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domenica 19 maggio 2019

L’UNIONE EUROPEA, UN REGIME OLIGARCHICO DOMINATO DA MASSONI

di Luciano Lago
Avvicinandosi le elezioni europee, chiariamo subito un concetto, l’Europa non ha niente a che vedere con quella costruzione artificale capziosa e oligarchica denominata UE.
L’Europa ha una sua Storia, un insieme di culture e tradizioni che non hanno nulla in comune con l’attuale apparato tecno burocratico che viene chiamato Unione Europea.
La Storia dell’Europa come continente e come singole nazioni è stata fatta dai popoli, orgogliosi della loro cultura e gli Stati europei quella cultura l’hanno difesa per millenni dalle ondate “migratorie” ostili a partire dalle battaglie contro le invasioni .
Nelle origini della Storia d’Europa abbiamo avuto la Battaglia delle Termopili e vittoria di Salamina (480 a.C.), come nell’epoca romana con la vittoria sugli invasori che venivano dal nord Africa, vedi la Seconda guerra punica contro Annibale (218-202 a.C.)
Lo stesso avvenne nella Battaglia di Poitiers (732 d.C.) ove Carlo Martello sconfisse Abd al-Rahaman, frenando l’espansione musulmana verso l’Europa occidentale e diede inizio alla dinastia che conobbe il suo massimo splendore con Carlo Magno.
Secolare fu la resistenza dell’Impero Bizantino contro i Turchi, fino alla caduta di Costantinopoli (1453), quando l’imperatore Costantino XI Paleologo rivestì l’armatura antico-romana con le aquile imperiali d’oro per andare a morire, combattendo su una breccia delle mura con un manipolo di nobili.
Gloriosa fu la Battaglia di Moàacs, 1526, dove il re Luigi d’Ungheria e di Boemia col suo esercito magiaro si oppose al Solimano, e morì in battaglia. Con lui scomparve nella mischia di voivoda di Transilvania Zapolya. Il conte croato Cristof Frankopan partecipò alla battaglia con 5 mila uomini.
Nella lotta della cristianità europea contro i turchi dobbiamo commemorare il Primo assedio di Vienna (1529), dove 17 mila difensori absburgici, con mercenari tedeschi, spagnoli e boemi ebbero la meglio sui 120 mila uomini comandati da Solimano il Magnifico.
Poi venne la Battaglia di Lepanto, 1571 e fu definitivamente sconfitta la pretesa ottomana di invadere l’Europa.
Ricordiamoci di quando, durante il secondo assedio e battaglia di Vienna (1683), quando ormai i turchi avevano invaso l’intera Austria. Il cappuccino Marco d’Aviano, confessore dell’imperatore d’Austria Leopoldo, riuscì a radunare la lega militare di resistenza, vincendo i puntigli dei capi cristiani fra loro rivali. Fu grazie a lui che si riunì un sercito mettendo assieme i 18000 austriaci (e toscani e mantovani e veneziani) comandati dal Prinz Eugen (Eugenio di Savoia), da Varsavia il re Jan Sobieski unì suoi 30 mila polacchi, fra cui erano 3-5 mila cosacchi ucraini; il tedesco Giorgio Federico di Waldek apportò i suoi 19 mila svevi, bavaresi, franconi; l’elettore Giovanni Giorgio di Sassonia i suoi 9 mila sassoni – sicché l’Europa intera, di tutte le “razze”, (con la vergognosa diserzione del Re Sole che non partecipò, per meschina ripicca anti-absburgica) si precipitò a battersi su quella breccia fatale che erano le mura di Vienna, per non rendere l’Europa turca.
Cattedrale di Aquisgrana dove è sepolto Carlo Magno

