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venerdì 17 maggio 2019

Mattarella continua con le sue menzogne sull'Europa è costretto a fare la campagna elettorale.


!"Nel mese di gennaio, a Berlino, il Presidente tedesco Steinmeier 
mi ha prospettato l’idea di un appello per la partecipazione al voto 
nelle prossime elezioni per il Parlamento europeo: ho subito aderito
 a questa sua iniziativa e, nei giorni scorsi, è apparso questo 
documento, firmato da tutti i presidenti delle Repubbliche dell’Unione. 
Vi è scritto che quella dell’integrazione europea è la migliore idea 
che abbiamo mai avuto nel nostro Continente.
Questa affermazione così decisa muove dalla convinzione che
 l’Unione non è un comitato di interessi economici, regolato 
dal criterio del dare e dell’avere, ma è una comunità di valori. 
Questa convinzione è l’unica che corrisponda, davvero, alla storica
 scelta dei fondatori dei primi organismi comunitari".Sergio Mattarella


Questa barzelletta di Mattarella sull'Europa che non è un comitato d'affari,
ma una comunità di valori sicuramente otterrà l'effetto di far votare i cittadini italiani a favore dei sovranisti,questo esercito infinito di servi costretto a mendicare consenso verrà spazzato via,nonostante i continui finanziamenti e le continue acquisizioni di nuovi adepti alla causa globalista.
Alfredo d'Ecclesia




