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martedì 22 maggio 2018

DIVORZI, SUICIDI, PERDITA DI DIRITTI. GLI UOMINI NON SI SPOSANO PIU’



di Roberto PECCHIOLI
La rivoluzione antropologica che stiamo subendo ha molteplici facce. Una è l’attacco concentrico contro il maschio, la mascolinità, l’universo virile, i suoi valori. Femminicida, stupratore, molestatore seriale, violento. Questa è l’immagine maschile veicolata dal sistema di comunicazione e intrattenimento della società dello spettacolo; non è senza ragione se l’assalto è guidato da ambienti del cosiddetto infotainment. Il problema è serissimo. Si tratta di un’evidente operazione di ingegneria sociale che mira a sovvertire la natura, distruggendo il senso virile della vita in nome di un’equivoca riparazione storica di torti, e più concretamente, del compimento di una rivoluzione volta a omologare l’umanità in un unico indigeribile pappone, eliminando le differenze per costruire il consumatore globale, sradicato, androgino, eterodiretto.
Il sacerdote, il cavaliere e il lavoratore. Le tre funzioni della virilità perduta.
Sarebbe il caso che ne prendessero atto non solo gli uomini istupiditi da assurdi complessi di colpa o raggiunti dalla sindrome di Stoccolma che spinge a simpatizzare con il proprio persecutore, ma innanzitutto le donne, nel loro ruolo di compagne di vita, madri di giovani uomini deboli, fragili, senza direzione, nonché di responsabili educative dopo la conquista della maggioranza nella scuola.
Uno degli elementi che più sorprende è la fuga dal matrimonio, lo spavento che suscita nei giovani maschi. Lasciamo fuori ogni considerazione sul gender e le nozze omosessuali. Restiamo sul terreno naturale del rapporto uomo donna, sfidando il politicamente corretto che impone di tacere su questo, come su altri argomenti sensibili. I segnali d’allarme sono molteplici. Secondo il Centro di Ricerca Pew, un prestigioso think tank statunitense di elaborazione statistica, sul tema del matrimonio si sta producendo in Occidente una catastrofe. Mentre negli anni 80 uno schiacciante ottanta per cento di uomini americani tra i 25 e i 29 anni erano sposati, oggi la cifra è del 40 per cento: la metà esatta. Se valutiamo classi di età più adulte, il che dovrebbe favorire una maggiore convergenza statistica tra passato e presente, le differenze continuano ad essere enormi. Se allora l’85 per cento dei maschi dai 30 ai 34 anni erano sposati, adesso la percentuale nella stessa fascia di età raggiunge a malapena il 60 per cento.
Non è solo una questione di cifre. L’enorme decadenza dell’istituzione matrimoniale riguarda la natalità, la coesione sociale e il futuro delle nostre società. In Italia alla fine degli anni 70 si celebravano circa 400 mila matrimoni all’anno, con una popolazione di 50 milioni di abitanti. Nel 2016, il totale si è fermato a 195.000 su 60 milioni di residenti, un dato che è un modesto rimbalzo rispetto al primato negativo dell’anno precedente. L’età media in cui ci si sposava quarant’anni fa era di circa 25 anni e mezzo per la donna, due in più per l’uomo. A consultare i diagrammi dell’Istat, si trattava già di un significativo aumento rispetto a periodi precedenti. Nel 2016, l’età media dei nuovi matrimoni superò i 32 anni per le donne e 35 per gli uomini, anche se devono essere inseriti nel conto le seconde e terze nozze, poco ininfluenti nelle statistiche del passato.
Ovvia è la diretta incidenza sulla natalità. Infatti, nel desolante silenzio della politica e del potere viviamo da anni l’inverno demografico. L’Italia ha il poco invidiabile primato di seconda nazione più vecchia del mondo, nonché un indice di fertilità di 1,26 figli per donna. L’estinzione è rapida e sicura. I figli arrivano sempre più tardi. In quattro decenni, l’età delle primipare si è alzata di ben quattro anni e mezzo: 32, 6 contro 28 per il primo figlio che spesso rimane l’unico. Il ritardo, ovviamente, si ripercuote sulla possibilità biologica e la volontà della coppia di avere altri discendenti. Ci si abitua, anzi si preferisce vivere senza figli.
Quarant’anni dopo la legge sull’aborto, mancano sei milioni di nuovi nati e se consideriamo persona il feto rifiutato, l’interruzione di gravidanza legale diventa la maggiore causa di mortalità dei paesi europei. Anche con le cifre in diminuzione (ma ci sono la pillola del giorno dopo e la generalizzazione degli anticoncezionali) ogni giorno si eliminano in Italia almeno 200 nuove vite. E’ come se chiudessimo una scuola ogni due o tre giorni. In un paio di settimane, gli aborti legali equivalgono alle vittime di incidenti stradali di un intero anno.
In soli vent’anni la percentuale di donne che considera il matrimonio molto importante è tuttavia aumentato di diversi punti, dal 28 per cento del 1997 al 37 del 2017. Significativamente è crollato specularmente il numero di uomini che la pensa allo stesso modo: dal 35 al 29 per cento. Sono freddi numeri, ma la loro costanza nel tempo ne certifica la drammaticità. La nostra è una società non malata, ma moribonda.
Vediamo di darne una valutazione, una volta tanto, dal punto di vista maschile. Se l’uomo attribuisce sempre meno importanza al matrimonio non è solo per il crollo del senso di responsabilità, per una infantilizzazione di massa con annessa sindrome da Peter Pan o per assaporare il gusto sempre più amaro di una libertà fatta di assenza di vincoli. Un serio elemento psicologico è l’esistenza e il continuo allargarsi di legislazioni concepite per beneficiare sistematicamente la donna nelle questioni dove può sorgere conflitto. In siffatte condizioni è naturale che il maschio, più o meno coscientemente, si senta vessato, messo da parte, colpevolizzato per il fatto di essere tale. La conseguenza è una ulteriore fuga dalle responsabilità, sino a concepire il matrimonio come pericoloso. Si finisce per pensare che ciò una denuncia di una donna può rovinarci, magari in assenza di prove.
