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venerdì 19 aprile 2019

Sergio Mattarella «Il vento del sovranismo non minaccerà l’esistenza della Ue»



Sergio Mattarella continua con le sue balle infinite sull’Europa e subito si precipita a fare da stampella a quel fenomeno di Macron
Ora con l’incendio di Notre dame non si parla più del ruolo della Francia in Libia,dei gilet gialli dello sfruttamento delle ex colonie francesi e del trattato di Aquisgrana su questi temi Mattarella non ha mai aperto bocca e mai lo farà


"Vi è un gran numero di paesi che si trovano in situazioni senza precedenti. Ma non credo che questi cambiamenti possano avere conseguenze sul funzionamento del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo, e meno ancora minacciare l'esistenza dell'Unione. La logica storica che sottende all'integrazione è più forte di tutte le polemiche, di tutte le contestazioni e di tutte le deviazioni". Lo dice Mattarella in una intervista a Politique Internationale parlando del "vento del sovranismo". 
"Soltanto una soluzione europea può consentirci di padroneggiare un fenomeno che rischia di scuotere il continente - ha detto Mattarella - . Questo sarà uno dei temi principali della prossima legislatura europea", dice Mattarella nell'intervista. "Che la solidarietà sia mancata è un fatto di cui non si può che prendere atto. La maggior parte dei governi ha reagito in funzione di preoccupazioni elettorali interne, e ciò ha impedito loro di dare una risposta comune a questo fenomeno senza precedenti".
"Lungi dal provare estraneità, come vorrebbero far credere alcuni, - afferma sempre Mattarella - gli europei provano un senso di appartenenza crescente. E paradossalmente, all'origine di questo rinnovato interesse vi sono i movimenti euroscettici. A forza di denigrare le istituzioni e le politiche europee, sono riusciti a mobilitare nuovamente gran parte della popolazione"
Il presidente della Repubblica ha sottolineato che "sono 40 anni che il Parlamento europeo è eletto a suffragio universale diretto. Ma, per la prima volta, - ha rilevato - stiamo assistendo a una vera e propria campagna elettorale pan-europea nel senso pieno del termine. Non si tratta cioè di 27 campagne elettorali separate, bensì di un unico dibattito in un'unica arena, cui prendono parte leader e partiti politici di tutti i paesi".
Sul tema dei migranti,  Mattarella è  convinto che soltanto "una soluzione europea può consentirci di padroneggiare un fenomeno che rischia di scuotere il continente. Questo sarà uno dei temi principali della prossima legislatura europea". "Che la solidarietà sia mancata  è un fatto di cui non si può che prendere atto. La maggior parte dei governi ha reagito in funzione di preoccupazioni elettorali interne, e ciò ha impedito loro di dare una risposta comune a questo fenomeno senza precedenti".
Sull'antisemitismo dichiara  .  "Agisce come un virus estremamente pericoloso, in grado di infiltrarsi nel tessuto sociale delle democrazie - afferma ancora il presidente della Repubblica -. Un virus che malauguratamente, nonostante gli sforzi delle società europee, non è mai stato completamente debellato. La lotta contro l'oblio e la valorizzazione della memoria sono gli unici anticorpi in grado di sconfiggere la terribile malattia di antisemitismo"
Mattarella parlando poi del rapporto con la Francia dichiara:. "I nostri due paesi sapranno trovare un accordo su una questione delicata come quella delle estradizioni". L'Italia "ha sofferto molto durante gli "anni di piombo" ma "siamo riusciti a sconfiggere il terrorismo senza mai derogare alle regole della democrazia e alle garanzie di diritto. "Non abbiamo mai fatto ricorso alla legislazione di emergenza. Ecco perché oggi l'esigenza di giustizia è così fortemente sentita dal popolo italiano". 
Alla domanda se sia stata superata la crisi diplomatica tra Italia e Francia, Mattarella risponde:  "Assolutamente. Il Forum economico che si è tenuto il primo marzo a Versailles, e che ha riunito le organizzazioni degli imprenditori dei nostri due paesi, la Confindustria e il Medef, ha dimostrato che i nostri rapporti di lavoro non hanno subito lacerazioni". 
Alfredo d’Ecclesia


COME FUNZIONANO LE MENZOGNE?


