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mercoledì 15 agosto 2018

Pagare a vita: il ruolo di Cottarelli nell’agonia della Grecia


Carlo Cottarelli è tra i massimi responsabili delle mostruose sofferenze inflitte alla Grecia, che hanno trasformato il paese in un avanmposto del terzo mondo, con ospedali senza più medicine per curare i bambini e le maggiori infrastrutture – porti, aeroporti – comprate dalla Germania a prezzi di saldo. Lo afferma Fabio Lugano su “Scenari Economici”, citando documenti ufficiali che confermano il ruolo nefasto dell’economista neoliberale, scelto da Sergio Mattarella come candidato premier alternativo a Giuseppe Conte. La colpa di Cottarelli? Fu tra i dirigenti del Fmi che, quando la Grecia era  commissariata dalla Troika, non permisero ad Atene di tagliare il debito, accollandone interamente il costo alle aziende e alle famiglie greche. Ragioni ideologiche: Cottarelli, autore della spending review del governo Letta, secondo l’insigne economista keynesiano Nino Galloni rifiuta di ammettere il valore potenziale del deficit, capace di triplicare – in termini di Pil – la spesa pubblica erogata. Nel caso della Grecia, ha invece rifiutato la “ristrutturazione” del debito storico, che avrebbe permesso al paese di tornare a respirare, evitando la catastrofe che non ha ancora finito di travolgerlo.
Dato che sia Cottarelli che il collega Olivier Blanchard sono «molto restii a rivelare il loro ruolo nella questione greca», e visto che «sembra vogliano ripetere lo stesso frame con l’Italia», Fabio Lugano ha scovato i documenti che comprovano il ruolo di Carlo CottarelliCottarelli nel “martirio” della Grecia. «Nulla di segreto», premette Lugano su “Scenari Economici”: «Tutta roba ufficiale messa a disposizione del pubblico e già conosciuta». Il documento più interessante sulla questione greca, scrive Lugano, è il report dell’Indipendent Evaluation Office del Fmi, cioè l’ufficio che effettua l’audit sulle operazioni del Fondo Monetario, che insieme a Bce e Commissione Europea faceva parte della Troika incaricata di gestire la crisi finanziaria ellenica. «Abbiamo già specificamente trattato questo tema in precedenza, ma ci torneremo sopra in futuro – avverte Lugano – perchè il tema dei moltiplicatori fiscali viene lì trattato in modo approfondito e specifico, facendo notare come i moltiplicatori utilizzati dal Fmi nella valutazione della politica fiscale fossero completamente errati, pari ad un quinto di quanto verificato in seguito». In altre parole: i tagli inferti alla Grecia hanno prodotto solo il 20% del risultato atteso da Cottarelli e soci, e al prezzo della devastazione sociale di un’intera nazione.
Il ruolo “cottarellico” nella vicenda? Lugano lo scova a pagina 23 del report: «Il Fmi – si legge – rimase diviso sulle conseguenze e i rischi legati a una ristrutturazione del debito». Per un pelo non prevalsero i saggi, disposti ad aiutare davvero la Grecia. «Mentre la maggioranza dello staff del Fmi era in modo crescente a supporto della ristrutturazione del debito», quindi del reale salvataggio della Grecia, «alcuni funzionari senior in posizioni chiave continuavano ad affermare che il debito fosse sostenibile», cioè scaricabile sulle spalle di aziende e famiglie, giovani e pensionati. Nel settembre 2010 – continua il rapporto – il Fad pubblicò un paper affermando che, «per le economie avanzate di oggi», incluse quelle «periferiche» dell’area euro, «il default non è nell’interesse dei cittadini». Firmato: “Cottarelli e altri, 2010”. «Il paper in questione lo trovate facilmente nel sito Fmi, ma non aspettatevi molto», dice Lugano: «Le motiviazioni sono deboli, alcune delle quali contestate nel medesimo report dell’Ieo – come ad esempio la sua fobia per i moltiplicatori elevati, o la sopportabilità di avanzi primari Fabio Lugano, consulente finanziarioenormi». Le scelte di Cottarelli, aggiunge Lugano, influenzarono quelle del Fmi nel non insistere in un maggior taglio immediato del debito, «e lasciarono gravato lo Stato greco di un fardello che non poteva sopportare».
Comunque, poi – nonostante le previsioni di Cottarelli – alla fine si dovettero ugualmente effettuare due tagli del debito, e nel 2017 il Fmi richiese addirittura un terzo taglio dei conti, che però non venne concesso. Ma l’immane debito greco, così gravoso solo perché denominato in euro (moneta non sovrana), non doveva essere interamente “sostenibile” fin dall’inizio? «Le affermazioni di Cottarelli si rivelarono completamente erronee – sottolinea Lugano – e impedirono di affrontare in modo immediato la crisi: invece che risolvere il tutto il 12-24 mesi si è proseguito con una specie di lenta agonia che non è ancora terminata». Conclude Lugano: «Considerare l’euro o le economie anche periferiche al di fuori delle regole dell’economia è stato un errore clamoroso, che viene ripetuto anche ora. Il problema non è errare, ma perseverare nell’errore, in una politica che si è dimostrata errata. Questa è la grande colpa dell’economista».
fonte http://www.libreidee.org/2018/08/pagare-a-vita-il-ruolo-di-cottarelli-nellagonia-della-grecia/

