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giovedì 31 agosto 2017

Italia, altro che fine della crisi. La ripresa è un bluff

Il ministro dell'Economia Padoan

Marco Fontana
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Il Centro Studi della Cgia di Mestre fa sapere che artigiani e piccoli commercianti sono in ginocchio. Ma come è possibile? Eppure il governo e i giornali europeisti ci dicono che l'economia italiana va gonfie vele!
Il ministro dell'Economia Padoan afferma: I dati sulla fiducia sono molto positivi. Incoraggiano a proseguire nella strada intrapresa e a rendere strutturale la ripresa dell'economia. Lo ribadisce con sicurezza il sottosegretario alla Presidenza, Maria Elena Boschi: Le riforme dei Millegiorni e le misure del governo funzionano. Ridiamo slancio al futuro dell'Italia. Lo conferma il Foglio attraverso la penna di Cerasa: I dati su export e produzione industriale ci dicono che i paesi ripartono seguendo l'agenda Draghi, non quella Camusso (…) Rispetto all'estate del 2016 l'Italia ha qualche certezza in più e qualche bolla in meno con cui fare i conti. Investire sulla globalizzazione, archiviando dunque la retorica vuota del protezionismo economico, non è più un rischio politico, ma è una necessità cruciale per far crescere un paese e sgonfiare la bolla del sovranismo protezionista. Investire sui benefici prodotti dall'euro, archiviando dunque la retorica vuota e inutile del "è tutta colpa dell'Europa", non è più un azzardo morale, ma è una necessità cruciale per far muovere un paese e sgonfiare la bolla del sovranismo monetario.
Alle frasi a effetto e agli slogan globalisti risponde la Cgia di Mestre, un istituto che di sicuro non appartiene a un partito "populista" o "sovranista", ma che è riconosciuto da tutti come una fonte autorevole di dati. Il suo Centro Studi fa sapere che artigiani e piccoli commercianti sono in ginocchio. Ma come è possibile? Eppure il governo e i giornali europeisti ci dicono che l'economia italiana va gonfie vele! E invece negli ultimi 8 anni sono morte 158mila imprese tra botteghe artigiane e negozi di vicinato e di conseguenza hanno perso il lavoro circa 400mila persone.
E la Cgia stessa rincara la dose: La caduta purtroppo è continuata anche negli ultimi 12 mesi: tra il giugno di quest'anno e quello del 2016 il numero delle imprese attive nell'artigianato e nel commercio al dettaglio é sceso di 25.604 unità.
Di fronte a questi numeri sarebbe opportuno ridurre il tono trionfalistico delle veline stampa e rimboccarsi le maniche per salvare il salvabile. La tendenza invece è quella di mostrare solo i dati positivi ogni qual volta essi si presentano e passare sotto silenzio quelli sgraditi. Perciò non leggerete né in edicola né in rete i commenti dei partiti di governo sui dati resi pubblici dalla Cgia. Per i loro esponenti è meglio evitare di dare spiegazioni ai 400mila italiani rimasti senza stipendio. Chissà quale favola antisovranista racconterebbe loro il direttore del Foglio, chissà con quali slogan europeisti consiglierebbe loro di pagare le bollette. Non ci vuole un Nobel per comprendere che la ripresa appena sfiorata dall'Italia è in realtà una ripresa di riflesso, anzi la si potrebbe definire un "rimbalzo tecnico" dovuto ad anni di crollo costante.
Questa visione è supportata dal governatore della Banca d'Italia Visco: La ripresa c'è, ma attenzione è congiunturale e non strutturale e perché diventi stabile occorre proseguire lungo la linea che è già in atto, cioè riforme e innovazione in grado di far crescere le imprese e metterle in condizione di competere a livello globale
Sarebbe comunque da chiarire se le riforme di cui parla Visco sono quelle volute dalla Troika, cioè aumento della tassazione sulle abitazioni e sugli esercizi commerciali, aumento dell'età pensionabile, e magari introduzione di una patrimoniale. Se fossero queste le ricette, allora suggeriamo al governatore di confrontarsi al più presto con la Cgia di Mestre, la quale inserisce tra le principali cause della chiusura di aziende artigiane e negozi di vicinato proprio l'aumento delle tasse, la burocrazia elefantiaca, la mancanza di credito e l'impennata del costo degli affitti. Quindi la cura europea ed europeista costituirebbe per l'Italia la dose finale di veleno. Ma il bluff delle dichiarazioni positive regge ancora! Il governo confeziona i dati ad arte e li dà in pasto a un'opinione pubblica probabilmente intontina e distratta dai molti altri problemi urgenti. La piccola ripresa occupazionale che esiste solo per pochi fortunati non potrà nascondere ancora a lungo i dati dell'Istat sulla povertà in continuo peggioramento. Lo stato di salute dello Stivale va come sempre a rimorchio delle grandi economie continentali: il peso delle politiche nazionali è prossimo allo zero e quasi sempre di natura estemporanea e non strutturale. Quando ci si deciderà a giocare a carte scoperte senza preoccuparsi della prossima tornata elettorale e occupandosi una volta per tutte dei problemi degli italiani?
fonte https://it.sputniknews.com/opinioni/201708304958505-Italia-altro-che-fine-della-crisi-la-ripresa-e-un-bluff/

FOTO INEDITE DAL BOHEMIAN GROVE



DI AARON DYKES
Jones Report

Queste foto sono state letteralmente trovate su un disco tra quelli sparsi nell'ufficio. Sono dozzine di foto dal Bohemian Club [1], la maggior parte delle quali risalgono a circa il 1926-27. Tra le foto di notevoli individui (per la grande maggioranza non identificati) che partecipano agli incontri, ce ne sono anche di rappresentazioni teatrali e vari scatti del nefasto dio-gufo Moloch.

Una di tali foto sembra sorprendentemente simile al rituale della Cremazione dell'Intento, come fotografato da Alex Jones e Mike Hanson nel 2000 (prima foto). Molte di queste non sono mai state viste prima dallo stesso Jones.



CLICCATE SULLE FOTO PER UN INGRANDIMENTO



 

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Homosexual members




 




Qui, un qualche tipo di omicidio nella rappresentazione.



 




Nota: Se avete identificato qualcuno tra gli individui in queste foto, riferite a aaron@infowars.com

Aaron Dykes
Fonte: http://www.jonesreport.com
Link: http://www.jonesreport.com/articles/011206_bohemian.html
01.12.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI

[1] da wikipedia

Il Bohemian Club è una organizzazione fondata nel 1872 a San Francisco da un gruppo di giornalisti. Nel 1891 l'organizzazione spostò parte della sua attività nell'omonimo "Bohemian Grove", un bosco di sequoie esteso circa 1000 ettari e sito a Monte Rio, in California, di proprietà del club ufficialmente dal 1901.

Il Bohemian Grove si trova al centro di un territorio storicamente chiamato la "sacra Sonoma" e abitato dalla tribù dei Pomo. La cosiddetta "Via della Morte" (dove i Pomo compivano riti divinatori e di cremazione) ed altri luoghi di Sonoma sono tuttora oggetto di grande interesse da parte di seguaci di riti neopagani. Queste sette attribuiscono al Bohemian Grove un singolare significato poichè credono sia posto all'incrocio di due "linee esoteriche" che collegano i principali siti sacri di Sonoma.

