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lunedì 29 maggio 2017

Bravi eh? La manovra sulle auto in manovra. di Stefano Davidson



Grazie all'aumma aumma parlamentare di questi tempi gentilonzi e su spinta PD è stato approvato un emendamento all’articolo 18 che permette nuovamente e autorizza a Province e Città metropolitane di utilizzare i soldi provenienti dalle multe per fare cassa.
Bravi eh? La manovra sulle auto in manovra.
Le Province (abolite o meno che siano) hanno quindi la possibilità di usufruire dei proventi delle contravvenzioni per le violazioni al codice della strada, che è stata re-introdotta dal comma 3-bis e comprende le violazioni relative all’eccesso di velocità rilevato con autovelox e dispositivi analoghi.
Quindi da ora in poi grazie al permesso dei criminonorevoli le strade verranno disseminate di autovelox e i soldi delle multe finiranno al solito a coprire le voragini di bilancio di tutte le amministrazioni PD e per pagare straordinari e stipendi dei vigili o realizzare opere stradali per le quali i cittadini pagano già abbondantissimamente le tasse“.
Stefano Davidson




MISTERO BUFFO. PERCHé FRANCESCO TRATTA I CATTOLICI PEGGIO DEGLI ALTRI?


C’è qualcosa di inedito, oggi, per milioni di cattolici: all’assedio di una cultura avversa, nichilista ed atea, cui gli europei sono ormai abituati, più o meno, da due secoli, si aggiunge il quotidiano fuoco amico. Sino a quattro anni orsono, infatti, la Chiesa aveva una sua unità: non mancavano, come non sono mai mancati, accanto gli approfittaotori e agli ipocriti, gli eretici, cioè coloro che miravano a distruggere il patrimonio profondo della fede. Ma dovevano in quale modo mimetizzarsi. Oggi non serve più: i media laicisti e la sede apostolica cantano e suonano sempre la stessa canzone. Aprite radio radicale: l’idolo è Bergoglio. LeggeteRepubblica: l’idolo è Bergoglio. Ascoltate i discorsi dei campioni del mondialismo: non mancherà un ossequioso tributo all’attuale inquilino di santa Marta. Coloro che detestavano Benedetto e la Chiesa,
oggi venerano Bergoglio.
Cosa piace, ai tradizionali nemici della Chiesa, di Bergoglio? Che è il più efficace picconatore della fede. Una città si prende più facilmente con un cavallo di Troia, che con un assedio.
Bergoglio è esattamente questo cavallo di Troia. Ogni giorno sfonda un muretto, scardina un architrave, incrina un dogma… Sempre in modo ambiguo, sempre ammiccando alla cultura dominante; sempre presentandosi come un innovatore aperto ai tempi, diverso dai predecessori. L’Islam? Una “religione di pace”. L’immigrazione senza limiti, dietro cui ci sono sfruttamento e commercio di carne umana: una “benedizione”. La cultura gay: o silenzio o frasi ambigue, del tipo “chi sono io per giudicare?”. Quanto ai cattolici che rimangono fedeli alla moglie, alla dottrina, all’insegnamento ricevuto? Sepolcri imbiancati, farisei, duri di cuore…
Un amico, che in chiesa non ci vorrebbe più andare tanto si sente tradito, ha ribattezzato Bergoglio “Anatema I”. Molto azzeccato, visto che ad ogni apertura ad extra, corrisponde una violenta invettiva ad intra.
Paolo VI parlava di “autodemolizione della Chiesa attraverso i suoi ministri” e di “fumo di Satana nel tempio di Dio“: sapeva bene con queste parole, di richiamare le profezie, che hanno sempre previsto l’apostasia nella chiesa come segno apocalittico.
Questa apostasia può esserci, maggiore o minore, in ogni tempo, ma oggi è più evidente che mai. I sacerdoti fedeli vengono perseguitati, quelli infedeli, premiati.
A Roma, me lo testimoniano numerosi amici che vivono addentro alle vicende vaticane, la corte non è mai stata tanto cortigiana: Bergoglio promuove sistematicamente coloro che portano avanti la sua visione, e annichilisce chi dissente. Non ha fatto nulla di concreto, riguardo a ciò che ha promesso (Ior, pedofilia…); non muove un dito di fronte agli scandali economici che toccano i pupilli come mons. Paglia o mons. Mogavero, ma utilizza la mannaia, o l’ingiuriosa noncuranza, verso chi osa pronunciare una domanda o proporre un legittimo dubbio. Intanto, ogni volta che può, nomina vescovi coloro che sposano le parti più controverse di Amoris laetitia, che fanno del dialogo con l’Islam o dell’apertura indiscriminata all’immigrazione la loro priorità.
Sentir parlare il nuovo vescovo di Ferrara, mons. Perego, è quantomai imbarazzante, ma anche istruttivo: laddove Benedetto XVI aveva messo un uomo come Mons. Luigi Negri, ortodosso e rigoroso, Bergoglio ha piazzato, in sostituzione, un prelato che è in tutto e per tutto l’esatto contrario.
Per non parlare di Mons Galantino e di tutti i colonelli e gli ufficiali che partecipano alla demolizione della Chiesa trasformandola in una Ong politicizzata e evitando sempre di alzare la voce quando in parlamento si promuovono eutanasia, droga libera, matrimoni gay…
Come avviene tutto questo? In un clima, come si diceva, cortigiano: ci sono file di prelati che hanno compreso che il vecchio cursus honorum non vale più. Le congregazioni non decidono più nulla; i vescovi in carica e i nunzi vengono sentiti solo pro forma; la sinodalità è una parola senza significato, un puro flatus vocis. Decide tutto Francesco, per cui bisogna entrare nelle sue grazie, adularlo e sfuggire le sue ire improvvise; bisogna assecondarlo nella sua convinzione di essere davvero un grande riformatore, come Francesco, o come Lutero, o come Castro (per Bergoglio, che non brilla certo per cultura nè per raffinatezza teologica o filosofica, è tutto lo stesso).
Si assiste così a carriere improvvise; a uomini che salgono impetuosamente e che altrettanto improvvisamente scompaiono (con in tasca la nomina cui aspiravano); a preti incontrati da Bergoglio una o due volte, di cui egli si “innamora”, e che si trovano d’incanto premiati, coccolati, vezzeggiati, persino messaggiati… Sì, la Chiesa è una monarchia, ma una monarchia “costituzionale”. Se nella Chiesa non ci sono più depositum fidei, rispetto per il magistero precedente, diritto canonico, tribunali ecclesiastici ecc., mi confida un importante e santo ecclesiastico, “allora la chiesa diventa non più una monarchia, ma una tirannia. E il modo con cui Bergoglio si comporta con le persone, è lo stesso che con cui tratta la dottrina, che dovrebbe conoscere e di cui dovrebbe essere servo, e non padrone”.
Perchè, gli chiedo, lei dice “dovrebbe conoscere”? “Si rende conto -mi risponde- che quando gli fanno una domanda che meriterebbe una risposta decisa e contro corrente, rimanda al catechismo, o, come nel caso della bioetica, dice che lui di questo non se ne intende? Si intende, a suo dire, di clima, di ambiente, di immigrazione, di sociologia, di traffico di armi… ma quanto alla fede, o rimanda ad un testo che difficilmente i giornalisti conoscono o proclama la propria ignoranza. Secondo Lei perchè?“.
Spalle al muro, non posso esimermi dal rispondere: “si vede bene che, quanto al catechismo, un po’ lo ignora, un po’ non gli piace, ma non può dirlo apertamente; un po’, infine, evita di citarlo esplicitamente, per evitare di farsi nemici tra i suoi fans laicisti“.
