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venerdì 31 agosto 2018

Papa Muto Primo. E la sua corte parlante.

Papa Muto Primo. E la sua corte  parlante.

“Francesco”, sulle accuse di Monsignor Viganò  – che lui era al corrente dei casi di cardinali  omosessuali e li ha promossi e favoriti – ha reagito: “Non dirò una sola parola”.
L’ha fatto  sempre.  Non ha detto una parola sul perché ha voluto distruggere  i Francescani dell’Immacolata, un ordine fiorente di vocazioni.   Una distruzione senza motivazione, extragiudiziale,  e persino senza accusa formale,  onde gli accusati non potessero difendersi  e  non sapessero di cosa li incolpava. Padre Manelli, il fondatore, ha chiesto continuamente di incontrarlo; lui non gli ha mai rivolto una parola.
Mai una parola  ai cardinali che gli avevano rispettosamente, e in forma riservata, espresso i loro dubia sulla Amoris Laetitia.  Quando la cosa è diventata pubblica, ha detto – palesemente mentendo –   di aver appreso la cosa dai giornali.
Parla solo coi complici.  “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati – ha riportato Mons. Forte riferendo una battuta di Papa Francesco, durante la preparazione appunto di Amoris Laetitia  – questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io».
Mai detto una parola sul perché la Gran Loggia delle Filippine, quando ha visitato il Paese, ha comprato pagine dei giornali principali per dargli il benvenuto.
Perchè la Gran Loggia delle Filippine ha comprato pagine di giornali per dare il benvenuto al Papa della “misericordia e compassione”? Silenzio.
In realtà, Francesco è muto su tutto. Muto sul perché ha chiamato accanto a sé proprio l’arrogante corte degli omosessuali in porpora, favorendoli perché sono più bravi ad adularlo? Muto sull’immane devastazione morale dell’Occidente. Muto sull’Europa diventata  una prigione dei popoli. Muto su generazioni che si estinguono nella masturbazione e nella pornografia,  muto nella peste di errori e vizi che ammorbano il mondo e la Chiesa. Muto su Israele che si proclama stato degli ebrei.
Mai una preghiera su questo  mondo in perdizione, mai un avvertimento inteso a placare l’odio che l’ingiustizia e la menzogna fanno crescere nella società, la nostra, l’europea, l’americana –  ormai società possedute ed ossesse dall’odio fra vicini e  cittadini, dove la giustizia è negata, dove i poveri vivono sotto le tende e i ricchi possiedono ciascuno  cento miliardi almeno.

Attenti al  Demonio Muto

Muto su tutto.  Gli antichi direttori spirituali mettevano in guardia contro il Demonio Muto: il demone della superbia, dicevano, che induce al mutismo sui propri peccati.
Naturalmente parlano i suoi complici: parteggiando, accendendo più odio politico, ingerendosi nella società,   e diffondendo falsità. Ormai sapete che le foto che Avvenire ha pubblicato, sulle presunte torture che gli africani “rimandati indietro” in Libia subirebbero, sono state comprovate false.
Peggio: sono foto già  comprovate false nel 2017, nel senso che non  mostrano “torture subite dai migranti nei lager libici”, come hanno sparato i vari  Repubblica e Il Manifesto  e loro blog,  bensì scene riprese in Costa d’Avorio, e se mai nella Libia del 2011, quella  del  rovesciamento di Gheddafi e della  conseguente “caccia al negro” scatenata dai “ribelli islamisti” che accusavano ogni africano di far parte della guardia straniera assoldata dal dittatore.
“Di questa immagine con tre africani legati a testa in giù, che secondo Avvenire mostrerebbe dei migranti nei lager libici, non si conosce esattamente l’origine. A pubblicarla nel 2017 è stato il sito nigeriano Tori.ng, che a sua volta l’ha ripresa da un utente Facebook che nella descrizione parlava di uomini catturati dopo aver commesso un crimine in Nigeria”. https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/le-fake-news-di-avvenire-le-immagini-delle-torture-in-libia-sono-del-2011-92023/

Falsità pubblicate ad uno scopo preciso: accendere più odio contro il governo legittimo italiano, negargli la sua parte di ragione.
Ma invece di scusarsi,  Avvenire insiste, dice che queste sono forse false, ma  ci sono filmati che sono veri, “li ha visionati anche Republica” (Sic), e  sono quelli che il papa ha visto…video che però, a noi,  non ci è consentito vedere. Dobbiamo credere sulla  parola a un giornale  che ha messo  la Chiesa italiana nella lotta politica settaria, che ha appena diffuso foto false.  Anche qui  come non vedere l’opera del Demonio Muto?
Papa Muto Primo non risponde a Venegoni. Ma  lascia scatenare i suoi complici, scherani e leccapiedi  a  diffamare, calunniare, chiamare con epiteti schernitori Viganò,  insinuare che Viganò ha bassi motivi di carriera per opporsi alla  potenza dei kulattoni cardinalizi.  Tipico del Demonio Muto anche questo.  L’impossibilità di ammetter che anche gli altri possono avere delle ragioni, lo sforzo di comprenderle.
E nulla ha da dire su notizie come queste:

Cannibalismo e corpi smembrati nel cellulare dello scafista che vende gli organi dei migranti

“Secondo i pm guidati dal Procuratore Francesco Lo Voi, il sanguinario scafista sarebbe Mered Medhanie Yedhego (35 anni).
Le fotografie e i video sono stati inseriti nella memoria depositata dai magistrati al gup Alessia Geraci. “….risulta l’invio di immagini ritraenti delle scene di cannibalismo – scrivono i magistrati – nonché dei filmati scaricati da YouTube che verosimilmente riprendono dei migranti presi in consegna nel deserto da alcuni trafficanti armati”. Un accertamento che, come dicono gli stessi pm, “assume un pregnante rilievo”, soprattutto dopo le dichiarazioni rese da Nuredin Atta Wehabrebi, un ex trafficante di esseri umani che ora collabora con la giustizia. Nel corso dell’interrogatorio reso l’11 maggio di un anno fa, Atta aveva riferito che “lungo la strada del Sinai i migranti che non hanno avuto la possibilità di corrispondere le somme pattuite vengono sistematicamente uccisi dalle organizzazioni criminali dedite al traffico di uomini al fine di estrarne gli organi avvalendosi di soggetti soprannominati ‘medici del Sahara’”.
Perché il mutismo ecclesiale su questo? Perché dà ragione a chi dice che la “accoglienza e misericordia”  è complice di queste atroci delitti,  favorisce i trafficanti assassini mercificanti di corpi e parti umane. Una vittoria del Demonio Muto.
Un bel contributo della Chiesa Muta e di Papa Sotterfugio  a fare di questo mondo un inferno.
 Maurizio Blondet
fonte https://www.maurizioblondet.it/papa-muto-primo-e-la-sua-corte-parlante/