Il Bohemian Club organizza dal 1899 un elitario campo estivo di due settimane a cui partecipano anche migliaia di invitati, prevalentemente personaggi rilevanti del mondo politico ed economico. In questi incontri si partecipa a rituali pagani, a conferenze e a spettacoli di intrattenimento di vario genere. Il primo sabato del campo estivo si compie il tradizionale rito del "Cremation of Care" (traducibile con "cremazione dell'intento") chiaramente di origine occulta: una processione funebre a lume di torcia con uomini vestiti di rosso e con legni appuntiti addosso che concludono il rito con l'apertura di una bara contenente uno scheletro nero di legno vestito da donna, rappresentante appunto il "Care".

Tra i manufatti presenti nel Bohemian Grove il più rilevante è un enorme gufo stilizzato alto circa 15 metri attorno al quale si svolgono tutti i riti. Il gufo, chiamato Moloch, è anche presente nel logo del Bohemian Club e su altri edifici presenti nel bosco. Moloch è una antica divinità pagana a cui era dedicato un culto che prevedeva anche sacrifici umani. Il famoso anchorman della CBS Walter Cronkite ha eccezionalmente prestato la voce al gufo per i rituali.

Tra i "bohemian" più noti troviamo personaggi del calibro di David Rockfeller, Henry Kissinger, Rupert Murdoch, Alan Greenspan, Stephen Bechtel, William F. Buckley Jr..

Anche presidenti degli Stati Uniti (prevalentemente repubblicani) sono stati membri del Club come Herbert Hoover (che lo definì ""the greatest men's party on Earth"), Dwight Eisenhower, Richard Nixon, Gerald Ford, Ronald Reagan, Bill Clinton, George Bush Senior. Tra i politici ospiti del Bohemian Grove si possono citare Dick Cheney, Colin Powell, Donald Rumsfeld, George Shultz, Karl Rove, Al Gore, Newt Gingrich, Tony Blair, Jack Kemp, Caspar Weinberger, Shimon Peres, Helmut Schmidt, Michel Rocard, James Baker.

Nell'estate del 2006 tra i circa 250 invitati erano presenti Rupert Murdoch, Tony Blair, Shimon Peres, Bill Cinton, Al Gore, Newt Gingrich, Colin Powell, Arnold Schwarzenegger, George Shultz, Phil Angelides, Billy Beane, Lawrence Summers, Bono.
(fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Bohemian_Club)

http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=712

COME FERMARE LE RIVOLUZIONI COLORATE


Le rivoluzioni colorate di solito avvengono solo in paesi benedetti dalla presenza diplomatica statunitense. Avete bisogno di un’ambasciata americana per varie cose: pescare il futuro leader da mettere al potere, portare abbastanza denaro per coprire le spese del caos organizzato, proteggere i ribelli e detronizzare il dittatore reggente. Potrebbe essere che un’ambasciata americana sia oggi in America?


