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sabato 14 gennaio 2017

INDIA: LA “MANINA” USA DIETRO LA GUERRA AL CONTANTE

INDIA:  LA "MANINA" USA DIETRO LA GUERRA AL CONTANTE

di Maurizio Blondet
Esiste un segretariato dell’ONU, United Nations Capital Development Fund  (UNCPD) di  cui pochissimi conoscono l’esistenza. Ma lo conoscono bene Master Card Foundation e  la Bill and Belinda Gates Foundation,  perché ne sono divenuti i più generosi donatori. Il motivo: l’UNCPD è la centrale ideologica occulta del progetto di abolizione mondiale  del contante. E’ l’ente – con Bill Gates e  le finanziarie che emettono carte di credito, come Master Card –  del crudele esperimento sociale  che ha luogo in India, la  prima cashless society a spese di un miliardo di poveri, che  non hanno, ne possono avere, un conto in banca.  Ricostruire  chi  e come ha indotto quell’esperimento in corpore vili, è un istruttivo compendio dei metodi con cui gli   interessi americani  si impongono dietro le quinte.
Master Card in versione indù
Presso la sede a  New York dell’ UNCPD (“Fondo per lo Sviluppo del Capitale”: piuttosto esplicito) ha sede il segretariato della   Better Than Cash Alliance  (Alleanza Meglio-del-contante:  molto  esplicito) ,   nata nel 2012, un’associazione di puri idealisti che promuovono la scomparsa del liquido. Mastercard, Visa, Dell Foundaton, Omidyar Network (eBay), Citi,  insomma le IT, e-commerce e finanziarie che si aspettano di fare miliardi dal passaggio totalitario ai  pagamenti elettronici.  Ma non si deve tralasciare che della Better than Cash Alliance sono soci anche  il noto fondo filantropico e umanitario  che è la Gates Foundation (Microsoft) e l’USAID,  l’ente americano volto a  a fare il bene   dei popoli sottosviluppati – come dice il nome: Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo   Internazionale” –  che l’agenzia del Dipartimento  di Stato e  una delle principali  coperture della CIA nelle operazioni estere.
E’  dunque ovvio che l’USAID abbia sede aperta a Nuova Delhi, e dia consigli per migliorare lo sviluppo ai governanti.  L’USAID  finanzia  (le cifre  segrete) un’associazione di cui il pubblico ha avuto notizia solo l’ottobre scorso, ossia un mese prima che il premier Modi   annunciasse lì abolizione delle banconote più usate dagli indiani: la “Catalyst  – Inclusive Cashless  Payment  Partnership”,  che  nel suo primo comunicato stampa del 14 ottobre, si definisce “la fase ulteriore della  collaborazione fra USAID e Ministro delle Finanze [indiano]  per facilitare l’inclusione  finanziaria universale”.
Infatti nella lingue di legno orwelliana,   l’abolizione del denaro fisico viene gabellata  come “inclusione”  dei poveri,  di cui va facilitata l’entrata nei gioiosi benefici del sistema bancario,  da cui sono finora esclusi.   Nonostante che in India, come ha appurato uno studio della stesso USAID,  97% delle transazioni avvengano in banconote, e  solo il  55% degli indiani ha un conto in banca ma – attenzione! – “solo il 29 per cento di questi conti sono stai usati  negli ultimi tre mesi”.  I poveri dell’India sono stati “esclusi” dall’economia con l’abolizione   del contante, e  le conseguenze si vedranno nei prossimi mesi.
Ma importa poco a lorsignori. L’ambasciatore Usa Jonathan Addleton, che è anche il capo-missione USAID in India,  è stato chiaro: “L’India è all’avanguardia degli sforzi globali di digitalizzare le economie  e creare nuove opportunità per la parte  di popolazione difficile da raggiungere. Catalyst sosterrà questi sforzi concentrandosi sul compiti di rendere senza contanti gli acquisti quotidiani”.
