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mercoledì 1 marzo 2017

Le balle sull’euro del Corriere



Tempo di compleanni e tempo di bilanci. Mentre l’euro compie il suo diciottesimo anno dall’inizio della sua disgraziata avventura nell’ormai lontano 1999, qualcuno dalle parti del più importante giornale italiano, già avete capito di chi parliamo, ne celebra le cosiddette virtù e incolpa ancora una volta i nostri difetti atavici per non averne sfruttato le grandi opportunità che ci ha regalato. Sta diventando un esercizio ripetitivo e anche un po’ noioso rispondere ai cantori dell’eurismo, ma riteniamo sia opportuno farlo per smentire con i dati alla mano le vere fake news dell’informazione italiana. Veniamo alla prima argomentazione di carattere morale utilizzata dai detrattori della lira: la moneta italiana di per sé rappresentava fattore di debolezza e di vizio morale perché permetteva di ricorrere periodicamente a delle svalutazioni competitive che in qualche modo truccherebbero le regole e permetterebbero di sfuggire al severo giudizio dei mercati.
Esiste dunque una sorta di etica della politica monetaria che prescriverebbe quando sia giusto svalutare oppure no, secondo i sostenitori della moneta unica. Se si seguisse questo ragionamento, il Regno Unito, la Russia, la Cina e gli Stati Uniti che hanno svalutato in questi anni, non sarebbero nient’altro che vili bari che hanno ricorso a questo trucchetto per nascondere “le loro debolezze morali”. Ma anche rimanendo fedeli a questa scuola di pensiero, non si capisce perché mai non sia anche immorale la Germania che, secondo il FMI, sfrutta una moneta troppo debole, l’euro, sottovalutata del 15%. Non è forse più immorale la Germania che usa una moneta debole per lei e forte per i suoi partner europei, ai quali è preclusa la possibilità di svalutare? A questo punto sembra già di udire la voce dei difensori dell’euro che continuano imperterriti a dire che “la Germania ha fatto le riforme nel 2003”, ergo la colpa è sempre nostra.
Ma di quali riforme si parla? Del pacchetto di riforme Hartz, dal nome del dirigente Volkswagen suo ideatore, che ha partorito sostanzialmente i mini-jobs da 400 euro al mese. In pratica la Germania che già sfruttava e sfrutta una moneta troppo debole ha agito anche per abbassare il costo del lavoro a discapito dei salari dei lavoratori tedeschi. Il suo enorme surplus commerciale che le ha fatto guadagnare il record dell’export è tutto qui, ma è piuttosto facile vincere la partita quando si corre con due lunghezze di vantaggio e gli avversari invece corrono con una zavorra addosso. Un comportamento deprecabile e scorretto diviene per i difensori dell’euro e della Germania motivo di elogio.
Un altro dei cavalli di battaglia degli euristi incalliti è il prezzo della benzina e delle materie prime divenuto conveniente grazie all’euro. Conveniente? Sì, avete letto bene. Attualmente, secondo le statistiche riportate dal ministero dello sviluppo economico, un litro di benzina costa mediamente circa 1,54 euro. In passato ci sono stati cali clamorosi del prezzo del greggio , ad esempio dal gennaio 2014 al gennaio 2015 il prezzo del greggio è calato del 53%, ma il prezzo alla pompa calava solo del 14%.
Le ragioni sono che larga parte del prezzo della benzina che paghiamo se ne va in tasse (quasi il 70%), e avere l’euro in tasca non ci ha portato nessun beneficio. Se domani tornassimo alla lira, e volessimo pagare meno il carburante dovremmo abbassare la sua componente fiscale. L’altra argomentazione che viene utilizzata dai detrattori del ritorno alla lira, è il pagamento dei debiti pubblici e privati, da restituire necessariamente in euro. Qui più che un’ignoranza economica, spicca un’ignoranza giuridica delle leggi italiane.
Per scoprire perché basta aprire il codice civile e consultare l’art.1277 che recita:” I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima”. Semplice, no? Se mi dovevi 100 euro quando ancora era questa moneta ad essere utilizzata come mezzo di pagamento, e la nuova moneta a corso legale sarà la lira, mi dovrai 100 lire, ipotizzando un cambio di un euro per una nuova lira. Stesso discorso per il debito pubblico che verrebbe riconvertito interamente in nuove lire, e non esistono clausole o postille (le famigerate CAC) che possano sovrastare la legge generale dello Stato. In conclusione, i veri difetti atavici sono quelli del giornalismo italiano, da sempre in prima linea nel fare gli interessi di potenze estere. 
di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero Quotidiano del 1/03/2017
http://www.stopeuro.org/le-balle-sulleuro-del-corriere/

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