Agli italiani sostanzialmente la Francia non serve un cazzo. di Stefano Davidson


A proposito di Macron e Salvini ecco in sintesi a cosa serve avere buoni rapporti con la Francia per l''Italia, visto che i migranti non se li accollano
Secondo gli ultimi dati pubblicati dalle Dogane francesi e relativi al 2017 il totale degli scambi Francia-Italia (Import + Export) nel 2017 ha raggiunto il livello record di 76,6 miliardi di euro, in aumento dell’8,3% rispetto al 2016. Il deficit bilaterale Italia-Francia si attesta a -6,3 miliardi di euro (+4,1% vs 2016), in favore del nostro Paese. L’Italia risulta essere il terzo Paese cliente della Francia con 35,1 miliardi di euro di vendite nel 2017 (+8,6% vs 2016) e il terzo Paese fornitore con 41,4 miliardi di euro di acquisti da parte della Francia (+7,9% vs 2016). Le importazioni italiane sono trainate dai settori della Meccanica, dell’Automotive e dell’Elettronica che nel 2017 costituiscono i comparti più importanti. Dal lato delle esportazioni, l’Italia acquista dalla Francia essenzialmente autovetture, meccanica e materie plastiche.
Il che significa che se l'Italia trova cliente import che ne sostituisca il business (non particolarmente difficile frugando tra i BRICS) agli italiani sostanzialmente la Francia non serve un cazzo, salvo ai pochi che hanno stretto strani accordi nelle "gestioni" precedenti dello Stato (ricordiamo i Gentilonzi e il trattato tra Italia e Francia che che rischió di far perdere all'Italia ampie zone di un mare molto pescoso, oltre al diritto di sfruttamento di un importante giacimento di idrocarburi individuato di recente).
Ricordo che al momento il prodotto più eclatante che abbiamo impprtato dalla Francia è una guerra in Libia e, di conseguenza, un enorme rischio in Patria.
Stefano Davidson

mercoledì 29 agosto 2018

Roberto Burioni e la compagnia (disinformativa) del Cicap.



Come fare soldi? il medicastro Burioni lo sa bene! Sa molto bene come arrotondare la sua sporca e lurida pagnotta, e la fa arrotondare anche a gentaglia facente parte del Cicap, che è risaputo ormai da tempo essere un'ente preposta alla disinformazione verso il popolo italiano, compresi gli antibufale connessi ad essa... bufale.net, Butac, David Puente, l'Attivissimo, poi anche il Mentana... 
Ah la lista dei farabutti è infinita!!!

Il giochetto è semplice, prestare il proprio volto unito alle baggianate immani che solo un venduto può sparare senza vergognarsi minimamente... verso e sopratutto prodotti nocivi quali i vaccini, (PAGANO DI PIU') dannosissimi per la salute umana, (attaccano in modo immediato il dna e il sistema immunitario di tutti quelli che lo ricevono, compromettendo immediatamente la salute presente e futura del soggetto).
Questi sponsor completamente incoscienti sono capi di redazione giornalistiche pagati a cottimo per articolino fatto scrivere molte volte alla ghost writer, ovvero dal solito scrittore fantasma o dal fallitino di turno che vuole far carriera, vedi il caso Bencivelli, che non solo tradisce il popolo italiano negando in un articolo della Stampa le scie chimiche dando parola a gente fasulla quale Attivissimo e mala company Cicap, ma passa anche da vittima dopo tale inumanità che cerca di depistare eventuali indagini sulle scie chimiche, su un piano di depopolazione mondiale a esclusivo interesse delle case farmaceutiche , dove sappiamo molto bene chi sono i capi, la gentaglia che tira i fili.

Lo ripeterò  sempre, ma come diamine fa a lavorare il medicastro Burioni nell'ormai decaduto ospedale San Raffaele nel reparto di virologia e scrivere su facebook allo stesso tempo? Ma che razza di dottore è? 

Io non ci riusicrei, ma anche per un codice deontologico, il rispetto verso il paziente... o altrimenti cosa fa costui per far cosi? Si ubriaca in servizio per essere cosi incosciente? 

Se avessi dei pazienti nel mio reparto ospedaliero mi dedicherei esclusivamente a loro, pensando continuamente alla loro miglior cura, mi scervellerei di continuo... non penserei di certo a scrivere amenità false o a vedere chi mi ha scritto sulla pagina di facebook un commento contro per bloccarlo immediatamente, evidentemente questo atteggiamento è per paura di far trapelare verso chi legge eventuali risposte sagge e veritiere, evidentemente ha paura di essere smentito...visto che ha tantissime code di paglia... per non parlare dei suoi scheletri...

La soluzione a questo quesito non può essere che una sola, non è solamente lui ad essere l'amministratore della pagina, ma è circondato dai nullafacenti prezzolati e pennivendoli mentitori del Cipap, i vermi striscianti che come lavoro hanno quello di scrivere delle frasi false cercando di far accreditare una notizia per poi farsi foraggiare dalla mafia medica che a suo tempo di è fatta foraggiare dalle case farmaceutiche... o l'altro lavoro, quello di importunare quelle ormai poche pagine che vogliono fare un'inchiesta indipendente...

