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venerdì 10 febbraio 2017

Facebook, la deriva del politicamente corretto e la censura


Facebook, la deriva del politicamente corretto e la censura
Se su Facebook hai intenzione di scrivere qualcosa di politicamente scorretto, fai attenzione.
La censura che sta attuando è a dir poco preoccupante.

Nel mondo virtuale delle bandiere arcobaleno, dell’amore universale, della tolleranza e della libertà, ecco che arriviamo al paradosso: zittire chi non la pensa come il Grande Fratello richiede.

Già la nostra pagina è stata più volte oggetto di censura di alcuni post un po’ troppo lontani dal pensiero unico.
Lo abbiamo visto nei giorni passati con la Dott.ssa Silvana De Mari, attaccata anche dall’ordine dei medici, rea di aver affermato pubblicamente verità biologiche a proposito di questioni legate all’omosessualità.

In questi giorni sotto attacco (con ottima e pronta risposta) è Alessandro Benigni: docente di filosofia e psicologia, finito l’anno scorso nel RIRO (registro italiano razzisti e omofobi – sì, quello che scheda le persone, come facevano a suo tempo con gli ebrei).

Il professore è tutt’ora in “guerra” con il social, che sta attuando una vera e propria  azione di censura bloccando profili, eliminando post, oscurando le pagine sue e di chi condivide.

Il crimine sarebbe la non conformità col politicamente corretto tanto caro a facebook, che applica così degli “standard di comunità” indefiniti e del tutto  arbitrari.

Segnali una pagina che pubblica foto di minorenni ai limiti della pornografia?
Altre che offendono i “ciccioni”?
Fai presente che un certo meme attacca e discrimina una categoria religiosa?

Spesso Facebook risponderà che ti sei sbagliato: quelle immagini e quei post non sono da considerarsi offensivi e censurabili. Rispettano i fantomatici “standard”.

Cosa accade, invece, se si toccano alti argomenti?

Ce lo dice direttamente Alessandro nel suo blog:


Art. 21, Costituzione della Repubblica Italiana:
« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. »
*
*
Siete sicuri che sia ancora attivo? 
Siete sicuri che qualcuno vi protegga se di fatto vi negano la libertà di manifestare in modo civile e rispettoso il vostro pensiero?
Io no.
Per quanto mi riguarda, sembra che il mio pensiero non sia soggetto alle leggi dello Stato. Sono in Italia, scrivo in italiano, mi rivolgo ad italiani, ma qualcuno mi impedisce farlo.
Il 30 Dicembre ho subito l’ennesimo blocco del mio account Facebook [da una settimana nuovamente bloccato NDR], per aver pubblicato questo post:
screenshot_2016-12-30-19-25-08

Vi sembra offensivo?
Ma non è finita.
La censura di Facebook, infatti, ha colpito ancora. Oggi, 14 Gennaio 2017: la pagina “Alessandro Benigni“, che ho aperto solo da pochi giorni, è stata già bloccata e nascosta dal sistema, per aver pubblicato un semplice ragionamento, inoffensivo e del tutto pacifico. Quando ci accorgeremo che la censura sta cambiando la nostra percezione della libertà individuale? Spero non troppo tardi.
Una cosa è certa: non mi faranno tacere.
Non mi fermano.
Qui sotto il post incriminato:
Il testo non si legge tutto, visto che lo screenshot dal telefono non mi consente di catturarlo per intero. La parte mancante è questa:
” Un conto è impedire o peggio punire la libertà di parola e di espressione, con la scusa che “qualcuno potrebbe offendersi”. Bene: anch’io mi offendo. Se mi riducono la libertà di parola mi offendo, tantissimo. Come la mettiamo?”


Sempre nel suo blog benigni scrive:


la verità non è oggetto di giurisprudenza.
Soprattutto nell’epoca della “post-verità“, non è con leggi o sentenze che si stabilisce che cosa è vero e che cosa è falso. E io voglio la libertà di espressione, per tutti. A prescindere dal fatto che condivida o meno le opinioni che vengono espresse, liberamente, da chiunque.
Così, chiedo che sia un diritto per ciascun uomo libero su questa terra affermare che un triangolo ha quattro lati, che gli eschimesi sono un popolo d’Africa, che l’uomo non è sbarcato sulla luna. E così via. Dico di più: si deve poter dire che non piacciono i bianchi, che i gialli sono una razza inferiore e che i blu sono dei geni. Che la Shoah non c’è mai stata e che Giordano Bruno era un esempio di integralismo cattolico. Si deve poter dire che Tolomeo aveva ragione.
La verità umana si raggiunge solo nel dibattito, nella discussione, nella contrapposizione di tesi ed argomenti, anche quelli che non mi piacciono. Nell’acribia degli storici che mi fanno capire, documenti ed interpretazioni alla mano, per quali ragioni una ricostruzione storiografica è più credibile di un’altra.
Il bavaglio è l’ultimo passo verso l’instupidimento totale, soprattutto dei giovani: dove il pensiero unico viene imposto, il pensiero critico eclissa. Ed è la fine della libertà.
Da parte mia, il mio mestiere è insegnare a dubitare e a non accettare nulla per vero, senza argomenti validi e vincolanti, senza discussione, senza ragione.
Né sotto il profilo della storia e men che meno sotto quello della filosofia.
Dove il pensiero critico viene vietato, la ragione svanisce, l’uomo è ridotto in schiavitù (che se ne accorga o meno: non occorrono catene d’acciaio per essere schiavi)
Pensateci.

FONTI:
 http://www.informarexresistere.fr/2017/02/09/facebook-la-deriva-del-politicamente-corretto-e-la-censura/

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