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sabato 30 settembre 2017

“Fuori dalla Siria se vuole sopravvivere”. Il ministro israeliano che minaccia di morte Putin



“Se Putin vuole sopravvivere deve mantenere le sue forze armate fuori dalla Siria”, questo ha dichiarato pochi giorni fa Ayelet Shaked, il ministro della Giustizia di Israele, considerato “un falco” fra gli esponenti governativi.
Questo tipo di dichiarazioni si aggiungono a quelle fatte dal premier Netanyahu, il quale ha iniziato una pellegrinaggio fatto di viaggi frenetici tra Mosca e Washington che mettono in evidenza come Israele sia lo Stato che ha subito le sconfitte più dure per causa degli sviluppi del conflitto in Siria. Gli jihadisti sbaragliati dalle forze russe e siriane sono anche loro “creature” di Israele.
Oltre alle conversazioni diplomatiche, Israele si è vista costretta a passare all’azione diretta in Siria, senza intermediari, allo stesso modo che gli Stati Uniti. Nel 2015 Bashar al-Assad aveva definito il ruolo di Israele nella Guerra in Siria come “la forza aerea” della rete terroristica di Al-Qaeda. DI recente i droni israeliani hanno bombardato le posizioni vicine all’aeroporto di Damasco.
Tuttavia l’intervento di Israele nella guerra in Siria è andato  molto più in là di quanto appaia. Nel corso della battaglia per la liberazione di Aleppo dai gruppi terroristi, nell’inverno dello scorso anno, una quindicina di agenti sionisti sono morti per l’esplosione di un missile da crociera russo del tipo “Kalibr” lanciato da unità navali russe situate nel Mediterraneo. Questi agenti israeliani si trovavano in un bunker nella città, assieme ad altri elementi occidentali della NATO e coordinavano la difesa delle postazioni terroriste della zona esta di Aleppo, assediata dalle forze siriane. Naturalmente nessuna notizia è stata pubblicata dai media occidentali e tutto è rimasto riservato.
La falsificazione dei media atlantisti ha cercato sempre di giustificare le incursioni aeree israeliane sulla Siria come se fossero dirette non contro le forze siriane ma a colpire i depositi di Hezbollah, cosa del tutto falsa.
Accade quindi che una falsità viene coperta da un’altra, come accaduto all’inizio di questo mese quando un attacco aereo dell’aviazione israeliana contro l’Esercito regolare ad Hama si è giustificato affermando che aveva per obiettivo uno stabilimento di armi chimiche , uno degli abituali pretesti della propaganda di guerra svolta dai media atlantisti.
Tanto questi attacchi, come le dichiarazioni del tipo di quella fatta dalla ministra della Giustizia, potrebbero compromettere il buon clima esistente tra Israele e la Russia, che uno dei pochi pilastri che mantiene lo Stato sionista nel Medio Oriente.
Si deve considerare che circa un 15% della popolazione di Israele è di origini russe (1,25 milioni), un gruppo di pressione molto importante che risulta uno dei fondamenti delle buone relazioni tra entrambi i paesi.
La ministra Shaked è la stessa che poco tempo prima aveva proposto lo sterminio della popolazione palestinese, inclusi i bambini, oltre alla demolizione della loro case, come soluzione al problema dei territori occupati in modo da non dover più allevare dei potenziali terorristi.
Michael Lobovikow, presidente del Likud Russioa e membro del movimento degli ebrei sovietici, lo ha messo ben in chiaro affermando: “Israele soffre di grandi perdite per causa delle attività del BDS (Boicotta Israele) e questo ci obbliga a mantenere relazioni con una potenza mondiale che gode di molta influenza nel mondo intero come la Russia”.
Si può dire che – per lo meno in parte – Israele è nata a suo tempo grazie all’appoggio della URSS di Stalin e che – se tutto procede come adesso – in futuro potrà sopravvivere soltanto con l’appoggio della Russia. Le dichiarazioni della ministra mordono quindi la mano che assicura la sopravvivenza. Inoltre dimostrano come il Governo di Tel Aviv sia molto lontano da mantenere una politica accorta verso la Russia.
http://www.lantidiplomatico.it
http://www.maurizioblondet.it/dalla-siria-vuole-sopravvivere-ministro-israeliano-minaccia-morte-putin/

venerdì 29 settembre 2017

L’arcivescovo russo ortodosso Hilarion Alfeyev: l’Unione Europea ha rinnegato se stessa



