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venerdì 5 luglio 2019

Tentazione sovranista: impallinare la nuova Commissione



di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 04/07/2019

Il Consiglio europeo ha trovato la quadra sulla tedesca Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea e sulla francese Christine Lagarde alla presidenza della Bce. Una designazione dell’asse franco-tedesco, reso ancor più forte dopo il Trattato di Aquisgrana tra i due Paesi. Anche se non erano quelli i candidati di partenza. E questo è comunque un segno di debolezza.

I giornaloni di casa nostra danno già per scontato questo accordo, ma non è detto che tutto fili liscio come l’olio. Basta leggere la stampa tedesca. Ursula von der Leyen, appartenente al Ppe, non è stata scelta sulla base del criterio dello Spitzenkandidat, cioè dell’indicazione fornita dal Ppe prima delle elezioni europee, bensì dopo una trattativa in seno al Consiglio Ue avallata anche dal governo italiano, dopo il veto iniziale sul socialista olandese Frans Timmermans. Ma la signora von der Leyen, ministro della Difesa del governo tedesco, non riscuote simpatie né nel suo partito, né soprattutto fra gli alleati di governo della Merkel, i socialdemocratici dell’Spd, che addirittura hanno già espresso parere negativo. È percepita come un’imposizione della “Hinterzimmerpolitik (“politica a porte chiuse”).

LA POLITICA A PORTE CHIUSE

Dopo il Trattato di Lisbona il Consiglio europeo indica la persona che dovrà ricoprire la carica di Presidente della Commissione, ma è poi il Parlamento europeo a doverla approvare a scrutinio segreto. E qui potrebbero esserci sorprese. La signora von der Leyen potrebbe essere travolta dai franchi tiratori: da una parte l’Spd tedeschi, dall’altra i membri del Ppe, che avevano designato il tedesco Manfred Weber. Ma anche i Verdi non sono contenti. A questo punto, i sovranisti potrebbero giocarsi questa opportunità.

Se saltasse l’elezione, infatti, per la prima volta nella storia si verificherebbe non solo una bocciatura del presidente della commissione, ma addirittura una rottura tra Consiglio europeo ed Europarlamento. A quel punto il Consiglio avrebbe un altro mese per provvedere a una nuova indicazione, ma i giochi sarebbero completamente riaperti non solo nell’indicazione del presidente della commissione, ma forse anche alla Bce, dove la designazione della Lagarde potrebbe essere rimessa in discussione. Certo, il governo italiano – per bocca del presidente del Consiglio – ha già dato parere favorevole all’accordo von der Leyen-Lagarde, ma in politica tutto può cambiare. La partita potrebbe essere rimessa in discussione nel Parlamento europeo da Salvini anche per ottenere qualcosa in più per l’Italia. Per ora abbiamo concordato il commissario alla Concorrenza in quota Lega, domani potremmo addirittura avere l’Economia.

MAGGIORANZA A RISCHIO

I sovranisti non hanno perso. Possono infatti mettere il bastone tra le ruote nell’impianto neoliberista della Ue, che sembra non aver imparato nulla dalla lezione democratica del voto del 26 maggio. Non dimentichiamoci che, per la prima volta nella storia del Parlamento europeo, la somma dei seggi tra Ppe e Pse non raggiunge la maggioranza dei componenti dell’Europarlamento, rendendosi necessaria un’alleanza con Verdi e Liberali. Se Ursula von der Leyen perdesse i voti dei socialisti tedeschi, dei Verdi dissidenti e di qualche deputato del Ppe, non è detto che ce la faccia ad ottenere la maggioranza assoluta, se anche i gruppi sovranisti votassero contro la sua elezione. Le prossime settimane saranno decisive per Salvini che deve prendere decisioni importanti: in Italia come abbiamo scritto ieri, in Europa come scriviamo oggi.

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