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giovedì 13 dicembre 2018

DALLO ZERO VIRGOLA ALLO ZERO VIRGOLA ZERO Di Nino Galloni.

Grandi progressi nella comunicazione e nell’analisi economica contraddistinguono il recente evolversi delle relazioni tra l’Italia e l’Unione Europea.
Ricapitolando le precedenti puntate (prima degli aggiornamenti): il governo italiano esordisce proponendo il pil come obiettivo (da raggiungere anche grazie ad un determinato livello di deficit) e, certamente, i conti pubblici come vincolo; l’Unione Europea reagisce malissimo.
I vicepresidenti tengono duro e, da una parte, l’Italia viene minacciata di sanzioni (procedura di infrazione) mentre le opposizioni irridono alla manovra: come potrà il governo in carica finanziare quota 100 – in pensione a soli 62 anni con 38 anni di contribuzione – ed il reddito di cittadinanza, come si farà crescere il pil se la manovra stessa non apporta abbastanza investimenti reali ed è, invece, caratterizzata da misure assistenziali o paraassistenziali?
Ma la procedura va avanti – tra lettere e letterine, scandalizzate perché gli Italiani osano rompere gli accordi di sottomissione mandando i Nordeuropei su tutte le furie – e nasce il “Partito del pil” ovverossia il mondo industriale che teme un disimpegno dell’esecutivo su grandi opere e dintorni.
Quest’ultima sarebbe una buona notizia se il mondo delle Associazioni imprenditive abbandonasse la vecchia politica di riduzioni salariali e di lamenti tassazionali per imboccare una via di capitalismo espansivo. Improvvisamente, però, irrompe sulla scena l’imprevisto: le previsioni per l’Europa e per l’Italia si fanno fosche perché appare l’ospite indesiderato, la recessione (piccola, per carità, ma sufficiente a mandare in subbuglio dati e prospettive); a questo punto, l’UE critica la manovra non per le proposte di disavanzo, ma perché mancano misure in grado di far crescere il pil. Le opposizioni prevedono aumenti di spread, difficoltà nella vendita dei nuovi titoli pubblici, rischi di rating, eccetera.
Aggiornamenti: il governo riduce il deficit programmato dal 2,4% del pil (fino a quel momento la linea del Piave) al 2,04. Discussioni giornalistiche e televisive tremende; tutti passano dal culto dello zero virgola a quello dello zero virgola zero.
Due, invece, sono i problemi seri sul tappeto e che possono influire sulla crescita del pil.
Il primo: nei comparti ad alta redditività (esclusa la finanza) cala la domanda di lavoro; la crescita dei profitti (che sono una componente del pil) è evidente, ma il calo della componente redditi da lavoro dipendente è maggiore. Per evitare la decrescita del pil dovuta al fatto che sempre meno addetti garantiranno tutta la produzione necessaria, occorrerebbe ridurre l’orario di lavoro a parità di salario: ma i percettori di profitti non sono d’accordo sebbene si tratti di una misura che conterrebbe la decrescita del pil.
Il secondo è ancora più grave: nei comparti, invece, dove l’occupazione ed il pil potrebbero crescere enormemente – vale a dire i servizi di cura delle persone, dell’ambiente e del patrimonio esistente – i costi superano il fatturato: quindi, il fondamentale paradigma capitalistico viene violato ed il rimedio principale è quello di un ripristino dell’intervento – diretto o indiretto – dello Stato tramite proprio indebitamento oppure emissione di moneta sovrana
L’aumento dei deficit (e, quindi, del debito, esclusa l’ipotesi dei tassi nominali negativi) è la classica ricetta keynesiana; ma essa, per avere un senso richiede di abbandonare – anche come vincolo – il buon andamento dei conti pubblici che è stato il principale riferimento di tutti i governi dopo il 1981. Per i Keynesiani, invece, la spesa a deficit si giustifica se c’è crisi e risorse disoccupate da impegnare e fino a che queste ultime non siano state tutte valorizzate: dopodiche bisogna tornare verso gli equilibri di bilancio.
Perché, allora, la Francia si appresta a fare il 3,4% di deficit e nessuno dice niente? E la Spagna che, nei momenti peggiori della sua crisi viaggiava attorno al 7-8%? E la Gran Bretagna allora ancora nell’Unione sfiorò il 10%. Risposta: questi Paesi, pur vivendo ed avendo vissuto una stagione di aumento dei loro debiti pubblici, si trovavano in una situazione migliore dell’Italia. Già, bello: ma perché a Maastricht si negoziò un limite del rapporto debito pil che doveva tendere al 60% quando già allora – nel ’92 – esso era superiore al 120%? Anche allora qualcuno di noi (economisti non liberisti) negò la significatività di quel parametro anche volendosi apprezzare il tema della sostenibilità: semmai si sarebbe dovuto guardare a tutto il debito di un Paese (pubblico, imprese non finanziarie, famiglie) in rapporto al risparmio complessivo o, al limite, al pil. In tali casi, la situazione dell’Italia, come è noto, risulta migliore di quella di tutti gli altri Paesi europei, a parte, forse la Germania (che ha una contabilità del debito e delle pensioni tutta sua).
Quindi, se si vuole finanziare – come è giusto – lo sviluppo con il deficit dello Stato occorre discutere non dello zero virgola, ma di questo parametro nel senso prima indicato.
Alternativa: perseguire il pareggio di bilancio emettendo moneta non a debito che, quindi, ha lo stesso segno algebrico delle tasse. Sostenibile finchè ci sono capacità produttive da valorizzare; non incompatibile con l’euro e col Trattato di Lisbona, dove, all’articolo 128 si parla di tutt’altro, cioè di banconote a corso legale in tutta l’Unione; mentre, qui, stiamo parlando di statonote (o biglietti Stato) aventi corso legale solo nel territorio di un Paese.
La vera questione è: come rivedere i paradigmi che fino a qui ci hanno sostenuto ma che, ora – anzi da diversi anni – ci stanno portando verso il baratro: povertà, mancanza di investimenti adeguati e di servizi necessari, rischi gravissimi per ragioni ambientali e manutentive, disagio per i giovani e per gli anziani, crescenti tensioni sociali, calo delle nascite oltre i limiti di guardia.
Non si capisce, in queste condizioni, come faccia la Nomura a sostenere rosee previsioni: forse qualcuno ha sentito da Zingaretti che 60 miliardi di euro giacciono nella disponibilità delle Regioni per opere infrastrutturali tutte da cantierare? Bene, questo potrebbe essere un buon inizio ed una buona prospettiva anche per l’attuale governo italiano.
In ogni caso,vogliamo continuare a parlare degli zero virgola o passare a pensare quale società, quale economia, quale politica riusciranno a difendere e rilanciare i livelli minimi di civiltà e di convivenza?
Nino Galloni
fonte https://scenarieconomici.it/dallo-zero-virgola-allo-zero-virgola-zero-di-nino-galloni/

