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martedì 28 febbraio 2017

Distruggete i populisti e salvate la globalizzazione! Usando i media e le masse…

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Alcuni articoli sono rivelatori. Uno di questi lo ha pubblicato La Stampa, lo scorso 15 febbraio, a firma di Charles A. Kupchan. E voi direte: chi è? Semplice: è uno dei principali pensatori dell’establishment americano. Docente di affari internazionali alla Georgetown University e membro del Council on Foreign Relations, dal 2014 al 2017 è stato assistente speciale per la Sicurezza nazionale del presidente Barack Obama. Tanto per intenderci.
Uno dei pochi ad aver colto l’importanza di questo articolo è stato il sito di analisi Piccole Note, secondo cui ci troviamo di fronte a un Manifesto della Controrivoluzione globale.
Kupchan, da intellettuale di rango, analizza il successo della Brexit e di Trump, a mio giudizio correttamente.
In lotta per guadagnare un salario di sussistenza, a disagio con la diversità sociale alimentata dall’immigrazione, e preoccupati per il terrorismo, un numero considerevole di elettori delle democrazie occidentali ha la sensazione di aver tutto da perdere dalla globalizzazione – e vuole abbandonarla. Giusto. La legittima rabbia di questi elettori rende chiaro che i nostri sistemi politici post-industriali non hanno fatto abbastanza per gestire la globalizzazione e garantire che i suoi benefici fossero condivisi più ampiamente nelle nostre società. Qualunque cosa si pensi di Donald Trump, la sua ascesa rivela che c’è un disperato bisogno di riformulare il patto sociale che sostiene il centrismo democratico e il sostegno popolare a un ordine liberale internazionale.
Il punto, secondo Kupchan, è che Trump e i populisti non sono in grado di rispondere a tale necessità. E dunque occorre porre rimedio alla loro vacuità programmatica onde scongiurare il rischio che la Pax Americana e la Pax Britannica, che hanno fornito le basi dell’attuale mondo globalizzato, naufraghino definitivamente. Già, ma come?
E qui il discorso diventa davvero interessante.
In primo luogo, i centristi di tutte le convinzioni politiche devono unirsi per offrire un nuovo patto sociale che rappresenti un’alternativa credibile alle false promesse economiche dei populisti.
Kupchan parla di “nuove iniziative in materia di istruzione, formazione professionale, politica commerciale, politica fiscale e minimi salariali“. Sapendo però che
“la globalizzazione è destinata a durare. Ma la disomogeneità dei suoi effetti distributivi dev’essere affrontata per il bene della politica democratica.
Seguiamo il suo ragionamento e veniamo al secondo punto, leggetelo con attenzione:
Mentre gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali sono scosse dalle forze populiste, gli effetti moderatori dei contrappesi istituzionali saranno di importanza cruciale. Il sistema legislativo, i tribunali, i media, l’opinione pubblica e l’attivismo – rappresentano tutti un freno all’autorità esecutiva e devono essere pienamente adoperati.
E tenetevi forte sul terzo:
Se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna saranno, almeno temporaneamente, latitanti quando si tratta di difendere l’ordine liberale internazionale, l’Europa continentale dovrà difendere la posizione. Nel momento in cui la coesione interna dell’Unione europea è messa alla prova dallo stesso populismo che occorre sconfiggere, non è buon momento per chiederle di colmare il vuoto lasciato dal disimpegno anglo-americano. Ma almeno per ora, la leadership europea è la migliore speranza per l’internazionalismo liberale.
Cosa vuol dire tutto questo? Traduco:
1) L’élite che da quasi 30 anni promuove la globalizzazione ha individuato correttamente le radici del problema ma non ha alcun progetto credibile su come risolverlo. Le idee abbozzate da Kupchan potrebbero essere bollate, a loro volta, come “populiste” per la loro vacuità e nascondono una contraddizione per ora insanabile. In un passaggio, l’ex consigliere di Obama scrive che “i posti di lavoro che stanno diminuendo di numero soprattutto per l’automazione, non a causa del commercio estero”. Ma se questo è il problema: come pensano di risolverlo? Mistero.
2) Kupchan invoca le istituzioni. Scusate, ma non capisco: non sono stati proprio gli ambienti transnazionali a promuoverne scientemente lo sradicamento a livello nazionale e, contestualmente, il trasferimento di poteri a quelle sovranazionali? Non è paradossale che a invocare i “contrappesi istituzionali” siano coloro che li hanno screditati e talvolta vanificati?
061818898-70ca11fe-b67b-4f1c-be3c-83638f8d0a19Ben più significativa è l’affermazione successiva: Cosa vuol dire che “i media, l’opinione pubblica e l’attivismo (…) devono essere pienamente adoperati?” Notate bene che Kapchan non parla di “alcuni media” o di “testate sulle nostre posizioni” ma di media, di opinione pubblica in senso assoluto, e usa il termine “adoperare”, come se l’establishment a cui appartiene avesse il potere di orientare l’insieme dei media.
Scusate – si potrebbe e si dovrebbe obiettare – ma non siamo in democrazia? La stampa non è libera? In teoria sì ma di fatto il mainstream è ormai sinonimo di conformismo, che a tratti sfocia nel pensiero unico. Anche in Occidente. Tema che chi legge questo blog conosce bene, obiettivo che si ottiene ricorrendo alle tecniche di spin che descrivo da 10 anni (vedi il saggio “Gli stregoni della notizia Da Kennedy alla guerra in Iraq. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi”).
La novità è che tali tecniche venivano usate per sostenere i governi, a cominciare dalla Casa Bianca. Ora apprendiamo che possono essere usate anche contro di essa se il presidente, come Trump, non è gradito, sebbene legittimamente eletto.
E lo stesso vale per il riferimento all’attivismo ovvero a quei movimenti delle masse improvvisi e insistenti, che evidentemente non sono frutto di una spontanea presa di coscienza delle folle, ma di attente regie che, sfruttando metodi ben noti agli specialisti, raggiungono l’effetto voluto. Al riguardo segnalo l’ottimo saggio del giornalista del Tg5 Alfredo Macchi Rivoluzioni s.p.a. Chi c’è dietro la primavera araba.
Metodi che finora venivano impiegati fuori dai Paesi occidentali, ad esempio incentivando le Rivoluzioni colorate, ma Kupchan afferma che debbano essere utilizzati anche negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali.
Il messaggio implicito complessivo è inquietante: “Possiamo usare i media e le masse contro i populisti”. E lo stanno già facendo.
schulz-merkel-ape103) Stupefacente è la terza ammissione. Essendo la Casa Bianca e Downing Street fuori controllo, deve essere l’Unione europea a difendere la globalizzazione. E allora si spiega perché il fidatissimo e duro Shulz si candidi a Berlino, con l’obiettivo di scalzare una Merkel in fase calante, troppo debole. E si capisce perché si suggerisca all’impresentabile presidente della Commissione europea Juncker di farsi da parte per lasciare spazio a un falco come il finlandese Jyrki Katainen.
Ma ancora una volta emerge una contraddizione: l’impopolarità dell’Unione europea, alimentata da politiche così rigide da sfociare nell’ottusità, rappresenta una delle ragioni del successo dei movimenti populisti. Come può un Moloch come la Ue (e sul suo liberalismo sorvoliamo…) costituire il fulcro in difesa degli interessi globalisti e al contempo diventare il promotore del cambiamento per riconquistare una classe media impoverita e arrabbiata?
Insomma, l’analisi è corretta, gli obiettivi sono dichiarati – vogliono salvare la globalizzazione – ma senza il sostegno di riforme credibili e convincenti. Chiara invece è la determinazione nel voler distruggere l’onda “populista” e fermare Trump, anche ricorrendo a metodi che vanno oltre la normale dialettica politica.
Andiamo bene…
Marcello Foa
fonte http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/02/26/distruggete-i-populisti-e-salvate-la-globalizzazione/?repeat=w3tc

