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giovedì 23 febbraio 2017

Che mangino brioche di Marco Travaglio


Che mangino brioche
di Marco Travaglio
C’erano dei fascisti alla manifestazione romana dei tassisti e degli ambulanti contro il governo? Sì, ce n’erano (le indagini ci diranno se facevano parte dei dimostranti o erano infiltrati di Forza Nuova). C’erano dei violenti con le bombe carta, i petardi e i tirapugni? Sì, ce n’erano. Si può bloccare un servizio pubblico essenziale per una settimana? No, non si può. Ma c’entrano qualcosa i metodi di alcuni con le ragioni e i torti della protesta? No, non c’entrano nulla. I No Tav della Val Susa continuano ad avere ragione a contestare l’opera pubblica più inutile, costosa, dannosa e stupida della storia anche se qualcuno di loro o qualche black bloc infiltrato compie atti di violenza. E lo stesso vale per i tassisti e gli ambulanti. Certamente il sistema in cui hanno vissuto finora va rivisto, perché produce disservizi e si presta ad abusi, clientele e chiusure corporative. Ma non si può farlo con un sistema ben più indecente: due emendamenti infilati nottetempo, lanciando la pietra e nascondendo la mano, nel decreto Milleproroghe all’insaputa dei più, e approvati con la fiducia, senza un minimo di discussione pubblica con i cittadini e i rappresentanti delle categorie interessate. Anzi colpite a senso unico.
Le parole “concorrenza” e “liberalizzazioni” sono musica per le orecchie. Ma poi bisogna calarla nella vita di decine di migliaia di lavoratori che hanno pagato le proprie licenze decine di migliaia di euro e le vedono ridotte a carta straccia, beffati dalla concorrenza sleale di chi non subisce gli stessi controlli di qualità (vedi Uber) o è autorizzato a operare nel tal paesino e poi si sposta nelle metropoli senza controlli né sanzioni (vedi molti autisti Ncc): tutti danni che lo Stato dovrebbe almeno indennizzare. E soprattutto bisogna domandarsi perché a ogni fregola liberalizzatoria si pensa quasi soltanto ai tassisti, e non a ben altre categorie ultraprotette che nessuno osa mai toccare per motivi lobbistico-clientelar-elettorali (il Sole-24 Ore elenca le tante liberalizzazioni incompiute, dalle concessioni dei servizi portuali, aeroportuali e autostradali alle partecipate locali, dalle assicurazioni ai notai: con un costo di 2,6 punti di Pil in 5 anni). Queste ragioni di comune buonsenso sono sostenute da politici di sinistra come Fassina, da pidini ragionevoli come Emiliano, da un pezzo di centrodestra (da sempre legato alla lobby di una parte dei tassisti romani) e dai 5Stelle. Eppure è già partita l’etichettatura demonizzante, da destra, dal centro e da sinistra. Per il Giornale “Grillo sta coi violenti” (e dunque anche il centrodestra).
Per l’Unità “Raggi sta con i fascio-taxi” (e dunque anche Emiliano). Per il Manifesto la Raggi “guida a destra”. Per Repubblica “Grillo cavalca la tigre populista”, anzi “la plebe” (testuale). Per il Foglio è tutta una “accozzaglia illiberale guidata dai grillini e da vari cialtroni”, e nemici della “modernità” e del “mercato” (invece un presunto giornale che non compra neppure chi lo scrive e campa da 21 anni con milioni di euro pubblici è un monumento alla libera concorrenza). Quindi è deciso: tassisti e ambulanti che protestano in decine di città sono tutti fascisti, populisti e violenti (anche quelli delle coop di sinistra, quelli iscritti all’Arci, quelli che fino all’altroieri votavano per i partiti tradizionali). Invece chi tenta di affamarli con un codicillo furtivo, tra il lusco e il brusco, è progressista e “di sinistra” (parola del Corriere). Poi naturalmente tutti a meravigliarsi se nel Regno Unito vince la Brexit, in America vince Trump, in Francia è in testa la Le Pen e in Italia – Paese fortunato, viste le alternative – i 5Stelle. Ora, si dà il caso che il governo abbia fatto marcia indietro: quindi pure Gentiloni e Delrio son diventati fascisti, populisti e squadristi? O più semplicemente ha vinto la ragione perché una materia così incandescente, che incide sulla carne viva di tante famiglie, va regolata con più prudenza e concertazione? Se ci avessero pensato prima, avrebbero risparmiato a milioni di italiani una settimana di disagi e a se stessi l’ennesima fuga di elettori. Ma, siccome Dio acceca chi vuole perdere, questi non vedenti credono ancora di vivere negli anni 80-90: infatti scimmiottano Blair, Clinton e pure Craxi fuori tempo massimo e non capiscono il mondo del 2017 piegato dalla globalizzazione e piagato dalla crisi finanziaria e sociale.
Uno dei pochi leader di sinistra con gli occhi aperti è Bersani: la sua “mucca nel corridoio” altro non è se non l’ansia di protezione, il “deficit di accudimento” (per citare il papa depresso di Nanni Moretti) che si leva dalle periferie del pianeta e viene intercettata e soddisfatta non dalle vecchie sinistre ritardatarie, ma dalle nuove destre postideologiche. Che, se non hanno ancora dilagato in casa nostra, è soltanto per l’argine – dilettantesco e sgangherato finché si vuole – del M5S. Il Pd, anziché guardare fuori dalla finestra, non solo non parla con la sua gente, ma la provoca pure. Non a caso, a Roma, vince a Prati e Parioli, il resto è deserto. Renzi vola in California con l’amico affarista Carrai per studiare se c’è “vita su Marte” (non è uno scherzo: testuale). Il ministro Orlando, che cova la riforma del processo per non spaventare Alfano, Verdini e gl’inquisiti Pd, piange lacrime di coccodrillo se la prescrizione salva uno stupratore di bambine. Il governo continua a non indicare la data dei referendum sociali. A Bruxelles il Pd vota il Fiscal Compact nei trattati Ue che in Italia dice di combattere. E i signorini di Repubblica chiamano “plebe” migliaia di lavoratori, confondendo il popolo col populismo. Già che ci sono, potrebbero riabilitare Maria Antonietta col suo presunto “Se non hanno pane, che mangino brioche!”. Lei sì che era di sinistra.
fonte il fatto quotidiano



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