel momento l’amministrazione pubblica per i suoi bisogni avrebbe dovuto indebitarsi con le banche e la finanza internazionale a prezzi di mercato, invece che ricorrere alla Banca d’Italia come nei decenni di crescita precedenti. Insomma negli anni 80 si misero in campo tutte le basi delle politiche liberiste contro il lavoro e i diritti sociali, poi sviluppatesi nei trenta anni successivi.
Ora Renzi riprende e porta a conclusione tutti i progetti di riforma autoritaria della democrazia nati oltre trenta anni fa, contemporaneamente ed assieme all’affermazione delle politiche economiche e sociali liberiste. Il suo quindi non è un cambiamento, ma il compimento sul piano istituzionale delle politiche che da trenta anni colpiscono il lavoro.

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