Inchiesta Consip, i pizzini inguaiano pure Luca Lotti: che cosa hanno trovato



NELL’INCHIESTA CONSIP, I PIZZINI (RECUPERATI DALLA SPAZZATURA) INGUAIANO PURE LUCA LOTTI – OLTRE AGLI SMS TRA L’ATTUALE MINISTRO ED EMILIANO CHE LO RIGUARDANO, CI SAREBBERO ANCHE APPUNTI DI POSSIBILI INCONTRI FRA ALFREDO ROMEO ED IL BRACCIO DESTRO DI RENZI – BABBO TIZIANO VERRA’ ASCOLTATO DAI PM DOPO AVER ACQUISITO I MESSAGGI DI EMILIANO

Marco Lillo per il Fatto Quotidiano
La Procura di Roma sentirà come testimone Michele Emiliano, probabilmente mercoledì prossimo. Certamente il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi chiederanno a Emiliano di consegnare la copia degli sms con Luca Lotti e Tiziano Renzi svelati ieri dal Fatto.
In quegli sms Lotti consiglia a Emiliano nell’ottobre del 2014 di incontrare Russo: “Lo conosciamo”, gli scrive. Un dato importante per i pm che indagano Russo per traffico illecito di influenze con Tiziano Renzi e Lotti per rivelazione di segreto e favoreggiamento perché, secondo la testimonianza dell’amministratore di Consip, Luigi Marroni, gli avrebbe rivelato l’esistenza delle indagini su Consip.
Non c’è solo questo elemento svelato da Emiliano al Fatto a legare Lotti a Russo. Il Fatto è venuto a conoscenza di un altro elemento: sul ‘pizzino’ scritto da Romeo dopo un incontro con Russo nell’estate scorsa, non c’è solo scritto “30.000 al mese per T.” e “5.000 ogni due mesi per CR”. Sul foglietto vergato a mano dall’imprenditore per far capire a Russo gli impegni reciproci del loro accordo, c’erano scritte anche una “L.” e una “M.”.
Il foglietto, strappato da Romeo, è stato recuperato e ricomposto dai carabinieri del Noe rovistando nella spazzatura degli uffici della Romeo di via Pallacorda a Roma. Poi hanno riascoltato le intercettazioni ambientali della giornata in cui il foglio sarebbe stato vergato. Ogni volta che il discorso entra nel vivo si sente silenzio e il rumore di una penna che scrive. Inserendo le lettere nelle pause e leggendole nel contesto gli investigatori si sono convinti che i due stavano disegnando un vero e proprio accordo quadro.
Il Fatto ha già svelato parti del ‘pizzino’ come lo chiamano i pm di Napoli Henry John Woodcock e Celeste Carrano nel decreto di perquisizione. I ‘pizzini’ in realtà sono più d’uno. In quello più completo dopo le frasi “30.000 al mese per T.” e “5 mila ogni due mesi a CR” ci sono anche “due incontri quadro tenuti da T. con M. e L.”.
Secondo gli investigatori Russo parla con Romeo della contropartita: Tiziano Renzi (T.) avrebbe tenuto due incontri tra Romeo e due persone per lui fondamentali: “M.” dovrebbe essere Luigi Marroni, l’amministratore delegato di Consip che – secondo Alfredo Romeo – lo snobbava a beneficio dei concorrenti nella gara più grande d’Europa, quella per il cosiddetto Facility management 4: 2,7 miliardi divisi in 18 lotti.
Il misterioso “L.”, stando alla lettura degli investigatori, sarebbe Lotti. L’amico di Tiziano Renzi quindi si impegnerebbe con Romeo anche per conto del babbo del premier a organizzare un incontro tra Romeo e Lotti, tenuto da T, cioè da Tiziano.
Ora è bene sottolineare che nessuno dei pagamenti ipotizzati e nessuno degli incontri con M. ed L., se sono davvero Marroni e Lotti, si è poi realizzato. Va detto inoltre che Tiziano Renzi non partecipa a un solo colloquio. Va ribadito che il babbo dell’allora premier non ha incassato un euro da Romeo e che potrebbe essere vittima di un colossale misunderstanding sulla “T.” o di un colossale millantato credito di Russo. Però per dovere di cronaca bisogna segnalare anche che la prima fuga di notizie sull’indagine Consip risalirebbe secondo le testimonianze raccolte dai pm proprio all’estate 2016, poco dopo i discorsi su questo mega-accordo presunto tra Russo e Romeo.
Russo era davvero amico di Tiziano Renzi e i vertici della Consip, secondo quello che racconta l’ex parlamentare Italo Bocchino ad Alfredo Romeo mentre è intercettato, ‘il ragazzo’ 33enne di Scandicci si era presentato come amico di Luca Lotti. Ai vertici di Consip lo rispettavano e ascoltavano (prima di sapere che era intercettato) proprio perché lo ritenevano un amico del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e del ‘babbo’ Tiziano Renzi, amico di Luigi Marroni, l’amministratore delegato di Consip nominato dal governo Renzi. Russo sosteneva di essere in grado di arrivare a Marroni tramite Renzi sr. E Romeo, che voleva vincere la gara Consip Fm4 da 2,7 miliardi, cerca di spendere questo triangolo toscano (Russo-Tiziano-Marroni) sul tavolo romano.
