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mercoledì 31 luglio 2019

Zen Gardner: “C’è uno sforzo concertato per Distruggere l’Umanità!”

di Zen Gardner

È molto ovvio che c’è uno sforzo concertato per distruggere l’umanità. Bisogna proprio chiedersi: “chi o cosa c’è dietro tutto questo”.

Non se ne può più di tutto questo schifo. Continuo ad essere impressionato dalle cavolate che ci vengono buttate addosso per farci credere a ciò che ci dicono. Ogni anno gli psichiatri inventano malattie che non esistono, così da poter usare le loro medicine tossiche per “curarle”. Vogliono farti credere che anche mangiar sano, sia un disturbo mentale. Sono più che certo ormai di vivere nella “zona del crepuscolo” (“la zona del crepuscolo”, è un’espressione con la quale, in aviazione, si indicava il momento in cui, in fase di atterraggio di un aereo, la linea dell’orizzonte scompariva sotto il velivolo, lasciando per un attimo il pilota senza riferimenti).
Ultimamente questi psico-psichiatri hanno perfino inventato la patologia chiamata “Oppositional Defiant Disorder” (il “disturbo del ribelle che si oppone”), che significa che se ti opponi all’autorità, è perché hai un disturbo mentale che ha bisogno di essere trattato con delle medicine psichiatriche. Queste medicine che cacciano in gola ai bambini, sono estremamente tossiche, al punto che milioni di bambini ogni anno vengono danneggiati seriamente per la vita.
È più che ovvio ed evidente, dunque, che c’è uno sforzo concertato per distruggere l’umanità. Devi veramente chiederti: “chi o cosa c’è dietro tutto questo?”. Perché ci fanno aerosol dal cielo con le scie chimiche? Perché spingono i cibi OGM, anche se è stato provato senza alcun dubbio, che ci uccidono? Perché siamo impegnati in guerre costanti? Come abbiamo acconsentito che dei banchieri ci mettessero tutti in mutande e ci rubassero trilioni di dollari?
La lista è lunga. Chi c’è dietro tutto questo e perché continuiamo a permettere che tutto ciò vada davanti? Ovunque io guardi, vedo corruzione ed inganno: dai politici agli uomini d’affari, ai media, alla medicina, ad ogni settore della conoscenza e nelle varie organizzazioni. Sostanzialmente, questo pianeta è stato invaso e conquistato da alcune creature estremamente malvagie, mascherate da umani.
Come disse George Gurdjieff: Una percentuale considerevole di persone che incontriamo per strada, sono persone vuote dentro, ovvero sono di fatto già morte. È una fortuna per noi non vederle, nè saperlo. Se sapessimo il numero di persone che sono veramente morte e quale grande numero di tali persone morte governa le nostre vite, impazziremmo dall’orrore“.
Beh, certamente viviamo, da un certo punto di vista, in tempi “interessanti”. Sto osservando il mondo mentre viene portato verso la prigionia, dove l’umanità sarà schiava persino più di quanto lo sia già ora. George Orwell ci mise in guardia su questo, ma ciò nonostante e chissà perché, abbiamo permesso che questo accadesse.
Puoi stare certo che la più parte dei politici, dei manager di grosse aziende, dei banchieri, ecc. non sono più esseri umani, poiché questi ultimi hanno la qualità dell’empatia. No… qui abbiamo a che fare con psicopatici dal sangue freddo. Forse un tempo erano umani, ma poi hanno permesso che forze malvagie prendessero il sopravvento su di loro e sono diventati cosi “anti-umani”. Se la gente non si sveglia a ciò che sta accadendo ed agisce (fattore chiave), allora per l’umanità non ci sarà più speranza.
Adesso si condanna anche il mangiar sano, come fosse una malattia mentale. E c’è decisamente un’ampia percentuale di americani che crede a queste stronzate e a molte altre. Ma chiunque abbia una benché minima parte di cellule cerebrali funzionanti, dovrebbe esserne scioccato. Ed è solo uno dei tanti inganni che ci vengono fatti piovere sopra la testa quotidianamente.
Che ne sarà dei giovani che hanno ben poco da sperare sul loro futuro, tra schiavitù e funzioni mentali impoverite? Molti di loro, purtroppo, sono già così incredibilmente stupidi da non sapersi nemmeno allacciare le scarpe o spedire una lettera. E non sto esagerando: il 45% dei bambini in Gran Bretagna non sa allacciarsi le scarpe. Dunque, non vedo un futuro molto brillante davanti a noi. È forse ormai troppo tardi?
Zen Gardner
Traduzione: Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

