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martedì 19 giugno 2018

TUTTA LA VERITA’ SUL PIANO B (di A. M. Rinaldi e Fabio Dragoni)



Il Governo Conte ha ormai un paio di settimane di vita e la crisi istituzionale legata all’ingresso di Paolo Savona nell’esecutivo è da considerarsi un ricordo. Il momento è quindi propizio per una riflessione pacata su tutto quanto è accaduto.
L’attuale Ministro per gli Affari Europei non è stato infatti ritenuto meritevole di guidare il dicastero dell’Economia e Finanza a motivo di opinioni critiche espresse sull’attuale assetto e funzionamento dell’Eurozona. Di una colpa in particolare si sarebbe “macchiato” il Prof. Savona: l’aver presenziato, sabato 3 ottobre 2015 presso l’Aula Magna della Link Campus University di Roma gremita con oltre 700 persone, il lavoro di scenarieconomici.it dal titolo “Un piano B per l’Italia”. Con l’ausilio di quasi un centinaio di slide vennero illustrati i requisiti sulla cui base redigere un piano di emergenza in caso di implosione dell’eurozona.
Ne parlarono allora soprattutto gli addetti ai lavori sebbene fossero presenti esponenti di tutto l’arco costituzionale: dal Partito Democratico a Fratelli d’Italia; dal Movimento 5 stelle alla Lega Nord.  Il professor Savona apprezzò il progetto pur senza prenderne parte. Con lo stile e la competenza che lo contraddistinguono fece gli onori di casa introducendo la presentazione.
L’eurozona sappiamo tutti essere un’area valutaria non ottimale. I paesi che cioè ne fanno parte presentano forti barriere alla mobilità del fattore lavoro principalmente dovute alle 17 diverse lingue parlate al suo interno; culture differenti, sistemi pensionistici divergenti ed in sostanza economie così distanti da rendere la condivisione della stessa moneta ancora con evidenti asimmetricità. Lo dimostra peraltro una sterminata letteratura scientifica che anima da tempo il dibattito accademico internazionale ma che quasi tutti i media di casa nostra con poche lodevoli eccezioni ignorano completamente. Svetta su tutto e su tutti lo studio redatto da Lars Jonung ed Eoin Drea. Il primo è un economista svedese dell’Università di Stoccolma; il secondo è uno storico ed economista belga presso il Centro studi europei Martens di Bruxelles. Nel 2009 pubblicarono uno studio finanziato addirittura dalla Commissione UE. Il titolo parlava già da solo: «L’Euro non può essere realizzato. È una pessima idea. Non durerà. Il parere degli economisti americani nel periodo 1989-2002». Gli autori prendono in esame oltre 170 pubblicazioni redatte da economisti e banchieri americani durante i 15 anni che hanno preceduto l’introduzione dell’euro. Il campione di studi analizzati è quindi statisticamente significativo per quantità e qualità. Le risultanze del paper sono impietose visto che tutti gli economisti – pur nella diversità di approccio – mostrano «un forte scetticismo per un progetto politico che ignora i più elementari fondamenti della scienza economica non essendo l’Europa un’area valutaria ottimale».
Considerazioni che hanno spinto di li a pochi anni tantissimi accademici ed operatori finanziari ad esplorare nuovi filoni di studio. Nel 2012 Roger Bootle –amministratore di Capital Economics- si aggiudicava ad esempio il Premio Wolfson. Il tema del concorso verteva sull’elaborazione di proposte concrete per lo smantellamento in sicurezza della zona euro. Si aggiudicò -fra moltissimi concorrenti- un premio di 250mila sterline per un lavoro svolto assieme al suo team dal titolo: «Abbandonare l’euro: una guida pratica». Lo Studio dava risposta ad una domanda semplicissima: «Se gli Stati membri lasciassero l’Unione economica e monetaria quale sarebbe la migliore prassi per assicurare la più solida prospettiva di futura crescita e prosperità all’Europa?». Bootle esaminò problemi molto pratici riservando a ciascuno di essi specifici capitoli. Una vera propria guida per uscire con meno “danni” collaterali possibili dall’Unione Monetaria in caso di sua implosione. Si andava dall’analisi delle strategie di negoziazione in caso di divorzio consensuale al come gestire la decisione anche in termini di comunicazione e riservatezza; dal come ridenominare i contratti al come far fronte alla possibile svalutazione. Uno dei tanti studi (assieme in particolare ad un altro della banca d’affari Nomura) su cui in scenarieconomici ci siamo attentamente confrontati prima di redigere il “documento incriminato”. Ed a quanto pare anche con un certo successo visti i complimenti che di li a pochi giorni lo stesso Roger Bootle avrebbe personalmente reso ad uno degli autori per come lo studio fosse stato ben adattato alla situazione macroeconomica italiana
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Bootle con Antonio Maria Rinaldi
Il tema era quindi già allora di stretta attualità avendo l’Europa sperimentato la disfunzionalità dell’Unione Monetaria nella gestione di crisi rilevanti quali Grecia, Irlanda, Spagna e Italia principalmente indotte dall’assenza di un prestatore di ultima istanza che garantisse la solvibilità del debito sovrano. Il «Whatever it takes» di Mario Draghi stava per essere pronunciato di li a poche settimane. Per il quantitative easing, tanto necessario a ridurre i rendimenti dei titoli di stato quanto inutile a far decollare l’economia, bisognerà invece attendere ancora qualche anno.
Attaccare quindi Savona per avere patrocinato la presentazione del documento di scenarieconomici è quanto meno bizzarro, avendo egli stesso praticamente impiegato gli ultimi 30 anni della propria attività scientifica al cercare di dare concreta risposta a due domande essenziali:
  1. cosa occorre fare per rendere l’attuale Eurozona un’area valutaria ottimale visto che oggi non lo è?
  2. Qualora non riuscissimo nell’impresa di cui sopra cosa è invece necessario fare nel momento in cui l’eurozona imploderà visto che non è un’area valutaria ottimale?
E quindi proprio per questo dichiaratosi ben contento a presentare il documento di scenarieconomici.
Come un economista che cerchi di dare concrete risposte a tutte queste domande possa essere ritenuto “inidoneo” a ricoprire la carica di ministro dell’economia rimane un mistero. Anzi dovrebbe tutto quanto essere una nota di merito per poter guidare un dicastero così importante come quello di Via XX settembre. Sarebbe come se il Presidente degli Stati Uniti licenziasse su due piedi il Segretario alla difesa colpevole di aver preparato un piano di emergenza in caso di attacco nucleare.
Che la predisposizione del Piano B, come scritto in quel documento, avvenga poi al riparo di occhi indiscreti non è una mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento e delle altre istituzioni democratiche del Paese quanto piuttosto una necessaria garanzia alla tutela delle stesse. Riterreste forse logico che la Casa Bianca informasse  in anticipo il Congresso e l’opinione pubblica in merito al piano di emergenza da seguire qualora gli Stati Uniti fossero oggetto di un attacco nemica?
Rivendichiamo con forza, come fatto in quella sede, che un piano B esista. E che oltre ad essere riservato sia anche credibile, realizzabile e continuamente manutenuto ed aggiornato.
Che di un necessario Piano B se ne sia parlato in questi ultimi giorni al solo fine di screditare uno straordinario servitore dello Stato come Savona è un vero peccato. Ma se tutto questo sarà servito a far aprire gli occhi e “sdoganare” un tema così essenziale potremo ben dire che non tutto il male vien per nuocere.
http://www.stopeuro.news/tutta-la-verita-sul-piano-b-di-a-m-rinaldi-e-fabio-dragoni/

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