PERCHÉ SERVE UNA MONETA NAZIONALE - Nino Galloni


"Fossi nei francesi non mi fiderei delle promesse di Macron"

Emmanuel Macron

Parla lo psichiatra Adriano Segatori autore su Youtube di un impietoso profilo psicologico del presidente francese che ha avuto milioni di visualizzazioni.
"L'Emmanuel Macron che lunedì sera ha parlato alla Francia era un personaggio molto rigido, molto costruito. Dalla sua espressione quasi congelata traspariva l'immagine un po' cinica di chi propone progetti in cui non crede, ma indispensabili per placare gli animi e tornare poi alle proprie abitudini originarie. Anche stavolta l'immagine di Macron mi è sembrata coincidere perfettamente con quel quadro di apparente psicopatia che avevo già descritto come un elemento importante della sua personalità".
Lo psichiatra Adriano Segatori è famoso per aver disegnato nel maggio 2017, alla vigilia del secondo turno delle presidenziali francesi, un impietoso quadro psicologico in cui definiva Macron un "psicopatico con deliri di onnipotenza". In quell'intervista visionata da milioni di utenti di Youtube Segatori, membro della sezione scientifica "Psiclogia Giuridica e Psichiatria Forense" dell'Accademia Italiana di Scienze Forensi, puntava il dito sulla seduzione psicologica e fisica subita per mano di Brigitte, l'assai più matura professoressa di liceo diventata poi sua moglie. A dar retta a Segatori, intervistato da "Sputnik Italia" 19 mesi dopo la sua prima diagnosi, il responso oggi non cambia. E la conferma arriverebbe proprio dal "mea culpa" offerto lunedì sera ai francesi.
"Lo psicopatico punta sempre a realizzare le aspettative di chi lo guarda. Cerca di essere come gli altri lo vorrebbero. Nel suo discorso, studiato per sedare gli animi dei suoi concittadini, ha fatto proprio questo. Ha offerto ai francesi quello che si aspettavano da lui. Un "mea culpa" e qualche concessione incorniciati nell'aurea del personaggio autorevole che va incontro al suo popolo ed è pronto perfino a scusarsi per i propri errori".
La sua immagine però ne esce molto indebolita….
Ricordiamoci che lo psicopatico non ragiona mai in termini di empatia. Lo psicopatico lasciato dalla moglie la ricopre di fiori e di promesse salvo poi ucciderla la mattina dopo. Nella personalità dello psicopatico la principale finalità è il raggiungimento dell'obbiettivo. Un "mea culpa" e qualche concessione dal punto di vista di Macron non sono delle umiliazioni sono solo un passaggio obbligato per sedare la protesta riconquistare il proprio popolo.
Professore lei continua a definirlo un psicopatico. Quindi la Francia è in mano ad un personaggio instabile mentalmente?
Mai detto questo. Lo psicopatico non è un pazzo e non è un malato di mente. Macron è molto intelligente e ha grandi capacità cognitive ma è privo di affettività e dimostra scarse capacità d'empatia. Lo psicopatico è proprio questo, una persona intelligente o addirittura intelligentissima che vede gli altri come strumenti per la realizzazione della propria identità e della propria riuscita. Per lo psicopatico gli altri sono una sorta di proprietà. Lo psicopatico che uccide la moglie dopo averla chiamata amore la uccide proprio perché resti soltanto solo sua. Punta a quel risultato e non considera nemmeno le conseguenze del proprio gesto.
Quindi i francesi farebbero meglio a non fidarsi delle sue promesse?
Fossi in loro farei molta attenzione. Nello svolgimento della mia professione invito sempre alla prudenza quelli pronti a credere ai pentimenti di un coniuge con tendenze psicopatiche. Il pentimento dura fino a quando lo psicopatico non deve affrontare un evento capace di mettere in crisi la sua idea di onnipotenza.
Nelle scorse settimane i giornali francesi hanno parlato di un Macron sull'orlo di un esaurimento nervoso. E' una diagnosi possibile?
Macron mi ricorda molto Gianfranco Fini ovvero un personaggio di bella presenza appoggiato da ambienti e poteri forti. Come Macron anche Fini ha sempre avuto al suo fianco una donna molto più anziana di lui che rispondeva al nome di Donna Assunta, ovvero la vedova di Giorgio Almirante. Macron per mano di sua moglie Brigitte e Fini per mano di Donna Assunta sono due personalità cresciuti all'ombra di due figure quasi materne che li hanno trattati alla stregua di bambini prodigi. La fine della parabola di Fini, e lo so perché nel mio ambiente di lavoro se n'è parlato, è coincisa con delle pesanti crisi depressive. Lo stesso dicono stesse per capitare, anche Macron. In personaggi come Fini e Macron la componente narcisistica gioca un ruolo importante. La parabola di Narciso c'insegna che quando lo specchio non gli rimanda la sua immagine ideale il suo mondo crolla.
Macron sembra incapace di ascoltare i propri concittadini e di percepire il loro malumore….
Emmanuel Macron
© REUTERS / STOYAN NENOV
Il problema è proprio questo. Lo psicopatico non vuole ascoltare le critiche. E' sempre alla ricerca di "yes man", di collaboratori pronti ad elogiarlo. Lo scontro dello scorso luglio tra Macron e il suo Capo di Stato Maggiore generale Pierre De Villiers è stato un caso da manuale. "Quando nasce un diverbio tra il presidente e il capo di Stato maggiore — ha detto in quel caso — si cambia il Capo di Stato maggiore". E' un classico ragionamento da psicopatico. Vuole avere attorno soltanto persone pronte a riconoscere la propria autorità e si libera di chiunque osi metterla in dubbio.
In questo frangente qual è il ruolo di sua moglie?
Un ruolo ambivalente. Sicuramente continua ad appoggiarlo e a definirlo il migliore, ma contribuisce anche ad amplificare la sua scarsa capacità di comprendere gli avvenimenti spingendolo a concentrarsi ancor di più su se stesso. In poche parole contribuisce a spingerlo verso l'orlo fatale dello stagno di Narciso.
Da psicanalista cosa gli consiglierebbe
Macron mi ricorda i casi di alcuni pazienti andati in crisi per la loro inadeguatezza nel raggiungere gli obbiettivi fissati per loro dall'azienda in cui lavoravano. In questi casi io consiglio di lasciar perdere e dimettersi per evitare guai psicologici maggiori. Meglio tornare alla famiglia e dedicarsi a impegni con responsabilità meno elevate perché insistendo si rischia di rovinare se stessi e l'azienda. E l'azienda in questo caso si chiama Francia.