La grande rivoluzione colorata americana continua. Lo script è molto simile a quello usato oltreoceano. Di solito include alcuni monumenti rovesciati. Le forze pro-americane hanno buttato giù statue di Saddam a Baghdad, di Felix Dzerzhinsky a Mosca, di Lenin a Kiev, del soldato-liberatore russo a Tallinn e Varsavia. Ed ora il trend è tornato in America come un boomerang, con le statue degli Stati Confederati.
Questo non è vandalismo senza senso, ma una simbolica dichiarazione di vittoria. La parte vincente rovescia i monumenti di quella sconfitta, che può solo brontolare ma non fare nulla. Tuttavia, lasciano sempre dei segnali: ovunque ed ogni volta, i rivoluzionari colorati scelgono alcune date di scarsa importanza per la maggioranza. Cosa diversa dalle rivoluzioni reali, dove cadono gli effettivi simboli del potere.
Una vera rivoluzione in Francia nel 1789 distrusse la Bastiglia, una in Russia nel 1917 distrusse le statue dello Zar ed occupò il Palazzo d’Inverno. Una vera rivoluzione negli Stati Uniti presumibilmente vedrebbe occupata la Federal Reserve e rovesciate le statue degli ultimi presidenti. Ma le rivoluzioni colorate sono fasulle, per cui scelgono un bersaglio facile. Lenin a Kiev o Robert E. Lee a Charlottesville non rappresentano il potere attuale. La causa di Lenin è stata sconfitta nel 1990, un quarto di secolo fa, quella del generale Lee addirittura più di 150 anni fa. Molte persone sono piuttosto sconvolte dalla loro rimozione, ma pochissime hanno preso le armi per difenderle. È una mossa di marketing, ed anche efficace.
L’ottimo Steve Sailer ha scritto: “Il deep state americano ha abbattuto diversi regimi tramite rivoluzioni colorate”. Una buona lettura, ma non sufficiente. La forza dietro queste rivoluzioni, inclusa l’attuale americana, non è una forza yankee, non è il deep state, è una forza globale, che serve l’élite globalista ed il governo mondiale ombra. Fino a poco tempo fa hanno usato il potere degli Stati Uniti per i propri scopi, ora combattono con successo il loro stesso Golem. Con un incantesimo, il mago di Praga nella leggenda ebraica medievale suborna la propria creatura.
Chi sta al potere a Washington conosce o percepisce l’egemonia globale. I suoi alfieri sono ebrei liberali che usano il politicamente corretto, l’ostilità verso la Chiesa ed il gender fluid per fare il lavaggio del cervello all’americano medio, al redneck, all’operaio goy (termine con cui peraltro è stato schernito Bannon dall’Huffington Post in un recente titolo). Continuano a stuzzicare ed infastidire i goyim, per far sì che i loro tentativi di ribellione vengano facilmente schiacciati. Per provocarli, hanno anche messo sulle ultime portaerei solo tazze e nessun urinale, per renderlo più comodo per i trasgender.
I globalisti hanno preso una bella botta con la sconfitta della Clinton,  ma non hanno sprecato tempo e si sono messi sùbito al lavoro. Media, sistema giudiziario, Congresso e servizi di intelligence sono praticamente tutti in mano loro. Charlottesville ha fornito un’occasione per mostrare ai rednecks chi comanda.
Gli egemoni hanno un proprio esercito – gli Antifa. Questo movimento estremista è nato in Germania, dove, nell’anniversario dei bombardamenti di Dresda, bandiere israeliane in mano hanno cantato: “Morte alla Germania! Lunga vita ad Arthur Harris” (il comandante britannico della Royal Air Force, grande sponsor del bombardamento a tappeto in Germania). Sono riusciti a terrorizzare i tedeschi: non appena qualcuno si ribella, questi viene appellato come nazista e picchiato. E se incontrano resistenza, la polizia viene a salvarli. Ecco perché in Germania la resistenza all’invasione di immigrati è stata quasi impercettibile. Se ne parla a casa ma non per le strade.
Ed ora gli Antifa sono sbarcati in America, ed usano le stesse modalità. Chiunque sia contro di loro è un nazista, o un “razzista bianco”. Hanno mostrato il loro carattere a Charlottesville, la città col sindaco ebreo che ha scelto la polizia cittadina. Molti attivisti ebrei sono venuti a partecipare, anche fin da Boston. Dopo gli scontri, i giornali hanno urlato: i nazisti attaccano gli ebrei!
Il presidente Trump ha condannato sia i nazionalisti bianchi che gli Antifa, esattamente ciò che i suoi avversari aspettavano. Il suo tentativo di starne fuori era destinato a non avere successo: gli egemonisti liberal lo hanno immediatamente definito razzista e neo-Nazi. Trump ha ricordato loro che non tutti i difensori del monumento erano razzisti bianchi, ma questo argomento non ha funzionato.
L’opinione pubblica ha scodinzolato immediatamente. Gli ebrei hanno risposto per primi. I rabbini hanno detto che non vogliono che Trump telefoni loro in occasione delle prossime festività ebraiche. 300 ebrei, ex compagni di classe a Yale di Steven Mnuchin, segretario del Tesoro, gli hanno chiesto di dimettersi. (300 alunni ebrei a Yale? E la diversità?).
Il noto scrittore ebreo Michael Chabon ha invitato Ivanka ad uccidere il padre piangendo per la sua perdita mentre è ancora in vita. Gli ebrei credono che questa pratica uccida un uomo vivente più di un proiettile. L’articolo di Chabon deve essere letto per quanto è delirante. “Ora sapete che [Trump] è un antisemita – un simpatizzante nazista, un amico del KKK”. E sempre più ebrei chiedono l’impeachment.
I non-ebrei si sono accodati docilmente. Gli industriali hanno lasciato il consiglio presidenziale, i generali hanno rimproverato il loro Commander-in-Chief, migliaia di non-ebrei hanno partecipato a marce e manifestazioni contro i “razzisti bianchi”. In breve, gli ebrei hanno giocato di squadra ed hanno dettato le regole. Molte poche persone hanno difeso Trump. Sarebbero stati ostracizzati, se l’avessero fatto, e comunque il presidente ha dimostrato di non essere leale con i propri amici. Se la sua posizione su Flynn non lo avesse reso chiaro, il suo licenziamento di Bannon lo ha reso cristallino.
Nell’attuale clima politico non si può andare contro la visione egemonica. Se lo fai, sei un razzista bianco, il tuo parere non viene semplicemente respinto, ma viene bollato illegale ed inammissibile. Questa è l’egemonia, quando un diverso punto di vista viene delegittimato.
Uno può difendere il razzismo (è comunque meglio dell’avidità, un peccato mortale, ed è una difesa naturale del proprio territorio), ma è difficile ed inutile. Prima di Trump il razzista, c’era Trump la spia russa, preceduto da Trump l’erotomane. Nuove ragioni per l’impeachment verranno sicuramente trovate.
È facile rigirare contro l’avversario la carta razzista, dato che la lobby ebraica anti-Trump è razzista come se non più del Klan. Settimana scorsa in Israele i coloni ebrei hanno messo su un cartello stradale che dice: “L’area in cui vi trovate è sotto controllo ebraico. L’ingresso degli Arabi è assolutamente vietato e costituisce un pericolo mortale per voi!”. Non avreste trovato cartelli del genere neanche nel profondo sud ai tempi delle leggi Jim Crow! C’è mai stata una risposta degli ebrei americani “antirazzisti”? (domanda retorica).
Un quotidiano ebraico a caso vi esemplificherà questo tipo di razzismo. Rabbini che vogliono sterminare i goyim (in quanto parassiti), ebrei che rubano la terra ai palestinesi, giudici ebrei che confiscano case ai cristiani per darli alla propria gente.
Trump non sa queste cose? Se sì, perché non le usa per difendersi? Questa non è una domanda retorica. La risposta è che contro gli ebrei liberali ha deciso di allearsi con gli ebrei sionisti. Questo è il metodo provato dall’estrema destra in Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Svezia. Forse è stato utile per un po’ (per accedere ai media mainstream) ma come ogni cosa poco morale anche questa ha avuto vita breve. I sionisti sono un hedging fund del popolo ebraico, scommettono sul governo. Non possono farti amare dai proprietari dei mass media, il loro status al governo mondiale è estremamente equivoco. Gli ebrei sionisti possono – per un po’ – difenderti da un’accusa di antisemitismo, ma ti pugnaleranno alle spalle alla prima occasione.
Non che i sionisti non servano a niente, però. Sono bravissimi a rivelare il razzismo ebraico nascosto. Gli attivisti palestinesi – e tra loro ci sono anche ebrei – possono ben spiegarlo agli americani. Il libro ed il sito di Alison Weir sono chiamati “Se gli americani sapessero”, e sono stati costituiti a tale scopo. Norman Finkelstein potrebbe dire delle cose, e così molti ebrei e non-ebrei con esperienza nell’attivismo pro-palestinese.
È possibile battere gli ebrei attaccando il razzismo israeliano. Anzi, questo è l’unico modo. Bannon ha proclamato il proprio sionismo e se n’è andato con un “Goy, Bye”. Richard Spencer ha detto di amare Israele, ed è diventato un paria. Ora Trump è destinato alla stessa sconfitta. I nazionalisti americani che sostengono il sionismo perdono la superiorità morale e non ottengono nulla in cambio.
Prendere posizione contro il razzismo israeliano non è solo morale, è pratico e realistico. È il modo per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Richiedere che Israele ripudi le sue leggi razziste. Lasciare che i palestinesi abbiano gli stessi diritti che gli ebrei hanno in Terra Santa: diritto di voto, stesse opportunità di lavoro, libertà di usare gli stessi bus…
Uno Stato indipendente palestinese non è abbastanza, soprattutto considerando che gli ebrei non lo concederanno. Bisognerebbe ricordar loro che i Freedom Riders ebrei non hanno chiesto una regione per gli afroamericani, ma la convivenza coi bianchi. Lo stesso atteggiamento dovrebbe essere applicato in Israele-Palestina. Questa è la soluzione al problema.
Se volete trollarli un po’, chiedete la rimozione della statua di David Levy Yulee, un senatore di origine ebraiche palesemente pro-schiavitù. Lasciò il proprio scranno per sostenere la Confederazione, ma il suo monumento è ancora in piedi a Fernandina, Amelia Island, in Florida, come riferisce Michael Hoffman,  che osserva che né l’ADL né il Southern Poverty Law Center ne hanno chiesto la rimozione. È il momento di chiedere alla Florida di rovesciare la designazione (anno 2000) di Yulee come “Great Floridian”.
Consiglio a Trump: si appelli al lato migliore della natura umana. Se gli americani vogliono meno razzismo, li accontenti – respingendo il sionismo. E vada avanti con la sua agenda. Ho visto con grande soddisfazione che l’ha fatta finita con la storia dellla Corea del Nord e che ha lanciato una frecciata al suo nemico Jeff Bezos. Tuttavia, la sua proposta in Afghanistan è un errore. Non le darà niente. Sarebbe meglio attenersi al piano originale, cioè ridurre le perdite e ritirarsi dall’Iraq, dall’Afghanistan e dalla Siria, prima che lo scaltro Netanyahu possa coinvolgerla in una guerra non di sua scelta. Richiami le truppe. Abbatta Guantanamo e la ridia ai cubani, con i restanti detenuti. Lascia che siano loro a trattare con gli inquilini.
È assolutamente inutile antagonizzare i neri. Non sono contro di lei, non sono contro i bianchi, non sono nemmeno contro i nazionalisti bianchi. Sono essi stessi in parte bianchi, di solito. L’attuale sovrastima del contributo dei neri alla civiltà americana è fastidiosa, specialmente perché non considera l’elevatissimo tasso di incarcerazione. La affronti. Ci sono troppi detenuti in America. Porti il loro numero al livello, diciamo, del 1970. Annulli le leggi draconiane di Clinton. Verrà chiamato Trump il Liberatore e la ragione principale per la grandiosità artificiale dei neri scomparirà.
Una rivoluzione colorata può essere sconfitta solo con la costanza. Lei è un golfista: tenga gli occhi sulla palla, Presidente.

