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venerdì 30 novembre 2018

Fico: sì Global compact, no dl Sicurezza


Global Mattarella invita il governo italiano a firmare il documento Onu sull'emigrazione.


Ogni italiano paga una cambiale di cui non conosce l'esistenza


Chi è davvero Mattarella (e perchè dovrebbe dimettersi...)



Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella , ha abbandonato il suo ruolo di garante super partes della Costituzione per assumere il ruolo politico di opposizione, che il PD e gli altri partiti europeisti non hanno più la forza di svolgere. Ma chi è davvero Mattarella e come è arrivato alla Presidenza della Repubblica?

fonte Lafinanzasulweb

GLOBAL COMPACT PIU' CHIARO DI COSI'- GUARDA IL VIDEO


L a funzione del Global Compact è impoverire le Nazioni, attuando il Piano Kaelrgi per avere un controllo mondiale più efficiente .

fonte
IgienistaMentale

Fusaro: ‘Ecco come demofobi, euroinomani e turboglobalisti stanno uccidendo la democrazia’

Fusaro

In un post sul suo blog ospitato sul Fatto Quotidiano, Diego Fusaro, commenta le dichiarazioni del “fiduciario dei mercati, l’euroinomane più impenitente, Mario Monti” che “in un’intervista rilasciata a Der Spiegel ebbe ad asserire senza perifrasi che, al fine di evitare che il costrutto europeo andasse in frantumi, i governi dovrebbero operare con maggiore indipendenza rispetto ai parlamenti e, anzi, erziehen, ‘educarli'”.
“La classe dominante e il suo ceto intellettuale di completamento sono ab intrinseco demofobi: i loro interessi sono antipodici rispetto a quelli delle masse nazionali-popolari. Essi oggi esprimono il loro odio di classe verso queste ultime con la categoria di ‘populismo'” prosegue il filosofo.
I ‘populisti’, “erano in origine, nella Russia a cavallo tra il 1860 e il 1880, i socialisti che aspiravano ad ‘andare verso il popolo’, per alfabetizzare le masse e per favorirne l’emancipazione. È esattamente questo aspetto paideutico ed emancipativo che l’élite demofobica non può oggi accettare” anzi “opera affinché le masse permangano nella propria passività inconsapevole” osserva.
“Nel suo Against Democracy (2016), Jason Brennan ha conferito dignità teorica ai sentimenti post-democratici e demofobi della nuova aristocrazia global-elitaria”, la tesi dello studio di Brennan è che “occorrerebbe limitare il diritto di voto ai ‘competenti’, ossia – questo il non detto – alle classi cosmopolite non coincidenti con il servo nazionale-popolare precarizzato” fa sapere Fusaro.
“Il testo di Brennan, in fondo, si pone come un aggiornamento del lavoro The Crisis of Democracy: On the Governability of Democracies, lo studio del 1975” e “prova a elaborare nuovi strumenti concettuali per governare i popoli, insistendo sull’esigenza della rigenerazione di quella giusta distanza tra il vertice e la base” aggiunge.
“L’odierna crisi finanziaria non presenta alcunché di naturale, né può continuare a essere presentata e percepita come se si trattasse di uno tsunami o di un terremoto, con cui pure condivide gli effetti. Viceversa, rovesciando il paradigma dominante e ricategorizzando altrimenti il reale, occorre ribadire con enfasi che la crisi come condizione generale è cifra dell’accumulazione flessibile e dell’instabilità fisiologica che essa diffonde in ogni ambito” afferma Fusaro.
“Secondo il nuovo paradigma della schock economy, la crisi viene favorita come metodo governamentale, in modo da imporre senza alcuna discussione democratica, sempre in nome dell’urgenza della situazione, le politiche neoliberiste di riduzione dei salari, del taglio della spesa pubblica, dell’abbassamento dei costi del lavoro, dell’erosione programmata dei diritti” conclude.
tonte https://www.silenziefalsita.it/2018/11/29/fusaro-ecco-come-demofobi-euroinomani-e-turboglobalisti-stanno-uccidendo-la-democrazia/

Attali, anagramma di Attila, un uomo più pericoloso di Soros












Testo e traduzione di Paola, che ringrazio
http://freeanimals-freeanimals.blogspot.com/

Jacques Attali, eminenza grigia del potere in Francia,  portavoce della finanza, consigliere di tutti i Presidenti, padrino di Emmanuel Macron, afferma che la democrazia è un'illusione, che la crisi rimarrà permanente e che l'uomo diventerà a poco a poco un robot!  Attali applica il motto del Mossad "Con la perfidia vincerai". Confonde affinché si reprima ciò che a noi è gradito. Egli dice, auspica, previene o denuncia ? In realtà lui è lì dal tempo di Mitterrand, ha conosciuto tutti i regimi ed ha consigliato tutti i Presidenti fino ad oggi e tutto questo senza che sia mai stato eletto, proprio come il suo pupillo Macron. Infine, crede di essere un eletto da Dio, il suo. La verità è che rappresenta quelli che organizzano il mondo, gli stessi che l'hanno messo lì a ricoprire il ruolo che riveste. Attali ci spiega, in tono provocatorio, come tutto peggiorerà in seguito al piano dei nostri predatori.


In assoluto, anche se si prende gioco di noi (non senza ragione, va detto) ci previene e si dovrebbe reagire, ma noi no, lasciamo fare. In barba a noi, loro hanno in mano tutto: i media, la politica, la giustizia, la ricerca, ma nonostante ciò, sulle nostre spalle, abbiamo continuato a lasciar fare. Questo video ricolloca le sue affermazioni non fuori contesto, come si potrebbe dire, bensì, paradossalmente, nel preciso contesto di tutto ciò che lui afferma. Poiché le sue affermazioni, prive di quei complementi di stile, sono destinate a confondere per fare così passare gli orrori che annuncia.