fonte https://it.sputniknews.com/opinioni/201812126938806-Fossi-nei-francesi-non-mi-fiderei-delle-promesse-di-Macron/?fbclid=IwAR0YSysCW7Gt0G1bxNnklQGuetvT3lP-Oja64BpmWUMuxs0-Jtcxv4fE0iQ

mercoledì 12 dicembre 2018

Il Presidente globalista Mattarella richiama il governo: "Gravi danni con infrazione Ue"


Di quello che sta accadendo in Europa al Mattarella non gliene frega niente invece di spendere una parola per i cittadini che non arrivano a fine mese ,quelli che hanno uno stipendio,e per i milioni di poveri che aumentano giorno dopo giorno lui pensa solo ed esclusivamente a fare l'ambasciatore della elite,ora lui sta guidando la trattativa con l'Europa. Il governo del cambiamento deve diventare il governo dei due Tsipras.
Quello che non si vuole capire che l'unica via d'uscita per il paese Italia è il ritornare sovrani.
Salvini e Di Maio sveglia,la gente si è rotta le palle di essere presa per il culo.
Alfredo d'Ecclesia

La strage di Strasburgo è opera di un "ribelle moderato"?

La strage di Strasburgo è opera di un ribelle moderato?

PICCOLE NOTE 


Anche questo dicembre l’Agenzia del Terrore festeggia il fatidico 11, mettendo a segno un attentato a Strasburgo. Al mercatino di Natale, come avvenuto lo scorso dicembre a Berlino, dato che l’esoterismo satanico che nutre il Terrore ha nel Natale cristiano un target.
Come un target è ovviamente anche il Parlamento europeo che a Strasburgo ha sede.
 

La strage di Strasburgo e i gilets gialli

Invece le autorità francesi rigettano “con disgusto” tesi complottiste volte a collegare l’attentato alla mobilitazione dei gilets gialli, che proprio ieri avevano segnato il loro primo grande successo, costringendo Macron a piegarsi.
Ieri la Francia si interrogava sulle prossime mosse del movimento in giallo, per nulla convinto dalle concessioni. La variabile del Terrore, sempre pronta a intervenire nelle criticità, ha creato nuove priorità. Nessun complottismo, mera registrazione dei fatti.
Per quanto riguarda l’attentato, si potrebbe tranquillamente riportare quanto scritto in altri casi di genere, tanto si reiterano certi elementi di scena.
L’attentatore è stato individuato subito. Stavolta non perché ha dimenticato un documento sulla luogo del crimine, ma perché la mattina doveva essere arrestato per altro crimine minore. E la polizia, irrompendo nella sua abitazione, non aveva trovato lui ma degli ordigni esplosivi.
Resta il giallo del perché non abbia usato quegli ordigni ai mercatini, optando per una meno efficace pistola. Certo, la zona dove ha fatto strage era controllata, ma come ha beffato la sicurezza con la pistola e un pugnale, poteva farlo anche con una bomba.
Giallo che ovviamente sarà chiarito. Così riportiamo Stefano Montefiori sul Corriere della Sera: “Il sindaco di Strasburgo, Rolando Ries, ha detto che il terrorista è inspiegabilmente riuscito a entrare armato nel cuore della zona del mercato”.
La zona, spiega il sindaco e riporta Mntefiori, è “una bolla di sicurezza con misure draconiane”, sigillata dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre.


