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venerdì 22 giugno 2018

Il Popolo Abietto



 
 
 
Negli ultimi giorni ho letto, o ascoltato, decine di considerazioni che stigmatizzavano la rinnovata ‘cattiveria’ degli italiani, il loro ‘eterno fascismo’ oppure la loro stupidità, la stupidità di chi si fa dettare le opinioni politiche dalla paura.  Non dunque critiche ai comportamenti, ma giudizi sulla sostanza (verrebbe quasi da dire sulla ‘razza’…): gli italiani sarebbero cattivi, o intrinsecamente fascisti, o stupidamente paurosi. Questa sarebbe la ragione per cui danno retta alle peggiori salvinate.


Questa diagnosi, nella sua forma e nei suoi contenuti riesce ad essere al tempo stesso perdente, sciocca e controproducente.
Che sia perdente non ha bisogno di molte argomentazioni. L’ultimo sondaggio Ixé dice che le posizioni di Salvini su immigrazione e rom sono apprezzate dal 72% della popolazione, inclusa circa la metà dell’elettorato PD.
Che sia sciocca, merita invece qualche notazione in più. Per comprenderne appieno l’irritante sciocchezza bisogna seguire 3 passaggi. In primo luogo è necessario ricordare che le situazioni che Salvini affronta a colpi di urticanti provocazioni rappresentano comunque problemi reali. L’esistenza di una subcultura ‘nomade’ concentrata in campi alla periferia di molti centri urbani ha creato e continua a creare significative tensioni in termini di convivenza. Questo non ha niente a che fare col razzismo, ma ha molto a che fare con una tradizione culturale endogamica che tende a considerare i ‘gadji’ (non-nomadi) dei balenghi da sfruttare e che alimenta, di conseguenza, varie forme di illegalità, dalla microcriminalità degli scippi in Metro, alla macrocriminalità dei clan Casamonica e Spada.
Similmente, tensioni si sono create e continuano a crearsi in dipendenza dalla disponibilità dei migranti (clandestini in particolare) per lavori legali o illegali di varia natura: se legali come concorrenza al massimo ribasso, se illegali spesso come manodopera criminale (in alcuni casi non più mera manodopera).  Naturalmente, e va sottolineato visto il sovraccarico di odio e malafede che circola in rete, tutto ciò non ha niente a che fare con questioni di etnia o razza. Si tratta di problemi di carattere sociologico, peraltro piuttosto noti e serenamente ammessi, quando si riesce a parlarne evitando la tenzone politica. (Chi però vuole sostenere che si tratta di mere illusioni, falsità o maldicenze è invitato a informarsi meglio.)
Una volta tenuto fermo che i problemi in questione non sono finzioni, bisogna capire che l’apprensione, la paura e la rabbia nei confronti di possibili danni tende a crescere quanto minore è la sicurezza (economica e lavorativa) delle possibili vittime.  Le persone meno abbienti e quelle che temono di cadere in povertà sono maggiormente suscettibili al timore di piccoli furti, aggressioni, effrazioni, danneggiamenti; e negli ultimi dieci anni la platea di questi soggetti si è ampliata enormemente.
Va inoltre sottolineato che i gruppi che suscitano apprensione sono facilmente identificabili e ciò gioca sempre un ruolo determinante nel permettere ai timori di incarnarsi in modo mirato (il ladro italiano che abita nel tuo condominio, o il colletto bianco che ti imbroglia in banca, sono non meno, e forse più, dannosi, ma non sono esteriormente identificabili).
L’unica strategia di risposta equilibrata, capace di disinnescare la rabbia e di restituire fiducia nello Stato sarebbe (sarebbe stata) ammettere il problema, cercando di affrontarlo con decisione, senza prestare il fianco né al razzismo né ai processi collettivi, e senza considerare le persone in oggetto né capri espiatori, né povere vittime, agendo con umanità e fermezza nei limiti del rispetto delle leggi e della Costituzione.
Sciaguratamente una parte cospicua della sedicente intellighentsia italiana, forse perché ha avuto sempre il pane facile, forse perché non si è mai sentita minacciata, forse semplicemente perché vive in un pallone aerostatico, tende a riservare le proprie scorte di compassione tutte a chi si presenta come un ‘Altro’ da manuale, meglio se esotico.  Nascono così gli improvvidi giudizi di cui sopra: bisogna essere cattivi dentro, o geneticamente fascisti, o semplicemente stupidi per non voler cedere compassionevolmente un po’ del proprio privilegio e della propria sicurezza, no?
In questi casi aiuterebbe forse comprendere come a parte i ‘poveri’ in senso stretto, una parte vastissima della popolazione riesce a tenere la testa sopra la linea di galleggiamento solo al costo di tantissima fatica, tanto logoramento, rischi, stress, malattie professionali, ecc. Ricordare che il pane è facile solo per esigue minoranze aiuterebbe ad adottare atteggiamenti meno supponenti e a comprendere un po’ meglio le diffuse ragioni della rabbia.
Invece i riflessi condizionati e lo scandalo facile di una parte dell’ intellighentsia, mediaticamente sovrarappresentata, tende a creare un muro, un muro in cui semplicemente da una parte starebbe l’umanità e dall’ altra l’incomprensibile abiezione. Arriviamo così al lato controproduttivo di questo atteggiamento, che ottiene come unico risultato quello di spingere milioni di persone normali, magari non culturalmente raffinate, ma di buon senso, nelle braccia di demagoghi ed estremisti, gente che tra i tanti difetti ha però almeno il pregio di mettersi non solo nelle scarpe dell’Altro, ma anche del Prossimo.
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http://sakeritalia.it/europa/italia/il-popolo-abietto/

