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venerdì 5 luglio 2019

I dilemmi etici di Ambrogio Giordano



I dilemmi etici
di Ambrogio Giordano
Il problema legato alla crisi socio-economica, alla scarsa efficienza di tutti gli Enti ed Organismi del nostro Paese sono da attribuirsi solo ed unicamente ad un deficit etico-morale che ha pervaso il singolo individuo inficiando ruolo e status sociale, oltre che a livello collettivo, l’aspettativa di ruolo generata dalla posizione occupata
Foggia, 30.06.2019 - Il metodo di ricerca filosofica deve basarsi sull’analisi dell’ambito normativo nel momento in cui deve esaminare l’agire umano nei confronti di problemi di natura etico-comportamentale.
Il contesto in cui applicare l’etica comportamentalepermette, quindi, di esplorare, analizzare e sistematizzare lo studio dei comportamenti e delle azioni umane che, in maniera reiterata e prevedibile si discostano dalla percezione e dall’aspettativa comune di azione ascrivibile nel campo dell’agire moralmente corretto.
Appare quindi una ulteriore dimensione, coesistente nell’ambito di analisi, prettamente orientate alla sola disamina della normazione che è quella della descrizione positiva dell’ambito oggetto di indagine ed alla relativa implementazione di una analisi comportamentale dei fenomeni etici connessi.
Tale impostazione permette di comprendere ed interpretare il comportamento eticamente scorretto di persone in genere assolutamente lontane dalla sola idea di discostarsi o peggio infrangere norme etiche e morali.
L’attuale stato di anomia sociale induce negli individui stati di malessere psicologico generati dalla diffusa sensazione di incertezza circa il proprio futuro arrivando ad intaccare anche le fondamenta dei processi iterativi di adattamento alla realtà del senso di autostima del singolo individuo con nefaste conseguenze successive certamente proiettate a livello sociale.
In alcune circostanze, come fenomeno compensativo, l’individuo colloca la valutazione morale dell’agire a livelli inferiori, lo fa come necessità compensativa e per allontanare il senso di inadeguatezza verso una realtà in cui non si riconosce.
Questo fenomeno genera, come effetto, azioni e inaspettati comportamenti immorali anche da parte di individui legati da tempo ad un agire improntato a comportamenti eticamente corretti.
Il disagio individuale diventa disagio collettivo che investe tutte le sovrastrutture sociali e il nesso causa-effetto non trova più riscontro deterministico ma diventa un problema di deficit etico diffuso.
Per una corretta analisi del fenomeno sarebbe necessario capire la genesi evolutiva e le interrelazioni tra le azioni contrarie alla morale ed i comportamenti etici, e in seguito coerentemente con il contesto di analisi “costruire” strumenti concreti atti ad individuare sia a livello del singolo, sia all’interno di un gruppo, che rappresenti ad esempio una istituzione, gli stimoli o le condizioni favorevoli atte a determinare azioni contrarie alle convenzioni etico-sociali.
Come dimostrato dal famoso esperimento carcerario effettuato nel 1971 alla Stanford University, dal prof. Philip George Zimbardo, la legittimazione dell’agire eticamente scorretto e diffuso da parte di una qualsivoglia autorità costituisce un ulteriore aspetto per giustificare comportamenti immorali.
Inoltre, il raggiungimento di qualche risultato ritenuto positivo da parte di un determinato gruppo sociale, conseguente ad un comportamento eticamente scorretto porta alla propensione socialmente condivisa di interpretare il fenomeno come moralmente accettabile, giustificando le azioni in sé immorali.
Prendendo coscienza che una analisi corretta del tratto di realtà che si considera mostra delle illogicità fra desiderio di moralità teorico e comportamenti effettivi riscontabili a seguito dell’incapacità umana di coerenza tra il declarare ed il conseguente agire, si potrà aver concreta e quantificata contezza della qualità dell’etica pubblica nei diversi contesti di analisi.
Oggi il problema legato alla crisi socio-economica, alla scarsa efficienza di tutti gli Enti ed Organismi del nostro Paese sono da attribuirsi solo ed unicamente ad un deficit etico-morale che ha pervaso il singolo individuo inficiando ruolo e status sociale, oltre che a livello collettivo, l’aspettativa di ruolo generata dalla posizione occupata.
In tal guisa la colpa” delle inadempienze non ha mai un nome, mentre le conseguenti ricadute negative sulla qualità della vita di tutti noi non hanno bisogno di un indirizzo arrivano, si sommano e non servono nome ed indirizzo.
Ambrogio Giordano
Ambrogio Giordano, nato a Foggia il 5/9/1961, è attualmente Dirigente Tecnico presso AMIU Puglia Spa. È laureato in Ingegneria Civile ed Ambientale, Sociologia, Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale ed ha anche conseguito un Master universitario di II Livello in Scienze Criminologiche.
Da anni si occupa di problemi inerenti l’ambiente, modelli matematici e temi sociali collegati al mondo del lavoro ed ai fenomeni di devianza sociale, collaborando con numerose Organizzazioni, Enti ed Associazioni con finalità sociali e culturali. Attualmente è Presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione “Rinascita e Rose”. Ha collaborato alla stesura di numerosi testi organizzando e presiedendo convegni inerenti tematiche legate alla filosofia, alla logica matematica e tematiche socio-economiche. Tra i suoi interessi: la filosofia, la logica e le scienze sociali. Molti dei suoi scritti sono rinvenibili su numerosi blog e sui social network.

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