Lo stragista attenzionato distrattamente

Va aggiunto che lo stragista è stato più volte arrestato e detenuto per reati minori.
Ed era, come altri attentatori pregressi, attenzionato dalla sicurezza perché radicalizzato. La sua scheda riportava la sigla “S”, era cioè una “minaccia alla sicurezza nazionale”.
La reiterazione di attentatori attenzionati distrattamente sconcerta. Pare che il problema sia che gli individui classificati come radicali pericolosi sono troppi, qualche migliaio. Ma non si capisce allora perché non rispedirli da dove sono venuti.
Di solito le potenziali minacce si allontanano da sé: non si tengono in casa ordigni esplosivi, specie se non si può controllare se sono innescati o meno. Non siamo patiti per i rimpatri, anzi, ma questo è un altro discorso, che appartiene alla sicurezza e non all’accoglienza.
Ma al di là, resta poi l’altro giallo legato alla caccia all’attentatore, il quale, secondo le cronache odierne, per almeno due volte è sfuggito alla caccia all’uomo dopo il crimine, nonostante l’area fosse pesantemente presidiata da polizia e servizi segreti. E ciò nonostante sia stato ferito.
Un vero fenomeno questo ladruncolo. Oppure, forse anche in questo caso magari le forze dell’ordine non sono state all’altezza.
Detto questo, come da copione, l’attentatore ha gridato “Allah Akbar“, almeno questo riferisce il Procuratore di Strasburgo, particolare assente dalle testimonianze dirette raccolte dai giornali.
Resta lo sconcerto per quanto si è consumato e le domande su quanto ciò influirà sul futuro della Francia. Se cioè il Terrore avrà l’effetto di un ritorno all’ordine repubblicano, auspicio espresso da tanti supporter di Macron nella giornata di ieri, o meno.

Una Postilla. In Siria. a Idlib sono incistate le milizie di al Nusra, ex al Qaeda. Damasco da tempo morde il freno per attaccare, ma l’Occidente si oppone con veemenza. Tra i fan dei miliziani di Idlib spicca la Francia. 
Per agevolare questa ardita presa di posizione, i valorosi guerrieri di al Qaeda vengono definiti ribelli e non terroristi, come invece li chiama Damasco. 
Per coerenza, si dovrebbe dire che la strage di Strasburgo è opera di un ribelle. Oppure si dovrebbe spiegare ai familiari delle vittime il perché di tale evidente discrasia.

fonte https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_strage_di_strasburgo__opera_di_un_ribelle_moderato/16658_26413/

(Mala) Cronaca, la mia Cronaca, Macron(ica)



di Nadia Le Brun
La giornalista Nadia Le Brun analizza per RT-France il discorso fatto in televisione dal Presidente Emmanuel Macron, dove ha esposto le sue misure per tentare di placare l’ira dei gilet gialli.
E parola fu. Finalmente! Perché da quattro settimane, i francesi lo stavano aspettando … dietro l’angolo, il loro Presidente.
Osano sperare che si presenti un nuovo Macron. ” Con la speranza di raccogliere i frutti della loro rivolta”, dichiara Nicolas un’ora prima del discorso, nel pio desiderio che il 2019 sia un anno eccezionale, prima di citare John Steinbeck in The Grapes of Wrath  (Furore) “La repressione ha il solo effetto di rafforzare la volontà di lotta contro coloro che la esercitano e di cementare la solidarietà tra le gente”.