http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=6605

“EL PAPA” DI MENZOGNA (e altri ipocriti)




IL PAPA, I DUBIA, LE CALUNNIE. TU CHIAMALE, SE VUOI IMPRECISIONI. O ANCHE IN ALTRI MODI…

21 giugno 2018

Marco Tosatti

“I DUBIA E LE RIFORME
Francesco ha parlato anche dei “dubia” circa il suo magistero messi su carta da alcuni cardinali fra cui il conservatore americano Leo Burke. Ha detto di aver sentito parlare della lettera dei cardinali che lo criticano “dai giornali … un modo di fare cose che è, diciamo, non ecclesiale, ma facciamo tutti degli errori”, ha detto”.
Ecco, questo lo abbiamo letto su un giornale italiano il cui fondatore chiacchiera con il Pontefice, è l’intervista concessa alla Reuters.
E dobbiamo dire che questa frase ci ha colpito molto.
Vi spiego perché.
La lettera contenente i “Dubia” su Amoris Laetitia è stata spedita da quattro cardinali –Burke, Brandmüller, Caffarra, Meisner – il 19 settembre 2016.
Era indirizzata al Pontefice e al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. Gerhard Ludwig Müller.
Siamo andati a consultare i nostri appunti dell’epoca. Troviamo che questa lettera è stata ricevuta sia dal Pontefice che dal Prefetto, e che a quest’ultimo è stato chiesto/ordinato di non rispondere.
I cardinali firmatari hanno atteso varie settimane, e alla fine, il 14 novembre 2016 – due mesi dopo la consegna della lettera – hanno deciso di renderla pubblica.
Ora abbiamo il Pontefice: “Ha detto di aver sentito parlare della lettera dei cardinali che lo criticano “dai giornali … un modo di fare cose che è, diciamo, non ecclesiale, ma facciamo tutti degli errori”, ha detto”.
Se queste parole non vengono corrette e smentite, siamo di fronte a qualche cosa di molto grave.
È grave se il Pontefice non ricorda esattamente – a soli due anni di distanza – di aver ricevuto una lettera che è diventata uno dei punti di maggior polemica del suo regno.
È grave se lo ricorda, e afferma di aver saputo della lettera dai giornali.
Per rispetto al ruolo che ricopre, non parleremo di menzogna, ma di imprecisione.
È grave se tramite questa imprecisione si accusano ingiustamente dei cardinali – calunnia? Ne ha parlato qualcuno di recente…? –  di essersi comportati in maniera scorretta nei suoi confronti. Ma vi immaginate i cardinali Burke, Brandmüller, Caffarra e Meisner, tutto quanto ci sia di più ligio alle regole della Chiesa e alla devozione per il ruolo del Papa, comportarsi in quel modo?
Non è credibile. E – come ho detto prima – so che non è vero.
Allora? Le risposte, le vie di uscita da questo interrogativo sono tutte molto tristi. Scegliete quella che preferite. Che pena!
(Bugiardo patologico)