I responsabili hanno un nome e cognome, e sono Autostrade per l'Italia


















"I responsabili hanno un nome e cognome, e sono Autostrade per l'Italia". Da qui la richiesta di ritirare tutte le concessioni. Un diktat rafforzato dal ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli che, chiede ai vertici della società di dimettersi.

La strage di ieri ha riportato a galla tutti quegli allarmi che per anni sono rimasti inascoltati. E ora parte la caccia al colpevole. Per il governo Conte i responsabili hanno un nome e cognome, e siedono ai vertici della società Autostrade per l'Italia. "Per anni si è detto che fare gestire ai privati sarebbero state gestite meglio che Stato - accusa Di Maio - oggi così abbiamo uno dei più grandi concessionari europei che ci dice che quel ponte era in sicurezza e non c'era niente che facesse immaginare il crollo". Quindi, intervistato da Radio Radicale, accusa apertamente Autostrade per l'Italia di non aver fatto la manutenzione necessaria a evitare la catastrofe: "Incassa i pedaggi più alti d'Europa e paghe tasse bassissime peraltro in Lussemburgo". Da qui la pretesa di "ritirare le concessioni e far pagare le multe". Il ministro Toninelli ha già avviato le procedure per il ritiro della concessione e per comminare le multe che potrebbero aggirarsi intorno ai 150 milioni di euro. "Se un privato non è in grado - conclude Di Maio - le gestirà lo Stato".

Toninelli si è messo subito al lavoro per stendere il piano per la ricostruzione del ponte Morandi e la manutenzione dell'intera autostrada. Per quanto riguarda Genova, verrà usato il Fondo Emergenze della Protezione civile per ripristinare la viabilità ordinaria, prendendo in considerazione anche la possibilità di prolungare fino a Voltri la "Strada a mare". Per la ricostruzione del ponte Morandi, invece, saranno usate le risorse del Piano economico e finanziario di Autostrade e altre risorse non impegnate e prese da due fondi dedicati in parte a interventi infrastrutturali. "Ci sarà un vero e proprio piano Marshall per la messa in sicurezza delle nostre infrastrutture, molte delle quali sono state costruite negli anni '60 e '70", assicura Toninelli che, però, ribadiscce la linea grillina di "usare i soldi pubblici per la manutenzione delle arterie vitali del nostro Paese" anziché "sprecarli in mastodontiche opere inutili". Una stoccata contro quelle grandi opere, come l'Alta Velocità o la Gronda di Ponente, che il Movimento 5 Stelle ha sempre osteggiato cavalcando le proteste dei comitati per il "no".

http://www.ilgiornale.it/news/politica/governo-ora-punta-dito-colpa-autostrade-litalia-1565262.html

Sono passate nemmeno 24 ore dalla tragedia che ha colpito Genova, e come tutti noi ho ancora negli occhi quelle terribili immagini del crollo del ponte Morandi. Oggi sarò tra le macerie macchiate di sangue e provo rabbia perché in un Paese civile non si può morire per un ponte che crolla. Lo voglio ribadire con ancora più forza: chi ha colpe per questa tragedia ingiustificabile dovrà essere punito.

