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giovedì 31 maggio 2018

L'ubriacone Juncker agli italiani: “Siete corrotti, lavorate di più e smettetela di lamentarvi dell’Europa”



Il grande ubriacone   Jean-Claude Juncker attacca l’Italia : “Gli italiani devono lavorare di più, essere meno corrotti e smettere di incolpare l’Ue per tutti i problemi dell’Italia”.  “Gli italiani devono prendersi cura delle regioni povere d’Italia”.  “Li aiuteremo come abbiamo sempre fatto. Ma non si faccia il gioco di scarico di responsabilità con l’Ue. Un Paese è un Paese, una nazione è una nazione. Prima i Paesi, l’Europa in secondo luogo”.
 “Siamo vigili per salvaguardare per intero i diritti degli africani che sono in Italia”. 
Essendo uomo della elite nessuno lo caccia,lui non dovrebbe parlare avendo fatto del Lussemburgo un paradiso fiscale fuori da tutte le regole.
Alfredo d'Ecclesia









Governo: c'è Draghi dietro lo stop a Savona?

Governo: c'è Francoforte dietro lo stop a Savona?

L'Italia ha vissuto un'empasse mai visto nella storia recente della Repubblica, uno stallo inedito che ha coinvolto i vertici istituzionali italiani ed europei, Roma e Bruxelles, Parigi e Berlino, tutto per un solo uomo: Paolo Savona. Sono state ore cruciali che potevano precedere la nascita di un nuovo governo oppure la corsa verso elezioni anticipate: tertium non datur, stante il fatto che il 'governo neutrale' caro al Presidente Mattarella difficilmente avrebbe i numeri per essere varato, scrive La Verità. Cottarelli potrà essere solo un "governo elettorale".
Ma facciamo un passo indietro: «Spero e penso che il Presidente Mattarella sia all’oscuro di quanto affermato da ambienti a lui vicini». Così scriveva Paolo Savona in una lettera inviata nei giorni scorsi al Sole 24 ore, scritta per spiegare i motivi delle dimissioni dalla presidenza del fondo Euklid. Il professore ha usato grande abilità dialettica per criticare, seppur indirettamente, il comportamento del Quirinale. Il professore cagliaritano infatti distingue tra il presidente della Repubblica e gli «ambienti a lui vicini», come se il Presidente della Repubblica si appoggiasse a posizioni politico-istituzionali non sue.
Chi sarebbero dunque quegli ambienti vicini al Presidente Mattarella che avrebbero posto il veto su Paolo Savona? Si tratta dei consiglieri del Colle? E perchè? C'entrano forse le posizioni politiche antieuro ed antitedesche del professore sardo oppure c'è di più?
Insomma, chi ha suggerito al Capo dello Stato di bloccare la nomina di Paolo Savona? Questo è il punto. Ebbene, ambienti istituzionali di altissimo livello puntano il dito in direzione Germania ma non Berlino bensì Francoforte, sede della Bce. Già, la Bce dell'italianissimo e potentissimo Mario Draghi.
fonte http://www.affaritaliani.it/politica/palazzo-potere/governo-c-e-la-francoforte-dietro-lo-stop-a-savona-543043.html

Il primo effetto della proposta di fondazione di Fronte Repubblicano è stato avvertito a Staglieno (cimitero monumentale di Genova) dove le spoglie di Giuseppe Mazzini a furia di girare come un minipimer sono riaffiorate.