Quindi ricapitolando, ad amministrare la pagina Roberto Burioni Medico non è solo lui (ammesso che vi sia), la pagina è tirata su dalle case farmaceutiche, e personalmente conosco virologi molto più in gamba di lui, ma sopratutto onesti con se stessi, parlando apertamente di tutto, persone che alle volte non hanno neanche il tempo di andare a prendere un caffè nel reparto dell'ingresso degli ospedali da quanto sono impegnati con il lavoro...
A scrivere sotto i suoi post sono poi i complici, quelli del Cicap, del Team Vax Italia, di IoVaccino, e altri colleghi impostori quali il Di Grazia Salvo (Med Bunker) ribattezzato da me come Merd Bunker viste le amenità scritte e falsificate da lui composte... e altri della catena della disinformazione quali blogger, giornalisti prezzolati freelance e anche gioiellieri obesi come il Michelangelo Coltelli di Butac, al quale il troppo oro che vede nella vetrina del suo squallido negozio ha dato alla testa... e via discorrendo.


Se vogliamo rimanere nel tema dell'articolo, il medicastro falso come le mille lire di una volta Burioni è Gollum, che nel film era ossessionato dall'anello che trovò nel fiume e che definiva come "il suo tesoro", in questo caso invece Gollum è ossessionato dal vaccino, che evidentemente lo ha punto nel sedere regalandogli un'immensa gioia, appunto "il suo tessorrooooo" 



E allora al Burioni lo possiamo mandare tranquillamente a quel paese, il paese di Sauron, il suo Dio denaro.

Per concludere lascio l'articolo e il lettore con questa frase molto riflessiva:

“La Decadenza è la perdita totale dell’incoscienza; perché l’incoscienza è il fondamento della vita. Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe.” 

fonte https://sciechimicheinformazionecorretta.blogspot.com/2018/08/roberto-burioni-e-la-compagnia.html

martedì 28 agosto 2018

ELOGIO FUNEBRE DI McCAIN. DA PARTE DELLA NOSTRA NOMENKLATURA

ELOGIO FUNEBRE DI McCAIN.  DA PARTE DELLA NOSTRA NOMENKLATURA

Solo un po’ di copia-incolla per recuperare qualche notizia che può essere sfuggita ad alcuni lettori.
Essi sanno chi è stato McCain, ne hanno visto le foto in Siria a fianco di quello che sarebbe diventato Abu Bakr al Bagdhadi, ne hanno visto le foto con i neonazisti ucraini, sanno che ha canterellato per anni “Bomb, bomb,bomb Iran”.
Uno che ha predicato aggressioni USa in queste nazioni:

Uno che definito “tragico” non poter usare l’opzione militare in Ucraina contro Mosca:

Ebbene, ecco il compianto che ne ha fatto la nostra Sinistra:




Matteo Renzi

@matteorenzi
Segui Segui @matteorenzi
Altro Matteo Renzi ha ritwittato Cindy McCain
Solo preghiere, rispetto e commozione. #McCain



Luigi Marattin, consigliere economico di Gentiloni e Renzi.




Gianni Riotta

Oscar Giannino

@OGiannino
Segui Segui @OGiannino
Altro Oscar Giannino ha ritwittato Rainews
Avercene in ITA di #McCain. Schiena dritta, senso dell’onore, amore x le istituzioni prima che per propria parte. Tutto quel che qui latita
Ovviamente stanno tutti ripetendo   costui:

“McCain, Valoroso guerriero per i diritti umani si erse contro la repressione e la tortura”.


