Translate

domenica 17 febbraio 2019

George Soros uomo dell’anno. Nel 2018 i globalisti hanno spinto la pazienza delle persone al limite


Dal 2015, i sostenitori del neoliberismo stanno portando avanti la loro agenda globalista senza il consenso della popolazione. In questi ultimi 365 giorni la distruttiva agenda e` stata sfidata.
Alla luce degli epici eventi che hanno caratterizzato il nostro mondo nel 2018, i gilet gialli – le migliaia di cittadini francesi che sono scese in piazza a Parigi per protestare contro l’austerità e l’aumento della disuguaglianza – sarebbero potuti essere una buona scelta per il premio “persona dell’anno” del Financial Times . Invece, quel titolo è stato conferito al globalista miliardario, George Soros, che e` la persona che probabilmente piu` si e` intromessa negli affari degli stati democratici moderni rispetto a qualsiasi altra persona sul pianeta.
Forse la controversa nomina del FT è stata un tentativo di mobilitare le forze del neoliberismo in un momento in cui il populismo e il nascente nazionalismo stanno investendo il pianeta. In effetti, le immagini scioccanti che escono dalla Francia forniscono un triste allarme su dove potremmo dirigerci se i globalisti continuano a minare il potere dello stato-nazione.
Non è un segreto che il neoliberismo insegua inesorabilmente un mondo globalizzato, senza confini, dove lavoro, prodotti e servizi obbediscono alla mano nascosta del libero mercato. Ciò che viene menzionato meno spesso, tuttavia, è che questo sistema è molto più preoccupato di promuovere il benessere delle corporazioni e dei capitalisti che aiutare la persona media. In effetti, molte delle aziende più potenti del mondo oggi sono mutate in “superpotenze apolidi”, mentre i consumatori sono costretti a sopportare paralizzanti misure di austerità tra il crollo degli standard di vita. L’anno 2018 potrebbe essere visto come il punto di svolta quando il movimento di base contro queste terribili condizioni decollò.
Dal 2015, quando il cancelliere tedesco Angela Merkel ha permesso a centinaia di migliaia di migranti privi di documenti di entrare in Germania e nell’UE, un’ondata di animosità si è sviluppata costantemente contro l’Unione europea, forse meglio esemplificata dal movimento Brexit. Molto semplicemente, molte persone si stanno stancando dell’argomentazioneglobalista secondo cui l’Europa ha bisogno di migranti e misure di austerità per far girare le ruote dell’economia. Per lo meno, attirare i migranti con incentivi in ​​denaro per trasferirsi in Germania e altrove nell’UE appare incredibilmente miope.
In effetti, se il globalista George Soros vuole prestare il suo tocco di Mida per migliorare la situazione dei migranti, perché pensa che trasferirli in paesi europei sia la soluzione? Come sta diventando sempre più evidente in posti come la Svezia e la Francia, gli sforzi per assimilare persone provenienti da culture, religioni e background molto diversi sono una impresa estremamente difficile, il cui successo è tutt’altro che garantito.
Una conseguenza preoccupante della stagione europea delle frontiere aperte è stata l’ascesa di movimenti politici di estrema destra. In effetti, alcune delle più aspre critiche al “piano Merkel” hanno avuto origine in Ungheria, dove il suo coraggioso presidente, Viktor Orban, spera di costruire “una democrazia cristiana vecchia scuola, radicata nelle tradizioni europee”. Orban sta semplicemente rispondendo al volontà del suo popolo, che è ferocemente conservatore, eppure il parlamento europeo ha votato per punirlo a prescindere. La mossa mostra che Bruxelles, oltre ad essere avversa ai principi democratici, ha pochissimi strumenti per affrontare l’ascesa del sentimento di estrema destra che le sue stesse politiche sbagliate hanno creato.
Qui è necessario menzionare ancora una volta la destra politica, il signor Soros, che non ha ricevuto alcun mandato politico dagli elettori europei, ha svolto, nonostante cio`. campagne incessanti a nome di iniziative globaliste attraverso le sue Open Society Foundations (OSF) (Quella campagna ha preso piede solo dopo che Soros ha iniettato $ 18 miliardi di dollarinell’OSF, rendendola una delle ONG più influenti al mondo).
Con non poca sfacciataggine, Soros ha condannato i paesi dell’UE, ovvero la sua nativa Ungheria, per aver tentato di proteggere i loro territori costruendo barriere e recinti di confine, che a suo avviso violano i diritti umani dei migranti (raramente il filantropo parla del “Diritti umani” della popolazione nativa). Nelle parole del maestro del caos stesso: “Le politiche migratorie del mendicante-tuo-vicino, come costruire recinti di confine, non solo frammenteranno ulteriormente l’unione; danneggiano inoltre seriamente le economie europee e sovvertono gli standard globali sui diritti umani “.
Attraverso un leak da parte di un gruppo di parlamentari corrotti che stanno ai suoi ordini, Soros dice che l’UE dovrebbe spendere 30 miliardi di euro (33 miliardi di dollari) per ospitare “almeno 300.000 rifugiati ogni anno”. Come pagherà l’UE il reinsediamento dei migranti dal Medio Oriente? Soros ha una risposta anche per questo. Le chiama “sovvenzioni”, che comporta “l’innalzamento di una notevole quantità di debito sostenuto dal budget relativamente piccolo dell’UE”.
Qualche idea su chi sara` costretto a pagare il debito su questa impresa ad alto rischio? Se hai detto George Soros, prova ancora. Le persone già pesantemente tassate in Europa saranno costrette ad assumersi questo pesante fardello. “Per finanziarlo, le nuove tasse europee dovranno essere riscosse prima o poi”, ammette Soros. Questo commento è molto interessante alla luce delle recenti proteste francesi, che sono state innescate dal piano di Emmanuel Macron di imporre una nuova tassa sul carburante. Il leader francese, un ex banchiere d’investimento, stava tentando di recuperare parte dei fondi utilizzati per sostenere l’afflusso di nuovi arrivi nel suo paese? La domanda sembra valida e spiega molto bene i disordini in corso.
A questo punto, vale la pena ricordare che cosa ha innescato l’esodo dei migranti in Europa, in primo luogo. Gran parte della risposta arriva dalle operazioni illegali della NATO sugli stati sovrani. Dal 2003, il blocco militare composto da 29 membri, sotto il comando diretto di Washington, ha condotto operazioni militari illecite in varie parti del mondo, tra cui Iraq, Libia e Siria. Queste azioni, che potrebbero essere meglio descritte come globalismo con gli steroidi, hanno aperto un vaso di Pandora di flagelli globali, tra cui carestia, terrorismo e povertà opprimente. È questo che intendono gli stati occidentali per “attivismo umanitario”? Se i principali paesi dell’UE volessero veramente far sentire il proprio peso umanitario, potrebbero iniziare chiedendo la cessazione delle operazioni di cambio di regime in tutto il Medio Oriente e in Nord Africa, creando così condizioni disumane per milioni di persone innocenti.
Questo fallimento da parte delle capitali occidentali a pronunciarsi contro la bellicosa politica estera degli Stati Uniti aiuta a spiegare perché un certo numero di altri governi europei sta vivendo un grande scossone. Sebastian Kurz, 32 anni, ha conquistato il cuore degli elettori austriaci promettendo di affrontare l’immigrazione incontrollata. Nella Svezia super-tollerante, che ha accettato più migranti pro capite di qualsiasi altro stato dell’UE, il partito anti-immigrati della Svezia democratica ha raccolto il 17,6 per cento dei voti nelle elezioni di settembre, dal 12,9 per cento delle elezioni precedenti. E anche Angela Merkel, che è vista da molti come il leader de facto dell’Unione Europea, sta osservando il suo incidente politico e brucia soprattutto a causa del pasticcio della crisi dei migranti. In ottobre, dopo che la sua Unione Cristiana Democratica (CDU) ha subito una battuta d’arresto nelle elezioni bavaresi, che hanno visto gli elettori della CDU abbandonare la nave per l’anti-immigrazione AfD e i Verdi, la Merkel ha annunciato che si sarebbe dimessa nel 2021 dopo la scadenza del suo attuale mandato.
Nel frattempo, negli Stati Uniti, il governo del presidente Donald Trump ha mandato il governo in shut down mentre i democratici si rifiutano di concedere al leader americano i fondi per costruire un muro al confine con il Messico – nonostante il fatto che sia essenzialmente arrivato alla Casa Bianca proprio per quella promessa. Personalmente, trovo molto difficile credere che qualsiasi partito politico che non sostiene un confine forte e vitale possa continuare a essere preso seriamente alle urne per molto tempo. Eppure questa è la strategia che i democratici hanno scelto. Ma sto divagando.
La lezione che i governi occidentali avrebbero dovuto apprendere nell’ultimo anno da questi sviluppi è che esiste una linea rossa definita che i globalisti attraversano a rischio non solo dell’ordine sociale, ma anche per le loro fortune politiche. Alla fine le persone chiederanno soluzioni ai loro problemi – molti dei quali sono stati causati da programmi neoliberali spericolati e misure di austerità. Questo senso collettivo di disperazione può aprire la porta a un infinito numero di poltiici di destra pronti a svolgere il compito.
Meglio fornire condizioni di lavoro eque per le persone mantenendo confini forti che dover affrontare l’ira della strada Resta da vedere se i leader occidentali cambieranno i loro modi neoliberisti con l’avvicinarsi di una tempesta populista, ma io per primo non sto scommettendo su questa opzione
https://neovitruvian.wordpress.com/2018/12/31/george-soros-uomo-dellanno-nel-2018-i-globalisti-hanno-spinto-la-pazienza-delle-persone-al-limite/

