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domenica 23 aprile 2017

La Commissione Parlamentare di Inchiesta, le Banche e la Fiducia tradita

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di Michele Ruggiero
La Commissione Parlamentare di Inchiesta, le Banche e la Fiducia tradita
Sembra prossima al via la Commissione Parlamentare di inchiesta sul sistema bancario; il tema è delicato e merita una riflessione onesta ed approfondita.
La scorsa estate, tra la fine del mese di luglio ed i primi del mese di agosto, non si è fatto altro che parlare di banche, di bail in e di stress test; si è pure trattato di come affrontare la crisi di alcuni primari istituti di credito nazionali e di come individuarne i responsabili: crisi per far fronte alle quali si sono percorse strade di vario tipo (Atlante 1, Atlante 2 ecc.).
Cerchiamo, anzitutto, di semplificare questi temi la cui conoscenza, anche per grandi linee, risulta indispensabile per ogni cittadino, sì da consentire il “controllo democratico” sull’operato del governo.
Il c.d. Bail in indica una procedura di salvataggio 'interno' delle banche in caso di fallimento: quest'ultimo, così, non verrà a gravare sulla generalità dei contribuenti, ma sarà affrontato con le risorse di azionisti, di obbligazionisti proprietari di Bond subordinati e, in ultima analisi, di correntisti (di quella banca) con disponibilità sul conto maggiori di 100 mila euro.
La direttiva che regola il Bail in è stata recepita in Italia a fine 2015 ed è entrata in vigore nel nostro Paese nel 2016: inutile negare che gli Italiani siano stati messi, per così dire, di fronte al fatto compiuto e non siano stati adeguatamente e tempestivamente informati di questa importante nuova regolamentazione delle crisi bancarie.
A scongiurare proprio queste situazioni di crisi ed a certificare lo 'stato di salute' delle banche, vi sono i c.d. stress test: una sorta di verifica della solidità degli istituti di credito, operata simulando l'impatto sul bilancio e sul capitale degli istituti di credito di scenari economici complessi.
Ebbene, gli ultimi stress test condotti dall'Eba (l'Autorità Bancaria Europea) lo scorso luglio, hanno riguardato ben 51 banche europee e, tra queste, le maggiori 5 italiane che, ad eccezione di MPS, sono uscite 'a testa alta' dalla prova d'esame a riprova della complessiva solidità del nostro sistema bancario.
Come si può notare, però, tutto quello di cui si è discusso e si continua a discutere riguarda il livello di tenuta del sistema bancario e la solidità patrimoniale dei primari istituti di credito; poco o nulla, invece, si dice sul LIVELLO DI FIDUCIA di dei cittadini nei confronti del mondo delle banche.
Se si dovessero fare dei 'test' anche con riguardo alla trasparenza e alla correttezza degli istituti di credito nei confronti della clientela, specialmente quella medio piccola (retail), gli esiti sarebbero probabilmente non troppo positivi.
Ci fidiamo ancora delle banche?
Ecco l'interrogativo cruciale che sta prima di quell'altro: possono le banche fidarsi tra loro?
Se a quest'ultima domanda rispondono gli stress test, all'interrogativo precedente le banche non rispondono e se tutti gli utenti e clienti potessero fornire una risposta libera e pienamente consapevole, la valutazione non sarebbe lusinghiera.
Le ragioni del generale clima di sfiducia verso il mondo bancario si alimentano, con cadenza quasi mensile (se non giornaliera), dei piccoli e grandi scandali di cui i giornali danno conto; così, lo scandalo della Veneto Banca, della Popolare di Vicenza, delle famose 4 banche capeggiate da Banca Etruria e via cantando: storie di prestiti e finanziamenti concessi a soggetti in difficoltà economiche senza verificare la capacità di rimborso e al solo fine di dare all'esterno una immagine di solidità patrimoniale; storie di azioni dal valore drogato e messe sul mercato a prezzi incoerenti; storie di evanescenti controlli dei collegi sindacali.
Insomma, un quadro che non può ispirare grande fiducia.
Il punto è che le banche hanno subito nel tempo una autentica mutazione genetica.