“Sa perchè il papa non risponde e non risponderà mai ai dubia?“, conclude il mio interlocutore. Perchè? “Glielo dico io: perchè se rispondesse, diverrebbe evidente che Amors laetita rompe bruscamente con duemila anni di tradzione; lui vuole rompere, ma senza dirlo, gesuiticamente. E per un altro motivo: ignorando bellamente non 4 ma moltissimi cardinali, afferma chiaramente che decide tutto lui, e che del collegio cardinalizio non gliene importa nulla. Immagina se Pietro avesse ignorato i dubia di Paolo? La Chiesa sarebbe morta sul nascere...”.
La Verità, 23/5/2017
fonte C’è qualcosa di inedito, oggi, per milioni di cattolici: all’assedio di una cultura avversa, nichilista ed atea, cui gli europei sono ormai abituati, più o meno, da due secoli, si aggiunge il quotidiano fuoco amico. Sino a quattro anni orsono, infatti, la Chiesa aveva una sua unità: non mancavano, come non sono mai mancati, accanto gli approfittaotori e agli ipocriti, gli eretici, cioè coloro che miravano a distruggere il patrimonio profondo della fede. Ma dovevano in quale modo mimetizzarsi. Oggi non serve più: i media laicisti e la sede apostolica cantano e suonano sempre la stessa canzone. Aprite radio radicale: l’idolo è Bergoglio. LeggeteRepubblica: l’idolo è Bergoglio. Ascoltate i discorsi dei campioni del mondialismo: non mancherà un ossequioso tributo all’attuale inquilino di santa Marta. Coloro che detestavano Benedetto e la Chiesa,
oggi venerano Bergoglio.
Cosa piace, ai tradizionali nemici della Chiesa, di Bergoglio? Che è il più efficace picconatore della fede. Una città si prende più facilmente con un cavallo di Troia, che con un assedio.
Bergoglio è esattamente questo cavallo di Troia. Ogni giorno sfonda un muretto, scardina un architrave, incrina un dogma… Sempre in modo ambiguo, sempre ammiccando alla cultura dominante; sempre presentandosi come un innovatore aperto ai tempi, diverso dai predecessori. L’Islam? Una “religione di pace”. L’immigrazione senza limiti, dietro cui ci sono sfruttamento e commercio di carne umana: una “benedizione”. La cultura gay: o silenzio o frasi ambigue, del tipo “chi sono io per giudicare?”. Quanto ai cattolici che rimangono fedeli alla moglie, alla dottrina, all’insegnamento ricevuto? Sepolcri imbiancati, farisei, duri di cuore…
Un amico, che in chiesa non ci vorrebbe più andare tanto si sente tradito, ha ribattezzato Bergoglio “Anatema I”. Molto azzeccato, visto che ad ogni apertura ad extra, corrisponde una violenta invettiva ad intra.
Paolo VI parlava di “autodemolizione della Chiesa attraverso i suoi ministri” e di “fumo di Satana nel tempio di Dio“: sapeva bene con queste parole, di richiamare le profezie, che hanno sempre previsto l’apostasia nella chiesa come segno apocalittico.
Questa apostasia può esserci, maggiore o minore, in ogni tempo, ma oggi è più evidente che mai. I sacerdoti fedeli vengono perseguitati, quelli infedeli, premiati.
A Roma, me lo testimoniano numerosi amici che vivono addentro alle vicende vaticane, la corte non è mai stata tanto cortigiana: Bergoglio promuove sistematicamente coloro che portano avanti la sua visione, e annichilisce chi dissente. Non ha fatto nulla di concreto, riguardo a ciò che ha promesso (Ior, pedofilia…); non muove un dito di fronte agli scandali economici che toccano i pupilli come mons. Paglia o mons. Mogavero, ma utilizza la mannaia, o l’ingiuriosa noncuranza, verso chi osa pronunciare una domanda o proporre un legittimo dubbio. Intanto, ogni volta che può, nomina vescovi coloro che sposano le parti più controverse di Amoris laetitia, che fanno del dialogo con l’Islam o dell’apertura indiscriminata all’immigrazione la loro priorità.
Sentir parlare il nuovo vescovo di Ferrara, mons. Perego, è quantomai imbarazzante, ma anche istruttivo: laddove Benedetto XVI aveva messo un uomo come Mons. Luigi Negri, ortodosso e rigoroso, Bergoglio ha piazzato, in sostituzione, un prelato che è in tutto e per tutto l’esatto contrario.
Per non parlare di Mons Galantino e di tutti i colonelli e gli ufficiali che partecipano alla demolizione della Chiesa trasformandola in una Ong politicizzata e evitando sempre di alzare la voce quando in parlamento si promuovono eutanasia, droga libera, matrimoni gay…
Come avviene tutto questo? In un clima, come si diceva, cortigiano: ci sono file di prelati che hanno compreso che il vecchio cursus honorum non vale più. Le congregazioni non decidono più nulla; i vescovi in carica e i nunzi vengono sentiti solo pro forma; la sinodalità è una parola senza significato, un puro flatus vocis. Decide tutto Francesco, per cui bisogna entrare nelle sue grazie, adularlo e sfuggire le sue ire improvvise; bisogna assecondarlo nella sua convinzione di essere davvero un grande riformatore, come Francesco, o come Lutero, o come Castro (per Bergoglio, che non brilla certo per cultura nè per raffinatezza teologica o filosofica, è tutto lo stesso).
Si assiste così a carriere improvvise; a uomini che salgono impetuosamente e che altrettanto improvvisamente scompaiono (con in tasca la nomina cui aspiravano); a preti incontrati da Bergoglio una o due volte, di cui egli si “innamora”, e che si trovano d’incanto premiati, coccolati, vezzeggiati, persino messaggiati… Sì, la Chiesa è una monarchia, ma una monarchia “costituzionale”. Se nella Chiesa non ci sono più depositum fidei, rispetto per il magistero precedente, diritto canonico, tribunali ecclesiastici ecc., mi confida un importante e santo ecclesiastico, “allora la chiesa diventa non più una monarchia, ma una tirannia. E il modo con cui Bergoglio si comporta con le persone, è lo stesso che con cui tratta la dottrina, che dovrebbe conoscere e di cui dovrebbe essere servo, e non padrone”.
Perchè, gli chiedo, lei dice “dovrebbe conoscere”? “Si rende conto -mi risponde- che quando gli fanno una domanda che meriterebbe una risposta decisa e contro corrente, rimanda al catechismo, o, come nel caso della bioetica, dice che lui di questo non se ne intende? Si intende, a suo dire, di clima, di ambiente, di immigrazione, di sociologia, di traffico di armi… ma quanto alla fede, o rimanda ad un testo che difficilmente i giornalisti conoscono o proclama la propria ignoranza. Secondo Lei perchè?“.
Spalle al muro, non posso esimermi dal rispondere: “si vede bene che, quanto al catechismo, un po’ lo ignora, un po’ non gli piace, ma non può dirlo apertamente; un po’, infine, evita di citarlo esplicitamente, per evitare di farsi nemici tra i suoi fans laicisti“.
“Sa perchè il papa non risponde e non risponderà mai ai dubia?“, conclude il mio interlocutore. Perchè? “Glielo dico io: perchè se rispondesse, diverrebbe evidente che Amors laetita rompe bruscamente con duemila anni di tradzione; lui vuole rompere, ma senza dirlo, gesuiticamente. E per un altro motivo: ignorando bellamente non 4 ma moltissimi cardinali, afferma chiaramente che decide tutto lui, e che del collegio cardinalizio non gliene importa nulla. Immagina se Pietro avesse ignorato i dubia di Paolo? La Chiesa sarebbe morta sul nascere...”.
La Verità, 23/5/2017
http://www.maurizioblondet.it/mistero-buffo-perche-francesco-tratta-cattolici-peggio-degli-altri/