La Procura di Roma sentirà mercoledì come testimone Emiliano e pochi giorni dopo come indagato Tiziano Renzi per capire se in questa storia ci siano reati o solo chiacchiere. L’inchiesta sulla Consip viene danneggiata quando Marroni, avvertito a suo dire da Luca Lotti e da altri amici di Renzi come Filippo Vannoni e il comandante dei carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, fa bonificare l’ufficio di Consip e trova le cimici.
Cosa lega il presunto autore della fuga di notizie che ha danneggiato l’inchiesta, cioè Luca Lotti, a un possibile beneficiario della stessa, cioè Carlo Russo? I magistrati di Roma che indagano Lotti per favoreggiamento e rivelazione di segreto finora avevano in mano soltanto quel foglietto con la “L.” più le chiacchierate di Romeo e Bocchino più quelle interne alla Consip sul rapporto Lotti-Russo.
Ora, grazie alla testimonianza di Michele Emiliano al Fatto Quotidiano, si scopre che già nell’ottobre del 2014, quando Russo cercava di inserirsi in Puglia, era Lotti ad accreditarlo all’allora sindaco di Bari. Russo magari millantava su altre cose. Ma il rapporto con il sottosegretario lo aveva davvero.
fonte http://www.direttanews24.com/inchiesta-consip-pizzini-inguaiano-pure-luca-lotti-cosa-trovato/

Inchiesta Consip, pm acquisiranno sms di Lotti a Emiliano. Il governatore pugliese sarà sentito il 1 marzo

Inchiesta Consip, pm acquisiranno sms di Lotti a Emiliano. Il governatore pugliese sarà sentito il 1 marzo
Nei messaggi il ministro Luca Lotti, che è indagato, suggeriva un incontro con l’imprenditore Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, come rivelato dal Fatto Quotidiano
Gli sms ricevuti da Michele Emilianonei quali il ministro Luca Lotti suggeriva un incontro con l’imprenditore Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, come rivelato dal Fatto Quotidiano, saranno acquisiti agli atti dell’inchiesta Consip in occasione dell’audizione, in qualità di teste del governatore pugliese e candidato alla segreteria del Pd.
Emiliano – che da candidato alla segreteria del Pd ha respinto l’accusa di conflitto di interessi – sarà ascoltato dai magistrati romani mercoledì prossimo. In sede di audizione i magistrati romani prenderanno visione degli sms ricevuti dal governatore pugliese e successivamente verbalizzeranno il contenuto acquisendolo agli atti. I magistrati romani che seguono l’indagine sulla Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, al momento non sono orientati ad ascoltare il ministro Lotti sulla vicenda sms ritenendo sufficiente l’acquisizione del contenuto dei messaggi.
Nella vicenda Consip Lotti, che ha già reso dichiarazioni spontanee, è indagato con il comandante generale dell’Arma dei CarabinieriTullio Del Sette e il comandante della Legione Toscana dei carabinieri, generale Emanuele Saltalamacchia, per i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento. Il reato di traffico di influenze è contestato invece a Tiziano Renzi in concorso con altri. Nell’indagine, che di fatto viene condotta da due Procure, il focus principale degli inquirenti è rivolto alla gara d’appalto, bandita nel 2014, denominata Fm4 (facility management) del valore di 2,7 miliardi di euro e che era stato suddiviso in una serie di lotti.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/26/inchiesta-consip-pm-acquisiranno-sms-di-lotti-a-emiliano-il-governatore-pugliese-sara-sentito-il-1-marzo/3417760/

Matteo Renzi, il viaggio in California pagato dai Clinton

L’endorsement, alla fine, qualcosa ha pagato. Pochi giorni prima delle presidenziali Usa,Matteo Renzi fu l’unico premier di un grande Paese al mondo a schierarsi apertamente a favore di Hillary Clinton e contro Donald Trump.
Pareva una scelta a basso prezzo, visto che la democratica era data per strafavorita nei sondaggi. Poi le cose sono andate in modo leggermente diverso… e non solo alle elezioni americane. Trump è finito alla Casa Bianca, Renzi a casa.

