Translate

domenica 9 aprile 2017

AZIONE MILITARE STATUNITENSE CONTRO LA SIRIA E’ ILLECITA

trump putin-2-2

Di Giuseppe Paccione

Nel momento in cui alcuni Stati europei – come la Francia, la Germania e l’Italia – hanno, in un certo senso, considerato l’atto compiuto dagli Stati Uniti, con il lancio di 60 missili sul territorio della Siria, un’azione che rientra nella giustificazione limitata come risposta agli attacchi chimici su un gruppo di civili siriani è inaccettabile e illegittimo. (Cfr. un mio pezzo su https://it.sputniknews.com/opinioni/201704084321224-usa-aggrediscono-siria-opinione/) Si assiste ad una piena inerzia del rispetto che ciascuno Stato membro della famiglia umana deve porre in atto, ma che snobba da qualche anno. Non solo, ma anche lo schiaffeggiare di continuo le norme di diritto internazionale, in particolar modo quello del divieto assoluto dell’uso della forza militare contro un altro Stato, porta a pensare che a un ritorno al passato prima che la norma sul divieto della forza venisse alla luce. Innanzitutto, va detto che sono stati proprio gli Stati a voler creare una molla di sicurezza, già a partire dalla fine del primo conflitto mondiale con il ben noto Patto di Parigi del 1928, detto anche Patto Briand-Kellogg – che impose a ogni Stato di rinunciare alla guerra o al ricorso alla forza armata. Oggi, tale concetto è stato rafforzato ed è ribadito nella Carta delle Nazioni Unite in cui si chiede agli Stati di astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualsiasi altra maniera non compatibile con gli scopi enunciati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Da ciò si può dedurre che l’atto posto in essere da parte degli Stati Uniti è reputato illegittimo e come tale, sul piano internazionale, gli Stati Uniti stessi dovranno rispondere di violazione della norma che esplicitamente vincola erga omnes a rispettarla e che nessuno Stato ha il monopolio della forza, tranne il Consiglio di Sicurezza che ha la responsabilità del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Direi che anche quegli Stati, citati sopra, che hanno considerato il comportamento statunitense di attaccare uno Stato sovrano come la Siria accettabile, potrebbero essere considerati responsabili indirettamente di violazione dell’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite, come pure la Dichiarazione sulle relazioni amichevoli e la cooperazione fra gli Stati del 1970, cioè a dire la Risoluzione 2625/XXV dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, pur non vincolante, che inibisce l’aggressione nei riguardi di uno Stato. Gli Stati Uniti, va sottolineato, non possono fare appello alla c.d. legittima difesa, sebbene la Siria non ha sferrato alcun attacco aggressivo contro di essi. Perciò l’eccezione determinata dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite – che fa riferimento alla legittima difesa individuale e collettiva qualora abbia luogo l’aggressione armata – non può essere appellabile come giustificazione dell’attacco aggressivo sferrato dagli Stati Uniti contro la Siria. Ora, spetta solo alle Nazioni Unite intervenire in situazioni di crisi come quello, ad esempio, di valutare la responsabilità di chi ha utilizzato le armi chimiche contro dei civili inermi all’interno del territorio siriano, e non ad altri. D’altronde, si deve menzionare che le Nazioni Unite sono state volute proprio per aiutare gli Stati a risolvere le loro controversie e ad essere un freno per quegli Stati che vogliano usare la forza senza che l’autorità massima quali le Nazioni Unite stesse siano messa al corrente. Circa il nostro Paese, che è membro non permanente nell’ambito del Consiglio di Sicurezza per tutto il 2017, l’intervento del primo Ministro italiano mi ha lasciato di stucco, quando lo stesso Gentiloni ha considerato che “l’azione di questa notte come noto si è sviluppata nella base aerea da cui erano partiti gli attacchi con uso di armi chimiche nei giorni scorsi. Contro un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Assad”. Lo dichiara il premier Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi. Il premier ha puntualizzato che “gli Stati Uniti hanno definito la loro azione come puntuale e limitata e non come una tappa di una escalation militare”(http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/04/07/siria-alfano-azione-militare-usa-proporzionata.-alle-11-parla-gentiloni-diretta_3b5f5772-c523-4f7c-89c7-186cd9fe15ec.html). Cosa significa ciò? Sta a indicare che il diritto internazionale lo si può usare quando pare e piace? O si preferisce usare due pesi e due misure? Mi spiace tanto per il primo Ministro italiano, ma le regole stabilite dal diritto internazionale generale vanno rispettate e onorate, volente o nolente, per cui resta il fatto che gli Stati Uniti sono colpevoli di aver violato la sovranità della Siria, poco conta se essa sia guidata da uno spietato dittatore, che possa essere un criminale di guerra, andando contra legem e violando ormai una norma di diritto consuetudinario. Prendo in prestito le brillanti parole del collega Nicola Giordana secondo cui “un attacco che quindi, così come ci appare, si pone in aperto contrasto con le norme del diritto internazionale, un’azione forse troppo avventata, come se Putin decidesse di bombardare l’Iraq”. (http://www.difesaonline.it/evidenza/diritto-militare/le-violazioni-americane-al-diritto-internazionale).
Giuseppe Paccione

http://formiche.net/2017/04/09/azione-militare-statunitense-la-siria-illecita/#.WOlvATA-URw.facebook




onu_approvazione_sanzioni

Nessun commento:

Posta un commento