Basta che sia globalista

Papa: allo Ior vedrei bene Christine Lagarde

Perché, non basta più il gran cianbell’ano mons Ricca?

 
IL PICCOLO IPOCRITA



Invece a Obama  sì che  i bambini piacciono tanto.

Qualcuno mi manda per mail una copertina di Uomo Vogue Italia: ritrae James Franco,un attore di qualche notorietà, insieme a Marina Abramovic.  Questa, il lettore ricorderà, è la ‘artista’ e … Leggi tutto“Pizzagate”, la Rete Pedofilo-Satanica attorno a Hillary Clinton




fonte https://www.maurizioblondet.it/el-papa-di-menzogna-e-altri-ipocriti/

Chi è Emmanuel Macron. Parla Francois Henrot, ex direttore della Banca Rothschild


MACRON ORA PUO’ SOLO MANDARCI LE TRUPPE AL CONFINE



Quando un capo di Stato e di governo  proclama  che nel paese vicino c’è un governo-lebbra, fa dire che è vomitevole, e prima ha detto che “li conosciamo”,  esprimendo odio e  disgusto  intollerabile,  non è che la domenica dopo  incontra il capo di  quel governo a Bruxelles a un pre-vertice UE.
No.  Richiama l’ambasciatore e ammassa truppe a ridosso di Ventimiglia. Macron, con quelle parole  deliranti, e irreparabili  sul piano diplomatico, ha rotto l’Unione Europea e portato lo stato di guerra. Se ne rende conto? O  forse  ha  ragione lo psichiatra forense Adriano Segatori che un anno fa  – con una  sicurezza  diagnostica che colpiva –     lo definì  “psicopatico con deliri di onnipotenza, reso tale dal grave abuso sessuale che a 15 anni subì dalla sua insegnante Brigitte (di 24 anni più vecchia di lui)”, ed “altamente pericoloso”.