La legislazione e il senso comune indotto rispetto a diversi comportamenti hanno portato alla rottura dell’uguaglianza di fronte alla legge e della presunzione di innocenza, inducendo un enorme fattore di sfiducia tra uomini e donne. Naturalmente, nessuna tolleranza per attitudini violente e comportamenti da censurare, ma osserviamo forme di discriminazione legale a carico del maschio.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda i suicidi, con la maggior probabilità di togliersi la vita nella fascia di età tra i 45 e 49 anni per i maschi divorziati o reduci da separazione. E’ noto il maggiore tasso di suicidi dell’uomo rispetto alla donna, in una proporzione superiore a due a uno. Tale dato esplode in modo incredibile tra divorziati e separati di ambo i sessi, con esiti davvero laceranti. Le donne aumentano il tasso di suicidio da 2,5 ogni 100 mila a 6, ma l’uomo passa da 6 per centomila a un drammatico 38 per centomila. Il tasso di suicidi raddoppia nelle donne, ma si moltiplica per sei negli uomini: raggelante.
Pare dunque che rinunciare al matrimonio sia per alcuni uomini una sorta di autodifesa esistenziale. Siamo convinti che a ciò non sia estranea la legislazione, fondata sulla discriminazione “positiva” a favore delle donne, che fa supporre l’incrinatura del principio di uguaglianza davanti alla legge, lasciando l’uomo in posizione di inferiorità. Forse una vendetta postuma dinanzi a errori del passato, ma nulla la giustifica in società individualiste fondate sull’ideologia dell’uguaglianza. Sono sempre di più gli uomini che prendono atto della spiacevole realtà e rifuggono dagli impegni. Per quanto le statistiche siano variamente interpretabili, sino al 15 per cento dei suicidi potrebbero avere una relazione con i divorzi. Balza agli occhi la relazione tra l’enorme divergenza statistica tra i sessi e le legislazioni favorevoli alla donna. Aggravi economici pesanti, perdita di autostima, l’abbandono forzato dei figli, la difficoltà di vederli, la casa coniugale assegnata alla moglie in due terzi dei casi, l’intrusione non imparziale di figure come psicologi e assistenti sociali.
Se in principio la rivoluzione sessuale successiva al Sessantotto poté sembrare un paradiso per il maschio, le sue conseguenze non lo sono state affatto. L’introduzione degli anticoncezionali nelle relazioni di coppia, oltre a diminuire drasticamente la possibilità (e la volontà) di fecondazione, hanno generalizzato le relazioni sessuali occasionali, sporadiche, i giovani sono educati ad una sessualità come divertimento, intrattenimento quasi ludico privo di legami. La logica conseguenza sono generazioni è sempre più restie ad assumere impegni seri, stabili e meno ancora a tempo indeterminato. Pare che il mercato del lavoro precario faccia il paio con legami sentimentali brevi, precari, sentiti come provvisori, a scadenza.
Diventa superflua la funzione del matrimonio, quella di indirizzare, stabilizzare la pulsione sessuale. Poiché la sessualità è vissuta pienamente prima e fuori del matrimonio, molti non vedono ragione per assumere impegni che nessuno sembra più esigere. Gli anticoncezionali si trasformano in un rischio aggiunto per l’istituzione familiare. Diciamola tutta: la banalizzazione delle relazioni sessuali ha sminuito la donna agli occhi di molti uomini. Non è certo un bene, ma è un fatto, specie alla luce delle differenze tra i due sessi poste dalla natura che il nostro tempo non vuole riconoscere, prigioniero del dogma di un’uguaglianza biologica e comportamentale manifestamente infondata.
Intanto, le attuali situazioni fattuali di inferiorità giuridica hanno generato un aumento della misoginia tra i giovani uomini. Ogni inchiesta seria segnala tale tendenza, nonostante l’orchestra mediatica progressista cerchi di negare o relativizzare dati che mettono in questione il modello vigente. Tra i suoi fattori emerge l’insistenza educativa su un’uguaglianza intesa non come pari opportunità, ma come negazione del dimorfismo sessuale della specie umana, ovvero della naturale diseguaglianza tra i sessi. Un altro aspetto è la diffusione della pornografia e il suo consumo in età molto precoci, che svaluta la donna ad oggetto da usare a piacimento, trasformandola in mezzo di soddisfazione sessuale per uomini regrediti a puro istinto.
Intanto, mentre le mogli e i figli godono di sempre maggiori diritti, il maschio adulto li va perdendo. Non è quindi strano che nelle attuali circostanze gli uomini sentano una crescente riluttanza a prendere un impegno come il matrimonio, che produce in loro una sensazione di subordinazione e insicurezza. Il tema è delicato, richiede equilibrio, cautela e grande sensibilità. Ancora una volta, tuttavia, viene a galla l’incredibile eterogenesi dei fini di una società sottilmente ideologica come la nostra. L’ideologia è quella dell’identico in ogni campo, tranne naturalmente quello economico, dove le disuguaglianze più rivoltanti, disumane, immorali vengono giustificate, enfatizzate, poste come prova del “successo”. Uomini e donne non sono nemici né devono diventare tali. Sono creature complementari, le due facce dell’umanità, della natura, della creazione.
Esagerazioni o errori del passato vanno corretti, non sostituiti con ingiustizie di segno uguale e contrario. Ne va dell’umanità intera, in particolare di quella europea e occidentale, sottoposta da mezzo secolo a uno sconvolgente cambio di paradigma antropologico ed esistenziale, con il quale, tra altri spropositi, si sta distruggendo il senso virile della vita. Non crediamo che ciò corrisponda all’interesse femminile, ma a quello di chi ha ridotto i sessi, anzi i generi, due, quattro o ventidue, secondo le recenti follie mascherate da conquiste, ad altrettante variabili dipendenti di un Dio falso, bugiardo e esigentissimo, il Mercato. Divide et impera. Niente di nuovo sotto il sole, infine.
  Roberto PECCHIOLI
https://www.maurizioblondet.it/divorzi-suicidi-perdita-di-diritti-gli-uomini-non-si-sposano-piu/