Questi sono alcuni degli omaggi che gli esponenti del progressismo e del giornalismo mainstream, “liberale”, hanno tributato a John McCain.  I commenti della gente normale  sono, più che di indignazione, di stupefazione  e straniamento. “Ma cos’è ‘sta cosa del  saluto a McCain, tipo un rituale  massonico? Chi  non lo fa è fuori dal cerchio?”. “Sembra di vivere una distopia”.  “L’invasione degli ultracorpi”..  “Comunicano  tra loro in tutto il mondo. Stanno ripetendo le stese identiche parole. Sembra davvero il verso di richiamo degli ultracorpi”.
Mi pare che costoro manifestino,  senza averne coscienza, una perversione  intellettuale e  distorsione mentale, prima ancora che morale.  Soffrono persino di una distorsione, aberrazione della identità. Voglio dire: gli americani che hanno votato per McCain e l’hanno approvato sanno,   almeno, di essere di destra. Questi   si sentono di sinistra e progressisti, illuminati, persino umani  e buoni, come hanno dimostrato inscenando il loro pianto progressista per gli “Immigrati della Diciotti”,   accusando gli altri di essere senza cuore.
Questa estraneità al sentire comune, questo perfetto isolamento  e credenza nella propria perfezione  progressista, è la  degenerazione psichica che  sviluppano le caste privilegiate  in un regime totalitario. Intendo compitamente totalitario,  come quello dell’Unione Sovietica negli anni ’30, del Terrore Rosso,   delle Purghe.  I membri della Nomenklatura potevano ordinare  programmi  come “l’eliminazione dei contadini come classe”,  gettare il popoLo intero in una carestia inaudita, ma   nei negozi riservati a loro non mancavano lo storione, il caviale, le Lucky Strike, sigarette americane il cui solo possesso sarebbe costato, al comune cittadino, il Gulag.
Godevano dei loro privilegi ripugnanti con la perfetta   soddisfazione di  stare lavorando per l’umanità nuova e  nell’Uguaglianza, dell’a ciascuno secondo i suoi bisogni”, di stare lavorando al progresso assoluto, all’abolizione dello Stato   al regno della Libertà –  proprio mentre firmavano mandati di   esecuzione per migliaia di persone.  La realtà, penuria, miseria che travagliava   “le masse” non li toccava né commuoveva mai, perché si ritenevano grandissimi lavoratori e faticatori, nei loro uffici riscaldati e  ben forniti, pienamente meritevoli.  Il terrore non lo conoscevano  – se non nel momento in cui qualcuno di loro, indicato da Stalin o da Kaganovic, veniva prelevato in qualche purga: allora lo stupore, l’incredulità, ma mai – mai – la disgrazia faceva nascere in loro un senso di comunanza con i milioni che avevano gettao nei Lager,   per i bambini abbandonati dai genitori internati e  morti, per i kulaki   i cui corpi  si stendevano lungo le ferrovie.
Svetlana, la figlia di Stalin,   un estate in cui andò in treno di lusso in vacanza in Crimea, disse a suo padre che, nell’attraversare l’Ucraina,   ad ogni   stazione il convoglio era  assediato da folle cenciose e scheletriche, che  si aggrappavano ai finestrini implorando  un po’ di pane. Stalin le rispose che erano tutte storie quelle della carestia in Ucraina;  propaganda. Ma da quel momento ordinò che,  quando i treni  attraversavano il territorio,  fossero abbassate le tendine.
In fondo anche i nostri hanno abbassato le tendine.  Si sengono tanto umani perché  vogliono “l’accoglienza dei migranti”, ma non vedono i 5 milioni di poveri, i disoccupati di massa, i salari precari che il Sistema a cui hanno aderito ha procurato.  Hanno lasciato le macerie del  terremoto di Amatrice, senza preoccuparsi  degli abitanti.   Con la netta coscienza  di essere i migliori, i più competenti ed anche i più umani,  immensamente buoni, non come quel razzista ignorante di Salvini, o quell’incompetente di  Di Maio.  Non   sentono alcuna colpa o responsabilità, perché quel Sistema, il capitalismo finanziario terminale, è per loro “oggettivo” e “naturale” – come  capi del Politburo sentivano il loro universo concentrazionario la perfetta applicazione “scientifica” del materialismo storico., qualcosa di ineluttabile e profondamente giusto.  Come quelli, hanno “la dottrina” dalla loro parte.  Alla luce della dottrina, vedono i McCain  il valoroso combattente per  i  diritti,  della libertà, il salvatore della riforma sanitaria di Obama.
Allo stesso modo, quando moriva un’alta  personalità del Politburo, e ancor più del Comitato Centrale,  la Pravda ne elogiava la “schiena dritta, senso dell’onore, amore per le istituzioni” , l’opera indefessa   per il riscatto del proletariato senza  mai concedersi  riposo.
Allo stesso modo, quando moriva un’alta  personalità del Politburo, e ancor più del Comitato Centrale,  la Pravda ne elogiava la “schiena dritta, senso dell’onore, amore per le istituzioni” , l’opera indefessa   per il riscatto del proletariato senza  mai concedersi  riposo.  E Giannino ripete questo rituale credendosi un liberale e liberista..
Come  la Nomenklatura, vivono in questo mondo,visti da noi come Ultracorpi. Viene bene il commento dell’economista  Vladimiro Giacché:
Quando uno storico del futuro vorrà capire perché la sinistra in questo paese è scomparsa, gli potremo far leggere il nuovo art. 81 Cost, il Jobs Act e questo Tweet”.






Foto

Maurizio Blondet
fonte https://www.maurizioblondet.it/elogio-funebre-di-mccain-da-parte-della-nostra-nomenklatura/

