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domenica 26 marzo 2017

Vertice di Roma: una patetica pagliacciata

vertice di Roma una patetica pagliacciata

Il Vertice di Roma si è svolto secondo lo stucchevole copione prestabilito: la pagliacciata di 27 capi di Stato e di Governo, divisi su tutto, che sfilano al Campidoglio con sorrisi di circostanza per sottoscrivere una dichiarazione limata all’inverosimile per non dire nulla.
La patetica rappresentazione è stata una grottesca imitazione di ciò che si è svolto in quelle stanze sessant’anni prima; tutto può dirsi degli uomini che hanno firmato i Trattati che hanno dato il via all’Unione Europea, ma una cosa è certa: la stridente differenza di spessore con i pietosi ectoplasmi che si sono succeduti per siglare un documento gonfiato di parole per non dire nulla.
Il Vertice di Roma è stata una festa pacchiana, una riunione di circostanza per nascondere malamente il fallimento totale di un progetto senz’anima, privo di una politica estera, schiacciata com’è sulla volontà di Washington, o lasciata agli interessi miopi dei singoli Stati, e privo pure di un progetto economico-sociale, abbandonato all’egoismo della Germania e dei suoi satelliti.
Secondo la dichiarazione finale, 4 sono gli assi portanti della nuova Unione, a parole reclamata da tutti: sicurezza, crescita, dimensione sociale e difesa comune, ma dietro parole generiche quanto insipide, c’è il nulla.
Nella realtà, all’ombra dell’ipocrita unanimismo di facciata sfoggiato al Vertice di Roma, ci sono spaccature sempre più profonde. A parte la ferita della Brexit, le cui conseguenze sono ancora tutte da determinare, ci sono almeno due linee di frattura che minacciano di mandare in pezzi la costruzione posticcia della Ue.
C’è la crescente insofferenza di un’Europa del Nord verso quella Mediterranea, emersa chiaramente nelle sprezzanti dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem. Eppure è sotto gli occhi di tutti il disastro delle Grecia, portata alla rovina da una classe politica corrotta quanto irresponsabile, e punita per questo con calvinista inflessibilità; una punizione caduta, nell’indifferenza generale, su un intero Popolo.
È un esempio emblematico della radicale diversità di vedute e interessi, che le disastrose classi politiche non sanno (né vogliono) mediare in alcun modo, limitandosi a un ipocrita dialogo fra sordi.
Ma c’è una seconda linea di frattura, fra Est e Ovest, ovvero riguardo al rapporto con la Russia e, nella sostanza, con gli Stati Uniti. L’ottusa posizione revanscista nei confronti di Mosca da parte di Polonia, Baltici ed altri Stati dell’Est, incoraggiata e spalleggiata da Washington, è un macigno sulla strada dei rapporti con la Russia che non solo blocca una naturale collaborazione, ma minaccia d’incrinare seriamente i legami faticosamente costruiti fra l’Europa e il Cremlino.
Lo scontro frontale sulla gestione dei migranti, avversati ferocemente dai Paesi dell’Est per questioni pseudo-ideologiche, è un tema che, sebbene centrale, non è stato nemmeno sfiorato nel documento sottoscritto in Campidoglio; esso, seppur macroscopico, è solo la conseguenza di una radicale differenza di vedute e prospettive politiche.
La festa del Vertice di Roma è stata lo stucchevole tentativo di spazzare i problemi sotto il tappeto per fare tutti contenti, salvo vederli riapparire incancreniti quando la ricerca di una soluzione sarà praticamente impossibile. Un’inutile passerella zeppa di retorica per provare a nascondere il nulla.
Un’ultima notazione sui cortei, neppure troppo partecipati, che si sono svolti in città in occasione del Vertice di Roma, divisi fra partigiani e avversari di questa Europa: ci sarebbe piaciuto che, a parte il viscerale tifo da stadio che sembra ormai l’unica espressione della cosiddetta “politica” di oggi, fossero emerse tesi, sistemi di valori, documenti capaci di stimolare un dibattito vero su questioni che investono tutti. Invece zero: oltre ai consueti slogan più o meno beceri e dichiarazioni trite quanto fasulle, il consueto nulla.
Unica, ma proprio unica, nota positiva, la mancanza dei soliti imbecilli che puntualmente cercano visibilità spaccando tutto ad ogni occasione. Tuttavia, non credendo a un’improvvisa resipiscenza di quegli idioti, delle due l’una: o la risonanza percepita dell’occasione si è notevolmente affievolita, cosa possibile vista la riconosciuta mediocrità delle comparse protagoniste del Vertice di Roma, o c’è da pensar male immaginando che qualcuno, vista la delicatezza del momento e il generale discredito dell’Europa, abbia ritenuto non fosse necessario calcare la mano con i disordini che puntualmente hanno scandito le manifestazioni più importanti.
di Salvo Ardizzone
fonte http://www.ilfarosulmondo.it/vertice-di-roma/

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