LA STORIA DELLA CONQUISTA DEGLI USA DA PARTE DEI NEOCON: PARTE 2

PARTE 2 – COME I NEOCON PREMONO PER LA GUERRA FALSIFICANDO I CONTI











Una vignetta del 1898 raffigura gli editori Joseph Pulitzer e William Randolph Hearst vestiti come personaggi della vignetta del giorno, una satira del ruolo dei loro giornali nel fomentare l’opinione pubblica verso la guerra – di Leon Barritt (Wikimedia)
La maggior parte degli Americani estranei dai circoli politici di Washington non sa nulla del Team B, da dove venga o di cosa sia responsabile, né sono consapevoli delle sue radici nella Quarta Internazionale, la branca trotskista dell’Internazionale Comunista.


Lawrence J. Korb attribuì al Team B il fallimento dell’intelligence rappresentato dall’11 settembre, e così scrisse sul Los Angeles Times in un articolo [in inglese] del 2004:
Le radici del problema risalgono al 6 maggio 1976, quando l’allora direttore della CIA George H.W. Bush creò il primo Team B. Il concetto di una “analisi competitiva” dei dati fatta da una squadra alternativa fu contrastata da William Colby, predecessore di Bush alla guida della CIA. Anche se il resoconto del Team B conteneva pochi dati fattuali, ricevette un’accoglienza entusiastica da parte di gruppi conservatori come il Committee on the Present Danger [Comitato sul Pericolo Attuale]. Però il resoconto si rivelò essere grossolanamente inaccurato. Il Team B aveva ragione su una cosa: le stime della CIA erano sbagliate. Ma erano sbagliate nella direzione opposta.
Korb spiegò che uno studio del 1978 del Comitato del Senato sull’Intelligence aveva concluso che
la selezione dei membri del Team B aveva prodotto una composizione errata di prospettive e valutazioni politiche. Ed un’analisi del 1989 concluse che la minaccia sovietica era stata “fondamentalmente sovrastimata” nei rapporti annuali della CIA. Eppure il fallimento del Team B nel 1976 non scoraggiò i falchi dal contrastare i giudizi della CIA nei successivi tre decenni.
Ora da tempo dimenticate, le origini del “problema” del Team B in realtà risalgono alle opinioni politiche radicali e ai pregiudizi di James Burnham, al suo sodalizio con il rivoluzionario comunista Lev Trotsky e la creazione di potenti gruppi ad hoc della classe dirigente orientale: il Comitato sul Pericolo Attuale e il Consiglio per la Sicurezza Americana [in inglese]. dall’inizio della Guerra Fredda, fine anni ’40, una strana coalizione di ex-trotskisti radicali e associazioni economiche di destra aveva esercitato forti pressioni per aumentare i budget militari, acquisire sistemi d’arma avanzati e intraprendere una azione aggressiva per affrontare il comunismo sovietico. Il Vietnam aveva lo scopo di dimostrare la brillantezza delle loro teorie, ma come descritto dallo scrittore Fred Kaplan nel Wizards of Armageddon a pagina 336:
Il Vietnam ha svelato il lato oscuro di quasi tutti coloro all’interno della macchina della sicurezza nazionale americana. Ed ha fatto venire alla luce qualcosa di squallido e inquietante sulla stessa impresa degli intellettuali della difesa. Ha rivelato che la nozione di forza alla base di tutte le loro formulazioni e scenari era un’astrazione, praticamente inutile come guida per l’azione.
Kaplan termina scrivendo “La disillusione per alcuni divenne pressoché totale”. Il Vietnam rappresentò molto più di una sconfitta strategica per gli intellettuali della difesa americana; rappresentò un fallimento concettuale [in inglese] nella cinquantennale battaglia per contenere il comunismo di stampo sovietico, ma per la Team B, quella disillusione rappresentò l’opportunità di una vita.
Gli Intellettuali Trotskisti diventano prima gli Intellettuali di New York e poi gli Intellettuali della Difesa
Popolata da una classe di ex intellettuali trotskisti allevata al proprio interno, l’approccio del Team B ha rappresentato un cambiamento radicale nella burocrazia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti trasformandola in un nuovo tipo di culto elitario. Negli anni ’60, i numeri e le statistiche di Robert McNamara giustificarono decisioni politiche cattive, e da quel momento in poi le agende personali e i rancori etnici avrebbe trasformato la politica estera americana in una crociata ideologica. Oggi, quelli che detengono il controllo di quella crociata combattono disperatamente per mantenere il controllo, ma solo decrittando l’evoluzione di questo “doppio governo” [in inglese]segreto si può capire l’inesorabile deriva dell’America post-Vietnam verso il dispotismo nel corso degli ultimi 40 anni.
Radicato in quello che può essere solo descritto come pensiero di una setta, l’esperimento del Team B [in inglese] ha demolito quello che era rimasto dell’obiettività professionale della CIA pre-Vietnam sottomettendola alla politicizzazione. All’inizio del decennio, l’Ufficio per la Ricerca Strategica della CIA (OSR) subì [in inglese] le pressioni di Nixon e Kissinger perché corrompesse le sue analisi per giustificare una maggiore spesa per la difesa, ma l’attenzione ideologica del Team B e i trucchi dei partiti esagerarono la minaccia in un modo tale che il processo non poté più tornare alla normalità.
La campagna venne guidata dalla cabala Neoconservatrice russofoba che comprendeva Paul Wolfowitz, Richard Pipes, Richard Perle e una manciata di vecchi estremisti anti-sovietici come Paul Nitze e il Generale Danny Graham. Iniziò con un articolo [in inglese]del 1974 sul Wall Street Journal del famoso stratega nucleare ed ex trotskista Albert Wohlstetter che denunciava la presunta vulnerabilità nucleare dell’America. Terminò due anni dopo con un massacro rituale alla CIA, la qual cosa segnalò che l’analisi ideologica e non basata sui fatti aveva ottenuto il controllo esclusivo sulla burocrazia americana.