Intervista rilasciata dal Presidente Mattarella 

ai media vaticani

 Palazzo del Quirinale, 17/05/2019
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato la seguente
 intervista ai media vaticani. Le domande sono state formulate da 
Andrea Tornielli, Direttore della Direzione editoriale del Dicastero 
per la comunicazione della Santa Sede e da Andrea Monda, Direttore
 de “L’Osservatore Romano”.
D)  Colpisce la dimensione esistenziale presente nei suoi discorsi, 
nei quali emerge sempre di più il senso dell'urgenza rispetto 
alla crisi delle relazioni: il tessuto sociale appare talvolta sfibrato, 
i legami spezzati, e anche la solitudine diventa la cifra distintiva 
delle città. È questa secondo lei una priorità rispetto ai problemi 
del Paese, e anche una questione che la politica deve affrontare?
R) Sì, è questa la principale preoccupazione che credo occorra nutrire: 
un’Italia che recuperi appieno il senso e il valore del sentirsi comunità
 di vita.
L’Italia registra, al suo interno, una gran quantità di iniziative, 
e comportamenti, di grande solidarietà; e questa realtà è 
nettamente prevalente. Ma affiorano, rumorosamente, atteggiamenti 
di intolleranza, di aggressività, di chiusura alle esigenze altrui. 
Sono fenomeni minoritari, sempre esistiti, in realtà, ma sembrano 
attenuate le remore che prima ne frenavano la manifestazione.
 Non si tratta di una condizione peculiare del nostro Paese: appare 
così in tutta Europa e anche in altri continenti.
Vi si aggiunge un aspetto, diverso, e da non confondere con quello
 che ho appena indicato: le conseguenze del profondo disagio sociale, 
nato, non soltanto in Italia, anche dal trasferimento di risorse,
 sempre più ingenti dall’economia reale alla finanza speculativa; 
dal forte aumento della distanza tra i molto ricchi e la gran parte della 
popolazione.
Anche i mutamenti nel mondo del lavoro, conseguenti alla 
globalizzazione e alle nuove tecnologie – entrambe, peraltro, 
condizioni, per tanti aspetti, positive – contribuiscono a far 
sorgere incertezza, e insicurezza, nel tessuto sociale.
Si sono generate, come dicono gli studiosi, periferie esistenziali, non
 soltanto territoriali. Ambiti di sofferenza e di disagio, frutto dello 
smarrimento che viene avvertito diffusamente. Smarrimento accentuato
 dal venir meno di soggetti aggreganti in vari versanti della società – 
dalle varie realtà associative ai partiti politici - o dalla loro diminuita 
capacità di attrazione e rappresentanza.
E’ necessario evitare che questi fenomeni, così diversi fra di loro, 
si possano saldare, determinando situazioni di paura, di 
avversione reciproca, di conflittualità tra persone, tra gruppi sociali, 
tra territori all’interno di ciascun Paese. Condizione che, come già 
qualche segnale indica, si trasferirebbe in ambito internazionale.
A fronte di tutto questo però, vorrei ripetere, vi è la fiducia ispirata 
da quanto di positivo si registra, ed è ampio, nella nostra società.
D) Come definirebbe oggi i rapporti fra la Chiesa cattolica e lo 
Stato italiano? Qual è secondo lei il contributo che la Chiesa dà alla vita 
della nazione?
R) Le relazioni sono ottime sotto ogni profilo e - come recita la 
Costituzione - ciascuno nel proprio ordine.
La collaborazione è piena, in ogni ambito e settore in cui le attività,
 della Santa Sede e quelle dello Stato italiano, si incontrano, in sede
 interna e in sede internazionale.
Per quanto riguarda il contributo della Chiesa alla vita dell’Italia, 
occorre, naturalmente, distinguere, come soggetti e come operatività,
 le due, diverse dimensioni in cui si presenta la Santa Sede e la Chiesa 
italiana.
Sul primo versante, il magistero di Papa Francesco riceve grande 
attenzione ed esercita influenza significativa sui nostri cittadini, 
anche per l’affetto che questi nutrono nei suoi confronti. Francesco
 è subito diventato un punto di riferimento per gli italiani.
Per parte sua la Chiesa italiana fornisce un contributo, di grandi
 dimensioni, alla società del nostro Paese, non soltanto sul piano spirituale,
 concorrendo al 
raggiungimento degli obiettivi, indicati dalla nostra Carta costituzionale.
La presenza della Chiesa italiana nella dimensione culturale, educativa e 
sociale è motivo di riconoscenza. Le innumerevoli iniziative di diocesi, 
parrocchie, realtà associative, in favore dei più deboli, degli
 emarginati, di chi chiede ascolto e accoglienza sono concrete 
ed evidenti; e costituiscono un richiamo costante all’esigenza di aiuto
 reciproco nella vita quotidiana, per rafforzare la coesione della nostra
 comunità.
D) Papa Francesco all'inizio di questo 2019 ha compiuto già due 
viaggi in Paesi a maggioranza musulmana. Negli Emirati Arabi ha firmato 
con il Gran Imam di Al Azhar una impegnativa Dichiarazione sulla 
Fratellanza umana. Quanto è importante questo dialogo tra le
 religioni per la pace nel mondo?
R) Le religioni rivestono un ruolo crescente sulla ribalta internazionale. 
Se questo è sempre avvenuto in altri Continenti, oggi lo si vede
 accresciuto anche in Europa. Questo aumento di influenza è 
di grande rilievo per assicurare al mondo comprensione reciproca e pace.
I leader religiosi godono di prestigio e hanno un forte seguito nelle varie
 popolazioni.
Il rispetto reciproco e il dialogo tra le diverse fedi - che parlano di pace
 e di fratellanza - rappresentano condizioni essenziali; e costituiscono
 il principale antidoto all’estremismo che cerca di strumentalizzare 
il sentimento religioso.
Sono sempre esistiti questi tentativi di strumentalizzarlo a fini politici 
e di potere.
Il terrorismo di matrice islamista fa parte di questo antico fenomeno, 
purtroppo amplificato dagli strumenti moderni, nelle conseguenze
 della sua strategia e attività criminale; che ha colpito, ancora, negli
 ultimi giorni in Burkina Faso, in Iraq, in Afghanistan.
Ad esso si aggiungono violenze e attentati di stampo suprematista,
 come quello di Christchurch, in Nuova Zelanda, contro fedeli musulmani.
La dichiarazione sulla fratellanza umana firmata da Papa Francesco e 
del Grande Iman di Al Azhar è di grande importanza, sul piano 
dei principi e su quello concreto, per rimuovere le basi della 
predicazione di odio del terrorismo, che evoca abusivamente motivazioni 
religiose.
Così come lo è stato il gesto di Papa Francesco a Bangui: far 
salire con sé, sulla papamobile, l’Imam di quella città, nel corso 
della sua visita nella Repubblica Centrafricana, in occasione 
dell’apertura del Giubileo. E’ stato un grande gesto, di grande efficacia