Ucraina, la NATO nella Costituzione



Il giorno dopo la firma del protocollo di adesione alla NATO della Macedonia del Nord quale 30° membro, l‘Ucraina ha compiuto un atto senza precedenti: ha incluso nella propria Costituzione l’impegno a entrare ufficialmente nella NATO e allo stesso tempo nell’Unione europea.
Il 7 febbraio, su proposta del presidente Petro Poroshenko – l’oligarca arricchitosi col saccheggio delle proprietà statali, che si ricandida alla presidenza – il parlamento di Kiev ha approvato (con 334 voti contro 35 e 16 assenti) gli emendamenti in tal senso della Costituzione.
Il Preambolo enuncia «il corso irreversibile dell’Ucraina verso l’integrazione euro-atlantica»; gli Articoli 85 e 116 decretano che compito fondamentale del parlamento e del governo è «ottenere la piena appartenza dell’Ucraina alla NATO e alla UE»; l’Articolo 102 stabilisce che «il presidente dell’Ucraina è il garante del corso strategico dello Stato per ottenere la piena appartenenza alla NATO e alla UE».
L’inclusione nella Costituzione ucraina dell’impegno a entrare ufficialmente nella NATO comporta conseguenze gravissime:
  • Sul piano interno, vincola a tale scelta il futuro dell’Ucraina, escludendo qualsiasi alternativa, e mette di fatto fuorilegge qualsiasi partito o persona si opponga al «corso strategico dello Stato». Già oggi la Commissione elettorale centrale impedisce a Petro Simonenko, esponente del PC di Ucraina, di partecipare alle elezioni presidenziali di marzo.
Il merito di aver introdotto nella Costituzione l’impegno a far entrare ufficialmente l’Ucraina nella NATO va in particolare al presidente del parlamento Andriy Parubiy. Cofondatore nel 1991 del Partito nazionalsociale ucraino, sul modello del Partito nazionalsocialista di Adolf Hitler; capo delle formazioni paramilitari neonaziste, usate nel 2014 nel putsch di Piazza Maidan, sotto regia USA/NATO, e nel massacro di Odessa; capo del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale che, con il Battaglione Azov e altre unità neonaziste, attacca i civili ucraini di nazionalità russa nella parte orientale del paese ed effettua con apposite squadracce feroci pestaggi, devastazioni di sedi politiche e roghi di libri in perfetto stile nazista.
  • Sul piano internazionale, va tenuto presente che l’Ucraina è già di fatto nella NATO, di cui è paese partner: ad esempio il battaglione Azov, la cui impronta nazista è rappresentata dall’emblema ricalcato da quello delle SS Das Reich, è stato trasformato in reggimento operazioni speciali, dotato di mezzi corazzati e addestrato da istruttori USA della 173a Divisione aviotrasportata, trasferiti da Vicenza in Ucraina, affiancati da altri della NATO.
Poiché la Russia viene accusata dalla NATO di aver annesso illegalmente la Crimea e di condurre azioni militari contro l’Ucraina, se questa entrasse ufficialmente nella NATO, gli altri 30 membri della Alleanza, in base all’Art. 5, dovrebbero «assistere la parte attaccata intraprendendo l’azione giudicata necessaria, compreso l’uso della forza armata». In altre parole, dovrebbero andare in guerra contro la Russia.
Su queste pericolose implicazioni della modifica della Costituzione ucraina – dietro cui vi sono certamente le lunghe mani degli strateghi USA/NATO – è calato, in Europa, il silenzio politico e mediatico.
Tace anche il parlamento italiano, che nel 2017 ha concordato un memorandum d’intesa con quello ucraino, sottoscritto da Laura Boldrini e Andriy Parubiy, rafforzando la cooperazione tra la Repubblica italiana, nata dalla Resistenza contro il nazi-fascismo, e un regime che ha creato in Ucraina una situazione analoga a quella che portò all’avvento del fascismo negli anni Venti e del nazismo negli anni Trenta.
*****
Articolo a cura di Manlio Dinucci