Catalyst, partecipazione di USAID  e Ministero  delle Finanze indiano, dove ha   sede  a Delhi? Nello IFMR, un istituto di ricerca di cui è membro il capo della Gates Foundation in India, il banchiere  Nachiket  Mor, e che è finanziato da  donatori Usa e da molti degli interessi partecipanti alla “Better Than Cash Alliance”.  “Oltre 35  importanti organizzazioni indiane, americane e internazionali si sono unite al ministro delle finanze e all’USAID  in questa iniziativa”, si legge in un euforico annuncio dello stesso USAID.
Ci si può chiedere come mai al  grande  esperimento non si sia opposto, o non abbia  almeno obiettato, l’autorità di emissione. Risposta facile: a  capo della Reserve Bank of India è stato, dal 2013  fino al settembre scorso, Raghuram  Rajan; terminato il suo incarico a settembre 2016, è tornato a fare quel che faceva prima: il docente di economia alla  Università  di  Chicago.   Dal 2003 al 2006, il personaggio è stato capo economista al Fondo Monetario a Washington . Questo “indiano” è stato  anche presidente  della American Finance Association, per le sue teorie è sta (riccamente) premiato da Deutsche Bank  e da Infosys; ha ricevuto il “Premio Financial Times –Goldman Sachs  per il miglior libro di economia”;  è stato decretato  “Indiano dell’anno” dalla rivista Euromoney.   Potrebbe succedere  alla Lagarde a capo del Fondo Monetario. E’ dunque uno di quei tecnocrati transnazionali  (e  “apatridi”, li diceva De  Gaulle)  selezionato  e coccolato dai  poteri  sovrannazionali per   completare le loro strategie secondo l’ortodossia monetaria, un po’ come (in piccolo)  Padoa Schioppa, Mario Draghi, Padoan..
Difatti  Rajan  è anche  membro di un club molto esclusivo,  che si riunisce a porte chiuse  e senza fare verbali delle sedute: il Gruppo dei Trenta, “un corpo privato internazionale”  dove colludono grandi banchieri privati e i governatori  delle banche centrali (ovviamente,  c’è Draghi)
E’ chiaro che il Group of Thirty sia la centrale strategica di coordinamento della guerra  al contante;  in esso il peso degli americani o americanizzati come Rajan, è del tutto preponderante.
Il Gruppo dei Trenta
Il 2013, quando Rajan passa dagli uffici direttivi del Fondo Monetario a  Washington alla massima poltrona della banca centrale indiana, è anche l’anno in cui viene fondata  la “Better  Than  Cash Alliance”.  Appena insediatosi, il nuovo governatore si china sui problemi dei poveri:  crea nella Reserve Bank of India un “ “Committee on Comprehensive Financial Services for Small Businesses and Low Income Households”,  per le famiglie a basso reddito e i piccolissimo commercio.   Una impresa   umanitaria, come sempre  fannoi globalismi. E chi mette a capo di questo committee?  Nachiket Mor, banchiere,  quello che abbiamo visto   diverrà capo della Gates Foundation per l’India. Naturalmente lo scopo è di “promuovere l’inclusione dei poveri e delle aree  rurali” attraverso…. l’abolizione del contante. Nel Committee figurano, di conseguenza, filantropi come un ex amministratore delegato di Citigroup, l’agenzia indiana di rating CRISIL posseduta da Standard & Poor’s,   la National Payment Corporation of India, ossia l’organizzazione di tutti i servizi di pagamento digitale, eccetera.
Si noti: nel triennio in cui Rajan, prestato da Washington,  è stato governatore della banca centrale,  è stata amatissimo dal settore finanziario, per il quale ha scatenato  la deregulation,  ma detestato dagli imprenditori dell’economia reale, gli industriali, per la sua politica monetaria estremamente restrittiva.  A giugno,  è stato  attaccato da un ex ministro del commercio e  membro del partito al potere, Subranian Swamy:  “Il suo pubblico   favorito era l’Occidente, e in India, la società  occidentalizzata e  trapiantata”.  Disse Swamy.  Allora   Rajan ha annunciato che non avrebbe più cercato un secondo mandato.   Il suo compito era finito: già nel maggio la sua banca centrale aveva   annunciato  la stampa delle nuove banconote da 2000 rupie, che avrebbero sostituito quelle da 500  e  1000, che sarebbero state tolte dalla circolazione  entro dicembre.  Erano i tagli  usati dal brulichio della micro-economia indiana,  l’86% del circolante.