di Stefano Davidson

Il primo effetto della proposta di fondazione di Fronte Repubblicano è stato avvertito a Staglieno (cimitero monumentale di Genova) dove le spoglie di Giuseppe Mazzini a furia di girare come un minipimer sono riaffiorate.
Intervistata la salma ha esalato:
" ...Fronte Repubblicano del mio belìno.
Figgeu, era il 1847 quando ho detto chiaro e tondo che
«Con il comunismo avrete una centralizzazione con una gerarchia arbitraria di capi con l'intera disponibilità della proprietà comune, con il potere di decidere circa il lavoro, la capacità, i bisogni di ciascuno. E questi capi, imposti od eletti, poco importa, saranno, durante l'esercizio del loro potere, nella condizione dei padroni di schiavi degli antichi tempi; e influenzati essi medesimi dalla teoria dell'interesse che rappresentano, sedotti dall'immenso potere concentrato nelle loro mani, si sforzeranno di riassumere per mezzo della corruzione la dittatura delle antiche caste"
Con tutto il rispetto cusa gh'intra la parola Repubblicano cui nevi del P.C.I. ... perché alôa vuol dire che no gh'è rimasto più manco un rafatàggio di socialismo...

Stefano Davidson

Lettera aperta di Paolo Savona a Mattarella




"Signor Presidente, mi rivolgo a lei e per Suo tramite a tutti gli italiani che vivono con apprensione il difficile passaggio politico di questi giorni. I due partiti che sono usciti vincitori dalle ultime elezioni e che sono impegnati nella formazione di un governo per l'Italia mi hanno fatto l'onore di indicare il mio nome come possibile ministro dell'Economia. Nella mia ormai lunga vita, ho spesso servito lo Stato in diversi ruoli di responsabilità e spero di averlo fatto con dignità e onore. Ho avuto anche l'opportunità di prestare la mia opera in tanti diversi settori della vita pubblica e privata, nell'accademia come nell'impresa. Ho avuto una vita piena di soddisfazioni personali e professionali. Ciò non di meno l'offerta di servire in un ruolo cruciale del "governo del cambiamento" che spero presto vedrà la luce, mi ha lusingato e riempito di legittimo orgoglio. Era il coronamento di una lunga carriera al servizio delle istituzioni e un riconoscimento al valore dei miei grandi maestri, Franco Modigliani e Guido Carli. Purtroppo gli eventi hanno preso un verso inatteso e per motivi che qui non vale evocare, il mio nome è divenuto un ostacolo alla formazione del quel governo tanto atteso dagli italiani. Questo paese mi ha dato molto ed io ero pronto a dare ancora il mio contributo nella posizione che mi era stata offerta. Ma ci sono tanti modi di servire il proprio paese, qualche volta facendosi avanti, qualche volta facendosi in dietro. Mi rammarico per il tumulto che si è prodotto a seguito della mia candidatura, creare scompiglio era ed è l'ultimo dei miei desideri. La prego dunque, Presidente, di voler considerare revocata la mia disponibilità a partecipare al governo per il quale era stato indicato il mio nome. Non farò mancare il mio consiglio e mio sostegno a chiunque sia impegnato per il bene degli italiani.
Con la massima stima,
Paolo Savona"

martedì 29 maggio 2018

Governo, Oettinger: “Mercati spingeranno gli italiani a non votare per i populisti”. Il commissario spara, l’Ue lo scarica


Governo, Oettinger: “Mercati spingeranno gli italiani a non votare per i populisti”. Il commissario spara, l’Ue lo scarica

Un'intervista rilasciata alla Deutsche Welle scatena la polemica sul commissario Ue al bilancio. "I mercati e un outlook negativo insegneranno agli italiani a non votare per i partiti populisti alle prossime elezioni", era stata la sintesi delle parole dell'esponente della Cdu fatta su Twitter dal giornalista. Che poi ammette l'errore e twitta il virgolettato esatto, molto più sfumato. E anche l'emittente tv si scusa