Facebook rischia di chiudere, ha contro i giovani (e Soros)


Ci sono almeno 3 indizi che portano verso un’inaspettata chiusura del più grande social media del mondo. Il primo è quello di cui tutti parlano oggi: un ipermegamultone che si aggiunge alle rogne pregresse di Zuckerberg; ben presto la politica dovrà mettere mano alla faccenda con una manovra antitrust, anche e soprattutto in vista delle elezioniamericane del 3 novembre. C’è chi, come business insider, scommette sulla chiusura di Facebook e parla di una operazione in grande stile che il governo post-Trump dovrà attuare. La vicenda di Cambridge Analytica è a tutti nota, e ora si è aggiunta solo l’indiscrezione per la cifra da pagare a seguito di violazione della privacy: cinque miliardi di dollari. La più elevata mai imposta dalla Federal Trade Commission contro un’azienda di tecnologia. Attenzione, non sarebbe certo la prima volta che accade qualcosa del genere ad un’azienda di grandi dimensioni. E penso alla compagnia petrolifera Standard Oil, fondata da Rockefeller nel 1870 e smembrata per decreto nel 1911 dall’antitrust americana.
A detta degli espertoni, questo è il più grande rischio che oggi corre Facebook, perché uno smembramento comporterebbe cambiamenti epocali, tali da snaturare l’idea stessa del “faccialibro” per come esso nacque nell’ormai preistorico 2004. Il Mark Zuckerbergsecondo indizio allieterà senza dubbio i gusti dei complottisti – di gran lunga la categoria umana che preferisco e della quale mi vanto di far parte, nonostante il neologismo sia demenziale e colpisca scorrettamente tutti quelli che propongono dei dubbi. Si tratta di Soros, amici. Eh già, il vecchio volpone dell’economia globalista da qualche tempo attacca Facebook senza remore. «Affermano che distribuiscono solamente informazioni – ha affermato il capitalista ungherese – ma in realtà sono quasi distributori monopolisti, e questo li rende servizi pubblici. Dovrebbero pertanto essere soggetti a regolamentazioni più stringenti mirate a preservare la competizione, l’innovazione e un accesso universale, leale ed aperto». Soros ha poi paragonato Facebook e Google ai casinò, che «progettano deliberatamente la dipendenza ai servizi che forniscono».
Ma qual è la ragione di questo attacco? Non lo sappiamo, ma da buon complottista ipotizzo che Facebook abbia dato voce a tutti, minando così le cristalline certezze provenienti dai mediatradizionali. Insomma, Soros finanzia i liberal sparsi per il mondo, ma chi contesta i liberal è “fuori controllo” grazie a internet. A mio avviso è evidente che lui odi la Rete. Ad esempio, il vegliardo spende una vagonata di soldi per far salire al potere la Hillary Clinton, eppoi la Rete aiuta la visibilità di Donald Trump. Inaccettabile per un lobbysta che si rispetti! Ma è il terzo indizio quello che mi induce a ritenere Facebook avviata al tramonto o ad un profondo rimescolamenteo delle (sue) carte. Il social, infatti, ha dei picchi di utenza che ben presto saranno George Sorosridimensionati dal fatto che i millennials non si iscrivono più a questo tipo di social. In altre parole, la disaffezione dei giovani costringerà Zuckerberg alla chiusura in modo molto più determinante delle decisioni dell’Antitrust.
Ve lo ricordate Myspace? E SecondLife? Tutta bella roba caduta in disuso per assenza di grano, altro che antitrust! Com’è noto, infatti, le nuove generazioni preferiscono Instagram (sempre di proprietà di Zuckerberg) dove praticamente non si parla di politica (e Soros qui non sbrocca, guardacaso), o Tinder, la nuova Bibbia per i segaioli impenitenti. Insomma, immagini taroccate e app per rimorchiare potranno continuare, Facebook rischia invece grosso. Se non cambia pelle. Dovesse accadere, comunque, non tutto il male viene per nuocere. Chi è noiosamente e ampollosamente affezionato ai “discorsi lunghi” potrà infatti tornare ai vecchi cari blog (ehehehe), ai forum, oppure alle nuove app come Telegram, società di messaggistica e canali in stile blog informativi che ha sede nel Regno Unito, ma che è stata fondata dall’imprenditore russo Pavel Durov. Con un cognome così direi che il rischio smembramento è quanto mai remoto.
(Massimo Bordin, “Facebook verrà chiuso”, dal blog “Micidial” del 29 luglio 2019).