COME FUNZIONANO LE MENZOGNE?
In questo video spiego passo dopo passo la struttura dell'apparato menzognero che sostiene il paradigma dell'austerità, il diktat dei mercati, la scusa che "ce lo chiede l'Europa"...
Le prove delle menzogne sono oggettive, mostrate attraverso dati empirici che tutti possono verificare.
E' importante diffondere questa consapevolezza e soprattutto è importante SOSTENERE BYOBLU, vero ed unico baluardo di libertà di informazione.
Alberto Micalizzi

mercoledì 17 aprile 2019

Edmond de Rothschild France sceglie di iniziare la guerra in Algeria dalla Libia e Marocco attivarlo, con la Tunisia nel mezzo.

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Edmond de Rothschild France sceglie di iniziare la guerra in Algeria dalla Libia e Marocco attivarlo, con la Tunisia nel mezzo. Gli accordi di Washington, Londra e dell'UE nel 2016 sono cambiati con Brexit e China CNPC. La Francia affronta l'Italia per gli accordi unilaterali di Macron sulla fornitura di petrolio libico. Il generale Khalifa Haftarn rompe con la Russia e allea con Francia e Inghilterra.


"La maggior parte (85%) del petrolio libico viene esportata nei mercati europei. L'11% o 403 milioni di barili (64,1 × 10 6 m 3) delle importazioni di petrolio nell'Unione europea nel 2010 provenivano dalla Libia, diventando così il terzo maggiore importatore di Norvegia e Russia. " 

Libia: l' Italia studia il possibile coinvolgimento della Francia nel conflitto.

Salvini ha  denunciato che "quando si parla di missili e di bombardamenti negli aeroporti, c'è un rischio per gli italiani che lavorano lì".

Nelle prossime settimane potremmo assistere allo sgombero del governo di Tripoli da parte della NATO e dell'UE per attaccare nuovamente l'intero paese da Tripoli. Ma Otan non è ancora chiaro se rispettare Tobruck o Tripoli, o invadere via terra l'intero paese dall'aeroporto di Tripoli preso ieri, a differenza dell'attacco esclusivamente aereo che ha fatto il 14 settembre. 2011. "Dal 2011, le bombe statunitensi in Libia sono più di 550 volte con i droni".
"La Norvegia ha bombardato la Libia con la NATO nel 2011 senza sapere cosa stava succedendo nel paese. Questo documento certifica che a Oslo non sapevano cosa stava succedendo in quel paese nordafricano, né le conseguenze di quella offensiva. Questo si è riflesso in un rapporto ufficiale guidato dall'ex ministro norvegese degli Esteri, Jan Petersen, in cui Oslo riconosce che "in queste situazioni, i responsabili delle decisioni, spesso si basano su notizie di stampa e di altri paesi ". '.
Stiamo parlando di petrolio, energia e la più grande riserva idrica sotterranea in Africa. Ecco perché l'Inghilterra potrebbe recuperare la sua economia con la partecipazione dell'attacco di Tripoli con il disegno di legge sulla NATO e l'UE. Non si preoccupano della stabilità libica, è un affare per la Banca Rothschild franco-britannica senza ulteriori indugi. L'UE e l'Inghilterra (ecco perché non sta ancora andando avanti), condivideranno il nuovo furto del petrolio libico.
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Iniziativa di colpo di stato militare in Libia
Il generale Jalifa Haftern era un servitore del colonnello Gheddafi e quindi in contatto con la CIA per rovesciare Gheddafi. Attualmente è il comandante in capo di una sezione delle forze ribelli militari libiche più il 70% del territorio libico dal governo Tobruck, mentre il governo di Tripoli solo il 6%, il resto nelle mani dei ribelli e il Daesh.
Il suo cambio di alleanza con la Russia nel 2016, con la nuova alleanza che ha preso con l'UE è stato una sorpresa.
La vicinanza di Tobruk al confine con l'Egitto è un'implicazione inevitabile dell'Egitto nel nuovo approccio del conflitto.
Il governo ad interim appoggiato dall'ONU: GNA (Government of National Accord), è stato combattuto dal generale Haftern che sostiene il governo alternativo di Tobruck contro la GNA delle Nazioni Unite di Tripoli.
Inghilterra prepara un'azione dalla base aerea RAF Akrotiri (Cipro) e da Creta - Souda Bay Naval (Naval Crete Base) - che è stato forgiato con la visita 11 maggio 2018 il principe Carlo.
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Base navale di Souda Bay a Creta, utilizzata sia dagli Stati Uniti che dall'Inghilterra.
Preparano il prossimo attacco navale su Tobruk in Libia.
I colloqui della NATO con l'Egitto non sono ancora chiari sul confine.
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Nel 2016, questo è stato l'inizio dell'opposizione di cui ci stiamo occupando oggi. Un governo fantoccio di accordo nazionale installato dall'ONU e dagli USA, che le milizie del generale Jalifa Hafter combattono :
Tentativo di colpo di stato in Libia mentre le milizie di Tripoli cercano di rovesciare il governo appoggiato dalle Nazioni Unite. 
Il governo dell'Accordo Nazionale ordina l'arresto dei leader del colpo di stato che si sono impegnati a "salvare la Libia" dopo aver preso gli edifici chiave e una stazione televisiva ".