Una casa senza buone fondamenta non regge, e se non si rispettano le leggi della fisica è praticamente impossibile. Allo stesso modo, se si vuol eliminare il principio della vita, la storicità e la tradizione e si vuol immaginare un’Unione Europea che prescinda dai propri valori storici, dall’esperienza si può dare vita solo ad un mostro. Allora ogni dibattito attuale è inutile perché parte da presupposti fasulli. Allora non ci sarà nessun ‘ponte’ che si possa costruire così abbastanza lungo e solido da reggere prescindendo dalla verità. Ed attenzione: la Verità sta nella realtà e non in quello che noi chiamiamo ‘amore’. Tutti dicono ‘amore’. Ma di vero amore ce n’è uno solo ed è ciò che mi fa e posso scoprirlo solo per iniziativa del Mistero fatto uomo che si è commosso del mio niente.
Allora non capisco proprio come si faccia a concepire un’Europa che prescinde dal suo Tesoro, dall’origine della bellezza e dalla significanza delle sue cattedrali , dalle radici cristiane che hanno salvato i popoli europei anche nei momenti più difficili di disobbedienza e di peccato. La storia dell’Europa è stata sempre un ‘ritorno’ ma ora è una deriva. Lo è da  quando ha sconfessato se stessa, lo è da quando si è vergognata di suo Padre, da chi l’ha fatta così com’è, da chi ha reso possibile l’incontro e la salvezza dentro le nostre società, in una parola che rende possibile dire ‘vale la pena vivere’.
Quindi è  la dimenticanza di sé e non le differenti strategie che rende impossibile  qualsiasi dibattito serio sull’immigrazione, sulla disoccupazione e sulle tante problematiche europee che sono oggi all’ordine del giorno. E non soluzione non è certo in il grado di aperture, dialogo, ponti, xenofobie , omofobie e varianti.
Vi invito a leggere le parole del  metropolita Hilarion Alfeyev, alla guida del Dipartimento per i Rapporti Esterni della Chiesa ortodossa russa, Patriarcato di Mosca. Il  22 settembre ha parlato presso l’ambasciata russa in Gran Bretagna nel contesto della conferenza sul tema “Il Futuro Cristiano dell’Europa”. E’ un intervento la cui ragionevolezza e chiarezza mi piacerebbe sentire più spesso tra i responsabili politici, intellettuali e religiosi qui in Italia (che salvo qualche rara eccezione, vanno in direzione opposta).
(Vietato Parlare)
 METROPOLITAN HILARION DI VOLOKOLAMSK ALLA CONFERENZA CRISTIANA SUL FUTURO DELL’EUROPA
Sue eminenze e vostre eccellenze, caro ambasciatore, organizzatori e partecipanti alla conferenza,
Saluto cordialmente tutti coloro che sono stati riuniti oggi presso l’Ambasciata russa a Londra per partecipare a questa conferenza dedicata alla questione del futuro del cristianesimo in Europa. Questo argomento non solo non perde niente della sua pertinenza, ma risuona sempre di nuovo. Gli esperti ritengono che oggi il cristianesimo rimane non solo la comunità religiosa più perseguitata del pianeta, ma si trova anche davanti a nuove sfide che toccano le fondamenta morali della vita dei popoli, della loro fede e dei loro valori.
I decenni recenti hanno visto una trasformazione nel paesaggio religioso e etnico dell’Europa. Tra le ragioni di questo c’è la più grande crisi migratoria del continente fin dalla fine della seconda guerra mondiale, causata da conflitti armati e problemi economici nei paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale. Secondo le cifre dell’agenzia europea Frontex, più di 1.8 milioni di migranti sono entrati nell’UE solo nel 2015. [1] I dati della relazione internazionale sulle migrazioni dell’ONU mostrano che il numero dei migranti in Europa è aumentato da 49,3 milioni di persone nel 2000 a 76,1 milioni di persone nel 2015 [2].Secondo la ricerca dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni dell’ONU, in tutto il mondo circa l’1,3 per cento della popolazione adulta, che comprende circa 66 milioni di persone, nel prossimo anno intende partire per un altro paese e vivervi definitivamente. Circa un terzo di questo gruppo di persone – 23 milioni – sta già progettando di muoversi. Il 16,5 per cento dei potenziali migranti che sono stati interrogati hanno risposto che i paesi al top della loro lista di preferenza, sono Gran Bretagna, Germania e Francia. [3]
L’altro motivo per la trasformazione della mappa religiosa d’Europa è la secolarizzazione della società europea. Un sondaggio britannico indica che più della metà degli abitanti del paese – per la prima volta nella storia – non è affiliato a una particolare religione. 2942 persone hanno partecipato ad un sondaggio condotto nel 2016 dal Centro nazionale britannico per la ricerca sociale: il 53% di coloro che hanno risposto alla domanda circa la fedeltà religiosa hanno dichiarato di non appartenere a nessuna confessione religiosa. Tra i ragazzi dai diciotto ai venticinque anni, il numero di non religiosi è maggiore – il 71 per cento. Quando una ricerca simile è stata condotta nel 1983, solo il 31 per cento di coloro che sono stati interrogati ha dichiarato di non appartenere a nessuna confessione. [4]
Possiamo vedere una tendenza opposta nei paesi dell’Europa dell’Est, in particolare in Russia. Un sondaggio di opinione condotto in Russia da Levada-Center nel luglio ha mostrato un netto calo del numero degli atei e dei non credenti dal 26 per cento nel dicembre 2015 al 13 per cento nel luglio 2017. [5] Questo, naturalmente, non significa che tutti gli altri 83 per cento sono praticanti credenti. Molti si definiscono “religiosi in qualche misura” o “non troppo religiosi”, ma si sentono appartenenti comunque ad una delle religioni tradizionali. Tuttavia, il numero di persone che si definiscono “molto religiose” sta crescendo costantemente.