Alle società che gestiscono le nostre autostrade sborsiamo i pedaggi più cari d’Europa mentre loro pagano concessioni a prezzi vergognosi. Incassano miliardi, versando in tasse pochi milioni e non fanno neanche la manutenzione che sarebbe necessaria a ponti e assi viari.

I vertici di Autostrade per l’Italia devono dimettersi prima di tutto. E visto che ci sono state gravi inadempienze, annuncio fin da ora che abbiamo attivato tutte le procedure per l’eventuale revoca delle concessioni, e per comminare multe fino a 150 milioni di euro.

Se non sono capaci di gestire le nostre Autostrade, lo farà lo Stato.

Contemporaneamente a questi atti doverosi, dobbiamo badare a ricostruire e manutenere, seppure con il pensiero sempre rivolto alle vittime e alle loro famiglie. Per quanto riguarda Genova, verrà usato il Fondo Emergenze della Protezione civile per ripristinare la viabilità ordinaria, prendendo in considerazione anche la possibilità di prolungare fino a Voltri la 'Strada a mare'. Per la ricostruzione del ponte Morandi, che voglio sottolineare necessitava di manutenzione da decenni, verranno poi utilizzate le risorse del Piano economico e finanziario di Autostrade, da discutere eventualmente a settembre, e altre risorse non impegnate e prese da due fondi dedicati in parte a interventi infrastrutturali.


di Danilo Toninelli, Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture

http://altrarealta.blogspot.it/

Se il Paese è nella merda e deve essere ricostruito poiché nessuno ha mai re-investito le tasse pagate dai cittadini per la propria sicurezza, nella loro sicurezza,



di Stefano Davidson
Sottolineare ed evidenziare le lapalissiane responsabilità di chi specula sul Paese e le sue infrastrutture da decenni e dei Governi che lo hanno consentito, non è immorale o sciacallaggio politico, è solo il miglior modo di onorare le vittime di tale modus (non) agendi di un'intera classe politica nonché dei loro sodali.
Se il Paese è nella merda e deve essere ricostruito poiché nessuno ha mai re-investito le tasse pagate dai cittadini per la propria sicurezza, nella loro sicurezza, vanno scovati tutti i responsabili e giudicati in Tribunale.
Non fare niente di tutto questo è immorale.
PS: caso strano i "volemose bene" "non è il momento di polemizzare sulle responsabilità" vengono per la maggior parte da chi negli anni ha votato ed appoggiato i maggiori responsabili dei disastri (ricordiamo anche alluvioni e terremoti vari) che nulla hanno mai fatto nemmeno dopo le disgrazie causate sostanzialmente dalle loro amministrazioni colluse e disseminate.
Stefano Davidson

#avantimieiProdi United Collapses of Benetton.

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'aperto e testo
di Stefano Davidson
United Collapses of Benetton.
1 miliardo e mezzo di investimenti in meno sulle autostrade nonostante i pedaggi più cari d'Europa e un miliardo di utili l'anno. Grazie alla oculata gestione dei magliaii un terzo dei ponti autostradali in Italia è a rischio come il ponte Morandi.
Stefano Davidson

La Terra di Hannibal



















Guardiamoci intorno. È tutto alla rovescia. I medici distruggono la salute, gli avvocati distruggono la giustizia, gli psichiatri distruggono le menti, gli scienziati distruggono la verità, i principali mezzi di comunicazione distruggono l’informazione, le religioni distruggono la spiritualità e i governi distruggono la libertà.







Fig.  – La Terra di Hannibal. Il mondo è folle, ma bisogna essere sani di mente per accorgersene.