"La Libia è stata turbata da quando le forze del parlamento eletto a Tobruk, che si oppone ai governi di Tripoli, hanno catturato quattro principali porti petroliferi centrali  delle forze pro-GNA nel settembre 2016."

Settembre. 2016 : "Il sequestro dei terminali petroliferi libici induce a richiedere un'azione militare. 
Il governo appoggiato a livello internazionale chiede alle forze di proteggere i porti contro la "flagrante aggressione" dell'amministrazione rivale del generale Hafter ".
Questa connessione tra Washington, Londra, e l'Unione europea nel 2016 è quello che ha recentemente cambiato con Brexit e nuovo attore cinese CNPC:   "I diplomatici delle Nazioni Unite, con il forte sostegno da Washington, Londra e l'Unione europea, vogliono GNA diventare un "governo di unità" unendo le fazioni libiche per affrontare il duplice problema dello Stato islamico e la migrazione di massa verso l'Europa ".
Il ritardo della Brexit richiesto dall'Inghilterra è dovuto al fatto che la NATO probabilmente vorrà attaccare nuovamente la Libia e l'Inghilterra vuole partecipare all'invasione. Oltre all'invasione dell'Argentina da parte delle Malvinas con la spedizione di truppe britanniche e israeliane.
Nessuno conosce esattamente il raggruppamento delle diverse fazioni ribelli. Quello del generale Haftar è il più potente. Altri fanno parte di ISIS.

"La Russia ha annunciato di non sostenere il generale libico Khalifa Haftar nella sua battaglia per il controllo di Tripoli, nella Libia occidentale".

Nei mesi della sua visita in Russia, qualcosa è cambiato nell'atteggiamento di Haftar.
Sembra che sia tornato con la CIA e l'UE, e non importa se il governo di Tripoli è dell'ONU, o della CIA, o dell'UE, perché non c'è differenza.
Capire la crisi libica è diventato quasi impossibile dopo l'attacco della Nato di prendere le riserve d'oro del colonnello Gheddafi nella Banca centrale di Tripoli sono stati distribuiti soprattutto in Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti, e la frammentazione del Paese. Il nuovo conflitto minaccia una nuova crisi dei rifugiati in Italia e in Europa. L'Italia è logicamente indignata da una distribuzione del controllo della Libia che verrà approvata principalmente in Italia con l'immigrazione di rifugiati.
"I ministri dell'UE hanno fatto pressione su Haftar per fermare l'offensiva della Libia".

"L'UE rimpatria in Tunisia la sua missione civile a Tripoli per i combattimenti, ma la Francia impedisce di puntare su Haftar".