In altre occasioni,  anche il vostro cronista l’ha udito usare un eloquio sconnesso e volgare  da bassifondi (“foutre  le bordel”, “pognon de dingue”), insultante verso lavoratori e poveri, che hanno suscitato – diciamo – disorientamento nel pubblico. Evidentemente quando è contraddetto da gente che disprezza (Salvini, gli italiani), perde il controllo e  dice cose irrevocabili – di cui non sa nemmeno scusarsi, ed anche questo è un sintomo.
Ora, di ciò dovrebbero preoccuparsi le autorità francesi che gli stanno attorno, e anche – forse soprattutto, Bruxelles e Berlino.   Sarà interessante vedere come Angela Merkel  (e Juncker) condurranno il vertice di domenica,  come ricuciranno una spaccatura dirompente della UE.
La Cancelliera aveva preparato in combutta con Macron il solito patto prefabbricato a danno dell’Italia sui migranti; Conte ha protestato  – non ci sono abituati – e lei ha subito “accantonato” la bozza.  Possiamo ammirare nei tedeschi una virtù che non li conoscevamo, un levantinismo da far vergognare qualunque venditore di tappeti falsi nel suk di Qwetta. Il tappeto era bucato? Niente male, lo ritiriamo,  eccone un altro…
Ma ne verrà proposto un altro peggio.  Il disprezzo e peggio con cui  nelle capitali del Nord sono abituati a trattare l’Italia è palpabile e visibile ogni giorno di più,  le  navi di ONG battenti bandiere piratesche ormai fanno provocazioni come, che so, dei giovani teppisti olandesi ubriachi possono fare a un vecchio mendicante invalido; sicuri dell’impunità internazionale. La bozza di Merkel e Macron che essi ritenevano l’italiano avrebbe accettato, si riferiva ai “movimenti secondari”, ossia a scaricarci in Italia i migranti  che sono arrivati in Germania  ma sono stati registrati come primo approdo da noi. Serviva a rabbonire il ministro dell’interno Seehofer e a salvare  la cancelliera dalla crisi di governo  accontentando  il “Salvini bavarese”   che vuole appunto scaricarci i profughi.
Il rifiuto italiano produrrà un effetto che David Carretta, giornalista  presso la UE   per radio radicale per  Il Foglio,  esultante,prevede : “Così l’amico di Salvini, Horst Seehofer, il 10 luglio si attiverà per escludere Italia da Schengen: respingimenti al confine in Germania -> Austria impone controlli alla frontiera e respingimenti al Brennero”.
Esultante, e delirante perché per il godimento di odio e di fazione, egli non si avvede che sta descrivendo, né più né meno, l’esplosione della “Unione Europea”  a cui tanto tiene. Un ministro dell’Interno  bavarese  “esclude l’Italia da Schengen”?  Così, di suo arbitrio? E’ una violazione  unilaterale  dei trattati europei . Ma (come nota un twitter Musso), se “Berlino viola Schengen, ottimo. Ora possiamo violare Maastricht?”.
Allora liberi tutti. Lo sgretolamento dell’Europa nell’ostilità e nel disordine fra insulti e deliri, è tragico: ma non è certo responsabilità solo di “Salvini”, come proclamano i faziosi anti-italiani in Italia: qui il delirio  di Macron e la disonestà levantina della Merkel  si uniscono all’odio che  il governo spagnolo sente il dovere di tributare al nuovo governo di Roma.
Un comunicato congiunto franco-tedesco ha appena raccomandato che le banche della UE  riducano  la loro massa di crediti andati a male (non performing loans) al 5 per cento di quelli che hanno adesso; ciò che obbligherebbe le  banche italianes a svendere in fretta per 10 ciò che può rendere 30. Un’altra misura gratuitamente  anti-italiana.
Il governo tedesco ha riconosciuto di aver lucrato 2,9 miliardi dalla crisi della Grecia.
E   Weidmann della Bundesbank che si è rifatto vivo,  per invocare ancora una volta i mercati ad esigere più alti interessi sul debito pubblico italiano:  la misura che precipiterebbe la  bancarotta e l’espulsione dell’Italia dall’euro,  che sarebbe però, nella catastrofe, una dolorosa liberazione –  di cui  la Germania avrebbe solo da soffrire, a vendere le sue MErcedes con una moneta rivalutata del 30 per cento.
Uno dei motivi della rabbia delirante e incontenibile di Macron è che il governo italiano vorrebbe stabilire centro di selezione di “Migranti”in Libia, e in quella parte della Libia che la Francia sta prendendosi, appoggiando militarmente il generale Haftar  per mettere le mani sulla “mezzaluna petrolifera”.
Haftar infatti avanza ed  ha annunciato nelle prime ore del 21 giugno di aver perso il controllo di Ras Januf e Al Sidra, porti  petroliferi della mezzaluna.
Ma, mi messaggia un amico, sapete cosa? “Sono dieci giorni che gli Usa bombardano le zone francesi in Libia”.  Alleati involontari?


🇱🇾Mare, petrolio, guerra. La Libia brucia. Danni enormi nella Mezzaluna petrolifera. Aumentano le partenze di immigrati   ✍️


La risposta alle prossime puntate.  Da un twitterologo Musso, una  indicazione che è un enigma.
Le piste degli africani che arrivano
In questa Europa Unita, è terribile scoprire che non abbiamo forze armate per tenere a freno gli altri stati amici.
Del resto Saviano recita ancora una volta l’antica figura del traditore italiota, che in odio al nemico interno chiama lo straniero ad invaderci.
“This new Italian government cannot be allowed to survive”. Queste le accorate parole, dense di schiumante rancura verso le plebaglie populiste, dell’araldo del mondialismo Saviano. Che si rivolge ai potentati stranieri auspicando un rovesciamento del governo italiano.
fonte https://www.maurizioblondet.it/macron-puo-solo-mandare-le-truppe-al-confine/