Lo stato contemporaneo della vita religiosa nella società russa è direttamente legato ai tragici eventi di cento anni fa. La catastrofe storica del 1917 ha coinvolto la Russia in una guerra civile fratricida, il terrorismo, l’esilio dei migliori rappresentanti della nazione oltre i confini della loro patria e il deliberato annientamento di tutti gli strati della società – la nobiltà, i cosacchi, il clero e i contadini ricchi. Sono stati dichiarati “nemici del popolo” e i loro parenti sono stati sottoposti a discriminazione e sono diventati “non autorizzati”, che sono stati costretti al limite della sopravvivenza. Tutto questo terrore è avvenuto sotto la bandiera di un’ideologia comunista che combatteva ferocemente contro la religione. Milioni di credenti sono stati sottoposti alla più crudele persecuzione, molestie, discriminazione e repressione – dalla derisione e dal licenziamento sul posto di lavoro fino alla carcerazione e all’esecuzione del plotone di esecuzione. La Chiesa in quegli anni produsse una grande moltitudine di martiri e confessori per la fede che, come diceva san Paolo, “Furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. “(Ebrei 11,35-36).
La discussione sul futuro del cristianesimo in Europa è impossibile senza comprendere le prospettive per la sopravvivenza della religiosità tra i suoi abitanti. Una ricerca condotta dal Centro per lo Studio della Global Christianity a Gordon-Cornwell Theological College, Stati Uniti d’America, indica che il numero dei cristiani in Europa sarà costantemente in diminuzione: da 560 milioni di persone nel 2015 a 501.000.000 entro il 2050. [6] Il i calcoli del Pew Research Centre sono più pessimisti e prevedono una riduzione dei cristiani in Europa  da 553 milioni di persone nel 2015 a 454 milioni di persone entro il 2050. [7]
Queste sono previsioni allarmanti, ma riflettono le tendenze attuali nella trasformazione dell’immagine religiosa dell’Europa e non possono essere ignorate. Alcuni suggeriscono che, a meno che non venga applicata una forza speciale, l’Europa non può semplicemente smettere di essere cristiana per il fatto che l’Europa è stata cristiana per molti secoli. Vorrei ricordarvi che in Russia prima del 1917 nessuno ha mai proposto che il collasso di un impero cristiano secolare avrebbe avuto luogo e che sarebbe stato sostituito da un regime totalitario ateo. E anche quando ciò accadde, pochi credevano che fosse grave e che sarebbe durato per così lungo tempo.
Il declino moderno del cristianesimo nel mondo occidentale può essere paragonato alla situazione dell’impero russo prima del 1917. La rivoluzione e gli eventi drammatici che ne seguirono hanno motivi spirituali profondi, così come sociali e politici. Per molti anni l’aristocrazia e l’intellighenzia avevano abbandonato la fede e poi  sono stati seguiti da persone comuni. Sua Santità Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia ha parlato di questo nel gennaio 2017: la rottura fondamentale del modo di vivere tradizionale – e ora sto parlando … dell’auto-coscienza spirituale e culturale del popolo – era possibile solo per il fatto che qualcosa di molto importante era scomparso dalle vite dei popoli, in primo luogo quelle persone appartenenti all’élite.
“La rottura fondamentale nel modo tradizionale della vita e ora sto parlando … dell’auto-coscienza spirituale e culturale del popolo era possibile solo per perché qualcosa di molto importante era scomparso dalle vite dei popoli, in primo luogo quelle persone appartenenti all’élite. Nonostante una prosperità e un aspetto esteriore, i risultati scientifici e culturali hanno preso il posto nella vita dei popoli ad una vera e sincera credenza in Dio, ad una comprensione dell’importanza eccezionale dei valori appartenenti ad una tradizione spirituale e morale.[8]
Negli immediati anni del dopoguerra il cristianesimo ha svolto un ruolo rilevante nel processo di integrazione europea, che è stato considerato nel contesto della guerra fredda come uno dei mezzi per contenere l’espansione della propaganda atea e dell’ideologia comunista. Il Vaticano si basava sulla propaganda anticomunista sull’unità europea, sui partiti cristiani democratici dell’Europa occidentale. Quest’ultimi credevano fermamente che la civiltà occidentale fosse strettamente legata ai valori cristiani e dovesse essere difesa dalla minaccia comunista. Papa Pio XII ha sostenuto la creazione di una comunità europea come “la missione storica dell’Europa Cristiana”.
Il primo presidente della Repubblica federale della Germania Theodor Heuss ha affermato che l’Europa è stata costruita su tre colline: l’Acropoli, che le ha dato i valori di libertà, filosofia e democrazia; il Capitolo, che rappresentava i concetti giuridici romani e l’ordine sociale; e il Golgota, vale a dire il cristianesimo. [9] Va anche rilevato che i padri fondatori dell’Unione europea erano uomini profondamente religiosi – ad esempio il ministro degli esteri francese Robert Schuman, il cancelliere della Repubblica federale di Germania Konrad Adenauer e il ministro degli Esteri italiano Alcide De Gasperi.
E quando, mezzo secolo dopo la creazione dell’Unione europea, era stata scritta la sua costituzione, sarebbe stato naturale che le Chiese cristiane si aspettassero che il ruolo del cristianesimo considerato come uno dei valori europei fosse  incluso in quel documento senza invece  concentrare la natura secolare delle autorità in un’Europa unificata. Ma, come sappiamo, questo non è accaduto. L’Unione europea, quando ha scritto la sua costituzione, ha rifiutato di menzionare il suo patrimonio cristiano anche nel preambolo del documento.
Credo fermamente che un’Europa che abbia rinunciato a Cristo non sarà in grado di preservare la sua identità culturale e spirituale. Per molti secoli l’Europa è stata  la casa dove diverse tradizioni religiose sono vissute fianco a fianco, ma allo stesso tempo in cui il cristianesimo ha svolto un ruolo dominante. Questo ruolo si riflette in particolare nell’architettura delle città europee che sono difficili da immaginare senza le loro magnifiche e numerose cattedrali e le chiese di più modeste dimensioni.
