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domenica 20 gennaio 2019

Barnard: Julian Assange verso la morte. E voi codardi, zitti

La prigionia di Assange
Ci ha rivelato verità indicibili, rendendoci più consapevoli e quindi più liberi. Ma ora Julian Assange può crepare, nella sua stanzetta-prigione, senza che nessuno muova un dito per salvarlo: giornali, attivisti, intellettuali, politici, governi. Si è immolato per tutti, con le esplosive rivelazioni affidate a WikiLekas. Sperava di suscitare un’ondata di protesta capace di scuotere il potere. E immaginava che l’indignazione lo avrebbe protetto dalla vendetta dell’establishment. Ma si sbagliava: Julian Assange sta morendo giorno per giorno: l’ambasciata ecuadoregna di Londra, che finora l’ha tenuto al riparo dall’estradizione, potrebbe non tutelarlo più. È così forte, la pressione degli Usa – sull’Ecuador, e sulle autorità britanniche – che le teste di cuoio inglesi potrebbero fare irruzione nella sede diplomatica e caricare Assange, il martire dell’informazione libera, sul primo volo per Washington. È sconvolgente il report che Paolo Barnard fornisce da Londra, dove ha trascorso le feste natalizie presidiando il “carcere” di Assange, agitando vistosi cartelli. Desolazione e solitudine. Peggio: i giornalisti del “Guardian”, i primi a presentare Assange come un eroe, ora confessano di essere intimiditi e ricattati. Per questo nessuno rimetterà in prima pagina il direttore di WikiLeaks. Julian Assange è praticamente già morto. Alla faccia dei diritti civili e dei diritti umani di cui l’Occidente si vanta.
Dopo aver fatto da sentinella per 11 giorni sotto la finestra dove il giornalista australiano è sostanzialmente detenuto, Paolo Barnard getta la spugna. La denuncia che affida al suo blog è tale da coprire di vergogna l’intera opinione pubblica mondiale, a Paolo Barnardcominciare da attivisti per molti aspetti valorosi – come lo stesso John Pilger – che, dopo aver santificato Assange, oggi (nel momento del bisogno) lo hanno di fatto abbandonato al suo destino. Nessuna seria mobilitazione è in corso – in nessun paese – per premere sui governi in modo da scongiurare il peggio, ovvero: evitare che sia sottoposto a un processo “medievale”, negli Stati Uniti, l’uomo che sperava di migliorare il mondo (per la maggior libertà di tutti noi) rischiando in prima persona pur di rendere pubblico il lato oscuro del potere. Dal 2007, WikiLeaks ha pubblicato oltre un milione e 200.000 documenti riservati: dalla guerra in Afghanistan fino alle rivelazioni sulla corruzione in Kenya. Grazie a WikiLeaks il mondo ha scoperto come vengono torturati i prigionieri catturati dagli Usae detenuti a Guantanamo.
Nel 2010, il network di Assange ha svelato alla grande stampa (“New York Times”, “The Guardian”, “Der Spiegel”) il contenuto di alcuni documenti riservati, dai quali emergono aspetti nascosti della guerra in Afghanistan: l’uccisione di civili, l’occultamento dei cadaveri, l’esistenza di un’unità segreta americana dedita a «fermare o uccidere» i Talebani anche senza un regolare processo. Inevitabile che Julian Assange venisse perseguitato con il più ovvio dei pretesti, come l’accusa di “stupro” spiccata contro di lui nel 2010 dal tribunale di Stoccolma. Strano stupro: avrebbe avuto rapporti sessuali “non protetti”, ma con donne consenzienti. Il 7 dicembre 2010, Assange si presentò spontaneamente a Scotland Yard, dove venne arrestato (su mandato di cattura europeo). Dopo nove giorni di carcere venne rilasciato su Julian Assangecauzione. Il vero pericolo, fin da allora, è la possibile richiesta di estrazione negli Usa, una volta che Assange fosse trasferito in Svezia: l’accusa per spionaggio, negli Stati Uniti, può costare l’ergastolo e anche la pena di morte.
Il fondatore di WikiLeaks è segregato dal giugno del 2012 nell’ambasciata londinese dell’Ecuador, paese a cui aveva chiesto asilo politico. Lo status di rifugiato gli è stato concesso il 16 agosto 2012 dal governo di Rafael Correa, temendo che la Gran Bretagna lo arrestasse per estradarlo a Stoccolma. Nel gennaio 2016, il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria ha decretato che la permanenza forzata di Assange nell’ambasciata è configurabile come “detenzione arbitraria e illegale” da parte di Gran Bretagna e Svezia. Anche per questo, l’11 gennaio 2018 l’Ecuador ha confermato di aver concesso ad Assange la propria cittadinanza. Ricapitolando: l’uomo che rappreasenta la miglior fonte giornalistica del mondo è costretto a vivere in una stanzetta, da sei anni, per sottrarsi al pericolo di subire un processo sommario e magari di essere condannato a morte, una volta estradato negli Usa dopo il trasferimento in Svezia. E intanto sta franando anche il fragile diaframma che finora lo ha protetto. Il problema? Non c’è più Rafael Correa, alla guida dell’Ecuador.
