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lunedì 30 marzo 2020

Questo è dire 'pane al pane' Un Grazie a Tullio Solenghi


domenica 29 marzo 2020

Cronaca di una catastrofe annunciata




Secondo il New York Times, l’Italia è diventata il simbolo internazionale di ciò che un Paese non deve fare per fronteggiare l’emergenza Coronavirus: “L’esperienza del Paese mostra che i passaggi per isolare il Coronavirus e limitare i movimenti delle persone devono essere attivati in anticipo, con assoluta chiarezza, quindi rigorosamente applicati”.


Mentre fabbriche cinesi che lavorano 24h per costruire ventilatori per l’Italia, mentre la Germania chiude il confine con gli europei (ma i migranti sono ancora ammessi), l’oro si sta vendendo come carta igienica
la domanda che si pone l’avvocato penalista Guido Magnisi è una sola: “Perché non si è dato il massimo risalto ad uno stato di emergenza che sin dal 31 gennaio non solo era previsto, e riconosciuto a livello internazionale, ma era già stato dichiarato? E per una durata di sei mesi? Non so se solo il sonno della ragione genera mostri: certamente mostri reali sono generati da comandanti incerti, insicuri, titubanti. E non occorreva neppure la dittatura cinese, bastava la legge varata nel nome del Popolo italiano due mesi or sono: questo avrebbe permesso non un affannoso inseguire misure draconiane sempre più dure e drammatiche, ma il graduale ritorno alla normalità partendo dalla base di una già riconosciuta e riconoscibile calamità nazionale e internazionale”.
Orbene in tempi di menzogna universale, il re è nudo, e solo un lattante potrà individuarne gli abiti sontuosi. L’avvocato infatti ricorda come alle pagine 7/8 della Gazzetta Ufficiale dell’1 febbraio 2020, veniva deliberato per ultimo, dopo numerosi decreti afferenti altre problematiche di rilievo opinabile, per ultimo e in tutto il Paese e ‘per sei mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili'”.
Forse la delibera avrebbe meritato svariate edizioni straordinarie, tanto più che il provvedimento veniva assunto ‘vista la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per il coronavirus dell’Oms del 30.1.2020′”.
Ma probabilmente l’ingegno dei nostri politici è più offuscato di quello di un lattante, visto che mentre i contagi da coronavirus in Italia raggiungevano i 400 casi e i decessi superavano la decina, il leader del PD Zinga, pubblicava una sua foto mentre brindava durante “un aperitivo a Milano”, esortando i suoi concittadini a “non perdere le proprie abitudini”. Era il 27 febbraio, e nemmeno 10 giorni dopo, quando il numero dei contagi era salito a 5.883 e quello dei morti a 233, sempre Zinga, pubblicava un nuovo video, questa volta informando l’Italia che anche lui era stato contagiato dal virus.
Intanto il sindaco di Firenze Nardella baciava in diretta un cinese, (poi prese il virus), accusando di sciacallaggio la controparte.
Oggi l’Italia presenta un quadro di circa 69.176 contagiati e oltre 6820 decessi, di cui 743 registrati solo lo scorso 24 marzo. Il bel Paese, ora devastato da immagini metafisiche di piazze fantasma, pervase da silenzi assordanti, ha più che doppiato la Cina nel  numero di decessi (al netto dei cellulari spenti), diventando l’epicentro di una pandemia in continua evoluzione.
Finalmente il 22 marzo il premier ha posto la firma sul nuovo decreto, che blinda molte attività produttive, e resterà in vigore fino al 3 aprile (ma probabilmente non basterà). La speranza è che in questo arco di tempo il numero dei contagi giornalieri inizi a calare, ma intanto è vietato abbassare la guardia. Anche perché abbassare la guardia sul Covid19 si è rivelata una sciagura.
In un discorso notturno sul suo profilo FB, Giuseppi ha fatto sapere alla nazione, che l’Italia avrebbe chiuso tutte le sue fabbriche e attività produttive che non fossero  assolutamente necessarie, un altro enorme sacrificio per l’economia italiana nel tentativo di contenere il virus: “Lo Stato c’è”, ha detto, cercando di rassicurare i cittadini.
La tragedia che l’Italia sta vivendo dovrebbe rappresentare un monito per gli altri Paesi europei e per gli Stati Uniti, dove il virus sta arrivando con la stessa velocità. Se però l’esperienza italiana ha qualcosa da insegnare è che le misure per isolare le aree colpite e per limitare gli spostamenti della popolazione dovrebbero essere adottate immediatamente, messe in atto con assoluta chiarezza e fatte rispettare rigorosamente.
Nonostante finalmente ora siano state attuate alcune delle misure più necessarie, all’inizio del contagio, quello che sarebbe stato il momento chiave per i primi interventi, le autorità italiane annaspavano tra queste stesse misure, cercando di salvaguardare per quello che era possibile l’economia del Paese, ma soprattutto il potere acquisito.
Nel tentativi di far coincidere capra e cavoli però l’Italia si è sempre trovata un passo indietro rispetto alla traiettoria letale del virus. Ma governare è un diritto e un dovere, governare “bene” invece appare sempre di più un optional.
“Ora gli stiamo correndo dietro”, ha affermato lunedì scorso Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, mentre dichiarava che il governo si era adoperato al meglio compatibilmente con le informazioni disponibili. Come se non vivessimo nell’era del villaggio globale (??!!) “Stiamo chiudendo mano a mano, come sta facendo l’Europa. Così stanno facendo la Francia, la Spagna, la Germania, gli Stati Uniti. E ogni giorno chiudi un pezzo, rinunci a un pezzo di vita normale. Perché il virus non permette una vita normale”.
Non prendeteci in giro, gli ospedali sono sempre più sotto pressione, il personale medico e infermieristico è costretto agli straordinari nel nord Italia, e la carenza di presidi di protezione individuale sta diventando grave in molte strutture.
Vero che questo è un mare inesplorato per una democrazia occidentale, e i governi d’oltralpe rischiano di seguire la stessa via al massacro dell’Italia, ma l’imbecillità degli altri non giustifica la nostra, visto che avevamo davanti agli occhi la tragica situazione cinese e coreana.
Infatti fin dall’origine Giuseppi e gli altri oligarchi di regime hanno cercato di minimizzare la minaccia, creando confusione e un falso senso di sicurezza che ha permesso al virus di diffondersi.
In una conferenza stampa del 25 febbraio il premier rassicurava i cittadini e gli altri paesi: “In Italia si può  viaggiare tranquillamente e fare del turismo. E’ un Paese sicuro, molto più sicuro di altri.”
Degni epigoni di Don Ferrante, eroe dell’erudizione inutile e della logica farlocca, che negava le cause scientifiche della peste, mentre la attribuiva all’influsso degli astri. “His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s’attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.”… molti politici affermavano che l’elevato numero di contagi in Italia fosse attribuibile alle massicce campagne di test fatte sugli  asintomatici nel nord, sostenendo che questi servissero solo a generare isteria e a macchiare l’immagine del Paese all’estero.
Mentre il prof Massimo Galli diceva: “Sì ai test per gli  asintomatici, la Lombardia faccia come Vo’ Euganeo. Nel Comune ora ci sono zero contagi.”
Ed anche dopo aver deciso di ricorrere a un blocco generale per sconfiggere il virus, il governo italiano non riusciva però nell’arduo e sottovalutato intento di comunicare l’entità della minaccia, con una forza sufficiente per convincere gli italiani a rispettare le norme, formulate in modo da lasciare grande spazio ai fraintendimenti. Anzi si prodigava con caparbietà a scaricato la colpa sugli italiani, definiti a reti unificate “irresponsabili, irragionevoli, incoscienti, sconsiderati, immaturi…”
“In una democrazia liberale non è facile”, affermava Walter Ricciardi il Vaccinator, inviato direttamente dall’OMS per commissariare in modo fallimentare la Sanità italiana, sostenendo che il governo italiano aveva agito sulla base delle prove scientifiche messe a disposizione, ma insistendo con piglio divenuto ormai tragicomico, che le mascherine non sarebbero servite a nulla.
Poi scaricava la responsabilità di ritardi e inefficienze sui conflitti tra stato e regioni “In tempi di guerra, come un’epidemia, l’imposizione di misure restrittive andavano fatte 10 giorni prima”. Peccato che per il Coronavirus, 10 giorni possano rappresentare la differenza tra la vita e la morte.
Le meravigliose sorti e progressive dell’OMS, l’Organo che seguiva sin dall’inizio la vicenda, e aveva preso atto della diffusione della malattia fuori dalla Cina a partire dall’11 e 12 febbraio scorsi. Anzi aveva anche organizzato a Ginevra un forum mondiale ricerche e innovazioni relative alla nuova epidemia.