Un monopolio dell’idea secolare si è tenuto in Europa. La sua manifestazione è l’espulsione della visione del mondo religioso nella trattazione pubblica. L’articolo 4 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione basata sulla religione e il credo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1981, afferma che “tutti gli Stati adottano misure efficaci per prevenire ed eliminare la discriminazione in base alla religione o credo nel riconoscimento, nell’esercizio e nel godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali in tutti i campi della vita civile, economica, politica, sociale e culturale “. [10]
Gli architetti della società secolare hanno visto l’aspetto giuridico della questione: formalmente si può confessare qualsiasi religione, ma se si cerca di motivare le proprie azioni attraverso la fede religiosa e la libertà di coscienza e incoraggiare gli altri ad agire secondo la loro fede, allora nel migliore dei casi uno sarà sottoposto a censura, o, peggio, all’azione penale.
Ad esempio, se uno è un medico e si rifiuta di eseguire un aborto, [11] o eutanasia, [12] facendo riferimento ai principi religiosi, allora si trasgredisce la legge. Se sei un pastore protestante e vivi in ​​un paese in cui i sindacati dello stesso sesso sono legali, allora hai poca probabilità di rifiutare a questa coppia il diritto a un matrimonio in chiesa senza rimanere impunito dello Stato. Così, per esempio, il primo ministro svedese Stefan Löfven ha affermato di recente che tutti i pastori della Chiesa svedese dovrebbero essere obbligati a svolgere matrimoni in chiesa per le coppie dello stesso sesso, aggiungendo che ” vedo paralleli con l’ ostetrica che rifiuta di eseguire aborti”. Se si lavora come ostetrica si deve essere in grado di eseguire aborti, altrimenti devi fare qualcosa di diverso … È lo stesso per i sacerdoti “.[13]
         Questi principi politici sono il contrario opposto di quelli che erano alle basi dell’Unione Europea e questo tipo di retorica, a mio avviso, è suicida per il continente europeo. La legalizzazione dell’aborto, l’incoraggiamento della promiscuità sessuale e i tentativi sistematici di minare i valori della famiglia hanno portato ad una profonda crisi demografica in molti paesi europei. Questa crisi, accompagnata da una crisi d’identità, porterà ad una situazione in cui altri popoli abiteranno l’Europa con una diversa religione, una cultura diversa e diversi paradigmi di valori.
         Spesso il linguaggio dell’odio nei confronti dei cristiani viene usato quando i cristiani insistono sul loro diritto di partecipare agli affari pubblici. Essi godono dello stesso diritto degli aderenti di qualsiasi altra religione o di ateisti. Tuttavia, in pratica non è così: decine di casi di discriminazione contro i cristiani per motivi delle loro convinzioni sono registrati ogni anno. Questi casi sono evidenziati dai media e diventano un argomento per la discussione pubblica, ma la situazione nel suo complesso  come risultato non cambia.
Nel mondo moderno la secolarizzazione militante è stata trasformata in un potere autonomo che non tollera il dissenso. Consente ai gruppi di minoranza ben organizzati di imporre con successo la loro volontà sulla maggioranza sotto il pretesto di osservare i diritti umani. Oggi i diritti umani sono in sostanza stati trasformati in uno strumento per manipolare la maggioranza e la lotta per i diritti umani nella dittatura della minoranza in relazione alla maggioranza.
Purtroppo dobbiamo notare che questi non sono incidenti isolati, ma un sistema di valori già formato, sostenuto dallo Stato e dalle istituzioni sovranazionali dell’UE.
In una situazione in cui abbiamo una pressione aggressiva dei gruppi che propagano idee inaccettabili dalla prospettiva della morale cristiana tradizionale, è essenziale unire gli sforzi delle Chiese per contrastare questi processi, agire congiuntamente nei media, nell’ambito del sostegno legale , così come nella propagazione dei valori cristiani comuni a tutti i livelli possibili. È importante che le Chiese condividano le loro esperienze in questo ambito e sviluppino la cooperazione tra le organizzazioni di diritti umani delle chiese e i centri di controllo.
Credo che sia importante che i cristiani d’Europa debbano stare spalla a spalla per difendere quei valori su cui la vita del continente è stata costruita per secoli e che dovrebbero considerare come proprie le afflizioni e lo sgomento dei cristiani in tutto il mondo .
[1]           Rapporto trimestrale della rete di analisi dei rischi di Frontex. Q4 2015. http://frontex.europa.eu/assets/Publications/Risk_Analysis/FRAN_Q4_2015.pdf
[2]           Rapporto Internazionale sulla Migrazione 2015. Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali / Dividend Population.
[3]           Misurazione del potenziale globale di migrazione, 2010-2015. Numero 9, luglio 2017. http://publications.iom.int/system/files/pdf/gmdac_data_briefing_series_issue_9.pdf
[4] Il           calzino della vigilanza in Regno Unito libera il trasporto 50%. http://www.bbc.com/russian/news-41154931
[8]           Presentazione da parte di Sua Santità il Patriarca Kirill all’apertura delle letture didattiche XXV Natività http://www.patriarchia.ru/db/text/4789256.html
[9]          Chiese cristiane e integrazione europea: parametri di interazione. http://orthodoxru.eu/ru/index.php?content=article&category=publications&id=2012-09-17-1&lang=ru
[12]         La casa di cura cattolica in Belgio ha finito per rifiutare l’eutanasia. http://www.catholicherald.co.uk/news/2016/07/04/catholic-care-home-in-belgium-finished-for refusing-eutanasia /
fonte http://www.vietatoparlare.it/larcivescovo-russo-ortodosso-hilarion-alfeyev-lunione-europea-rinnegato-stessa/