Lo psicopatico Macron à pericoloso


Prof. Adriano Segatori, psichiatra e psicoterapeuta, membro della sezione scientifica “Psicologia Giuridica e Psichiatria Forense” dell’Accademia Italiana di Scienze Forensi: «Macron, come tutti gli psicopatici, è altamente pericoloso. Ha una grandissima idea di sè. Macron non ama la Francia e non lotta per il popolo francese. Macron ama sè stesso enormemente e lui combatte per mantenere la sua fragile identità.»


giovedì 21 giugno 2018

Emmanuel Macron su ordine di Giorgetto Soros attacca il governo italiano



Attaccare il governo italiano sempre e ovunque,l'ordine gli arriva da uno dei suoi padroni Giorgetto Soros,l'altro è Rothshield ( George Soros: 2.365.910,16 €, David Rothschild: 976.126,87 €, Goldman-Sachs: 2.145.100 €.).La bozza che aveva preparato con la Merkel gli è andata male e la pacchia è finita perchè il pd sorosiano non governa più.Stanno impazzendo,Giorgetto è fuori di Testa e vuole che tutti i suoi servi devono farsi sentire ed ecco l'anomalo,cafone,arrogante e venduto Macron che attacca di nuovo l'Italia.
Questa volta questa ipocrita Europa rischia di dissolversi,per la gioia di tutti i citta<dini del mondo.Sentite questo idiota di Macron cosa ha dichiarato
Macron parla della “lebbra” populista in Europa. “Li vedete crescere come una lebbra, un po’ ovunque in Europa, in Paesi in cui credevamo fosse impossibile vederli riapparire. I nostri amici vicini dicono le cose peggiori e noi ci abituiamo. Fanno le peggiori provocazioni e nessuno si scandalizza di questo”. Alfredo d'Ecclesia