Dispiace però che in tutti i suoi messaggi l’OMS abbia sempre sottolineato:
– il flebile impatto demografico dell’epidemia;
– l’inutilità della chiusura delle frontiere;
– l’inefficacia di guanti, mascherine (eccetto che per il personale sanitario), nonché di alcune “misure barriera” (per esempio, se tenersi a un metro di distanza dalle persone infette ha senso, non ce l’ha nel caso di persone sane);
– la necessità di alzare il livello d’igiene, soprattutto lavandosi le mani, disinfettando l’acqua e aerando gli spazi chiusi; infine, di utilizzare fazzoletti usa e getta o, in mancanza, di starnutire nell’incavo del gomito.
A dimostrazione che l’OMS non è un’organizzazione sanitaria, bensì un’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di problemi relativi alla salute. I suoi funzionari, benché medici, sono anche, e innanzitutto, politici. L’OMS non può quindi denunciare gli abusi compiuti da alcuni Stati. Per di più, sin dai tempi dell’epidemia H1N1, l’OMS deve giustificare pubblicamente le proprie raccomandazioni. Nel 2009 fu infatti accusata di essere coinvolta negli interessi di grandi aziende farmaceutiche e di aver lanciato l’allarme frettolosamente e in modo sproporzionato. Nel caso del COVID-19, invece, l’OMS ha usato il termine “pandemia” come ultima carta e soltanto il 12 marzo, dopo quattro mesi dall’inizio dell’epidemia.
Il 21 gennaio poi, quando l’epidemia in Cina era al culmine dell’incendio, il Ministro della Cultura e del Turismo italiano aveva ospitato una delegazione cinese per un concerto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per inaugurare l’Anno della cultura e del turismo Italia-Cina.
“C’è una grandissima attenzione verso l’Italia su tutti i campi – sottolineava il ministro Franceschini – c’è voglia di fare insieme moltissime cose: dalla musica a co-produzioni cinematografiche, a scambi tra musei e di mostre, e lavorare insieme sul turismo, che è crescente sia in Italia che in Cina.”
Ribatteva dal canto suo il ministro Shugang – “Esiste già un linguaggio comune tra i nostri Paesi, che affonda le sue radici nel passato: oggi la Via della Seta è rinata e sancisce un nuovo e più forte collegamento tra Italia e Cina, c’è uno spirito più aperto per approfondire i nostri scambi, verso un partenariato più stretto. Mi auguro un Anno della cultura e del turismo Italia-Cina di grande soddisfazione e capace di incentivare i nostri rapporti bilaterali, anche di partnership tra i nostri cittadini”. Purtroppo sarà un anno decisamente diverso.
Eppure già a gennaio, alcuni governatori di destra avevano consigliato il Premier a mettere in quarantena gli alunni delle regioni settentrionali di ritorno dalle vacanze in Cina, una misura finalizzata a proteggere le scuole.
Ma Giuseppi respingeva le proposte con sufficienza, unendosi al coro unanime di sinistra che tacciava certe proposte di allarmismo di matrice populista: “Fidatevi di chi ha specifica competenza”.
Vero che il 30 gennaio bloccava tutti i voli “da e verso la Cina” – mentre affermava – “Siamo il primo Paese che adotta una misura cautelativa di questo genere” – dimenticandosi però di imporre controlli sui voli indiretti.
Veniva accusato poi un fantomatico “paziente uno”, che il 18 febbraio si era rivolto al PS di Codogno, con gravi sintomi influenzali, e che avrebbe contagiato centinaia di persone, tra cui medici e infermieri – “Una persona incredibilmente attiva” – lo aveva definito Ricciardi.
In realtà il virus era già attivo da settimane in Italia, trasmesso da persone asintomatiche e spesso scambiato per un’influenza stagionale. Si era diffuso in Lombardia, la regione italiana con le più forti relazioni commerciali con la Cina.
“Quello che chiamiamo il “Paziente Uno” era probabilmente il “Paziente 200”, ha affermato l’epidemiologo Fabrizio Pregliasco.
Domenica 23 febbraio, il numero dei contagiati aveva superato quota 130 e l’Italia chiudeva 11 città con posti di blocco di polizia ed esercito. Gli ultimi giorni del Carnevale di Venezia venivano annullati. La Regione Lombardia chiudeva scuole, musei e cinema e i milanesi prendevano d’assalto i supermercati.
Ma mentre Conte elogiava nuovamente l’Italia per la sua fermezza, aveva più volte cercato di minimizzare il contagio, attribuendo l’elevato numero di persone infette ai test troppo zelanti della Lombardia.
“Siamo sempre stati in prima linea con i controlli più rigorosi e più accurati” – diceva in televisione – “Sorpreso dall’aumento dei contagi. Ma forse è dovuto ai controlli più accurati che facciamo.”
Il giorno successivo, quando i contagi superarono quota 200, i decessi erano già sette e la borsa italiana crollava, il premier incolpava l’ospedale di Codogno per la diffusione, affermando che aveva gestito le cose in un modo “poco prudente” e accusava Lombardia e Veneto di aver gonfiato il problema divergendo dalle linee guida internazionali e sottoponendo a test anche persone asintomatiche.
Mentre i funzionari lombardi si affrettavano a liberare i letti degli ospedali e il numero di persone contagiate saliva a 309 con 11 decessi, il 25 febbraio Conte dichiarava che “l’Italia è un Paese sicuro, e forse molto più sicuro di tanti altri”.
E il 27 febbraio, mentre Zinga pubblicava la foto dell’aperitivo, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio affermava – “Siamo passati in Italia da un rischio epidemia a un’infodemia” – mentre denigrava la copertura mediatica che aveva messo in evidenza la minaccia del contagio, dato che solo lo 0,1% dei Comuni era coinvolto, mentre le persone in quarantena erano lo 0,089% della popolazione totale.
A Milano, a pochi chilometri dal centro dell’epidemia, il sindaco Beppe Sala pubblicizzava la campagna “Milano non si ferma” e il Duomo, simbolo della città e attrazione turistica, veniva riaperto al pubblico.
Intanto le unità di terapia intensiva di tutta la Lombardia vedevano aumentare a dismisura le degenze, mettendo a rischio la tenuta degli ospedali stessi.
Poi finalmente in una conferenza stampa a sorpresa alle ore 2:00 del mattino dell’8 marzo, quando 7.375 persone erano già risultate positive al test e 366 erano decedute, Conte annunciava la straordinaria e repentina decisione di limitare gli spostamenti per circa un quarto della popolazione italiana nelle regioni settentrionali, locomotiva economica del paese: “Siamo di fronte a un’emergenza nazionale”. All right !!
Ma una bozza del decreto, rivelata in anticipo ai media, provocava una pericolosa ondata di contagio verso il sud.  Il giorno seguente, la maggior parte degli italiani, ancora confusi, non avevano messo a fuoco la gravità della situazione.
Nel frattempo, alcuni governatori regionali ordinavano autonomamente alle persone provenienti dall’area appena chiusa di mettersi in quarantena. Altri invece non lo facevano.
Il giorno dopo, il 9 marzo, quando i casi positivi avevano raggiunto quota 9.172 e il bilancio dei decessi era salito a 463, Conte inaspriva le restrizioni estendendole su scala nazionale. Ma a quel punto, dicono alcuni esperti, era già troppo tardi.
Alla luce dei fatti, soprattutto dell’esperienza cinese e coreana, che tutti potevano verificare, Roma avrebbe dovuto imporre “un isolamento più drastico”, che includesse la chiusura di tutti i negozi, e di tutte le attività tranne quelle relative alle esigenze necessarie di base.
Ora è difficile rimediare alle vite perse, l’unica alternativa per recuperare almeno la dignità e la coscienza, sarebbe quella di seguire i consigli degli esperti che hanno operato con successo, come il virologo Andrea Crisanti, professore di epidemiologia e virologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova: “Sì, la battaglia si vince sul territorio non negli ospedali. In Veneto sono stati fatti 53000 tamponi per 4000 casi. Un tampone ogni 10 casi. In Lombardia dove i casi non è vero che sono 25.000 ma sono molti di più è stato fatto un tampone ogni 4 malati. C’è una differenza di 40 volte. Sono stati travolti. Credo dovrebbero essere stati fatti i blocchi dove c’erano i focolai, dovevano essere testati tutti per fermare l’epidemia. Sono 3 settimane che lo stiamo dicendo. Piccoli casi come Vo’ Euganeo si sarebbero potuti affrontare in tutta Italia. Si sarebbero potuti spegnere tutti i focolai subito. Certo, per esempio in un quartiere a Roma ci sono 10 casi? Si blocca tutto, si fa sì che nessuno si muova e si inizia a testare dentro e tutto attorno ai focolai. Le epidemie si controllano con la quarantena e con la sorveglianza attiva. Noi finora quasi ovunque, non abbiamo fatto nessuna delle due fino in fondo. Un tampone costa 30 euro.”
Sono abbastanza ottimista per credere che non lo faranno.