In quella fase storica l’Europa poteva contare sull’appoggio della Santa Sede di Roma, che contribuiva a finanziare con le sue risorse le armate dei cavalieri che combattevano per difendere la Cristianità. A Roma in quell’epoca non c’era un Papa come quello di oggi che vuole aprire le porte all’invasione e insegue la falsa utopia di una unica religione mondiale.
L’Unione Europea e i suoi burocrati, i circoli liberal progressisti e globalisti negano questa cultura e ci raccontano quale dovrebbe essere per loro la civiltà, la stessa “civiltà” che loro sostengono come “nostri valori”, ovvero le nozze sodomitiche, l’aborto, la droga, l’eutanasia, l’educazione gender – e li stanno opponendo in sostituzione dei valori tradizionali cercando di imporli anche a nazioni che li rigettano, come la Polonia e l’Ungheria, mettendo queste due nazioni sotto accusa a Bruxelles – visto che rifiutano l’individualismo edonista e consumista e il relativismo morale.
L’ideologia globalista di questa Unione Europea è quella che esalta la falsa libertà, quella che, come ben dice il filosofo russo Alexander Dugin, “ha privato l’uomo di ogni forma di identità collettiva. La religione, i valori tradizionali, la gerarchia, a coscienza nazionale: bisogna liberarsene secondo gli oligarchi della UE. Tutto diventa opzionale: ognuno può scegliere la propria religione, la propria nazione, e oggi il proprio sesso. E’ ideologia pura: l’uomo inventa questi concetti e la realtà ci si adatta. L’obbiettivo ultimo del liberalismo è di eliminare l’umanità: si dà all’uomo la scelta di continuare a vivere o come cyborg, o come animale”. La preminenza viene data al mercato, alla grande finanza ed alle centrali transnazionali che decidono alle spalle dei governi sulla base di oscuri interessi. L’elite finanziaria si arricchisce e le masse si impoveriscono.
Così si spiega la detanalità da cui è afflitta l’Europa di oggi, la disgregazione delle famiglie, l’avanzare di fenomeni come la droga e la deviazione giovanile, le ricorrenti crisi economiche.
Questa UE non ha niente in comune con l’Europa, quella gloriosa e orgogliosa che ha fatto la Storia e portato al mondo la sua civiltà. Che lo sappiano coloro che vanno a votare sotto la costante pressione della propaganda manipolatoria delle centrali oligarchiche europeiste, le stesse che temono l’assalto delle forze sovraniste alle loro posizioni di poter

UNO DEI MAGGIORI FALSI STORICI DI SEMPRE



UNO DEI MAGGIORI FALSI STORICI DI SEMPRE:
L'11 Maggio 1860, il corsaro Garibaldi a capo di 1088 mercenari ,tra questi il foggiano Moisè Maldacea con il grado di Maggiore, e con l'unica donna, Rosalia Motmasson,moglie del massone Francesco Crispi, sbarcarono a Marsala,con l'aiuto e la compiacenza del massone Primo Ministro borbonico Don Liborio Romano e dei massoni negli altri comandi militari del Regno delle due Sicilie. Via terra i Savoia inviarono un esercito di mercenari svizzeri,tedeschi,ungheresi,inglesi di 180 mila uomini e due contingenti savoiardi. Senza alcuna dichiarazione di guerra venne aggredito e colonizzato il regno. Solo 12 anni prima i “terroni” del 10° reggimento fanteria “Abruzzi” e un battaglione di volontari napoletani,corsero in aiuto ai fratelli del nord,umiliati militarmente dagli austriaci comandati dal Maresciallo Josef Radetzky.

Chi era don Peppino Garibaldi, il cosi detto eroe dei due mondi? Descrittoci bello, alto, biondo, coraggioso, idealista, non era che un volgare pirata! Garibaldi portava i capelli lunghi per nascondere mezzo orecchio mancante, staccatogli da un morso di una ragazza sedicenne stuprata dall'eroe! Era alto solo 1,65, aveva le gambe arcuate . Dopo aver conosciuto il massone Mazzini a Marsiglia, si arruolò nella marina piemontese e nel 1834, tentò un’insurrezione a Genova contro il Piemonte, scoperto fuggì in Francia, processato in contumacia fu condannato a morte per alto tradimento! Nel 1835 raggiunse il Brasile e fra i 28 e i 40 anni Garibaldi visse da corsaro assaltando navi e saccheggiandole.

A Rio de Janeiro s’iscrisse alla sezione locale della Giovane Italia, (che era una setta segreta strumento della massoneria) e nel 1837, coi soldi della carboneria ,Garibaldi mise in mare una barca da 20 tonnellate battezzata col nome ’ Mazzini’, nave questa che servì per predare imbarcazioni brasiliane. In Uruguay fu assoldato per battersi contro l’egemonia cattolico-ispanica, per assicurare il monopolio commerciale dell’Impero Britannico.

Nel 1844, a Montevideo iniziò la sua vera carriera massonica, dopo l’iniziazione avuta con l’iscrizione alla Giovane Italia. La carriera massonica di Garibaldi culminò col 33° grado ricevuto a Torino nel 1862, mentre ottenne la suprema carica di Grand’Hierofante del Rito Egiziano del menphis-misraim nel 1881. Il Grande Oriente di Palermo gli conferì tutti i gradi dal 4° al 33° e a condurre il rito fu mandato Francesco Crispi accompagnato da altri cinque ‘Fra Massoni’.

La spedizione dei Mille fu finanziata dalla massoneria inglese con una somma spaventosa di piastre turche equivalenti a oltre un miliardo di euro attuali.Con tale montagna di danaro poté corrompere generali ,alti funzionari e ministri borbonici, tra i quali non pochi erano massoni.