lunedì 21 maggio 2018

Alberto Micalizzi: Il mio giudizio sul Contratto di Governo


fonte PandoraTV

#renziapezzi di Stefano Davidson




#renziapezzi
Con buona pace del DeG. (che comunque si disse "montiano" ed io ricordo)
Pezzi di mascalzone, pezzi di Tiziano
Pezzi di lungarno, pezzi di aereoplano
Pezzi di referendum, pezzi di Costituzione
Pezzi di Europa da servire, pezzi d'euro sovrano
Pezzi di Storia, pezzi di PiDìvisione
Pezzi di Resistenza, pezzi di Nazione
Pezzi di De Benedetti, pezzi di Berlusconi
Pezzi di merda, pezzi di collusioni
Pezzi di suicidi, pezzi di speculatori
Pezzi di golpe, pezzi di traditori
Pezzi di vitalizi e pezzi di fiducia
Pezzi di tagliola pezzi di chi s'inciucia
Pezzi di banche contro pezzi di persone
Pezzi di fame, pezzi di immigrazione
Pezzi di balle e pezzi di presunzione
Pezzi di welfare e pezzi di pensione
Pezzi di Renzi, pezzi di aria fritta
Ognuno è fabbro della sua sconfitta
E ognuno merita il suo destino
Chiudi gli occhi e vai in culo, Matteino!