Il nuovo governo del paese centramericano è oggi totalmente pro-Usa, ricorda Paolo Barnard: e il neo-eletto presidente Lenìn Moreno ha definito il direttore di WikiLeaks «un sasso che mi sono ritrovato nella scarpa», e gli è totalmente ostile. Ormai la vita di Assange, nei pochi metri quadri in cui è ospitato, è diventata «un vero inferno di proibizioni e limiti». Assange è isolato dal mondo, senza cure, vessato dagli agenti interni. «Lo stanno demolendo nella psiche e nel corpo per costringerlo ad arrendersi e a uscire». L’autorevole “British Medical Journal” ha mandato uno specialista a visitarlo e ha denunciato come «drammatiche» le sue condizioni di salute, fisiche e mentali, dopo 6 anni di questo tipo di prigionia. E la situazione sta Lenìn Morenoprecipitando, avverte Barnard: «Da poche settimane si è venuto a sapere che ora esiste ufficialmente in America un’imputazione (cosiddetta segreta), cioè un capo d’accusa, contro Assange, cosa che prima mai era stata rivelata, ma che tutti temevano».
Ciò significa che ora «la Gran Bretagna è sotto un’enorme pressione per estradarlo», appena uscisse dall’ambasciata. Peggio: potrebbe essere addirittura «prelevato di forza, col permesso dell’Ecuador». Il timore dell’esistenza di questa imputazione tenuta nascosta aggiunge Barnard, è stato precisamente il motivo per cui Julian Assange da 6 anni è costretto a vivere segregato nell’unica ambasciata che gli ha dato asilo, ma che ora gli è nemica. Ce ne sarebbe abbastanza per mobilitare almeno l’opinione pubblica, attraverso la stampa. E invece, scrive Barnard, arriva un’altra amara sopresa: i giornali non parlano più di Assange, perché sono stati minacciati. «Il prestigiosissimo inglese “The Guardian” – scrive Barbard – è il quotidiano che sotto la direzione di Alan Rusbridger lanciò gli scoop di WikiLeaks nel mondo, vendendo oceani di copie e sventolando Assange come un eroe del giornalismo». Ma ora, aggiunge, accade qualcosa d’incredibile. «Dal 2013, il quotidiano adotta un altro “whistleblower” di fama mondiale, Edward Snowden, e inizia a mollare Assange».
In altre parole: si rischia di meno a parlare di Snowden, l’uomo che ha smascherato lo spionaggio di massa della Nsa, e che ora vive comunque al sicuro, a Mosca, protetto dalla Russia di Putin. È probabilissimo che, senza l’esempio di Assange, Snowden non avrebbe mai trovato il coraggio di uscire allo scoperto. Ma il “Guardian” sembra averlo dimenticato. E c’è di peggio: Barnard cita un editorialista del quotidiano inglese, Luke Harding, che si era lanciato in una crociata per tentare di dimostrare la presunta collusione di Putin con Trump nelle presidenziali 2016. Harding, che era già stato screditato per non aver prodotto praticamente una singola prova (ma solo illazioni), ora pubblica ora uno “scoop” proprio sul “Guardian”: Paul Manafort, il gran manager elettorale di Trump, secondo Harding avrebbe visitato Assange all’ambasciata diverse volte, e questo proverebbe che in realtà WikiLeaks ha davvero subdolamente pubblicato le nefandezze della Clinton per aiutare Donald, sotto Luke Hardingordini di Mosca. «La stampa mondiale riprende il cosiddetto scoop di Harding, e questo sembra essere il colpo di grazia per Julian. Ma in meno di 48 ore il tutto cade a pezzi», scrive Barnard. «In una settimana Harding viene demolito, al punto che il “Washington Post” scrive che il suo scoop sembra sempre più “una bufala”».