L’ideologia indicata come neoconservatorismo [in inglese] può vantare molti padrini se non madrine. La reputazione [in inglese] di Roberta Wohlstetter come importante combattente della Guerra Fredda nella Corporazione RAND era pari a quella del marito. Le famigerate feste della coppia nella loro casa di Santa Monica agivano come una sorta di rito di iniziazione per la classe in ascesa degli “intellettuali della difesa”. Ma il titolo di padre fondatore potrebbe essere meglio applicato a James Burnham [in inglese]. Un convertito proveniente dal cerchio interno del rivoluzionario comunista Lev Trotsky, i suoi libri del 1941, The Managerial Revolution [in inglese] e del 1943, The Machiavellians: Defenders of Freedom, erano a favore del cambio di gestione antidemocratico avvenuto all’epoca nella Germania nazista e nell’Italia fascista, mentre col libro Lenin’s Heir del 1945 spostò la sua ammirazione, anche se solo in maniera sottilmente ironica, da Trotsky a Stalin.
George Orwell criticò la visione elitaria cinica di Burnham nel suo saggio [in inglese] del 1946 Second Thoughts on James Burnham, scrivendo:
Quello che Burnham si occupa principalmente di mostrare [nei “The Machiavellians”] è che una società democratica non è mai esistita e, per quanto possiamo vedere, non esisterà mai. La società è oligarchica per natura e il potere dell’oligarchia poggia sempre sulla forza e la frode… Il potere può a volte essere conquistato e mantenuto senza violenza, ma mai senza frode.
Si dice che Orwell abbia modellato il suo romanzo 1984 sulla visione di Burnham dello stato totalitario futuro che lui descriveva come “un nuovo tipo di società, né capitalista né socialista, e probabilmente basata sulla schiavitù”.
Come studioso inglese educato a Princeton e Oxford (uno dei suo professori al Balliol College fu J.R.R. Tolkien), Burnham si fece una posizione come scrittore e un istruttore nel dipartimento di filosofia alla New York University, giusto in tempo per vedere il crollo  di Wall Street del 1929. Anche se inizialmente disinteressato alla politica e ostile al Marxismo, dal 1931 Burnham si radicalizzò a causa della Grande Depressione e passò al Marxismo assieme al collega insegnante di filosofia della NYU Sidney Hook [in inglese].
Burnham trovò brillante il “materialismo dialettico” [in inglese], spiegato nella Storia della Rivoluzione Russa di  Trotsky, per capire l’interazione tra l’uomo e le forze storiche. La sua revisione del libro di Trotsky avrebbe messo in rapporto i due uomini. E all’inizio, Burnham, passò sei anni in un’odissea attraverso la  sinistra comunista dell’America, una strana saga che, in ultima analisi, trasformò Burnham nell’agente della sua distruzione.
Quale fondatore dell’Armata Rossa e ardente marxista, Trotsky aveva dedicato la sua vita a diffondere in tutto il mondo la rivoluzione comunista. Per Stalin, invece, Trotsky era troppo ambizioso e la lotta per il potere che fece seguito alla morte di Lenin fece a pezzi il partito. Per loro natura, i Trotskisti erano esperti [in inglese] in lotte intestine, in infiltrazione e in sabotaggio. Burnham si crogiolava nel suo ruolo di intellettuale trotskista e nelle discussioni senza fine sul principio fondamentale del Comunismo (il materialismo dialettico), che era la base ideologica della crociata di Trotsky. Il Manifesto del Partito Comunista aveva approvato la tattica di sovvertire i più grandi partiti politici populisti (entrismo) e, a seguito dell’espulsione  di Trotsky dal partito Comunista nel novembre 1927, i suoi seguaci sfruttarono la cosa. L’esempio più noto di entrismo fu la cosiddetta “Svolta Francese” [in inglese] quando, nel 1934, i Trotskisti francesi si inserirono nel più grande Partito Socialista Francese, la SFIO, con l’intenzione di arruolare al loro seguito i membri più militanti.
Quello stesso anno i  seguaci americani di Trotsky, nella Lega Comunista d’America, il CLA, fecero anche loro una Svolta Francese con obiettivo statunitense, il Partito dei Lavoratori, la AWP, una mossa che elevò il James Burnham della AWP al ruolo di tenente e capo consigliere di Trotsky.
A Burnham piaceva la tenacia dei Bolscevichi e disprezzava la debolezza dei liberali.Secondo [in inglese] il suo biografo Daniel Kelly, “Fu orgoglioso della sua visione estremista del mondo, in contrasto alla filosofia radicata in sogni e illusioni.” Gli piacevano le tattiche di infiltrazione e di sovvertimento applicate agli altri partiti di sinistra e, nel 1935, “combatteé senza soste per la Svolta Francese” di un altro e ben più grande Partito Socialista, lo SP, con ventimila iscritti. I Trotskisti intendevano “catturare l’ala sinistra e la gioventù del partito, la sezione Giovani della Lega Socialista (YPSL),”scrive Kelly e “volevano trasformare i convertiti in nuovi alleati quando avrebbero lasciato il partito”.
Burnham rimase un “intellettuale trotskista” dal 1934 al 1940. Ma anche se militò per sei anni nel  partito, si è detto di lui che in realtà non vi appartenne mai e, all’inizio del nuovo decennio, rinunciò completamente a Trotsky e anche alla “filosofia del materialismo dialettico marxista”. Riassunse i suoi sentimenti in una lettera di dimissioni il 21 Maggio del 1940. “Delle convinzioni più importanti, che voi associate con il Movimento Marxista, sia nelle sue varianti riformiste, Leniniste, Staliniste o Trotskiste, non ne accetto praticamente nessuna nella sua forma tradizionale. Considero queste credenze come false, desuete o prive di senso; o, nel migliore dei casi, solo in una forma così limitata, e modificata da non essere più correttamente considerata marxista”.
Nel 1976 Burnham scrisse a un leggendario agente segreto, che il biografo Kellydescrive [in inglese] come “Brian Crozier, analista politico britannico”, dicendogli che non aveva mai digerito il materialismo dialettico o l’ideologia del Marxismo, ma era questione di essere pragmatici ai tempi dell’ascesa di Hitler e della Grande Depressione.
Ma, dato il ruolo influente che Burnham avrebbe avuto nel creare la nuova classe rivoluzionaria dei neoconservatori e il loro ruolo centrale nell’utilizzo delle tattiche di Trotsky usate mediante le lobby per impedire qualsiasi rapporto con l’Unione Sovietica, è difficile credere che il coinvolgimento di  Burnham con la Quarta Internazionale di Trotsky sia stato solo un esercizio intellettuale di pragmatismo.
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Articolo di Paul Fitzgerald ed Elizabeth Gould apparso su The Saker il 10 maggio 2017
Traduzione in italiano di Fabio_San, Elvia Politi, Voltaire1964, Raffaele Ucci, Mario B., Roberto Bargone
[le note in questo formato sono dei traduttori]