fonte http://sakeritalia.it/ucraina/ucraina-la-nato-nella-costituzione/

Soros conferma che sta perdendo in Europa



l mese scorso a Davos, George Soros ha completamente rovesciato la sua posizione verso la Cina, facendo eco all’amministrazione Trump (tra tutte le cose) e mettendo in guardia il mondo contro l’ascesa della Cina rispetto alla sua precedente posizione.
La ragione principale di questo cambiamento di idea da parte di Soros riguardo la Cina deriva dalla sua paura che l’Unione europea non raggiunga i suoi obiettivi diventando la prossima grande potenza mondiale soggiogando cosi` i cinesi, ma piuttosto teme che si dissolva come l’Unione Sovietica.
Alla fine ha trasmesso queste paure in un altro dei suoi famigerati editoriali su Project Syndicate (link RT qui). In breve, l’articolo dice che gli europei devono liberarsi di ciò che li rende individui per amore di Madre Europa.
L’Unione europea è l’ideale più alto e, come tale, dovrebbe essere quello a cui tutti gli europei dovrebbero aspirare. Questa è la più alta forma di pensiero collettivista.
E` ora di tirare la cinghia contro le orde di gente che non vogliono morire dissanguate leggermente, che non vogliono vedere la loro cultura sradicata, i loro quartieri distrutti e la loro dignità di persone distrutta.
Ho letto trattati megalomani nella mia vita, ma questo è stato a dir poco impressionante.
Potrei (e forse dovrei) entrare punto per punto in tutte le terribili supposizioni di Soros, ma sappiamo tutti le misfatte di questo agitatore marxista.
La parte importante di questo editoriale non è la sostanza, che a sua volta e` stata progettato per far girare i cosiddetti ai conservatori, ma il motivo per cui è stato scritto in primo luogo.
George Soros sta perdendo.
Le persone potenti escono dall’armadio e implorano in questo modo quando stanno perdendo. Gli imperi non negoziano, dettano. Lo stesso vale per i finanzieri miliardari che sono il prodotto delle bolle che hanno aiutato a gonfiare, ma rifiutano di accettare la responsabilità per quando esplodera`.
No, è colpa di quei selvaggi euroscettici che non sono sufficientemente impegnati nella causa. Tutti voi non siete abbastanza svegli nella “terra di Soros”.
Persone come Soros acquistano influenza dietro le quinte per ottenere quello che vogliono. Soros uscendo da dietro il sipario racconta di quanto sia diventato ansioso.
Invece di sembrare un profeta, sembra un vecchio pieno di soldi in tasca, senza cognizione di causa e che vuole parlare del suo libro.
Non è diverso dai marxisti stanchi e ammuffiti del Partito Democratico negli Stati Uniti e in Italia e dai loro utili idioti, i quali sostengono che il socialismo non ha fallito, semplicemente non è stato ancora implementato correttamente.
Quindi 150 milioni di persone morte (senza contare le guerre) nel 20 ° secolo non sono una confutazione abbastanza grande?
Puoi rinominarlo ‘Socialismo Democratico’ o ‘Stakeholder Capitalism’ o quello che vuoi, ma alla fine è ancora solo un gruppo di radical chic, seduti a giocare a Dio mentre il resto di noi fatica a sostenere i costi per andare avanti.
Benvenuti nel socialismo mondiale
Il socialismo democratico è stato l’ideologia politica dominante dell’epoca, risalente all’era progressista. Tutti voi siete stati responsabili in una forma o nell’altra negli ultimi 90 anni e Soros pensa che la ragione per cui il suo esperimento di ingegneria sociale definito l’UE sta fallendo e` a causa di obsoleti sistemi di partito politico frutto della lotta tra lavoro e capitale.
Non sono scioccato che George abbia sbagliato tutto da quando ha guadagnato i suoi soldi per aggiustare i mercati valutari, avendo ottenuto i suoi soldi né attraverso il lavoro ne` attraverso la creazione di beni capitali.
L’hybris è la rovina di tutti i governanti e aspiranti imperatori. E se vivesse in una epoca diversa, potrebbe essere stato in grado di farcela.
Ma le comunicazioni globali, le forze naturali del decentramento e le leggi fondamentali sia della fisica che dell’economia, lo hanno raggiunto prima che i suoi sogni potessero venire alla luce.
https://neovitruvian.wordpress.com/2019/02/13/soros-conferma-che-sta-perdendo-in-europa/