Nei giorni scorsi, l’ex premier è tornato da semplice cittadino (l’altra volta c’era andato da capo del governo) in California, a farsi un giro tra le realtà e i protagonisti della Silicon Valley.E il quotidiano Il Giornale scrive che a pagargli la trasferta sia stata la Clinton Global Foundation. Non solo come “ringraziamento” per l’endorsment dello scorso novembre. Il quotidiano di via Negri rivela come negli anni i vari governi di centrosinistra che si sono succeduti al potere dal ’96 a oggi abbiano contribuito finanziariamente alla fondazionedell’ex presidente Bill (e consorte). L’ultima volta, come appare sul sito ufficiale della stessa Foundation, nel 2015 quando figura un contributo governativo italiano tra i 101mila e i 250mila dollari.
http://www.direttanews24.com/matteo-renzi-viaggio-california-pagato-dai-clinton/


“Andate a fare in culo”: Un Becchi da applausi sbrocca in diretta contro l’Europa

“Volete un esempio di sovranismo?”. In collegamento con Agorà su Raitre, Paolo Becchi accende la miccia e spara: “L’Unione europea ci chiede una manovra correttiva recessiva, dopo un terremoto.
Cosa dovrebbe fare un governo sovranista all’Unione europea? Andate a fare in culo, noi spendiamo per il nostro paese, ricostruiamo e aiutiamo i terremotati, e ce ne freghiamo dei vostri decreti”.

E in studio, la conduttrice ha quasi un mancamento.
fonte http://www.direttanews24.com/andate-c-un-becchi-applausi-sbrocca-diretta-leuropa/

lunedì 27 febbraio 2017

Romano Prodi, e tutti i suoi compari, devono essere condannati per ALTO TRADIMENTO per aver svenduto l’Italia!

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Romano Prodi e tutti i suoi compari che si sono susseguiti in questi ultimi 20 anni devono essere condannati per ALTISSIMO TRADIMENTO alla massima pena prevista dal nostro ordinamento. 

Studentessa a Romano Prodi: “Lei ha svenduto il nostro futuro e in cambio di cosa?”

“Salve professore,
Sono Cristina di Rethinking economics Bologna e la ringrazio per aver accettato il nostro invito. Detto ciò, però, questo è l’unico ringraziamento che mi sento di farle. Mi permetta di rubarle due minuti.
Le parlo come componente di quella che viene definita “Generazione Erasmus”. Eccola qui, la generazione Erasmus: una generazione nata e cresciuta all’interno dell’Unione Europea ed educata con la favola di un’Europa di cooperazione e obiettivi comuni, di uno spazio in cui viaggiare liberamente ed educarsi alla diversità. Un luogo di pace, prosperità e libertà.
La favola della nuova generazione Europea di studenti colti, aperti e con alta mobilità si scontra però con la realtà, ossia con la generazione dei disoccupati e dei lavoratori poveri. Infatti, solo l’1% degli studenti italiani partecipa a progetti di mobilità, mentre gli altri si trovano in situazioni di precarietà o disoccupazione. La disoccupazione giovanile nel 2017 è arrivata a superare il 40% e coloro che trovano lavoro sono costretti ad accettare orari e salari da fame con contratti a termine o retribuiti tramite voucher. In tantissimi sono costretti ad emigrare; alcuni svolgono attività di ricerca qui sotto finanziata altri sono costretti a lavori non qualificati e sottopagati, nonostante l’alto livello d’istruzione.
Il futuro dei giovani italiani è un futuro grigio e di cui lo Stato ha deciso di non farsi carico. Siamo una generazione abbandonata dalle istituzioni e, certo, non sarà tutta colpa dell’Unione europea, ma sicuramente per capire come migliorare bisogna prima individuare le colpe ed i colpevoli. L’italia ha scelto di condividere e mettere in atto lo smantellamento dello stato sociale: ha tagliato educazione, istruzione, protezioni sociali, investimenti industriali, ecc. Una situazione di cui nessuno vuole farsi responsabile ma che è strettamente collegata con l’adesione dell’Italia alle politiche neoliberiste.
Professore, lei, il 18 gennaio ha rilasciato un’intervista al Quotidiano.net in cui dice “la mia Europa è morta. Ma spero che la crisi la svegli. Ora possiamo solo aggiungere: preghiamo”
Beh, troppo semplice così.
Mi dispiace ma mi rifiuto di vivere in un paese che soffre di deficit di memoria. Che trasforma i carnefici in vittime e i colpevoli in eroi.
Non possiamo non dimenticare che lei, come presidente dell’IRI ha svenduto il patrimonio economico italiano a società private.
Lei partecipò in prima persona alla nascita dell’euro, prima come Presidente del Consiglio e poi come Presidente della commissione europea.
Lei non si è battuto per cambiare i criteri scellerati del trattato di Maastricht, nei quali l’Italia non rientrava, ma promise riforme future. Da quel peccato originale è succeduto un vortice di privatizzazione, tagli al welfare, sottomissione ai diktat franco- tedeschi, attacco ai salari e ai diritti dei lavoratori con l’unico obiettivo di ridurre il nostro debito pubblico, rientrare nei parametri di Maastricht e renderci “competitivi”. Fu proprio durante il suo governo che venne approvato il pacchetto Treu che diede inizio al fenomeno della precarietà in Italia.
Durante il suo secondo mandato da Presidente del consiglio, poi, fu lei a firmare il trattato di Lisbona che di fatto era uguale alla Costituzione europea bocciata nel 2005 da francesi e olandesi.
Mi dispiace ma non può dire che questa non è la sua Europa. Questa è proprio la sua Europa.
Lei ha svenduto il nostro futuro e in cambio di cosa? Ecco cosa abbiamo ottenuto: la libertà di andare all’estero a fare i camerieri o di vivere una vita di precarietà e misera. Una vita che ha condotto molte persone alla disperazione ed alcuni anche al suicidio.
Adesso, non le chiedo, come fa qualcuno, di formare un nuovo partito o ricandidarsi per riparare alla situazione. No, quello spetta a noi.
Però le chiedo, come minimo, che riconosca le sue responsabilità e i suoi errori; e che magari ci chieda anche scusa.”