http://altrarealta.blogspot.it/

Europa tra populisti e globalisti, lo stratega si chiama Bannon



Scrive Eric Zuesse, su strategic-culture.org, che due schieramenti politici, uno guidato da George Soros, e l’altro creato dal nuovo arrivato Steve Bannon, sono entrati in competizione per il controllo politico dell’Europa.
Soros ha guidato a lungo i grandi capitalisti liberals americani per il controllo dell’Europa, e Bannon sta ora organizzando una squadra di miliardari conservatori per strappare la vittoria ai liberals. Quindi le due fazioni di ‘filantropi’ ora combatteranno per il controllo del consenso politico e delle istituzioni europee. Faranno però fatica a mantenere l’Europa come alleata nella guerra contro la Russia, ma ogni squadra lo farà da  prospettive ideologiche diverse.
Proprio come esiste  una polarizzazione politica liberal-conservatrice tra capitalisti all’interno di una nazione, c’è anche un’altra polarizzazione tra capitalisti riguardo alle politiche estere della loro nazione.
Nessuno di loro è progressista o populista di sinistra. L’unico ‘populismo’ che attualmente ogni capitalista promuove è quello della squadra di Bannon. Comunque entrambe le squadre si demonizzano a vicenda sia per il controllo del Governo degli Stati Uniti, e a livello internazionale per il controllo del mondo intero, opponendo due diverse visioni del mondo: liberale e conservatrice, o meglio globalista e nazionalista.
Entrambi poi dicono di sostenere la ‘democrazia, ma invece promuovono la diffusione della “democrazia” attraverso l’invasione e l’occupazione di Paesi “nemici”.
Infatti quando gli Stati Uniti e alcuni degli alleati della NATO nel 2003 invasero e distrussero l’Iraq con false pretese, e senza che l’Iraq avesse mai invaso (e nemmeno distrutto) nessuno dei Paesi invasori, questo era in realtà il preciso intento dei paesi liberali invasori, perché la sovranità di una nazione non è affatto rispettata nel pensiero liberale tradizionale. È lo stesso motivo per cui alcune delle stesse nazioni hanno invaso e distrutto la Libia nel 2011, e la Siria dal 2012. Perché dunque i liberali (e non solo i conservatori) accettano così naturalmente le aggressioni imperialistiche del proprio Paese verso altri popoli?
La sovranità di una nazione appartiene al popolo che la abita, secondo “il diritto all’autodeterminazione dei popoli” enunciato dal presidente Woodrow Wilson in occasione del Trattato di Versailles (1919). Di conseguenza, mentre un’autentica rivoluzione dei residenti all’interno di un paese, per rovesciare e sostituire il loro governo, o un voto per la secessione, possono essere legittimati e riconosciuti dal principio di sovranità nazionale, nessuna invasione straniera lo è (e questo include anche qualsiasi ‘rivoluzione colorata’). Ciò significa che il concetto di sovranità nazionale è fondamentalmente estraneo alla cultura liberal.
In Europa, questo è chiamato “imperialismo”, in America, si chiama  “neo-conservatorismo”, ecco perché nessun grande capitalista americano sarà estraneo a questa convinzione.