lunedì 29 luglio 2019

“No profit”? Ecco quanto guadagnano le ONG

"No profit"? Ecco quanto guadagnano le ONG

Le ONG sono organizzazioni senza scopo di lucro. A ben guardare però lo sono con il portafoglio pieno.
È quanto emerge da un articolo di Lorenzo Mottola per Libero (riportato da Dagospia) che riporta gli stipendi dei vertici delle varie organizzazioni umanitarie attive nel Mediterraneo.
Come quello di Kevin Watkins Save, CEO di Save the childern, che si ritrova, a fine anno, con un gruzzolo di 365 mila dollari.
Ottime cifre anche per CARE International con 250 000 dollari l’anno.
Altro capitolo è quello relativo alle donazioni. SeaWatch, ad esempio, ha raccolto, nel 2018, 1 milione e 800 mila euro. Cifra, riporta l’articolo di cui sopra, destinata a salire dopo l’esposizione mediatica dovuta alle polemiche con Salvini.
Di questi il 30% è destinato al pagamento dei dipendenti, molti dei quali, fanno attività propagandistica in Europa, ben lontani dalle onde del mare.
Gli stipendi medi di partenza si aggirerebbero comunque su cifre molto più basse (2000 euro al mese), ma per chi fa carriera la musica sarebbe decisamente diversa.
È il caso di Giorgia Linardi, portavoce di SeaWatch. È stata infatti protagonista di una recente polemica. Un volantino girato in rete le attribuiva uno stipendio di 5000 euro al mese, confermato dai bilanci ma dai quali, bisogna ricordarlo, vanno detratte le varie spese.
OpenArms invece avrebbe raccolto 769000 euro, per il 91% spesi, a loro dire, per le loro operazioni: 80 migranti arrivati in Italia per un costo dunque di quasi 10 000 euro a persona.
È difficile in ogni caso andare a capire quale sia la portata dei numeri concreti. Tante ONG, si sa, sono poco aperte alla trasparenza.
(La Redazione)