https://disquisendo.wordpress.com/2017/02/27/romano-prodi-e-tutti-i-suoi-compari-devono-essere-condannati-per-alto-tradimento-per-aver-svenduto-litalia/

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Il comando iracheno denuncia gli USA per i rifornimenti paracadutati da aerei USA ai miliziani dell’ISIS



Un alto comandante militare iracheno, Yavad al-Talibavi,  ha accusato gli USA di inviare armi e rifornimenti,  a mezzo aviolancio,  sulle posizioni dei terroristi del Daesh (l’ISIS) ad ovest di Mosul.
Il comandante delle unità delle forze irachene ha dichiarato la scorsa domenica che le sue forze hanno individuato, nella notte del sabato, aerei non identificati che hanno paracadutato armi e rifornimenti sulle posizioni dei gruppi debilitati del Daesh ad ovest di Mosul.
Nel ricordare altri casi simili già verificatisi dove si è riscontrato l’appoggio che Washington, con le sue forze aeree, fornisce di fatto agli estremisti del Daesh, Al-Talibavi ha avvertito che il comando delle forze statunitensi  in questo modo sta cercando di allargare il conflitto in Iraq, motivo per cui ha nmanifestato al primo ministro iracheno, Haidar al-Abadi, l’urgenza di intervenire ed adottare misure adeguate.
La presenza di reparti di “special forces”  statunitensi sul territorio dell’Iraq suscita sospetti e provoca la nostra inquietudine, quando  già si è notato che, tenendo in conto le loro azioni,  le forze USA presuppongono una minaccia per la sicurezza dei civili e possono compromettere le nostre operazioni militari contro il Daesh, ha riferito il comandante.
Lo scorso martedì si erano divulgate le immagini video, captate dai residenti di una zona del paese,  dove si mostravano  sei persone e vari carichi,presumibilmente di armi, lanciate da un aereo sulla località di  Tal Afar, che da tempo è sottoposta ad un assedio da parte dei combattenti iracheni.
Su questa linea, Al-Talibavi aveva già sottolineato che, l’intensificazione dell’assedio su Tal Afar da parte delle forze irachene, ha fatto si che gli statunitensi stiano cercando di salvare i capi dell’ISIS assediati evacuandoli su altre zone.
Le denunce coincidono con l’offensiva dell’esercito iracheno e dei suoi alleati sui quartieri ovest di Mosul dove è iniziata l’attacco decisivo dopo la avvenuta liberazione della parte Est della città.
Si era già notato che il comando USA, con vari pretesti, aveva cercato di ritardare la liberazione della città da parte delle forze governative, tanto che parlamentari iracheni avevano denunciato questo atteggiamento da parte di Washington (amministrazione Obama).
Nota: Si ripetono gli episodi (già denunciati in passato) di complicità delle forze della coalizione USA con i terroristi dell’ISIS (Daesh in arabo). Non è cambiato nulla in questo senso e sembra evidente  che Washington non gradisce una rapida riconquista del territorio da parte delle forze irachene in quanto questo potrebbe compromettere i loro piani di divisione del paese. Questo spiega il “doppio gioco” degli USA nella regione, ormai divenuto evidente a tutti gli osservatori indipendenti.
Il governo iracheno tuttavia ha “mangiato la foglia” ed ha iniziato ad appoggiarsi alla coalizione Siria-Iran-Russia che si dimostra affidabile ed efficace (al contrario degli USA) nella lotta contro l’ISIS. Così è accaduto che i caccia bombardieri iracheni hanno compiuto missioni di bombardamento contro l’ISIS in Siria ed il favore viene ricambiato dai russi e iraniani che forniscono assistenza militare e logistica al governo di Baghdad.
La politica degli USA in Medio Oriente al momento non è cambiata anzi, sembra che proceda in avanti con il “pilota automatico” a prescindere da chi sieda alla Casa Bianca.
Traduzione e nota: L. Lago
 http://www.controinformazione.info/il-comando-iracheno-denuncia-gli-usa-per-i-rifornimenti-paracadutati-da-aerei-usa-ai-miliziani-dellisis/#