sabato 28 marzo 2020

La grande occasione che l’Italia rischia di perdere. Emettere biglietti di Stato.

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di Alberto Bradanini 

Ieri 26 marzo, con il dissenso italiano e spagnolo sul testo conclusivo, i 27 leader Ue hanno fotografato la frattura tra i paesi che avevano ingenuamente creduto nella nozione di Unione e quelli che hanno sempre concepito l’Europea come una giungla dove la legge del più forte è destinata a prevalere, incuranti a un tempo del benessere, della dignità e della vita stessa delle altre nazioni, che non sono né partner, né amiche. Quel che avviene in queste ore conferma d’altro canto il postulato empirico (sia concesso questo ossimoro) che i popoli sono generati dalle tragedie della storia e non certo da una qualunque Commissione o Eurogruppo.

Le istituzioni europee che starebbero cercando soluzioni al tracollo delle nostre economie a seguito del coronavirus, sono come noto: la Commissione, la Banca Centrale, Eurogruppo/Ecofin, il Consiglio e il Parlamento Europeo. A parte quest’ultimo, che non a caso non ha alcun potere reale, nessuna di esse risponde al principio di democrazia, non essendo responsabili di fronte ai popoli europei, ma solo a istanze tecnocratiche non-elettive o come la BCE ai mercati. Questo è il primo, pesantissimo deficit di questa creatura mitica che chiamiamo Unione Europea.

Alla riunione di ieri, Germania e satelliti (Austria, Finlandia e Olanda) hanno tentato di imporre il cosiddetto Meccanismo di Stabilizzazione, che è invero un meccanismo di destabilizzazione, un mostro giuridico-finanziario ideato per sottomettere i paesi impoveriti dall’introduzione dell’Euro e ora recalcitranti ad accettare il loro destrino, per succhiarne la residua ricchezza a vantaggio delle élite germano-centriche. Per ora l’Italia si è opposta suggerendo, invano tuttavia, l’adozione di uno strumento di debito comune, che nelle parole di Conte non dovrebbe nemmeno prevedere alcuna mutualizzazione del debito, e di cui ciascun paese continuerebbe a rispondere in prima istanza (Conte tuttavia non elabora come potrebbe l’Italia gestire un debito pubblico nel frattempo cresciuto a dismisura).

L’Eurogruppo avrà ora due settimane di tempo, tempo prezioso invero, per ideare qualche soluzione che provenendo dalla “Trilaterale” Bruxelles-Francoforte-Berlino possiamo profetizzare nasconderà di certo qualche trappola, trappola alla quale l’Italia deve essere pronta ad opporsi, se non vuole ipotecare il benessere dei suoi figli e nipoti, oltre che la stessa residua libertà democratica.

Angela Merkel – che il clero mediatico italiano giudica singolarmente un leader moderato sui temi europei, pur avendo essa sempre sostenuto le mortifere politiche di austerità in ogni occasione, contro la Grecia a suo tempo, e ora contro Italia, Spagna e gli altri paesi cosiddetti pigs – cerca di acquisire benemerenze a buon mercato accogliendo qualche paziente italiano che non trova posto negli ospedali italiani ridotti allo stremo proprio dalle sue politiche. Mi auguro che gli italiani non si facciano sedurre dal sapore amaro di questo piatto di lenticchie.

Questa Merkel è la stessa che ha ieri proposto l’utilizzo del Meccanismo di Stabilizzazione, un percorso che con le condizionalità che implicherebbe equivarrebbe alla colonizzazione economica e politica dei paesi del Sud Europa. Si tratta in buona sostanza della continuazione – a distanza di 75 anni – della devastatrice politica di Hitler, con i mezzi odierni della finanza predatoria e con scarsa consapevolezza, questa sì misteriosa, degli stessi paesi che ne sono vittime.

Oggi le economie del vecchio continente sono sull’orlo del baratro. Il virus ha messo in ginocchio lavoro, produzione, assistenza sanitaria, libertà e sicurezza dei cittadini. I cosiddetti parametri di Maastricht, sono stati solo accantonati, pronti per essere reimposti dagli usurai nord-europei non appena la crisi sarà stata superata.

Ecco perché l’Italia deve cogliere questa occasione unica per muoversi in una diversa direzione, abbandonando l’illusione che basti modificare qualche marginale stortura della tecnocrazia dell’Ue, o di sostituire la Von Der Leyen o Christine Lagarde con figure meno vampiresche, poiché la patologia è collocata nell’edificio medesimo del processo europeo. Si tratta di un obiettivo che andrebbe perseguito sia da coloro che sono contrari ad ogni genere di aggregazione europea, sia da coloro che sono a favore di un’Europa Confederale, e infine sia da coloro che – seppure meno realisticamente – si battono per un’Europa Federale. Una volta smantellato l’attuale assetto privo di democrazia e distruttore di benessere, allora ciascuno potrà battersi, facendo tesoro di questa tragica lezione, per i suoi obiettivi.