lunedì 27 agosto 2018

L’apoteosi di George Soros



DI TOM LUONGO
tomluongo.me
“O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da vederti diventare il cattivo”.
– Il Cavaliere Oscuro
George Soros ha effettuato questa trasformazione. Non che sia mai stato un eroe, sebbene pensi di esserlo.
È l’incarnazione dell’idea portata da John Barth, che “l’uomo non può sbagliare”.
Questa è una cosa che i bravi scrittori sanno bene: i cattivi non si considerano mai come tali. Nella propria mente, non possono sbagliare, quel che fanno è per il bene comune ed un mondo migliore.
Ultimamente ho recuperato The Americans (ho appena finito la terza stagione): la lenta consapevolezza in tutti i volti dei personaggi che quel che stanno facendo è distruggere la propria anima è diventata la spinta narrativa dominante.
Credo che la seconda parte della serie si concentrerà sul districarsi da questo incubo.
A tutt’oggi, Soros non si considera ancora il cattivo. Ma lo è. Lo è sempre stato. Non per la sua insana devozione all’idea di una società aperta, ma per ciò che ha fatto in nome di questa ideologia.
Ha mandato in bancarotta diversi paesi, ha tratto profitto dalla loro scomparsa, messa peraltro in moto da lui stesso attraverso l’indebolimento delle istituzioni culturali del posto. Lo ha fatto con calcolata precisione e fredda determinazione.
Nel processo, ha distrutto decine, se non centinaia, di milioni di vite, tutto per asservire le masse e tenersi un potere illimitato per sé.
Lui però non la vede così. Lui la vede come un male necessario per favorire l’evoluzione della specie.
E questa megalomania ora è andata veramente oltre.
Il segreto peggio tenuto nei circoli politici, a parte le mail della Clinton, è il famigerato rapporto di 49 pagine, distribuito da Soros e David Brock di Media Matters, ad un gruppo di insider, con redatta la propria strategia per distruggere Trump, con l’aiuto di giganti dei social media come Facebook.
Gran parte di questa strategia è stata messa in atto sùbito dopo la messa al bando di Alex Jones e di altre voci non progressiste.
Media Matters ha incontrato Facebook, che vanta circa 2 miliardi di utenti in tutto il mondo, per discutere su come reprimere le notizie false, secondo il rapporto.
Il gigante dei social media è stato dotato di “una mappa dettagliata della costellazione delle pagine Facebook di destra che più avevano fornito fake news”.
Il memo di Brock dice anche che Media Matters ha fornito a Google “le informazioni necessarie per identificare 40 dei peggiori nuovi siti falsi”, di modo che potessero essere banditi dalla sua rete pubblicitaria.
Gateway Pundit ha sottolineato che nel 2016 Google ha realizzato tale piano sul blog del sito e su altri siti conservatori, tra i quali Breitbart, Drudge Report, Infowars, Zero Hedge e Conservative Treehouse.
Facebook, nel mentre, ha cambiato il proprio algoritmo newsfeed, apparentemente per combattere le “fake news”, causando un brusco calo del traffico per molti siti conservatori.
Lo stesso Trump è stato colpito, col suo coinvolgimento su Facebook in calo del 45%.
Uno studio condotto a giugno da Gateway Pundit ha rilevato che FB aveva eliminato il 93% del traffico delle principali fonti di notizie conservatrici.
Western Journal, nel proprio studio,  ha scoperto che, mentre gli editori di sinistra hanno visto un aumento del traffico web di Facebook del 2% circa dopo i cambiamenti dell’algoritmo, i siti conservatori hanno visto una perdita di traffico pari a circa il 14%.
La cosa non dovrebbe sorprendere, ma neanche spaventare. Perché, nonostante questa volontà di soffocare le voci di opposizione alle attività di Soros e Brock, francamente sovversive, le voci alternative hanno continuato a prosperare.
Il picco di Soros
La Russia è stata la prima a stancarsi delle operazioni di regime change di Soros, cacciando la sua Open Society Foundation rea di essere un’operazione di quinta colonna. Più recentemente, il presidente ungherese Viktor Orban si è unito a Putin nella sua crociata, approvando una simile legge anti-ONG.
Orban ha fatto di Soros il fulcro della propria strategia di rielezione, cosa che ha funzionato a meraviglia.
E con la super maggioranza guadagnata dalla sua coalizione di Fidesz, ha approvato il disegno di legge “anti-Soros”, limitando severamente le attività delle ONG straniere e portando alla luce le fonti dei loro finanziamenti.
Ora la Polonia è l’ultimo paese a muoversi contro di lui. kHa infatti deportato in Ucraina Lyudmyla Kozlovska, uno dei principali organizzatori politici di Soros , senza nemmeno un “congedo”.
Kozlovska e la Open Dialogue Foundation stavano, come al solito, organizzando delle proteste contro il governo polacco.
Girano voci che anche in Romania si faranno simili leggi anti-ONG. Tutta l’Europa dell’Est si sta allontanando dall’agenda delle frontiere aperte e dell’omogeneizzazione della cultura.
Lui sa bene quali saranno le conseguenze: intensi sconvolgimenti sociali, assieme a paralisi politica ed economica. E la incita. La spinta ad includere tutti questi paesi sia nell’UE che nella NATO è atta a creare vettori di corruzione nel tessuto politico ed economico di questi paesi.
I popoli dell’Europa orientale, dopo due generazioni di soffocante controllo autoritario, stanno però recuperando le proprie radici culturali e religiose.
Alistair Crooke ha scritto un articolo meraviglioso (qui) su Strategic Culture Foundation, che descrive le radici della crisi esistenziale che Soros ed il suo gruppo stanno vivendo nel mondo di Trump.
Tutti questi progetti utopici (ed assassini) sono fluiti efficacemente da uno stile di pensiero meccanico, a binario unico, che si era evoluto in Europa, nel corso dei secoli, e che collocava nel pensatore occidentale l’irremovibile senso della certezza e convinzione di sé.
Queste certezze giunte empiricamente – ed ora sedute nell’ego umano – hanno innescato un risveglio proprio verso quelle prime concezioni apocalittiche giudeo-cristiane: che la storia, in qualche modo, stava convergendo verso una trasformazione umana, ed una “Fine”, con un castigo per i corrotti, ed un mondo nuovo e radicalmente redento per gli eletti. Non più (nel mondo di oggi) innescato da un atto di Dio, ma “ingegnerizzato” dall’atto dell’uomo illuminista.
Qui Crooke pensa a Soros, che ha peraltro ammesso di “sentirsi Dio”. Sta però anche parlando agli impulsi più profondi che costituiscono il fondamento del successo di Trump, specialmente nel suo slogan della campagna “Make America Great Again”.
C’è un pregiudizio intrinseco nella cultura americana, che dà per scontata la nostra superiorità ed equipara il nostro interesse nazionale al fermare la crescita di altre potenze straniere. Questa cosa sicuramente pervade anche il pensiero del presidente, ed è il terreno che ha in comune con i neocon, sia nel proprio governo che ad Israele (che poi sono la stessa cosa?).
E questo è il motivo per cui le cose sono così confuse al momento. Perché Soros ed il suo compare, David Brock, sono impegnati ad accusare Trump di collusione con la Russia, abbassando così di molto il livello del discorso politico.
Dall’altra parte sta però facendo abbracciare a Trump alcuni degli aspetti più deleteri dell’impero americano, come l’impegnarsi in tattiche di guerra ibride contro chiunque osi sfidarlo, specialmente l’Iran, contro cui ha una specie di fissa.
La fine del Sorosismo
Io credo che questa sia l’eredità della rivolta libertaria di Ron Paul del 2008 e del 2012, diventata poi un fenomeno politico “populista” mondiale. Paul ha dissolto quasi senza sforzo molti dei miti neocon/trotzkisti della continua ossessione americana per il Destino Manifesto ed i sogni utopici di creare il paradiso in terra.
Questo impulso proviene da tutti le parti dello spettro politico, ed è così che il Partito Unico – la leadership ideologicamente unita di Democratici e Repubblicani – ha mantenuto il potere per così tanto tempo.
Lo spostamento demografico che avviene ora, col testimone del potere che passa dai Baby Boomers (disperatamente aggrappati alle proprie posizioni di potere, come McCain, Feinstein, Pelosi, ecc.) alla Generazione X, che non si beve tutta questa spazzatura della Grandezza Nazionale, essendo cresciuta dopo la Guerra Fredda, sarà la morte del “Sorosismo”.
Questo è il motivo per cui Soros ha smesso di speculare sui mercati valutari ed ha iniziato ad investire sui social media. Ha capito che era il mezzo col quale mantenere ancora per un po’ il controllo della narrazione.
È per questo che lui e Brock si sono riuniti ed hanno prodotto un memo di 49 pagine per distruggere Trump.
Finirà però per essere un cattivo investimento, una scommessa perdente. Non è un dio; piuttosto, si è rivelato essere il Cattivo. Ad 89 anni ha vissuto abbastanza a lungo da vedersi disvelato come tale al mondo, e per vedere tutto ciò che ha costruito sgretolarsi in polvere.
Le istituzioni da lui create stanno crollando. I difetti intrinseci del marxismo e gli errori metodologici del socialismo non possono essere sostenuti per sempre. Non può abrogare le leggi dell’economia più di quanto possa riscrivere le leggi della fisica.
La nostra storia condivisa, la nostra cultura e le cose che ci guidano sono radicate nei nostri ricordi, impresse nel nostro DNA. E non saranno spazzate via nel vano tentativo di continuare a creare il Nuovo Uomo Sovietico, senza passato e senza cultura.
Il pendolo oscilla sempre dall’altra parte. E noi come specie esploriamo tutte le opzioni che sono sul nostro percorso, per diventare una versione migliore di noi stessi. Passeremo quindi una vita o due ad esplorare le possibilità del marxismo, per, in ultima analisi, rifiutarlo per la fantasia utopica che è e che rende gli uomini pazzi.
Mi piace pensare dell’umanità quel che Churchill pensava degli americani. “Si può sempre contare che gli americani facciano la cosa giusta – dopo che hanno provato tutto il resto”.
Penso che l’umanità ne abbia avuto abbastanza di George Soros.