Di fronte alle telecamere e ad una nazione, che non è pronta a bersi le sue parole, ma che vuol vedere azioni con effetti concreti sul potere d’acquisto. Emmanuel Macron, come già fece il Generale de Gaulle “li ha compresi” ed ha fatto il suo mea culpa sulle sue mancanze, sui suoi errori.
Se aveva soffiato sul fuoco, facendo accendere il popolo con il suo disprezzo che ha avuto come conseguenza desolante, l’indignazione e il risentimento di tutti i cittadini dell’intero paese, ora è tornato sulle sue misure politiche ingiuste verso chi non ha in tasca un soldo.
Anche se Gerard Collomb, il suo ministro degli Interni dimissionario, lo aveva avvertito della sua mancanza di umiltà, della sua incapacità di ascoltare e di guardare in faccia la realtà, di fronte alla portata della protesta francese, che chiede – tra le altre cose – le sue dimissioni e lo scioglimento dell’Assemblea nazionale, Macron si è rimesso in ballo, e, la scorsa settimana, si è deciso a cancellare  l’aumento delle tasse.
Così, si è reso conto della gravità della situazione, ha frenato ed ha schierato le forze dell’ordine per evitare che questo sabato 15 dicembre si ripetano le tristi scene di guerriglia, già viste in precedenza.
È molto più importante avere un capo di stato, che agisce e reagisce prendendosi le sue responsabilità. “Padre della nazione che ha nelle mani il destino del paese ”  ha detto un gilet giallo, dopo aver incontrato Edouard Philippe, venerdì scorso.
Ma avrebbe potuto fare marcia indietro prima, ha detto qualcuno.
Comunque, meglio tardi che mai. Quello che conta è la resurrezione della Francia. Quando uno si chiama come Gesù Cristo, Emmanuel, il messia della profezia del 25 dicembre, quando uno si proclama Giove o padre di tutti i figli della Repubblica, dobbiamo credere a Babbo Natale.
E sotto la cappa per il 2019 ci sono : un aumento di 100 euro lordi sullo SMIC  come bonus, l’esenzione fiscale sugli straordinari, l’esenzione dalla  CSG (contribuzione sociale generalizzata)  per le pensioni inferiori a 2000 euro. Comunicazioni ad effetto pubblicitario? Concessioni pragmatiche? Comunicazioni  confuse?
Questo è quello che ci ha comunicato Monsieur Macron, sarà il futuro a dirci se è vero. Ma per quanto riguarda i privilegi fiscali concessi ai più abbienti?
Se Emmanuel Macron avesse visto che il futuro non apparterrà più ai partiti politici tradizionali ma ai movimenti dei cittadini, la sua visione si rivelerebbe ancora ristretta solo alla sua rappresentazione della società civile, fatta solo a sua immagine e non a quella della cittadinanza francese. Ha fermato “En Marche”, quando le nuove pagine della storia della Francia non possono essere scritte da altri che non dal popolo degliultra. La democrazia è “il governo del popolo, viene dal popolo ed è per il popolo”.
“Si possono comprendere le persone solo quando le senti dentro di te”, ha scritto John Steinbeck. Perché nessuno è profeta in patria e solo i cittadini sono sovrani. Si dovrà cambiare rotta, ma da quale parte si dovrà andare? Per ora, la parola del presidente è piena di ombre per la maggior parte dei francesi che non hanno ricevuto ancora risposte concrete per le loro aspettative. Il domani resta incerto.
***
Nadia Le Brun è giornalista, scrittrice e consulente di gruppi di stampa. Ha diretto diverse testate nazionali e attualmente scrive libri d’inchiesta.
10 dic. 2018
 fonte  comedonchisciotte.org  autore della traduzione Bosque Primario