TRADUZIONE

ATTALI: "Emmanuel è un intimo amico, io sono molto orgoglioso di esser stato all'origine della sua carriera, è molto interessante ed io sono convinto che lui sarà un giorno Presidente della Repubblica". 
AUTORE VIDEO: "I mercati finanziari hanno designato Macron come Presidente della Repubblica, aiutati in quello da alcuni elettori. 
ATTALI: "La questione è che il Presidente della Repubblica non ha più alcun potere o quantomeno, in ogni caso, molto meno potere rispetto a quello che aveva in passato, anche se i Francesi e lui stesso credono che abbia sempre gli stessi poteri". 
GIORNALISTA-INTERVISTATRICE: "Perché avrebbe meno poteri? " 
ATTALI: "Ha meno poteri per mille ragioni: innanzitutto per un'ottima ragione: non esiste più la pena di morte e non esiste più l'Unione Sovietica, dunque le due dimensioni fondamentali della taumaturgia, il diritto di vita e di morte, non esistono più. Un'altra buona ragione è l'euro, che ha fatto sì che una grande parte della politica economica sia fortunatamente diventata europea. 
La decentralizzazione:  i grandi investimenti non sono più all'interno dello Stato e la politica delle grandi infrastrutture non appartiene più ad esso. 
Le privatizzazioni: non è più possibile, né esiste più una politica industriale. 
La globalizzazione: il mercato l'ha promossa e diffusa enormemente.  
C'è un gran numero di cose che si credevano alla portata dello Stato che adesso non lo sono più. 
AUTORE DEL VIDEO: "Mr. Attali ricorda qui che il Presidente della Repubblica non ha più alcun potere al di fuori di quello che gli viene concesso dai mercati".  
GIORNALISTA-INTERVISTATORE: "La maggior parte degli uomini politici e dei dirigenti politici dunque si accontentano di gestire al meglio il quotidiano e di porre rimedio ai problemi marginali". 
ATTALI: "Sì, sì. Loro non possiedono dei poteri reali, quelli che hanno avuto fino a ieri quando venivano eletti dal popolo. Non hanno nessun potere reale sulla società". 
AUTORE VIDEO: "Mr. Attali ci ricorda anche che qualsiasi personaggio politico non ha alcun potere: capite dunque che i politici sono ormai al servizio dei mercati. I mercati dunque hanno il potere. I suoi Trattati sono legge che si impone alla legge degli uomini".
ATTALI: "Tutti coloro i quali, di cui io ho il privilegio di aver fatto parte, hanno tenuto in mano la penna per scrivere le prime versioni del Trattato di Maastricht, si sono ben impegnati a fare in modo che non sia possibile uscirne. Ci siamo con grandissima cura dimenticati di scrivere l'articolo che permette di uscirne." 
AUTORE VIDEO: "Mr. Attali si definisce onorato di aver impedito ai Popoli di autodeterminarsi. Solo i mercati possono determinare. Il loro obbiettivo è di estendere il loro potere".
ATTALI: "I mercati si estenderanno ai settori ai quali fino ad oggi non avevano accesso. Tra questi la Sanità, la Giustizia, la Polizia, gli affari esteri e, allo stesso tempo, parallelamente, nella misura in cui non ci siano regole dettate dal diritto, i mercati si estenderanno in settori oggi considerati come illegali, criminali, come la prostituzione, il commercio degli organi, il commercio delle armi, il racket, ecc. ecc. E dunque saranno i mercati che, ogni giorno sempre di più, domineranno, determinando una concentrazione di ricchezze, una disuguaglianza crescente, una priorità assoluta data nel breve termine alla tirannia del denaro, fino alla fine del percorso. La commercializzazione della cosa più importante, cioè la vita, la trasformazione dell'essere umano in merce, l'essere umano, lui stesso diventato un clone ed un robot di sé stesso".
AUTORE VIDEO: " Il Presidente della Repubblica, i ministri, sono i secondi grimaldelli incaricati di facilitare la presa del potere da parte dei mercati finanziari oltre che di deregolamentare, impoverire e smantellare i servizi pubblici, aprire tutti i settori alla concorrenza, distruggere le protezioni dei lavoratori salariati e dei cittadini. Si tratta di consegnare ai mercati gli ultimi bastioni detenuti ancora dal Popolo. E perché il Popolo taccia.
ATTALI: "Nessun Governo potrà mai più osare oggi di uscire dalla crisi. Nessun Governo." 
GIORNALISTA-INTERVISTATRICE: "Ci stà dicendo che non si potrà più uscire dalla crisi?"  
ATTALI: "No. Penso che non se ne uscirà mai più perché qualsiasi governo che dovesse uscire dalla crisi trasmetterebbe agli altri la sensazione di debolezza. Purtroppo è anche assurdo il principio di precauzione, che è esso stesso eccessivo, ma dal quale nessuno potrà mai più uscire. Dunque si creano a volte delle "irreversibilità ". Siamo in crisi e per la sua stessa natura dobbiamo permanere in tale stato ed il fatto di rappresentare ciò attraverso le istituzioni non fa che esprimere una realtà".   
AUTORE VIDEO: Chi detiene il potere ? I mercati sono lo strumento che permette ai capitali di accumularsi. I detentori dei capitali e delle proprietà lucrative sono coloro i  quali detengono il potere politico. Essi fanno e disfano i poteri politici a loro piacimento senza che i Popoli intervengano. Hanno anche già previsto chi succederà a Macron.  
ATTALI: " E mi spingerò anche oltre: credo di sapere chi verrà dopo di lui". 

fonte http://freeanimals-freeanimals.blogspot.com/2018/11/attali-anagramma-di-attila-un-uomo-piu.html#more

giovedì 29 novembre 2018

Sergio Mattarella ha assolto al suo compito di ripetere le solite str...stravaganti parole che non rispecchiano la società italiana e i suoi cittadini.



Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale i Magistrati di nuova nomina della Corte dei Conti, ha assolto al suo compito di ripetere le solite str...stravaganti parole che non rispecchiano la società italiana e i suoi cittadini.
Si comincia sempre con la nuova Costituzione,quella della elite:"Dopo la revisione costituzionale del 2012 e la modifica dell'art. 81 della Costituzione, l'equilibrio di bilancio, osserva la Corte costituzionale, implica "in prospettiva dinamica la continua ricerca di un armonico e simmetrico bilanciamento tra risorse disponibili e spese necessarie per il perseguimento delle finalità pubbliche", ha ricordato il presidente Sergio Mattarella.
I valori non esistono più dopo il kileraggio commesso ai nosatri danni,e questi intervcenti continui del Mattarella,ogni due massimo tre giorni sembrano dire a chi lo ha proposto e messo in questo posto "Guarda come sono bravo ad assolvere il mio compito Sono un rullo compressore". 
"L'esercizio di bilancio ha a che fare con il pieno dispiegarsi dei diritti delle persone, la sana gestione con la tutela della solidarietà intergenerazionale", ha aggiunto il presidente Mattarella parlando ai magistrati. "La nascita e lo sviluppo dello Stato democratico sono indissolubilmente legati all'affermazione e all'espansione dei diritti sociali quale strumento idoneo ad affermare i principi di libertà e di eguaglianza posti dal costituente a fondamento della Repubblica. Una delle sfide più impegnative del tempo in cui viviamo sta proprio nella ricerca - ha puntualizzato il capo dello Stato - di un contemperamento tra esigenze di bilancio e tutela dei diritti sociali sanciti dalla Costituzione".
"La Corte costituzionale ha ricordato che "il bilancio è un "bene pubblico" nel senso che è funzionale a sintetizzare e rendere certe le scelte dell'ente pubblico, sia in ordine all'acquisizione delle entrate, sia alla individuazione degli interventi attuativi delle politiche pubbliche", ha sottolineato il Capo dello Stato. 
"E' evidente come, senza finanze pubbliche solide e stabili, non risulti possibile tutelare i diritti sociali in modo efficace e duraturo, assicurando l'indispensabile criterio dell'equità intergenerazionale".