Jama: medici pagati da 50 anni per mentire sullo zucchero

Per più di cinquant’anni l’industria dello zucchero avrebbe pilotato le ricerche, pagando decine di scienziati in modo che sminuissero il pericoloso collegamento tra alimenti zuccherati e problemi cardiaci e spostassero l’attenzione sui grassi saturi e il colesterolo. È quanto emerge da una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Jama Internal Medicine”, la bibbia della ricercatori Usa: una serie di 320 documenti, scoperti da tre ricercatori della University of California, San Francisco, metterebbe in luce una verità sconvolgente. «Sono stati in grado di sviare il dibattito sullo zucchero per decenni», ha detto al “New York Times” Stanton Glantz, professore di medicina e autore del report. Il “depistaggio” si sarebbe verificato a partire dagli anni ‘60. Stando ai documenti trovati e analizzati, nel 1967 un gruppo conosciuto come “Sugar research foundation”, oggi divenuto “Sugar Association”, avrebbe pagato alcuni ricercatori di Harvard circa 50.000 dollari a testa per pubblicare sul “New England Journal of Medicine” uno studio che distruggesse l’immagine dello zucchero come nemico per la salute del cuore.
«La ricerca concludeva che, “senza dubbio”, l’unico modo per prevenire i problemi cardiaci era quello di ridurre il colesterolo e i grassi saturi», spiegano gli autori del report su “Jama”. In altre parole, gli scienziati si adoperarono per sottovalutare Lo zucchero, vero pericolo per il cuorepubblicamente il ruolo dello zucchero nel causare malattie cardiovascolari. Sebbene i ricercatori di allora non siano più rintracciabili, perché ormai deceduti, si sa che uno di questi, Mark Hegsted, divenne capo della divisione che si occupa di nutrizione al Dipartimento dell’Agricoltura e che il suo gruppo pubblicò le linee guida sull’alimentazione nel 1977. Un altro, il dottor Fredrick J. Stare, ricoprì il ruolo di presidente del dipartimento di nutrizione di Harvard. Nonostante i fatti risalgano a decenni fa, il tema è destinato ad aprire un nuovo dibattito. «Questo incidente di cinquant’anni fa potrebbe sembrare storia antica – spiega in un editoriale Marion Nestle, professoressa di “food policy” alla New York University – ma è rilevante perché risponde ad alcune domande che ci poniamo ancora oggi. È vero che le lobby dello zucchero hanno manipolato la ricerca in loro favore? Sì, è vero, e la pratica continua».
«Il nostro studio mette in luce il bisogno di fare più attenzione e non dare la ricerca sempre per scontata», spiegano gli autori. Stanton Glantz«Ci sono molti modi in cui uno studio può essere manipolato, dalle domande che pone e si pone al come le informazioni vengono analizzate fino al modo in cui le conclusioni vengono riportate nel testo». C’è di che tenere gli occhi aperti, insomma. Anche perché la Sugar Association, come riporta “Vox”, continua a pubblicare le sue linee-guida sul rapporto tra zuccheri e salute del cuore. Dal canto suo, l’associazione si è difesa: «Lo studio di “Jama” cavalca il trending dell’anti-zucchero. Le ricerche degli ultimi decenni hanno messo in luce che lo zucchero non ha una responsabilità univoca sulle malattie del cuore. Siamo preoccupati per la crescente diffusione di articoli ideati apposta per prendere click e che minano la qualità delle ricerche scientifiche, ma siamo ancora più delusi dal fatto che un simile report sia apparso su una rivista come “Jama”».
(“La lobby dello zucchero ci ha ingannato per 50 anni, medici pagati per mentire: uno studio su Jama svela anni di depistaggi”, dall’“Huffington Post” del 13 settembre 2016).
fonte http://www.libreidee.org/2017/09/jama-medici-pagati-da-50-anni-per-mentire-sullo-zucchero/

"I tecnici delle Camere svelano tutte le bufale di Renzi e Gentiloni"

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"Il Servizio Studi della Camera e il Servizio del Bilancio del Senato hanno scovato, nel loro dossier sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanze 2017, tutte le bufale che il governo Gentiloni ha raccontato agli italiani sull'andamento dell'economia e della finanza pubblica italiana".


Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, tuona contro l'esecutivo e non solo.
"Dall'attenta lettura del documento si evince, infatti, che nella redazione delle previsioni macroeconomiche e di bilancio il Tesoro ha dipinto un quadro non veritiero rispetto alle reali condizioni dell'economia e dei conti pubblici. Sottovalutazione dei rischi legati alla congiuntura economica internazionale e all'imminente stretta monetaria da parte della Banca Centrale Europea, errori di contabilizzazione delle entrate, mancata presentazione di informazioni utili per calcolare il gettito di particolari misure di contrasto all'evasione fiscale, come la voluntary disclosure, inspiegabili rettifiche fatte sugli investimenti, e molto altro ancora".
E ancora: "Particolarmente duro il commento sulla spesa pensionistica che, stando al documento dei due servizi studi, non tiene assolutamente conto delle mutate dinamiche demografiche, "considerando il permanere di una significativa disoccupazione strutturale, il che induce ad escludere problemi legati ad una carenza dell'offerta di lavoro. Anche sul delicato capitolo del debito pubblico, gli economisti di Camera e Senato chiedono chiarimenti al Tesoro in quanto non si riescono a spiegare l'origine della stima di un miglioramento dello 0,3% (5 miliardi di euro) del valore del fabbisogno dello Stato, dal momento che sono "modesti gli effetti ascrivibili alla maggiore crescita del PIL reale rispetto al DEF (+1,5%, in luogo dell'1,1%), atteso che la stessa è in parte neutralizzata dalla revisione al ribasso del deflatore del PIL (0,6% rispetto allo 0,8% di aprile). Altra bufala, quindi".
Brunetta poi aggiunge: "Gli stessi funzionari chiedono sarcasticamente al ministro Padoan a quanto ammontino i proventi da privatizzazioni fatte nel corso di quest'anno, dal momento che il loro valore effettivo è pari a zero. Per motivi di chiarezza, giova evidenziare che le stime incidenti sull'ammontare in termini nominali del debito non rappresentano un ulteriore miglioramento rispetto alle previsioni del DEF di aprile, tanto che, in realtà, pur partendo da un livello assoluto più basso nel 2017 rispetto alle precedenti previsioni, il debito è previsto attestarsi, in valore assoluto, sui medesimi livelli stimati ad aprile (circa 2.302 miliardi di euro), annullando pertanto il dato migliorativo del 2017", scrivono poi i due uffici. Altro che riduzione del debito! Sulla questione della valorizzazione degli immobili pubblici i funzionari del Parlamento citano un referto della Corte dei Conti che "rileva come nonostante lo sforzo compiuto per ridurre le locazioni passive sia stato rilevante, l'obiettivo imposto dalla legge di riduzione del 50%, calcolato in termini di costi complessivamente sostenuti per locazioni passive nel 2014, sia difficilmente raggiungibile". A questo punto, gradiremmo avere dal ministro Padoan una risposta puntuale a tutte queste osservazioni, fatte da esperti di bilancio all'indirizzo del suo Ministero. Saremmo curiosi di vedere quali altre bufale è disposto a raccontare per difendere quelle che ha già raccontato in precedenza".
fonte http://www.ilgiornale.it/news/politica/i-tecnici-delle-camere-svelano-tutte-bufale-renzi-e-1447167.html