In passato esse assolvevano principalmente ad una funzione: la raccolta del risparmio, peraltro tutelato dalla Costituzione in tutte le sue forme.
Con il passare del tempo (e con il precipitare dell'etica del profitto), le banche si sono spinte molto oltre quella funzione originaria ed hanno cominciato a 'fare finanza' ossia a promuovere (con il danaro proveniente dalla raccolta del risparmio) investimenti finanziari con operazioni rischiose dove - come le indagini della magistratura dimostrano - il rischio veniva puntualmente nascosto o scaricato sull'inesperta clientela.
Alla clientela, in definitiva, non si proponevano più (solo) i 'vecchi' investimenti (quali i titoli di Stato e simili prodotti), ma strumenti finanziari strutturati che, per loro natura, avevano (ed hanno) caratteristiche tali da non potere essere agevolmente comprese dalla gran parte dei risparmiatori.
Per questa ragione, occorrerebbe verificare - al di là di 'Marco verifiche come quella degli Stress Test - se il sistema bancario abbia sempre operato in condizioni di trasparenza e di rispetto delle regole; occorrerebbe, al contempo, accertare se gli organismi istituzionalmente deputati alla funzione di vigilanza - in questo caso la Banca d’Italia e la Consob – abbiano sempre fatto il loro dovere.
Quando oggi si parla di vigilanza bancaria europea (il che è in linea con un Euro Sistema BCE), si auspica un potenziamento ed efficientamento delle attività di supervisione e controllo sull'attività bancaria: segno che, forse, non sempre le strutture nazionali che prima indicavo hanno vigilato come avrebbero dovuto.
Si dovrebbe, per questo, fare autocritica e verificare se, quando gli istituti di credito hanno svolto le loro funzioni istituzionali di raccolta e gestione del risparmio privato, abbiano tutelato gli interessi della clientela loro affidatasi o solo i propri.
Si obietta che quella bancaria sia pur sempre attività d'impresa: ebbene, la risposta è agevole.
Le banche comprano e vendono il denaro come se fossero in un mercato (si parla infatti di 'mercato' del credito e di mercati finanziari), ma esistono pur sempre delle regole e la storia degli ultimi anni dimostra come queste regole siano state troppe volte calpestate.
È innegabile che i profitti delle banche si sono accresciuti anche in maniera spropositata attraverso il collocamento, presso la clientela, di prodotti strutturati assai poco trasparenti che avrebbero richiesto prospetti informativi semplici, chiari, intellegibili.
È del pari innegabile - nella vicenda delle famose 'obbligazioni subordinate' - come sarebbe stato necessario fornire alla povera e indifesa clientela, scenari probabilistici idonei ad indicare la effettiva rischiosità di quei prodotti ed i margini di effettiva remuneratività dell'investimento; il tutto, tenuto sempre conto del livello culturale del cliente e della sua propensione al rischio (ecco perché si fa una sorta di profilatura del cliente).
Troppe volte, invece, è accaduto che determinate garanzie per l'investitore restassero lettera morta e che si firmassero carte su carte senza capirne il significato e, soprattutto, le conseguenze.
Sono davvero tanti, in Italia, i processi penali in cui emerge tristemente che la vendita - da parte delle banche - di prodotti finanziari alla clientela è avvenuta in condizioni di assoluta asimmetria informativa.
Sarebbe, dunque, ora che – al di là della istituzione di una Commissione Parlamentare di inchiesta sul sistema bancario (che, al netto di ogni polemica politica, potrebbe comunque costituire un passo avanti verso una maggiore trasparenza) il Legislatore facesse autocritica e operasse una decisa scelta di campo rendendo concreta ed effettiva tutela ai tanti cittadini che quotidianamente e con fiducia rimettono il frutto dei loro sacrifici nelle mani di istituzioni bancarie che troppo spesso quella fiducia hanno tradito.
Michele Ruggiero - magistrato
fonte https://www.facebook.com/michele.ruggiero.3511?fref=ts

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