fonte http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=5751

La libertà ai tempi del morbillo, i diktat di un’élite screditata

Cosa c’entra la questione vaccini con la crisi dell’Alitalia? Niente. O forse molto. Dipende dalla capacità di leggere nessi forse nemmeno tanto nascosti. Da ormai due anni è in atto una forsennata campagna di allarmismo terroristico nei confronti dell’opinione pubblica basata sulla necessità di incrementare le vaccinazioni di massa, giudicate in leggera flessione statistica. Non questo o quel vaccino in particolare: ma tutti, sempre, per qualunque problema. Si è partiti con articoli e interviste allarmanti sulle epidemie prossime venture (inesistenti picchi di meningite e pandemie di morbillo), si è continuato con lettere intimidatorie delle Asl a casa dei genitori riluttanti, si arriva al capitolo finale, con una legge in incubazione che vieterà l’ingresso a scuola ai non vaccinati e, quindi, obbligherà di fatto, l’intera popolazione giovanile ad adempiere al diktat. Ok, ma l’Alitalia? Ci arriviamo. Il fatto che molte famiglie abbiano scelto in questi anni di non vaccinare i figli e si ostinino a difendere la loro scelta, nonostante il dispiegamento di questa feroce campagna (senza precedenti), è solo un’altra manifestazione di quella diffusa “sfiducia nelle élite”, che è un dato costante e caratteristico di questa epoca.
Una volta, il camice bianco, lo scienziato, il “dottore” (figura archetipale della Conoscenza oscura e salvifica), con il solo carisma della funzione e del titolo di studio, esercitavano un’indiscussa egemonia sul popolino, che ne riconosceva Paolo Gentiloniacriticamente l’autorità specialistica. Idem per le altre figure preposte alla direzione della società: il politico-amministratore, il banchiere, il dirigente di polizia, il giudice. Mettere in discussione ruoli e competenze delle élite era possibile solo per ristrettissime minoranze critiche, perché la stragrande maggioranza della popolazione non aveva gli strumenti culturali per dissentire dai “gruppi dirigenti”, dai loro linguaggi specialistici, dalle loro ingiunzioni spesso inspiegabili. Chi stava “in basso” era più o meno rassegnato a delegare ai piani superiori la gestione delle grandi questioni che oggi collochiamo nella dimensione etica e bio-politica. Oggi non è più così. Una larga fetta di popolazione, generalmente i settori un po’ più dinamici e informati, nutre un sospetto e uno scetticismo critico “a priori” sulle competenze e sui moventi di ogni gruppo dirigente. È un fenomeno trasversale e secondo alcuni questa sorda e ostile sfiducia di massa, che corre lungo l’asse verticale “basso-alto” della società, è l’essenza di quello che viene definito “populismo”.
Una recente inchiesta statistica lamenta il fatto che molti genitori sono andati in questi anni a cercarsi sul web informazioni sui vaccini, finendo vittime di quelle che, i curatori delle inchieste, definiscono costernati come le “solite bufale”. Senza entrare nel merito di una faccenda medico-scientifica assai complessa, pare un atteggiamento saggio quello di muoversi autonomamente e acquisire informazioni. Perché si dovrebbero delegare acriticamente la salute propria o dei figli ad un medico di base o, peggio, alle burocrazie sanitarie? Perché ci si dovrebbe rassegnare all’idea che sia il presidente della Regione – non di rado mediocrissimo funzionario di partito – a decidere le delicatissime strategie di salute pubblica? Non è forse più saggio esercitare un giudizio critico “a priori” rispetto all’affidarsi (sempre “a priori”) a quella classe medica che ogni tanto – in autorevoli suoi segmenti – viene investita da inchieste giudiziarie (non bufale, ma atti delle Procure) mentre esercita Vaccinisperimentazioni di massa sui pazienti del Servizio Sanitario pubblico per conto di Big Pharma? È a costoro che si dovrebbe consegnare integralmente il delicato tema politico della salute?
Tra l’altro l’impressione è che spesso i medici, massa proletarizzata di lavoratori della sanità pubblica, non facciano che ribadire i contenuti delle circolari ministeriali che gli arrivano sulla scrivania. Non hanno le competenze proprie dell’immunologo o dell’epidemiologo, non adottano nemmeno il protocollo minimo richiesto da qualsiasi somministrazione medica: conoscenza preventiva della storia del paziente e osservazione successiva e prolungata nel tempo degli effetti del farmaco somministrato (tutte pratiche incompatibili con il “vaccinificio industriale”). È in tale quadro che il cittadino cerca autonomamente informazioni dove e come può, essendo sostanzialmente vietato da un clima isterico (decisamente antiscientifico) ogni serio e rigoroso dibattito pubblico in materia. E qui si apre l’altro grande nodo di questi tempi: l’uso del web e la questione di chi gestisce l’infosfera ingovernabile della “pubblica opinione”, che tanto inquieta le élite globali. Esisteva un tempo una verità ufficiale capace di imporsi nel discorso pubblico, a cui tutti gli operatori del settore umilmente concorrevano. Tale monopolio del discorso pubblico (di cosa si parla e come se ne parla) pare ormai decisamente incrinato. Si mettano l’anima in pace scienziati, politicanti e giornalisti. I buoi sono Lavoratori Alitaliausciti e sempre meno gente aderirà ciecamente al pastone mainstream che viene propinato ogni sera nei telegiornali o nei compunti editoriali antipopulisti.
