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giovedì 23 novembre 2017

Perché i Rockefeller con Monsanto cercano di distruggere gli agricoltori?













La “cultura pop” occidentale ha sistematicamente denigrato e sminuito quelle che dovrebbero essere le persone i più importanti di tutti: gli agricoltori.


Per gran parte del secolo scorso, la cultura pop occidentale ha sistematicamente denigrato e sminuito quella che dovrebbe essere la professione più onorevole di tutte. Chi lavora la terra giorno dopo giorno per produrre il cibo che mangiamo ha troppo spesso assunto lo stesso stato sociale della terra che dissoda.

Nessuno si pone una semplice domanda: cosa faremo una volta che avremo fatto fuori tutti gli agricoltori? Alcuni ingenui cittadini diranno: “Ma abbiamo la produzione industrializzata; ormai non c’è più bisogno di lavoro agricolo manuale.”
E i numeri sono davvero notevoli. Prendiamo gli Stati Uniti. Nel 1950 la popolazione totale era di 151.132.000 persone, di cui 25.058.000 agricoltori: poco più del 12% della forza lavoro totale. C’erano 5.388.000 aziende agricole con una dimensione media di 87 ettari. Quarant’anni dopo, nel 1990, gli USA avevano una popolazione di 261.423.000, di cui meno di 3 milioni agricoltori: appena il 2,6% della forza lavoro. Il numero delle aziende si era ridotto a 2.143.150, ovvero una perdita del 60%, ma la dimensione media era diventata di 187 ettari.

La rivoluzione agricola dei Rockefeller

A chi fra noi si rapporta con la carne, i latticini e gli ortaggi solo al supermercato, viene detto che questo è un grande successo: la liberazione di quasi 23 milioni di lavoratori agricoli verso impieghi urbani e una vita migliore.
Ma non ci vengono raccontati i veri effetti sulla qualità del cibo, prodotti dalla meccanizzazione e dall’industrializzazione dell’agricoltura in America da quando la Harvard Business School, grazie a donazioni della Fondazione Rockefeller, dette inizio al cosiddetto agrobusiness: la conversione dell’agricoltura in un business a puro fine di lucro e verticalmente integrato, sul modello del cartello petrolifero Rockefeller.

Dopo gli anni ’50, negli USA l’allevamento di maiali, vacche, bovini e pollame diventò gradualmente industrializzato. I pulcini vennero confinati in spazi così minuscoli che potevano appena stare in piedi. Per farli crescere più in fretta vennero riempiti di antibiotici e nutriti di mais e soia OGM. Secondo il Consiglio per la Difesa delle Risorse Naturali, l’80% degli antibiotici venduti negli Stati Uniti viene usato negli allevamenti animali, non dagli esseri umani. Gli antibiotici vengono somministrati agli animali mescolati al cibo o all’acqua, per accelerare la crescita. Dopotutto, il tempo è denaro.

Gli agricoltori tradizionali, com’era stato mio nonno in Nord Dakota, vennero in gran parte fatti lasciare la terra dalle politiche del ministero per l’agricoltura, che hanno favorito l’industrializzazione senza curarsi della qualità del cibo risultante. I trattori diventarono macchine mastodontiche computerizzate, guidate dal GPS. Un trattore così poteva essere telecomandato e fare il lavoro di molti agricoltori.

Il risultato finanziario è stato favoloso… per gli industriali come ADM, Cargill, Monsanto e per i venditori come Kraft, Kelloggs, Nestle, Unilever, Toepfer e Maggi.

La globalizzazione del modello Rockefeller-Harvard

Il modello americano di agrobusiness Rockefeller-Harvard venne globalizzato a partire dai negoziati del GATT tenutesi in Uruguay a fine anni ’80 per la liberalizzazione del commercio, nei quali l’Unione Europea abbandonò la tradizionale protezione degli agricoltori locali per favorire il libero commercio.