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"Il presidente dell'Egitto ha ricevuto il maresciallo libico Khalifa Haftar nel mezzo dell'offensiva lanciata contro Tripoli. 
La stampa statale egiziana ha riferito che il presidente Abdel Fattah al Sisi ha discusso al Cairo "l'evoluzione della situazione" con il leader che sta tentando di sconfiggere il governo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite. In combattimento, almeno 121 persone sono state uccise e più di 500 ferite ".
"Si ritireranno in Turchia alla conferenza sulla Libia a Palermo, il 13 novembre 2018. Non permettendogli di partecipare a una parte degli incontri".
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Il generale Halifa Hafter è la risorsa per spostare la Libia e raggiungere la stabilità in Algeria. E ha il sostegno del Vice Presidente Elia Hatari del governo provvisorio di Tobruck.
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Il 5 luglio 2018 il presidente Salvini ha ricevuto a Roma il vicepresidente del consiglio presidenziale libico Ahmed Maitig.
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L'Algeria è sotto stress con il movimento Ong promosso da George Soros: movimento: #Vendredire "al venerdì" - e la sua compagnia petrolifera ARAMCO, di cui è azionista attraverso la sua partecipazione in JP Morgan.
Vogliono trasformare l'Algeria in un collo di bottiglia tra il Marocco (Francia), e movimenti nella capitale Tripoli, dove spera di raggiungere il Hafter generale per evitare il collo di bottiglia intrapresa da Edmond de Rothschild Francia attraverso il suo pulcino Macron.
Non puoi raggiungere l'Algeria senza cambiare la Libia, l'Egitto e ancora la Turchia. Il Marocco interverrebbe solo se trionfasse un conflitto armato di dimensioni superiori tra i libici.
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martedì 16 aprile 2019