E l’Alitalia? Cosa ha a che fare l’Alitalia con la questione vaccini? Il nesso tra i due contesti – vaccini e vertenze – va cercato sul medesimo terreno minato, quello del consenso e della fiducia nei “dirigenti-specialisti”. Nell’ultimo referendum in cui i lavoratori del gruppo hanno votato in massa contro l’ipotesi di accordo, in ballo c’era proprio un “pacchetto” di misure confezionato ad arte da tutti i “professionisti” della gestione delle crisi, convocati attorno a un tavolo in cui, come in una sceneggiatura, tutti i ruoli erano noti e definiti: gli amministratori del gruppo, gli investitori internazionali, i consulenti delle banche creditrici, i saggi politici intervenuti con sollecitudine per la salvezza della ex compagnia di bandiera, i sindacalisti buoni e responsabili. Oltre alla supposta autorevolezza di queste figure, incombeva anche qui il clima terroristico che era alimentato abilmente dai mezzi di comunicazione: «O votate Sì o domattina siete disoccupati». Un ben curioso esercizio di dialettica democratica. Si è detto ai dipendenti di Alitalia: «Ci dispiace, ragazzi; dobbiamo sforbiciare salari, tutele Polizia antisommossae occupazione, ma che volete mai, dovete conservare pazienza e fiducia, gli specialisti siamo noi, vorreste forse rivendicare il diritto alla gestione di una compagnia aerea? Dateci il vostro consenso, perché è attraverso quello che vi salveremo».
Il no di massa dei lavoratori è stato definitivo e fulminante: un’epidemia di dissenso. Qual è il segno politico di tale pronunciamento? Uno solo: «Non ci fidiamo più. Vogliamo vedere il gioco. Non ci fate più paura. Vediamo di cosa siete capaci». Una sfida lanciata dal basso che ha sparigliato i soliti vecchi giochi, generando un panico confuso tra consiglieri di amministrazione, sottogoverno, sindacalismo di Stato, editorialisti: una manica di cialtroni che alla prova dei fatti, sbugiardati e sfiduciati, mostrano tutta la loro pochezza, l’assenza di strategie e di ogni visione che non sia spolpare, spezzettare e svendere la memoria industriale di questo paese. Torniamo ai vaccini. Se dovesse passare una legge sulle vaccinazioni coatte, che succederà di fronte a migliaia di genitori che rivendicheranno il diritto di decidere, comunque, della salute dei propri figli?
Che succederà se sfideranno le autorità scolastiche, portando i loro ragazzi a scuola per adempiere a quello che, almeno fino ad oggi, in Italia, è un obbligo di legge? Finirà che deciderà il Tar del Lazio. Come è “normale” che sia in un paese patetico come questo, in cui ai piani alti della società, mentre si esibisce la protervia modernizzatrice, serpeggia una ottocentesca paura del “popolo” – sempre evocato, omaggiato, blandito, ma sotto sotto temuto per le sue imprevedibili reazioni. Le élite italiane sono oggi così deboli, prive di autorità e di egemonia, che ormai l’azione di governo si esercita solo attraverso il comando amministrativo, la decretazione d’urgenza a cui segue, di solito, l’ammucchiata bi-partisan. Sul piano sociale, questa debolezza si manifesta in tante vertenze sindacali o territoriali: tra i Palazzi del potere e le comunità (critiche o rancorose) spesso c’è solo Giovanni Iozzoliuna sfilza di celerini. Niente altro in mezzo. Nessun potere può reggere a lungo su una base di consenso così fragile: un po’ di truppe in camice bianco (i chierici delle varie corporazioni di regime), un po’ di truppe in divisa blu, e in mezzo uno sparuto drappello in giacca e cravatta che twitta moniti e minacce, isolato e intimorito.
Una nota finale sulla questione delle libertà. Il sistema tardo-liberale fa di questa parola la sua fonte di legittimazione e la sua bandiera: si va in Afghanistan a liberare le donne in burqa, si svende il patrimonio pubblico per liberalizzare l’economia, si ridisegna tutto il quadro dei diritti individuali per allargare la libertà della persona. Ma se c’è un opzione o un diritto collettivo che cozza con gli imperativi del mercato (vedi la libertà di scelta terapeutica) la reazione del sistema è feroce come un missile Hellfire che piomba su una festa di matrimonio a Kandahar: la retorica pubblica sulle libertà, viene sostituita dalla riemersione delle vecchie care parole d’ordine della società disciplinare – proibire, censurare, espellere, ingabbiare, controllare. Le retoriche del politicamente corretto, del contrasto al populismo, delle isterie securitarie, si sostituiscono in un battibaleno alle ciance sulla libertà e i diritti. Se hai abbastanza soldi puoi farti fare un figlio con maternità surrogata da una disgraziata in Romania: ma se il pupo si vaccina o no (ciò che attiene alle grandi scelte di salute pubblica e business) questo lo decideranno loro.
(Giovanni Iozzoli, “La libertà ai tempi del morbillo”, da “Carmilla Online” del 20 maggio 2017).
fonte http://www.libreidee.org/2017/05/la-liberta-ai-tempi-del-morbillo-i-diktat-di-unelite-screditata/

domenica 28 maggio 2017

Decreto “Lorenzin” vaccini: considerazioni e strumenti.