Da una nota del bollettino del Grande Oriente risalente al 1867, si legge: < Come poteva vincere Francesco II, se il suo Primo Ministro, Don Liborio Romano era massone d’alto grado?>.

Garibaldi appena arrivato a Palermo ,saccheggiò il Banco di Sicilia, di ben cinque milioni di ducati, una cifra astronomica dei tempi, che superava il 60% del denaro circolante in tutta l’Italia dei tempi ,fece depredare tutte le chiese e tutto ciò che trovava sulla sua strada.

In una lettera Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con il massone Cavour circa le ruberie del pirata nizzardo: - “Come avete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene (siate certo) questo personaggio non è affatto un così docile né onesto come lo si dipinge, e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l’affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto il denaro dell’erario ,è da attribuirsi interamente a lui, che s’è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e a piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa”.

Papa Pio IX,così lo definì < Garibaldi un metro di 
letame> ,a fronte di quanto esposto brevemente, il Papa non si sbagliava affatto!

fonte Gino Longo

sabato 18 maggio 2019

Dobbiamo avere il coraggio di dire che il capitalismo è morto – prima che ci porti tutti all’inferno



Il sistema economico è incompatibile con la sopravvivenza della vita sulla Terra. È ora di cercarne un altro.
Per gran parte della mia vita ho detto che non mi piaceva il  “capitalismo delle corporation”, il  “capitalismo dei consumi” o il “capitalismo corrotto” e ci ho messo parecchio prima di comprendere che il problema non era l’aggettivo ma il sostantivo. Così mentre tanti si sono affrettati a rigettare subito e con gioia il capitalismo, io l’ho fatto con lentezza e con riluttanza. Uno dei motivi del tempo che mi ci è voluto è stato che, al capitalismo,  non vedevo nessuna alternativa chiara: a differenza di tanti anticapitalisti, non sono mai stato uno entusiasta del comunismo di stato, anzi mi infastidiva il suo status di religione. Dire che “il capitalismo sta morendo” nel XXI secolo è come dire “Dio è morto” nel XIX: è una bestemmia secolare, e per dirla ci voleva un grado di sicurezza che io ancora non avevo.
Ma poi sono cresciuto e  sono arrivato a riconoscere due cose. Innanzitutto che è il sistema stesso e non una sua qualsiasi variante, che ci sta spinge inesorabilmente verso il baratro. Secondo punto è che non si deve già avere un’alternativa pronta per riconoscere che il capitalismo sta morendo. Questa è una affermazione che sta in piedi da sola, anche se richiede anche che ci sia un altro, e un diverso sforzo per mettere in piedi un sistema nuovo.
La crescita perpetua di un pianeta finito porta inesorabilmente ad una calamità ambientale
La crisi del capitalismo deriva da due dei suoi elementi basici. Il primo è la crescita perpetua. La crescita economica è l’effetto aggregato della ricerca di accumulare capitale e fare profitto. Il capitalismo non regge senza crescita, ma si deve riconoscere che la crescita perpetua su un pianeta finito deve portare inesorabilmente a una calamità ambientale.
Chi difende il capitalismo dice che, se il consumo passa dai beni ai servizi, la crescita economica può essere indipendente dall’uso delle risorse materiali. La scorsa settimana un articolo sulla rivista New Political Economy, Jason Hickel e Giorgos Kallis, hanno ragionato su questa affermazione e hanno scoperto che è vero che nel 20° secolo si è verificato un disaccoppiamento relativo (il consumo di risorse materiali è cresciuto, ma non tanto rapidamente come la crescita economica), nel 21° secolo c’è stato un riavvicinamento: comunque ad oggi il crescente consumo di risorse ha raggiunto o superato il tasso della crescita economica. Il disaccoppiamento assoluto, necessario per evitare la catastrofe ambientale (una riduzione dell’uso di risorse materiali) non è mai stato raggiunto e sembra che questo sia impossibile se la crescita economica continua. La crescita verde è un’illusione.
Un sistema basato sulla crescita perpetua non può funzionare se non esistono zone di periferia e zone di  esteriorizzazione. Ci deve sempre essere una zona di estrazione – una zona da cui si ricavano i materiali senza pagarli per quello che veramente valgono – e una zona di smaltimento, dove i costi della produzione vengono scaricati sotto forma di rifiuti e di inquinamento, così la scala dell’attività economica è destinata a salire fino a quando il capitalismo non avrà inquinato qualsiasi cosa, dall’atmosfera agli abissi degli oceani e l’intero pianeta sarà diventato una zona di sofferenza: tutti noi ormai già  abitiamo alla periferia di quella macchina che produce profitto.
