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venerdì 18 agosto 2017

I cinque terroristi uccisi a Cambrils dalla polizia avevano cinture esplosive – finte


Peccato che  siano stati tutti ammazzati: sarebbe interessante sapere per quale  stortura mentale degli islamisti  si erano rivestiti di cinture esplosive   innocue.  O qualcuno  gliele aveva fornite facendo loro credere che erano vere?
Anche i tre terroristi dell’attentato al ponte di Londra il giugno scorso indossavano cinture esplosive finte, fatte  da bottigliette d’acqua ricoperte di nastro opaco argenteo. Peccato che i tre, Khuram Butt, Rachid Redouane and Youssef Zaghba,  siano morti anche loro.
Le false cinture esplosive dei terroristi del ponte di Londra, luglio scorso.
Non resterebbe che chiedere alla CIA, che “ due mesi  fa la  aveva segnalato all’intelligence catalana, i Mossos d’Esquadra, il rischio, altissimo, di un attacco terroristico a Barcellona, che avrebbe avuto come obiettivo Las Ramblas. Un obiettivo simbolico, perfettamente in linea con gli altri che hanno insanguinato l’Europa “. Se non lo sa la CIA, che ha  solo da qualche giorno   – la notizia è del 19 luglio –  ha cessato di fornire   armi, addestramento e salari al “ribelli” di   Al Qaeda perché rovesciassero il governo di Damasco….
se non lo sa la Cia che ha strette, fruttuose ed amichevoli relazioni con l’ISIS, a cui per mesi ha paracadutato armamento ed altre forniture allo Stato Islamico, il cui Califfo compare nelle note foto col senatore McCain ….
Quella CIA che , il giorno in cui  il governo italiano riprende le relazioni diplomatiche  con l’Egitto,   rimandando l’ambasciatore al Cairo, fa uscire un gigantesco articolo in cui rivela che “Obama diede a Renzi prove esplosive s sulla responsabilità  del regime egiziano nell’omicidio di Regeni”.
Prove  solidissime. Infatti, eccole come riferite dal NYT Magazine:    “Non c’era chiarezza su chi avesse dato l’ordine di rapirlo e, probabilmente, di ucciderlo”, spiega un altro ex rappresentante del governo  Usa. Quel che gli americani sapevano per certo, e che dissero agli italiani, era che la leadership egiziana era pienamente a conoscenza delle circostanze relative alla morte di Regeni. “Non avevamo dubbi sul fatto che questa era una cosa nota fino ai livelli più alti”, spiega l’altro ex rappresentante del governo. “Non so se ne fossero responsabili. Ma sapevano. Sapevano”».
Naturalmente tutti sono in grado di capire che 1) quest’ultima è una operazione di intossicazione e disinformazione ella Cia (la Cia di Obama, il Deep State) per sabotare  il ritrovato accordo di Roma con l’Egitto; e 2) una  tardiva vendetta contro l Sissi, che ha mandato a monte il piano di Obama di consegnare l’Egitto ai Muslim Brothers.  Con il sospetto che 3)  nessun servizio segreto egiziano è così cretino da catturare, torturare ed uccidere uno straniero e poi farne ritrovare il  corpo. A meno che lo scopo degli autori e dei mandanti fosse proprio quello di far incolpare i servizi  egiziani.
Tutti sono in grado di capire, tranne i genitori di  Regeni (che capire non vogliono), e tranne – ovviamente – la Boldrini: la quale ha ingiunto al governo di “riferire” perché a suo dire “un Paese intero ha il diritto di sapere che la ricerca della verità sull’uccisione di un giovane cittadino italiano rimarrà imperativo fondamentale per le nostre istituzioni e non sarà piegata a nessun’altra ragione».
Se fosse davvero un imperativo da non piegare a nessun altra ragione, i genitori di Regeni, invece che  Al Cairo,dovrebbero andare a Cambridge, e la Boldrini dovrebbe pagare loro il viaggio.
O almeno dovrebbe leggere – se è in buona fede –     l’intervista al generale Leonardo Tricarico, ora presidente della Fondazione ICSA (Intelligence, Culture  and Strategic Analysis) http://www.fondazioneicsa.it/ ed è stato consigliere del presidente  del Consiglio quando questo era D’Alema. 
Il generale Tricarico “punta il dito contro “il Regno Unito e quelle manine che muovono i fili per alzare la tensione tra Roma e il Cairo. io punterei il dito contro i mandanti più che contro gli esecutori”.
E come mandanti, indica esplicitamente  “L’università di Cambridge che ha mandato al Cairo un giovane ricercatore come Giulio senza chiarire confini e rischi del suo mandato. Tutta la parte della storia relativa a Cambridge, ai professori, all’incarico di Giulio è ancora molto opaca. E questo non aiuta a trovare la verità”.
Il generale dà  poi questa informazione in più,  per me inedita:
“Nel 2016, pochi mesi dopo la tragedia di Regeni, l’università di Cambridge ha provato ad ingaggiare un altro studente italiano e a mandarlo al Cairo per svolgere inchieste analoghe a quelle di cui si occupava Giulio (i modelli organizzativi dei sindacati, ndr). Cioè, gli inglesi ci hanno provato di nuovo. Perché? Qual è il vero obiettivo di quell’università?”.
Quel ragazzo è partito?
“No, il ricercatore ha messo alcune condizioni alla sua partenza, cose del tipo ‘vado solo se le autorità egiziane sono informate della mia presenza e del mio ruolo’. Cambridge ha lasciato perdere”.
Perché  Cambridge “ha lasciato perdere”? Voleva dei ricercatori clandestini  in Egitto? E perché italiani?
Maurizio Blondet
fonte http://www.maurizioblondet.it/cinque-terroristi-uccisi-cambrils-dalla-polizia-cinture-esplosive-finte/

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