Prepariamoci al prossimo discorso sul benessere  e sull'integrazione europea e prepariamoci al golpe stile Napolitano nei confronti di questo governo gialloverde ,o questi si p'iegano alla elite o il Mattarella presenta il piano B organizzato con tutta la feccia europea e delle ur logge massoniche dei Draghi,Monti Prodi e il benemerito golpista Napolitano.
Vedere Monti ospite d'onore nei vari salotti delle puttane televisive e vederlo ancora senatore a vita dopo quello che ha combinato è un atto che offende la VITA E L'INTERO GENERE UMANO
Alfredo d'Ecclesia 

martedì 27 novembre 2018

Tutti i Paesi del mondo hanno un debito pubblico. Ma verso chi? Se tutti sono debitori, chi è il creditore?



di Fabio Conditi per Come Don Chisciotte
Ci siamo talmente abituati alla crisi economica, che facciamo fatica ad immaginare che possa esistere una società che non ne sia caratterizzata.
Sono anni che ci ripetono che il debito pubblico è insostenibile e che dobbiamo seguitare con politiche di austerity perchè in questo modo riusciremo a risolvere il problema : ma nonostante i grandi sacrifici a cui ci sottoponiamo, la situazione invece che migliorare, peggiora.
Tutti gli Stati del mondo sono indebitati, per una cifra complessiva che supera i 200.000 mld di euro, e questo dovrebbe insospettirci: come mai siamo “tutti” indebitati, a chi dobbiamo tutti questi soldi ?
Ovviamente non ad una altro pianeta, ma ai mercati finanziari, visto che è lì che i Titoli di Stato vengono collocati per essere acquistati da una piccolissima percentuale della popolazione mondiale, principalmente costituita da operatori del mondo finanziario.
Lo Stato italiano, se ha bisogno di denaro, anziché crearlo, è costretto a reperirlo sui mercati finanziari, aumentando continuamente il debito pubblico.
Ma lo Stato è anche il titolare della sovranità monetaria, perché da secoli emette la propria moneta con la propria effige e le conferisce valore attraverso l’imposizione del valore legale e l’obbligo di utilizzarla per pagare le tasse.
Quindi è lo Stato che dà valore al denaro, perché per averlo allora lo prende in prestito ?
In fondo, se ci pensiamo bene, all’origine di tutti i problemi che abbiamo attualmente, c’è sempre una mancanza di denaro che impedisce la risoluzione del problema stesso.
Nonostante gli aumenti delle tasse, le riduzioni della spesa pubblica, le privatizzazioni continue, lo Stato ha sempre problemi economici per i quali non può attuare politiche economiche a favore dei suoi cittadini.
Diceva Ezra Pound: “Uno Stato che non ha il denaro per costruire un ospedale, è come un ingegnere che non ha i chilometri per costruire una strada”.
Ma allora chi crea il denaro e come lo usa ?
Attualmente in Italia, nel nostro sistema economico noi utilizziamo tre tipi di moneta :
– monete metalliche coniate dallo Stato, pari allo 0,3% del totale che usiamo;
– banconote emesse dalla BCE, pari al 6,7% del totale che usiamo;
– moneta bancaria creata dalle banche, pari al 93% del totale che usiamo.
Trascurando i contanti, che costituiscono solo il 7% del denaro totale che usiamo, in realtà la maggior parte del denaro che usiamo è creato dal nulla dalle banche quando fanno prestiti.
E’ la cifra che è scritta nei nostri conti correnti bancari, che ci permette con bonifici, assegni, carte di credito e bancomat, di pagare qualsiasi bene o servizi di cui abbiamo bisogno.
Senza voler approfondire il sistema che utilizzano per creare e gestire questo denaro, per capirne la reale natura, è necessario analizzare l’art.1834 del c.c. che definisce i depositi nelle banche, che dice testualmente : “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, …, a richiesta del depositante“.
In definitiva, la cifra scritta sul nostro conto corrente bancario, rappresenta una promessa della banca, che si obbliga a restituirci quella cifra in contanti, se e quando glieli richiederemo.

Come ad esempio quando andiamo in uno sportello bancomat e preleviamo un certo quantitativo di contanti, riducendo corrispondentemente il saldo del nostro c/c.
Quello che voglio evidenziare, è che la maggior parte del denaro che usiamo, di cui ha bisogno sia lo Stato che noi aziende e cittadini, viene creato dal sistema bancario attraverso il prestito.
Anche la banconote, inizialmente create dalla BCE, non vengono messe in circolazione direttamente nel sistema economico, ma date solo alle banche, che poi ce le forniscono esclusivamente attraverso i prestiti.
Quindi tutto il denaro che usiamo sia noi che lo Stato, proviene dal sistema bancario e viene messo in circolazione solo attraverso una prestito iniziale, che alla scadenza deve essere restituito, per poi essere sostituito da altro denaro creato con un nuovo prestito.
Le conseguenze di un sistema monetario così congegnato sono:
– se le banche smettessero di fare prestiti, tutta la moneta in circolazione sparirebbe;
– su tutta la moneta che usiamo, qualcuno sta pagando continuamente un interesse.
Questo significa che sia noi che lo Stato, avendo bisogno di denaro per far girare la nostra economia reale, abbiamo la necessità di mantenere in vita un debito pubblico e privato sul quale paghiamo continuamente un interesse, e che per questo è matematicamente inestinguibile.
Supponiamo l’Italia sia un’isola, nella quale tutto il denaro utilizzato proviene da una sola banca che è l’unica in grado di crearlo, ma lo fornisce solamente prestandolo ad un tasso di interesse pari al 10%.
Il 1° anno ne crea e ne presta 100 mln di euro, ma alla fine dell’anno dovrebbe chiedere indietro i 100 mln di euro di denaro prestato maggiorati di 10 mln di euro di interessi.
Ma è matematicamente impossibile la restituzione 110 mln di euro, perché ne esistono solo 100. Inoltre l’economia seguita ad aver bisogno anche il 2° anno di 100 mln di euro, per cui la soluzione praticata è quella di lasciarli in circolazione, portando il debito a 110 mld di euro e pagando 11 mln di euro di interessi. Ma il 3° anno si ripresenta lo stesso problema, non ci sono 121 mln di euro da restituire, per cui il debito diventa 121 mln di euro e gli interessi da pagare 12,1 mln di euro. Andando avanti di questo passo il debito aumenta sempre di più in modo esponenziale, per cui dopo soli 25 anni ha superato i 1.000 mln di euro e gli interessi da pagare ogni anno sono maggiori dei 100 mln di euro di moneta in circolazione !
Un sistema economico basato su una moneta creata quasi esclusivamente dal sistema bancario ed immessa in circolazione solo attraverso il prestito gravato da interesse, non è sostenibile e provoca continuamente le situazioni di crisi economica che stiamo sperimentando sulla nostra pelle.
L’unica soluzione per interrompere questa follia, è immaginare un altro sistema monetario che non sia basato sul debito perché il denaro viene immesso nell’economia in un altro modo.
I meccanismi che attualmente regolano la creazione del denaro, arricchiscono pochi privilegiati a discapito di tutti gli altri, senza che i governi democraticamente eletti possano controllare o modificare il processo.
Proprio perchè la moneta è alla base di tutto, occorre prima di tutto riformare radicalmente il sistema monetario per risolvere o attenuare molti dei problemi di ingiustizia sociale della società moderna.
Dobbiamo immaginare un sistema monetario che:
– sia a vantaggio della società, e non di grandi banche e istituti finanziari;
– sia sottoposto a un controllo democratico dei cittadini;
– funzioni in modo più semplice e trasparente;
– sia più stabile e meno incline a bolle speculative e crisi finanziarie.
E’ possibile ottenere tutto ciò, e in modo semplice e non violento.
Nei prossimi articoli vedremo come.
Per approfondimenti visita il sito www.monetapositiva.it
Fonte comedonchisciotte.org
https://www.saper-link-news.com/tutti-i-paesi-del-mondo-hanno-un-debito-pubblico-ma-verso-chi-se-tutti-sono-debitori-chi-e-il-creditore/?fbclid=IwAR1XD5HgepOVMcbBrW43pIEUdOzJ-MVi8RzGDqlqJ-y30RAP3y1NfjUZCZo