Questo ci spinge verso un cataclisma di dimensioni tali che quasi nessuno può riuscire ad immaginare. Lo sfacelo – minacciato –  dei sistemi che oggi permettono l’esistenza della vita è molto peggio di una guerra, di una carestia, della pestilenza o di una crisi economica, anche se non è da escludere che potrebbe essere un insieme di tutto ciò. Le società possono risollevarsi da questi eventi apocalittici, ma non dalla perdita del suolo, di una ricca biosfera e di un clima abitabile.
Il secondo elemento determinante è il concetto bizzarro per cui una persona può aver diritto a tanta parte di ricchezza naturale del mondo per  quanto sia il denaro con cui può comprarne. Questo sequestro dei beni comuni provoca altre  tre distorsioni. UNO:  la lotta per il controllo esclusivo di attività non riproducibili, che implica violenza o prevaricazioni legislative sui diritti di altre persone. DUE : l’immiserimento di altre persone per effetto di una economia basata sul saccheggio nello spazio e nel tempo. TRE: latraduzione del potere economico in potere politico, in quanto il controllo sulle risorse essenziali porta al controllo delle relazioni sociali che le circondano.
Sul New York Times di domenica scorsa, l’economista Premio Nobel,  Joseph Stiglitz ha cercato di distinguere tra buon capitalismo, che lui ha definito “creare ricchezza”, e cattivo capitalismo, che ha definito “prendersi la ricchezza” (tirarci  fuori i soldi). Capisco questa sua distinzione. Ma dal punto di vista ambientale, creare ricchezza siignifica prendersi la ricchezza. La crescita economica, intrinsecamente legata ad un sempre maggior uso di risorse materiali, significa estrarre la ricchezza naturale sia dai sistemi viventi oggi, che dalle generazioni future.
Puntare il dito su questi problemi oggi è un invito che può dar luogo a una raffica di accuse, molte delle quali basate su questa premessa: il capitalismo ha tirato fuori centinaia di milioni di persone dalla povertà – e adesso volete rigettarle tutte nella loro antica miseria. È vero che il capitalismo, e la crescita economica che ha comportato, ha radicalmente migliorato la qualità di vita di tantissime persone, distruggendo però contemporaneamente la prosperità di molte altre persone: quelle la cui terra, il cui lavoro e le cui risorse sono state sequestrate per alimentare la crescita in altri posti. Gran parte della ricchezza delle nazioni ricche deriva ed è basata sulla schiavitù e sull’esproprio coloniale.
Come successe con il carbone, anche il capitalismo ha portato molti benefici. Ma, come il carbone, adesso fa più danni che cose buone. Proprio come abbiamo trovato i mezzi per creare dei sistemi che generano energia migliore e con minori  danni del carbone,  dobbiamo trovare i mezzi per generare benessere umano che siano migliori e meno dannosi del capitalismo.
Non si può tornare indietro: l’alternativa al capitalismo non è né il feudalesimo né il comunismo di stato. Il comunismo sovietico aveva in comune con il capitalismo più di quanto vorrebbero ammettere i difensori di entrambi i sistemi. Entrambi i sistemi sono (o erano) ossessionati dal generare crescita economica. Entrambi sono disposti a qualsiasi offesa pur di perseguire i loro fini. Entrambi i sistemi ci hanno promesso un futuro in cui avremmo dovuto lavorare solo poche ore a settimana, ma invece ci stanno chiedendo di lavorare con più fatica e per più tempo. Entrambi i sistemi sono disumanizzanti. Entrambi sono assolutisti e insistono sul fatto che il loro e solo il loro sia  l’unico vero Dio.
E allora come dovrà essere un sistema migliore? Non ho una risposta completa e credo che non ce l’abbia nessuno. Ma penso di qualcosa stia emergendo, qualcosa potrebbe arrivare dalla civiltà ecologica proposta da Jeremy Lent, uno dei più grandi pensatori della nostra epoca. Qualcos’altro potrebbe arrivare dall’economia dei doughnut di  Kate Raworth e dal pensiero ambientale di Naomi KleinAmitav GhoshAngaangaq AngakkorsuaqRaj Patel  e  Bill McKibben. Parte della risposta sta nella nozione di ” “private sufficiency, public luxury”.  Qualche altra cosa potrebbe nascere dalla creazione di una nuova concezione di giustizia basata su questo semplice principio: ogni generazione, ovunque viva, deve avere gli stessi diritti al godimento delle ricchezze della Natura.
Credo che il nostro compito sia trovare le migliori proposte di molti pensatori e metterle insieme per modellare una forma di alternativa coerente e, dato che nessun sistema economico è solo un sistema economico ma entra in ogni aspetto della nostra vita, avremo bisogno di molte menti proveniente da varie discipline – economia, ambiente, politica, cultura, sociale e logistica – che collaborino per creare un modo migliore di organizzare i nostri bisogni senza distruggere la nostra casa.
La nostra scelta si riduce a questo. Dobbiamo fermare la nostra vita per permettere che il capitalismo  continui a vivere o dobbiamo fermare il capitalismo per permettere alla vita di continuare?