Il 1° gennaio, lo stesso Barnard ha piantonato la sede del “Guardian” con un cartello appeso al collo. Il testo: “Sono un giornalista. Assange era l’eroe del Guardian. Ora lo hanno degradato a falsario. Perché?”. Il sit-in di Barnard, a tre metri dall’ingresso della redazione del giornale, non passa inosservato: reporter, segretarie e tecnici rallentano, per leggere il suo cartello. Il secondo giorno, scrive, le cose si mettono male: «La security diviene ostile (“abbiamo ordini”), i colleghi che entrano ed escono evitano il contatto visivo, vengo fotografato da una guardia “sotto richiesta della direzione”». Nonostante ciò, alcuni giornalisti inglesi si fermano a parlare con il collega italiano, co-fondatore di “Report” con Milena Gabanelli. Le loro ammissioni sono penose: «Sì, dicono, c’è un ordine di squadra di mollare e screditare Assange; è una questione decisa dal gruppo editoriale, al top; si parla di pressioni insostenibili da parte del ministero degli esteri britannico e degli Usa; c’è addirittura shock, fra i giornalisti del “Guardian”, per questa decisione».
Questo gli dicono, i cronisti inglesi. Uno di loro, Damien Gayle, addirittura rilancia su Twitter l’appello di Barnard per Assange, e giorni dopo gli confesserà: «Sono stato in ansia a twittarti, ma dovevo farlo perché la libertà di dissenso dovrebbe essere l’anima stessa del mio giornale. Spero non mi licenzino». È amaro, Barnard, dopo la sua generosa missione londinese: unico giornalista italiano (senza più giornali che lo pubblichino) a interessarsi della sorte del “prigioniero” più famoso del mondo. Osserva: «Sono convinto che tentare d’incriminare un direttore di testata, Julian Assange e WikiLeaks, per aver rivelato al mondo documenti riservati o dei servizi segreti su alcune nefandezze e crimini contro l’umanità di vari poteri attraverso l’uso delle “soffiate” (i “whistleblowers”), per poi punirlo con pene devastanti, può essere la fine del giornalismo». Damien GayleInfatti, aggiunge, «nessun “whistleblower” mai più avrà il coraggio di farsi avanti per svelare le porcherie segrete dei governi o delle corporations, e senza di loro il giornalista diviene al meglio un testimone di fatti, ma mai sarà in grado di rivelare la vere e profonde fonti degli eventi».
La verità sul motivo per cui oggi praticamente tutti i governi del mondo appoggiano l’estradizione di Assange negli Usa – dopo le rivelazioni di WikiLeaks sulle porcherie elettorali della Clinton, sulle stragi americane in Iraq e Afghanistan o sulle reti di spionaggio della Cia su civili e aziende – non è assolutamente quella che ci raccontano, cioè che WikiLeaks avrebbe irresponsabilmente pubblicato segreti di Stato e di fatto aiutato Trump o l’Isis. Macché: il vero motivo, sottolinea Barnard, è questo: «Il potere rimane forte quando resta nell’oscurità. Una volta esposto alla luce del sole, comincia a evaporare». La frase non è di Barnard, ma dall’insigne politologo americano Samuel Huntington, co-autore del famigerato saggio “La crisi della democrazia” con cui il committente, la Commissione Trilaterale, a metà degli anni Settanta detterà le regole per lo svuotamento delle nostre democrazie. La frase sul potere, che diventa fragile se viene fatto uscire allo scoperto, Huntington l’ha scritta nel libro “American Politics. The promise of disharmony”, uscito nel 1983. «E’ questo il peccato mortale per cui oggi stanno distruggendo Julian Assange», sottolinea Barnard. «E’ solo per questo».
Nonostante le imprecisioni di cui è responsabile, infatti, «WikiLeaks è l’unica pubblicazione al mondo che davvero ha devastato questo principio di dominio dei poteri, pubblicandone alla luce del sole le azioni più inconfessabili. E lo ha fatto La prigionia di Assangegrazie ai “whistleblowers”, e solo grazie a loro». Quindi, insiste Barnard, «se Assange sarà estradato negli Usa – il paese che nel nome della Sicurezza Nazionale (sotto cui sarebbe processato Assange) tortura, stermina innocenti coi “drones”, nega ogni diritto di legge ai detenuti e straccia ogni singola convenzione Onu sui diritti umani – questo direttore di testata sarà macellato come nessun giornalista prima, secondo l’infame principio del “ne ammazzi uno per avvisarne cento”. Impossibile che riceva un giusto processo in America, oggi».