Lunedì Angela Merkel aveva messo in parallelo lo stallo politico e istituzionale italiano con la crisi che ha stritolato la Grecia nel 2015. Oggi Gunther Oettinger scommette su un ruolo “educativo” che la finanza internazionale potrà avere nel consigliare gli italiani alle prossime elezioni politiche. In un’intervista al giornalista Bernd Thomas Riegert della Deutsche Welle, il commissario europeo per il bilancio e le risorse umane ha detto di temere e di aspettarsi che la reazione dei mercati darà “un segnale” agli italiani, consigliandoli a non votare per forze populiste di destra o di sinistra.
“I mercati e un outlook negativo (“darkened“) insegneranno agli italiani a non votare per i partiti populisti alle prossime elezioni”, era stata la sintesi delle parole dell’esponente della Cdu fatta su Twitter dal giornalista. Parole che hanno immediatamente innescato una furiosa polemica in Italia e causato la reazioni dei palazzi di Bruxelles. “Il mio appello a tutte le istituzioni europee: per favore rispettate gli elettori: siamo qui per servirli, non per far loro lezioni“, ha twittato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Seguito dai vertici della Commissione Ue: “Juncker è stato informato di questo commento sconsiderato, e mi ha chiesto di chiarire la posizione ufficiale della Commissione: compete agli italiani e soltanto a loro decidere sul futuro del loro paese, a nessun altro”, il commento del portavoce del presidente dell’esecutivo comunitario. Che poi in una nota afferma: “L’Italia merita rispetto”, Bruxelles “è pronta a cooperareresponsabilmente e nel rispetto reciproco”. “Le sorti dell’Italia non possono dipendere da eventuali ingiunzioni dei mercati finanziari. L’Italia, indipendentemente dai partiti che la dirigeranno in futuro, è un Paese fondatore dell’Ue che ha fornito un enorme contributo all’integrazione europea”. Juncker si dice inoltre “convinto che l’Italia continuerà il suo percorso europeo”.

Poco dopo, nel pieno della polemica, Riegert ha pubblicato su Twitter il virgolettato esatto di Oettinger: “Ciò che temo e che mi aspetto è che le prossime settimane mostrino che gli sviluppi nei mercati, nei titoli e nell’economia italiana assumeranno dimensioni tali da diventare un segnale agli elettori a non votare per i populisti di destra o di sinistra. Ciò ha a che fare con la formazione del governo. Posso solo sperare che questo possa avere un ruolo nella campagna elettorale e mandi un segnale a non dare a populisti di destra o di sinistra alcuna responsabilità nel governo”.



‘s quote: „ My concern and expectation is that the coming weeks will show that developments in 's markets, bonds and economy will become so far-reaching that it might become a signal to voters after all to not vote for populists on the right and left.” More...


commissioner : „That has to do with the possible government formation. I can only hope that this will play a role in the election campaign and send a signal not to hand populists on the right and left any responsibility in government.“
Riegert si è quindi scusato su Twitter: “Nel mio primo tweet sull’intervista esclusiva a Oettinger non ho citato correttamente il Commissario. Ecco perché l’ho cancellato. Volevo fornire una sintesi dell’intervista. Mi scuso per la confusione e l’errore”.



In my first Tweet on exclusive Interview I misquoted the commissioner. That‘s why I deleted it. It was meant to be a rapid reaction summary of the interview. I apologize for the confusion and the mistake. Please, read the translated quotes (still plenty there).
La stessa Deutsche Welle ha ritenuto opportuno precisare: “Il nostro redattore purtroppo nel suo tweet non ha separato in modo chiaro la propria valutazione dalla citazione. Di questo ci scusiamo. Questo è stato corretto col tweet successivo”, ha fatto sapere il capo della comunicazione dell’emittaente televisiva, Christoph Jumpelt. Lo stesso Oettinger in un primo momento aveva retwittato l’anticipazione di Riegert, che ha realizzato l’intervista, per poi cancellare il tweet e rilanciare le scuse del giornalista.