Israel Shamir
Fonte: www.unz.com
Link: http://www.unz.com/ishamir/the-pink-revolution-and-how-to-beat-it/
26.08.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di HMG

http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=5962

L’ITALIA HA PAGATO 5 MILIONI AI TRAFFICANTI PER RALLENTARE IL FLUSSO DEI MIGRANTI ? UN SOSPETTO INQUIETANTE….



Un sospetto inquietante emerge da un articolo del giornale inglese The Times, che potete leggere nella versione completa a questo link.

Il giornale londinese riprende l’agenzia Middle East Eye,  che riporta di un meeting avvenuto a Sabratha, ad ovest di Tripoli , fra membri dei servizi segreti italiani e della milizia locale Anas Dabbashi, che è sospettata di controllare il grosso del traffico locale di migranti-schiavi. Il capo della  milizia, Ahmed Dabbashi, sarebbe giunto a chiedere la costruzione di un hangar personale in cambio della cessazione del traffico di migranti. Naturalmente non ci sono commenti ufficiali, anche se si sa  che l’ambasciata italiana a Tripoli ha distribuito 5 milioni di dollari in “Aiuti Umanitari” a Sabratha.
Quindi il rallentamento, o meglio la conversione, del traffico di schiavi sarebbe  dovuta ad un pagamento in beni e denaro da parte del nostro ministero degli interni. Sicuramente ha avuto un peso notevole  la risposta negativa della popolazione al flusso ininterrotto proveniente dal Nord Africa.
Nonostante la riduzione dei flussi anche oggi una ONG ha scaricato 560 persone in un porto italiano. Il flusso è solo, temporaneamente più lento,  e si sta spostando verso altre zone, ma non è mai cessato. Dopo le prossime elezioni potrà nuovamente esplodere.
fonte https://scenarieconomici.it/litalia-ha-pagato-5-milioni-ai-trafficanti-per-rallentare-il-flusso-dei-migranti-un-sospetto-inquietante/

La Santa Inquisizione delle vaccinazioni!!!



Il 29 agosto 2017 viene diffusa dai principali mezzi di informazione la notizia che un gruppo Facebook è stato chiuso dalla Polizia Postale, a causa di una denuncia del Garante dei Diritti della Regione Marche.
Motivo ? Le mamme di questo gruppo chiuso, composto da circa 400 persone, promuovevano incontri fra bambini non vaccinati per farli ammalare, in modo da provocare in loro una immunizzazione naturale.
Analizzando la notizia in questione, viene fuori che è stato un gruppo di medici a fare la segnalazione al Garante, allegando alla circostanziata denuncia anche degli screenshoot esplicativi.
Si legge che alcuni di questi medici sono “incappati” nei messaggi delle madri. Ma se si tratta di un gruppo “chiuso”, come hanno fatto ad “incappare” in quei messaggi ? Per “incappare” in quei messaggi devi necessariamente essere dentro quel gruppo. Questo denota una “volontarietà”, cosa ben diversa dall’imbattersi fortuitamente in alcuni messaggi compromettenti!!! E’ più probabile che alcuni di questi medici si siano infiltrati nel gruppo, per carpire le informazioni che gli servivano.
Adesso apro una parentesi:
Ma questi medici, oltre a denunciare le mamme untrici su facebook, perchè non denunciano anche tutti quei vaccini in commercio, che si comportano come dei veri e propri “untori”, come ad esempio il Priorix Tetra (vaccino per morbillo, parotite, rosolia) ?
Nel bugiardino del Priorix Tetra c’è scritto che contiene virus vivi, e di conseguenza il bambino dopo essere stato vaccinato deve stare lontano (io la chiamerei quarantena) per ben 6 settimane da diverse categorie di individui che potrebbero infettarsi.
Ma questo benedetto bambino deve frequentare una scuola pubblica, aperta a tante diverse categorie di persone!!! Per 6 settimane dovrebbe stare dentro una campana di vetro per evitare di infettare qualche malcapitato compagno, amico, parente, insegnante o conoscente!!!
Inoltre nello stesso bugiardino c’è scritto che il vaccino “può non proteggere completamente tutte le persone vaccinate”.
Ma allora, in mancanza di una protezione totale, perchè vaccinarsi ?
Chiusa parentesi!!!
Questo gruppo di medici, di cui non si sa il nome, nè chi siano i membri (come del resto non si sa il nome del gruppo facebook chiuso dalla polizia postale) mi ricorda tanto la Santa Inquisizione!!!
Il contagio volontario della mamme è un comportamento vietato, ma non è considerato vietato il contagio da parte di un vaccino che contiene virus vivi!!!
D’altronde in questo paese non è più lecito avere dei dubbi e farsi delle domande, ma soltanto obbedire alla scienza, che “non è democratica”, come spesso ci ricorda il medico pro vaccini Burioni!!!
Indagando ulteriormente su questa notizia, si scopre che in realtà non si trattava di un gruppo facebook, ma molto probabilmente di una “pagina social” aperta, ma con alcune restrizioni di visualizzazione.
Inoltre gli screenshoot che alcune testate hanno riportato, non c’entrano nulla con il gruppo denunciato alla polizia postale. Come questi, ad esempio.
Addirittura questo blog commette il doppio errore di generalizzare: “Di gruppi di questo genere è pieno facebook”, e di pubblicare screenshoot non appartenenti al gruppo incriminato “(le foto che pubblichiamo qui vengono da un gruppo simile, poi chiuso).” Se poi ci aggiungiamo che la notizia correlata si intitola: “Tra morbillo party e feti abortiti, il fantastico mondo dei genitori “free-vax” che lottano contro la Lorenzin” possiamo ben capire come la pensa l’autore sui free-vax e i no-vax.
Sul sito della Polizia Postale non è riportato nessun comunicato relativo alla chiusura di un gruppo facebook inneggiante al contagio di bambini. Vi sono notizie sull’invio di false email dell’Agenzia delle Entrate, sull’estorsione e coercizione di minori on line, su truffe, hacking, phishing etc., ma nessuna notizia di un gruppo facebook chiuso per istigazione al contagio!!!
In questa notizia vi sono troppe informazioni incomplete, lacunose, e addirittura tendenziose, in quanto colpiscono un’intera categoria di persone favorevoli alla libertà di scelta vaccinale (da molti giornali e blog artatamente etichettati come No-Vax)!!!
L’unica cosa certa è che il Garante dei Diritti della Regione Marche ha denunciato un gruppo facebook.
Poi il nulla!!!
E questa sarebbe una notizia ?
Roberto Prinzi
fonte http://fattoreumano.tv/la-santa-inquisizione-delle-vaccinazioni/

Immigrazione e Islam,Italia Europa e Chiesa già sottomessi


Chi non sa fare i conti con se stesso

Immigrazione e islam, l'Europa si è già arresa E parte della Chiesa è già pronta alla sottomissione
Il timore di essere bollati come islamofobi o razzisti impedisce il rispetto della legalità e copre i responsabili delle violenze sessuali, In Italia come in Inghilterra e in Germania. Ma c'è anche un processo culturale di islamizzazione - con la attiva complicità di cattolici - che passa attraverso l'accettazione di concetti e luoghi comuni che demonizzano la civiltà occidentale e vagheggiano un islam 'ideale' come soluzione
A Londra ci voleva un giudice musulmano, Khatun Sapnara, per rovesciare la decisione del municipio che aveva affidato una bambina cristiana di 5 anni in sequenza a due famiglie musulmane radicali. Ora la bambina è stata affidata ai nonni ma resta lo sconcerto per decisioni che sono espressione di una resa culturale a una identità forte quale quella costituita dalla presenza islamica.