domenica 28 luglio 2019

Quasi 200 giudici hanno interessi nelle strutture a cui affidano i minori



Sono poco più di un migliaio e si trovano all’interno dei 29 tribunali minorili di tutta Italia così come nelle Corti d’Appello minorili. Sono i giudici onorari minorili, e di fatto hanno il pallino in mano quando si tratta di affidamenti in casa-famiglia oppure a centri per la protezione dei minori.
Una figura prevista dall’ordinamento ma che continua a risultare anomala nonostante il peso determinante nelle decisioni nell’ambito dei procedimenti che riguardano i minori e gli affidamenti: nel settore infatti il giudizio di un giudice onorario minorile è pari a quello di un magistrato di carriera. Quando si decide nelle corti infatti giudicano due togati e due onorari, mentre in Corte d’Appello sono tre i togati e due gli onorari.
A definire il ruolo del giudice onorario minorile ci pensa una del 1934 e una riforma del 1956, ripresa nelle circolari del Consiglio Superiore della Magistratura: l’aspirante giudice oltre che ad avere la cittadinanza italiana e una condotta incensurabile, «deve, inoltre, essere “cittadino benemerito dell’assistenza sociale” e “cultore di biologia, psichiatria, antropologia criminale, pedagogia e psicologia”».
Il tema non fa rumore, ma tra queste circa mille persone che ricoprono incarichi lungo tutto lo stivale, c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe. Il centro di alcune distorsioni del sistema rimane proprio all’interno delle circolari del Csm che ogni tre anni mette a bando posti per giudici onorari: all’articolo 7 della circolare si definiscono le incompatibilità, e si scrive espressamente che “Non sussistono per i giudici onorari minorili le incompatibilità derivanti dallo svolgimento di attività private, libere o impiegatizie, sempre che non si ritenga, con motivato apprezzamento da effettuarsi caso per caso, che esse possano incidere sull’indipendenza del magistrato onorario, o ingenerare timori di imparzialità”. Al comma 6 dello stesso articolo addirittura si prevede una causa certa di incompatibilità: all'atto dell'incarico il giudice onorario minorile deve impegnarsi a non assumere, per tutta la durata dell'incarico, cariche rappresentative di strutture comuntiarie, e in caso già rivesta tali cariche deve rinunziarvi prima di assumere le funzioni.
Insomma, a meno che non ci siano pareri motivati che possano incidere su indipendenza e imparzialità del giudizio, solo un atto motivato, che spesso non arriva, può mettere ostacoli sulla nomina del giudice onorario. Sulle maglie larghe dell’articolo 7 è depositata anche una interrogazione parlamentare dallo scorso 17 febbraio del senatore Luigi Manconi al Ministero della giustizia, che al momento rimane senza risposta, mentre ai primi di maggio l'onorevole Francesca Businarolo del Movimeneto 5 Stelle, ha depositato una proposta di legge per l'istituzione di una apposita commissione d'inchiesta.
Tuttavia tra questi 1.082 (tanti risultano all’ultimo censimento) circa 200 sarebbero incompatibili con la carica, dunque il 20% sul totale. Questi sono i dati contenuti in un dossier che l’associazione Finalmente Liberi Onlus presenterà nei prossimi mesi al Consiglio Superiore della Magistratura per mettere mano al problema. In particolare segnalano dall’associazione, che i duecento nomi che fanno parte della lista e ogni giorno decidono su affidamenti a casa famiglia e centri per la protezione dei minori, dipendono dalle strutture stesse.
Tra questi 1.082 (tanti risultano all’ultimo censimento) circa 200 sarebbero incompatibili con la carica, dunque il 20% sul totale
A vario titolo c’è chi ha contribuito a fondarle, chi ne è azionista e chi fa parte dei Consigli di Amministrazione. Dunque il tema è centrato: a giudicare dove debbano andare i minori e soprattutto se debbano raggiungere strutture al di fuori della famiglia sono gli stessi che hanno interessi nelle strutture stesse.
L’incompatibilità, che dovrebbe essere già valutata come condizione precedente al conflitto di interessi, in questo caso sembra evidente, ma difficilmente vengono effettuati gli approfondimenti “caso per caso” richiesti dalle circolari del Csm.
«Stiamo cercando un appoggio istituzionale forte - spiega a Linkiesta l’avvocato Cristina Franceschini di Finalmente Liberi Onlus - per poter sottoporre al Consiglio Superiore della Magistratura la lista dei giudici onorari minorili incompatibili. Presentarlo come semplice associazione rischia di far finire il tutto dentro un cassetto, avendo invece una sponda dalle istituzioni o dalla politica potrebbe far finire il tema in agenda al Csm meglio e più velocemente».
Nel dossier, al momento ancora in via di definizione ma prossimo alla chiusura, «troviamo anche giudici che lavorano ai servizi sociali in comune e che hanno interessi in casa famiglia», fanno sapere da Finalmente Liberi Onlsu, «ma anche chi intesta automobili di lusso alle stesse strutture». Così tra una Jaguar e una sentenza capita anche che un centro d’affido ricevesse rette da 400 euro al giorno, per un totale di 150 mila euro l'anno in tre anni per un solo minore.
Un business non indifferente se si conta che i minori portati via alle famiglie, stimati dalle ultime indagini del Ministero per il Lavoro e per le Politiche Sociali, sono circa 30mila. Sicuramente non è un ambito in cui ragionare in termini meramente economici e non tutte le case famiglia ragionano in termini di profitto, tuttavia, anche alla luce della recente sentenza su quanto accaduto in oltre trent’anni al Forteto di Firenze, una riflessione in più va fatta. In particolare sulla trasparenza con cui si gestiscono gli istituti e su chi e come decide di dirottare i minori all’interno delle strutture.