L’ARTICOLO SUL SITO DI DW – “Abbiamo fiducia nel Presidente italiano, il quale ha richiamato i partner di coalizione del possibile governo ai loro diritti e doveri, che derivano dall’adesione all’Unione Europea e all’Eurozona”, è il virgolettato attribuito a Oettinger nell’articolo della Deutsche Welle. “Allo stesso modo (il commissario, ndr) si è detto fiducioso anche verso il nuovo governo tecnocratico – si legge ancora – Oettinger non condivide il timore che i partiti populisti possano diventare ancora più forti nelle eventuali nuove elezioni e che ciò potrebbe portare all’uscita dall’Italia dall’Eurozona o addirittura dalla stessa Ue. Il Commissario si aspetta piuttosto che i mercati e l’andamento dell’economia italiana possano essere un segnale per gli elettori: non votare i populisti di sinistra o di destra. Già ora, ad esempio, l’andamento dei titoli di stato è negativo”.
“Nell’intervista – si legge ancora nell’articolo – Oettinger si è mostrato allo stesso tempo ottimista sul fatto che l’Italia continuerà a essere un contributore netto, pagando cioè più soldi all’Ue di quanti non gliene tornino indietro. Innanzitutto, molte imprese hanno beneficiato del mercato unico. Inoltre, l’Ue sta fornendo sempre più risorse all’Italia, per esempio per i terremotati o per la gestione delle frontiere“. “Ciò significa – ha detto il commissario – che stiamo adeguando sempre più il nostro bilancio proprio alle esigenze dell’Italia”.

“In generale, il commissario Ue sostiene che l’accettazione dell’Ue da parte della popolazione è in aumento significativo”. “Ciò ha a che fare con Erdogan, con Trump e con la Brexit – ha proseguito Oettinger – la gente sa che si è in grado di agire come Team europeo”. Soprattutto in una “disputa commerciale prevedibile” con gli Stati Uniti, i vantaggi di essere una comunità sarebbero ovvi: “Cosa sarebbe un paese come l’Italia da solo? O come la Germania da sola? Ma come mercato unico europeo, come Unione, abbiamo l’opportunità di reagire a Trump”.
Sebbene i rapporti con il governo del presidente Donald Trump siano tesi, l’America rimane il partner e amico più vicino dell’Europa. Tuttavia, se Trump aumentasse i dazi sui prodotti europei, allora bisognerebbe restare uniti, indipendentemente da quale sia lo stato più colpito: “Se le auto fossero interessate, tutti dovrebbero aiutare. Se il Bordeaux fosse interessato o se i prodotti dall’Italia fossero interessati, gli altri dovrebbero aiutare. Dobbiamo farci vedere come un’Unione, se lasciamo uno solo sotto la pioggia, alla fine saremo tutti svantaggiati “.
Su Twitter Riegert ricostruisce così i contenuti dell’intervista: “I mercati e un outlook negativo (“darkened”) insegnerà agli elettori italiani a non votare per i partiti populisti alle prossime elezioni, mi ha detto il commissario Oettinger nella mia intervista esclusiva a Strasburgo. “Posso solo sperare che questo giocherà un ruolo nella campagna elettorale”.
LUNEDI’ LA MERKEL E IL PARALLELO CON LA GRECIA– Lunedì i commenti dei leader degli altri Paesi Ue alla decisione di Sergio Mattarella di non dare seguito alla formazione del governo Lega-M5s erano stati più cauti, ma la cancelliera tedesca, dopo aver premesso di voler “collaborare con tutti i governi”, aveva ammonito sul fatto che “ci sono anche dei principinell’eurozona” ed evocato il caso della Grecia, ricordando: “Anche all’epoca, con la Grecia di Tsipras, ci furono problemi, e poi ci siamo accordati“.
(ha collaborato Daniele Fiori)
fonte https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/29/governo-oettinger-mercati-spingeranno-gli-italiani-non-votare-per-populisti-il-commissario-spara-lue-lo-scarica/4389942/#

Un golpe dopo l'altro e la vita se ne va









Magaldi: Perchè SI FA IL NOME DI MATTARELLA - Draghi ed Eeuro Logge





Gioele Magaldi: "Operazione Mattarella suggerita a Renzi da Draghi"


Ascoltate con molta attenzione le parole di Gioele Magaldi e consiglio a tutti di comprare il suo libro "Massoni" per capire che cosa sta accadendo nel laboratorio Italia e chi sono quelli che muovono le fila e che vogliono decidere la vita di tutti.
Mattarella è stato suggerito a Renzi da Draghi,nemico giurato del prof Paolo Savona. 
Alfredo d'Ecclesia






DIETRO LE QUINTE/ Fra spread e crack bancari: quella telefonata di Draghi al Colle...