Mentre i negoziati del GATT stavano per dare ai giganti statunitensi dell’agrobusiness quello che volevano (ovvero la libertà di violentare l’UE e altri mercati agricoli con i loro prodotti industriali, e di distruggere milioni di agricoltori europei che avevano coltivato la terra con passione per generazioni) mi recai a Bruxelles per intervistare da giornalista un burocrate UE di alto livello, responsabile per l’agricoltura. Sembrava ben istruito, era multilingue, danese di nascita. Ebbene, questi argomentò in difesa del libero commercio, dichiarando: “Perché dovrei pagare tasse in Danimarca per permettere agli agricoltori bavaresi di restare sul mercato con i loro appezzamenti minuscoli?”

La risposta, che allora tenni per me, è: semplicemente perché l’agricoltore familiare tradizionale è il solo adatto a fare da intermediario tra noi e la natura e a produrre cibo sano per gli uomini e gli animali. Nessuna macchina può sostituire la devozione e passione personale che ho visto ogni volta in tutti gli agricoltori che ho incontrato, i quali davvero si prendono cura del loro bestiame e raccolto.
Ora la stessa gente molto ricca e molto arida, quelli che io chiamo gli “oligarchi americani”, sta sistematicamente facendo tutto il possibile per distruggere la qualità del cibo. Chiaramente, secondo me, lo sta facendo con l’obiettivo di ridurre la popolazione. Non c’è altra ragione per cui la Fondazione Rockefeller spenderebbe centinaia di milioni di dollari (esentasse) per sviluppare tecniche OGM e supportare Monsanto e altri giganti della chimica come DuPont, ben sapendo di avvelenare lentamente la popolazione verso una morte prematura.

Pesticidi e depressione

Questo è stato dimostrato in test indipendenti sugli effetti tossici sugli animali e perfino sulle cellule umane di un embrione. Ora, indipendentemente dagli OGM, nuovi test dimostrano che i pesticidi chimici spruzzati sui raccolti provocano danni neurologici come depressione, Parkinson e perfino suicidio sugli agricoltori che li spargono. L’Istituto Nazionale Statunitense di Scienze della Salute Ambientale ha condotto un importante studio su 89.000 agricoltori e altri applicatori di pesticidi in Iowa e Nord Carolina. Il gigantesco studio ha concluso che “l’uso di due classi di pesticidi, (fumiganti e insetticidi organoclorurati) e di 7 pesticidi individuali […] era associato con i casi di depressione. (http://dx.doi.org/10.1289/ehp.1307450
La ricerca ha collegato l’uso prolungato dei pesticidi a maggiore incidenza di depressioni e suicidi. Anche una dose notevole in un breve periodo raddoppia il rischio di depressione.

Dopo aver taciuto i sintomi neurologici per anni, gli agricoltori e le loro famiglie hanno cominciato a parlare. Lorann Stallones, epidemiologa e professoressa di psicologia alla Colorado State University, afferma: “C’è stato un cambiamento, in parte perché ci sono più persone che dicono di essere state mentalmente debilitate.” Vedi:Scientific American-High Rates of Suicide, Depression, Linked to Farmers.

L’epidemiologa Freya Kamel e i suoi colleghi hanno riportato che, tra 19.000 casi esaminati, quelli che avevano usato insetticidi organoclorurati avevano fino al 90% di probabilità in più di essere diagnosticati con depressione. Per i fumiganti il rischio era maggiore dell’80%.
In Francia, secondo uno studio pubblicato nel 2013, gli agricoltori che usano erbicidi hanno una probabilità quasi doppia di essere in trattamento per depressione rispetto a quelli che non li usano. Lo studio, condotto su 567 agricoltori francesi, ha trovato che il rischio è ancora maggiore dopo 19 anni di applicazione di erbicidi.
In breve, stiamo distruggendo il valore nutritivo del cibo che mangiamo e stiamo distruggendo anche gli agricoltori rimasti a coltivarlo. E’ una ricetta perfetta per l’estinzione della vita sul pianeta. E non è un’esagerazione.