martedì 19 giugno 2018

Magaldi: l’ottimo Salvini e gli ipocriti che uccisero Sankara


Prima rapinano l’Africa, poi uccidono chi vuole salvarla. Quindi costringono gli africani a emigrare in massa, esponendo i lavoratori europei (già in crisi) a una concorrenza sleale, al ribasso. Ma naturalmente è tutta colpa di Salvini, il Signor No della nave Aquarius. Hanno avuto il coraggio di attaccarlo gli spagnoli, che hanno sparato sui migranti provenienti dal Marocco, e naturalmente i francesi, che hanno respinto in modo infame i profughi alla frontiera di Ventimiglia, senza alcuna pietà per donne e bambini. Quello che sta crollando – proprio grazie a Salvini – è un muro vergognoso di ipocrisia: per Gioele Magaldi, l’affare migranti non è che un capitolo della grande guerra in corso, a partire proprio dall’Italia, tra democrazia e oligarchia. Se l’Italia vincerà la sua battaglia contro i sepolcri imbiancati di Parigi, Berlino e Bruxelles, allora sarà un’ottima notizia per tutta l’Europa, dice il presidente del Movimento Roosevelt, che si prepara a celebrare – in autunno, a Milano – un convegno su Olof Palme, leader socialista svedese assassinato alla vigilia della svolta autoritaria da cui è nata l’attuale Unione Europea. Ma, accanto a Palme (e a Carlo Rosselli, martire antifascista e teorico del socialismo liberale) il convegno milanese accenderà i riflettori anche sull’ultimo grande eroe africano, Thomas Sankara, trucidato dal potere globalista per impedirgli di attuare la sua politica di riscatto per l’Africa, basata sulla sovranità economica del continente nero.
Sembrano storie lontane, ma sono vicinissime: probabilmente non sarebbe mai neppure esistita, una nave Aquarius carica di profughi, se il leader rivoluzionario del Burkina Faso non fosse stato assassinato nel 1987, dopo aver chiesto ad alta voce la Thomas Sankaracancellazione del debito per l’Africa e, al tempo stesso, la fine degli “aiuti” della Banca Mondiale e del Fmi. «I vostri prestiti diventano la nostra schiavitù», ripeteva. «L’Africa ha tutto, per farcela benissimo da sola; basta che ci lasciate in pace, liberi di svilupparci senza più il peso del debito, e delle multinazionali che portano via le nostre risorse». Il prestigio di Sankara stava infiammando paesi decisivi come il Senegal e la Costa d’Avorio, il Kenya, il Camerun. Che Africa avremmo, oggi, se in quei paesi fosse cresciuta una generazione di politici come Sankara? Certo non se lo domandano i buonisti della domenica stile Roberto Saviano, prontissimi ad aprire il fuoco contro i partiti del governo gialloverde, a cui la ex sinistra italiana (insieme ai media mainstream) non perdona di aver vinto le elezioni, il 4 marzo. Ragione in più per smascherare l’impostura dei finti amici dei migranti, che utilizzano la disperazione dei profughi solo per gettare fango sul neonato esecutivo.
Finalmente abbiamo un governo all’altezza della situazione, dichiara Magaldi a “Colors Radio”, «dopo tanti anni di premier imbelli e ministri imbelli, figure veramente mediocri che si sono succedute sulle poltrone ministeriali». Per il presidente del Movimento Roosevelt, «Salvini ha mostrato il minimo sindacale di carattere e di fermezza – e con lui Conte, che è un signore dai modi aristocratici ma che ha avuto posizioni ferme. E anche nel Movimento 5 Stelle c’è stata perfetta solidarietà rispetto alle posizioni di Salvini». Tra parentesi: gli italiani apprezzano. Sondaggi alla mano, in 7 su 10 approvano senza riserve l’operato del leader leghista. Certo, si registra anche l’inevitabile strascico polemico di apparati politici ormai alla deriva, completamente spiazzati dalla svolta italiana: «Rimangono ovviamente i latrati di alcune testate giornalistiche e di alcuni ambienti politici che giocano a mistificare la questione gridando al razzismo, al fascismo, alla xenofobia», dice Magaldi. «Peccato che poi scopriamo (con piacere) che anche in casa Pd e in alcuni ambienti della cosiddetta sinistra qualcuno ha detto: Matteo Salviniintanto Salvini ha fatto quello che Minniti avrebbe voluto fare e non ha potuto fare per via di quel baciapile un po’ ipocrita di Del Rio, che all’epoca – come ministro delle infrastrutture – impedì cose analoghe».