A VERHOFSTADT E' PARTITO L'EMBOLO DI LNG. IL 'BURATTINO' CONTE NON C'ENTRA





Non so se qualcun altro l’ha già scritto. La ragione del rabbioso attacco di Verhofstadt a Conte sta esattamente nelle sue parole dal minuto 0:34 al minuto 1:04 qui, ed è un embolo di gas LNG, piuttosto raro fra gli umani, ma non fra quelli come lui. Roba da tanti, ma tanti soldi.
Al belga sono rimasti piantati a metà trachea il Venezuela e Putin, e soprattutto la mite posizione italiana su di essi. Per questo ci odia, e, ancor più di lui, ci odia la Exmar, che come avrete di certo letto sui giornali è la Corporation navale belga che gli paga le parcelle mentre sto lobbista siede a fare il parlamentare europeo.
Una storia multimiliardaria di LNG (gas naturale liquefatto), le cui maggiori comparse sono: Un incontro dell’ottobre 2017 fra Putin e l’iraniano colosso petrolifero NIOC – Un contratto andato in malora l’anno precedente fra la Exmar e la canadese Pacific Exploration & Production Corporation in Colombia – La Carribean FLNG, che è la mega chiatta per la lavorazione e il trasporto del LNG strapagata dalla Exmar, che oltretutto se la fece recapitare dalla Cina con l’ambizione di farci una montagna di soldi, ma rimasta piantata ad arrugginirsi per via dei sopraccitato contratto andato a vuoto e anche di un secondo contratto andato a puttane, poi graziata all’ultimo dall’odierno arcinemico latino americano del Venezuela, cioè il Presidente argentino Macri – L’ENI che si lavora il LNG di Maduro mentre i belgi della Exmar schiumano alla bocca per vederlo morto.
Il Belgio è un Paese di sfigati, che dopo aver ammazzato 11 milioni di congolesi, per rimanere poi a mani vuote, circa 130 anni fa (il cobalto e il coltan, che oggi nell’IT e nella Smart TV-Smart Phones Industry valgono più dei diamanti, se li sono presi i Kabila, l’americana Glencore e gli israeliani), si sono distinti di recente per aver avvelenato i maiali di tutt’Europa con la diossina, e poi sono rimasti sfigati. Possono vantare solo quella cloaca di politica autocratica e infestata di lobbies che è Bruxelles, ma mica tanto altro. La loro Exmar è dal 1981 che si è fatta un nome nel mondo per i servizi di trasporto navale e di rigassificazione soprattutto di gas naturale, che viene trasformato in LNG. Ne vanno fieri, e che ci sia un Paese in UE che non solo gli piscia in testa sugli idrocarburi con l’ENI, ma che è pure ‘amico’ di due giganti odiosi per la Exmar nel business LNG come Russia e Venezuela, bè, questo per Verhofstadt e per le ambizioni smisurate di chi ce l’ha a busta paga, la Exmar appunto, è stato troppo. Fra poche righe capirete il perché.
Tutto il resto della sua sparata su Italia vs UE, immigrazione, gran valori di Spinelli, Ciampi e Bonino, la recessione, i Populismi, sono stati pretesti. Contano i soldi, follow the money, eh?
Un po’ di background in breve.
Dunque nel luglio 2017 i padroni di sto Verhofstadt, la Exmar, si fa recapitare dall’altra parte del pianeta questa mega chiatta chiamata Carribean FLNG che avevano costruito a costi stratosferici nella speranza di concludere un accordo multi milionario con l’Iran. Ma nel novembre successivo la Gazprom di Putin arriva a Tehran, incontra la NIOC (la regina degli idrocarburi iraniana) e di colpo tutto per la Exmar va storto. L’Iran, si disse allora, avrebbe usato altri vascelli per il LNG, quelli norvegesi, e gli oleodotti russi dell’amico Vladimir. Questo aprì ulcere gastriche in Belgio dove ci passava un pallone da calcio, soprattutto perché era la seconda volta che la super chiatta della Exmar veniva cestinata con milioni di dollari di perdite: era successo nel 2016 nel sopraccitato flop in Colombia in associazione con la fallita canadese Pacific Exploration & Production Corporation.
I padroni di Verhofstadt ora hanno buchi contabili che si vedono dalla Luna con sta mega chiatta Carribean FLNG piantata sul gozzo mentre altri si stanno spartendo l’immane mercato del gas LNG. Putin è il target N.1 dell’odio della Exmar, e non solo per la faccenda dell’Iran del 2017, ma anche perché in tutto l’affare Nord Stream 2 (il super gasdotto dalla Russia alla Germania) le mega chiatte della Exmar e tutti i suoi servizi aggiunti per il trasporto del gas LNG sono ovviamente tagliati fuori. La Corporation belga e il suo scagnozzo lobbista Verhofstadt sono impotenti contro Mosca in UE. Per ovvi motivi ‘l’amico del tuo nemico è il tuo nemico’, cioè tradotto: l’Italia di Salvini che è di casa in Russia diventa oggetto d’odio alla Exmar-Verhofstadt. Ma non solo. C’è il Venezuela.
Caracas, come si sa, è un colosso di idrocarburi, ora ingabbiato dalle sanzioni Obama-Trump, ma lo stesso una miniera d’infinite ricchezze anche di gas LNG. Infatti si sappia che, sorprendentemente, uno del 10 maggiori esportatori al mondo di LNG è Trinidad & Tobago nei Caraibi, ma la sua vera fonte è la compagnia petrolifera di Stato di Caracas, la PDVSA. A Bruxelles gli ulcerati della Exmar stanno solo a guardare tutto quel ben di Dio in mano al “socialista” Maduro, a cui loro non hanno significativi accessi, mentre l’ENI sì, eccome. Sti italiani, di nuovo in mezzo alle palle, eh? Allora che si fa?
Bè, com’è noto, nell’America Latina esiste oggi un gruppo di nazioni totalmente a baciapile di Washington che si chiama il Gruppo di Lima, e chi le capeggia? L’Argentina del Presidente Macri. E allora, si dicono gli ulcerati della Exmar a Bruxelles, dove la piazziamo sta emorragia di milioni di dollari che si chiama super chiatta Carribean FLNG? Eh, da un signor nessuno mondiale del gas LNG, cioè proprio da Macri, ma la rinominiamo Tango FLNG, giusto per smussare un po’ le figurette di cacca del passato. E giù a ingoiare magoni, loro e il loro servetto Verhofstadt.
Insomma, quello che doveva essere per i padroni di Verhofstadt l’inizio di un business multi milionario nel 2016, finisce a far da carretta per il mediocre business del LNG in Argentina, mentre è proprio l’Italia che ostacola l’appoggio dell’infame UE al golpe americano in Venezuela che avrebbe aperto ogni singolo rubinetto di petrolio e gas LNG agli USA e ai Verhofstadt-Exmar-Bruxelles per mano del cagnolino di Washington, Juan Guaidò. Poi Salvini che strizza l’occhio a Putin, quello dei due mega calci in culo alla Exmar e al suo prezzolato Verhofstadt … dai, le ulcere di sti belgi non hanno retto.
Non so se serve sapere altro. Non credo. Ora sapete che significava il bau-bau di sto cane da guinzaglio.
Poi, lo ribadisco, Conte non Conta in effetti una mazza, ma con sta storia i burattini non c’entrano proprio per nulla.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
LInk: https://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2133