Non si tratta di un episodio isolato ma l’ultimo di una lunga sequenza. Basti pensare che appena due settimane fa, sempre in Inghilterra, si è dovuta dimettere e anche scusare pubblicamente il ministro “ombra” per le uguaglianze, la laburista Sarah Champion, per aver scritto un articolo in cui esplicitava il problema posto da alcuni gruppi nazionali (pachistani in testa) in fatto di violenze sessuali contro le ragazze bianche. L’articolo, che citava dati ufficiali, partiva dal gravissimo caso di Rotherham – peraltro la circoscrizione di cui la Champion è rappresentante – dove per anni ragazze bianche sono state abusate da gruppi di giovani pachistani senza poter denunciare il fatto per evitare accuse di razzismo. La Champion si dilungava poi sul recente caso di Newcastle dove 700 donne hanno subito aggressioni a sfondo sessuale da 18 giovani nati in Gran Bretagna ma di origine pachistana, indiana, bengalese, iraniana, turca.
Stiamo parlando di centinaia di giovani donne molestate e violentate, e parliamo soltanto di due casi venuti alla ribalta, ma per l’opinione pubblica britannica lo scandalo è indicare la provenienza culturale degli aguzzini. In piccolo è ciò che sta accadendo in questi giorni in Italia a proposito dello stupro della ragazza polacca a Rimini da parte di quattro maghrebini. 
È vero che purtroppo a commettere le violenze sessuali sono anche italiani, ma è irresponsabile non considerare il fatto che c’è un contesto sociale e culturale che rende la massiccia presenza di uomini giovani provenienti dai paesi africani un vero e proprio pericolo. E i fatti lo dimostrano: oltre all’Inghilterra basti pensare a quanto accaduto a Colonia e altre città tedesche nel Capodanno 2016, o ai numeri di violenze sessuali in rapido aumento nei paesi nord-europei.
Il rischio di essere accusati di islamofobia o razzismo fa sì che tutti i crimini del genere passino sotto silenzio. Anche le gravi violenze domestiche all’interno delle stesse famiglie islamiche, come denuncia l’Associazione delle donne marocchine in Italia (Acmid): «Si trovano spesso giudici che concedono attenuanti o addirittura assolvono perché parlano di fattore culturale», ci ha detto Souad Sbai, presidente dell’Acmid. 
C’è un generale clima di impunità che rende certe presenze ancora più aggressive. Basti pensare alla vicenda degli sgomberi a Roma; oppure a quanto accaduto l’altro giorno a Parma, dove il conducente di un autobus di linea è stato selvaggiamente picchiato da un gruppo di giovani neri che non volevano spostarsi dalla piazzola di transito del bus. «Tanto a noi non fanno niente», urlava uno di loro, una frase sentita mille altre volte. Ovvio che poi nella popolazione a un certo punto possa scattare la reazione.
Ma non ci sono soltanto i fatti di cronaca. Stiamo assistendo a una islamizzazione strisciante, che ormai abbraccia anche il mondo cattolico, a causa di un malinteso dialogo che assume per buona e indiscutibile la visione parziale che viene da voci islamiche, che peraltro sono spesso emanazione o vicine alla Fratellanza musulmana.
È così che, ad esempio, sono sempre più emarginate le testimonianze di quei cattolici del Medio Oriente che raccontano la persecuzione che subiscono e avvertono del pericolo mortale della penetrazione islamica attraverso l’immigrazione e non solo. Non è per alzare muri, ma il dialogo, oltre alla coscienza della propria identità, implica una reale conoscenza dell’altro. Non ci si può fabbricare una immagine ideale dell’altro, il risveglio sarà traumatico. Eppure ci sono concetti che stanno passando, anche nel mondo cattolico, che sono molto discutibili e che spianano la strada non alla conoscenza dell’islam, ma a una lenta islamizzazione. Bisognerebbe almeno avere il coraggio di paragonare questi concetti con la realtà. Eccone alcuni:
I TERRORISTI NON C’ENTRANO CON IL VERO ISLAM
Ovviamente non tutti i musulmani sono potenziali terroristi, anzi i terroristi propriamente detti sono pochi rispetto alla popolazione islamica. Eppure sappiamo benissimo che il terrorismo prospera grazie a un molto più diffuso estremismo che ne è il brodo di coltura. Abbiamo più volte presentato i risultati di accurati sondaggi che rivelano come nei paesi islamici ci sia una stragrande maggioranza della popolazione che simpatizzi per l’Isis, così come tra i musulmani in Europa è molto ampia l’omertà a difesa degli elementi più radicalizzati. Del resto l’estremismo islamico si è diffuso in Europa grazie ai pesanti finanziamenti delle ricche monarchie del Golfo. E come non riconoscere che i metodi di governo dello Stato Islamico non sono così diversi da quelli degli altri regimi islamici che vi confinano, pur se li combattono? 
IL CORANO HA GRANDE CONSIDERAZIONE PER I CRISTIANI
Recentemente abbiamo ascoltato al Meeting di Rimini il professore Mohammad Sammak, libanese fortemente impegnato nel dialogo islamo-cristiano, offrire una visione del cristianesimo nel Corano assolutamente idilliaca. I musulmani hanno grande devozione per Gesù e Maria, per la Bibbia, grande rispetto per la Chiesa e per tutti i cristiani a cominciare dai sacerdoti. Sammak, di cui non discutiamo la buona fede nel dialogo, ha tenuto a precisare che questa è l’unica vera realtà del Corano: «Il mio non è un punto di vista, ma ciò che dice il Corano», ha affermato con forza. Peccato che ci sono tanti altri dotti islamici che potrebbero dire cose molto diverse, l’islam non ha una autorità unica da tutti riconosciuta. E se ciò che dice Sammak fosse vero, come mai non c’è un solo Stato islamico – neanche in Asia – dove i cristiani sono trattati come cittadini alla pari dei musulmani? E come mai nelle attuali persecuzioni contro i cristiani sono proprio i paesi islamici a primeggiare? In un vero dialogo si può porre questa domanda senza passare per islamofobi (concetto peraltro inventato proprio dai Fratelli musulmani per tappare la bocca e facilitare l’islamizzazione dei paesi occidentali)?
I TERRORISTI NON SONO RELIGIOSI, MA DISPERATI PER IL VUOTO DELLA SOCIETA’
In questi tempi si leggono tante interpretazioni sociologiche del terrorismo islamista in Europa. È vero che molti terroristi sono stranieri di seconda o terza generazione, è anche vero che la radicalizzazione riguarda soprattutto giovani che vivono conflitti di identità, stranieri nel paese di origine dei genitori e stranieri nei paesi in cui vivono. Ecco quindi che l’islam non c’entrerebbe nulla, è solo la disperazione, il vuoto in cui vivono che favorisce l’estremismo religioso, magari di persone che non sono neanche cresciute in moschea. Tutto vero, per carità. Però ci si dovrebbe anche fare una domanda: siccome la condizione di stranieri di seconda, terza generazione con tutto quel che ne segue è comune a tante etnie, come mai a farsi esplodere, ad andare a combattere la guerra santa in Siria, a lanciare furgoni contro la folla non sono anche cinesi, filippini e così via? 
L’ISLAMISMO E’ IL FRUTTO DELLA VIOLENZA DEI PAESI OCCIDENTALI
Su questo concetto concordano sia alcuni esponenti musulmani molto vicini al mondo cattolico, come il professor Wael Farouq, docente di lingua e letteratura araba all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, sia diversi intellettuali cattolici di stampo terzomondista. Basterebbe leggere l’editoriale apparso su Avvenire il 29 agosto a firma Francesco Gesualdi, saggista allievo di don Lorenzo Milani, in cui si attribuisce l’attuale situazione di immigrazione – con tutto quel che ne segue – al conto che la storia ci presenterebbe: «Questa situazione l’abbiamo creata noi attraverso 500 anni di invasioni, massacri, ruberie». Quindi non lamentiamoci, espiamo le nostre colpe. È una tesi tanto falsa quanto diffusa in certi ambienti.