DIETRO LE QUINTE/ Fra spread e crack bancari: quella telefonata di Draghi al Colle... Non si può dubitare della buona fede personale e istituzionale di un presidente della Repubblica come Sergio Mattarella: se ha detto in diretta tv che la nascita del governo Lega-M5S con Paolo Savona all'Economia avrebbe messo a rischio i risparmi degli italiani bisogna credergli e rispettare le sue scelte. Una democrazia funziona così: l'impeachment va bene per un presidente che tradisce il suo Paese, non per uno che si assume le sue responsabilità ultime. E poi il parere finale, al Quirinale, è quasi sicuramente giunto dal presidente della Bce, Mario Draghi: chi, tutt'oggi, avrebbe potuto ignorarlo? Nelle prerogative costituzionali del Capo dello Stato c'è la valutazione ultima di ciò che è bene per il Paese: lo confermano i giuristi e lo dice una lunga esperienza. Resta il fatto che per la seconda volta in sette anni il Quirinale ha dovuto esercitare questa autorità legittima, ma inequivocabilmente eccezionale: in entrambi i casi sotto la pressione dello spread sovrano in peggioramento.
fonte Van News




IL LORO PIANO. diAlberto Micalizzi

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IL LORO PIANO
Cottarelli guiderà un esecutivo elettorale con il compito di orchestrare una campagna di indottrinamento delle masse. Tra Luglio e Ottobre le agenzie di rating porteranno il giudizio sulla soglia della “spazzatura”, lo spread sarà artificiosamente pompato e Draghi ammonirà che in caso di taglio ulteriore del rating dovrà sospende il QE sui BTP, gettando il Paese nel caos finanziario. Sullo sfondo, i media mainstream martelleranno ogni giorno ricordando alle famiglie italiane le perdite che subiranno nel caso di insoddisfazione dei mercati. La soluzione? Elementare Watson! Votare la coalizione presidenziale…
Ci vediamo nella mischia!
Alberto Micalizzi