15.02.2019
http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=7371

martedì 12 febbraio 2019

Macron il bruto


Michel Onfray, filosofo e saggista francese, confronta la risposta, brutale, del regime di Macron nei confronti del movimento dei gilet gialli con l’atteggiamento tenuto da Polizia e ministero dell’Interno in occasione della rivolta delle banlieue del 2005. La strategia della repressione brutale fin qui seguita da Macron – contrapposta a quella di allora, di contenere le violenze e attenersi al mantenimento dell’ordine –  tradisce la volontà politica di fomentare i disordini per poter scatenare la violenza di Stato in difesa estrema dell’ordine liberale fortemente contestato dal popolo. 



di Michel Onfray, 4 febbraio 2019 

“Io sono il frutto di una forma di brutalità della storia.” Macron, 13 febbraio 2018, di fronte alla stampa.

Certo, lo Stato incarna bene questo Moloch che ha il monopolio legittimo della forza: ma per fare cosa?

A parte l’irenismo radicale, essendo la natura umana quella che è, non si tratta di immaginare un mondo in cui non ci sia più bisogno di esercito o polizia, tribunali o prigioni, legge e giustizia. Se siamo d’accordo che il molestatore non è l’abusato, l’aggressore l’aggredito, il ladro il derubato, il rapinatore il rapinato, occorre che una serie di meccanismi sociali permettano di fermare il molestatore, l’aggressore, il ladro, il rapinatore, per portarli davanti ai tribunali che giudicano i fatti dal punto di vista della legge e del diritto, e  mandare le persone giudicate colpevoli a scontare la pena in nome della riparazione del danno subito dall’aggredito, dal derubato, dal rapinato, dal molestato, ma anche per proteggere gli altri cittadini dalla pericolosità di questi criminali. Dando per acquisito che possono esistere delle circostanze aggravanti o attenuanti, e che tutti, a prescindere dalla loro imputazione, hanno il diritto alla difesa e alla riabilitazione una volta scontata la pena.

Che l’uso legittimo della forza presupponga che essa possa essere usata per mantenere la legalità – questa dovrebbe essere una verità ovvia… Ma quando, a metà settembre 2018, i gilet gialli proclamano, all’inizio delle loro giornate di rabbia, che il loro potere d’acquisto non permetterà loro di pagare le ulteriori tasse obbligatorie per legge che aumentano il prezzo del carburante alla pompa, non mettono in pericolo la democrazia e la Repubblica, poiché fanno appello agli articoli 13 e 14 della Carta dei diritti l’uomo e, non dimentichiamo, del cittadino. Con il loro movimento, essi rivendicano uno di quei diritti che questo testo fondamentale concede loro. L’ho già menzionato, ma va ricordato che l’articolo 13 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo recita: “Per il mantenimento della pubblica forza e per le spese d’amministrazione è indispensabile una comune contribuzione, la quale dev’essere ugualmente ripartita fra tutti i cittadini in ragione delle loro facoltà“. E il seguente articolo: “Tutti i cittadini hanno il diritto di comprovare o da se stessi o tramite i loro rappresentanti la necessità della pubblica contribuzione, di approvarla liberamente, di seguirne l’applicazione, di determinarne la quota, la riscossione e la durata.” I gilet gialli non hanno rifiutato l’imposta, come la propaganda dei media ripete da settimane per assimilarli al populismo fascista, ma solo dichiarato che non hanno più i mezzi finanziari per pagarla! Una risposta appropriata da parte del governo avrebbe soffocato la rabbia sul nascere. Invece, la risposta è stata immediatamente bellicosa: da qui l’origine della violenza.

Questo spirito bellicoso ha preso la forma che sappiamo; elementi del linguaggio del potere macroniano sono stati trasmessi e poi abbondantemente diffusi dalle “élite”: il movimento dei gilet gialli era una rivolta di estrema destra, una rivendicazione populista che sapeva di camicie brune, un movimento che puzzava di “fascio”. Bernard-Henri Lévy ne ha parlato da subito in questo modo, insieme a … Mélenchon e Clémentine Autain, Coquerel e la CGT (Confederazione sindacale del lavoro, ndt), che hanno partecipato al coro “populicida” insieme a tutti gli editorialisti della stampa di Maastricht.

[…]

Questa violenza simbolica, il cui braccio armato è costituito dai media del sistema, si accompagna a una violenza poliziesca. Si sa che le parole uccidono, ma, per farlo, hanno bisogno di attori violenti: il potere dispone di un certo numero di agenti di polizia e di funzionari di giustizia i quali, sapendo di beneficiare di una copertura da parte del ministro dell’Interno e quindi dell’Eliseo e di Macron, si abbandonano alla violenza.

Mi sono ritrovato in una dibattuito televisivo con Jean-Marc Michaud, l’uomo che ha perso un occhio a causa di una flash-ball. Ha espresso tutta la sua rabbia contro il tiratore, e lo posso comprendere. La prima reazione di chi ha subito violenza è di voler rispondere nello stesso modo. Si riceve un colpo, e non si ha voglia d’altro che di restituirlo moltiplicato per cento. Il cervello rettiliano comanda, quando la corteccia non fa il suo lavoro.

Ma certamente c’è una responsabilità del tiratore: se egli sa che dovrà rendere conto alla giustizia per non essersi comportato secondo le procedure – tra cui quella, fondamentale, di non mirare alla testa – allora probabilmente si comporterà diversamente.

