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sabato 25 marzo 2017

IL REGALO DEL GOVERNO GENTILONI AI PETROLIERI





di Gianni Lannes

Ancora un mare di trivelle fuorilegge. Mentre va on onda la farsa primaria e secondaria del partito democratico, l’esecutivo fotocopia di quello Renzi, concede l’ennesimo omaggio alle multinazionali che rubano il petrolio dal mare italiano e danneggia l’ambiente.

«Atto del Governo: 401. Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2014/52/UE che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (401)»

Pronti? Allora VIA gratis: in arrivo, come sempre, grandi regali ai petrolieri su piattaforme, airgun ed estrazioni a tutto spiano. Gentiloni è un generoso recidivo con le risorse collettive: il 21 marzo 2015 in qualità di ministro degli esteri  ha donato segretamente alla Francia (senza ratifica parlamentare) 339,9 chilometri quadrati di mare italiano alla Francia. Gentiloni è stato denunciato all'autorità giudiziaria dal deputato Mauro Pili.


Nel decreto anche un trucco per non far smontare piattaforme e relativi gasdotti e oleodotti sottomarini a fine rapina.

Il governo tricolore ha trasformato la bozza di decreto per il recepimento della nuova direttiva VIA comunitaria, inviata in Parlamento in un gigantesco dono per i petrolieri, mettendo il bavaglio ai cittadini e agli enti locali su decine di progetti,permettendo in tal modo di non smantellare le piattaforme e i relativi gasdotti e oleodotti in mare.

Inoltre, la proposta governativa nasconde una miriade di favori grandi e piccoli alle multinazionali. Alcuni di questi riguardano tutti i progetti, come la V.I.A. “in sanatoria”, alla quale potranno accedere tutti.  

Attualmente il Testo Unico dell’Ambiente D.lgs.152/2006 prevede che tutte le attività del settore siano sottoposte direttamente a Valutazione di Impatto Ambientale, dalla prospezione in mare con la tecnica dell’airgun fino alla coltivazione dei giacimenti, passando per lo scavo dei pozzi, con una fase pubblica di 60 giorni per cittadini ed enti locali per depositare osservazioni.  
Le direttive comunitarie sulla VIA che si sono succedute, compresa l’ultima, la 52/2014/UE, hanno previsto due liste di progetti. Quelli inseriti nella prima devono sempre fare da subito la V.I.A. completa. Per quelli inseriti nella seconda la Direttiva demanda allo Stato membro di decidere se fare direttamente la V.I.A. o effettuare prima una verifica di assoggettabilità a V.I.A. (screening) sulla base delle condizioni specifiche del proprio territorio e anche della sensibilità della popolazione sugli specifici temi. In Italia sulla questione petrolifera negli ultimi anni c’è stata una fortissima mobilitazione di enti e cittadini.

Adesso il governicchio Gentiloni, modificando gli allegati del Testo Unico dell’Ambiente (articolo 22 della bozza di decreto), sceglie di abbassare le tutele invece di confermarle o aumentarle, scegliendo per decine di progetti di fare prima lo screening, togliendo pure il contraddittorio con cittadini, associazioni ed enti locali. Il mix delle nuove norme rischia infatti di essere micidiale. Tutte le prospezioni, sia con airgun in mare sia con esplosivi, e i progetti petroliferi di coltivazione di giacimenti con produzione fino a 182.500 tonnellate di petrolio o 182 milioni di Mc di gas annua, cioè praticamente la gran parte di quelli del paese, invece di fare la V.I.A. come avviene oggi potranno partire con il semplice screening.  Questo Decreto fuorilegge prevede l’obbligo di dare una risposta sulla necessità o meno della V.I.A. completa entro 60 giorni dal deposito. Quindi la decisione del Ministero dell’Ambiente potrà avvenire anche entro un’ora senza che nessun cittadino o ente locale possa avere anche solo il tempo per accorgersi del deposito del progetto. Una procedura totalmente illegittima in quanto la Convenzione di Aarhus, ratificata dall’Unione Europea e dall’Italia con la legge 108/2001, prevede che per tutti i progetti, anche non sottoposti a V.I.A., che possono avere impatti potenziali sull’ambiente, deve essere assicurata la possibilità e tempi congrui per il deposito di osservazioni da parte dei cittadini.





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