lunedì 26 novembre 2018

ABUSI E VIOLENZE SUI BAMBINI: 220 MILIONI di VITTIME




DOSSIER PEDOFILIA PARTE PRIMA
: PEDOFILIA NEL MONDO ABUSI E VIOLENZE SUI BAMBINI: 220 MILIONI di VITTIME
Una ricerca delle Nazioni Unite offre un quadro sconvolgente sulle violenze e abusi sessuali, di cui i bambini sono vittime: "I bambini subiscono da parte degli adulti violenze mai viste o sentite per secoli. L'ONU esorta gli stati a proibire qualunque forma di punizione corporale, mutilazione genitale femminile, matrimoni prematuri e obbligati, delitti d'onore, violenze sessuali, torture, maltrattamenti disumani e degradanti". Bisogna prevenire la violenza, che è accettata come qualcosa di “normale”, socialmente approvata e anche istituzionalizzata. In 106 paesi sono ammesse le punizioni nelle scuole. Il rapporto, elencando diversi tipi di violenza, dimostra che esiste in tutti i paesi e da decenni questi traumi lasciano gravi ferite psicologiche (2006). Nel mondo: -150 milioni di ragazzine, sotto i 18 anni, il 14% della popolazione mondiale -73 milioni di ragazzi, il 7% - 82 milioni di ragazze si sposano prima di 18 anni, spesso soggette a violenze. - 80/93% dei bambini subisce punizioni fisiche a casa e non parlano per vergogna
- 2 milioni i bambini in stato di schiavitù sessuale. Il traffico internazionale “smercia” ogni anno 700.000/1.000.000 di persone, l’80% donne e il 50% bambini (ONU, 2004), rendendo 9,5 miliardi di dollari/anno (FBI 2003). Dopo la droga e le armi, è il mercato più redditizio. 55miliardi di dollari il commercio della pedofilia on line. Una fotografia hard “vale” 30/100 dollari. - 44 milioni di bambini navigano in Internet ogni giorno (2005) - 29.000 siti pedofili nel mondo (1996/2000) con 12 milioni di ragazzi coinvolti, di cui 22 milioni e mezzo tra i 10 giorni ai 12 anni di età. La pedofilia ha trovato in internet nuove strade per "commerciare" l'infanzia con “giustificazioni culturali”. - 1 bambino su 44visita un sito pornografico - 1 bambino 5 su riceve proposte sessuali In Italia: ? 22bambini al giorno sono oggetto di abusi sessuali
? 1.000 e più processi ogni anno
? 60-70 % degli abusi si svolgono tra le mura domestiche. Sanzioni per lo sfruttamento sessuale dei minori e pedo-pornografia: 6/12 anni di reclusione, il commercio di minori di anni 18 per prostituzione: 6/20 anni; pene più gravi per reati nell'ambito familiare o su minori di età tra i 14/166 anni CHIESA CATTOLICA AMERICANA e ABUSI SESSUALI La vastità del fenomeno ha richiamato l’attenzione mondiale: 11.093 le vittime di oltre 5.000 preti, compresi 16 vescovi. Costo: un miliardo e mezzo di dollari. Secondo i calcoli degli esperti, se si calcola la media di dieci per pedofilo si arriva a più di 100.000. Per l’Associazione delle vittime (Snap) la cifra è "troppo bassa". Le 11.093 denunce significano, che alcuni sono accusati più volte: il 25% in 2/3 occasioni; il 13%, 4/9, il 3% oltre 10 volte. Il 78% dei bambini è tra gli 11/17 anni, il 16% fra gli 8/10, il 6% meno di 7 anni. Su 11.000 incriminazioni, 6.700 sono confermate, 1.000 rigettate e 3.300 non indagate per decesso. R. Sipe, che da 25 anni studia il fenomeno, dice che esistono cause genetiche: «E' altamente probabile che nell'utero avvenga una qualche programmazione cerebrale di tutti gli esseri umani che contribuirà alle successive esperienze sessuali»; non è fondata l'equazione minore abusato uguale a adulto abusatore: «Nessuno sa perché, da adulti, soltanto alcune vittime di abusi diventeranno a loro volta violentatori di minori»; ci sono anche predisposizioni psicodinamiche, situazioni sociali e corruzione morale volontaria. Il sistema clericale riguardo la corporeità (celibato in specie) «blocca lo sviluppo psicosessuale del prete ad un livello preadolescenziale». Infatti: a) «Le deficienze della struttura dei seminari e il fallimento dell'integrazione di sesso e celibato creano una situazione in cui l'adolescenza è protetta e ritardata, o dove il celibato del prete funge da riparo per conflitti sessuali irrisolti». b) «La struttura e l'atmosfera di potere della Chiesa tollera e in alcuni casi incoraggia la fissazione e la regressione sessuale». c) «La preferenza per r la segretezza gioca a favore dell'affidabilità del prete e dei suoi superiori» d) «La mancanza di credibilità degli insegnamenti della Chiesa sul sesso promuove difese mentali primitive come negazione, razionalizzazione e scissione». Nel libro “Celibacy in crisis”, Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali), sostiene che la pedofilia è un'attività sessuale, ricorrente (almeno 6 mesi), intensa e urgente, perpetrata a danno di adolescenti in età prepuberale (dai 13 anni in giù). Al di sopra di questa età è considerata invece un abuso. Il 2% dei preti cattolici può essere considerato pedofilo in senso letterale. Si può parlare di patologia ecclesiogenica: «la sindrome è causata dalla educazione che rende tabù le aree del sesso e dell'erotismo, proibendone le discussioni in pubblico, che vengono considerate immorali, e a volte soggette a pene». «Le perversioni e le compulsioni sono i sintomi principali quando una sessualità salutare è repressa e negata invece che essere riconosciuta, praticata oppure gioiosamente e volontariamente abbandonata»
Sipe indica i punti, da cui ripartire per una soluzione: 1) La chiesa sa e sapeva della situazione ma ha tollerato, coperto, mentito in osservanza alla legge interna del segreto, che ha la sua parte di responsabilità. 2) Degli esponenti del clero hanno inclinazioni e praticano rapporti omosessuali. 3) La Chiesa non ha saputo monitorare gli abusi e i fedeli esigono la piena affidabilità. 4) Escludendo la donna dai luoghi di comando e di potere, se ne fa una figura idealizzata, verginale e materna, creando una struttura psicologica, che rafforza l'immaturità psico-sessuale e deviazioni di vario tipo. 5) L'insegnamento morale sulla sessualità basato su una «falsità antropologica» scredita il magistero: «Ogni pensiero, parola, desiderio o azione sessuale al di fuori del matrimonio è peccato mortale. Ogni atto sessuale all'interno del matrimonio non indirizzato alla riproduzione è peccato mortale». 6) Solo una riforma sul sesso/celibato darà una risposta efficace agli abusi sessuali e questa è la sfida più significativa che la Chiesa deve affrontare. In Inghilterra la BBC tratta il caso del Cardinale Cormac Murphy accusato di coprire diversi preti, come Michael Hill accusato da una trentina di ragazzi. In Irlanda si calcola sul 4% i preti pedofili. Dal 1945 al 2004 si contano 105 casi già condannati, 400 vittime dichiarate. In carcere ci sono 8 preti, 32 sotto processo. In Italia sarebbero 400.000 i pedofili. Solo alcuni giornali ne parlano. Dal 1998 ad oggi il New York Time ha dedicato 150 articoli, La Repubblica, 40. Il 3% della popolazione è coinvolta con la pedofilia in rete, il 97% dei casi avviene in famiglia, parrocchia, con i vicini di casa. Don Fortunato Di Noto, dopo gli arresti di presunti pedofili, ha minacciato di fare dei «nomi eccellenti», ma quelli di presunti politici italiani non verranno mai rivelati. I casi di pedofilia clericale in Italia, negli anni recenti, sono una cinquantina. Dal 2003 risultano 17 condanne e 24 in giudizio. L’Italia è un caso unico al mondo, perché c’è di mezzo un Concordato, i politici non hanno nessun interesse di inimicarsi la gerarchia cattolica che condiziona il voto dei cattolici e poi si tratta di un paese a sovranità limitata, essendo anche la “parrocchia del papa” (dicono gli storici). Non si sa quanti preti pedofili perseguiti in patria (200 solo negli USA, 3.000 le loro vittime) siano riparati in Italia (almeno una decina) o in altri paesi del terzo mondo.