Fonte: Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza
Un altro caso è quello dell’ex giudice onorario minorile Fabio Tofi, psicologo e direttore della casa famiglia “Il monello Mare” di Santa Marinella, a Roma. Violenze, abusi sessuali, aggressioni fisiche e verbali, percosse, minacce, somministrazioni di cibo scaduto, di sedativi e tranquillanti senza alcuna prescrizione medica: queste sono le accuse che la procura di Roma ha mosso allo stesso Tofi e altri quattro collaboratori che sono poi sfociate nell’arresto dello scorso 13 maggio
Tofi dal 1997 al 2009 (periodo in cui la struttura era già funzionante) è stato giudice onorario presso il Tribunale dei minori di Roma e psicologo presso i Servizi Sociale del Comune di Marinella dal 1993 al 1996.
Non sono però solo le nomine e la compatibilità degli incarichi a destare più di un interrogativo nel mondo degli affidamenti, ma sono anche le procedure che a detta di più di un esperto andrebbero riviste. «Sarebbe sufficiente constatare come le perizie psicologiche fatte ai genitori prima di togliere il minore e durante l’allontanamento non vengano replicate anche agli operatori delle strutture. I controlli - dice ancora Franceschini - nei confronti di questi dovrebbero essere stringenti e con cadenza regolare, e invece non lo sono».
Franceschini (Finalmente Liberi Onlus): «All’interno degli stessi tribunali minorili andrebbe istituito un organismo di coordinamento tra il giudice e i servizi sociali, e da parte degli avvocati che seguono le famiglie a cui sono stati sottratti i minori sarebbe consigliabile meno scrivania e più accompagnamento dei genitori nel percorso tra servizi sociali, tribunali e casa famiglia»
Così come l’ascolto del minore nel corso dei procedimenti spesso avviene in modo poco chiaro: i minori dopo i 12 anni devono essere ascoltati dal giudice, nella maggioranza dei casi però questo ascolto avviene in una stanza in cui oltre al minore e al giudice è presente anche un emissario della comunità. «Evidentemente in queste condizioni non è possibile lasciare libertà d’espressione al minore, e molte volte gli avvocati sono invitati a rimanere fuori dall’aula. Non di rado infatti arrivano sul nostro tavolo verbali confezionati». Per questo motivo in tanti denunciano al raggiungimento del diciottesimo anno di età una volta fuori dalle strutture, come accaduto nella vicenda del Forteto.
Tuttavia, spiega Franceschini, all’interno degli stessi tribunali minorili andrebbe istituito un organismo di coordinamento tra il giudice e i servizi sociali, e da parte degli avvocati che seguono le famiglie a cui sono stati sottratti i minori sarebbe consigliabile meno scrivania e più accompagnamento dei genitori nel percorso tra servizi sociali, tribunali e casa famiglia.
Dopo l’estate il dossier sui giudici onorari minorili arriverà comunque sul tavolo di più di un politico e del Garante per l’Infanzia, il cui mandato è al momento in scadenza. L’occasione per aprire uno squarcio su un tema taciuto e sconosciuto ai più inizia a vedersi, per non sentire più in un tribunale, «io sono il giudice, io dirigo la comunità, e decido io a chi va il minore».