L’ITALIA SVENDE IL SUO SALE E LO CONSEGNA AI FRANCESI



Le saline di Margherita di Savoia finiscono nelle mani di una multinazionale francese



Margherita di Savoia – Le più grandi saline marine d’Europa di Margherita di Savoia in Puglia, con ben 500 ettari di vasche, sono passate in mano alla multinazionale francese Salins spa, leader europea e co-leader mondiale nella commercializzazione di sale industriale, sale stradale e sale alimentare.
Un bene collettivo dello Stato italiano, come il sale italiano marino, non dovrebbe essere ceduto a chi ha una leadership che potrebbe inficiare la “italianità”. Bisognerebbe valorizzare l’origine e la provenienza del sale marino tricolore.

L’ITALIA SVENDE IL SUO SALE E LO CONSEGNA AI FRANCESI

Il sale non è un nemico della salute se consumato con misura, con dosi e in modi corretti essendo sia un condimento a tavola ma anche un coadiuvante terapeutico per certe cure dell’organismo umano, dallo stress alla salute dermatologica, dalle vie respiratorie alla stanchezza congenita.
Il recente DL del Sanato a tutela dell’agroalimentare italiano dovrebbe interessarsi anche del sale italiano non come prodotto industriale, come pure le norme di qualità e qualificazione del sale per consumo umano devono essere aggiornate rispetto a quando era un monopolio di Stato per poter operare sul mercato interno e mondiale ad armi pari con i concorrenti.
Non è possibile che nei supermercati italiani ed europei ci siano sali confezionati e commercializzati integrali-grezzi a disposizione di un consumatore spesso non informato provenienti da altri continenti, sia marini che di miniera, con il 93% di purezza tecnica quando le norme di produzione nazionale prevedono un minimo del 97%.
Il sale purissimo , bianco, grosso a fiocchi o a chicchi made in Italy ha un prezzo medio al consumo da 2-3 euro al chilo nei migliori casi, mentre tutti i sali di importazione partano da 5 euro e fino a 40 euro al chilo, forse c’è qualcosa che non va.
L’Italia, quindi, svende il suo sale. E dimostra di non saper neanche valorizzare il commercio di questo ingrediente primario al punto che un sale Himalayano, di successo per il caratteristico coloro rosato, arriva a valere 50 euro al kg, mentre il migliore sale italiano marino costa mediamente 3 euro al kg.
E’ quanto lamenta Giampietro Comolli, esperto di food&wine economy e ricercatore sul sale. Il sale italiano da tavola, spiega l’analista, ”ha caratteristiche particolari, sia esso marino o salgemma come quello di Volterra, ed è ingrediente indispensabile di stranote produzioni Dop come il Prosciutto di Parma, di Modena e di San Daniele’.
Fonte: Ansa
http://www.politicamentescorretto.info/2018/12/11/le-saline-di-margherita-di-savoia-finiscono-nelle-mani-di-una-multinazionale-francese/