In Brasile il 50% del clero non rispetta il celibato, il 30% mantiene relazioni eterosessuali, il 15% omosessuali e il 5% presenta comportamenti problematici (travestitismo, pornografia). I preti pedofili sarebbero 1.700. La gerarchia tende alla loro copertura e alla colpevolizzazione delle vittime. Qualche commento della stampa Vittorio Zucconi scriveva il 5 dicembre 2002 a commento della pedofilia clericale negli USA: “Tremila pagine di vergogne indicibili, un "faldone" processuale pesante come una macina da mulino appesa al collo della cattolicissima Boston, della sua diocesi, della Chiesa americana tutta che tenta di non affogare nella bancarotta finanziaria, e soprattutto morale, nella quale si è trascinata. Sarebbe facile chiamare il processo di Boston contro il molto poco reverendo Paul Shanley e, indirettamente, contro il Cardinale Law, un calvario, perché questa che vediamo nell’aula del tribunale non è una scalata al cielo, ma una discesa all’inferno, percorsa da bambini tormentati da chi li doveva guidare, da novizie stuprate e sedotte nel nome di Cristo, di cocaina in oratorio, di ménage a trois, di scene da orridi conventi medioevali, non da diocesi nel secolo XX. Eppure questo brulica fuori dal sepolcro di ipocrisia scavato da una gerarchia di vescovi e di cardinali più preoccupati di "sopire e sedare", di evitare lo scandalo, piuttosto che di punire i colpevoli e di proteggere il gregge. Ora i giornali ci sguazzano, il Boston Globe riempie pagine intere con i documenti presi dal faldone processuale, e così fanno le televisioni, le radio, così facciamo noi perché ci consoliamo al pensiero di farlo per il bene. Ma che cosa ci può essere di bene nel prete che tirava di cocaina davanti ai catechisti affidati a lui, che offriva a donne tossicodipendenti una "linea" in cambio di sesso a tre o quattro, del direttore spirituale nel convento delle novizie che le toccava e le molestava spiegando loro che quelli erano i contatti con il corpo di Cristo? Niente, se non la rabbia che a Boston, come nelle altre diocesi d’America squassate da dozzine di casi come questi, si sta alzando contro i prìncipi e i pastori della Chiesa che nascondevano la verità a loro stessi, prima che ai fedeli. E giocavano alle tre cartine con i preti pedofili, drogati, corruttori spostandoli di parrocchia in parrocchia dopo qualche tentativo a vuoto di psicoterapia. Tutti sapevano tutto, dentro le stanze della curia, e nessuno faceva niente. Sulla lettera di accompagnamento per un prete dimesso da un centro di rieducazione, padre Robert Burns, e sottoposta al cardinale Law perché fosse riassegnato, c’è una notazione a mano a grandi lettere, problem: children, è un pedofilo. E padre Burns fu mandato a lavorare in una parrocchia del vicino New Hampshire, nel 1982 e soltanto nove anni, e molte denunce di stupro su bambini piccoli, dopo, nel 1991, fu finalmente rimosso con una lettera di encomio di cardinale. La curia di Boston, la città del cattolicesimo irlandese e poi italiano, fiera della propria primazia gerarchica, di avere prodotto il primo e unico presidente cattolico, Kennedy, tentava di rimescolare la carte, di muovere da una parrocchia all’altra gli almeno 57 preti che in questi anni venivano denunciati, nella disperata illusione, come scrisse il vescovo ausiliario Madeiro, oggi cardinale di New Orleans, "che ricominciare da zero, in ambiente nuovo" potesse aiutare
questi disgraziati fratelli a emendarsi, perché i sacerdoti sono sempre troppo pochi, perché le messe non hanno mai abbastanza celebranti, perché la speranza della grazia, del pentimento, della resurrezione non voleva morire in un pastore. Le tremila pagine diffuse dal giudice che presiede la causa contro padre Shanley raccontano una storia ben diversa. Ci sono le lettere terrificanti contro un certo padre Morissette, che attirava le vittime in sacrestia mostrando loro raccolte di materiale pornografico. C’è la denuncia di una parrocchiana contro Thomas Forrey, dal quale lei era andata per chiedere aiuto a salvare il proprio matrimonio e fu percossa, violentata e sistemata in una casa che padre Forrey aveva costruito per lei, tenendola schiava con le botte e con il ricatto della rivelazione vergognosa, fino a quando lei trovò la forza di denunciarlo. E’ facile immaginare i giorni di sconforto e di scoramento, nelle vecchie stanze della curia al centro di Boston da dove si vede attraverso i mosaici dei vetri il porto dal quale il "gregge" arrivò per decenni, tra pie statue e vecchi libri, quando tre novizie trovarono il coraggio di fare il nome di padre Robert Meffan, che le aveva convinte a fare sesso con lui spiegando che quello sarebbe stato "il matrimonio con la Chiesa" e che lui portava a loro "il secondo avvento di Cristo" nella fusione mistica di "carne e spirito". Eppure ancora e ancora, almeno dal 1984 quando Bernard Law divenne cardinale di Boston, le risposte della gerarchia furono evasive, minimizzatrici, addirittura apologetiche. O consumate in piccole transazioni private con le vittime, tacitate con piccole somme, con la temporanea rimozione del reprobo o intimidite dalla potenza di una diocesi troppo importante per una novizia sedotta o per un bambino violentato, anche se portava i filmini girati da un complice del prete, durante l’atto. Fino a quando il paravento di porpora non ha retto più e la legge, i pubblici ministeri, i giudici lo hanno strappato. Troppe denunce, troppe testimonianze, troppi documenti e soprattutto troppe vittime - 470 soltanto nel processo in corso contro padre Shanley, che ha prodotto le 3 mila pagine - perché tutto fosse mitomania di donne e di uomini, avarizia di avvocati, concorrenza di altre confessioni che, nel mercato americano della religione, competono per le anime e i borsellini del popolo. Il lungo silenzio della Chiesa cattolica si ruppe a Chicago, a Milwaukee, a New York, a