L’improvvisa sparizione di tali banconote ha prodotto un vero e proprio infarto dell’economia informale, quella di  cui campa quasi un miliardo  di indiani.  C’è  il sospetto che questo fosse uno degli scopi del banchiere centrale; nei giorni della crisi, in cui non si trovavano banconote  da 100 e 500  e si allungavano le file di disperati che andavano nelle banche a depositarle per avere i tagli da 2000, i supermercati  “moderni” erano benissimo forniti nei  loro bancomat interni –  praticamente distruggendo la concorrenza della piccola economia in nero.
Ma per Visa, Mastercard, i fornitori di servizi digitali, Microsoft, DELL, Citi eccetera l’operazione invece è stata un successo se  l’imposizione del  no-contanti è riuscita in India (il  costo umano per costoro non conta, è noto) riuscirà ancor meglio in Europa, dove  la classe dirigente è guadagnata al  progetto e la cittadinanza è passiva. In india, il traumatico passaggio alla società senza contanti per tutti  gli operatori economici che si possono permettere un POS, e  che prima anch’essi operavano in contanti, è stata una dura   lezione che non dimenticheranno.  Forse il   governo Modi cadrà,  travolto dal malcontento popolare; ma che importa  agli strateghi?  Sono tornati  alle loro cattedre di Washington, alle loro poltrone transnazionali. Rafforzati  da quest’esperimento,  accelereranno   la espansione totalitaria della cashless society a tutti noi.
Il racconto di cui sopra ci ha consentito  di intravvedere che   la spinta all’abolizione del contante, la sua promozione globale, viene appunto da Washington. I motivi sono palesi e numerosi.  Sono le grandi  compagnie Usa a dominare il business del pagamenti digitali  e dell’IT su scala mondiale.  Il potere politico-economico che iene dalla possibilità di sorvegliare tutti i pagamenti  nazionali e internazionali,   che avvengono tramite banca, offre  un bel campo d’azione alla Cia e alle altre agenzie americane di  spionaggio (anche industriale). Essendo il dollaro la moneta di riferimento  mondiale,  di fatto chiunque  – individuo, impresa o paese – che partecipa   all’economia senza contanti si trova soggetto alle leggi americane  e non a quelle del diritto internazionale; ancor più di quanto lo siamo adesso – e   come si vede dalle multe che gli Usa impongono su Volkswagen, Deutsche Bank, Fiat Chrysler  o  qualunque banca estera che faccia – poniamo – transazioni con un paese a cui l’America ha imposto sanzioni.  Ditte europee che hanno commerciato con l’Iran  sono state escluse dal sistema finanziario internazionale,   basato su trasferimenticashless: non possono più  pagare nemmeno le compagnie di autotrasporti e logistiche che possano portare le loro merci ad altri clienti.   Ad  altre banche viene tolta la licenza per operare in Usa, il che significa la morte.
Ovviamente, il progetto di dominio totale ha volonterosi complici nel sistema creditizio e finanziario.  Ingolosito dalle commissioni che  potrà estrarre da ogni minima transazione – quelle che  sfuggivano al tributo bancario  –  per miliardi.  Ma ancor più attratto dal fatto che, nella società senza contanti, diventa invisibile  l’insolvenza delle banche: l’insolvenza fondamentale della banca che crea denaro dal nulla indebitando, l’insolvenza delle banche schiacciate dai cattivi crediti concessi ai compari, amici e complici (come ha mostrato la MontePaschi).  Non saranno più   possibili corse agli sportelli; le più criminose operazioni  saranno impunite. Le banche centrali inietteranno cifre spettralmente illimitate – tutti i poteri si saranno sottratti al giudizio degli esseri umani.

Bill e Melinda Gates, filantropi e monopolisti



Maurizio Blondet
fonte http://www.maurizioblondet.it/india-la-manina-usa-dietro-la-guerra-al-contante/

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