Perfettamente allineato a Salvini, invece, il neo-ministro Danilo Toninelli, che ha competenza sui porti e sulla Guardia Costiera. In sintesi: «Il governo Conte e il ministro Salvini hanno agito benissimo», scandisce Magaldi. «Hanno messo un freno a quella che è una modalità inaccettabile di gestione del problema immigrazione nel Mediterraneo». Attenzione: è un problema italiano, ma anche europeo e globale: «Dovrebbe farsene carico la Nato e magari anche l’Onu, se esistesse ancora e avesse una capacità di intervento». Già, appunto: dove sono, le Nazioni Unite? Non fanno altro che «promuovere le proprie agenzie – accusa Magaldi – ingrassando funzionari che spesso di tutto si occupano, tranne che di diffondere i principi di quella dichiarazione universale dei diritti umani che proprio all’Onu era stata approvata settant’anni fa». Brutto spettacolo: «Una struttura super-burocratica, l’Onu, che al pari dell’Europa è molto al di sotto delle sue potenzialità e anche delle sue retoriche». L’Aquarius? Siamo seri: «Non era una zattera alla deriva, ma una nave perfettamente funzionante. Ed è stata accompagnata, scortata, assistita con opportuni soccorsi sanitari». Parliamoci chiaro: «Ci sono Ong che lucrano sulla tratta di migranti, spesso poi utilizzati anche da associazioni criminali».
Molti, una volta sbarcati, vivono “fuorilegge”, non avendo titolo per essere accolti come rifugiati. Beninteso: «Hanno titolo, giustamente, per sognare una vita migliore in un nuovo paese: ma allora dovrebbero essere inquadrati in un progetto», sostiene Magaldi, che si dichiara «a favore dell’accoglienza a prescindere, e anche della libertà di emigrare». Ma qui non si tratta di scelte libere: è un esodo di disperati in fuga, di fronte al quale trionfa l’ipocrisia. «Nessuno si fa carico di andare a risanare i paesi di provenienza dei migranti, in mano a dittature sanguinose, con popolazioni tenute in condizioni di vita non dignitose. Si preferisce invece farsi carico di trasportare questi poveretti nelle nostre società, dove già sono compressi i diritti, non c’è un clima di socio-economico espansione. E così si fomenta una guerra al ribasso: perché i poveri migranti lavorano L'Aquariusspesso in nero, peggiorando ulteriormente le condizioni dei lavoratori italiani: diventano una concorrenza semi-schiavile al ribasso rispetto ai ceti meno abbienti occidentali». E poi, sinceramente: «Quanti di loro sono utilizzati dalla criminalità organizzata?». E ancora: «Che senso ha che vi siano addirittura navi che, per mestiere e per lucro, vanno a prendere i migranti e li scaricano in Italia, anziché in Spagna o in Francia?».
Quindi, ribadisce Magaldi, quella di Salvini è stata «un’ottima mossa», che infatti «ha indotto subito a più miti consigli quelli che in Europaavevano sempre ignorato le nostre richieste, reiterate ma velleitarie, da parte di altri governi, di guardare in modo collegiale al problema migrazioni». Nessuno – a Parigi o Madrid – può dare lezioni all’Italia. Al contrario, è ora che Bruxelles prenda nota: la pacchia è finita, per gli eurocrati che giocano allo scaricabarile, travestiti da crocerossine. E anche qui, buone notizie: «In molti hanno riveduto e corretto il giudizio sull’azione di Salvini, dopo aver visto le reazioni scomposte, ipocrite e pretestuose di alcuni governi europei, decisi a non accogliere i migranti a casa loro ma desiderosi di vedere l’Italia nel caos, lasciata sola di fronte a questo problema». La storia è feroce, quando diventa farsa: gli sponsor delle Ong sono gli stessi oligarchi che hanno distrutto il lavoro in Europa e fatto esplodere la fame in Africa. Ecco perché diventa emblematico, oggi, il nome del compianto presidente del Burkina Faso, marxista e massone, protagonista di una rivoluzione esemplare e nonviolenta in nome del popolo sovrano: l’ex Alto Volta come modello per un’Africa dignitosa e prospera, libera e decolonizzata. L’Africa per la quale Thomas Sankara perse la vita: un’Africa che, se oggi esistesse, di certo Gioele Magaldinon esporterebbe disperazione.
Oggi, sottolinea Magaldi, proprio Sankara «potrebbe diventare il vessillo di un ripensamento delle politiche sull’Africa», aprendo la strada all’idea – formulata da Craxi nel 1990 – di andare finalmente ad “aiutare a casa loro” quei poveretti derubati dall’Occidente, in fuga da un continente abbandonato alla dittatura delle multinazionali e privo di investimenti in strutture politiche, economiche e sociali. «Proprio l’aver ucciso personaggi come Sankara – insiste Magaldi – è stato un modo, da parte di coloro che negli anni ‘80 stavano costruendo questa cattiva globalizzazione, per arrestare uno sviluppo autonomo e dignitoso dell’Africa. Un modo per continuare a depredarla, per poi determinare questi esodi biblici di disperati». Mano tesa all’Africa dei Sankara di domani? Se l’Italia è il primo paese europeo a fermare la tratta degli schiavi, potrebbe essere – nel prossimo futuro – anche il primo a rilanciare una nuova politica euro-mediterranea, come quella già perseguita dai vari Mattei e Moro?  «Come annunciato, oggi l’Italia è finalmente al centro di una guerra tra democrazia e oligarchia: e se si vince la battaglia in Italia – dice Magaldi – forse si può cambiare molto, a livello globale».