Va rilevato che nemmeno i cosiddetti e ora tanto agognati coronabonds/eurobonds sarebbero la soluzione. A parte la loro consistenza, ancora incerta, e che difficilmente sarà sufficiente a riparare i danni economici emergenti, essi costituirebbero in futuro un debito in valuta pesante per il paese che dovesse uscire dall’eurozona (di sua volontà o cacciato dai paesi nordici).

L’Italia dovrebbe dunque agire per suo conto – e a prescindere dalle decisioni che la Germania cercherà d’imporci tra 15 giorni – adottando subito quelle misure che possono mettere in sicurezza la nostra economia. Numerosi bravi esperti e studiosi del libero pensiero hanno esplorato alcune opzioni: l’emissione di CCF (certificati di credito fiscale), di minibot e soprattutto il salto di qualità, l’emissione di biglietti di stato a corso legale senza debito, sulla falsariga delle 500 lire di Aldo Moro negli anni ’60-’70, tutte iniziative che sarebbero pienamente rispettose persino delle norme europee. In particolare, i biglietti di stato a corso legale senza debito costituirebbero un salto quantitativo e qualitativo decisivo, consentendo allo Stato di creare tutta la moneta necessaria all’economia per riprendersi, senza dover gestire le obiettive complicazioni che un’eventuale uscita unilaterale dall’euro implicherebbe.

Gli ostacoli dunque sono altrove, e tutti nella mente dei nostri governanti, chiamati a una responsabilità storica per impedire la distruzione economica e materiale e la definitiva colonizzazione del paese da parte delle fameliche oligarchie tedesche. Il primo ostacolo è l’angoscia che Berlino e Bruxelles possano nutrire il sospetto che l’Italia non intenda onorare i propri debiti; la seconda è rappresentato dalla burocrazia del Ministero italiano dell’Economia e Finanze da sempre inspiegabilmente allineata al mantra tedesco-europeista; la terza è di natura psicologica, riconoscere che le speranze riposte da gran parte dei politici, economisti, intellettuali e accademici nell’euro e in quella chimerica struttura che chiamiamo Unione Europea, sono state mal riposte. La quarta infine, e forse la maggiore, è la seduzione dell’asservimento, vale a dire il piacere malsano dell’ideologia del vincolo esterno, l’ingiustificato convincimento che non riusciremmo mai a risollevarci con le nostre sole forze, quando è vero l’esatto contrario: il benessere costruito dall’Italia nei decenni prima dell’euro, e di cui l’Italia ancora gode nonostante le tragedie odierne, è dovuto solo ed esclusivamente al lavoro e all’ingegno degli italiani.

Con la riconquistata sovranità di emettere moneta (nella forma di biglietti di stato), che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono, si potrà fare un mondo di cose. Innanzitutto, dare lavoro a milioni di disoccupati e sottoccupati e precari, tenendo amente che in ogni paese del mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, alla Svezia, il principale datore di lavoro è lo Stato. Ed era così anche in Italia fino all’arrivo dell’Euro, quando gli apparati pubblici hanno iniziato a sguarnirsi di personale e oggi languono esausti, con uffici e competenze svuotate. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: emigrazione qualificata di laureati e professionisti che contribuiscono a fare crescere altri paesi, degrado dei servizi sociali, a partire dalla sanità, abbandono del territorio, e non solo il Sud, privatizzazioni scellerate, industria strategica di Stato quasi scomparsa, e così via.

Il debito pubblico non rappresenta un ostacolo in un paese sovrano della moneta e che dispone di un’enorme riserva di lavoro come l’Italia e di sottoutilizzo della sua capacità produttiva, come insegnano storia e teoria economiche.

La classe dirigente deve solo accettare di aver preso un abbaglio a credere in questa Unione Europea, ed è giunto il momento di riconoscerlo, con coraggio morale e determinazione. Ma subito dopo aver riconosciuto questo errore, occorre agire, ma subito, non tra 15 giorni. Gli storici futuri collocheranno tra i giganti della storia coloro che oggi avranno il coraggio di risollevare le sorti dell’Italia, anche se qualche ignaro o assoldato contemporaneo dovesse perseguitarli.
 Alberto Bradanini 
 (L’autore, ex ambasciatore d’Italia a Teheran e Pechino, è attualmente presidente del Centro Studi Cina Contemporane)

CORONAVIRUS: è stato il "pipistrello"


Galloni: il Mes è una follia, ma il tradimento verso gli italiani risale al 1981


nino galloni mes follia

<<Le grandi decisioni di politica economica, come il divorzio del 1981 tra Tesoro e Bankitalia, non sono mai passate per il Parlamento». Galloni sgombra il campo da un equivoco: non è stata “l’Europa” a mettere nei guai l’Italia. E’ stata la classe dirigente italiana a smontare l’industria pubblica e svendere quella privata. «A quel punto, Francia e Germania hanno fatto dell’Italia una colonia a vantaggio dei loro interessi», ma solo dopo la decisione dell’Italia di rinunciare a valorizzare il proprio grande potenziale economico.
A Galloni, il Mes sembra «una follia», letteralmente: «Dato che il credito privato è più elevato del debito pubblico, allora i privati pagheranno la differenza?». Assurdo, visto che «chi compra i titoli di debito sta dando risorse allo Stato». Quanto all’ex ConteFondo salva-Stati, ora Meccanismo Europeo di Stabilità (creato per assicurare fondi ai governi, senza più moneta sovrana, nel caso il mercato non comprasse i loro bond), Galloni è netto: «Non si può decretare la depenalizzazione per un istituto come il Mes», i cui funzionari non rispondono alle leggi dei paesi membri.
«Casomai, gli Stati avrebbero dovuto accordarsi sull’istituzione di un tribunale penale europeo per le questioni monetarie, finanziarie e tributarie», sostiene l’economista. «Sarebbe stato coerente con la Costituzione italiana, laddove parla di limitazioni della sovranità (ma certo non contro la logica del diritto, depenalizzando reati commessi da qualcuno che è al di sopra della legge)».
Aggiunge Galloni: «Se tutta questa manfrina sul Mes serve a introdurre nel sistema la categoria del “legibus solutus”, cioè del sovra-sovrano, è chiaro che siamo tornati indietro dal punto di vista della civiltà».
Il problema però non è di oggi, ricorda Galloni: innanzitutto, «i partner Ue hanno sottoscritto accordi basati su parametri che non tenevano conto del fatto che l’economia potesse andare male: si riteneva che l’Ue e l’euro, di per sé, avrebbero garantito una crescita costante, attorno al 2% annuo».
Poi c’è stata la doccia fredda del 2009, eppure le premesse allarmanti non mancavano: i tassi di sviluppo negli anni ‘70 erano altissimi, ma sono calati già negli anni ‘80.
Negli anni ‘90 sono ulteriormente scesi, e così negli anni duemila, fino a crollare negli ultimi anni. L’economia è in crisi, ma i parametri Ue sono ancora quelli della crescita presunta. «In base al principio “ad impossibilia nemo tenetur”, questi parametri sono annullabili». Galloni e DraghiIn una situazione recessiva, che senso ha limitare ancora il deficit al 3% del Pil, e il debito pubblico al 60% del prodotto interno lordo? «Non si era prevista una situazione di crisi e recessione? Male: allora l’accordo era mal fatto, quindi bisogna modificarlo».
Comunque, ragiona Galloni, «riguardo al parametro debito-Pil, quelli che firmarono per l’Italia ai tempi di Maastricht non lo sapevano, che il debito italiano aveva superato il Pil già da anni? Perché sono andati a firmare che il debito pubblico doveva scendere sotto il 60%, quando già era al 115%?». Secondo l’economista, «sarebbe stato meglio dire: debito pubblico e debito privato non possono superare il 400%».
In quel caso, oltretutto, noi italiani «saremmo “virtuosi” insieme alla Germania, mentre oggi tutti gli altri paesi sono oltre il 400%, se si somma il debito dello Stato a quello delle famiglie e delle imprese». In altre parole, «noi siamo le pecore nere solo per il debito dello Stato, ma si sa che grossomodo il debito pubblico corrisponde alla ricchezza privata».
Vie d’uscita, a parte le polemiche sul Mes? Per Galloni, «qui bisogna mettersi intorno a un tavolo seriamente – Italia, Francia e Germania in primis – e dire: rispettiamo solo i parametri che abbiano un senso (e questi non ne hanno: lo sanno pure i sassi). E che siano parametri espressi da organi che sanno di cosa stanno parlando, e non da politici che vanno a svendere i loro paesi».
(Fonte: video-intervento di Nino Galloni su YouTube registrato con Marco Moiso il 20 novembre 2019).