In Amazzonia è ricominciata la deforestazione

ESTERO

In Amazzonia è ricominciata la deforestazione

di Alessandro Galiani


La deforestazione delle foreste pluviali dell'Amazzonia, dopo dieci anni di tregua, legati alle denunce del movimento 'Save the Rainforest', è ripresa a ritmi molto alti, trainata dalla domanda delle grandi multinazionali, in particolare quelle della soia. Lo denuncia ilNew York Times, citando le cifre dell'istituto le cifre dell'Istituto nazionale del Brasileper le ricerche spaziali, secondo il quale in un anno, dall'agosto 2015 al luglio 2016, per la prima volta da oltre un decennio, nel bacino amazzonico del Brasile la deforestazione ha raggiunto i 2 milioni di acri, quasi 8.100 chilometri quadri, un territorio pari all'Umbria, contro gli 1,5 milioni di acri di un anno prima e gli 1,2 milioni di acri dell'anno precedente.

Come funziona il business della deforestazione

La deforestazione avviene attraverso l'incendio delle foreste pluviali da parte dei proprietari terrieri, che preparano così la strada alla coltivazione intensiva del territorio, per poi rivendere i raccolti alle grandi multinazionali alimentari. Greenpeace da tempo denuncia il ruolo nella deforestazione delle tre grandi multinazionali della soia, Archer Daniels MidlandBunge e Cargill, che utilizzano i raccolti della distruzione della foresta amazzonica per produrre mangimi animali, destinati soprattutto all'Europa. Secondo il New York Times almeno 865.000 acri di foresta sono andati distrutti in media ogni anno dal 2011, un'area equivalente a oltre due volte l'estensione territoriale del comune di Roma. L'incremento della deforestazione, secondo i dati forniti Centro di documentazione e Informazioni boliviano, che osserva l'area coi satelliti, è salito da una media di 366.000 acri l'anno negli anni Novanta del secolo scorso ai 667.000 acri del primo decennio degli anni Duemila, concentrandosi soprattutto, al confine tra Brasile e Bolivia.

Quelle aree protette minacciate

La deforestazione delle foreste amazzoniche non riguarda solo le aree legate alle grandi coltivazioni agricole ma anche quelle collegate allo sfruttamento minerario, a cui sono interessate le compagnie minerarie alla ricerca di oro, diamanti e niobo, un metallo raro impiegato nella produzione di acciaio inossidabile. Ieri la sezione brasiliana del WWF ha denunciato l'intenzione dei parlamentari dello stato federale brasiliano dell'Amazonas, ai confini con Colombia e Venezuela, legati al Pmdb, il partito del presidente Michel Temer, di ripresentare un progetto di legge per ridurre l'entità di quattro riserve protette e cancellare completamente quella della riserva biologica di Campos de Manicore, smantellando così il provvedimento approvato nel 2016 dall'ex presidente Dilma Rousseff. Il testo è stato discusso dai parlamentari dell'Amazonas con Eliseu Padiho, controverso ministro della Real Casa del governo Temer, inquisito nell'ambito del processo sullo scandalo Petrobras. Se approvata, la nuova legislazione entrerebbe in vigore dal marzo prossimo e l'Amazzonia perderebbe oltre un milioni di ettari (10.000 chilometro quadri) di parchi protetti.
fonte http://www.agi.it/estero/2017/02/27/news/in_amazzonia_ricominciata_la_deforestazione-1529150/

Dalle calunnie alla morte: la fine misteriosa di tre sacerdoti

IL PAPA POP

Dalle calunnie alla morte: la fine misteriosa di tre sacerdoti


“’I preti non vanno con le donne’, gli risposi. Poi mi chiese delle armi. E allora scattai in piedi accusando di viltà gli organi di Stato che mettevano in giro voci del genere. Mi sentii umiliato. Scattai in piedi per ben due volte. Mi trattava come se fossi il complice di un criminale”, ha raccontato monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, ricostruendo il fuoco di fila di domande che gli erano stato fatte da un avvocato (Gaetano Pecorella) al processo per l’omicidio di don Giuseppe Diana, e soprattutto “le umiliazioni e le offese infinite che hanno dovuto subire i genitori e i fratelli di don Diana”. Come è noto alcune settimane dopo l’omicidio del 19 marzo 1993 un quotidiano locale titolò in prima pagina “Don Diana era un camorrista”. E dopo pochi giorni “Don Diana a letto con due donne”. 

Lo strano suicidio del prete antinarcos

Questa brutta pagina seguita all’assassinio di un prete che difendeva la sua gente (“Per amore del mio popolo non tacerò” si intitolava il proclama anticamorra che provocò la condanna a morte del parroco di Casal di Principe) si ripete in queste settimane in modo davvero sovrapponibile al di là dell’Atlantico, nello stato provinciale di Tucuman, in Argentina, dove sui quotidiani si legge una velina che riguarda padre Juan Viroche, prete antinarcos trovato impiccato il 5 ottobre scorso: “gli inquirenti hanno scoperto che i messaggi minacciosi ricevuti da Viroche arrivavano dai telefoni che erano intestati alla sua ex fidanzata, al fratello di questa e a uno zio”. Ritorna insomma la calunniosa ipotesi di un suicidio per ragioni sentimentali, che sebbene stata già smentita viene accreditata dal giudice che indaga e dal comandante della polizia.
“Sappiamo tutti che non è così, come ben comprende la gente che ha incontrato il padre Juan. Nel trascorrere dei mesi si tenta sempre più di contaminare l'immagine nobile del sacerdote, per far dimenticare il dovere di cercare i veri colpevoli”, replicano i parrocchiani. “Un sacerdote che ha combattuto così duramente per i poveri e i tossicodipendenti non può fermare la sua lotta per stringersi una corda intorno al collo”, spiegano. “Al governo locale non conviene che si scopra la verità perché fa affari con i narcos”, scrive su Facebook un amico di Viroche. E in effetti sono facilmente rilevabili gli intrecci tra la politica e la criminalità comune in quella provincia, dove gli stessi boss controllano il traffico della droga e la tratta delle ragazze destinate a prostituirsi nei night. Proprio questa attività era messa a rischio da un’annunciata denuncia del sacerdote che è stato trovato impiccato all’interno della sua parrocchia il 5 ottobre scorso.