Il Segretario alla Difesa Donald H. Rumsfeld ascolta i commenti alle consultazioni ad alto livello NATO-Ucraina a Vilnius, Lituania, il 24 ottobre 2005
Il nucleo del capitalismo americano rappresenta in pratica una sorta di aristocrazia, una forma di capitalismo bipartisan, liberale e conservatore, democratico e repubblicano, che non è semplicemente liberista (cioè include la privatizzazione di tutto ciò che può essere privatizzato) ma è anche imperialista (il che significa favorire una politica di invasioni e colpi di stato in giro per il globo, per fortificare l’impero). Gli Stati Uniti sono ora un impero a tutto campo, controllano non solo le aristocrazie capitalistico finanziarie in alcune repubbliche delle banane come il Guatemala e l’Honduras, ma anche quelle dei Paesi più ricchi come la Francia, la Germania e il Regno Unito.
Questa visione fu ampiamente promossa tra il 1877-1902 dal fondatore del Rhodes Trust , Cecil Rhodes, un razzista autodichiarato che sosteneva appassionatamente quanto tutte le “razze” fossero subordinate alla “prima razza”: gli inglesi.
In tempi più recenti, George Soros ha condiviso questa visione, giustificando l’aggressione  straniera in un Paese dalla “comunità internazionale” per proteggere “la sovranità popolare” di quel Paese. Il che è da manuale di logica democratica.
Al contrario Vladimir Putin afferma che nessuno straniero ha il diritto di invadere un altro Paese, contro Soros, che afferma che “la comunità internazionale” ha invece l'”obbligo di invadere”, ogni volta e ovunque decida di farlo.
In pratica la proposta di Soros si riduce a polarizzare e rendere irrilevante l’ONU, per rafforzare l’imperialismo internazionale. Due visioni del mondo totalmente diverse, perché l’Occidente chiama “sequestro” e “invasione” della Crimea da parte della Russia nel 2014, negando il fatto che gli abitanti della Crimea possano avere il diritto di decidere.
Il punto di vista di Vladimir Putin è stato espresso tante volte, in così tanti contesti diversi, e sembra essere sempre lo stesso, cioè che le uniche persone che hanno un diritto sovrano in qualsiasi luogo della terra, sono le persone che vivono su quella terra. In altre parole, la sua visione di base sembra un rifiuto del concetto stesso di impero.
Sebbene i grandi capitalisti siano riusciti, durante la prima Guerra Fredda, a ingannare il pubblico sul loro progetto di eliminare completamente il comunismo,  George Herbert Walker Bush aveva chiarito, nella notte del 24 febbraio 1990, ai capi degli alleati stranieri dell’aristocrazia statunitense del capitale, che l’obiettivo reale era la conquista del mondo, e fino a quel momento  la Guerra Fredda sarebbe continuata in gran segreto, magari non più secondo una rivendicazione anti-comunista, ma soprattutto in chiave anti-russa. Ed è quello che accade oggi, non solo nel Partito Democratico, e non solo nel Partito Repubblicano, e nemmeno solo negli USA, ma in tutta la loro alleanza.
Tutta la propaganda americana presenta sempre gli USA come la “parte lesa” contro “gli aggressori” (Iraq, Libia, Siria, Iran, Yemen, Cina), tutti gli alleati (o anche solo gli amici) della Russia sono gli “appestati”, “aggressori” o sono “dittature” o comunque “minacce per l’America”, considerata l’unica vera “Grande Democrazia”. In verità è un impero di notevoli proporzioni, storicamente senza precedenti, perché domina tutti i continenti. Basta sostenerlo e si è ben accolti sui principali mezzi di informazione. Questa è la  “democrazia” americana. Naturalmente gli articoli critici non vengono qualificati vero “giornalismo” in USA, vengono invece screditati come “blogging”.
Dopo la seconda guerra mondiale, il potere imperialistico USA prese il controllo economico dell’Europa occidentale con il Piano Marshall e, successivamente, dopo il crollo economico dell’Unione Sovietica, le mire di conquista si diressero verso tutta l’Europa. Lo hanno fatto non solo espandendo la NATO dopo il 1990 (il Patto di Varsavia era scomparso), ma anche attraverso l’Unione Europea, creata negli anni ’50 in prospettiva anti-russa e anti-comunista. Il loro vero obiettivo era la conquista, prima degli alleati della Russia, e poi, in ultima analisi, della Russia stessa, per completare così la conquista globale.
La concessione da parte di Mikhail Gorbaciov dell’unificazione della Germania e della fine delle Guerra Fredda, fu patteggiata con la promessa che la NATO non si sarebbe estesa di “un pollice verso est”. Significava che l’America non avrebbe cercato di piazzare i suoi missili nucleari proprio oltre i confini della Russia, abbastanza vicino a Mosca da poter lanciare un attacco nucleare lampo.
Il segretario di stato James Baker aveva fatto questa promessa a Gorbaciov, che avrebbe posto fine alla guerra fredda dopo 46 anni. La Russia mantenne quindi la sua parte del patto: demolì il muro di Berlino, permise l’unificazione della Germania. Ma, contravvenendo alla promessa fatta, gli Stati Uniti e i loro alleati non misero fine alla loro guerra contro una Russia ormai libera. Invece, nel corso degli anni, l’alleanza della NATO assorbì, una per una, le ex nazioni membro del Patto di Varsavia, e tuttavia bocciò l’apertura alla Russia. La NATO si espanse verso est, fino ai confini della Russia, esattamente l’opposto di ciò che aveva promesso.