New Orleans, a Miami, a Washington. I Pm e i giudici costrinsero monsignori e vescovi a deporre, minacciando anche il Cardinale Law di carcerazione se non avesse consegnato i documenti, perché nessuno, né un Cardinale di Santa Romana Chiesa né un Presidente, può sottrarsi alla legge o rifugiarsi, in un caso tanto atroce, sotto le sottane del Quinto Emendamento e non rispondere. Una prima condanna tributò 500mila dollari alla vittima di un prete bostoniano. Milioni di dollari li seguirono, mentre i fedeli, nella colletta domenicale, cominciavano a tirare indietro la mano dal bussolotto, inorriditi, scandalizzati da "queste rivelazioni di orrore indicibile" come le chiama la portavoce della Curia, la signora Morissey e decisi a boicottare il Cardinale Law che non si dimette. E ancora nessuno aveva visto il faldone delle tremila pagine, sentito il peso del macigno. Si mormora di una prossima dichiarazione di bancarotta, di insolvenza, da parte della Curia di Boston che è, come tutte le Curie americane, una società privata non profit, dove tutto è formalmente di proprietà del Cardinale in carica. Ma ci vorranno anni, non dollari, perché una madre di Boston possa lasciare il proprio bambino a un prete senza tremare”.
18/08/05 - L’Unità “Dal gennaio 2005 esiste presso la Corte distrettuale di Harris County (Texas) un procedimento a carico di Joseph Ratzinger. Insieme al responsabile della diocesi di Galveston Houston, l’arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickand figura anche il nome dell’attuale pontefice. È chiamato in giudizio con l’accusa di aver coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sacerdoti accusati di abusi sessuali effettuati su minori. A muovere l’accusa, documenti vaticani alla mano, è l’agguerritissimo avvocato Daniel Shea, difensore di 3 vittime di molestie di pedofilia […] ha manifestato in piazza san Pietro insieme ad esponenti del partito radicale contro le coperture assicurate ai preti pedofili. Tutto parte dal «Crimen Sollicitationis», un documento «strettamente confidenziale» del Sant’Uffizio a firma del cardinale Ottaviani del lontano 1962 che vincolava al segreto più assoluto, pena la scomunica immediata, tutti coloro, comprese le «vittime», che fossero coinvolti in procedimenti ecclesiastici riguardanti casi di pedofilia o molestie sessuali compiuti da religiosi. Secondo l’avvocato Shea quell’antica «istruzione» avrebbe avuto validità sino al 2001, così le gerarchie ecclesiastiche e vaticane avrebbero finito per «coprire» e favorire «deliberatamente» i «preti pedofili». La prova sarebbe in una nota dell’epistola «De Delictis Gravioribus» del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri ordinati e membri della gerarchia ecclesiastica. A questa accusa le gerarchie vaticane hanno risposto che le norme contenute nel documento del 1962 non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico, ma per Shea la lettera di Ratzinger non lascia spazio a dubbi. Ora la Corte di Houston ha il potere di chiamare in giudizio Joseph Ratzinger, ma l’attuale pontefice, avrebbe avanzato «richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti, che non ha ancora reso nota la sua decisione in merito». Il presidente George W. Bush può solo suggerire al tribunale di valutare questa opportunità. La Corte potrebbe autonomamente riconoscerla. Questo non fermerebbe l’avvocato Shea che ha assicurato di essere pronto, pur di difendere gli interessi dei suoi assistiti, a ricorrere sino alla Corte suprema contro questa decisione. In nome della separazione tra Chiesa e Stato si dice pronto a chiedere la messa in discussione del riconoscimento diplomatico da parte di Washigton della Santa Sede come Stato sovrano”. Voci fuori dal coro: Deal Hudson parla di “Dieci miti sulla pedofilia dei preti” 1. Non c'è prova che i preti siano più inclini alla pedofilia rispetto ad altri gruppi umani, è estremamente rara, solo dello 0.3%. 2. Il celibato non è causa di pedofilia, perché uomini sposati sono inclini quanto i preti all'abuso di bambini (Jenkins).
3. I cattolici del dissenso sfruttano la crisi, esigono l’abolizione del celibato obbligatorio come se il matrimonio riuscisse a impedire agli uomini di nuocere ai bambini. 4. Nella Chiesa Cattolica d'Occidente il celibato previene il nepotismo, permette di essere più indipendenti e disponibili. Il celibato per noi è la testimonianza vivente di questa vita in cui l'unità e la gioia del matrimonio tra un uomo e una donna è sorpassata nella perfetta comunione d'amore con Dio. 5. Non esiste una connessione logica tra il comportamento deviante di un'esigua minoranza del clero maschile e l'inclusione delle donne nelle sue fila. Ci sono ragioni per cui la Chiesa non può ordinare donne. 6. Gli omosessuali sono tre volte più inclini ad essere pedofili rispetto agli uomini eterosessuali. Questa forma di comportamento deviante è il tipo più comune di abuso da parte del clero ed è direttamente connesso al comportamento omosessuale. Purtroppo esiste una subcultura omosessuale all'interno della Chiesa. Ciò è dovuto a diversi fattori. La confusione della Chiesa in conseguenza della rivoluzione sessuale degli anni '60, il tumultuoso seguito del Concilio Vaticano II, e la maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella cultura diffusa hanno creato un ambiente in cui gli uomini omosessualmente attivi sono stati ammessi e tollerati nel sacerdozio. La Chiesa confidava nella psichiatrica per vagliare i candidati e per curare i preti con problemi. Mentre il modo di rivolgersi da parte della Chiesa nei confronti di coloro che lottano con le attrazioni omosessuali è stato compassionevole, essa è stata ferma nel mantenere il punto di vista secondo il quale l'omosessualità è oggettivamente disordinata e il matrimonio tra un uomo e una donna è il contesto proprio per l'attività sessuale.
7. La gerarchia cattolica non ha fatto abbastanza per far fronte alla pedofilia. Il Codice di Diritto Canonico del 1983 dice: «Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti» (CIC 1395, 2). Nel 1995 la Commissione ad hoc sugli abusi sessuali pubblicò delle direttive di condotta. La pedofilia venne riconosciuta come un disordine che non poteva essere curato e un problema che stava diventando più diffuso a causa dell'aumento della pornografia. Prima del 1994 i vescovi confidano troppo nel successo delle terapie degli psichiatri convinti che potesse essere curata con successo. 8. L'insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è il vero problema, non la pedofilia. L'insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è radicato nella dignità della persona umana e nella bontà della sessualità umana e condanna ogni abuso come lo stupro, l'incesto, la pornografia e la prostituzione infantile. Se quest'insegnamento fosse rispettato non ci sarebbe la pedofilia. Per la Chiesa