La misteriosa morte di padre Volpi

Anche a Roma la morte di un frate è sotto la lente della procura e anche in questo caso il ruolo dei media non è del tutto trasparente. Una vera e propria campagna diffamatoria, infatti, ha preceduto la morte, il 7 giugno del 2015 al Policlinico Gemelli, di padre Fidenzio Volpi, il frate cappuccino che Papa Francesco aveva nominato due anni prima commissario con pieni poteri per fare pulizia nei Francescani dell’Immacolata, l’istituto religioso fondato da padre Stefano Manelli, esautorato dalla Santa Sede in seguito a gravissime accuse. Una perizia tossicologica eseguita presso il Laboratorio Maugeri dell’Università di Pavia ha riscontrato una quantità anomala di arsenico nei peli della barba di padre Volpi rimasti nel rasoio elettrico con il quale la nipote lo radeva al Don Gnocchi dove era ricoverato per fare riabilitazione dopo un ictus. A quanto pare, però, questo ed altri indizi - dei quali tuttavia i pm danno conto rilevandone la sussistenza - non bastano a provare che padre Fidenzio fu ucciso: servirebbe la riesumazione della salma che tuttavia non viene disposta benché sia acclarato che il religioso era impregnato di arsenico in una quantità tale da poter certamente influire sul decorso della malattia che lo aveva colpito e forse determinarla. Una infermità della quale fu certamente concausa - scrive il medico legale Andrea Leoncini - lo stress al quale il religioso era sottoposto a motivo della fedeltà al mandato ricevuto dal Papa. Chi lo ha conosciuto sa quanto lo ferivano i continui pretestuosi attacchi che gli erano mossi dai tradizionalisti sul web. 

I nemici di Bergoglio sul web

Sono numerosi e agguerriti del resto i blog e i siti in lotta contro la riforma di Papa Francesco. Esaurita nelle scorse settimane la campagna sul commissariamento dello SMOM, in questi giorni se la prendono con il nuovo generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa Abascal, accusato di negare la precettività delle affermazioni del Vangelo sulla famiglie e il matrimonio. In realtà padre Sosa ha solo ripetuto senza citarle le parole a favore del metodo storico-critico che con grande chiarezza aveva pronunciato Joseph Ratzinger, prima da teologo, poi da cardinale e infine da Papa. Per spiegare in un’intervista che “le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito…”. E  ricordare che “nell’ultimo secolo nella Chiesa c’è stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente che cosa volesse dire Gesù… Ciò non è relativismo, ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla Chiesa che è fatta di persone umane”. Anche per Ratzinger, come ha scritto nella prefazione a un documento del 1993 pubblicato dalla  Pontificia Commissionne Biblica. “l’uso del metodo storico-critico ha segnato l’inizio di una nuova era. Grazie a questo metodo sono apparse nuove possibilità di capire il testo biblico nel suo senso originario”.
Quel che lascia sconcertati è il ‘modus operandi’ di questi blog anti Bergoglio: lo stesso giornalista che ha intervistato padre Sosa, infatti, ha poi raccolto decine di commenti negativi, che dipingono il “papa nero” come un relativista in cerca di guai. Anche nella Chiesa per alcuni il fine giustifica i mezzi. Francesco - come ha dimostrato sabato con l’appello ai parroci a “farsi prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell’incontro e nell’accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi e che sul piano spirituale e morale, sono tra i poveri e i piccoli, verso i quali la Chiesa, sulle orme del suo Maestro e Signore, vuole essere madre che non abbandona” - a questi attacchi non fa troppo caso. Anzi sembra intenzionato a seguire il consiglio che gli ha rivolto pubblicamente il presidente della Comunità di Capodarco, don Vinicio Albanesi (che recentemente ha subito un attentato alla sua parrocchia a Fermo), quando gli ha suggerito: “Santo Padre non dia peso ai ‘dubia’ che le vengono proposti da persone che sono farisei e nemmeno scribi”. 
fonte http://www.agi.it/blog-italia/il-papa-pop/2017/02/26/news/dalle_calunnie_alle_morte_la_fine_misteriosa_di_tre_sacerdoti-1530353/

LA SAPETE L'ULTIMA DELL'AIUTINO ALLA "LADY" DI RENZI? NON AVEVA I REQUISITI PER LA CHIAMATA DIRETTA.


LA BUONA SCUOLA FINISCE IN TINELLO - LA 'VERITA'' DI BELPIETRO: LA MOGLIE DI RENZI ASSUNTA CON CHIAMATA DIRETTA MALGRADO L' ASSENZA DI CERTIFICAZIONE LINGUISTICA E DIDATTICA DIGITALE - LA GIUSTIFICAZIONE: “PARLO INGLESE E FRANCESE, SONO AUTODIDATTA DEL WEB. FARÒ I CORSI”

Christian Campigli e Alessia Pedrielli per “la Verità

agnese landini e michelle obamaAGNESE LANDINI E MICHELLE OBAMA
«Un giornalista? No guardi, la preside non parla con nessun giornalista. Anzi, se ne vada immediatamente, altrimenti abbiamo l’ordine di chiamare i carabinieri». Ci hanno ricevuto così all’Istituto Tecnico Peano di Firenze, mentre Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, era a cena alla Casa Bianca in compagnia del presidente Obama.