sabato 20 luglio 2019

La Francia falsifica i documenti per rimandare i migranti in Italia



Le accuse choc a Parigi: "Sui fogli nomi e storie inventate". Respinti anche migranti trovati a Marsiglia: "Si stanno ripulendo la Francia"
Le procedure sono procedure. E se un Paese amico fa la cose per bene, non ci sarebbe motivo di dubitarne. Tuttavia i saggi sanno che in politica fidarsi è bene, ma non farlo è pure meglio. Anche se di mezzo c'è la Francia.
Già, perché a quanto pare pur di respingere quanti più migranti possibili in Italia, i nostri cugini non si fanno problemi ad aggirare le norme o a taroccare i documenti.
Dal lontano 2015 Parigi gestisce una sorta di "muro invisibile" al confine tra Ventimiglia Mentone. Solo negli ultimi dodici mesi ha rispedito nel Belpaese qualcosa come 18.125 immigrati. E ogni giorno continua a mettere in atto riammissioni e respingimenti facendo leva sulla sospensione dell'accordo di Schengen prorogata (nel silenzio dell'Ue) ben oltre il limite dei due anni. Niente di assurdo, per carità. Anzi: la Francia fa quello che - a giudicare dalle elezioni - anche gli italiani desiderano. Ovvero sbarrare i luoghi d'ingresso ai clandestini. Solo che mentre i "porti chiusi" di Salvini indignano l'Europa intera, nessuno s'infiamma per le saracinesche calate da Macron o per i trucchetti della polizia d’Oltralpe (guarda il video).
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Vediamo cosa accade. Quando Parigi trova un irregolare alla frontiera può "respingerlo" in Italia. Si tratta di una procedura molto rapida: i gendarmi pizzicano i clandestini sui treni e li portano a Ponte San Luigi. Qui li trattengono in container senza cibo né acqua, gli danno un foglio chiamato refus d'entré e poi li rimandano indietro. Tutto nella norma. O quasi.
L'obiettivo della polizia francese, infatti, è quello di cacciare oltre confine i migranti prima possibile (guarda il video). E per riuscirci svolgono le pratiche in maniera più che sbrigativa, a volte calpestando i diritti degli stranieri. Facciamo qualche esempio. Per identificare gli immigrati si basano su un paio di domande su nome, cognome ed età senza approfondire le indagini. E se fosse un profugo? Se fosse in fuga dalla guerra? Pace. E ancora: i refus d'entré dovrebbero essere firmati dagli agenti specificando nome e grado, ma in quasi tutti i documenti appaiono solo scarabocchi e poco più. Infine, molti migranti hanno denunciato l'impossibilità di presentare richiesta di asilo: i poliziotti li ignorerebbero, evitando così di doversi far carico della domanda di protezione. Bel vantaggio. "Alla maggior parte delle persone - spiega Emilie Pesselier, di Anafè - viene solo consegnato il refus d’entre e vengono rimandati in Italia".
Di aneddoti su espedienti poco ortodossi ne esistono a bizzeffe. Capita pure che fermino gli stranieri ben oltre la frontiera e, violando gli accordi, provino a rispedirli a Ventimiglia. Le norme affermano che per giustificare il respingimento debbano beccare il clandestino al confine e presentare una "prova" della sua provenienza dall’Italia. Cosa fanno invece i transalpini? "A volte prendono un biglietto del treno Venitimiglia-Metone e lo danno in mano al migrante", ci rivela un poliziotto italiano impegnato al confine. Poi ovviamente i nostri agenti domandano loro se sono davvero stati presi sul convoglio (come scritto sui documenti francesi) e "rispondono che erano già a Marsiglia". Cioè a tre ore d'auto dalla frontiera. Un piccolo trucco con cui "si stanno ripulendo la Francia". A discapito del Belpaese.
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L’inventiva francese non ha limiti. "Quando ci presentano i documenti - aggiunge il poliziottoSui fogli scrivono nome, cognome, data di nascita e provenienza del migrante. Ma spesso li compilano loro stessi". Sui refus d'entré gli agenti nostrani trovano "nomi o storie inventate” e "minori che diventano maggiorenni” per magia. L'artificio dei finti over 18 è stato per lungo tempo motivo di scontro: "Su quelli palesemente minori dicono: 'Ha dichiarato di essere maggiorenne'. Ma poi quando verifichiamo le impronte digitali scopriamo che non ha 18 anni". A quel punto la polizia li riporta in Francia e i gendarmi "fanno gli stupidi". "Ci dicono: 'Ah, scusami, non me ne ero accorto". Insomma, "ci provano".
Secondo il regolamento di Dublino, i minori non accompagnati non potrebbero essere respinti. E così per evitare di farsene carico, nel tempo Parigi ne ha inventate di ogni: alcuni sono stati rimessi direttamente sul treno per Ventimiglia senza passare dagli uffici, altri sono stati "affidati" ad altri migranti maggiorenni anche se non erano parenti. E si sono verificate pure modifiche arbitrarie alle date di nascita pur di farli risultare maggiorenni. "Diverse missioni di osservazione - si legge nel rapporto di Anafé - hanno trovato prove del fatto che il cambio della data di nascita sarebbe avvenuta allo scopo di ingannare la polizia italiana".
Non proprio quella che si può definire "correttezza istituzionale". Perché respingere i clandestini sarà pure un diritto. Ma taroccare le carte no.