Questa tesi si salda però con quella di intellettuali islamici come Farouq, che in una intervista al TgCom24 del 12 gennaio 2015 diceva testualmente: «Il problema è l'islam come ideologia: l'islamismo. Un'ideologia politica. Un grande problema. Alla fonte del quale non c'è il Corano ma il tipo di modernità imposto con la forza dal colonialismo sui paesi arabi. E la stessa modernità è stata poi usata dalle dittature nei paesi arabi. Questo tipo di modernità usa la violenza che possiamo trovare in alcuni testi sacri dell'islam». Insomma, la colpa del terrorismo è del colonialismo, come la si mette è sempre tutta colpa nostra. Coneguenza: aiutiamo il vero islam ad emergere e tutti staremo meglio visto che la nostra civiltà cristiana ha solo prodotto ruberie, violenze e soprusi.

Per questo in un editoriale del 7 gennaio 2017 su Avvenire, Farouq chiede agli immigrati di non integrarsi, ma di interagire perché «siete l’identità del nuovo mondo», «siete il raggio di speranza di società sfibrate dalla corruzione dello spirito, prima ancora che dalla corruzione economica e politica». Che un intellettuale islamico parli così è anche normale ma il dialogo implicherebbe che da parte cattolica si confrontassero certe affermazioni con la storia, che si ragionasse sulle implicazioni di queste fantomatiche «identità del nuovo mondo» che dovrebbero sostituire la nostra civiltà. Invece silenzio o adesione entusiastica a queste tesi, come se la cattolicità -  sopraffatta dai sensi di colpa - non avesse più nulla da dire al mondo. Ed è così che pian piano ci sottomettiamo.
di Riccardo Cascioli31-08-2017
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-immigrazione-e-islam-l-europa-si-e-gia-arresae-parte-della-chiesa-e-gia-pronta-alla-sottomissione-20898.htm

IL VIZIETTO ECCLESIASTICO

    Una domanda ai cattolici progressisti e ai preti di strada: non vi sorge alcun sospetto nel vedere che le vostre idee coincidono con quelle dei Soros e Rockefeller, l'élite che dispone del controllo totale dell’informazione? 
di Francesco Lamendola  



 
  