sabato 21 marzo 2020

La Corte costituzionale tedesca deciderà il futuro di euro e UE il 5 maggio



di Antonio Di Siena
La notizia sta passando sotto silenzio praticamente in tutta Europa (specialmente in Italia) per questo parlarne è di fondamentale importanza.
Il 5 maggio la Corte Costituzionale tedesca si pronuncerà definitivamente sulla compatibilità del quantitative easing dell’era Mario Draghi con i principi fondamentali dello stato tedesco.
Una sentenza già prevista per il 24 marzo e rinviata (con molte resistenze) solo a causa dell’emergenza coronavirus a cui i tedeschi tengono molto e che potrebbe decidere una volta per tutte le sorti dell’UE e quindi dell’Italia.
La Corte di Karlsruhe non è nuova a gudizi di questo tipo, già nel 2013 infatti aveva sottoposto a vaglio il programma OMT (Outright monetary transactions), il famoso “scudo antispread” ipotizzato (e mai utilizzato) dalla BCE, che prevedeva acquisto illimitato di titoli di Paesi membri con spread fuori controllo.
Un giudizio che fu promosso dai falchi della CDU e doveva sostanzialmente occuparsi di accertare se: 1) la BCE stesse travalicando le sue funzioni (garanzia della stabilità dei prezzi); 2) se il meccanismo OMT fosse un modo fraudolento di aggirare il divieto di finanziamento degli Stati membri.
Dopo un lungo conflitto di competenze, nel 2016, la Corte dichiarò legittimo lo scudo antispread a patto che la BCE si attenesse scrupolosamente al rispetto di limiti di utilizzo molto stringenti. Fra questi il principale era che il loro volume dovesse essere estremamente limitato e preordinato.
Ora il problema è che alla luce di questo un QE da 750 mld rischia di far saltare il banco.
Sia per l’importo complessivo dell’operazione, sia perché un piano di acquisti forzati e cadenzati nel tempo determinerà per forza di cose un ulteriore scostamento dalle quote imposte dal capital key, in un contesto già fortemente sbilanciato in favore dei Paesi meno “virtuosi”.
Detto in altre parole si rischia che in pochissimo tempo non ci siano più bund tedeschi da comprare. Quindi per poter efficacemente attuare questo nuovo gigantesco QE la BCE dovrebbe necessarimente cambiare le regole, in modo da poter procedere ad acquisti massicci di titoli degli Stati con debiti più alti (Spagna e Italia in primis).
Ma questo inevitabilmente non solo violerebbe quei paletti posti dalla giurisprudenza di Karlsruhe in tema di OMT, ma farebbe al contempo aumentare la percezione di un QE esclusivo strumento di sostegno ai PIIGS.
Come è evidente quindi la questione è tutt’altro che una bazzecola.
Perché in uno scenario in cui per salvare l’Europa l’unica strada realmente percorribile è quella di una Germania che accetta politicamente (e pacificamente) di modificare ancora una volta le capital key (o magari di rinunciarvi definitivamente), i tedeschi stanno facendo l’esatto contrario.
Con la scusa che la questione dei limiti del mandato della Bce è orma diventata troppo centrale nella giurisprudenza costituzionale infatti, i tedeschi stanno di fatto demandando la decisone su QE e capital key al loro potere giurisdizionale. E il ricambio di organico in seno alla Corte di Karlsruhe lascia ipotizzare che insieme ad esso stia avvenendo un contestuale cambio di orientamento rispetto al passato.
Se così fosse o il piano Lagarde finirebbe vincolato agli stessi limiti posti a suo tempo per il piano OMT diversamente Berlino si chiamerebbe fuori.
Per questo affermare che il nuovo QE rischia di saltare per davvero non è un’assurdità.
In questo quadro quindi assume tutta un’altra logica e coerenza la notizia trapelata stanotte (e non ancora smentita) di Conte che avrebbe chiesto l’attivazione del MES.
Detto in parole più semplici.
Non ha nessun senso chiedere il MES se la BCE ha realmente cambiato orientamento di politica monetaria ed è pronta a creare dal nulla 750 mld di €. Se lo si fa evidentemente questo cambio di paradigma non è avvenuto.
Con tutta evidenza quindi, e consci dell’imminente decisione della giurisprudenza tedesca, alla BCE non hanno fatto altro che orchestrare un grande bluff (resta solo da capire se con o senza la complicità del Governo italiano).
In ogni caso fra un mese in mezzo il piano salva Europa potrebbe saltare per aria. E qualcuno rischia di restare col cerino in mano e la Troika in casa. Indovinate chi è.
FONTE: lantidiplomatico.it
LINK: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_corte_costituzionale_tedesca_decider_il_futuro_di_euro_e_ue_il_5_maggio/29278_33706

