Nel maggio del 2017, sulle pagine del Wall Street Journal, Erik Prince, il fondatore della Blackwater, cercò di dimostrare che per il Pentagono sarebbe stato più vantaggioso usare mercenari professionisti e nominare un viceré per soprintendere la guerra in Afganistan.
Secondo Prince, questa sarebbe stata una soluzione per la più lunga guerra dell’America, di 16 anni e 117 miliardi di dollari:
In Afghanistan, l’approccio del viceré ridurrebbe le frodi dilaganti, concentrando le spese sulle iniziative che favoriscono la strategia centrale piuttosto che l’attuale mettere il contante in ogni mano tesa da parte di un sistema statunitense privo di memoria istituzionale.
Il signor Prince deve essersi dimenticato che anche la sua mano era tesa durante la guerra in Iraq.
In luglio, è trapelato che Prince e Steve Feinberg, il proprietario dellagenzia militare Dyn Corporation, avevano iniziato a preparare un piano per privatizzare la guerra in Afghanistan. A quanto si dice, la strategia sarebbe stata chiamata “opzione Laos”, alludendo alla gestione occulta in Laos da parte degli USA durante la Guerra del Vietnam.
Questo nome non è stato una grande scelta, perché gli Stati Uniti sganciarono 2,5 milioni di tonnellate di bombe su quel paese, fino a quando non furono costretti a lasciare il Vietnam nel 1975. Tradizionalmente, gli Americani in genere non si ricordano i danni collaterali causati dalle loro avventure all’estero. Nel frattempo, gli ordigni inesplosi hanno ucciso più di 20.000 civili durante i 40 e più anni trascorsi dall’inizio della pace.
Ovviamente, Prince e Feinberg hanno ricevuto una fredda accoglienza nell’amministrazione statunitense, per esempio da McMaster o da Mattis, ma il pendolo ha cominciato ad oscillare. La lobby degli affari militari è forse la più potente negli Stati Uniti e, se gli appaltatori sono interessati a ravvivare la Guerra in Afghanistan, riusciranno sicuramente ad ottenere quel che vogliono.
Non molto tempo fa Michelle Flournoy, il precedente Sottosegretario della Difesa, ha pubblicato un articolo in cui cercava di dimostrare che gli USA non hanno perso la Guerra in Afghanistan. Secondo lei, ci sono “solo 8.400 truppe statunitensi” in Afghanistan e, naturalmente, aumentarne il numero aiuterebbe a raggiungere gli obiettivi voluti, ma solo se questo fosse parte di una strategia più grande e più efficace.
Il tentativo di aumentare il numero delle truppe, migliaia e migliaia di mercenari pagati da Feinberg e Prince, è piuttosto deplorevole. Dopotutto, le opinioni della Flournoy arrivano come riflesso di quelle di Capitol Hill [il Congresso degli Stati Uniti]. Lei è coautrice della politica afgana dell’amministrazione Obama, ed ha influenzato pesantemente l’adozione della nefasta decisione di spedire 33.000 soldati a sostegno del regime di Karzai nel novembre del 2009.
Vale la pena di ricordare che l’anno 2010 vide tre quarti di tutte le perdite umane nelle forze della coalizione in 17 anni della Guerra in Afghanistan. Quelle vite restano sulla coscienza non solo del Presidente che non ha opposto resistenza alla lobby delle armi, ma anche su quella di coloro che hanno eseguito l’ordine. Attraverso le parole di Michelle Flournoy, tutti loro assicurarono agli Americani che la Guerra in Afghanistan sarebbe dovuta continuare indefinitamente finché Washington non avesse liberato completamente quel paese dai Talebani.
Gli Stati Uniti non saranno mai capaci di raggiungere questo obiettivo. Oggi, i Talebani controllano molto più territorio di quanto non sia stato dagli attacchi dell’11 settembre 2001. I residenti locali, passati attraverso difficoltà, corruzione brutale e politica basata sulla legge del più forte, iniziano a pensare che i Talebani non sono terroristi ma, piuttosto, combattenti per la giustizia, e che meritano sostegno materiale e spirituale.
Naturalmente, i sostenitori della guerra eterna hanno ragione quando dicono che i Talebani devono pagare per aver nascosto Bin Laden e Al Qaeda, ma si dimenticano che il terrorismo internazionale è stato in gran parte creato dagli Americani. Gli estremisti musulmani hanno iniziato a destabilizzare il mondo intero in generale, e l’America in particolare, per frenare le politiche degli Stati Uniti nel Medio Oriente.
Quando gli affaristi delle armi statunitensi iniziano a parlare con le voci di Prince, Feinberg e Flournoy, chiedendo la ripresa delle ostilità attive in Afghanistan, si deve capire che quella gente vuole soldi. È semplicemente così. Non essendo riusciti ad arrivare al potere mediante la squadra di Hillary Clinton, la lobby militare sta iniziando una massiccia campagna di pressione sull’amministrazione statunitense, quella che talvolta cerca di dare una ripulita dopo il passaggio dei suoi predecessori.
In 17 anni, gli Stati Uniti hanno speso 3,6 triliardi di dollari nella guerra eterna, e la parte del leone di questa somma riposa lautamente nei portafogli dei lobbisti e in quelli dei loro padroni. Ci sono solo due strade per lo sviluppo della situazione: o il Presidente Trump sceglie un cambio politico e si dimette, o firma contratti militari multipli e trasforma l’Afghanistan in un tritacarne, ancora una volta. La scelta è ovvia.
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Articolo di Victor Denisenko apparso su Pravda.ru il 31 luglio 2017
Traduzione in italiano di Fabio_San per SakerItalia

http://sakeritalia.it/asia-centrale/afghanistan/perche-la-guerra-in-afghanistan-durera-per-sempre/