Stefano Davidson

"essere" idioti senza speranza ,di Stefano Davidson

Immagine del profilo di Stefano Davidson, L'immagine può contenere: 1 persona, barba e primo piano

Considerato quanto accaduto al Paese nell'ultimo quarantennio (come minimo) parlare di incompetenza di chi, non ancora al governo non ha ovviamente mosso foglia e di imminenti disastri, più che "un fare" in malafede pare un "essere" idioti senza speranza e spiega appunto perché il Paese è arrivato a questo punto.
Stefano Davidson

Sentire Maria Etruria Coscia che dice "Con governo Lega/grillini a rischio i risparmi degli italiani"



Di Stefano Davidson
Sentire Maria Etruria Coscia che dice
"Con governo Lega/grillini a rischio i risparmi degli italiani"
dopo quanto a Mps, Carige, Banca Marche, Popolare di Vicenza, Cariferrara, Veneto Banca, Carichieti, Carisp San Miniato, ed Etruria grazie a ' i' piddí e ai suoi baldi gestori, mi chiedo di quali risparmi parli, ma soprattutto che cazzo abbia ancora da dire dopo il successone governativ-referendar-elettorale.
Stefano Davidson
Stefano Davidson

MORIA DEGLI ULIVI IN PUGLIA: ECCO LA SOLUZIONE!



di Fabio Franchi


La soluzione trovata consiste nella omeoterapia. Tutti hanno seguito, chi più chi meno, le vicende degli ulivi in Puglia, molti dei quali sarebbero seccati a causa di un batterio, la Xylella fastidiosa.

Alcuni esperti hanno messo in dubbio tale versione, che presenta evidenti incongruenze. Hanno puntato il dito piuttosto contro l’uso sconsiderato di diserbanti (incluso il glifosato) ed antiparassitari

proprio in quelle zone. Il batterio perciò sarebbe solo un opportunista. Un opportunista che attacca piante già molto compromesse per altri motivi.

Ora, se saranno attuati certi programmi, si metterà in pratica una massiccia OMEOTERAPIA che, analogamente alla omepatia, si prefigge di combattere la malattia con il “simile” che l’ha provocata. “Similia similibus curentur”. In Puglia faran lo stesso, ma, invece di usare dosi meno che piccolissime, ne cospargeranno a tonnellate.

Sembra che sia previsto anche l’utilzzo si sostanze proibite. Ma, per ottenere un buon risultato, per distruggere tutti i batteri che NON sono la causa del problema, tutti i mezzi sono leciti ... o no?

Perché alcuni esperti ritengono che la causa del problema degli olivi non sia la Xylella:
 
 http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-05-07/xylella-batterio-minaccia-terra-bari-puglia-ricorre-insetticidi-194641.shtml?uuid=AED7ARkE&refresh_ce=1

P.S. La questione non riguarda solo i pugliesi: l’olio e gli altri prodotti agricoli inquinati con glifosato toccano tutti noi! A parte il fatto che dovremmo dimostrare un po' di solidarietà con i pugliesi per questa sciagura evitabile ....

fonte https://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2018/05/moria-degli-ulivi-in-puglia-ecco-la.html

MENZOGNE DI “ESPERTI” PARTIGIANI, SUBITO SBUGIARDATI.

MENZOGNE DI "ESPERTI" PARTIGIANI, SUBITO  SBUGIARDATI.

Un altro pezzo copia-incolla. Per far mostrare come gli attacchi di persone influenti contro il governo  Legastellato assumano un aspetto sempre più mostruoso e patologico; in cui queste persone si espongono a mostrare  la loro incompetenza,  per la quale vengono immediatamente sbugiardati dai loro stessi  lettori, più informati di loro.
Pier  Carlo Padoan, quando  era ancora professore alla Sapienza,  ed ex direttore alla ricerca dell’Ocse, scriveva che “La strategia restrittiva della  Germania è in grande misura responsabile della stagnazione dell’economia europea nell’ultima decade”.
(dal tweet di Vladimiro Giacché, Phd. )