l'attività sessuale senza l'amore e l'impegno fondati sul matrimonio insidia la dignità della persona umana ed è distruttiva. 9. I giornalisti cattolici hanno ignorato il problema della pedofilia. 10. L'obbligo del celibato limita il numero di uomini candidati al sacerdozio, col risultato di un numero elevato di sacerdoti sessualmente squilibrati. La grande maggioranza dei sacerdoti è normale, sana e fedele. Ogni giorno si dimostrano degni della fiducia e della confidenza di coloro che sono affidati alla loro responsabilità. Una vocazione sacerdotale, come il matrimonio, richiede il mutuo e libero consenso di entrambe le parti. Così, la Chiesa deve discernere se il candidato sia degno e adatto mentalmente, psichicamente e spiritualmente per impegnarsi in una vita di servizio sacerdotale. Il desiderio di un candidato al sacerdozio non costituisce la vocazione. Costanza Stagetti E' vero che tra il clero cattolico ci sono più pedofili che in altri gruppi sociali? Secondo Jenkins non c'è nessuna evidenza che sia più comune nel clero cattolico che in altre denominazioni religiose o tra i laici. C’è certamente un problema nella Chiesa Cattolica, ma non è esattamente quello che viene mostrato dai media. Con il termine pedofilia si fa riferimento al desiderio sessuale verso bambini in età prepuberale. Solo una manciata di casi in vari decenni hanno coinvolto dei sacerdoti pedofili. Quasi tutti i casi presentati in realtà riguardano un’attrazione verso ragazzi adolescenti sessualmente maturi ma sotto i 18 anni nella legge civile e di 16 per il diritto canonico. Questo comportamento è una forma di omosessualità chiamata efebofilia. Jenkins sostiene che l’evidenza “suggerisce un tasso dello 0.2 %”. La vera natura del problema nella Chiesa Cattolica non è la pedofilia ma l’omosessualità e la maggioranza degli abusi riguardano adolescenti. Non chiarendo questo punto, i media hanno dato l’impressione che la Chiesa Cattolica attragga preti malati cui piacciono i bambini, invece che omosessuali cui piacciono  i teenager (cosa che è sicuramente riprovevole moralmente, ma sempre meno disgustosa della pedofilia). C’è una sub-cultura omosessuale dentro la Chiesa accentuata con la rivoluzione sessuale degli anni 60, il tumulto conseguente al Concilio Vaticano II e la maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella società, creando un ambiente in cui gli omosessuali attivi erano ammessi e tollerati nel sacerdozio. La Chiesa faceva grande affidamento sul parere degli psichiatri per vagliare i candidati e per trattare quei sacerdoti che risultavano problematici. Nessuno sa quale sia la percentuale di religiosi omosessuali. Donald Cozzens riporta tassi che vanno dal 23 al 80%. Un altro studioso, Leon J. Podles, ritiene che il tasso sia ben sotto il 20%, sebbene questo sia comunque da 7 a 8 volte maggiore che nella popolazione generale. Il matrimonio del clero non è stato una panacea per le chiese protestanti. Non ha impedito che anche loro avessero problemi con il clero omosessuale e con la pedofilia. La vera pedofilia è presente molto più spesso all’interno delle famiglie; il celibato allontana la maggior parte dei preti cattolici da tentazioni di quel tipo. Il matrimonio dei preti ha i suoi specifici problemi, che non vengono quasi mai riconosciuti nella discussione sul celibato. Primo, c’è il problema dell’infedeltà e del divorzio. L’opportunità di sposarsi non sembra aver diminuito i peccati sessuali nel clero, persino nelle chiese più conservatrici. Questi hanno effetti particolarmente devastanti sulla chiesa locale a causa della violazione delle promesse coniugali da parte del religioso e da parte della donna coinvolta. Inoltre, che cosa fare del pastore divorziato? Anche qualora fosse innocente egli non è più per il suo gregge un modello di matrimonio cristiano. Infine, c’è il problema delle love-story del clero che cerca moglie. Questo include non solo le tentazioni delle avventure, ma l’inevitabile pettegolezzo ed altri scompigli nella vita della chiesa. Ci sono problemi anche per il clero felicemente sposato. Molti matrimoni sono esemplari ed edificanti, ma buona parte del clero sposato non ha vita facile. La moglie e i figli sono sotto stretto controllo. La moglie non si sente padrona della situazione perché deve rendere conto alla chiesa di ogni minimo dettaglio della sua vita. Quando i bambini si comportano male essi sono un doppio peso per il padre. Se il pastore ha una famiglia piccola non è un esempio di fiduciosa generosità per quei cristiani che non vogliono figli. Se ha una famiglia grande è condannato a vivere in povertà o a diventare oggetto di critiche da parte di quei parrocchiani che non possono permettersi una famiglia numerosa, quindi perché dovrebbe permettersela il pastore? E' vero che la gerarchia cattolica non ha fatto niente per contrastare la pedofilia? Sicuramente la gerarchia non ha fatto abbastanza per impedire gli abusi, tuttavia affermare che la Chiesa non ha fatto niente è sbagliato. M. Caterina Jacobelli “reagisce” di fronte a distinzioni sottili (e speciose?) come la distinzione tra pedofilia ed efebofilia: “Come donna e come cristiana, - sono  dottore in teologia morale - sento il dovere di rendere tutti i miei fratelli, credenti e non credenti, partecipi dell’indignazione profonda che si è impadronita di me dopo aver letto il comunicato ufficiale dei vescovi statunitensi al termine della riunione interdicasteriale sulla pedofilia dei preti. Al punto 7 si legge (Osservatore Romano 25.4.2002, p. 7): “(…) i casi di vera pedofilia da parte di sacerdoti e religiosi sono pochi (…) si è attirata l’attenzione sul fatto che quasi tutti i casi hanno visto coinvolti adolescenti, e pertanto non erano casi di vera pedofilia”. É un’affermazione talmente turpe da non aver bisogno di commento. Mi chiedo come un consesso di persone giunte ai più alti gradi della gerarchia cattolica possa, insieme con il pontefice, giocare così sulle parole, di fronte ad un problema di tale enormità. Gesù ha detto: ”Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli (…) sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina (…) e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6). Per quello che ho letto, nessun giornale - e men che mai l’Avvenire lo ha rilevato. Quale credibilità può avere una chiesa ai cui vertici siedono persone di tanta ipocrisia? Sono felice di aver ricevuto il dono della fede, sono felice di essere cristiana. Mi vergogno profondamente di questa chiesa. É in corso la campagna per l’otto per mille. Spero che gli italiani - come già fanno i cattolici americani - negando il loro contributo diano l’unica risposta che queste persone probabilmente comprenderanno” (2.5.2002).