Inutilmente, Barnard ha fatto appello a tutti gli attivisti fino a ieri schierati con Assange, suggerendo loro di battere due strade di enorme peso, riguardo all’esilio coatto (e precario) del fondatore di Wikileaks. Primo atto d’accusa: la violazione, da parte della Gran Bretagna, dei princìpi della Magna Carta e dell’Habeas Corpus, cioè «i due pilastri della giurisprudenza mondiale, nati 800 anni fa proprio in Inghilterra». Seconda strada: la possibilità di accusare Londra in base alla Convenzione dell’Onu contro la Tortura, ratificata dagli inglesi nel 1987. Il trattato dice esplicitamente dice che tortura è “estrema sofferenza, sia fisica che mentale, inflitta di proposito a un individuo”. Il che è esattamente «ciò che i governi britannici stanno facendo ad Assange da 6 anni, confinato in semi-isolamento, privato di cure mediche, senza luce naturale e sorvegliato con ferocia a ogni mossa». Risposte? Nessuna. Salvo Snorre Valenl’onesta e penosa ammissione di Damien Gayle, del “Guardian”: abbiamo paura di essere licenziati, se solo proviamo a riparlare di Assange.
Era il 2011 quando un parlamentare socialista norvegese, Snorre Valen, osò candidare Julian Assange al Premio Nobel per la Pace: «Wilikeaks – disse – è il paladino della libertà di espressione e della trasparenza nel XXI secolo». Parole oggi improponibili, impensabili. Lo conferma la costernazione di Paolo Barnard, dopo 11 giorni spesi a Londra nella solitaria difesa del “prigioniero”. «Torno a casa – scrive – con la conferma di ciò che ho sempre pensato: ha vinto la Commissione Trilaterale, quando nel 1975 decise che il popolo andava reso “apatico” con l’esplosione dei mass media sia ortodossi che “alternativi” (oggi i social), dove infuriano epiche leggende mentre nessuno davvero fa un cazzo nelle strade perché è fatica e rischio, dove si creano i miti Vip per il palcoscenico, e dove i veri eroi rimangono soli come cani». Ha vinto Huntington, ha perso Assange? Peggio: abbiamo perso tutti, in partenza, se non siamo capaci di muovere un dito per tutelare un campione dell’informazione. Ad Assange, peraltro, lo stesso Barnard non ha mai fatto sconti: certi “leak” possono davvero aver messo in pericolo alcuni esponenti dell’intelligence, violandone la segretezza. In cambio, però, il mondo ha potuto aprire gli occhi su realtà sconvolgenti. Non è strano che l’establishment tenti di soffocare Assange, in modo che la sua punizione sia d’esempio per chiunque altro volesse imitarlo. Lo scandalo vero è il silenzio assordante dell’opinione pubblica, per la quale Assage ha messo in gioco la sua vita.
fonte http://www.libreidee.org/2019/01/barnard-julian-assange-verso-la-morte-e-voi-codardi-zitti/

SOROS e i figli di TROIKA

George Soros, Chairman of Soros Fund Management, listens during a seminar titled Charting A New Growth Path for the Euro Zone at the annual International Monetary Fund and World Bank meetings September 24, 2011 in Washington, DC.

di Alessio Trovato

Che ci faceva Soros da Gentiloni a Palazzo Chigi a maggio del 2017 venticinque anni dopo aver causato il mercoledì nero della Lira? Che ci faceva a fine novembre scorso a Bruxelles in un meeting riservato con il Sig. Frans Timmermans, Primo Vicepresidente della Commissione Europea? Che diritto ha di chiedere una Troika per l’Italia?...
… (e non è neppure la prima volta: link1link2link3), ma soprattuttto — com'è che la sua Open Society Foundation ha a libro paga fior di giornalisti ed influencer che guardacaso si premuniscono di chiamarlo ‘filantropo' e di ‘spontaneamente' sostenere tutte le sue campagne e attività immigrazionistemondialiste, russofobe con annesse e connesse rivoluzioni colorate? Domande fin troppo ingenue, chi di voi voleva aver capito ha già capito da un pezzo, gli altri fanno parte del problema e non sarà certo un articoletto a vincerli. Però è un fatto che, per quanto scontato, il tema sui giornali (intendo quelli del mainstream, la controinformazione invece non parla d'altro) venga ben poco e malvolentieri affrontato.
George Soros
© SPUTNIK . SERGEY GUNEEV
Anche i giornalisti non ‘gratificati' del magnate semita-ungherese comunque fanno una fatica enorme ad affrontare il discorso. Guardate il caso Ivo Caizzi — Luciano Fontana — Federico Fubini. Questo probabilmente rimarrà un classico negli annali del giornalismo nazionale e dimostra anche come all'interno del mainstram stesso si stia giocando una partita intestina per la sopravvivenza e indipendenza culturale.