Tom Luongo
Traduzione per www.comedonchisciotteorg a cura di HMG
https://ununiverso.it/2018/08/27/lapoteosi-di-george-soros/

Mafia, Wall Street e traditori: così è stata svenduta l’Italia


Falcone e Borsellino? Eliminati per un motivo più che strategico. Braccando la mafia, erano risaliti – tramite la pista massonica – ai legami finanziari tra l’élite Usa e la manovalanza italiana della grande operazione che si stava preparando, e che avrebbe devastato la storia del nostro paese: la svendita dell’Italia all’élite finanziaria globalista, che si servì di collaborazionisti di primissimo piano. Obiettivo: mettere le mani sullo Stato, razziando risorse e togliendo servizi vitali ai cittadini. All’indomani della catastrofe di Genova, coi riflettori puntati sullo strano caso delle autostrade “regalate” ai Benetton (e ai loro potenti soci d’oltreoceano), è illuminante rileggere oggi la paziente ricostruzione realizzata già nel 2007 da Antonella Randazzo. Mentre i giudici di Mani Pulite davano agli italiani l’illusione di un cambiamento nel segno della trasparenza, mettendo fine alla corruzione della Prima Repubblica, la finanza anglosassone convocava a bordo del Britannia gli uomini-chiave della futura Italia, assoldati per sabotare il proprio paese. Sarebbero stati agevolati dalla super-speculazione di George Soros sulla lira, che tolse all’Italia il 30% del suo valore, favorendone la svendita a prezzi stracciati. Da allora, un copione invariabile: aziende pubbliche rilevate da imprenditori italiani finanziati dalle stesse banche anglosassoni che avevano progettato il “golpe”. Il grande complotto contro l’Italia che – per primo – proprio Giovanni Falcone aveva fiutato.
Era il 1992, all’improvviso un’intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarant’anni era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul Giovanni Falconeclientelismo. Ma nulla aveva potuto scalfirlo. Né le denunce, né le proteste popolari (talvolta represse nel sangue), né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla cronaca. Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava. Cos’era successo da fare in modo che gli italiani potessero avere, inaspettatamente, la soddisfazione di constatare che i loro sospetti sulla corruzione del sistema politico erano reali? Mentre l’attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese. Con l’uragano di Tangentopoli gli italiani credettero che potesse iniziare un periodo migliore per l’Italia. Ma in segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d’Italia sarà messa in vendita. La svendita venne chiamata “privatizzazione”.
Il 1992 fu un anno di allarme e di segretezza. L’allora ministro degli interni Vincenzo Scotti, il 16 marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attacchi contro la democraziaitaliana. Gli attacchi previsti da Scotti erano eventi come l’uccisione di politici o il rapimento del presidente della Repubblica. Gli attacchi ci furono, e andarono a buon fine, ma non si trattò degli eventi previsti dal ministro degli interni. L’attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante. Nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Falcone aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi, se Falcone non fosse stato ucciso.
Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro. La gente intuiva che le istituzioni non lo avevano protetto. Ciò emerse anche durante il suo funerale, quando gli agenti di polizia si posizionarono davanti alle bare, impedendo a chiunque di avvicinarsi. Qualcuno gridò: «Vergognatevi, dovete vergognarvi, dovete andare via, non vi avvicinate a queste bare, questi non sono vostri, questi sono i nostri morti, solo noi abbiamo il diritto di piangerli, voi avete solo il dovere di vergognarvi». Che la mafia stesse utilizzando metodi per colpire il paese intero, in modo da spaventarlo e fargli accettare passivamente il “nuovo corso” degli eventi, lo si vedrà anche dagli attentati del 1993. Gli attentati del 1993 ebbero caratteristiche assai simili agli attentati terroristici degli anni della “strategia della tensione”, e sicuramente avevano lo scopo di spaventare il paese, per indebolirlo. Il 4 maggio 1993, un’autobomba esplode in via Fauro a Roma, nel quartiereLa fine di Paolo BorsellinoParioli. Il 27 maggio un’altra autobomba esplode in via dei Georgofili a Firenze, cinque persone perdono la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, ancora un’autobomba esplode in via Palestro a Milano, uccidendo cinque persone.
I responsabili non furono mai identificati, e si disse che la mafia volesse “colpire le opere d’arte nazionali”, ma non era mai accaduto nulla di simile. I familiari delle vittime e il giudice Giuseppe Soresina saranno concordi nel ritenere che quegli attentati non erano stati compiuti soltanto dalla mafia, ma anche da altri personaggi dalle «menti più fini dei mafiosi» (da “reti-invisibili.net”). Falcone era un vero avversario della mafia. Le sue indagini passarono a Borsellino, che venne assassinato due mesi dopo. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull’economia italiana, e costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria. Mentre il ministro Scotti faceva una dichiarazione che suonava quasi come una minaccia («la mafia punterà su obiettivi sempre più eccellenti e la lotta si farà sempre più cruenta, la mafia vuole destabilizzare lo Stato e piegarlo ai propri voleri»), Borsellino lamentava regole e leggi che non permettevano una vera lotta contro la mafia. Egli osservava: «Non si può affrontare la potenza mafiosa quando le si fa un regalo come quello che le è stato fatto con i nuovi strumenti processuali adatti a un paese che non è l’Italia e certamente non la Sicilia. Il nuovo codice, nel suo aspetto dibattimentale, è uno strumento spuntato nelle mani di chi lo deve usare. Ogni volta, ad esempio, si deve ricominciare da capo e dimostrare che Cosa Nostra esiste» (“La Repubblica” , 27 maggio 1992).
I metodi statali di sabotaggio della lotta contro la mafia sono stati denunciati da numerosi esponenti della magistratura. Ad esempio, il 27 maggio 1992, il presidente del tribunale di Caltanissetta Placido Dall’Orto, che doveva occuparsi delle indagini sulla strage di Capaci, si trovò in gravi difficoltà: «Qui è molto peggio di Fort Apache, siamo allo sbando. In una situazione come la nostra la lotta alla mafia è solo una vuota parola, lo abbiamo detto tante volte al Csm» (“La Repubblica”, 28 maggio 1992). Anche il pubblico ministero di Palermo, Roberto Scarpinato, nel giugno del 1992 disse: «Su un piatto della bilancia c’è la vita, sull’altro piatto ci deve essere qualcosa che valga il rischio della vita, non vedo in questo pacchetto un impegno straordinario da parte dello Stato, ad esempio non vedo nulla di straordinario sulla caccia e la cattura dei grandi latitanti» (“La Repubblica”, 10 giugno 1992). Nello stesso anno, il senatore Maurizio Calvi raccontò che Falcone gli confessò di non fidarsi del Claudio Martellicomando dei carabinieri di Palermo, della questura di Palermo e nemmeno della prefettura di Palermo (“La Repubblica”, 23 giugno 1992).