(Quando Giancarlo Padoan scriveva ciò che dicono Bagnai e Borghi) 
quindi aveva  le stesse opinioni di Bagnai, Cesaratto, Borghi.  Le veva addirittura dal 1986, prima, molto prima, che nascesse l’euro.  Le  vedute che adesso attacca in quanto ministro di Gentiloni. Dunque non è uno che aderisce alla teoria economica sbagliata (austeritaria)  in buona fede; sa che è sbagliata, a suo tempo l’ha criticata. Come ministro invece l’ha applicata con rigore, ottenendo i noti risultati: fra cui  un aumento mostruoso del debito pubblico  che prometteva di far calare.
Come mai uno che da professore “dice la verità” , poi, da ministro, la nega? Quale è il motivo di questa conversione, se non  la cieca voglia di potere? Un potere europeo, per partecipare al quale bisogna mentire e negare l’evidenza.
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Oscar Giannino ha lettto nel Contratto Lega-5Stelle che Salvini e Di Maio vogliono introdurre  “L’IVA progressiva per reddito”.
Un caso di allucinazione da odio ideologico? o  di mitomania patologica, abituale nel personaggio. Come  rivelò nel 2013 l’economista Zingales, “Giannino  ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un master alla mia università – University of Chicago Booth School of Business”.
Oscar Giannino continua a ripetere in trasmissione  a Radio 24 che la BCE non può concellare il debito (come dicono i veri economisti, tipo Paul De Grauwe) perché sennò  ci perde.  Nella prestigiosa Business School d  Chicago che NON ha mai  frequentato, sembra che  NON fosse presente  il giorno in cui il professore spiegò la differenza tra una banca commerciale (che può fallire) e una banca  di emissione – che  non fallisce per definizione, stampando moneta  – e non ha bisogno di fantomatiche “coperture”.

Antonio Polito, vicedirettore e grande firma del Corriere
Già una volta la Lega, impedendo al governo Berlusconi di fare le riforme chieste dalla Bce, ci portò nel 2011 sull’orlo della bancarotta finanziaria, costringendoci alla dura cura di tasse e tagli di Monti. Speriamo non riaccada”.

Chissà dove ha scoperto questa notizia. I lettori gli hanno ricordato che andò molto diversamente:
Nel 2011 Berlusconi era pronto a far uscire l’Italia dall’euro . Lo ha rivelato,  nel  2016, l’economista Hans Wener Sinn, che non cita la  Lega come causa.

 Nel 2011 Berlusconi era pronto a far uscire l’Italia dall’euro

Nel 2011 “Berlusconi aveva avviato trattative riservate per chiedere l’uscita dell’Italia dall’euro, perché lui e altri rappresentanti dell’economia italiana non vedevano alternative a questo”. A dirlo, in un intervista alla Welt, è l’economista Hans-Werner Sinn, già direttore dell’Ifo Institute for Economic Research di Monaco. E per il docente dell’Università di Monaco dal 2011 la situazione economica del nostro paese non è migliorata, continua a non essere competitiva e “e negli ultimi dieci anni non ha nemmeno fatto sforzi per diventarlo”
Quanto alla “cura di tasse e tagli di Monti”, Polito ne ha applaudito la politica, che ha solo aggravato le condizioni economico-sociali, e fatto crescere il debito pubblico: inarrestabile, sotto i governi “altamente competenti” della Sinistra: hano portato il debito pubblico da  1897 miliardi nel 2011, a 2280 con Gentiloni.
I governi dei “competenti” hanno fatto questo.
Carlo Cottarelli, economista, commissario alla riduzione della spesa pubblica per il governo Letta, ha provato a smentire la tesi secondo cui il Portogallo è uscito dalla crisi europea smettendo di applicare i diktat austeritari di Berlino e  BCE, ed aumentando il deficit oltre il 3%. . Il suo tweet:
È vero che il #Portogallo ha ridotto il #debitopubblico grazie alle politiche “keynesiane” del governo socialista? È una bufala: il deficit è rimasto basso e l’avanzo primario è aumentato ulteriormente nel 2017. Per questo il debito è sceso di oltre 4 punti nel 2017. 
E per provarlo, pubblica una tabella che  —  lo smentisce:
Portogallo ha sforato il 3% per 10 anni…
Non è necessario commentare, basta leggere
Il Portogallo, mostra la tabella, fa deficit (ossia sfora il sacro 3%) da dieci anni. Quanto all’avanzo primario portoghese,  è diventato positivo negli ultimi due anni; l’Italia è in avanzo primario da 26 anni consecutivi (come ci chiede l’Europa) e il nostro debito pubblico è aumentato
Un’altra tabella,  offerta da Roberto Mulazzi, private banker,  mostra che l’Italia è rimasta ininterrottamente  con deficit sotto il 3% ,  dal 2012, mentre il Portogallo ha sforato fino al  2016.
Ricordiamo in ogni caso che il  limite del 3% di deficit è una misura arbitraria, che non ha alcun significato economico  né scientifico. E’ un numero scelto a caso da J.C. Trichet, l’ex governatore della BCE.
Bruno Le Maire, ministro Finanze francese:
“Tutti in Italia devono capire che il furturo dell’Italia è in Europa e e nessun altra parte, e per restare in Europa ci sono regole da rispettare”.
Massimo D’Antoni, che insegna Scienza delle Finanze all’Università di Siena, commenta:
“Francia che ci intima di rispettare le regole sul deficit è una cosa che proprio non si può sentire. La Francia, che dopo 9 anni ancora non è chiaro se sia uscita o no dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Ipocrisia senza limiti”
La Francia non rispetta le regole dal 2009.  E’ sotto procedura d’inflazione ma se ne infischia, perché la Germania la protegge. 