Washington ha cominciato ad attaccare la Russia

DI PAUL CRAIG ROBERTS
In un attacco condotto da Washington, l’ ISIS ha cercato di catturare 29 poliziotti militari russi. Tuttavia, sono entrate in azione le forze speciali russe  ed  e il risultato ha prodotto perdite incredibili per l’  ISIS.
In un altro attacco condotto da Washington, il generale Valery Asapov e due colonnelli russi sono stati uccisi durante un assalto in violazione degli accordi.
Prima o poi il governo russo si renderà conto che quello di Washington non è un governo razionale con cui si può parlare di diplomazia, perseguire la pace  o raggiungere qualche accordo. Prima o poi il governo russo si renderà conto che, lungi dall’essere razionale, Washington è un insieme di psicopatici pazzi-criminali, che sono arrivati a capo di tutto il complesso militare e della sicurezza che, a turno, badano solo a tutelare i loro enormi profitti.
In altre parole, per i poderosi gruppi di interesse che controllano il governo degli Stati Uniti, la guerra è un centro di profitto. Non c’è diplomazia russa che basti per far qualcosa su questo punto.   Tratto da  The Neoconservative Th…   –  Paul Craig Roberts
È un peccato che il governo russo non si sia reso conto di chi erano quelli con cui stavano trattando. Se il governo russo non avesse dovuto sottoporre la propria razionalità all’ombra di Washington, la guerra in Siria sarebbe già finita da un paio di anni, invece, sperando di giungere ad un accordo, i russi hanno accettato i tanti stop-&-go, che chiedeva Washington per guadagnare tempo e per riprendere fiato dallo shock prrodotto dall’intervento dei russi e per mettere in atto il piano per dividere la Siria e mantenere così, il conflitto vivo per sempre. Ma le speranze di un appacificamento sono venute a mancare e  il pericolo di cui il ci avvertiva   The Saker  è diventato reali.
Le proteste dei calciatori neri che si sono rifiutati di restare sull’attenti durante l’inno nazionale sono arrivate in un momento sfortunato. Fanno buon gioco a tutto il complesso militare / della sicurezza che sta usando la voce forte del presidente Trump – che sfida l’ “anti-americanismo” – per fustigare il fervore patriottico. È incredibile come le persone ci caschino ogni volta. Il complesso militare e di sicurezza e le loro press-titutes stanno facendo sollevare la rabbia della gente contro coloro che “attaccano il nostro paese”. Questa rabbia si sposterà presto ai giocatori-neri di football contro la Russia.
Dopo essersi messi in tasca la gente, il complesso militare / di sicurezza potrà alzare il livello delle sue sconsiderate provocazioni contro la Russia fino a quando non saremo tutti morti.

Link : https://www.lewrockwell.com/2017/09/paul-craig-roberts/washington-has-initiated-military-conflict-with-russia/
27.09.2017
 fonte comedonchisciotte.org autore della traduzione Bosque Primario

mercoledì 27 settembre 2017

Andare negli ospedali e in farmacia e´come prendere l´ascensore per la morte.

























Quando la gente si svegliera´ e capira´ tutto questo ?
Che non esiste una medicina chimica che puo´ curare una qualsiasi infermita´ dell´uomo, puo´ solo agire sui sintomi ma non toglierti l´infermita... alla fine dei conti fa solo danni ...le famose controindicazioni che in pochi leggono e a cui non danno importanza ma che a poco a poco, farmaco dopo farmaco, ti debilita.
Andare negli ospedali e in farmacia e´come prendere l´ascensore per la morte.
Quandó la gente lo capira´...sara´ un bel passo avanti. (Lino Palma FB)

http://altrarealta.blogspot.it/

Bottici (M5S), Napolitano spieghi sua affiliazione a loggia segreta Three Eyes


La risposta ancora non arriva 



Thierry Meyssan: KURDISTAN: QUELLO CHE IL REFERENDUM NASCONDE

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In un mondo in cui le immagini contano più che le realtà, la stampa evoca un referendum democratico per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Tuttavia, oltre al fatto che costituzionalmente questo referendum dovrebbe tenersi in tutto l’Iraq e non solo nella zona indipendentista, molti milioni di elettori non curdi sono già stati mandati via dalle loro case e non potranno tornarvi. Nei seggi elettorali, solo gli indipendentisti controlleranno la regolarità di questo scrutinio. Thierry Meyssan rivela questa truffa e gli interessi che nasconde.