Il continuo desiderio della Russia di aderire alla NATO è stato semplicemente respinto, poi nei decenni seguenti, la NATO ha assorbito praticamente tutto l’ex Patto di Varsavia, ma anche in Medio Oriente, a volte con la complicità dei loro alleati europei e/o fondamentalisti-sunniti, ha invaso direttamente altri Paesi, come in Iraq 2003, ha bombardato altre nazioni, come in Libia 2011, e in Siria 2011, fino alla minaccia attuale della nazione sciita alleata della Russia, l’Iran.
Quindi mentre la Guerra Fredda si è conclusa da parte della Russia, ha invece segretamente continuato (e continua) da parte dell’America, anzi la guerra americana contro la Russia si è recentemente intensificata, e solo l’avvento di Trump e il summit di Helsinki sembra aver segnato  un cambiamento di marcia.
L’annuncio pubblico di questa nuova guerra da parte dei grandi capitalisti americani per il controllo dell’Europa è apparso il 20 luglio 2018 sul sito neocon statunitense, ovvero pro-imperialismo The Daily Beast (pro-Soros, anti-Bannon).
Dunque Steve Bannon progetta di contrastare George Soros e di scatenare una rivoluzione di destra in Europa. L’ex consigliere capo della Casa Bianca di Trump infatti ha dichiarato che sta creando una fondazione in Europa chiamata “The Movement”, che possa guidare una rivolta populista di destra in tutto il continente a partire dalle elezioni del Parlamento europeo la prossima primavera.
La non-profit sarà una fonte centrale di sondaggi, consigli sulla messaggistica, targeting dei dati e ricerca di think-tank per un malessere di destra che si sta diffondendo in tutta Europa, in molti casi senza strutture politiche professionali o budget significativi.
L’ambizione di Bannon è che la sua organizzazione alla fine rivaleggi con l’impatto acquisito dalla Open Society di Soros, che ha impiegato $ 32 miliardi per cause liberaliste da quando è stata fondata nel 1984.
Durante lo scorso anno, Bannon aveva tenuto colloqui con gruppi di destra in tutto il continente da Nigel Farage e membri del Front National di Marine Le Pen (recentemente ribattezzato Rassemblement National) in Occidente, all’Ungherese Viktor Orban e ai populisti polacchi in Oriente.
Bannon immagina di poter attivare un “supergruppo” di destra all’interno del Parlamento europeo che potrebbe attrarre fino a un terzo dei legislatori dopo le elezioni europee del prossimo maggio. Un blocco populista unito di quelle dimensioni avrebbe la capacità di interrompere seriamente i procedimenti parlamentari, potenzialmente garantendo a Bannon un enorme potere all’interno del movimento populista.
Dopo essere stato costretto ad abbandonare la Casa Bianca a seguito di dispute interne, che sarebbero poi emerse nel libro  di Michael Wolff  “In Fire and Fury: Inside the Trump White House, Bannon ora si sta godendo l’opportunità di tracciare il suo nuovo impero europeo… “Preferirei regnare all’inferno, piuttosto che servire in paradiso”, ha detto, parafrasando il Satana del “Paradiso perduto” di John Milton.
Bannon ha trascorso la sua carriera come agente di vari miliardari statunitensi, più recentemente per quelli che hanno sostenuto Donald Trump nelle primarie repubblicane e così ha ottenuto la nomination del partito per lui. Mentre il capo della campagna democratica di Hillary Clinton era il presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt, il capo cervello dietro a Donald Trump era Steve Bannon, che era stato assunto a questo scopo dal matematico miliardario e dal capo di una private equity Robert Mercer. Dopo che Trump vinse la nomination, Bannon rimase e la sua operazione venne finanziata principalmente dalla  coppia di miliardari del casinò statunitense-israeliano, Miriam e Sheldon Adelson.
La sede centrale del Movimento dovrebbe trovarsi a Bruxelles, dove inizieranno ad assumere personale nei prossimi mesi. Si prevede che ci saranno meno di 10 dipendenti a tempo pieno prima delle elezioni del 2019, con un esperto di sondaggi, un addetto alle comunicazioni, un responsabile dell’ufficio e un ricercatore tra le posizioni. Il piano è di farli salire a più di 25 persone dopo il 2019 se il progetto sarà un successo.
Bannon prevede di trascorrere il 50% del suo tempo in Europa, soprattutto sul campo piuttosto che nell’ufficio di Bruxelles, una volta che le elezioni di medio termine negli Stati Uniti saranno finite a novembre.
L’operazione dovrebbe anche fungere da collegamento tra i movimenti di destra dell’Europa e il Trump Freedom Caucus negli Stati Uniti. Bannon e Raheem Kassam, ex redattore di Farage e redattore di Breitbart, hanno aperto un ufficio in un hotel a cinque stelle Mayfair per una settimana, mentre Donald Trump era in visita in Europa. Tra le presenze televisive, come surrogati di Trump, hanno ospitato una serie dei principali esponenti di destra europei presso l’hotel.