Agevolazioni per gli agricoltori onesti

Credo fermamente che gli agricoltori biologici onesti e consapevoli dovrebbero ricevere notevoli agevolazioni fiscali, per incoraggiare altri coltivatori a lasciarsi alle spalle il grottesco modello dell’agrobusiness e tornare a coltivare e allevare come facevano fino a pochi decenni fa. Al contempo si dovrebbe imporre un’elevata tassazione agli agricoltori che usano prodotti chimici dimostrati tossici, come il Roundup di Monsanto, o i neonicotinoidi come Confidor, Gaucho, Advocate e Poncho della Bayer, o Actara, Platinum e Cruiser della Syngenta, giusto per citarne alcuni tra i più venduti.

Al contrario, i nostri governanti nell’UE e negli USA fanno di tutto per scoraggiarlo: cosa in effetti molto stupida, a meno che, ovviamente, alcuni aridi oligarchi drogati dal potere, seduti sulla cima della loro montagna a guardare con disprezzo noi comuni mortali, abbiano deciso che è proprio quello che vogliono. In questo caso, è compito nostro smettere di rivolgerci alla montagna e guardare cosa noi stessi abbiamo accettato come normale, quello che sta lentamente uccidendo noi e gli agricoltori che ci nutrono. Forse è arrivato il momento di cambiare questa situazione malata.

Fonte: Journal-neo
Traduzione: Anacronista
http://ilsapereepotere2.blogspot.it/2017/11/perche-i-rockefeller-con-monsanto.html

Droga Nato: viene dall’Afghanistan e ha salvato Wall Street


L’eroina è tornata a uccidere nelle nostre città: 266 morti per overdose l’anno scorso, soprattutto tra i giovanissimi. L’allarme è rimbalzato su tv e giornali, che hanno parlato di droga spacciata dai nigeriani. Non un cenno all’origine di questa nuova epidemia: l’Afghanistan sotto occupazione occidentale, fonte dell’80% dell’eroina globale, che raggiunge l’Europa non più solo attraverso la rotta balcanica, ma soprattutto attraverso l’Africa, con la Nigeria come snodo principale. La produzione afghana di oppio, iniziata negli anni ‘80 nelle zona controllate dai mujaheddin sostenuti dalla Cia e cresciuta negli anni ‘90 durante la guerra civile, era stata bandita dai Talebani nel 2000. Sotto l’occupazione alleata, con il ritorno al potere dei mujaheddin, la produzione è ripartita e nel giro di pochi anni ha superato ogni record storico: oggi in Afghanistan ci sono 200 mila ettari di piantagioni di papavero contro le 80-90 mila di epoca talebana, con una produzione annua di 5-6 mila tonnellate contro le 3 mila di fine anni ‘90. Un boom produttivo che, dice l’Onu, riguarda le regioni settentrionali del paese (+324% nel 2016) controllate dal governo, mentre nel sud sotto controllo talebano la produzione è stabile.
A gestire il business afghano della droga non sono i guerriglieri islamici, bensì i signori della droga legati al governo sostenuto dall’Occidente. «Gli insorti afgani intascano mediamente non più del 2,5%-5% del valore di esportazione dell’eroina afghana», Soldati Usa tra i papaveri da oppiospiegavano nel 2006 Onu e Banca Mondiale e poi di nuovo l’Onu nel 2009, sottolineando che «i 25-30 più grossi narcotrafficanti afghani controllano le principali transazioni e spedizioni lavorando a stretto contatto con complici che ricoprono alte cariche governative». A volte sono essi stessi parte del governo, come nel caso del defunto Ahmend Wali Karzai, boss di Kandahar e fratello dell’allora presidente, o di Sher Mohammed Akhundzada, ex governatore della provincia di Helmand, o di Mohammed Fahim, vicepresidente della repubblica e ministro della difesa, o del generale Abdul Rashid Dostum, vicepresidente e capo di stato maggiore delle forze armate, o di Mohammed Daud Daud, viceministro dell’interno con delega all’antidroga. Boss del narcotraffico ma intoccabili per il loro ruolo politico-militare o perché informatori della Cia o alleati della Nato.
Afghanistan, Stati Uniti e Nato hanno deciso di sacrificare la lotta alla droga in nome di quella al terrorismo. La stessa scelta fatta in Europa, Asia e America Latina in nome della lotta al comunismo. Per mantenere il controllo, gli americani si sono alleati con potenti criminali e signori della guerra locali, chiudendo un occhio su tutta l’industria della droga afghana risorta dopo il 2001. Una strategia che ha garantito non solo la tenuta del protettorato Usa/Nato in Afghanistan, ma anche quella delle grandi banche di Wall Street dopo la crisi del 2008 grazie all’enorme massa di narcodollari riciclati e immessi nel circuito finanziario: unica quanto vitale liquidità disponibile all’epoca, come denunciato dall’ex direttore generale del dipartimento antidroga e anticrimine dell’Onu, Antonio Maria Costa.
(Enrico Piovesana, “Afghanistan, un protettorato fondato su tonnellate di oppio” dal “Fatto Quotidiano” del 9 ottobre 2017).
http://www.libreidee.org/2017/10/droga-nato-viene-dallafghanistan-e-ha-salvato-wall-street/