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su questo manifesto elettorale, la mappa del "Kurdistan indipendente" trabocca dalla regione autonoma irachena fino ai territori iracheni e siriani.
Il referendum per l’indipendenza del Kurdistan è un gioco truccato. Gli Stati Uniti, che lo sostengono sottobanco, gli si oppongono in pubblico. La Francia e il Regno Unito fanno lo stesso, sperando che Washington realizzi il loro vecchio sogno. La Russia è ben piazzata, lasciando intendere che, sebbene sia contraria a qualsiasi cambiamento unilaterale, potrebbe sostenere l’indipendenza ... almeno se tutti ammettono l’indipendenza della Crimea e di conseguenza il suo ricongiungimento a Mosca.
Il grado di ipocrisia dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza è tale che non sono giunti a prendere una decisione su questo tema, nonostante la loro apparente unanimità. Non hanno adottato una risoluzione (cioè un testo avente la forza del diritto internazionale), né una dichiarazione presidenziale (vale a dire una posizione comune dei membri del Consiglio), solo un insipido comunicato stampa in occasione della loro riunione del 19 settembre [1].
Attualmente esistono otto stati non riconosciuti: Abkhazia, Cipro Nord, Nagorno-Karabakh, Kosovo, Ossezia del Sud, Sahara occidentale, Somaliland e Transnistria. Mentre due regioni europee sperano per la loro indipendenza: la Catalogna e la Scozia. Qualsiasi cambiamento dello status del Kurdistan iracheno avrà conseguenze su questa decina di altri paesi.
L’indipendenza del Kurdistan iracheno comporterebbe un tour de force, in quanto si tratterebbe di spostare il Kurdistan, così come riconosciuto dalla Conferenza di Sèvres nel 1920, dall’attuale territorio turco al territorio iracheno. È vero che tutti si sono abituati a usare la parola Kurdistan per designare quella regione in cui Londra e Washington dal 1991 hanno supervisionato una lenta e continua pulizia etnica.
Durante l’operazione "Desert Storm", questa regione ospitava una maggioranza di iracheni curdi. Londra e Washington ne fecero una zona di non sorvolo interdetta alle forze armate del presidente Hussein. Vi installarono al potere uno dei loro collaboratori della guerra fredda, Mas’ud Barzani, che avviò lo spostamento di popolazioni non curde. Lo stesso Barzani, ancorché sia stato eletto due volte da allora, è stato in carica per oltre due anni senza un mandato. L’Assemblea Nazionale, che esige la sua partenza, è stata convocata solo una volta dalla fine del suo mandato, per votare il principio del referendum, ma in assenza del Gorran, un partito che denuncia costantemente il sistema feudale dei clan Barzani e Talabani, nonché il nepotismo e la corruzione che ne derivano. Di fatto, Mas’ud Barzani è al potere ininterrottamente da 26 anni.
Dal 1991 al 2003, i non-curdi hanno lasciato gradualmente la zona di non sorvolo, di modo che è stato proclamato il Kurdistan iracheno in occasione della disfatta del presidente Hussein.
Il 1° giugno 2014, i servizi segreti dell’Arabia Saudita, degli Stati Uniti, di Israele, della Giordania, della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, del Qatar, del Regno Unito e della Turchia hanno organizzato ad Amman, in Giordania, un incontro preparatorio per l’invasione dell’Iraq da parte di Daesh. Sappiamo dell’esistenza di questa riunione dal documento turco che Özgür Gündem ha pubblicato immediatamente [2]. Questo quotidiano - con cui ho collaborato - è stato chiuso dal "sultano" Recep Tayyip Erdoğan [3].
Secondo questo documento, è stato deciso di coordinare Daesh e la regione del Kurdistan iracheno. Il primo ha lanciato un’offensiva fulminea per impadronirsi di Mosul, mentre la seconda si è appropriata di Kirkuk. Il presidente Barzani si era recato in Giordania quattro giorni prima per incontrare i partecipanti all’incontro. Fu attento a non prendervi parte, ma fu rappresentato dal figlio Masrour, capo del suo stesso servizio di intelligence.
Quando Daesh ha invaso la parte dell’Iraq che gli Stati Uniti gli avevano precedentemente assegnato, di passaggio ha fatto prigionieri gli Yazidi riducendoli in schiavitù. La stragrande maggioranza degli Yazidi è curda, ma secondo l’accordo di Amman, i Barzani - pur vicini - non sono intervenuti, perfino quando alcuni sono scappati verso i monti Sinjar. Questi fuggiaschi sono stati salvati in ultima analisi dai comandanti del PKK turco. I curdi turchi li hanno salvati che fossero curdi o meno. Hanno utilizzato questa vittoria per chiedere il riconoscimento da parte degli occidentali (che li considerano terroristi sin dalla Guerra fredda). La presente riscrittura di questa vicenda da parte dei Barzani non può cancellare questo crimine commesso contro il proprio popolo [4].
Un altro celebre curdo ha partecipato alla riunione di Amman: l’islamista Mullah Kerkar. Costui era stato imprigionato in Norvegia, dove scontava una pena di cinque anni per aver minacciato di uccidere la futura Prima Ministra Erna Solberg. È andato in questo summit a bordo di un aereo della NATO ed è ritornato alla sua cella nei giorni seguenti. Ha rivelato allora la sua fedeltà a Daesh. Non è stato giudicato per la sua appartenenza a un’organizzazione terroristica, ma ha beneficiato di una riduzione di pena di due anni ed è stato rilasciato. Ha poi diretto Daesh in Europa, da Oslo, sotto la protezione della NATO. Ovviamente, la rete Stay-behind dell’Alleanza Atlantica è tuttora in funzione [5].
Avendo annesso Kirkuk, il governo regionale del Kurdistan iracheno ha esteso la pulizia etnica che i suoi membri avevano svolto nella zona di non sorvolo dal 1991 al 2003.
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C’è da essere rassicurati: l’inamovibile presidente Barzani ha garantito che non avrebbe adottato misure di ritorsione contro gli elettori che avrebbero votato "no".