“È stato un tale successo che abbiamo iniziato a collaborare”, ha detto Bannon. “Tutti sono d’accordo sul fatto che le europee sono estremamente importanti, e segneranno il vero primo conflitto tra il populismo e il partito globalista di Davos“.
Tutti i grandi capitalisti repubblicani (ebrei, cristiani evangelici e altri) sono stati forti sostenitori di Israele, che a sua volta naturalmente è  alleato con i Saud; e sia Israele che i Saud sono particolarmente convinti della necessità di una guerra contro l’Iran, piuttosto che contro la Russia (obiettivo principale dell’aristocrazia statunitense). Solo i capitalisti americani sono ossessionati dalla conquista della Russia. Sono stati così fin dalla seconda guerra mondiale.
L’Asse di oggi infatti è composta dagli eredi nazi/fascisti della fallita Operazione Barbarossa di Hitler per conquistare l’Unione Sovietica. Dopo la seconda guerra mondiale, la CIA americana, insieme al MI6 britannico e ad altre agenzie governative, oltre al Vaticano, produssero “rat lines” per stabilirsi negli Stati Uniti, in Argentina e in Canada, e questi “ex” nazisti furono accolti con favore dalla CIA,  per la futura conquista dell’Unione Sovietica.
Anche Ambrose Evans-Pritchard nel 2016 condivideva accuratamente la stessa tesi sul Telegraph  “L’Unione Europea è sempre stata un progetto della CIA, come scoprono i Brexiteer”: “L’intelligence statunitense ha finanziato segretamente il movimento europeo per decenni e ha lavorato aggressivamente dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna nel progetto. Fu Washington a guidare l’integrazione europea alla fine degli anni ’40 e la finanziava segretamente sotto le amministrazioni di Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon. Il campo euroscettico è stato stranamente miope supponendo che le potenti forze che attraversano l’Atlantico potessero fare appello alla secessione britannica e salutarli come liberatori.”
Un memorandum datato 26 luglio 1950 infatti rivela l’esistenza di una campagna per promuovere un Parlamento europeo a tutti gli effetti, firmato da Gen William J Donovan, capo dell’ufficio di servizi strategici americani in tempo di guerra, precursore della Central Intelligence Agency.
Il principale fronte della CIA era il comitato americano per l’Europa unita (ACUE), presieduto da Donovan. Un altro documento mostra che fornì il 53,5% dei fondi del movimento europeo nel 1958. Il consiglio includeva Walter Bedell Smith e Allen Dulles, i direttori della CIA negli anni Cinquanta, e una casta di ex funzionari dell’OSS (‘Office of Strategic Services), che si trasferirono dentro e fuori dalla CIA. Bill Donovan, capo leggendario dell’OSS in tempo di guerra, fu in seguito incaricato di orchestrare il progetto UE. Gli Stati Uniti hanno agito in modo astuto nel contesto della Guerra Fredda, e la ricostruzione politica dell’Europa è stata un successo strepitoso.
Allo stesso tempo la CIA stava lavorando con migliaia di agenti segreti nazisti e fascisti in Europa, che l’OSS aveva segretamente rastrellato e protetto alla fine della seconda guerra mondiale, per il preciso intento di sovvertire non solo gli agenti comunisti in Europa ma con maggiore ostinazione, gli agenti democratici che preferivano non la subordinazione agli Stati Uniti, ma la sovranità democratica degli europei.
Pertanto, fin dall’inizio, l’UE è stato un mezzo per imporre sugli europei il controllo delle corporations internazionali statunitensi a vantaggio delle imprese americane. Quello era lo scopo principale dell’UE, la subordinazione al capitalismo americano, nessuna democrazia autentica. Il vassallaggio all’interno dell’impero americano doveva essere funzionale al loro progetto: conquistare prima l’Europa e poi il mondo.
Evans-Pritchard esortava i suoi lettori: “A mio avviso, il campo Brexit dovrebbe essere il layout di piani per aumentare la spesa per la difesa, impegnandosi a spingere la Gran Bretagna in testa, come la potenza militare indiscussa d’Europa.” La sua visione imperialista  è un’estensione di quella di Cecil Rhodes alla fine del 1800, che aspirava ad un impero globale tra Regno Unito e Stati Uniti, nel quale le due potenze imperiali, la vecchia e la nuova, avrebbero gradualmente preso il controllo del mondo intero. George Soros ha lavorato febbrilmente a quell’obiettivo, mentre Steve Bannon preferisce il progetto “nazionalista”, ma entrambe le versioni sono liberali e conservatrici.
Durante gli anni ’90 il neoconservatorismo è stato sostenuto dal Mossad e dai lobbisti per Israele ed è stato identificato pubblicamente come un’ideologia “ebraica”, nonostante molti esponenti fossero “anti-comunisti” o “pro-democratici” o semplicemente anti-russi, ma che non erano né ebrei né addirittura focalizzati sul Medio Oriente. I repubblicani Donald Rumsfeld, Dick Cheney e John McCain, e il democratico direttore della CIA  James Woolsey, erano neoconservatori molto potenti. Però ciò che tutti i neocon hanno sempre condiviso appassionatamente è stato l’odio viscerale verso i  russi. Ciò viene prima di ogni altra cosa, e governa da sempre il sacro graal  della NATO (la principale organizzazione neocon).