venerdì 20 marzo 2020

Il coronavirus e la Gates Foundation



F. William Engdahl
journal-neo.org
Probabilmente, nessuno è mai stato più attivo nella promozione e nel finanziamento della ricerca sui vaccini per la prevenzione dei coronavirus di Bill Gates e della Bill and Melinda Gates Foundation. Dalla sponsorizzazione di una simulazione di una pandemia globale di coronavirus, poche settimane prima che fosse annunciata l’epidemia di Wuhan, al finanziamento di numerose iniziative aziendali per la sintesi di un nuovo vaccino per un virus apparentemente nuovo, in prima fila troviamo sempre il sig. Gates. Che cosa significa questo in realtà?
Dobbiamo ammettere che Bill Gates era stato, come minimo, profetico. Aveva sostenuto per anni che sarebbe arrivata una devastante pandemia globale, di fronte alla quale ci saremmo trovati impreparati. Il 18 marzo 2015, Gates aveva parlato alla TED [Technology Entertainment Design] sull’epidemia all’epoca in corso a Vancouver. Quel giorno aveva scritto sul suo blog: “Ho appena tenuto un breve discorso su un argomento di cui recentemente ho imparato molto: le epidemie. L’epidemia di Ebola in Africa Occidentale è una tragedia: mentre scrivo, sono morte più di 10.000 persone.” Gates aveva poi aggiunto: “Per quanto terribile possa essere questa epidemia, la prossima potrebbe essere assai peggiore. Il mondo, semplicemente, non è preparato ad affrontare certi tipi di patologie, per esempio un’influenza particolarmente virulenta che colpisca un gran numero di persone in tempi molto rapidi. Di tutte le cose che potrebbero uccidere 10 o più milioni di persone, la più probabile è un’epidemia.”
Nello stesso anno, il 2015, Bill Gates aveva scritto un articolo per il New England Journal of Medicine intitolato “The Next Epidemic: Lessons from Ebola.” Nel pezzo descriveva una classe speciale di farmaci che “avrebbero fornito ai pazienti una serie di particolari sostanze a base di RNA che avrebbero consentito loro di produrre proteine specifiche (anticorpi compresi). Anche se questo è un campo assolutamente nuovo, è tuttavia promettente, perché è possibile che una terapia sicura possa essere progettata e prodotta su larga scala in tempi relativamente brevi. Una ricerca di base più approfondita e il progresso di aziende come Moderna e CureVac potrebbero, infine, rendere questo approccio uno strumento chiave nella lotta alle epidemie.” Moderna e CureVac oggi ricevono fondi dalla Gates Foundation e sono in testa alla corsa per lo sviluppo di un vaccino certificato per il COVID-19 basato sull’mRNA.
Il 2017 e il finanziamento dalla CEPI
Una pandemia globale simile all’influenza è infatti una cosa per cui Gates e la sua ben fornita fondazione si preparano da anni. Nel 2017, durante il Forum economico mondiale di Davos, Gates aveva dato vita ad un’iniziativa denominata CEPI, Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, insieme ai governi di Norvegia, India, Giappone, Germania e con la partecipazione del Wellcome Trust del Regno Unito. Lo scopo dichiarato era “accelerare lo sviluppo dei vaccini di cui avremo bisogno per contenere l’insorgere di future epidemie.” All’epoca aveva fatto notare che “Un’area promettente della ricerca sullo sviluppo dei vaccini sta usando i progressi della genomica per mappare il DNA e l’RNA di vari patogeni e produrre vaccini.” Ritorneremo su questo argomento.
Event 201
Nel 2019, Bill Gates, insieme alla sua fondazione, aveva continuato a gonfie vele con i suoi scenari pandemici. Aveva realizzato un documentario trasmesso da Netflix dove si ipotizzava uno scenario inquietante. Nel video, una puntata della serie “Explained,” si faceva l’ipotesi di un mercato di prodotti deperibili in Cina dove erano accatastati animali vivi e morti e da cui originava un virus ad elevata mortalità che si diffondeva poi a livello globale. Gates nel video fa la parte dell’esperto ed avverte: “Se pensate a qualcosa che potrebbe uccidere milioni di persone, una pandemia è il rischio maggiore.” Aveva detto che, se non fosse stato fatto nulla per prepararsi alle pandemie, sarebbe arrivato il momento in cui il mondo avrebbe guardato indietro e si sarebbe rammaricato di non aver investito di più in potenziali vaccini. Questo alcune settimane prima che il mondo venisse a sapere di pipistrelli e di un mercato della carne cruda a Wuhan, in Cina.
Ad ottobre 2019, la Gates Foundation aveva collaborato con il World Economic Forum e il Johns Hopkins Center for Health Security per mettere in atto quella che era stata definita la simulazione di uno scenario “immaginario,” che coinvolgeva alcune delle figure di spicco del settore della sanità pubblica. Si chiamava Event 201.
Come descritto nel suo sito Web, Event 201 simulava “l’improvvisa diffusione di un nuovo coronavirus zoonotico trasmesso dai pipistrelli ai maiali e quindi agli esseri umani e che alla fine diventa rapidamente trasmissibile da persona a persona, causando una grave pandemia. L’agente patogeno e la malattia derivante sono in gran parte modellati sulla SARS, ma [il virus] è maggiormente trasmissibile in ambito comunitario dalle persone con sintomi lievi.”
Nello scenario di Event 201 la malattia ha origine in un allevamento di suini in Brasile, si diffonde nelle regioni povere e, alla fine, esplode in un’epidemia. La malattia viene diffusa dal traffico aereo in Portogallo, negli Stati Uniti, in Cina ed oltre, al punto che nessun paese è più in grado di controllarla. Lo scenario, nel primo anno, non prevede la disponibilità di un vaccino. “Dal momento che l’intera popolazione umana è contagiabile, durante i primi mesi della pandemia il numero cumulato dei casi aumenta esponenzialmente, raddoppiando ogni settimana.”
La simulazione termina quindi dopo 18 mesi, dopo che questo coronavirus immaginario ha causato 65 milioni di morti. “La pandemia inizia a rallentare a causa della diminuzione del numero di vettori contagiabili. La pandemia continuerà con un certo trend fino a quando non sarà disponibile un vaccino efficace o fino a quando non sarà stato contagiato l’80-90% della popolazione mondiale.”