L’Eni gonfia di gas l’Egitto, che ora vuole annettersi la Libia




Non è da scartare l’idea che l’Italiapossa inviare il suo esercito in Libia, prima che la situazione esploda davvero. Lo sostiene Aldo Giannuli, ricostruendo le tappe dell’ultima, convulsa crisi. Il vero motore del caos nordafricano? Non è neppure la Libia, ma l’Egitto. Tutto “merito” dell’Eni, che al largo delle coste egiziane ha scoperto il giacimento di Zhor: è il maggiore deposito di gas del Mediterraneo, esteso su 100 chilometri quadrati. Un mare di gas, che proietta l’Egitto – di cui la Cirenaica di Haftar è una “dépendance” – verso un ruolo leader, nella regione. L’altro problema è che Haftar ha bisogno di Tripoli, per poter esportare il petrolio cirenaico. Da qui il tentativo di abbattere con una guerra-lampo il fragile regime di Serraj. In altre parole: è il controlloenergetico la chiave della crisigeopolitica. Tutto il resto – il solito risiko delle potenze, dal Golfo all’Europa, dagli Usaalla Russia– è un gioco di rimbalzi e contromosse. Il vero nodo, sostiene Giannuli, è rappresentato proprio dal gas egiziano, che dovrebbe rendere l’Egitto autosufficiente dal punto di vista energetico e trasformarlo in paese esportatore. Subito dopo le rilevazioni di Zohr sono iniziate trivellazioni al largo delle coste di Israele, Libano, Cipro e Turchia, con buone probabilità di altre scoperte. In ogni caso, il solo giacimento di Zhor «cambia lo scenario geopolitico mediorientale, facendo dell’Egitto un attore ben più potente del passato».
Peraltro, aggiunge Giannuli, la guerradel 2011 ha declassato la Cirenaica al rango di satellite egiziano, incarnato dal regime di Haftar. «Come è noto, la parte più rilevante dei giacimenti petroliferi libici si trova in Cirenaica, tuttavia questo non significa che Haftar ne abbia il controllopieno e possa disporne come gli pare: per un complesso gioco di ragioni (non ultima l’accesso al gasdotto algerino che collega l’Africa settentrionale all’Europa) il generale filo-egiziano non è in grado di commercializzare il suo greggio sin quando c’è Serraj a Tripoli, e questo spiega il suo costante tentativo di abbattere il rivale e unificare tutta la Libia sotto il suo dominio». Dunque, osserva Giannuli, «una Libia unificata sotto l’egida del Cairo diventerebbe un formidabile polo di attrazione per i paesi confinanti: dal Nord Sudan, che soffre ancora delle ferite della secessione delle province meridionali, all’Algeria in piena crisidel sistemapolitico, alla Tunisia sempre insidiata dal radicalismo islamico, sino alla Turchia dove il regime di Erdogan è il declino e con il quale si litiga per il ruolo dei Fratelli Musulmani». Insomma, un effetto domino che potrebbe trasformare del tutto il Medio Oriente: e data la posta in gioco, si capisce l’interesse di molti a metterci il dito.
RussiaFranciae Arabia Saudita sono schierate con Haftar, mentre l’Europa(tranne la Francia) sta dalla parte di Serraj, insieme agli Usae al Qatar. «Sin qui la guerradi Libia non è stata molto sanguinosa, sia perché la popolazione è piuttosto scarsa, sia perché, in particolare dalla comparsa di Haftar in poi, è stata un curioso misto di colpi di mano, di acquisto di tribù e zone desertiche a suon di dollari e di propaganda». Dopo la conquista di Bengasi, il generale amico del Cairo «non ha affrontato grandi combattimenti campali, ma ha effettuato veloci incursioni impadronendosi di varie zone versando più dollari che sangue». E forse anche per questo, spiega Giannuli, l’Europanon si è preoccupata più di tanto dell’offensiva su Tripoli, «nella convinzione che si tratta solo di un espediente propagandistico di Haftar per tornare a sedersi al tavolo delle trattative con più forza contrattuale». Ma questo calcolo potrebbe dimostrarsi sbagliato: «Le cose si sono spinte troppo oltre, questa volta si combatte sul serio (comincia ad esserci il primo centinaio di morti) e ai cirenaici potrebbe costare caro fermarsi o tornare indietro». Il fatto sarebbe vissuto come una sconfitta: non solo tornerebbero al tavolo delle trattative indeboliti, ma per l’effetto psicologico della sconfitta «correrebbero il rischio di perdere quelle zone di Fezzan appena conquistate».