Guerra ad alta velocità, la Nato e la linea Tav Torino-Lione


Si vis pacem, para bellum. Magari anche via treno, sulle rotaie dell’alta velocità? Potrebbe essere la Nato, oggi, a fornire finalmente un alibi credibile al più inspiegabile progetto infrastrutturale dell’Unione Europea, la linea Tav Torino-Lione? «Ci servono trasporti europei più rapidi in caso di guerra con la Russia», dice il segretario dell’Alleanza Atlantica, il norvegese Jens Stoltenberg, rivelando che le manovre militari in corso sul Baltico non sono un semplice war game, sono reali – tanto quanto i missili atomici e supersonici che Mosca potrebbe sganciarci sulla testa, per rappresaglia, come spiega Paul Craig Roberts, già viceministro di Reagan, allarmatissimo per la «folle escalation di provocazioni lanciate in modo unilaterale da Washington, esponendo l’Europa al rischio-apocalisse». Pazzie di oligarchi, avidi di commesse militari miliardarie, o autentica minaccia geopolitica? Non è dato saperlo, e men che meno in Italia, paese Nato in cui queste notizie non hanno praticamente diffusione, sui media mainstream e nell’arena politica, opposizione inclusa. La Nato, questa sconosciuta, ancora a guardia di frontiere senza più un nemico. Un mistero, il fantasma della guerra che la Russia non vuole, protetto da una nebbia fittissima: almeno quanto quella che impedisce di capire cosa mai ce ne faremmo della Torino-Lione, il “binario morto” del nord-ovest destinato a restare senza treni (civili, perlomeno).
Lo spettacolo pubblico chiamato Torino-Lione è finora servito soltanto a pagare centinaia di milioni in progetti, più quelli finiti nel il cantiere della piccola galleria esplorativa di Chiomonte, attorno a cui si era accesa anche la guerriglia tra “antagonisti” e Putinforze dell’ordine, tra 2011 e 2012. Era andato così in scena il cliché più classicamente “utile” alla politica securitaria, quella che ha bisogno ogni tanto anche dei “black bloc” per far parlare la forza, riducendo al silenzio la ragione – anche se in questo caso le ragioni (disarmate, sacrosante) sono quelle di una comunità italiana aggredita da poteri che non spiegano le loro decisioni, non accettano il dibattito e non ammettono il contraddittorio, come se temessero di essere impietosamente smentiti. La Torino-Lione? E’ lapassiano, non serve a niente: sarebbe la grande opera più inutile della storia europea, dicono in coro i suoi autorevoli critici, esibendo i dati ufficiali dell’Ue. Il trasporto Piemonte-Rodano è roba da museo, e l’attuale ferrovia internazionale Italia-Francia che attraversa la valle di Susa, la Torino-Modane, è praticamente deserta: potrebbe tranquillamente sopportare un incremento di traffico del 900%. Perché allora insistere tanto, nel voler costruire una maxi-linea (ancora solo sulla carta) che sarebbe costosissima, sanguinosa per il bilancio italiano e devastante anche per Torino, oltre che per il territorio alpino?
Per intascare soldi all’infinito, ha ipotizzato qualcuno, sospettando che il piano sia quello di ottenere una “seconda Salerno-Reggio Calabria”, una mucca da mungere per decenni. E il tunnel geognostico di Chiomonte? Potrebbe persino diventare una discarica nucleare, secondo altre voci: nel “cunicolo esplorativo” scavato per sette chilometri nelle viscere della montagna, infatti, le scorie atomiche (italiane, e non solo) potrebbero essere agevolmente “tombate” in assoluta sicurezza. Fantasie? Non più di quelle che, del resto, sorreggono la necessità (ipotetica, mitologica) della stessa Torino-Lione, maxi-linea desolatamente inutile: sarebbe infatti il perfetto doppione del traforo del Fréjus appena riammodernato (400 milioni di euro) per renderlo percorribile anche dai carichi più pesanti e ingombranti, i treni a con a bordo i container “navali” della massima pezzatura. E allora? Persino la Torino-Lione potrebbe rientrare tra le infrastrutture di domani, quelle che la Nato reputa strategiche in caso di conflitto alle frontiere orientali. Guerracon la Russia? Sembra fiction, pare di leggere pagine tratte dalla follia di Macbeth: ma purtroppo non è Shakespeare l’autore di Stoltenberg.
fonte http://www.libreidee.org/2017/11/guerra-ad-alta-velocita-la-nato-e-la-linea-tav-torino-lione/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=feed+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29