Il presidente non costituzionale Barzani ha annunciato che tutte le popolazioni del Kurdistan iracheno e dei territori annessi potranno partecipare al referendum. Tutte queste aree ospitavano più di una dozzina di milioni di cittadini nel 2013. Ma ad oggi, tre milioni di cittadini non curdi sono stati costretti a fuggire. Sono quindi degli elettori scelti ad essere chiamati alle urne per decidere il futuro, non solo al posto degli abitanti legittimi espulsi, ma anche di tutti gli altri iracheni.
Per partecipare a questo referendum, è necessario:
- abitare in Kurdistan o nelle regioni annesse;
- avere più di 18 anni;
- essersi fatto registrare prima del 7 settembre nei registri elettorali;
- per i rifugiati all’estero, essersi fatti registrare per poter votare elettronicamente ... cosa che presuppone che presentino i loro documenti all’autorità elettorale di quel Kurdistan da cui sono stati espulsi.
Inoltre, i Barzani hanno una particolare concezione delle popolazioni chiamate a votare. Nel 1992 avevano soltanto 971.953 elettori, ma un decennio dopo, nel 2014, erano improvvisamente 2.129.846, e ora 3.305.925, il 25 settembre 2017.
L’indipendenza darà ai clan di Barzani e Talabani mezzi aggiuntivi per continuare i loro affari. Inoltre, offrirà a Israele l’opportunità di attuare alcuni dei suoi obiettivi militari. Dalla fine degli anni ’90 e lo sviluppo dei missili, l’esercito israeliano ha abbandonato la sua strategia di occupazione delle "marche", ovvero dei territori appena fuori dai suoi confini (Sinai, Golan, Libano meridionale). Al contrario, intende neutralizzare l’Egitto, la Siria e il Libano prendendoli alle spalle. Tel Aviv ha quindi sostenuto la creazione del Sud Sudan nel 2011 per piazzare dei missili puntati sull’Egitto e ora sostiene quella del Kurdistan per piazzare dei missili puntati sulla Siria.
Secondo Israel-Kurd, ampiamente citato dalla stampa turca, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è impegnato presso Barzani a trasferire 200.000 israeliani nel nuovo stato per "aiutare" ad amministrarlo. [6]
Secondo la sua logica, per Tsahal l’ideale sarebbe quello di estendere il territorio del Kurdistan iracheno, non solo a Kirkuk, ma al nord della Siria. Questo è il lavoro dell’YPG e del suo "Rojava". Questo Stato autonomo autoproclamato è un lungo corridoio che unisce il Kurdistan iracheno al Mediterraneo, occupato dalle truppe statunitensi che vi hanno illegalmente installato numerose basi militari.
Otto mesi prima della riunione ad Amman, una ricercatrice del Pentagono, Robin Wright, ha confermato l’accordo del suo paese su questo progetto [7]. A quel tempo, i Barzani difendevano ancora tutti i curdi, inclusi quelli residenti in Turchia e Iran. La signora Wright spiegò dottamente che questo progetto era impossibile, ma pubblicò la mappa del "Sunnistan" attribuito a Daesh e del "Kurdistan" attribuito ai Barzani in Iraq e in Siria.
Il Pentagono ha recentemente pubblicato un bando di gara lo scorso agosto per acquistare e trasferire in Siria 500 milioni di dollari in armi e munizioni prevalentemente ex-sovietiche [8]. I primi 200 autocarri sono stati consegnati all’YPG di Hasakeh l’11 e il 19 settembre attraverso il Kurdistan iracheno senza subire attacchi dai jihadisti [9]. Il Ministero della Difesa russo ha appena rilasciato fotografie satellitari di un campo di forze speciali statunitensi in pieno territorio di Daesh, che sta vivendo in buona armonia con i curdi e i jihadisti [10].
Ma poiché ci viene detto che questo "Kurdistan indipendente" è un progetto democratico curdo, perché dovremmo dubitarne?
Traduzione
Matzu Yagi

[1] « Déclaration du Conseil de sécurité sur le Kurdistan iraquien », Réseau Voltaire, 21 septembre 2017.
[2] « Yer : Amman, Tarih : 1, Konu : Musul », Akif Serhat, Özgür Gündem, 6 luglio 2014.
[3] Quelli fra i suoi giornalisti che sono sfuggiti alle purghe e sono riusciti a scappare, hanno creato il quotidiano elettronico Özgürlükçü Demokrasi fuori dalla Turchia.
[4] “La riscrittura del massacro del Sinjar”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 12 settembre 2017.
[5NATO’s Secret Armies: Operation GLADIO and Terrorism in Western Europe, Daniele Ganser, Routledge, 2004.
[6] “200.000 israeliani attesi in “Kurdistan” dopo la proclamazione del nuovo Stato indipendente”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 20 settembre 2017.
[7] “Imagining a Remapped Middle East”, Robin Wright, The New York Times Sunday Review, September 28, 2013.
[8] “Heikle Fracht aus Ramstein”, “Millionen Schuss Munition für Kalaschnikows”, Frederik Obermaier & Paul-Anton Krüger, Süddeutsche Zeitung, 12. & 20. September 2017.
[9] “200 camion di armi e munizioni consegnati dal Pentagono a YPG”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 23 settembre 2017.
[10] “Il ministero russo della Difesa diffonde fotografie di Forze USA stanziate presso Daesh”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 25 settembre 2017.

Fonte : “Kurdistan: quello che il referendum nasconde”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 26 settembre 2017, www.voltairenet.org/article198068.html

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