Decreto “Lorenzin” vaccini: considerazioni e strumenti.
Comunque vada a finire penso che il decreto 19 maggio 2017 “Lorenzin” sui vaccini avrà fatto il suo sporco lavoro, ma noi non sapremo mai con certezza il perché è stato presentato, le ipotesi, tutte verosimili, sono tante e vanno dall’aggiotaggio in borsa alla verifica del grado di allerta dei cittadini.
Quello che è importante per noi cittadini è combatterlo con tutte le nostre forze, anche se si tratta alla fine di un potente mezzo di distrazione attraverso il quale far passare liscia qualche altra norma diabolica, non abbiamo scelta o combattiamo o soccombiamo agli insistenti ed efferati colpi che il nostro amato governo ci assesta costantemente.

Nell’attesa di capire che cosa accadrà con questa bizzarra operazione attinente al suddetto scellerato decreto ritengo sia utile prepararsi per tempo con degli strumenti in nostra difesa.
Dopo aver fatto varie ricerche sul web ho deciso di implementare pesantemente la dichiarazione di “dissenso Informato” per i vaccini obbligatori precedenti (solo 4) includendo in essa considerazioni necessarie per chi vuole sottrarsi alle imposizioni vaccinatorie dello stato, tenendo presente che chiaramente, se dovesse rendersi necessaria l’esibizione di detta dichiarazione si dovrà avere un supporto legale o di qualche associazione sulla libertà di scelta per le vaccinazione (es. Comilva).

Il modulo che riporto di seguito è da copiare ed incollare su un documento di testo (foglio word o simili) e modificarlo a piacimento o a seconda delle personali esigenze(es. se si devono fare solo i richiami, se si hanno figli con pregressi danni da vaccini o con problematiche di salute varie) e presentarlo nelle opportuni sedi(ASL, scuola, Tribunale, ecc.) corredandolo eventualmente da qualche personale richiesta, considerazione, documentazione o altro che sia ritenuto utile.

Rappresento che qualora il decreto “lorenzin” non vada in “porto” come auspichiamo in tanti i moduli da utilizzare per sottrarsi ai vaccini obbligatori li ho postato in quest’altro articolo [QUI] ove si può trovare anche la “Dichiarazione di responsabilità sugli eventuali danni da vaccino” da far firmare al medico prima di ogni vaccinazione.
Marcello Salas

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All’ ASL ________________________________________________________. 
All’ istituto scolastico _____________________________________________.
Al tribunale _____________________________________________________.
A _____________________________________________________________.

DISSENSO INFORMATO
Noi sottoscritti, __________________________________________________ ______________________________________________________________ e _______________________________________________________________________________________________________________________, genitori di ____________________________ nato/a _________________________ il _______________, in merito alle vaccinazioni di nostro/a figlio/a abbiamo condottoun lungo e serio approfondimento dell’argomento, da cui emerge che:

*in qualità di genitori, nel primario interesse di nostro figlio in particolare sul punto dei rischi e danni ampiamente riportati dalla letteratura scientifica nazionale ed internazionale che gli enti preposti non ci hanno mai debitamente comunicato, abbiamo il dovere di tutelare la sua incolumità;

*la nostra posizione vuole essere di ragionevole cautela rispetto ad un trattamento sanitario la cui sicurezza risulta essere alquanto controversa anche nel mondo scientifico e in particolare in Europa ove risulta essere obbligatorio solo in pochi paesi, negli altri è giustamente consigliato;

*la vaccinazione dovrebbe essere una scelta, da valutare caso per caso, considerando esclusivamente il rapporto rischio-beneficio dopo aver ricevuto un’informazione corretta dalle autorità sanitarie, in particolare notizie dettagliate e chiare riguardanti la prevenzione dai danni vaccinali, colpevolmente minimizzati e sottaciuti come invece stabilito dall’articolo 7 della Legge 210 dell’anno 1992;

*in diversi(molti) paesi europei il vaccino esavalente Infranrix Hexa è stato ritirato dalle autorità sanitarie per gravi sospetti di arrecare danni seri ai bambini;

*l’OMS ha più volte ribadito che gli studi di settore, svolti dalle stesse case farmaceutiche, volti a escludere ogni rischio per la somministrazione dei vaccini erano assolutamente insufficienti e che pertanto i rischi di pericolosità per la salute non erano affatto esclusi, inoltre mancavano studi a lungo termine circa il danno vaccinale su bambini di diverse fasce d’età, nonostante ciò i vaccini sono stati egualmente messi in commercio e in Italia con specifiche norme legislative resi obbligatori, anche se non coercitivi (D. L. 273 del 6 maggio 1994, convertito con Legge 490 del 20 novembre 1995 stabilisce che: "l'esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie su minori non può essere coercitivamente imposta");

*la vaccinazione antipoliomielitica non ha alcun senso in quanto la stessa OMS dal 2002 ha certificato che l’Europa è un continente “Polio Free”, cioè senza più virus selvaggio della poliomelite, quindi il proseguimento di tale vaccinazione è palesemente solo dannoso non arrecando alcun beneficio ed inoltre grava sulle casse dello Stato (contribuenti);

*non siamo stati esaurientemente informati sui benefici e rischi delle vaccinazioni e il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica non può offrirci garanzia di innocuità dei vaccini;