Rosanna Spadini
Fonte: www.comedonchisciotte.org

Maurizio Rossi: la mia Genova a rischio crollo economico.L'ex senatore aveva posto interrogazioni sul ponte a Delrio


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Roma, 14 ago. (askanews) - Era il 28 aprile 2016 quando Maurizio Rossi di Scelta Civica, unico ligure in Commissione Trasporti al Senato, poneva un'interrogazione al ministro delle infrastrutture Delrio sulla situazione critica della viabilità di Genova; sui problemi del ponte Morandi due anni prima del crollo; sulla necessità di predisporre una strategia stradale, la famosa 'Gronda', per bypassare in parte il ponte. Maurizio Rossi non è più senatore, è tornato a fare l'editore della tv ligure Primo Canale.
"La situazione di Genova la conosco estremamente bene, purtroppo la criticità del ponte Morandi ci è nota da sempre. Questo ponte è stato realizzato quando i traffici non erano così enormi come sono adesso, Sono aumentati di centinaia di migliaia i tir che attraversano la città ormai su quel ponte si vedevano spesso le code ferme di tir, ma trecento quattrocento tir fermi, bloccati in coda sul ponte. Lei pensi che la Gronda è stata approvata nel 2001!" dice l'ex senatore.
"Il progetto della Gronda, fermo da 18 anni, avrebbe dovuto risolvere questo snodo fondamentale: sul ponte Morandi ora crollato passava tutto il traffico in arrivo dalla Francia e da Savona verso Genova, e da lì sia in direzione Milano, sia giù per la costa tirrenica verso La Spezia e Roma. Il progetto della Gronda praticamente molto prima del ponte Morandi, spostandosi verso Savona, attraverso una galleria andava a tagliare l'autostrada evitando di passare sul ponte Morandi per una grossa parte del traffico, e si andava a collegare con la Genova-Milano un po' di chilometri sopra" ha aggiunto Rossi.
"C'è da chiedersi perché non si sia voluto capire per tempo la necessità di costruire un'alternativa. Genova resta veramente in questo momento isolata. Le centinaia di migliaia di Tir che devono andare al porto da dove passeranno? Avremo una problematica enorme perché ci sarà un blocco dell'economia portuale, non sarà più possibile arrivare all'aeroporto se non per le strade normali.
Le confesso che sono anche io molto amareggiato e triste, perché vedo un crollo dell'economia totale della mia città oltre alle vittime e alla tragedia immane che c'è" conclude l'imprenditore.

fonte http://www.askanews.it/video/2018/08/14/maurizio-rossi-la-mia-genova-a-rischio-crollo-economico-20180814_video_18062055/