George Monbiot   
***
fonte comedonchisciotte.org  autore della traduzione Bosque Primario

venerdì 17 maggio 2019

Le puttane di Giorgetto Soros di avaaz aprono la campagna elettorale europea





Cari avaaziani,

Questa è davvero un'emergenza: l’estrema destra potrebbe VINCERE le elezioni europee!

Vogliono revocare gli accordi sul clima, deportare i migranti, devastare l'ambiente… dai diritti umani alla natura, se ne avranno la possibilità faranno a pezzi tutto quello che questo movimento difende!

Ma possiamo fermarli. Perché la verità è che se vinceranno, non sarà perché la maggioranza della popolazione li sostiene, ma perché molti di noi, alle europee, non votano. Pochi punti di affluenza in più potrebbero cambiare completamente i risultati -- e con milioni di membri in tutta Europa il nostro movimento potrebbe davvero fare la differenza.

Se con questa email raccoglieremo i fondi necessari, Avaaz lancerà una campagna DI MASSA perché i cittadini dei paesi chiave votino, dirigendosi a milioni di persone con video, pubblicità, cartelloni, azioni e manifestazioni con un semplice messaggio: votare per fermare l’odio.

Il nostro team è pronto e con il costo di un solo caffè i nostri contenuti possono raggiungere più di 1000 persone! Ma dobbiamo agire subito, mancano 10 giorni alle elezioni: dona ora per salvare l’Europa da una vittoria di questi movimenti estremisti:

Dona 5$ raggiungi 2500 elettori
Dona 10$ raggiungi 5000 elettori
Dona 20$ raggiungi 10000 elettori
Dona 50$ raggiungi 25000 elettori
Dona 100$ raggiungi 50000 elettori
ALTRA CIFRA
In tutto il mondo i nuovi nazionalisti stanno truccando le carte per arrivare al potere: sanno che la maggior parte delle persone semplicemente non sono d’accordo con loro, e quindi usano una sofisticata disinformazione online per esaltare la loro base elettorale e allo stesso tempo disincentivare gli altri dal votare. Per questo il loro problema principale è l'affluenza!

Ora vogliono strapparci l'ultima grande speranza: L’Europa. Che ci viviamo o meno, siamo tutti testimoni del suo impatto, dai diritti delle donne alla protezione dell’ambiente. L’Europa è stata una delle più grandi forze per il bene del Pianeta. Se si fa prendere dall’odio, il lavoro per costruire un futuro migliore diventerà molto più duro.

Ma siamo ancora in tempo per salvarla. Se si spendono milioni in campagne elettorali per ricordare alle persone di votare un motivo c'è… ed è che funziona! Raccogliendo abbastanza fondi questa diventerà la priorità del team di Avaaz, assieme a creativi e video maker metteremo in luce le tante cose positive facendole arrivare in tutta Europa per portare alle urne quanta più gente possibile in difesa della democrazia.

Solo la nostra comunità ha i mezzi per realizzare questo piano! Se non lo renderemo possibile noi, non succederà. Dona ora per dare forza a questo movimento contro ogni odio e facciamo votare tutti per salvare l’Europa da questa nuova ondata di estrema destra, prima che sia troppo tardi:

Dona 5$ raggiungi 2500 elettori
Dona 10$ raggiungi 5000 elettori
Dona 20$ raggiungi 10000 elettori
Dona 50$ raggiungi 25000 elettori
Dona 100$ raggiungi 50000 elettori
ALTRA CIFRA
Questa potrebbe essere la nostra campagna più importante. Perché non potremo affrontare le minacce epocali che ci riguardano tutte e tutti, dal cambiamento climatico alle guerre, se le nostre più importanti istituzioni saranno governate da chi vuole dividerci. Il nostro movimento è nato per lottare per la democrazia e costruire il futuro che sogniamo, ecco perché dobbiamo esserci, ora più che mai.

Con speranza e determinazione,

Bert, Ricken, Christoph, Luis, Camille, Joseph, Marigona, Rosa e tutto il team di Avaaz

PSNei vari paesi europei, a ragion d'essere, esistono normative importanti e complesse su come si possono e non possono fare campagne sotto elezioni. Non ci aspettiamo che gli estremisti le rispettino, ma noi lo faremo. 




Mattarella continua con le sue menzogne sull'Europa è costretto a fare la campagna elettorale.