Che gli assassini di Capaci non fossero tutti italiani, molti lo sospettavano. Il ministro Martelli, durante una visita in Sudamerica, dichiarò: «Cerco legami tra l’assassinio di Falcone e la mafia americana o la mafia colombiana» (“La Repubblica”, 23 giugno 1992). Lo stesso presidente del Consiglio, Amato, durante una visita a Monaco, disse: «Falcone è stato ucciso a Palermo, ma probabilmente l’omicidio è stato deciso altrove». Probabilmente, le tecniche d’indagine di Falcone non piacevano ai personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell’anno. Quel considerare la lotta alla mafia soprattutto un dovere morale e culturale, quel coinvolgere le persone nel candore dell’onestà e dell’assenza di compromessi, gli erano valsi la persecuzione e i metodi di calunnia tipici dei servizi segreti inglesi e statunitensi. Tali metodi mirano ad isolare e a criminalizzare, cercando di fare apparire il contrario di ciò che è. Cercarono di far apparire Falcone un complice della mafia. Antonino Caponnetto dichiarò al giornale “La Repubblica”, il 25 giugno 1992: «Non si può negare che c’è stata una campagna (contro Falcone), cui hanno partecipato in parte i magistrati, che lo ha delegittimato. Non c’è nulla di più pericoloso per un magistrato che lotta contro la mafia che l’essere isolato».
L’omicidio di due simboli dello Stato così importanti come Falcone e Borsellino significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell’élite di potere internazionale, e questi omicidi brutali lo testimoniavano. Ciò è stato intuito anche da Charles Rose, procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli attentati: «Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell’attentato terroristico è un gesto di paura… Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi… è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove» (“La Repubblica”, 27 maggio 1992). Infatti, quell’anno gli italiani capirono che c’era qualcosa di nuovo, e scesero in piazza contro la mafia. Si formarono due fronti: la gente comune contro la mafia, e le istituzioni, che si stavano sottomettendo all’élite che coordina le mafie internazionali. Quell’anno l’élite anglo-americana non voleva soltanto impedire la lotta efficace contro la mafia, ma Tina Anselmivoleva rendere l’Italia un paese completamente soggiogato ad un sistema mafioso e criminale, che avrebbe dominato attraverso il potere finanziario.
Come segnalò il presidente del Senato Giovanni Spadolini, c’era in atto un’operazione su larga scala per distruggere la democrazia italiana: «Il fine della criminalità mafiosa sembra essere identico a quello del terrorismo nella fase più acuta della stagione degli anni di piombo: travolgere lo Stato democratico nel nostro paese. L’obiettivo è sempre lo stesso:  delegittimare lo Stato, rompere il circuito di fiducia tra cittadini e potere democratico…se poi noi scorgiamo – e ne abbiamo il diritto – qualche collegamento internazionale intorno alla sfida mafia più terrorismo, allora ci domandiamo: ma forse si rinnovano gli scenari di dodici-undici anni fa? Le minacce dei centri di cospirazione affaristico-politica come la P2 sono permanenti nella vita democratica italiana. E c’è un filone piduista che sopravvive, non sappiamo con quanti altri. Mafia e P2 sono congiunte fin dalle origini, fin dalla vicenda Sindona» (“La Repubblica”, 11 agosto 1992). Anche Tina Anselmi aveva capito i legami fra mafia e finanza internazionale: «Bisogna stare attenti, molto attenti… Ho parlato del vecchio “piano di rinascita democratica” di Gelli e confermo che leggerlo oggi fa sobbalzare. E’ in piena attuazione… Chi ha grandi mezzi e tanti soldi fa sempre politica e la fa a livello nazionale ed internazionale».
«Ho parlato in questi giorni con un importante uomo politico italiano che vive nel mondo delle banche. Sa cosa mi ha detto? Che la mafia è stata più veloce degli industriali e che sta già investendo centinaia di miliardi, frutto dei guadagni fatti con la droga, nei paesi dell’est… Stanno già comprando giornali e televisioni private, industrie e alberghi… Quegli investimenti si trasformeranno anche in precise e specifiche azioni politiche che ci riguardano, ci riguardano tutti. Dopo le stragi di Palermo la polizia americana è venuta ad indagare in Sicilia anche per questo, sanno di questi investimenti colossali, fatti regolarmente attraverso le banche» (“L’Unità”, 12 agosto 1992). Anni dopo, l’ex ministro Scotti confesserà a Cirino Pomicino: «Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde Mario Draghie supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leader dei partiti di governo».
Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c’erano alcuni appartenenti all’élite di potereanglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers). In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli. Gli intrighi decisi sul Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani. La stampa martellava su Mani Pulite, facendo intendere che da quell’evento sarebbero derivati grandi cambiamenti.
Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Infatti Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers. Appena salito al potere, Amato trasformò gli enti statali in società per azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l’élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare. L’inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare  la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell’élite. L’incarico di far crollare l’economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane. Soros ebbe l’incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall’élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi George Sorosdegli “hedge funds” per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.
Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull’Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d’Italia. C’erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell’élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d’Italia. La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest’ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il Sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l’Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell’Europa e dell’Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa.
In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul “Financial Times”, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L’accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani. La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà: «Abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell’economia produttiva e l’esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte Giuliano Amatooggi, quando l’Europacontinentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico» (da “Solidarietà”, febbraio 1996).
Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo. Nell’ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un’inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L’attacco speculativo aveva permesso a Soros di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l’attacco, l’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48 miliardi di dollari. Su Soros indagarono le procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d’Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
Spiegano il presidente e il segretario generale del Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà, durante l’esposto contro Soros: «È stata annotata nel 1991 l’esistenza di un contatto molto stretto e particolare del signor Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell’apparato della banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria Goldman Sachs & co. come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il signor Soros conta sulla strettissima collaborazione del signor Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e Carlo Azeglio Ciampiattuale presidente della Albertini e co. Sim di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del Quantum Fund di Soros».
«L’attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht Britannia della regina Elisabetta II d’Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell’industria di Stato italiana. A seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L’agenzia stampa “Eir” (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l’intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione» (dall’esposto della magistratura contro George Soros presentato dal Movimento Solidarietà al procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995).