sabato 18 novembre 2017

LA MANIPOLAZIONE DELLE ONDE CEREBRALI


















Maurizio Blondet ha diffuso un "messaggio ai naviganti" postato da Giulietto Chiesa su Su Facebok: Mi arrivano messaggi inquietanti, anche dalla cronaca quotidiana. Segni di vero e proprio impazzimento dei singoli. E dei popoli (perché da tempo ho capito che i popoli possono uscire di senno, esattamente come gli individui). In altre epoche succedeva. Ma più raramente. Non posso qui fare esempi, ma ciascuno può trovarli nella propria esperienza.


Ciò che accade in questa epoca è tuttavia molto angosciante. È come se tutti, molti, stessero “perdendo il controllo” di se stessi. Ho una spiegazione possibile (non certa, ma probabile): stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana, dove le nostre abitudini non funzionano più a difesa dei nostri equilibri. È l’effetto dello choc da “modernizzazione”, da “globalizzazione”. Le tecnologie che abbiamo costruito stanno accelerando con violenza inaudita molte delle nostre funzioni cerebrali.

Ma l’evoluzione tecnologica (che si misura ormai sulla scala di pochi anni) non ha nulla a che vedere con i tempi dell’adattamento dell’individuo, che si misurano sulla scala delle centinaia di migliaia di anni, come minimo dei secoli. Per questo, io credo, stiamo diventando sempre più “squilibrati”: a seconda del grado di dipendenza dei fattori “innaturali” che ciascuno di noi (e tutti insieme) stiamo introiettando nella nostra psiche.

“Stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana”: ben detto. (vedi fonteMa  forse c’è dell’ altro?
Guardate questo video: un Test sulla "frequenza che fa piangere le persone"

Il video è una trovata pubblicitaria per un libro. Ma quanto c’è di vero?