fonte https://www.ildialogo.org/Ratzinger/pretipedofili/pedofiliadossier111032007.pdf?fbclid=IwAR3ayjWQBHQ0QUzibNT7k0E5b9YPCHoDhYKYYhAbHjH3c2exGO2qgglob04

sabato 24 novembre 2018

Soros sposta la sua università e mette nel mirino l’Italia sovranista

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Che correlazione c’è fra i recenti attacchi alla manovra economica italiana del giovane cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il suo incontro a Vienna con il controverso finanziere George Soros e suo figlio Alexander? Ufficialmente il meeting è servito per discutere nei dettagli il trasferimento della Central European University da Budapest alla capitale austriaca, a causa delle tensioni con il presidente ungherese Viktor Orbàn, che ritene intollerabile la propaganda che Soros e la sua Open Society Foundations fanno per promuovere l’ideologia globalista.
Con il cancelliere austriaco, però, che è anche presidente del Partito Popolare austriaco, i Soroshanno sicuramente discusso anche di altro: di Europa, Brexit, immigrazione, integrazione dei Balcani. A confermalo lo stesso  Alexander Soros su twitter: “Grazie al cancelliere austriaco @sebastiankurz per aver ricevuto mio padre e me a Vienna. Abbiamo discusso il futuro del @ceuhungary in Austria e una serie di altre questioni, inclusa l’integrazione dei Balcani occidentali”. Secondo il Kurier, il primo a dare la notizia dell’incontro di Vienna, il cancelliere e il finanziere si sarebbero trovati d’accordo sulla Brexit ma non – e questa era chiaro – sulla gestione del fenomeno migratorio.

L’Italia sovranista contro il finanziere

E in tutto questo cosa c’entra l’Italia? Nessuno potrà mai sapere se si tratta solo di dietrologia o il nostro Paese è stato effettivamente uno degli argomenti affrontati a Vienna. Certo è che il cancelliere austriaco, che anche è il presidente di turno del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo, ha affrontato temi di interesse nazionale ed europeo con un privato cittadino , per quanto influente, che ha dichiarato “guerra” sin dal primo giorno al governo giallo-verde. “Sono molto preoccupato della vicinanza del nuovo governo alla Russia – aveva dichiarato il finanziere al festival dell’Economia di Trento la scorsa estate. 
“Quelli del nuovo governo hanno detto che sono a favore della cancellazione delle sanzioni contro la Russia. Putin cerca di dominare l’Europa, non vuole distruggerla ma sfruttarla perché ha la capacità produttiva, mentre l’economia russa sotto Putin può solo sfruttare le materie prime e le persone. È una forte minaccia e sono davvero preoccupato”.
Di recente, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha puntato il dito proprio contro il magnate: “Se volessi pensare male – ha detto Salvini al convegno dell’Ugl – direi che dietro lo spread di questi giorni c’è una manovra di speculatori alla Soros che puntano al fallimento di un Paese per comprare le aziende sane rimaste, a prezzi di saldo. A nome del governo dico che non torneremo indietro. Chi vuole speculare sull’economia italiana sappia che perde tempo”. 

Le ong finanziate dall’Open Society in Italia

Sta di fatto che, come spiega Italia Oggi, negli ultimi anni l’attività del finanziere nel nostro Paese attraverso l’Open Society Foundations è aumentata notevolmente: ogni anno, il budget della Fondazione Soros a livello mondiale è di un miliardo di dollari, di cui il 10% viene speso in Europa. In Italia arriva il 2,5% del budget europeo, per un totale di 2,1 milioni di dollari nel 2017. Soldi erogati a 28 Ong, impegnate soprattutto sul fronte anti-discriminazioni e pro-migranti (52% del totale).
Il sito dell’Open Society rivela i nomi delle ong finanziate dall’associazione filantropica del magnate: Diritto di sapere, che aiuta i cittadini a ottenere risposte dalle istituzioni governative; Ecomuseo Casilino e Duas Lauros a Roma, che gestiscono un parco ecologico; Refugee Welcome, che integra i migranti nelle famiglie italiane; Terra!Onlus, che promuove la trasparenza della filiera agroalimentare. La Fondazione di Soros ha finanziato inoltre diversi avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani, più alcune fondazioni filantropiche: Fondazione Nando Peretti, Fondazione Italiana Charlemagne, Fondazione con il Sud, Compagnia di San Paolo di Torino e Officine Gomitoli a Napoli.

Il think-tank fondato dall’Open Society Foundations 

Sarà probabilmente un caso, ma il cancelliere austriaco Sebastian Kurz fa parte anche dell’European Council on Foreign Relations, il think tank “pan-europeo” fondato nel 2007 proprio grazie a un contributo dell’Open Society Foundations di George Soros. Attualmente presieduta da Carl Bildt, Emma Bonino e Mabel van Oranje, il think tank comprende i ministri degli esteri, ex primi ministri, membri dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo, i commissari Ue, ex segretari generali della Nato, intellettuali, giornalisti e dirigenti d’impresa. Oltre a Emma Bonino, che ricopre una posizione di vertice – guarda caso vicinissima a Soros – troviamo, tra gli italiani, anche Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Piero Fassino, Romano Prodi, Sandro Gozi e molti altri. Nel board, nessun membro del governo “giallo-verde” o rappresentanti dell’Italia “sovranista”
fonte http://www.occhidellaguerra.it/soros-sposta-la-sua-universita-mette-nel-mirino-litalia-sovranista/