Ma quando si sa che si può beneficiare dell’impunità del potere, allora si tira o si colpisce senza esitazione, e, come ho potuto constatare io stesso a Caen, in mezzo ad un’esaltazione non dissimulata da parte di chi assiste alle percosse, ai pestaggi, alle persone sbattute violentemente a terra, ammanettate, ma anche, in alcuni casi, denudate e palpate…

Ho già detto altrove che supponevo che alcuni agenti di polizia si stessero infiltrando tra i cosiddetti casseur per alimentare la teoria del potere secondo la quale tutti i gilet gialli sono violenti. Dopo aver dato questa informazione, alcuni gilet gialli mi hanno fatto sapere per posta che ne avevano le prove. Tornerò su questo argomento quando verrà il momento.

Ma senza concentrarsi su questo caso particolare, si può leggere quanto scrive un sindaco di destra, quindi non un gauchista, Xavier Lemoine, che fornisce un’informazione interessante. Afferma su Le Figaro che, come sindaco di Montfermeil, ha scoperto che “la polizia ha represso in minor misura le rivolte delle banlieue nel 2005 rispetto ai gilet gialli” (29 gennaio 2019). E questo dice tutto.

Il sindaco nota che nel 2005 non ci sono stati morti e solo pochi feriti tra i ribelli, anche se i rivoltosi avevano scelto la violenza come loro unico mezzo di espressione. Egli ne dà una ragione: la polizia allora aveva scelto di mantenere l’ordine e non, come Macron, una logica di repressione. Mantenere l’ordine non è reprimere. Sono due scelte politiche molto diverse ideologicamente, politicamente, strategicamente, tatticamente – e anche moralmente. Emmanuel Macron ha deliberatamente scelto di reprimere e non di mantenere l’ordine. Il capo dello Stato quindi non ha voluto contenere la violenza delle rivendicazioni, ma scatenare la violenza di Stato. È un progetto.

Xavier Lemoine osserva che la scelta di mantenere l’ordine, come indicano le parole, cerca soprattutto di mantenere l’ordine, così da evitare il disordine. Tornerò su questo: non mi si farà credere che lasciare che l’Avenue degli Champs-Elysées venga disselciata davanti agli obiettivi delle telecamere di BFMTV per quasi un’ora, non rifletta il fatto che la polizia non aveva la consegna di impedire i disordini, ma, al contrario, di favorirli, lasciando che questi ciotoli dei marciapiedi diventassero proiettili da lanciare su obiettivi umani o materiali…

Parlando della sua città, Xavier Lemoine afferma: “Nel 2005 tutte (sic) le rivendicazioni sono state espresse con la violenza. All’epoca, tuttavia, le autorità di polizia hanno adottato la modalità di intervento più appropriata per reprimere questa violenza. Da un punto di vista tecnico, il loro attacco è stato flessibile ed efficace. Anche quando erano presi di mira dai rivoltosi, i poliziotti e la gendarmeria hanno mostrato grande moderazione nell’uso della forza. Oggi, al contrario, nessuno può sostenere che tutte le rivendicazioni dei ‘gilet gialli’ siano espresse con la violenza. Inoltre, nel 2005, non c’erano donne tra i rivoltosi, mentre le donne sono massicciamente presenti nei ranghi dei ‘gilet gialli’. Non tenerne conto è privarsi di un elemento fondamentale di analisi. Contrariamente a quanto può suggerire il potere delle immagini, la maggior parte dei ‘gilet gialli’ non partecipa alle riprovevoli violenze commesse durante le manifestazioni. Tuttavia, da sabato 8 dicembre la polizia privilegia la repressione, non il mantenimento dell’ordine”. Al giornalista che gli chiede di chiarire cosa distingue l’applicazione della legge dalla repressione, Xavier Lemoine risponde: “Il mantenimento dell’ordine consiste da un lato nel permettere a una manifestazione di fluire nel modo più pacifico possibile, e dall’altro nel contenere la violenza al fine di ridurla. Questo obiettivo non impedisce alla polizia di intervenire nei confronti di persone decise ad atti di violenza “- Penso a coloro che disselciano Avenue des Champs Elysées …

Egli prosegue: “Ma ai manifestanti pacifici sono sempre lasciate delle vie d’uscita. Le persone che lo vogliono possono sempre andarsene quando la situazione degenera. La repressione, invece, consiste nel combattere contro gruppi di persone senza necessariamente distinguere tra individui violenti e manifestanti pacifici, che possono anche essere lontani tra loro. Ebbene, nella crisi attuale la polizia ricorre troppo spesso alle ‘reti’, che impediscono alle persone circondate di abbandonare i luoghi. È facile quindi fare confusione tra dimostranti molto diversi tra loro. Quanti tra coloro a cui è stato cavato un occhio avevano sfasciato vetrine, automobili, saccheggiato negozi? Allo stesso modo, la distinzione tra criminali ‘confermati’ e incensurati dovrebbe essere molto più attenta.” Per Xavier Lemoine, la polizia sta obbedendo a un potere che ha scelto la repressione e la brutalità. Obbediscono. Il primo responsabile, quindi il colpevole, è colui che dà l’ordine. E poiché non si può pensare che Castaner o Philippe prendano la decisione da soli, è il capo dello Stato a cui deve essere imputata la scelta della repressione, quindi la responsabilità di ogni ferita inflitta. Quando questo stesso capo di Stato afferma in modo insensibile in Egitto che le forze dell’ordine non hanno causato alcuna morte, se non quella della signora Redoine a Marsiglia, egli mente. Ed è personalmente responsabile di questa morte [1]. Il bruto è lui.