Fu negli anni sessanta: uno scienziato di alto livello ci mise in guardia.
Gordon MacDonald fu membro dell’Organo di Consulenza Presidenziale ed in seguito membro del consiglio per il controllo tecnologico con propositi militari. Scrisse nel 1968: Entro l’anno 2018, la tecnologia metterà a disposizione ai leader delle maggiori nazioni una varietà di tecniche per condurre una guerra segreta, di cui solo una minima parte delle forze di sicurezza debbano essere informate. Una nazione può attaccare un concorrente di nascosto con mezzi batteriologici, indebolire accuratamente la popolazione (seppure con un minimo di morti) prima di prendere il controllo con le proprie forze armate. In alternativa, potrebbero essere impiegate le tecniche di modificazione del clima per causare prolungati periodi di siccità o tempeste, indebolendo in tal modo la capacità di una nazione e costringendola ad accettare le richieste del concorrente”.

Nella pubblicazione di una raccolta di testi con il titolo Toward the year 2018 troviamo le voci di una dozzina di eminenti personaggi di spicco tra scienza e tecnologia, tra di essi MacDonald che traccia le sue (pre)visioni sulle guerre future nel capitolo “Space”.
Il suo saggio “Unless Peace Comes” (A meno che non venga la pace) parla della manipolazione ed ilcontrollo del tempo,del clima e della mente. (leggi altro qui)

ESTRATTO (traduzione NoGeoingegneria)

ONDE CEREBRALI IN TUTTO IL MONDO?

Ad un’altezza di 40-50 chilometri sopra la superficie terrestre, si trova un numero sostanziale di particelle cariche che rendono questa parte dell’atmosfera, la ionosfera, un buon conduttore di elettricità. Anche le rocce e gli oceani sono dei conduttori migliori della bassa atmosfera. Così, noi viviamo in un’atmosfera isolata tra due scudi conduttori sferici o, come gli ingegneri radio direbbero, in una cavità Terra-ionosfera, o in una guida d’onda (le cui pareti sono costituite appunto dall’alta atmosfera e dalla crosta terrestre). Le onde radio, colpendo entrambi gli scudi conduttori, tendono ad essere riflesse nella cavità e questo fenomeno è ciò che rende possibile la comunicazione radio a lunga distanza. Solo recentemente, tuttavia, c’è stato dell’interesse nelle risonanze elettriche naturali all’interno della guida d’onda Terra-ionosfera. Come ogni cavità di questo tipo, la guida d’onda Terra-ionosfera tende a sostenere le oscillazioni radio a determinate frequenze in preferenza ad altre.




Queste frequenze risonanti sono principalmente determinate dalla dimensione della Terra e dalla velocità della luce, ma le proprietà della ionosfera le modificano in una certa misura. Le risonanze più basse partono da circa 8 cicli al secondo, molto al di sotto delle frequenze ordinariamente utilizzate per le comunicazioni radio. A causa della loro lunga lunghezza d’onda e della piccola intensità di campo, esse sono difficili da rilevare. Inoltre, si attenuano in fretta, entro 1/16 di secondo o giù di lì; in termini ingegneristici, si direbbe che la cavità ha una costante di breve periodo. Le oscillazioni naturali di risonanza sono eccitate dai fulmini, i fulmini terra-cielo sono una fonte molto più efficiente rispetto alle scariche orizzontali nuvola-nuvola. In media, circa 100 fulmini si verificano ogni secondo (principalmente concentrati nelle regioni equatoriali) così che circa sei lampi sono a disposizione per introdurre energia prima che un’oscillazione particolare si plachi. Una intensità tipica del campo di oscillazione è dell’ordine di 0,3 millivolt per metro. La potenza delle oscillazioni varia geograficamente.

Ad esempio, per una sorgente situata all’equatore in Brasile l’intensità massima dell’oscillazione è vicina alla sorgente e alla parte opposta della Terra (vicino all’Indonesia). L’intensità è minore nelle regioni intermedie e verso i poli. Si possono immaginare diversi modi per aumentare l’intensità di queste oscillazioni elettriche. Il numero di fulmini al secondo potrebbe essere rafforzato artificialmente aumentando il loro numero originale. Sono stati compiuti notevoli progressi nella comprensione della fisica dei fulmini e di come potrebbero essere controllati. Le oscillazioni naturali sono eccitate dai lampi che si verificano casualmente.