Il professor Clemens Fuest, capo dell’infuente IFO (un think tanka tedesco), ci minaccia:
(Sarebbe la nostra salvezza). Fuest ritiene che l’euro sopravviverebbe con “Germania, Francia e Spagna”. Sì proprio, un euro rivalutato del 30 per cento è proprio quello che ci vuole per le esportazioni spagnole  e francesi — ed anche per quelle tedesche.  Per conto, l’Italia tornerebbe a competere con una sua moneta svalutata del  15%.

Intanto Deutsche Bank crolla di -15% in un mese, nel silenzio dei media

Helene Meisler (@hmeisler) ha twittato alle 3:46 PM on ven, mag 18, 2018:
DB is -15% in a month. Odd I see so little chatter on it.
(https://twitter.com/hmeisler/status/997473529410084866?s=03)
Immaginate fosse stata una banca italiana.
In realtà, delle quattro  banche che presentano il maggior rischio sistemico in Europa, una è tedeca,  la Deutsche, le altre tre sono francesi. Le più vicine alla bancarotta.  (dal sito di Andrea  Mazzalai:)
———————
Paolo Savona, economista vero, ex ministro,  e non mitomane come Giannino,  dice  l’illuminante verità in  questa intervista del 2017:

Paolo Savona: “Perché all’Italia serve un leader che ci porti fuori dall’Europa”

«Le difficoltà della Ue sono colpa delle élite che la guidano: dicono di interessarsi del popolo ma si occupano solo di loro stesse e non ammetteranno mai il fallimento dell’ Europa perché significherebbe autocondannarsi. E questo acuisce il problemi. La mancanza di diagnosi comporta l’ assenza di terapia. Le élite italiane hanno voluto questa Europa, sbagliando. Si prendano la colpa o qualcuno gliela attribuisca».
È possibile tornare alla vecchia Cee prima di Maastricht?
«Non solo è possibile ma doveroso. Il vero errore di Maastricht è stato costruire un’ unione di vincoli invece che di opportunità, dichiarando però il contrario. Fu una grande bugia. L’ Italia non fu bugiarda, ma solo illusa, e impreparata».
Gli europeisti dicono che stracciare i parametri di Maastricht sarebbe complicato e costoso
«Per l’ Italia mantenere l’ Unione, l’ eurosistema e il mercato unico o uscirci comporta lo stesso impegno.
Ma per lasciare la Ue servirebbero leader all’ altezza, che ora non vedo: il problema del nostro Paese è politico prima che economico. Per fare ogni cosa al momento mancano i politici e forse ancor prima le idee e questo è il guaio, perché sarebbe un disastro se, anziché noi, fosse la speculazione internazionale a decidere l’ Italexit».

Il Financial Times: Roma apre le porte ai nuovi barbari.

“Crescita azzerata, disoccupazione raddoppiata, debito record, -25% di produzione industriale, bail-in e sfascio bancario a causa delle regole euroimposte. Per non parlare della macelleria sociale fatta in Grecia. I veri barbari vengono da Bruxelles e portano distruzione” . (Ernesto Preatoni, operatore finanziario,   con interessi in banche, fondi  e  alberghi).
A modo di conclusione provvisoria:
🔴Non lasciatevi terrorizzare dalla propaganda: il  merita la vostra fiducia. Giudicatelo sui fatti!

🔴Non lasciatevi terrorizzare dalla propaganda: il merita la vostra fiducia.
Giudicatelo sui fatti!

Maurizio Blondet
 https://www.maurizioblondet.it/menzogne-di-esperti-partigiani-subito-sbugiardati/