Renzi: il veto su Paolo Savona imposto da Draghi e Visco


Mattarella nell’angolo: finito nel mirino di 5 Stelle e Lega dopo esser stato “costretto” a bocciare Savona, su pressione di Ignazio Visco (Bankitalia) e Mario Draghi (Bce). Lo scrive sul “Giornale” Augusto Minzolini, citando nientemeno che Matteo Renzi. Per spiegare l’avvitarsi esplosivo della crisi istituzionale, racconta Minzolini, l’ex segretario del Pd ha confidato ai suoi che «Mattarella in questi giorni ha ascoltato molto Draghi e Visco, che vedono Savona come fumo negli occhi». Tra l’altro, ha aggiunto Renzi, «quello che dice Savona sugli errori fatti da Bankitalia nel trattare i problemi delle piccole banche o il bail-in, io lo firmerei». Quindi, aggiunge Minzolini, con Bruxelles, Berlino, Draghi, Visco che premevano, Mattarella «non ha potuto non mettere quel “veto” su Savona». E ha dovuto accettare un grande rischio, quello su cui persino D’Alema giorni fa lo aveva messo in guardia: «Se il presidente dice no a Savona, rischia di ritrovarsi di nuovo di fronte lo stesso problema dopo le elezioni. Con Salvini che, però, gli metterà sul tavolo una maggioranza dell’80%». Già, con quel “no” ora Mattarella rischia di diventare l’obiettivo di una campagna elettorale, di essere sfiduciato dal paese. Ecco perché – anziché Cottarelli – sarebbe stato meglio per il Quirinale «rifugiarsi dietro a qualche precedente, mettere in piedi un governo istituzionale, guidato da uno dei due presidenti delle Camere, come fece Francesco Cossiga nell’87».
Osservazioni che Minzolini coglie fra i retroscena di una crisi vertiginosa, innescata dal braccio di ferro sull’ex eurista e neo-euroscettico Paolo Savona. Inutili gli incontri in extremis tra Mattarella, Salvini e Di Maio, prima della visita conclusiva di Ignazio Visco, governatore di BankitaliaConte al Quirinale. «Tutti sono rimasti sulle loro posizioni». In realtà, si era già capito che le missioni del pomeriggio al Quirinale del leader della Lega e poi del capo dei 5 Stelle, «terrorizzato dal rischio di andare nuovamente alle urne», si erano risolte in un fallimento. Dice Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega: «Se su Savona c’è il no di Berlino e dei poteri forti – ha tagliato corto Salvini – significa che è il ministro giusto. Se non lo vogliono si torna a votare». Scuro in volto anche Di Maio: «Qui finisce male, la posizione di Mattarella è incomprensibile». E Mattarella? Minzolini lo descrive «fuori di sé», irremobivile di fronte ai suoi interlocutori: «Dovranno spiegare agli italiani quello che succederà da domani in poi sui mercati». La verità, aggiunge Minzolini, è che il “caso Savona” è diventato alla fine l’elemento catalizzatore del “non detto” di queste settimane: le prerogative istituzionali del capo dello Stato, i rapporti con il sistema Ue-Bce attraverso Bankitalia.
«Ci sono sono state tutte le contraddizioni, che, piano piano, sono venute in luce nel “contratto” di governo», scrive Minzolini. «E la montagna di parole con cui i mediatori hanno tentato di coprire tutto questo negli ultimi giorni, quello spesso manto di ipocrisia, non è bastata per raggiungere un compromesso. Sicuramente non è bastata la dichiarazione di Savona», conciliante con l’Ue. Secondo l’ex direttore berlusconiano del Tg1, si è tentata «una mediazione impossibile» per “sdoganare” «un personaggio come Savona con il suo profilo, la sua personalità, la sua storia al ministero dell’economia». Delle due l’una: Savona all’economia «avrebbe avuto il significato di un cedimento di Mattarella, per cui l’influenza che il Quirinale via via è venuto ad assumere nei settennati di Scalfaro, Ciampi e, soprattutto, Napolitano, sarebbe diventata un pallido ricordo». Se invece Salvini avesse accettato l’esclusione del professore, «avremmo avuto il paradosso che il primo governo “sovranista” di questo paese sarebbe stato il primo a essere condizionato platealmente dalla Ue e dalla Germania, nella scelta del ministro dell’economia». Non si Claudio Borghiscappa, sottolinea Minzolini: «Ci sarebbe stato un vincitore e un perdente. E nessuno era nelle condizioni di poter accettare una sconfitta».
Chi rischia di più, ora? Ovviamente il Quirinale, secondo Claudio Borghi: «Mattarella e compagni non sono lucidi: stanno facendo a Salvini il favore che l’establishment americano ha fatto a Trump», confida il “cervello” economico della Lega. «Le hanno provate tutte, anche a dividere il ministero dell’economia in due per impedire a Savona di partecipare ai vertici europei». La verità, secondo Borghi, è che questa crisi non pone solo il problema del nostro rapporto con l’Europa, ma è anche la drammatica riedizione di quanto avvenuto nel 2011 con l’avvento di Monti pilotato dalla finanza massonica reazionaria: l’Italia è ancora un paese sovrano? «È una questione che non nasce ora», aggiunge Borghi, citato da Minzolini. «Lo sa benissimo Berlusconi, che ha l’occasione di vendicarsi per tutto quello che gli hanno fatto. Ieri c’è stato un capo dello Stato che su ordine della Ue ha fatto fuori un premier. Oggi c’è un capo dello Stato che ha posto un veto sulla nomina di un ministro, sempre su ordine di Bruxelles». Ieri Napolitano, oggi Mattarella. «Tutti i nodi sono venuti al pettine». E proprio sul nome di Savona, chiosa Minzolini, «è andato in scena lo scontro tra due mondi».
fonte http://www.libreidee.org/2018/05/renzi-il-veto-su-paolo-savona-imposto-da-draghi-e-visco/