Chi non sa fare i conti con se stesso, con il proprio passato, con i propri conflitti irrisolti, prima o poi è condannato e ripetere gli stessi errori, a rivivere le stesse situazioni, senza neppure il vantaggio di avere imparato qualcosa da esse. La Chiesa cattolica non ha mai fatto i conti – per ragioni comprensibili, fin che si vuole – con la pagina forse più oscura della sua storia recente: il coinvolgimento nella guerra civile italiana del 1943-45 (con i prodromi del 1919-1921 e poi con la prova generale spagnola del 1936-39: oggi in Spagna, domani in Italia), che la vide presa in mezzo fra le due parti in lotta. Formalmente essa era neutrale, com’era giusto che fosse; salvo il fatto che il Vaticano, poco riconoscente per i Patti Lateranensi del 1929, non volle mai riconoscere la Repubblica Sociale Italiana, con la debole giustificazione giuridica che non era uso riconoscere i governi nati in un contesto internazionale di guerra tuttora in atto. Di fatto, una parte non certo piccola del clero, dai cappellani militari ai parroci, ai religiosi dei conventi, finì per trovarsi non solo coinvolta, ma schierata, sia con l’una che con l’altra delle due parti in lotta: talvolta per assoluta necessità, talaltra per scelta personale. E non fu piccolo il tributo di sangue che essa versò a quel drammatico capitolo della nostra storia nazionale: più di cento, alla fine della guerra, risultarono i sacerdoti uccisi, sia dai tedeschi e dai fascisti, per rappresaglia, sia dai partigiani comunisti, per odio ideologico: odio che si spinse fino alla tortura e alla barbara uccisione di un seminarista quattordicenne, Rolando Rivi, “colpevole” di amare così tanto la sua Chiesa, da andare in giro con la veste sacerdotale, per mostrare a tutti la propria vocazione. Da parte loro, i vertici della Chiesa stavano a vedere come sarebbe finita: ma poiché tutti avevano capito, dopo El Alamein e dopo Stalingrado, che sarebbe finita con la vittoria alleata, in pratica si trattava di aspettare che la guerra finisse, senza compromettersi troppo né con i tedeschi, che avrebbero potuto vendicarsi prima di subire l’inevitabile sconfitta, né con gli angloamericani, i quali, dopotutto, stavano bombardando selvaggiamente le città italiane e provocando decine di migliaia di morti innocenti, in attesa di “liberarle”, e sobillavano i partigiani, la maggior pare dei quali erano di fede comunista e, perciò, atei e nemicissimi del cattolicesimo. A guerra finita, sia i vivi che i morti, com’era prevedibile, subirono un diverso trattamento: i sacerdoti e i religiosi che avevano scelto la parte “sbagliata”, come don Tullio Calcagno, vennero presto dimenticati, mentre quelli che si erano schierati dalla parte “giusta”, come don Primo Mazzolari, ricevettero onori, riconoscimenti e un bagno di popolarità, e inoltre, cosa più importante di tutte, ottennero una specie di lasciapassare per accedere al mondo della cultura repubblicana e democratica, dominato dai partiti di sinistra. Furono così gettate le basi per il successo editoriale e mediatico di sacerdoti come David Maria Turoldo, i quali potevano vantare la benemerenza di essere stati antifascisti e di aver aderito alla Resistenza; mentre venne letteralmente rimossa l’opera di quei sacerdoti, alcuni di notevole spessore intellettuale (un nome per tutti? quello del pedagogista padre Domenico Bassi, barnabita, vittima di una “epurazione postuma”, visto che ebbe la buona sorte di morire nel 1940), i quali si erano compromessi col fascismo e non avevano poi prontamente ritrattato, cosa che sarebbe stata facilissima, visto che lo facevano tutti, anche nell’ambito della cultura laica, Curzio Malaparte docet: cosa che aveva il significato di una diabolica perseveranza nel “male”. Per i preti rossi, invece, si sono sprecati i discorsi, le commemorazioni e i monumenti: uno per tutti, il caso di don Giuseppe Faè (nome di battaglia: don Galera -, parroco di Montaner, un paesino delle Prealpi Trevigiane, del quale abbiamo altra volta parlato (vedi i nostri articoli: Don Galera e Frate Mitra. Ma un prete deve predicare il Vangelo della vita, non il vangelo della morte, pubblicato su Libera Opinione il 23/04/2015; e Don Giuseppe Faé: fu vera gloria?, il 30/07/2015).
Ora, la mancata riflessione su quel che era accaduto e l’assenza di un rinnovato dibattito, anche di tipo teologico, oltre che storico, sulla questione della “guerra giusta” e sulla liceità di una partecipazione dei sacerdoti alla guerra civile, hanno fatto sì che il mal seme dei don Faè si tramandasse, senza ricevere alcuna correzione, fino ai nostri giorni; tanto che oggi, a nostro avviso, sta cominciando a rifare capolino, per fortuna non in forme violente - o non ancora tali – ma, comunque, egualmente pericolose. Alludiamo alle sempre più frequenti prese di posizione di sacerdoti e religiosi cattolici a favore dell’immigrazione/invasione dell’Italia e dell’Europa da parte di orde di falsi profughi, quasi tutti islamici; e agli atteggiamento di provocazione, di sfida, di aperto disprezzo, da parte di costoro, nei confronti di quella parte dell’opinione pubblica e di quella parte dei fedeli, che essi sanno benissimo esistere, anzi, essere maggioritarie, che non vogliono riconoscere per buone le loro ragioni; che non accettano di subire passivamente tale invasione e tale islamizzazione; che non tollerano di vedere la Chiesa tutta così schierata, papa in testa, a favore di una scelta che non è più di tipo caritativo e assistenziale, ma decisamente politico – si veda l’intromissione di Bergoglio sulla legge per lo ius soli – e che coinvolge non noi soltanto, ma la generazioni future, cioè il destino dei nostri figli e dei nostri nipoti. Da Gorizia a Roma, è tutto un pullulare di preti che chiedono la dispensa ecclesiastica per candidarsi alle elezioni, sia politiche che amministrative, per portare avanti, a tempo pieno, la loro linea dell’accoglienza e della pretesa integrazione di milioni di stranieri; alla televisione e sulla stampa, è tutta una passerella di sacerdoti che battono e ribattono su quel tasto, con il sostegno compiaciuto di giornalisti tutti schierati sulla linea immigrazionista, mondialista e omosessualista; e, quel che è peggio, che stravolgono la lettera e il senso dei quattro Vangeli canonici e se ne inventano un quarto, il vangelo secondo Bergoglio, nel quale si dice che Dio non è cattolico, che Gesù si è fatto diavolo, che l’apostolato è una solenne sciocchezza, che Dio ha risparmiato Sodoma, che il diavolo non esiste, che non si sa cosa abbia detto Gesù Cristo, che i giudei non hanno bisogno di convertirsi, che gli islamici sono amici ed ospiti graditi alla Messa cattolica, specie se è ancora fresco il sangue di un prete cattolico assassinato dai fondamentalisti islamici; e che il vero peccato non è la pratica omosessuale, ma la cosiddetta omofobia, che poi è semplicemente il rifiuto di considerare normale l’omosessualità, e sacrosanti i matrimoni gay; e che un vero cristiano deve essere per l’accoglienza dei “migranti”, altrimenti non merita di essere considerato tale, anzi, non merita neppure di essere considerato un uomo. Ed è così che don Andrea Bigalli, prete di Firenze, benedice i matrimoni omosessuali e la signora Cirinnà; don Andrea Bellavite, prete friulano, si candida a sindaco di Aiello (Udine), vince e si mette a governare con una giunta di centro-sinistra, nonostante non abbia avuto l’autorizzazione del suo vescovo, che lo ha sospeso a divinis; ecco don Mussie Zerai, il prete eritreo che si vanta di salvare le vite dei profughi in pericolo, mentre, di fatto, svolge il ruolo di telefonista dei migranti; ecco don Franco De Donno, prete romano e dirigente della Caritas, che, dopo 36 anni di ministero sacerdotale, lascia la Chiesa per candidarsi alla testa di una lista progressista, immigrazionista e buonista; ed ecco don Massimo Biancalani, prete di Pistoia che non si limita a portare i migranti in piscina (ma chi porta in piscina i nostri poveri e i nostri dimenticati?), posta le gioiose foto in rete col commentoQuesta è la mia famiglia; i miei nemici sono i razzisti, e, per ribadire il concetto, pone sulla sua onlus dei cartelli con la scritta Vietato l’ingresso ai razzisti.  Tutti costoro, e altri dieci, cento, mille come loro, stanno facendo, che ne siano consapevoli o no, le prove generali di una guerra civile: stanno spaccando deliberatamente, intenzionalmente, la società civile e la stessa comunità cattolica, in nome di una loro interpretazione del Vangelo, sapendo benissimo che essa non è condivisa da tutti, anzi, che molti la trovano arbitraria, eretica e pericolosa, oltre che dannosissima quanto agli effetti pratici. Eppure non si danno la pena di spiegare, di argomentare, di dialogare: proprio loro, degni continuatori dello “spirito” (con la minuscola) del Concilio, che del dialogo aveva fatto un valore assoluto, non dialogano affatto con gli altri: perché dare agli altri dei razzisti non è dialogare, è insultare, e definire gli altri dei nemici, da parte di un sacerdote, equivale a chiudere ogni spiraglio, ogni possibilità di dialogo; ed è semmai un provocare, e chi provoca non deve poi stupirsi se attira delle reazioni, non deve poi fare del vittimismo, non deve poi puntare il dito contro l’intolleranza altrui e lamentarsi della cattiveria altrui.

Il vizietto ecclesiastico della guerra civile

di Francesco Lamendola Del 31 Agosto 2017

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Soros, il problema indicibile


La nazione è sottoposta all’ingerenza di un singolo personaggio che esercita un potere illecito e che, secondo le moderne definizioni, è in guerra contro l’Italia.