Da settembre la first lady lavora qui, in una delle scuole più prestigiose della città, come docente di italiano e latino. Ma dopo nemmeno un mese ecco, già, il primo impegno (del consorte) che la porta lontano dai suoi alunni.

Nulla di illecito, per carità: Agnese, adesso non è più una precaria, insegna part time ed è bastato un permesso per motivi familiari per volare dall’altra parte dell’oceano. Ma come è arrivata, da impegnatissima- moglie- di premier, ad essere assunta in un rinomato istituto, non lontano da casa, nell’annus horribilis della scuola italiana?

AGNESE LANDINI E MATTEO RENZIAGNESE LANDINI E MATTEO RENZI
La strada, lo dimostrano i fatti, gliela ha aperta la riforma voluta dal marito, la stessa che, invece, tra trasferimenti e ricorsi, ad altre migliaia di docenti italiani ha sconvolto la vita. Per lei, che si trovava al posto giusto al momento giusto, prima è arrivato il contratto a tempo indeterminato poi, grazie all’introduzione delle assunzioni a chiamata diretta, anche la cattedra, nonostante qualche titolo che mancava all’appello.

«Io faccio uno più uno. Ha la moglie, che non ha superato il concorso, che però sta nelle graduatorie ad esaurimento…e guarda caso quella graduatoria l’ha davvero esaurita, assumendo tutti. È evidente che ci sia qualcosa che non torna », suggeriscono voci nei corridoi della Cgil fiorentina.

Di certo la carriera della first lady, negli ultimi anni, non è stata tra le più impegnative: dopo essere stata fermata alle selezioni per insegnanti di ruolo, nel 2012, Agnese rientra nelle graduatorie per precari e la ritroviamo, prima, supplente per qualche mese in un educandato, poi in aspettativa per impegni di famiglia. E dopo la pausa, quando torna a scuola, nel 2015, pur lavorando sotto casa sceglie ancora l’orario ridotto.
agnese e matteo renzi alla scalaAGNESE E MATTEO RENZI ALLA SCALA

Eppure proprio mentre è in aula, da supplente, qualche ora a settimana, arriva il primo colpo di fortuna. Parte la riforma La Buona Scuola, pensata dal consorte che, tra gli altri, stabilizza (grazie alla cosiddetta «fase c») anche i docenti iscritti alle graduatorie ad esaurimento e che non avevano superato il concorso. Tra cui Agnese.

«A Renzi avevamo consigliato di fare in modo diverso, per esempio un piano pluriennale di assunzioni in modo da esaurire quelle graduatorie in due o tre anni», spiegano ancora i sindacati, critici verso quella «fase c» che, con le assunzioni di massa, ha creato caos nelle assegnazioni. «Invece lui ha messo di ruolo tutti, senza guardare quali competenze davvero servissero », continuano «così, per esempio a Firenze ci sono 82 docenti di materie giuridiche parcheggiati lì, mentre, magari, mancano quelli di matematica ». E concludono: «La criticità è questa, la malignità viene dopo», ma «certo stupisce che un premier così giovane, così rampante», non abbia «pianificato le cose in modo più sensato».
AGNESE LANDINI 1AGNESE LANDINI 1

Per Agnese, comunque, un senso c’è. Appena entrata di ruolo infatti, la consorte si ritrova in cattedra, voluta dalla preside dell’Istituto Peano, che tra tante, preferisce proprio lei. E, anche in questo caso, il merito è della riforma che ha dotato i dirigenti scolastici di poteri assoluti: niente più punteggio o anzianità, con la chiamata diretta, il dirigente assume chi vuole. Anche a prescindere dai titoli, se è il caso.

Nell ’avviso di selezione per i posti al Peano, pubblicato lo scorso 18 agosto, la dirigente dell’istituto indicava i titoli preferenziali su cui si sarebbe basata la scelta dei docenti: ai primi posti per importanza figuravano la certificazione linguistica (B2 o superiore) e i titoli in didattica digitale (uso degli strumenti tecnologici per l’insegnamento). Alla selezione rispose anche Agnese, ammettendo onestamente di non avere all’attivo, almeno in parte, i titoli richiesti.
AGNESE LANDINI 2AGNESE LANDINI 2

«Non possiedo ancora certificazioni linguistiche ma ho buona padronanza di inglese e francese e sono intenzionata ad iniziare il percorso di certificazione», scriveva lei stessa nel suo curriculum «e per la didattica digitale ho acquisito competenze in maniera autonoma, ma sono intenzionata a seguire corsi per incrementare le mie conoscenze». Ma poco importa. La moglie del premier viene comunque assunta.
AGNESE LANDINIAGNESE LANDINI

E, anzi, la preside, Maria Centonze, ben lieta della scelta, interpellata qualche giorno dopo sull’incarico alla first lady, spiegherà con semplicità: «Il suo curriculum corrispondeva ai requisiti pubblicati nel bando dell’Istituto: uso della tecnologia in classe e conoscenza della lingua inglese ».


fonte  http://direttanfo.blogspot.it/2017/02/la-sapete-lultima-dellaiutino-alla-lady.html?spref=fb