I partecipanti ad Event 201
Per quanto interessante possa essere lo scenario immaginario del preveggente Event 201 della Gates-Johns Hopkins dell’ottobre 2019, l’elenco dei relatori invitati a partecipare all’immaginaria risposta globale è altrettanto interessante.
Tra i “partecipanti” selezionati, come venivano chiamati, c’era George Fu Gao. In particolare, il Prof. Gao è il direttore, fin dal 2017, del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie. La sua specializzazione include la ricerca sulla “trasmissione interspecie dei virus dell’influenza (salto dell’ospite) … Si interessa anche di ecologia virale, in particolare dei rapporti tra i virus dell’influenza e gli uccelli migratori o i mercati di pollame vivo, dell’ecologia virale e della biologia molecolare derivata dai pipistrelli.” Ecologia virale derivata dai pipistrelli …
Oltre al prof. Gao, tra gli altri relatori era presente l’ex vicedirettrice della CIA dell’amministrazione Obama, Avril Haines, che aveva anche ricoperto la carica di assistente del Presidente Obama e di vice consigliere per la sicurezza nazionale. Un altro dei protagonisti dell’evento sponsorizzato da Gates era il contrammiraglio Stephen C. Redd, direttore dell’Ufficio di preparazione e risposta della sanità pubblica presso i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). Lo stesso CDC è al centro di un enorme scandalo per la mancanza di test adeguati per il riconoscimento dei casi di COVID-19 negli Stati Uniti. La preparazione di questo ente si è dimostrata tutt’altro che lodevole.
A completare il gruppo c’era Adrian Thomas, il vicepresidente della chiacchieratissima Johnson & Johnson, la gigantesca azienda medica e farmaceutica. Thomas è il responsabile della preparazione alle pandemie per la J&J, compreso lo sviluppo di vaccini per Ebola, Dengue e HIV. E c’era Martin Knuchel, responsabile della gestione crisi, emergenze e continuità operativa per la Lufthansa Group Airlines. La Lufthansa è stata una delle più importanti compagnie aeree a tagliare drasticamente i voli durante la crisi pandemica di COVID-19.
Tutto ciò dimostra che Bill Gates era molto preoccupato per la possibilità di un focolaio di pandemia globale che, secondo lui, avrebbe potuto causare anche più decessi di quelli attribuiti alla misteriosa influenza spagnola del 1918, un avvertimento che aveva già lanciato negli ultimi cinque anni o più. La Bill & Melinda Gates Foundation è anche coinvolta nel finanziamento per la ricerca di nuovi vaccini che utilizzano la nuovissima tecnica dell’editing genico CRISPR ed altre tecnologie.
I vaccini per il coronavirus
I fondi della Gates Foundation promuovono lo sviluppo dei vaccini su tutti i fronti. Inovio Pharmaceuticals, in Pennsylvania, ha ricevuto 9 milioni di dollari dalla CEPI, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, finanziata da Gates, per sviluppare un vaccino, INO-4800, la cui sperimentazione sull’uomo inizierà ad aprile, un lasso di tempo sospettosamente breve. Come se non bastasse, la Gates Foundation ha appena dato alla società altri 5 milioni di dollari per sviluppare un dispositivo proprietario ‘smart’ per la somministrazione intradermica del nuovo vaccino.
Inoltre, i fondi della Gates Foundation, tramite la CEPI, stanno finanziando lo sviluppo di una metodica di vaccinazione di tipo completamente nuovo, nota come RNA messaggero o mRNA.
[La CEPI] sta anche co-finanziando la società biotecnologica di Cambridge, Massachusetts, la Moderna Inc., per lo sviluppo di un vaccino contro il nuovo coronavirus di Wuhan, ora chiamato SARS-CoV-2. L’altro partner di Moderna è l’Istituto nazionale americano per le allergie e le malattie infettive (NIAID), che fa parte del National Institutes of Health (NIH). Il direttore del NIAID è il dott. Anthony Fauci, responsabile del servizio di risposta di emergenza ai virus dell’amministrazione Trump. La cosa interessante del vaccino contro il coronavirus di Fauci-Gates-Moderna, mRNA-1273, è che è stato sintetizzato nel giro di poche settimane, non anni, e il 24 febbraio è stato subito trasferito al NIH di Fauci per essere testato su cavie umane, non su topi come da prassi normale. Il principale consulente medico di Moderna, Tal Zaks, ha affermato: “Non credo che testarlo in un modello animale sia fondamentale per farlo arrivare alla sperimentazione clinica.”
Un’altra rimarchevole ammissione di Moderna sul suo sito Web è la dichiarazione di non responsabilità, “Nota speciale relativa alle dichiarazioni previsionali: … Questi rischi, incertezze ed altri fattori includono, tra gli altri: … il fatto che non vi sia mai stato un prodotto commerciale approvato per l’uso che utilizzi la tecnologia mRNA.” In altre parole, assolutamente non testato per la salute e la sicurezza umana.
Un’altra società biotecnologica che usa questa tecnologia non sperimentata dell’mRNA per sviluppare un vaccino contro il COVID-19 è una società tedesca, la CureVac. Fin dal 2015, CureVac ha ricevuto fondi dalla Gates Foundation per sviluppare la propria tecnologia mRNA. A gennaio, la CEPI di Gates aveva concesso [a questa azienda] oltre 8 milioni di dollari per sviluppare un vaccino mRNA contro il nuovo coronavirus.
Aggiungeteci il fatto che la Gates Foundation ed entità correlate come la CEPI sono i maggiori finanziatori dell’ente pubblico-privato noto come OMS e che il suo attuale direttore, Tedros Adhanom, il primo direttore dell’OMS della storia senza una laurea in medicina, aveva lavorato per anni sull’HIV con la Gates Foundation quando ricopriva la carica di ministro nel governo etiope. Vediamo così che non esiste praticamente un’area dell’attuale pandemia di coronavirus in cui non si trovino tracce dell’onnipresente Gates. Se questo è per il bene dell’umanità o un motivo di preoccupazione, solo il tempo ce lo dirà.
F. William Engdahl