*il decreto legge del 19 maggio 2017 licenziato dal consiglio dei ministri, su iniziativa di Gentiloni e Lorenzin, (dopo diversi giorni non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e non trasmesso al Parlamento, dunque non valido), viola innumerevoli norme di legge non solo nazionali, ma anche trattati europei e convenzioni internazionali che elenchiamo:
-Articoli 2, 3, 10, 32 e 34 della Costituzione della Repubblica Italiana;
-Articoli II-63 , II-81 e II-84 della Costituzione dell’Unione Europea;
-Articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo;
-Articoli 3, 10, 14, 20 e 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea;
-Articoli 4 e 5 della Convenzione Internazionale contro la discriminazione nel campo dell’educazione adottata dalla 11° Conferenza Generale dell’UNESCO a Parigi del 14/12/1960;
-Articolo 9 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4/11/1950;
-Articolo 2 Primo protocollo aggiuntivo del 20/03/1982 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4/11/1950;
-Articoli 2, 4 e 5 della Convenzione di Oviedo del 1997;
-Articolo 4 della Carta Europea dei Diritti del Malato di Bruxelles;
-Decreto del presiudente della repubblica 355 del 1999;
-Convenzione sui diritti dell’infanzia, artt 1 e 10 (unicef);
-Legge 833/1978, legge 176/1991, Legge 3/2001, Legge 145/2001, oltre ad alcuni pronunciamenti della Corte Costituzionale nonché della Cassazione;
*come previsto dal citato decreto 19 maggio 2017 “Lorenzin-Gentoloni” sui vaccini che al momento 27/05/2017 stranamente non ancora reperibile, “queste vaccinazionipotranno essere omesse o differite solo in casi particolari, come l'accertato pericolo per la salute”pericolo per la salute purtroppo non aleatorio ma un rischio altissimo ben specificato negli stessi foglietti illustrativi(bugiardini) dei singoli vaccini i quali peraltro dovranno essere inoculati in dosi multiple fino a 9 vaccini contemporaneamente operazione che incrementerà gli altissimi rischi fino ad una probabilità molto alta che si verifichi qualcuna delle centinaia di reazioni avverse sempre indicate nei bugiardini;

*i vaccini possono contenere molte delle seguenti sostanze di cui tuttavia se ne sconoscono scientificamente gli effetti sul corpo umano e ancor meno su quello dei neonati il cui sistema immunitario non è ancora “maturo”, elenco tratto dal modulo di responsabilità sugli eventuali danni da vaccino redatto dal medico americano Ken Anderson e reperibile qui http://preventdisease.com/news/13/080913_You-Want-To-Vaccinate-My-Child-No-Problem-Just-Sign-This-Form.shtml :*Idrossido di alluminio* fosfato di alluminio* solfato di ammonio* amfotericina B* tessuti animali: sangue di maiale, sangue di cavallo , cervello di coniglio,* arginina cloridrato* rene di cane, rene di scimmia* fosfato di potassio bibasico* embrione di pollo, uova di pollo, uova di anatra* siero di vitello (bovino)* beta propiolactone* siero fetale bovino* formaldeide* formalina* gelatina* gentamicina solfato* glicerina* cellule umane diploidi (provenienti dai tessuti dei feti umani abortiti)* idrocortisone* idrolizzato di gelatina* mercurio thimerosal (thimerosal, Merthiolate (r))* glutammato monosodico (MSG)* monobasico di potassio fosfato* neomicina* neomicina solfato* nonilfenolo etossilato* ottilfenolo etossilatooctoxynol * 10* indicatore rosso fenolo* fenossietanolo (antigelo)* cloruro di potassio* difosfato di potassio* monofosfato di potassio* polimixina B* polisorbato 20* polisorbato 80* suina (maiale) idrolizzato pancreatico di caseina* residua MRC5 proteine* sodio deossicolato* sorbitolo* thimerosal* tri (n) butilfosfato,* cellule VERO, una linea continua di cellule di rene di scimmia, e di sangue di pecora…;

*il citato e controverso decreto 19 maggio 2017 “Lorenzin-Gentoloni” è stato emanato senza la sussistenza dei requisiti minimi di urgenza e reale emergenza di epidemia in Italia come si evince dai dati ufficiali italiani sulle malattie che si intendono preveniree su quelli dell’OMS.

Tenuto conto di quanto finora accertato appare chiara e inconfutabile l’inesistenza di una presa di responsabilità degli organi preposti a garantire l’incolumità e la comprovata efficacia di tale pratica sanitaria ed inoltre per le seguenti ragioni:
1)     nell’invito alla vaccinazione mancata allegazione dei foglietti illustrativi dei vaccini, oltre che mancata precisa indicazione dei lotti vaccinali completi di tutti i dati identificativi dei farmaci che si intenderebbero utilizzare;
2)    come conseguenza di 1, mancata indicazione precisa dei rischi alla salute e delle comuni reazioni indesiderate legati ai vaccini, e mancata promozione della conoscenza della legge 210 del 1992 in materia di danno da vaccino, che deve essere obbligatoriamente portata a conoscenza delle famiglie prima della profilassi vaccinale;
3)    impossibilità oggettiva per la ASL di fornire le dosi monovalenti dei singoli vaccini obbligatori nel nostro Paese;
4)   mancata effettuazione di test preventivi di tipo genetico, immunitario, allergologico e di ricerca di intolleranze alimentari su genitori e bambino, indispensabili per verificare una possibile idiosincrasia ai vaccini dell’organismo del soggetto ricevente;
5)    rifiuto formale da parte di noi genitori di assumerci alcuna responsabilità e quindi firmare, per una pratica sanitaria obbligatoria-coercitiva, illogica, a nostro avviso insicura e non scelta da noi consapevolmente.

comunichiamo il nostro CONSAPEVOLE DISSENSO alla vaccinazione di nostro figlio/a, riservandoci di agire, al momento opportuno, nelle competenti sedi e nei confronti di ogni organo istituzionale che sia ritenuto responsabile di tale atto coercitivo e di tutti gli altri reati annessi all’emanazione del decreto 19 maggio 2017 “Lorenzin-Gentoloni”, al fine di garantire la salute di nostro figlio/a e salvaguardare i nostri diritti sanciti costituzionalmente e dalle norme internazionali.

Si richiede/dichiara altresì _______________________________________________ _______________________________________________________________________
______________________________________________________________________.-
__________________, ____________________.

In fede.
Il padre                                                                               La madre
______________________________                   ____________________________

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Marcello Salas
fonte http://compressamente.blogspot.it/2017/05/decreto-lorenzin-vaccini-considerazioni.html#more