I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del governo Giuliano Amato e al direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori. Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la «necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo», pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni. Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico-finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il presidente del Consiglio Lamberto Dini disse: «I mercati valutari e le Borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo… è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale Lamberto Diniinterna e le scadenze dell’unificazione monetaria» (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, Rivista N. 4, gennaio-aprile 1996).
Il giorno dopo, il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, riferiva che l’Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché «se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco». Le nostre autorità denunciavano il potere dell’élite internazionale, ma gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell’élite anglo-americana. Il Movimento Solidarietà fu l’unico a denunciare quello che stava effettivamente accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell’economia italiana. Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato (“Solidarietà”, ottobre 1993). Il 6 novembre 1993, l’allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, scrisse una lettera al procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare «le procedure relative al delitto previsto all’art. 501 del codice penale (“Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”), considerato nell’ipotesi delle aggravanti in esso contenute».
Anche a Ciampi era evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende. Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia. Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell’elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una Spa. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio. Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni La famiglia Benettondicendo che si doveva «risanare il bilancio pubblico», ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani. Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell’élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l’acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell’ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche, e al ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%. Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del gruppo bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank. Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell’élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers, si fecero avanti per attuare un’Opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l’Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L’Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno. Il titolo, che durante l’Opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro.
Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla Jp Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit). Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita. La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti. La Telecom, come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, Roberto Colaninnosocietà che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono un paradiso fiscale.
Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull’esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema. Mettere un’azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com’è emerso negli ultimi anni. Anche per le altre privatizzazioni – Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia – si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere. La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l’onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti. I Benetton hanno incassato un bel po’ di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, ministro delle infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste dell’Unione Europea e alla politica del presidente del Consiglio.
Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati. La società Trenitalia è stata portata sull’orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al personale (ad esempio, non c’è più il secondo conducente), si sono verificati diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l’amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione lavori pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al fallimento. Romano ProdiNell’ottobre del 2006, il ministro dei trasporti, Alessandro Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro denaro pubblico ad un’azienda privatizzata ridotta allo sfacelo.
Dietro tutto questo c’era l’élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell’economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il  controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate. E’ simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: «Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom» (“La Repubblica”, 5 settembre 1999). Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie (bond) con un alto margine di rischio. La Parmalat emise bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.
Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l’agenzia di rating “Standard & Poor’s” si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti. I risparmiatori truffati hanno avviato una procedura giudiziaria contro Calisto Tanzi, Fausto Tonna, Coloniale Spa (società della famiglia Tanzi), Citigroup Inc. (società finanziaria americana), Buconero Llc (società che faceva capo a Citigroup), Zini & Associates (una compagnia finanziaria americana), Deloitte Touche Tohmatsu (organizzazione che forniva consulenza e servizi professionali), Deloitte & Touche Spa (società di revisione contabile), Grant Thornton International (società di consulenza finanziaria) e Grant Thornton Spa (società incaricata della revisione contabile del sottogruppo Parmalat Spa). La Cirio era gestita dalla Cragnotti & Partners. I “Partners” non erano altro che una serie di banche nazionali e internazionali. La Cirio emise bond per circa 1.125 milioni di Sergio Cragnottieuro. Molte di queste obbligazioni venivano utilizzate dalle banche per spillare denaro ai piccoli risparmiatori. Tutto questo avveniva in perfetta armonia col sistema finanziario, che non offre garanzie di onestà e di trasparenza.
Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all’élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero. Agli italiani venne dato il contentino di Mani Pulite, che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere. A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia. Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come “autorevoli” (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell’interesse di questa élite, e non in quello del paese.
(Antonella Randazzo, “Come è stata svenduta l’Italia”, da “Disinformazione.it” del 12 marzo 2007. La Randazzo ha scritto libri come “Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa”, edito da Kaos nel 2006, “La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell’era dell’egemonia Usa” edito nel 2007 da Zambon e “Dittature. La storia occulta”, pubblicata da “Il Nuovo Mondo”, nel 2007).
fonte http://www.libreidee.org/2018/08/mafia-wall-street-e-traditori-cosi-e-stata-svenduta-litalia/