Esortare a riscoprire le radici autentiche, e profonde, delle fedi religiose -
 e operare perché tra esse ci sia un clima di dialogo e di fraternità -
 significa lavorare, concretamente, per la costruzione della pace 
nel mondo e per la sicurezza di tutti.
La forza degli Stati contro il terrorismo è necessaria e può contrastarlo 
efficacemente ma è la formazione delle coscienze e delle mentalità
 che può cancellarlo definitivamente.
D)Papa Francesco ha detto: “Il primo, e forse più grande, contributo 
che i cristiani possono portare all'Europa di oggi è ricordarle che essa 
non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone”. 
Quanto è importante ritrovare il senso dell'Europa come comunità e 
che cosa si può fare perché le nuove generazioni lo riscoprano?
R) Nel mese di gennaio, a Berlino, il Presidente tedesco Steinmeier 
mi ha prospettato l’idea di un appello per la partecipazione al voto nelle 
ei giorni scorsi, è apparso questo documento, firmato da tutti
 i presidenti delle Repubbliche dell’Unione. Vi è scritto che quella 
dell’integrazione europea è la migliore idea che abbiamo mai avuto
 nel nostro Continente.
Questa affermazione così decisa muove dalla convinzione che l’Unione
 non è un comitato di interessi economici, regolato dal criterio del dare
 e dell’avere, ma è una comunità di valori. Questa convinzione è
 l’unica che corrisponda, davvero, alla storica scelta dei fondatori
 dei primi organismi comunitari.
Questo viene percepito, forse talvolta inconsapevolmente, ma con 
effettività, soprattutto da due generazioni: i più anziani, che 
ricordano qual era la condizione dell’Europa prima di quella scelta, 
e i più giovani, che possono viaggiare liberamente da Trapani a
 Helsinki e da Lisbona a Stoccolma.
Vede, tutti dovrebbero riflettere cosa hanno provocato due atroci
 guerre mondiali, combattute soprattutto in Europa; e cosa
 rappresentava vivere in un’Europa divisa in due dalla cortina di ferro,
 dal muro di Berlino, dall’angoscia, sempre presente, di un conflitto
 nucleare devastante.
Da giovane sono stato a Berlino, era ancora divisa. Mia moglie 
e io desideravamo visitare uno splendido museo, il Pergamon, 
che si trovava a Berlino Est: abbiamo attraversato la frontiera, il muro 
ercepisse la grave lacerazione della città.
Talvolta si dimentica il valore delle condizioni in cui ci troviamo e quel 
che sono costate di fatica e di sacrifici: bisogna sempre pensare che
 queste condizioni, per quanto imperfette, sono da preservare e da
 consolidare; e non sono scontate e irreversibili.
Credo che questo sia ben compreso dalle nuove generazioni, quelle 
dei nativi digitali, del roaming europeo, dei voli low cost e dell’Erasmus.
 Giovani che, anche senza dichiararlo, si sentono europei oltre che
 cittadini ciascuno del proprio Paese. Avvertono questa “casa comune”.
Questo non vuol dire che nell’Unione tutto vada bene. La percezione
 delle sue istituzioni, da parte di larghe fasce di elettorato europeo, 
non sempre è positiva, anche se è spesso l’egoismo degli Stati –
 e non quindi quelle istituzioni – a frenare il sogno europeo.
Per qualche aspetto l’andamento della vita dell’Unione - anche per il
 freno posto da parte di alcuni paesi - dà l’impressione di essersi
 fermata, come in ordinaria amministrazione; quasi appagata dalla 
condizione raggiunta, come se il disegno europeo fosse già
 compiuto. Questo ha, sensibilmente, appannato il disegno storico,
 la prospettiva e la tensione ideale dell’integrazione.
Papa Francesco, con saggezza, indica il centro della questione. L’Europa 
deve recuperare lo spirito degli inizi. Deve curarsi di più della sorte 
delle persone. Deve garantire sempre maggior collaborazione,
 uguaglianza di condizioni, crescita economica, ma questo si realizza 
realmente soltanto con una crescita culturale civile, morale.
D) Non trova che l'Italia sia talvolta rappresentata male dai 
mass-media, qualche volta anche dalle istituzioni? Può dirci come vede
 il nostro Paese dal suo punto di vista privilegiato?
R) Per il mio ruolo, svolgo molte visite in altri Paesi e ricevo al Quirinale
 molti capi di stato. Registro sempre, ovunque, un gran desiderio di 
Italia, una richiesta di collaborazione fortemente insistita. Questa 
riguarda ogni campo: culturale, scientifico, politico, economico, anche 
militare per la difesa della pace (il nostro contingente più ampio è in
 Libano, apprezzato da tutte le parti fra loro contrapposte, cui
 garantisce l’assenza di violenze).
L’immagine dell’Italia e l’opinione che se ne ha all’estero sono di gran
 lunga più positive di quanto noi stessi nutriamo.
Ma quel che vorrei sottolinearle soprattutto è la sensazione, 
incoraggiante, che ricevo dalla nostra società, nelle tante visite, 
che compio nelle nostre città e nei nostri territori, e nelle numerose 
occasioni di incontro che ho giorno per giorno qui al Quirinale. E’ un
 punto di osservazione privilegiato e completo.
Il nostro Paese è pieno di energie, comportamenti, iniziative, 
impegni positivi; di solidarietà, di abnegazione generosa, di 
e comune.
Naturalmente, come ovunque, vi è anche ben altro. Vi sono, come 
accennavo all’inizio, comportamenti gravi e da censurare con severità. 
Ma, tra i piatti della bilancia, è di gran lunga prevalente quello della
 generosità e del proprio dovere. Motivo, questo, per cui sono
 riconoscente ai nostri concittadini.

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