A sua volta, Haftar ha fatto male i suoi conti: «Una vera e propria guerraprolungata non è quello che cerca e non è nei suoi interessi», per cui «ha pensato che il regime di Serraj si sarebbe facilmente sfaldato sotto la pressione della sua colonna di blindati». In effetti le forze di Tripoli sono inferiori, «e c’è sempre da contare sulle defezioni prezzolate». Da qui l’illusione di una guerra-lampo che mettesse la comunità internazionale davanti al fatto compiuto. Ma i cirenaici avevano sottovalutato «il nucleo delle forze di Medina, leali a Tripoli, determinate a combattere e molto ben addestrate dal Quatar». La marcia trionfale s’è già fermata, lasciando spazio alla diplomazia: gli americani, che avevano ritirato il loro contingente (forse dando per scontata la vittoria dei cirenaici) hanno deciso di tornare, mentre la Francia«inizia ad essere in serio imbarazzo», e infatti «non ha dato il via libera all’assalto finale». Con Haftar restano i finanziatori sauditi, gli egiziani «che continuano a fornire armi» e soprattutto i russi, «che potrebbero essere seriamente tentati di inviare tecnici e contractors vari». Solo che, a quel punto, «anche gli indecisi americani e i pavidissimi europei potrebbero decidere di intervenire». Scenario: «La guerrapotrebbe diventare molto più lunga e sanguinosa delle previsioni», avverte Giannuli: «Rischieremmo una nuova Siria, per di più ad un braccio di mare dalle coste italiane». Sicuri che sia così sbagliata l’idea che l’Italiasbarchi in Libia con i carri armati?
Macron e Haftar
Non è da scartare l’idea che l’Italia possa inviare il suo esercito in Libia, prima che la situazione esploda davvero. Lo sostiene Aldo Giannuli, ricostruendo le tappe dell’ultima, convulsa crisi. Il vero motore del caos nordafricano? Non è neppure la Libia, ma l’Egitto. Tutto “merito” dell’Eni, che al largo delle coste egiziane ha scoperto il giacimento di Zhor: è il maggiore deposito di gas del Mediterraneo, esteso su 100 chilometri quadrati. Un mare di gas, che proietta l’Egitto – di cui la Cirenaica di Haftar è una “dépendance” – verso un ruolo leader, nella regione. L’altro problema è che Haftar ha bisogno di Tripoli, per poter esportare il petrolio cirenaico. Da qui il tentativo di abbattere con una guerra-lampo il fragile regime di Serraj. In altre parole: è il controllo energetico la chiave della crisi geopolitica. Tutto il resto – il solito risiko delle potenze, dal Golfo all’Europa, dagli Usa alla Russia – è un gioco di rimbalzi e contromosse. Il vero nodo, sostiene Giannuli, è rappresentato proprio dal gas egiziano, che dovrebbe rendere l’Egitto autosufficiente dal punto di vista energetico e trasformarlo in paese esportatore. Subito dopo le rilevazioni di Zohr sono iniziate trivellazioni al largo delle coste di Israele, Libano, Cipro e Turchia, con buone probabilità di altre scoperte. In ogni caso, il solo giacimento di Zhor «cambia lo scenario geopolitico mediorientale», facendo dell’Egitto un attore ben più potente che in passato.