!"Nel mese di gennaio, a Berlino, il Presidente tedesco Steinmeier 
mi ha prospettato l’idea di un appello per la partecipazione al voto 
nelle prossime elezioni per il Parlamento europeo: ho subito aderito
 a questa sua iniziativa e, nei giorni scorsi, è apparso questo 
documento, firmato da tutti i presidenti delle Repubbliche dell’Unione. 
Vi è scritto che quella dell’integrazione europea è la migliore idea 
che abbiamo mai avuto nel nostro Continente.
Questa affermazione così decisa muove dalla convinzione che
 l’Unione non è un comitato di interessi economici, regolato 
dal criterio del dare e dell’avere, ma è una comunità di valori. 
Questa convinzione è l’unica che corrisponda, davvero, alla storica
 scelta dei fondatori dei primi organismi comunitari".Sergio Mattarella


Questa barzelletta di Mattarella sull'Europa che non è un comitato d'affari,
ma una comunità di valori sicuramente otterrà l'effetto di far votare i cittadini italiani a favore dei sovranisti,questo esercito infinito di servi costretto a mendicare consenso verrà spazzato via,nonostante i continui finanziamenti e le continue acquisizioni di nuovi adepti alla causa globalista.
Alfredo d'Ecclesia




Intervista rilasciata dal Presidente Mattarella 

ai media vaticani

 Palazzo del Quirinale, 17/05/2019
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato la seguente
 intervista ai media vaticani. Le domande sono state formulate da 
Andrea Tornielli, Direttore della Direzione editoriale del Dicastero 
per la comunicazione della Santa Sede e da Andrea Monda, Direttore
 de “L’Osservatore Romano”.
D)  Colpisce la dimensione esistenziale presente nei suoi discorsi, 
nei quali emerge sempre di più il senso dell'urgenza rispetto 
alla crisi delle relazioni: il tessuto sociale appare talvolta sfibrato, 
i legami spezzati, e anche la solitudine diventa la cifra distintiva 
delle città. È questa secondo lei una priorità rispetto ai problemi 
del Paese, e anche una questione che la politica deve affrontare?
R) Sì, è questa la principale preoccupazione che credo occorra nutrire: 
un’Italia che recuperi appieno il senso e il valore del sentirsi comunità
 di vita.
L’Italia registra, al suo interno, una gran quantità di iniziative, 
e comportamenti, di grande solidarietà; e questa realtà è 
nettamente prevalente. Ma affiorano, rumorosamente, atteggiamenti 
di intolleranza, di aggressività, di chiusura alle esigenze altrui. 
Sono fenomeni minoritari, sempre esistiti, in realtà, ma sembrano 
attenuate le remore che prima ne frenavano la manifestazione.
 Non si tratta di una condizione peculiare del nostro Paese: appare 
così in tutta Europa e anche in altri continenti.
Vi si aggiunge un aspetto, diverso, e da non confondere con quello
 che ho appena indicato: le conseguenze del profondo disagio sociale, 
nato, non soltanto in Italia, anche dal trasferimento di risorse,
 sempre più ingenti dall’economia reale alla finanza speculativa; 
dal forte aumento della distanza tra i molto ricchi e la gran parte della 
popolazione.
Anche i mutamenti nel mondo del lavoro, conseguenti alla 
globalizzazione e alle nuove tecnologie – entrambe, peraltro, 
condizioni, per tanti aspetti, positive – contribuiscono a far 
sorgere incertezza, e insicurezza, nel tessuto sociale.
Si sono generate, come dicono gli studiosi, periferie esistenziali, non
 soltanto territoriali. Ambiti di sofferenza e di disagio, frutto dello 
smarrimento che viene avvertito diffusamente. Smarrimento accentuato
 dal venir meno di soggetti aggreganti in vari versanti della società – 
dalle varie realtà associative ai partiti politici - o dalla loro diminuita 
capacità di attrazione e rappresentanza.
E’ necessario evitare che questi fenomeni, così diversi fra di loro, 
si possano saldare, determinando situazioni di paura, di 
avversione reciproca, di conflittualità tra persone, tra gruppi sociali, 