Leggiamo ancora Xavier Lemoine: “Non incrimino la polizia, che obbedisce, come è naturale, alle istruzioni del ministro degli Interni. Ma do la colpa a queste istruzioni, che mi sembrano tradire il desiderio di spingersi agli estremi, aumentare la violenza, per giustificare una repressione. Non ho nessuna accondiscendenza verso la violenza premeditata di rivoltosi o gruppi di estremisti. Ma responsabilità della politica è anche sapere come disinnescare un grido di angoscia, invece di alimentarlo demonizzando i ‘gilet gialli’. Nel 2005 i governanti non hanno mai fatto commenti così dispregiativi sui rivoltosi del tempo. Attualmente, una parte significativa della violenza proviene da manifestanti senza precedenti penali, disperati e infuriati. Si sentono provocati dalla rigidità della risposta della polizia. Le dinamiche della folla aiutano, ‘radicalizzano’ . Le reazioni istintive si esprimono brutalmente. Nel 2005 nessuna dimostrazione era stata autorizzata dalla prefettura e tutte erano degenerate in rivolte. Tuttavia, a quel tempo a Seine-Saint-Denis non c’è stata nessuna carica dei corpi speciali antisommossa o della polizia a cavallo. Oggi, sì. Quattordici anni fa la polizia non ha fatto ricorso a tiri ad altezza d’uomo, orizzontali, e a breve distanza. Oggi, sì. Perché questi due pesi e due misure dello Stato tra le rivolte urbane del 2005 e le manifestazioni di protesta dei ‘gilet gialli’ ? Non penso che la polizia sia stata negligente nel 2005; dico che sono troppo ‘duri’ oggi.”

Che il presidente Macron abbia scelto la linea dura della repressione contro la linea repubblicana di mantenimento dell’ordine è quindi dimostrato. Egli ha al suo servizio la stampa di Maastricht, in altre parole i media dominanti, inclusi quelli del servizio pubblico televisivo, ha al suo servizio la polizia, l’esercito, quindi le forze dell’ordine, e ha anche provato a coinvolgere la macchina della giustizia. Ciò è evidenziato da un articolo del Canard enchaîné (30 gennaio 2019) intitolato “Le incredibili istruzioni dell’ufficio del pubblico ministero sui gilet gialli”, che riporta in dettaglio come il ministero della Giustizia ha comunicato per email con i giudici della Procura di Parigi su come trattare i gilet gialli: dopo un arresto, anche se è stato commesso per errore, si deve comunque mantenere l’iscrizione nell’archivio dei precedenti penali, anche “quando i fatti non costituiscono reato“. La comunicazione specifica anche che bisogna depositare gli atti, anche se “i fatti contestati sono di lieve entità” e anche nel caso provato “di un’irregolarità della procedura“! In questi casi, arresto per errore, reati non suffragati da elementi di prova, irregolarità procedurali, è consigliabile fermare le persone e non liberarle fino a dopo le manifestazioni del sabato, per impedire che ai cittadini ingiustamente arrestati sia data la possibilità di esercitare il loro diritto di sciopero, va ricordato, un diritto garantito dalla Costituzione? Punto 7 del preambolo …

Aggiungiamo che la legge anti-casseur proposta da Macron prevede semplicemente di stabilire una presunzione di colpevolezza nei confronti di chiunque sia sospettato di essere solidale con la causa dei gilet gialli. Sospettato da chi? Dalla stessa giustizia a cui il potere chiede, in primo luogo, di tenere in custodia una persona anche arrestata per errore, in secondo luogo di rilasciarla solo dopo la fine delle dimostrazioni, in terzo luogo di seguire la stessa procedura anche nel caso di errore procedurale, in quarto luogo di non preoccuparsi che i fatti siano provati e non irrilevanti, dato che la giustizia macroniana, sostenuta dalla polizia macroniana all’ordine dell’ideologia macroniana, che è puramente e semplicemente quella dello Stato di Maastricht, ha deciso che deve essere così. Mélenchon ha parlato a questo proposito di ritorno delle lettre de cachet, e non ha torto su questo.

La violenza genealogica, che è la base delle prime rivendicazioni dei gilet gialli, è prima di tutto quella imposta dal sistema politico liberale instaurato imperativamente dallo Stato di Maastricht dal 1992. Quando Macron dice che le radici del male sono antiche, lo sa fin troppo bene, perché è uno degli uomini la cui breve vita è stata interamente dedicata all’instaurazione di questo programma liberale che si rivela forte con i deboli, come vediamo nelle nostre strade da dodici settimane, e debole con i forti, come dimostrato dalla legislazione a loro favore – dalla soppressione dell’ISF (l’imposta sulle grandi fortune, ndt) al rifiuto di toccare i paradisi fiscali, alla tolleranza verso l’evasione delle imposte da parte del GAFA (Google, Apple, Facebook e Amazon,ndt) .

La violenza di questo Stato di Maastricht contro i più deboli, i più disarmati, i meno istruiti, i più lontani dalle megalopoli francesi o da Parigi; la violenza di questo Stato di Maastricht sui più precari in assoluto, sulle persone modeste che portano da sole il peso di una globalizzazione felice per gli altri; la violenza di questo Stato di Maastricht su quelli dimenticati dalle nuove compassioni del politicamente corretto; la violenza di questo Stato di Maastricht contro le donne single, le madri single, le vedove con le pensioni di vecchiaia tagliate, le donne costrette ad affittare il loro utero a uno sperma mercenario, vittime della violenza coniugale derivante dalla povertà, giovani ragazzi o ragazze che si prostituiscono per pagare i loro studi; la violenza di questo Stato di Maastricht sugli abitanti delle campagne privati giorno dopo giorno dei servizi pubblici che loro ancora finanziano con la tassazione indiretta; la violenza di questo Stato di Maastricht sui contadini che si impiccano ogni giorno perché la professione di fede ecologista dei maastrichtiani delle città non si confonde con l’ecologia quando si tratta del piatto dei francesi riempito di carni avariate, di prodotti tossici, di chimica cancerogena, di cibo che arriva dall’altra parte del pianeta senza curarsi delle tracce di CO2, anche se sono bio; la violenza di questo Stato di Maastricht sulle generazioni di bambini rincretiniti da una scuola che ha cessato di essere repubblicana e che lascia alle ragazze e ai ragazzi la possibilità di uscirne non grazie ai loro talenti, ma grazie agli appoggi delle loro famiglie ben nate; la violenza di questo Stato di Maastricht che ha proletarizzato i giovani la cui unica speranza è la sicurezza di un posto di lavoro da poliziotto, da gendarme, da soldato o da guardia carceraria e il cui compito è gestire con la violenza legale i rifiuti del sistema liberale; la violenza di questo Stato di Maastricht sui piccoli padroni, i commercianti, gli artigiani che non conoscono vacanze, svaghi, fine settimana, serate fuori – questa violenza, sì, è la prima violenza. Questi sono quelli che non hanno generato violenza, ma solo in origine una protesta contro l’aumento del carburante.