STRASBURGO, COHN-BENDIT E I GENERALI DI FRANCIA

STRASBURGO, COHN-BENDIT E I GENERALI DI FRANCIA


La strage islamica di Strasburgo dà a Macron un’occasione d’oro per  vietare assembramenti  di Gilet Gialli. Ciò naturalmente ha dato la stura a un turbine di complottismo sui social  francesi.  E’una tesi da cui ci dissociamo.
La prima foto dell’assassino solitario è stata diffusa dal giornalista israeliano Amichai Stein;
: Reports this is the 29yo shooter in 





ma è del tutto normale dato che Stein è corrispondente diplomatico della Israeli Public Broadcasting Corporation, molto militante  pro-Netanyahu a giudicare dai sui tweet. Che un corrispondente diplomatico abbia relazioni col (o sia del)  Mossad è ovvio.  Amichai Stein è stato anche il primo a segnalare il mega-attentato-strage a Charlie  Hebdo:

Ma ciò è normalissimo per un corrispondente. Meno strano comunque di quel Richard Gutjar, giornalista tedesco freelance e sposato ad Einat Wilf,  politica israeliana che era stata tenente della Unità 8200  (intelligence militare israeliano) presente sia all’attentato di Nizza il 14 luglio 2016, dove fu praticamente l’unico a riprendere la scena del camion assassino comodamente da una terrace, e a guadagnare un bel po’ di soldi con l’esclusiva, e  subito dopo, il 22 luglio, si trova  a Monaco di Baviera a riprendere un altro attentato più o meno “islamico” (l’attentatore un tedesco-iraniano sotto cura psichiatrica,  ce l’aveva coi turchi…).
Meno strano anche delle prime foto dall’interno del Bataclàn, pochi minuti dopo la strage, con decine di corpi smembrati in un lago di sangue della pista da ballo, diffuse da  “Israel News Feed” “@IsraelHatzolah” ,  una ONG israeliana di paramedici che collabora con l’esercito di Israele.
E’ appena il caso di ricordare che il 13 novembre, giorno dell’attentato  al Bataclàn (per 70 anni appartenente ad una famiglia ebraica che l’aveva venduto poche settimane prima) , era in corso una esercitazione del SAMU, il pronto soccorso municipale di Parigi,  basata sullo scenario di tre attentati simultanei compiuti da tre gruppi di terroristi,   che prevedeva 50 morti e 150 feriti. SAMU sta per Services Médicales d’Urgence. Dispone di ambulanze ed elicotteri sanitari. Lo scenario è stato elaborato dal vice-capo del SAMU di Parigi, dottor Michel Nahon (J). L’esercitazione era stata programmata mesi prima”  (ne ho  scritto a suo tempo):

Al tempo del Bataclàn, si scrisse che  “i responsabili della sicurezza della comunità ebraica erano stati avvertiti in anticipo dell’imminenza di un grosso attacco terroristico”; secondo il Times of Israele (che poi ha censurato la notizia). Da chi? Dal banchiere barone Edmund De Rotschild, in persona”. Il datore di lavoro di Macron  nella sua prima vita di  banchiere.