tra territori all’interno di ciascun Paese. Condizione che, come già 
qualche segnale indica, si trasferirebbe in ambito internazionale.
A fronte di tutto questo però, vorrei ripetere, vi è la fiducia ispirata 
da quanto di positivo si registra, ed è ampio, nella nostra società.
D) Come definirebbe oggi i rapporti fra la Chiesa cattolica e lo 
Stato italiano? Qual è secondo lei il contributo che la Chiesa dà alla vita 
della nazione?
R) Le relazioni sono ottime sotto ogni profilo e - come recita la 
Costituzione - ciascuno nel proprio ordine.
La collaborazione è piena, in ogni ambito e settore in cui le attività,
 della Santa Sede e quelle dello Stato italiano, si incontrano, in sede
 interna e in sede internazionale.
Per quanto riguarda il contributo della Chiesa alla vita dell’Italia, 
occorre, naturalmente, distinguere, come soggetti e come operatività,
 le due, diverse dimensioni in cui si presenta la Santa Sede e la Chiesa 
italiana.
Sul primo versante, il magistero di Papa Francesco riceve grande 
attenzione ed esercita influenza significativa sui nostri cittadini, 
anche per l’affetto che questi nutrono nei suoi confronti. Francesco
 è subito diventato un punto di riferimento per gli italiani.
Per parte sua la Chiesa italiana fornisce un contributo, di grandi
 dimensioni, alla società del nostro Paese, non soltanto sul piano spirituale,
 concorrendo al 
raggiungimento degli obiettivi, indicati dalla nostra Carta costituzionale.
La presenza della Chiesa italiana nella dimensione culturale, educativa e 
sociale è motivo di riconoscenza. Le innumerevoli iniziative di diocesi, 
parrocchie, realtà associative, in favore dei più deboli, degli
 emarginati, di chi chiede ascolto e accoglienza sono concrete 
ed evidenti; e costituiscono un richiamo costante all’esigenza di aiuto
 reciproco nella vita quotidiana, per rafforzare la coesione della nostra
 comunità.
D) Papa Francesco all'inizio di questo 2019 ha compiuto già due 
viaggi in Paesi a maggioranza musulmana. Negli Emirati Arabi ha firmato 
con il Gran Imam di Al Azhar una impegnativa Dichiarazione sulla 
Fratellanza umana. Quanto è importante questo dialogo tra le
 religioni per la pace nel mondo?
R) Le religioni rivestono un ruolo crescente sulla ribalta internazionale. 
Se questo è sempre avvenuto in altri Continenti, oggi lo si vede
 accresciuto anche in Europa. Questo aumento di influenza è 
di grande rilievo per assicurare al mondo comprensione reciproca e pace.
I leader religiosi godono di prestigio e hanno un forte seguito nelle varie
 popolazioni.
Il rispetto reciproco e il dialogo tra le diverse fedi - che parlano di pace
 e di fratellanza - rappresentano condizioni essenziali; e costituiscono
 il principale antidoto all’estremismo che cerca di strumentalizzare 
il sentimento religioso.
Sono sempre esistiti questi tentativi di strumentalizzarlo a fini politici 
e di potere.
Il terrorismo di matrice islamista fa parte di questo antico fenomeno, 
purtroppo amplificato dagli strumenti moderni, nelle conseguenze
 della sua strategia e attività criminale; che ha colpito, ancora, negli
 ultimi giorni in Burkina Faso, in Iraq, in Afghanistan.
Ad esso si aggiungono violenze e attentati di stampo suprematista,
 come quello di Christchurch, in Nuova Zelanda, contro fedeli musulmani.
La dichiarazione sulla fratellanza umana firmata da Papa Francesco e 
del Grande Iman di Al Azhar è di grande importanza, sul piano 
dei principi e su quello concreto, per rimuovere le basi della 
predicazione di odio del terrorismo, che evoca abusivamente motivazioni 
religiose.
Così come lo è stato il gesto di Papa Francesco a Bangui: far 
salire con sé, sulla papamobile, l’Imam di quella città, nel corso 
della sua visita nella Repubblica Centrafricana, in occasione 
dell’apertura del Giubileo. E’ stato un grande gesto, di grande efficacia