mercoledì 18 marzo 2020

LA CINA È IMPEGNATA IN UNA GUERRA IBRIDA CON GLI STATI UNITI



di Pepe Escobar
Le ricadute dell’epidemia di Covid-19 mettono Pechino e Washington in rotta di collisione.
Tra la miriade di effetti geopolitici del coronavirus, uno è già evidente. La Cina si è riposizionata. Per la prima volta dall’inizio delle riforme di Deng Xiaoping nel 1978, Pechino considera apertamente gli Stati Uniti come una minaccia, come ha dichiarato il Ministro degli Esteri Wang Yi un mese fa alla Conferenza di Monaco su Sicurezza, al culmine della lotta contro il coronavirus.
Pechino sta modellando con cautela e gradualmente la storia secondo cui, dall’inizio dell’esplosione epidemica del coronavirus, i leader sapevano di essere stati attaccati da un azione di guerra ibrida. La terminologia di Xi è un indizio importante. Ha detto, per la cronaca, che la Cina era in guerra. E, come contrattacco, doveva essere lanciata una “guerra popolare”.
Inoltre, ha descritto il virus come un demone o un diavolo. Xi è un confucianista. A differenza di altri pensatori cinesi, Confucio era riluttante a discutere delle forze e del giudizio soprannaturale nell’aldilà . Tuttavia, nel contesto culturale cinese, il diavolo significa “diavoli bianchi” o “diavoli stranieri”: guailo in mandarino, gweilo in cantonese. Ecco come Xi ha fatto una dichiarazione molto forte nel codice confuciano.
Quando Zhao Lijian , portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, ha espresso, in un tweet incandescente, la possibilità che ” l’esercito americano potrebbe aver portato l’epidemia a Wuhan ” – la prima dichiarazione sull’argomento emessa da un alto funzionario politico – Pechino stava inviando un pallone di prova affermando che i guanti erano stati finalmente rimossi. Zhao Lijian ha fatto riferimento direttamente ai Giochi militari di Wuhan nell’ottobre 2019, che comprendevano una delegazione di 300 militari statunitensi.
il portavoce ha citato direttamente il direttore del CDC statunitense Robert Redfield che, quando gli è stato chiesto la scorsa settimana (in audizione davanti al Congresso) se alcuni decessi avvenuti negli Stati Uniti per coronavirus erano stati scoperti in modo postumo, lui ha risposto che ” alcuni casi sono stati effettivamente diagnosticati oggi a titolo postumo negli Stati Uniti “.
La conclusione esplosiva di Zhao è che il Covid-19 era già in diffusione negli Stati Uniti prima di essere identificato a Wuhan – a causa dell’incapacità ormai ben documentata degli Stati Uniti di testare e verificare le differenze rispetto alla semplice influenza.
Aggiungendo al fatto che sono state sequenziate le variazioni del genoma del coronavirus in Iran e in Italia ed è stato rivelato che non appartengono alla varietà che ha infettato Wuhan, i media cinesi ora fanno apertamente domande e riguardano la chiusura avvenuta in agosto del “pericoloso” laboratorio di armi biologiche a Fort Detrick , i Giochi militari e l’epidemia di Wuhan. Alcune di queste domande sono state poste (senza risposta) agli Stati Uniti.
Ulteriori domande persistono sull’evento occulto 201 a New York il 18 ottobre 2019: una prova per una pandemia globale causata da un virus mortale – che sembra essere un coronavirus. Questa magnifica coincidenza è avvenuta un mese prima dello scoppio dell’epidemia a Wuhan.
L’evento 201 è stato sponsorizzato dalla Bill & Melinda Gates Foundation, dal World Economic Forum (GEF), dalla CIA, da Bloomberg, dalla John Hopkins Foundation e dalle Nazioni Unite. I World Military Games si aprirono a Wuhan nello stesso giorno esatto.
Indipendentemente dalla sua origine, che non è ancora definitivamente stabilita , e dai tweet di Trump sul “virus cinese”, il Covid-19 pone già domande estremamente serie sulla biopolitica (dov’è Foucault quando citiamo lui?) e il bioterrorismo.
L’ipotesi di lavoro secondo cui il coronavirus è un’arma biologica molto potente ma che non causa l’Armageddon lo rivela come un veicolo perfetto per un controllo sociale diffuso – su scala globale.
Proprio come uno Xi completamente mascherato in visita in prima fila a Wuhan la scorsa settimana ha dimostrato vividamente al mondo che la Cina, con immenso sacrificio, sta vincendo la “guerra popolare” contro Covid-19 , La Russia, in uno attacco di Sun Tzu a Riyadh che ha provocato un barile di petrolio molto più economico, ha aiutato a tutti gli effetti a dare il via all’inevitabile ripresa dell’economia cinese. Ecco come funziona una partnership strategica.
La scacchiera geopolitica si sta evolvendo alla velocità della luce. Una volta che Pechino ha identificato il coronavirus come un attacco con armi biologiche, la “guerra popolare” è stata lanciata con la piena forza dello stato cinese. Metodicamente. Basato su “tutto ciò che costa”. Stiamo entrando in una nuova fase, che verrà utilizzata da Pechino per ricalibrare in profondità l’interazione con l’Occidente e in contesti molto diversi quando si tratta di Stati Uniti e UE.
Il soft power è fondamentale. Pechino ha inviato un volo Air China in Italia con 2.300 grandi scatole piene di maschere e presidi sanitari recanti il ​​seguente testo: ” Siamo le onde dello stesso mare, le foglie dello stesso albero, i fiori dello stesso giardino “. La Cina ha anche inviato significativi aiuti umanitari all’Iran, in modo significativo attraverso otto voli di Mahan Air, una compagnia aerea soggetta a sanzioni illegali e unilaterali da parte dell’amministrazione Trump.
A tal proposito, il presidente serbo Aleksandar Vucic non avrebbe potuto essere più esplicito:
“ L’unico paese che può aiutarci è la Cina. Ora avete capito tutti che la solidarietà europea non esiste. È stata una fiaba su carta ”.
Cuba si afferma come un potere biotecnologico
Sotto severe sanzioni e demonizzato per secoli, Cuba è ancora in grado di compiere scoperte, anche nel campo della biotecnologia. L’anti-virale Heberon – o Interferone Alpha 2b – un prodotto terapeutico, non un vaccino, è stato usato con grande successo nel trattamento del coronavirus. Una joint venture in Cina sta producendo una versione inalabile e almeno 15 nazioni sono già interessate all’importazione di questo prodotto terapeutico, nato su brevetto cubano.
Squadre di militari cinesi nella disinfezione
Ora confronta tutto questo con l’amministrazione Trump, che ha offerto un miliardo di dollari per arruolare gli scienziati tedeschi che lavorano nella società di biotecnologia Curevac , con sede in Turingia, che stanno lavorando su un vaccino sperimentale contro Covid-19, in modo che questo possa ‘essere usato come vaccino “soltanto per gli Stati Uniti” (gli USA vogliono il monopolio del vaccino per avere un’arma di ricatto in più).
Psy-op di ingegneria sociale?
Sandro Mezzadra, coautore con Brett Neilson del libro di punta “The Politics of Operations: Excavating Contemporary Capitalism”, sta già cercando di concettualizzare la situazione attuale nella lotta contro Covid-19.
Siamo di fronte a una scelta tra una corrente malthusiana – ispirata al darwinismo sociale – “guidata dall’asse Johnson-Trump-Bolsonaro” e, d’altra parte, una corrente che punta alla ” riqualificazione della salute pubblica come strumento fondamentale ”, illustrato da Cina, Corea del Sud e Italia. Ci sono lezioni essenziali da trarre dalle esperienze della Corea del Sud, di Taiwan e di Singapore.
L’opzione più difficile, osserva Mezzadra, è tra la ” selezione naturale della popolazione “, con migliaia di morti, e la ” difesa della società ” ricorrendo a ” vari gradi di autoritarismo e controllo sociale ” . È facile immaginare chi trarrà beneficio da questa reingegnerizzazione sociale, un remix del 21 ° secolo della ” Mask of Red Death ” di Poe.
Nel mezzo di tanta sfortuna, conta sull’Italia per offrirci sfumature di luce alla Tiepolo. L’Italia ha scelto l’opzione Wuhan, con conseguenze immensamente serie per la sua già fragile economia. Gli italiani in quarantena hanno reagito notevolmente cantando sui loro balconi: un vero atto di rivolta metafisica.
Per non parlare della poetica giustizia della vera Santa Corona sepolta nella città di Anzu dal IX secolo. Santa Corona era un cristiano che fu ucciso durante il regno di Marco Aurelio nel 165 d.C. e fu per secoli uno dei santi protettori delle pandemie.
Perfino i trilioni di dollari caduti dal cielo con un atto di divina misericordia da parte della Fed non potevano curare il Covid-19. I “leader” del G-7 organizzarono una videoconferenza e realizzarono la loro ignoranza, anche se la lotta della Cina contro il coronavirus ha dato all’Occidente un vantaggio di diverse settimane.
Il Dr. Zhang Wenhong , con sede a Shanghai, uno dei massimi esperti cinesi di malattie infettive, le cui analisi sono state finora perfette, afferma oggi che la Cina è emersa dai giorni più bui della ” guerra popolare “contro Covid-19. Ma non pensa che sarà finito entro l’estate. Ora estrapoliamo quanto lui dice al mondo occidentale.
Non è nemmeno ancora primavera, e sappiamo già che ci è voluto un virus per spezzare spietatamente il Dio del Mercato (venerato dai mondialisti). A partire da venerdì, Goldman Sachs aveva dichiarato a non meno di 1.500 aziende che non vi era alcun rischio sistemico. Era già una affermazione sbagliata.
Le fonti bancarie di New York mi hanno detto la verità: il rischio sistemico è diventato molto più grave nel 2020 rispetto al 1979, 1987 o 2008 a causa del pericolo estremamente elevato di un crollo del mercato dei derivati ​​di 1,5 quadrilioni dollari.
Come hanno detto le fonti, la storia non ha mai visto nulla di simile all’intervento della Fed attraverso la sua poco compresa cancellazione dei requisiti di riserva delle banche commerciali, liberando un’espansione potenziale illimitata del credito per prevenire l’implosione derivati ​​derivanti da un crollo totale dei mercati delle materie prime e delle azioni in tutto il mondo.
Questi banchieri pensavano che avrebbe funzionato, ma come sappiamo ora, tutto questo rumore e furia non significavano nulla. Il fantasma di un’implosione di derivati ​​- in questo caso non causato dalla vecchia possibilità, la chiusura dello Stretto di Hormuz – rimane.
Crisi finanziaria
Stiamo appena iniziando a comprendere le conseguenze di Covid-19 per il futuro del turbo-capitalismo neoliberista. Quel che è certo è che l’intera economia mondiale è stata colpita da un interruttore insidioso, letteralmente invisibile. Potrebbe essere solo una “coincidenza”. Oppure, come alcuni sostengono coraggiosamente, può far parte di una possibile massiccia operazione psicologica che crea l’ambiente geopolitico e di ingegneria sociale perfetto per il dominio su tutto lo spettro.
Inoltre, durante la lunga e difficile strada, con immensi sacrifici umani ed economici, con o senza un riavvio del sistema mondiale, rimane una domanda più urgente: le élite imperiali dominanti sceglieranno ancora di continuare a fare la guerra ibrida contro la Cina?
Pepe Escobar
tradotto da Réseau International