La presa esercitata da George Soros sull’Italia è andata chiarendosi negli ultimi tempi, un contributo rilevante è stato fornito da Daniel Wedi Korbaria, un eritreo che vive a Roma dal 1995, sulle colonne del sito Media Comunità Eritrea. Nell’articolo si rimanda ad un episodio avvenuto nel 2010 e precisamente all’offerta fatta a George Soros dall’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di ospitare nello storico edificio delle Murate un centro di rifugio per ‘blogger perseguitati’. In pratica il futuro Premier italiano ha cercato Soros per offrirgli un “regalo”, ma vediamo cosa diceva il Corriere di Firenze in quell’occasione:
La fondazione Soros ha accettato di aderire al gruppo di lavoro per creare «case rifugio» per i blogger dissidenti. Ventiquattro attivisti, giornalisti del web, che non possono più vivere nei paesi di provenienza perché perseguitati, abiteranno alle Murate, dal 2011. L’Open society institute & Soros Foundation, «braccio armato» (virgolettato nell’originale ndr) del discusso finanziere Soros, negli anni ha finanziato molte associazioni e gruppi indipendenti che lottavano contro i regimi: tra i primi, Solidarnosc in Polonia e il movimento che ha portato alla «rivoluzione delle rose» in Georgia. E ora la fondazione, per bocca del presidente Aryeh Neier, ha accettato di partecipare alla creazione di questo centro.
Un incontro tra i due era avvenuto durante un viaggio negli Stati Uniti nel corso del quale il sindaco di Firenze aveva chiesto di essere ricevuto da Soros, come riferito da “The florentine“. Ovviamente tra i blogger perseguitati che godono della protezione di Soros troviamo, e troveremo, solo quelli di paesi bisognosi di una rivoluzione colorata o di una esportazione della democrazia. Nella casa rifugio delle Murate non c’è posto per chi contesta le politiche dei governi neoliberisti, per questi ci sono i provvedimenti che prendono il nome di azioni contro le fake news e gli hate speech. Il fatto di ospitare un centro di destabilizzazione rende automaticamente Firenze una città colpevole di azioni contro Stati sovrani, di questo dovrebbero occuparsi la magistratura e il Parlamento.
Il regista dei cambi di regime attuati negli ultimi decenni avrebbe quindi ricevuto un regalo che aveva tutte le caratteristiche di un’alleanza, Soros con la capacità di influenzare i media attraverso le numerose testate di livello internazionale da lui controllate (The Guardian, Liberation, Huffington Post, etc…) e con la sua influenza negli ambienti politici, avrebbe appoggiato il sindaco di Firenze nella sua scalata alla Presidenza del Consiglio e in cambio il Presidente (senza passare attraverso elezioni, come gli ultimi predecessori) avrebbe riservato una corsia preferenziale all’agenda della Open Society Foundations, la ONG capofila delle numerose ONG di Soros. Quale sia il programma della OSF in generale, e quindi di quella italiana, è possibile leggerlo direttamente sul sito ufficiale e in maniera un po’ più esplicita su Wikipedia dove con una ulteriore esplicitazione troviamo tra le altre le seguenti iniziative:
Liberalizzazione delle droghe
Promuovere l’agenda LGBTQ
Promuovere i cambi di regime pro NATO nei paesi dell’ex URSS
Favorire l’immigrazione e la concessione della cittadinanza per gli immigranti irregolari

Tra le attività promosse dalla OSF troviamo anche il sostegno alle politiche abortiste e all’eutanasia. Inoltre mentre l’opinione pubblica è distratta da queste polemiche gli stati coinvolti subiscono una serie di privatizzazionidi cui la finanza e le società di Soros beneficiano.
Ma l’attività più rilevante in cui Soros è impiegato è quella che viene confermata da migliaia di documenti hackerati e resi disponibili, la sovversione di governi democraticamente eletti:
Soros è l’architetto o il finanziatore di più o meno ogni rivoluzione o colpo di stato nel mondo negli ultimi 25 anni.
Fonte “L’Inkiesta
Ogni paese che nell’ultimo quarto si secolo è stato coinvolto in un regime change o sottoposto all’azione delle ONG guidate dalla OSF, ha subito poi le politiche dettate dalla stessa. E’ dunque alla luce di questo legame con Soros che va letta l’agenda degli ultimi governi, in particolare le priorità date ai diritti LGBTQ e alla questione dei migranti, ecco quanto dice al riguardo sempre l’articolo di Korbaria:
Lo si deduce dalla lettera aperta scritta a Renzi con un tono pretenzioso da Costanza Hermanin, (senior policy officer presso l’Open Society Foundations) a due settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi intitolata: “Caro Matteo, adesso dammi una ragione per non dover più lavorare sui diritti umani in Italia.
Nel primo paragrafo la Hermanin dice: “Adesso che il governo è pronto a mettersi al lavoro è giunto il momento di domandarti d’includere l’immigrazione, la parità e i diritti fondamentali nell’agenda delle riforme, politiche ma soprattutto istituzionali.
Ed ecco assumere un significato le visite di Soros in Italiaaccolto dal Premier Gentiloni, nel momento in il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, iniziava scoperchiare le manovre illecite delle ONG che traghettavano i migranti anziché soccorrerli, e di nuovo ad agosto, insieme al figlio ed Emma Bonino, quando scoppiava clamorosamente l’emergenza migranti con gli schiaffi ricevuti dall’Italia dalla Francia di Macron, dall’Austria e dalla UE nel suo complesso.
Soros con il figlio a Roma, sullo sfondo i Fori Imperiali
Il figlio di Soros con Emma Bonino
Ed ecco assumere un significato anche l’impegno per lo sbarco dei migranti in Italia preso senza il consenso della nazione dal governo Renzi e rivelato da una Emma Bonino, quantomeno ingenua, in una dichiarazione che è stata essa stessa fonte di problemi per il Governo sulla questione migranti prima della seconda visita di Soros:
L’accordo rivelato da Emma Bonino è stato fatto di nascosto e fondamentalmente in violazione ai principi costituzionali, ma è già stato insabbiato, fatto previsto con chiarezza di analisi da Marcello Foa.
Adesso che l’agenda della OSF è stata un po’ maltrattata soprattutto ad opera dei siti di libera informazione,  e avendo imparato la lezione della Brexit e dell’elezione di Trump, ecco che il ministro Orlando vara una commissione che dovrà censurare proprio le voci della libera informazione sul web, quelle che non troveranno accoglienza nel rifugio del palazzo delle Murate, quelle che che saranno sottoposte al giudizio di una commissione nella quale sono state fatte entrare una decina di associazioni finanziate dalla OSF e della cui neutralità verso le direttive del finanziatore è lecito sospettare.
Soros, colui che nel 1992 compì un attacco alla Lira mettendo in ginocchio l’Italia, era già per quell’atto considerabile come nemico del nostro Paese, adesso siamo in presenza di una Rivoluzione colorata condotta in modo subliminale con la quale è riuscito nell’intento di esercitare un’indebita pressione sulle politiche nazionali piegandole alle finalità della OSF, e come ricordava il Gen. Fabio Mini in un’intervista qui su CS riferendosi al caso della Grecia:
  piegare la volontà del governo e della stessa popolazione è senz’altro un atto di guerra
Quindi, secondo la moderna definizione di guerra, la OSF di George Soros è una realtà sovranazionale che ha condotto e conduce azioni di guerra nei confronti del popolo italiano e come tale va giudicata.
Ma solo un ingenuo potrebbe pensare che Soros agisca senza sostegni, e qui si dovrà necessariamente aprire un discorso sulle realtà che sottostanno all’operato della OSF e che lo affiancano.
Qualsiasi futuro governo che non passi attraverso questa denuncia darebbe un segnale di assenso al proseguimento nella direzione intrapresa. Non sollevare il problema dell’ingerenza delle ONG, e in particolare della Open Society Foundations, sarebbe indice di accettazione dello statu quo e quindi una resa alla OSF e alle realtà che vi stanno dietro. Ma un soggetto politico che si ponga in contrasto con questo stato di cose dovrà essere pronto ad affrontare le conseguenze che una tale presa di posizione comporterebbe, infatti si porrebbe in uno stato di guerra con l’organizzazione che negli ultimi 25 anni ha progettato e sostenuto tutti i “regime change”.
C’è qualcuno pronto a farlo?
BY  ON 
fonte  https://apostatisidiventa.blogspot.it/2017/08/chi-non-sa-fare-i-conti-con-se-stesso.html