Cohn Bendit contro i Gilet: “Vogliono un generale al potere”

Il che ci permette di evocare Dan Cohn Bendit, oggi europarlamentare amico personale di Macron  e ritenuto  “un assset dei  Rotschild”.  Ma nel Maggio 1968  era “Daniel il Rosso”, quello  che guidava la rivoluzione culturale  e le proteste studentesche  da cui – alla fin fine – la sovranità francese fu minata alla base. Da allora, si può dire, la Francia cominciò a diventare “europeista” (De Gaulle l’aveva tenuta alla larga dal Progetto Apatride) e rotschildiana.
Orbene: intervistato dal Guardian, Cohn Bendit, lui  l’antico promotore di manifestazioni e scontri di piazza, si dichiara contrarissimo ai Gilet Gialli. “Sono le stesse persone ordinarie che hanno portato al potere Trump” in America, dice.  E poi: “Questo movimento è molto diverso dal Maggio 68. Noi volevamo liberarci di un generale [De Gaulle],  questo vogliono portare al potere un generale”: riferendosi al generale Pierre De Villiers,  che  si è dimesso in  rotta con Macron il luglio 2017.
Questa notazione può indicare ai  complottisti (da cui ci dissociamo) anche un’altra motivazione per l’attentato islamico all’europarlamento di Strasburgo: un omento della lotta degli “apatridi” (senza patria, cosmopoliti) contro “patrioti”, banchieri che hanno tolto sovranità nazionale contro generali. Gli uni che sono al potere e combattono quelli che vogliono sostituirli.
Naturalmente ci dissociamo con la massima energia.

13  generali diffidano Macron sul patto immigrazione.

Segnaliamo soltanto che 13 generali e un ex ministro della Difesa hanno scritto un appello a Macron diffidandolo dal firmare il  Patto Mondiale delle Migrazioni  dell’ONU.
“Signor presidente”, esordisce la lettera aperta,
“Voi vi apprestate a firmare, il 19 dicembre il “patto mondiale sulle migrazioni sicure, ordinate e regolari”  che istituisce un vero diritti alla migrazione. Esso potrà imporsi sulla nostra legislazione nazionale  […].
“Ci appare che la sola sovranità che resterà alla  Francia consisterà nel fissare liberamente il modo di mettere in opera gli obbiettivi del patto. Voi non potete cedere a questo nuovo taglio alla sovranità nazionale senza un dibattito pubblico, dato che  l’80% della popolazione francese ritiene che bisogna bloccare  o regolare  drasticamente  l’immigrazione. Decidendo di  firmare questo patto da solo,  voi aggiungerete un motivo di rivolta supplementare alla collera di un popolo già maltrattato. Vi rendereste colpevole di denegazione di democrazia, per non dire di tradimento verso la nazione.
“Del resto, le finanze  del nostro paese sono esangui e il nostro indebitamento cresce. Dunque voi non potete prendere il rischio di un appello alla migrazione, costoso, senza aver  dimostrato prima che non sarete obbligato a ricorrere a nuove imposte per rispondere agli obbiettivi del patto. D’altra parte, dovete essere capace, in termini di sicurezza, di eliminare le conseguenze legate all’arrivo di popolazioni extra-europee. Infine, non potete ignorare che l’essenza stessa del politico è assicurare la sicurezza  all’esterno e la concordia all’interno.  Ora, questa concordia non si può ottenere che a condizione del mantenimento di  una certa coerenza interna della società, la sola capace di permettere di “volere insieme”, ciò che diventa sempre  più problematico oggi.
“Lo Stato  francese si rende conto alquanto in ritardo dell’impossibilità di integrare popolazioni troppo numerose, di culture totalmente differenti, che si sono raggruppate negli ultimi 40 anni in zone che non si sottomettono più alle leggi della Repubblica. Voi non potete più, da solo, decidere di cancellare i nostri riferimenti di civiltà e privarci della nostra patria carnale. Vi chiediamo dunque di soprassedere alla firma di questo patto e  chiamare i francesi a pronunciarsi su di esso per referendum. La vostra elezione non costituisce un assegno in bianco”..
Général Antoine MARTINEZ
Nous soutenons l’initiative du Général MARTINEZ contre l’adoption de ce pacte qui doit être approuver par les États membres de l’ONU le 19 décembre prochain.
  1. Charles MILLON – Ancien Ministre de la Défense
Général Marc BERTUCCHI
Général Philippe CHATENOUD
Général André COUSTOU
Général Roland DUBOIS
Général Daniel GROSMAIRE
Général Christian HOUDET
Général Michel ISSAVERDENS
Amiral Patrick MARTIN
Général Christian PIQUEMAL
Général Daniel SCHAEFFER
Général Didier TAUZIN
Colonel Jean Louis CHANAS


E qui è arrivato l’attentatore islamista, delinquente comune, noto  come S eccetera – il solito profilo del “radicalizzato”.

Maurizio Blondet
fonte https://www.maurizioblondet.it/24335-2/