La risposta del potere, quindi di Macron, a questa ammissione di povertà dei poveri è stata immediatamente la criminalizzazione ideologica. I media, agli ordini, hanno gridato al lupo fascista. Da diversi mesi, questo è il loro pane quotidiano: secondo i ricchi che li governano, i poveri sarebbero antisemiti, razzisti, omofobi, violenti, cospirazionisti – “bastardi” ha detto Bernard Henri Lévy a Ruquier. Questa è la vecchia variazione sul tema: classi lavoratrici, classi pericolose. È l’antifona di tutti i poteri borghesi quando hanno paura.

Pertanto, il capo dello Stato mobilita i media che disinformano, la polizia che dà la caccia al manifestante, la giustizia che li schiaffa dentro, la prigione che li parcheggia quando l’ospedale non li cura dopo le percosse. Quando capiremo che questi sono i pezzi di un puzzle dispotico?

fonte http://vocidallestero.it/2019/02/12/michel-onfray-il-bruto/

Trafficanti e Ong lavorano insieme.Mattarella,Fico e il Pd fanno finta di non saperlo.


Il giornalista Rubén Pulido,  del quotidiano online spagnolo CasoAislado   mostra un video  esclusivo fornitogli da Ramzi Ali, ex miliziano di Zawiya, in questo video si vede la la “falsa” Guardia costiera libica, che  aiuta i trafficanti  a consegnare  i migranti alla nave della Ong Open Arms.
In Italia tutta la stampa insieme a tutti  gli esponenti  politici di Giorgetto Soros  la  loro missione è quella di farli scaricare tutti in Italia,come vuole il padrone il loro padrone.
Tra questi ciarlatani  mai nessuno ha espresso  il desiderio di creare delle condizioni di normalità anzi di tornare alla normalità.
Non contenti di quello che hanno fatto ora i ciarlatani servi hanno pure il coraggio di tessere le lodi a quel criminale che per quattro schifosi soldi gli ha comprato l'anima.
Alfredo d'Ecclesia

ONG, finanza e migranti. Il caso Jacques Attali.

ONG, finanza e migranti. Il caso Jacques Attali.

di  Ilaria Bifarini

Conosciuto come l’eminenza grigia della politica francese dai tempi di Mitterand e noto per il suo ultraeuropeismo, Jacques Attali è l’uomo che ha scoperto Macron, presentandolo al presidente Hollande del quale è diventato consigliere. A lui viene attribuita la paternità di una frase molto esplicativa sul sentimento elitarista : “Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?”. Meno nota è invece un’altra affermazione dell’illustre economista, professore, finanziere e a lungo consigliere di fiducia dell’Eliseo: “La forma di egoismo più intelligente è l’altruismo”.
La filantropia, questo vezzo umanitarista che sembra contagiare gli uomini di maggiore successo, non ha risparmiato Jacques Attali, che nel 1998 fonda l’associazione no profit Planet Finance. Certo, il nome tradisce un po’ da subito quello che dovrebbe essere il fine umanitario di questa organizzazione che opera in 60 Paesi e offre servizi e consulenze di tipo finanziario, microfinanza per l’esattezza. Finita nell’occhio del ciclone per il trattamento economico “schiavistico” riservato agli stagisti cui si richiedevano requisiti di prim’ordine, la società cambia nome e diventa Positive Planet, evocando nel nome la positività del modello economico di cui si fa portatrice.
Immagini dal Positive Planet Forum a San Patrignano
Tra i suoi obiettivi ci sono “l’inclusione economica, sociale e ambientale in tutto il mondo in modo sostenibile ed equo.” Come? Rendendo possibile l’accesso ai servizi finanziari da parte dei Paesi più poveri. La sua mission è infatti quella di “combattere la povertà attraverso lo sviluppo della microfinanza.” Per realizzarla si serve di otto unità specializzate, compresa un’agenzia di rating di microfinanza. L’organizzazione è così efficiente da aver ricevuto un premio per l’80a migliore ONG del mondo secondo il Global Journal nel 2013. Nello stesso anno ha realizzato un fatturato (chiffre d’affaires) di 2 251 000,00 €.
Gli organi societari annoverano nomi di grande peso sul piano politico ed economico mondiale. Da Jacques Delors al ministro degli Affari esteri dell’Oman, passando per partner di colossi della consulenza come Ernst & Young e Bain, fino al presidente di Microsoft International.
Dulcis in fundo, il cofondatore di questa ramificatissima Ong è il bengalese Muhammad Yunus, il padre del microcredito moderno. Grazie all’appoggio di illustri sostenitori, come i Clinton e Bill Gates e con il sostegno della stessa Banca mondiale, nei primi anni Ottanta creò in Bangladesh la Grameen Bank, un istituto finanziario che concedeva denaro alle persone più indigenti, impossibilitate ad avere accesso al credito. Come già riscontrato in uno studio condotto sulla Cambogia, in cui analizzando la frequenza e le modalità di emigrazione della popolazione è emersa una correlazione diretta tra espansione del microcredito e aumento dei flussi migratori verso l’estero, anche qui i prestiti concessi si tramutarono in un incentivo all’emigrazione per la popolazione locale. Il Bangladesh è infatti paese di origine di circa un decimo dei migranti che ogni anno arrivano in Italia (oltre 10 mila nel solo 2017). Ed è proprio qui che è nato il business dei cosiddetti “migration loans”, i prestiti per finanziare i viaggi dei migranti, gestiti dalla BRAC (Bangladesh Rural Advancement Commitee), leader nel settore e la più grande ONG al mondo, che opera anche in Asia e in Africa.
Una commistione molto fruttuosa quella tra ONG, migranti e finanza, un vaso di Pandora ancora da scoperchiare del tutto e che ci riserverà incredibili sorprese.

Ilaria Bifarini

fonte https://ilariabifarini.com/ong-finanza-e-migranti-il-caso-jacques-attali/