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domenica 26 marzo 2017

"Il Sogno europeo non è morto. I commedianti nefasti che gestiscono l’attuale UE matrigna e mediocre, invece, sembrano sempre più dead men walking" di Gioele Magaldi

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"Il Sogno europeo non è morto. I commedianti nefasti che gestiscono l’attuale UE matrigna e mediocre, invece, sembrano sempre più dead men walking"
Oggi, le false ‘montagne’ della governance europea hanno partorito il classico, mediocre, infingardo e antieuropeista ‘topolino’ che sono solite partorire da decenni.
Il vertice di Roma di oggi non ha segnato alcun cambio di passo finalizzato alla costruzione di un’Europa davvero unita, libera ma solidale, rispettosa della sovranità e del benessere popolare per tutti e per ciascuno.
I ‘nani’ che guidano attualmente le nazioni europee hanno perso l’ennesima occasione di tacere, invece che ufficializzare parole vuote e prive di qualunque autenticità politica o lungimiranza progettuale.
I falsi europeisti che si sono oggi riuniti a Roma sono assai più nefasti degli antieuropeisti a priori che li contestano dalle piazze.
Perché, spesso, i secondi sono in buona fede, mentre i primi, con ogni evidenza, neanche sanno cosa sia la lealtà istituzionale democratica che dovrebbero incarnare e il servizio dell’interesse collettivo dei Popoli europei.
I veri europeisti, da Montesquieu a Voltaire, da Castel de Saint-Pierre a Kant, da Washington a La Fayette, da Mazzini a Hugo, da Stuart Mill a Cattaneo, da Garibaldi a Spinelli, si rivoltano nella tomba pieni di disgusto rispetto a questa pseudo-costruzione europea imbelle e infeconda, fondata sull’equilibrio di potere tra poche cancellerie egemoni e su interessi nazionali o sovranazionali (talora inconfessabili) che non hanno mai trovato una sintesi politica di carattere continentale.
Perciò, io dico: W gli Stati Uniti d’Europa (che un giorno costruiremo, statene certi) e abbasso ogni prospettiva di (dis) unione europea caratterizzata dal primato della tecnocrazia e dell’economicismo neoliberista su ogni nobile istanza di democrazia, di social-liberalismo, di welfare system, di equilibrio tra diritto alla valorizzazione di talenti differenziati e alla libertà di intrapresa e la necessità di una sostanziale uguaglianza delle opportunità per tutti e per ciascuno.

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