La produzione di fulmini a tempo aumenterebbe l’efficienza con cui l’energia viene immessa in un’oscillazione. Inoltre, la costante temporale dell’oscillazione sarebbe raddoppiata da un aumento di quattro volte della conducibilità elettrica della ionosfera, in modo che qualsiasi sistema per migliorare la conduttività (ad esempio, iniettando prontamente vapore ionizzato) riduca le perdite di energia e allunghi la costante temporale,così da consentire un maggior numero di fulmini graduali prima del decadimento di un’oscillazione. Le oscillazioni elettriche potenziate a bassa frequenza nella cavità Terra-ionosfera possono essere messe in relazione a possibili sistemi di arma qualora si rivolga lo sguardo ad un aspetto poco conosciuto della fisiologia del cervello.



L’attività elettrica nel cervello è concentrata su determinate frequenze, alcune estremamente lente, pressappoco attorno ai cinque cicli al secondo, ed una cospicua attività (il cosiddetto ritmo alfa) si svolge a frequenze di circa una decina di cicli al secondo. Alcuni esperimenti sono stati fatti con l’uso di una luce pulsante per influenzare il ritmo alfa del cervello in sincronia innaturale con essa, la stimolazione visiva porta alla stimolazione elettrica. Ci sono anche lavori sulla guida elettrica diretta del cervello. Negli esperimenti trattati da Norbert Wiener, un foglio di stagno viene agganciato al soffitto e collegato ad un generatore che lavora a dieci cicli al secondo. Con potenziali di ampio campo di uno o due volt per centimetro oscillanti al ritmo alfa-frequenza, i soggetti umani sottoposti ai suoi effetti percepiscono sensazioni decisamente spiacevoli.

Il Brain Research Institute dell’Università della California, sta studiando l’effetto di campi di oscillazione deboli sul comportamento umano. I potenziali di campo in questi esperimenti sono dell’ordine di pochi centesimi di volt per centimetro. I soggetti mostrano un piccolo, ma misurabile degrado delle prestazioni quando esposti a campi oscillanti per periodi fino a quindici minuti. I potenziali di campo in questi esperimenti sono ancora molto più forti, di un fattore di circa 1.000, delle oscillazioni naturali osservate nella cavità Terra-ionosfera.



Tuttavia, come notato in precedenza, l’intensità delle fluttuazioni naturali potrebbe essere aumentata notevolmente e in linea di principio può essere mantenuta per lungo tempo, dato che le tempeste tropicali sono sempre disponibili per essere manipolate. La corretta posizione geografica della sorgente luminosa, accoppiata ai fulmini artificiali prodotti al momento giusto, potrebbe portare ad un modello di oscillazioni che produca livelli di potenza relativamente elevati su determinate regioni della Terra e livelli sensibilmente più bassi su altre regioni. In questo modo, si potrebbe sviluppare un sistema in grado di compromettere gravemente le prestazioni del cervello in popolazioni molto grandi, in regioni selezionate, e per un periodo prolungato. Il quadro che ho delineato è effettivamente inverosimile, ma l’ho usato per indicare le connessioni piuttosto sottili tra le variazioni delle condizioni ambientali dell’uomo ed il suo comportamento. Le perturbazioni dell’ambiente possono produrre cambiamenti nei modelli di comportamento.

Dal momento che la nostra comprensione della manipolazione sia comportamentale che ambientale è rudimentale, i piani di alterazione comportamentale a prima vista sembrano irrealistici. Non importa quanto sia profondamente inaccettabile per alcuni il pensiero di usare l’ambiente per manipolare il comportamento per vantaggio nazionale, la tecnologia che consentirà tale utilizzo sarà sviluppata molto probabilmente nei prossimi decenni.

TESTO INTEGRALE in .doc: "COME DEVASTARE L’AMBIENTE"  di Gordon J.F.MacDonald

https://www.ilportaledelmistero.net/single-post/2017/10/14/LA-MANIPOLAZIONE-DELLE-ONDE-CEREBRALI