Peraltro, aggiunge Giannuli, la guerra del 2011 ha declassato la Cirenaica al rango di satellite egiziano, incarnato dal regime di Haftar. «Come è noto, la parte più rilevante dei giacimenti petroliferi libici si trova in Cirenaica, tuttavia questo non significa Il generale Al-Sisi, padrone dell'Egittoche Haftar ne abbia il controllo pieno e possa disporne come gli pare: per un complesso gioco di ragioni (non ultima l’accesso al gasdotto algerino che collega l’Africa settentrionale all’Europa) il generale filo-egiziano non è in grado di commercializzare il suo greggio sin quando c’è Serraj a Tripoli, e questo spiega il suo costante tentativo di abbattere il rivale e unificare tutta la Libia sotto il suo dominio». Dunque, osserva Giannuli, «una Libia unificata sotto l’egida del Cairo diventerebbe un formidabile polo di attrazione per i paesi confinanti: dal Nord Sudan, che soffre ancora delle ferite della secessione delle province meridionali, all’Algeria in piena crisi del sistema politico, alla Tunisia sempre insidiata dal radicalismo islamico, sino alla Turchia dove il regime di Erdogan è il declino e con il quale si litiga per il ruolo dei Fratelli Musulmani». Insomma, un effetto domino che potrebbe trasformare del tutto il Medio Oriente: e data la posta in gioco, si capisce l’interesse di molti a metterci il dito.
RussiaFrancia e Arabia Saudita sono schierate con Haftar, mentre l’Europa (tranne la Francia) sta dalla parte di Serraj, insieme agli Usa e al Qatar. «Sin qui la guerra di Libia non è stata molto sanguinosa, sia perché la popolazione è piuttosto scarsa, sia perché, in particolare dalla comparsa di Haftar in poi, è stata un curioso misto di colpi di mano, di acquisto di tribù e zone desertiche a suon di dollari e di propaganda». Dopo la conquista di Bengasi, il generale amico del Cairo «non ha affrontato grandi combattimenti campali, ma ha effettuato veloci incursioni impadronendosi di varie zone versando più dollari che sangue». E forse anche per questo, spiega Giannuli, l’Europanon si è preoccupata più di tanto dell’offensiva su Tripoli, «nella convinzione che si tratta solo di un espediente propagandistico di Haftar per tornare a sedersi al tavolo delle trattative con più forza contrattuale». Ma questo calcolo potrebbe dimostrarsi sbagliato: «Le cose si sono spinte troppo oltre, questa volta si combatte sul serio (comincia ad esserci il primo centinaio di morti) e ai cirenaici potrebbe costare caro fermarsi o Paracadutisti italianitornare indietro». Il fatto sarebbe vissuto come una sconfitta: non solo tornerebbero al tavolo delle trattative indeboliti, ma per l’effetto psicologico della sconfitta «correrebbero il rischio di perdere quelle zone di Fezzan appena conquistate».
A sua volta, Haftar ha fatto male i suoi conti: «Una vera e propria guerra prolungata non è quello che cerca e non è nei suoi interessi», per cui «ha pensato che il regime di Serraj si sarebbe facilmente sfaldato sotto la pressione della sua colonna di blindati». In effetti le forze di Tripoli sono inferiori, «e c’è sempre da contare sulle defezioni prezzolate». Da qui l’illusione di una guerra-lampo che mettesse la comunità internazionale davanti al fatto compiuto. Ma i cirenaici avevano sottovalutato «il nucleo delle forze di Medina, leali a Tripoli, determinate a combattere e molto ben addestrate dal Quatar». La marcia trionfale s’è già fermata, lasciando spazio alla diplomazia: gli americani, che avevano ritirato il loro contingente (forse dando per scontata la vittoria dei cirenaici) hanno deciso di tornare, mentre la Francia «inizia ad essere in serio imbarazzo», e infatti «non ha dato il via libera all’assalto finale». Con Haftar restano i finanziatori sauditi, gli egiziani «che continuano a fornire armi» e soprattutto i russi, «che potrebbero essere seriamente tentati di inviare tecnici e contractors vari». Solo che, a quel punto, «anche gli indecisi americani e i pavidissimi europei potrebbero decidere di intervenire». Scenario: «La guerra potrebbe diventare molto più lunga e sanguinosa delle previsioni», avverte Giannuli: «Rischieremmo una nuova Siria, per di più ad un braccio di mare dalle coste italiane». Sicuri che sia così sbagliata l’idea che l’Italia sbarchi in Libia con i carri armati?