Esortare a riscoprire le radici autentiche, e profonde, delle fedi religiose -
 e operare perché tra esse ci sia un clima di dialogo e di fraternità -
 significa lavorare, concretamente, per la costruzione della pace 
nel mondo e per la sicurezza di tutti.
La forza degli Stati contro il terrorismo è necessaria e può contrastarlo 
efficacemente ma è la formazione delle coscienze e delle mentalità
 che può cancellarlo definitivamente.
D)Papa Francesco ha detto: “Il primo, e forse più grande, contributo 
che i cristiani possono portare all'Europa di oggi è ricordarle che essa 
non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone”. 
Quanto è importante ritrovare il senso dell'Europa come comunità e 
che cosa si può fare perché le nuove generazioni lo riscoprano?
R) Nel mese di gennaio, a Berlino, il Presidente tedesco Steinmeier 
mi ha prospettato l’idea di un appello per la partecipazione al voto nelle 
ei giorni scorsi, è apparso questo documento, firmato da tutti
 i presidenti delle Repubbliche dell’Unione. Vi è scritto che quella 
dell’integrazione europea è la migliore idea che abbiamo mai avuto
 nel nostro Continente.
Questa affermazione così decisa muove dalla convinzione che l’Unione
 non è un comitato di interessi economici, regolato dal criterio del dare
 e dell’avere, ma è una comunità di valori. Questa convinzione è
 l’unica che corrisponda, davvero, alla storica scelta dei fondatori
 dei primi organismi comunitari.
Questo viene percepito, forse talvolta inconsapevolmente, ma con 
effettività, soprattutto da due generazioni: i più anziani, che 
ricordano qual era la condizione dell’Europa prima di quella scelta, 
e i più giovani, che possono viaggiare liberamente da Trapani a
 Helsinki e da Lisbona a Stoccolma.
Vede, tutti dovrebbero riflettere cosa hanno provocato due atroci
 guerre mondiali, combattute soprattutto in Europa; e cosa
 rappresentava vivere in un’Europa divisa in due dalla cortina di ferro,
 dal muro di Berlino, dall’angoscia, sempre presente, di un conflitto
 nucleare devastante.
Da giovane sono stato a Berlino, era ancora divisa. Mia moglie 
e io desideravamo visitare uno splendido museo, il Pergamon, 
che si trovava a Berlino Est: abbiamo attraversato la frontiera, il muro 
ercepisse la grave lacerazione della città.
Talvolta si dimentica il valore delle condizioni in cui ci troviamo e quel 
che sono costate di fatica e di sacrifici: bisogna sempre pensare che
 queste condizioni, per quanto imperfette, sono da preservare e da
 consolidare; e non sono scontate e irreversibili.
Credo che questo sia ben compreso dalle nuove generazioni, quelle 
dei nativi digitali, del roaming europeo, dei voli low cost e dell’Erasmus.
 Giovani che, anche senza dichiararlo, si sentono europei oltre che
 cittadini ciascuno del proprio Paese. Avvertono questa “casa comune”.
Questo non vuol dire che nell’Unione tutto vada bene. La percezione
 delle sue istituzioni, da parte di larghe fasce di elettorato europeo, 
non sempre è positiva, anche se è spesso l’egoismo degli Stati –
 e non quindi quelle istituzioni – a frenare il sogno europeo.
Per qualche aspetto l’andamento della vita dell’Unione - anche per il
 freno posto da parte di alcuni paesi - dà l’impressione di essersi
 fermata, come in ordinaria amministrazione; quasi appagata dalla 
condizione raggiunta, come se il disegno europeo fosse già
 compiuto. Questo ha, sensibilmente, appannato il disegno storico,
 la prospettiva e la tensione ideale dell’integrazione.
Papa Francesco, con saggezza, indica il centro della questione. L’Europa 
deve recuperare lo spirito degli inizi. Deve curarsi di più della sorte 
delle persone. Deve garantire sempre maggior collaborazione,
 uguaglianza di condizioni, crescita economica, ma questo si realizza 
realmente soltanto con una crescita culturale civile, morale.
D) Non trova che l'Italia sia talvolta rappresentata male dai 
mass-media, qualche volta anche dalle istituzioni? Può dirci come vede
 il nostro Paese dal suo punto di vista privilegiato?
R) Per il mio ruolo, svolgo molte visite in altri Paesi e ricevo al Quirinale
 molti capi di stato. Registro sempre, ovunque, un gran desiderio di 
Italia, una richiesta di collaborazione fortemente insistita. Questa 
riguarda ogni campo: culturale, scientifico, politico, economico, anche 
militare per la difesa della pace (il nostro contingente più ampio è in
 Libano, apprezzato da tutte le parti fra loro contrapposte, cui
 garantisce l’assenza di violenze).
L’immagine dell’Italia e l’opinione che se ne ha all’estero sono di gran
 lunga più positive di quanto noi stessi nutriamo.
Ma quel che vorrei sottolinearle soprattutto è la sensazione, 
incoraggiante, che ricevo dalla nostra società, nelle tante visite, 
che compio nelle nostre città e nei nostri territori, e nelle numerose 
occasioni di incontro che ho giorno per giorno qui al Quirinale. E’ un
 punto di osservazione privilegiato e completo.
Il nostro Paese è pieno di energie, comportamenti, iniziative, 
impegni positivi; di solidarietà, di abnegazione generosa, di 
e comune.
Naturalmente, come ovunque, vi è anche ben altro. Vi sono, come 
accennavo all’inizio, comportamenti gravi e da censurare con severità. 
Ma, tra i piatti della bilancia, è di gran lunga prevalente quello della
 generosità e del proprio dovere. Motivo, questo, per cui sono
 riconoscente ai nostri concittadini.