sabato 13 aprile 2019

Ecco perchè hanno arrestato Assange


Difficile comprendere perchè proprio ora Assange viene portato negli Stati Uniti, se non si conosce la vicenda del giovane giornalista, Seth Rich, ucciso con un colpo di pistola alla testa, a poche centinaia di metri da casa sua, il 10 luglio del 2016, in piena campagna per le presidenziali USA.
Seth era il responsabile delle strategie analitiche di voto per i DEM. Lavorava a stretto contatto di Bernie Sanders, il vecchio senatore democratico, icona anche della sinistra pidiota italiana, poco al corrente di cosa veramente quest'uomo sia capace di fare.
O forse, pienamente cosciente di chi sia davvero.
Seth, prima di essere brutalmente ucciso a sangue freddo, fornì gli accessi ai database della Clinton e di Sanders (e di altri, ma non mi dilungo) a Julian Assange, consentendo a Wikileaks di scaricare decine e decine di migliaia di email, dai contenuti estremamente pericolosi, che mostrano perfettamente che i veri collusi e cospiratori con apparati russi deviati erano proprio i democratici.
Pare siano in tutto più di 250mila corrispondenze, delle quali 33mila riguardano la sola candidata alla presidenziali, Hillary Rodham Clinton.
Per questo Seth aveva deciso di smascherarli, proprio perchè le accuse che muovevano contro Trump e il fango che riversavano contro il loro avversario politico e la sua famiglia, corrispondevano esattamente a ciò di cui si erano e si stavano macchiando. Collusione. Alto Tradimento.
L'affare Uranium One, che presto scoperchierà la parte economicamente più poderosa di tutta la questione, riguarda la vendita di scorte di uranio arricchito di proprietà degli Stati Uniti ad apparati russi. La Clinton, allora ancora Segretario di Stato in carica, plenipotenziaria, anzi onnipotente, poteva farlo con tranquillità, con la copertura di un'intelligence totalmente MARCIA come lei. Ottenne così enormi quantità di denaro per finanziare la sua campagna e far sparire enormi quantità di denaro a suo beneficio personale. La sua campagna elettorale, per fortuna rovinosa, che si svolgeva tra lanci di letame continui, mentre arrivavano a suo credito le tranches di pagamento, via transazioni off shore, nelle casse della Fondazione Clinton, della quale ancora regge le fila.
E sapremo di Haiti...e sapremo che tipo di 'aiuti umanitari' questa orrenda donna abbia saputo portare in quella terra, già dilaniata dalla natura.
Ma ci sono molti altri risvolti in quel materiale, molti come sapete, talmente orrendi, da non essere facilmente raccontati.
Assange cercò un contatto con il comitato elettorale dei democratici, cercò di parlare direttamente con Hillary Clinton.
Voleva avvertirla, dirle che c'era del materiale estremamente compromettente che la riguardava e riguardava l'operato - a tratti inumano e diabolico - di molti di loro.
C'è un video che racconta questo passaggio.
Assange parla con una assistente della Clinton, annunciando il motivo della chiamata, dicendo che è molto urgente, altrimenti questo materiale sarà messo in rete e reso disponibile a tutti. Non era un ricatto.
Era un tentativo di fermarli nel loro orrendo operato (Pizzagate e i loro trastulli pedofili da assassini), su molti piani, troppi del quali oscuri ed ignobili.
Il materiale era già nelle mani dell'intelligence, dell'FBI.
Poteva essere reso pubblico in ogni istante.
Ma l'FBI era collusa anch'essa, totalmente.
La cupola DEM era in una botte di ferro.
L'assistente gli passa un altro collaboratore.
Assange:
"Vorrei che fosse chiaro, non siamo noi ad avere un problema. Siete voi ad avere un problema"
Il collaboratore ascolta e poi dice: "Non posso passarle nessuno al momento".
Kim Dotcom, il miliardario australiano fondatore di Megaupload, testimoniò di fronte al Congresso USA, dopo l'assassinio di Seth Rich. Era un testimone oculare dei contatti tra Rich ed Assange sullo scambio degli accessi ai server privati della Clinton e degli altri membri di spicco del partito democratico USA. Seth Rich non era un informatore russo. Era un americano SCHIFATO!
Seth Rich viene barbaramente ucciso.
Dopo pochi giorni, i servers privati della Clinton (un segretario di Stato non può avere corrispondenze non tracciata dai servizi di sicurezza. Non può possedere servers privati. Pare ovvio a tutti quanti, no?) prendono misteriosamente fuoco, durante un incendio nella sua residenza.
Non era possibile far uscire Assange dall'ambasciata dell'Equador di Londra, prima che la situazione non fosse molto meno rischiosa per lui, di quella della precedente amministrazione. Avrebbero ucciso immediatamente anche lui. Non era possibile, fin quando quell'apparato marcio non fosse stato indebolito abbastanza da tenerlo in sicurezza, per farlo deporre. Non era possibile prima. Le leve erano ancora nelle mani dei corrotti.
Trump ha ricordato tante volte la figura di questo giovane ragazzo, deluso da ciò di cui era venuto a conoscenza, che ha coraggiosamente anteposto l'etica e la giustizia a tutto il resto, anche alla sua sicurezza personale, una volta compresa l'entità della questione e l'aberrazione satanica di molti personaggi, che credeva suoi mentori ed ispiratori politici.
Trump ha elogiato decine di volte Seth Rich, come un vero Patriota. Come un 'Good Guy' valoroso.
Il nome di Bernie Sanders comparirà di nuovo. Presto, assieme ad altri, più importanti.
Sanders diede l'ordine di farlo fuori. Ma non è il mandante diretto.
Il mandante diretto uccide con altri metodi.
http://www.ansa.it/…/clinton-ma-un-drone-contro-assange_9a7…
V. G.
#TrustThePlan🇺🇸🇮🇹🇷🇺🇨🇳

fonte Tony Sabry