Cosa era successo. Era successo che il buon Caizzi, inviato del Corriere della Sera a Bruxelles, già agli inizi di novembre iniziava a sentire puzza di bruciato quando il suo stesso redattore capo lanciava titoli a tutta pagina di possibili, anzi quasi certe, procedure di infrazione della Ue nei confronti dell'Italia. A Caizzi probabilmente non sfagiolava molto anche lo spazio che veniva dato all'editorialista Federico Fubini che calzava la mano sempre sull'imminenza di una procedura di infrazione contro l'Italia rispetto a quello che vedeva lui stesso a Bruxelles di una prevalenza piuttosto per la ricerca del dialogo. Ad un certo punto (pochi giorni fa) Caizzi ha perso la pazienza ed ha scritto una lettera aperta alla sua stessa redazione nella quale poneva una serie di seri quesiti (cit. testuale):
Tutto lavoro e niente svago rendono Jack un ragazzo noioso
© SPUTNIK . ALESSIO TROVATO
"Quello che conta è che il Cdr — nell'interesse del Corriere, dei suoi giornalisti e dei suoi lettori — chiarisca:
a) Se il comportamento del direttore Fontana sia stato corretto.
b) Se si può aprire la prima pagina del Corriere con "una notizia che non c'è" del genere (riferito alla non notizia del 1 nov. 2018 di una prossima procedura di infrazione Ue per l'Italia).
c) Se il direttore non debba limitarsi a imporre la sua linea attraverso editoriali, opinioni e commenti.
d) Se il direttore ritiene che le "notizie" con annuncio della procedura e smentita della trattativa UE-Italia possano aver influito — magari anche marginalmente e inconsapevolmente — sui mercati finanziari: favorendo di fatto mega-speculatori, che in quei giorni scommettevano capitali ingenti sulla destabilizzazione dell'Italia (e sui conseguenti crolli in Borsa e aumenti degli spread sui titoli di Stato italiani). [link 1link 2link3]
e) Se l'attendibilità del Corriere non vada difesa meglio, almeno per ridurre le perdite di copie (con la direzione Fontana siamo già a circa — 120 mila, secondo i dati Ads sulla diffusione totale).
f) Se possiamo augurarci che, dal 2019, il Corriere possa tornare a fare la sua tradizionale "informazione indipendente di qualità" garantendo sempre la massima attendibilità delle notizie: dalla prima all'ultima pagina".
Da notare due cose importanti. Persino Caizzi il ribelle non trova il coraggio nella sua lettera aperta ai colleghi di far notare i due seguenti ‘piccoli' particolari che tuttavia egli stesso conosce bene:
Il suicidio di Karl Marx - olio su tela
© FOTO : A.TROVATO (ELAB.GRAFICA)
1. A fine novembre, guardacaso dopo tutta la manfrina preparatoria del suo giornale, Soros incontrava proprio a Bruxelles in un meeting riservato il Sig. Franciscus Cornelis Gerardus Maria Timmermans, per gli amici e i giornalisti pigri ‘Frans'. Ora, Soros a 88 anni non è il tipo da city tour a Bruxelles e sopratutto è uno che se parla con qualcuno è perchè ha qualcosa da chiedere oppure offrire. Il Sig. Frans Timmermans anche non è uno qualunque. Stiamo parlando dello ‘spitzenkandidat' ovvero il candidato alla presidenza nientemeno che della Commissione Ue in caso di vittoria del gruppo dei Socialisti e democratici nelle elezioni per il Parlamento europeo. Di cosa pare abbiano parlato? Cosetta da niente — pare proprio che Soros abbia chiesto a Timmermans di attivarsi perché la Commissione Ue bocciasse la manovra italiana, aprendo la strada alla Troika. Praticamente Soros chiese al vice di Juncker, e futuro possibile Juncker, di far fare all'Italia la fine della Grecia. In tutto questo la nostra carta stampata non era altro che la quinta colonna che stava tirando la corsa al birbaccione dall'interno preparando il mercato alla prossima speculazione.
2. Il giornalista favorito dal direttore Fontana per trattare con la massima ‘delicatezza ed obiettività' la questione, Federico Fubini, siede (indovinate un po') nell'European advisory board della Open Society di Soros, e fa parte della task force della Commissione Ue contro le fake news(come Gianni Riotta tra l'altro, ve li ricordate ‘i misteriosi tweet dell'ambasciata russa'?)
Fubini tra le altre cose è anche uno di quelli che titola cose del tipo "La Russia di Putin, superpotenza fragile: armi ed energia ma le condizioni di vita peggiorano" e poi a fare la task force contro le fake news della task force alla fake news (da impazzire) ci pensano attenti analisti su internet non a libro paga di alcuno (vedi questo opera magistrale di debunking). Ma non è questo il punto. Il punto è che come si fa a credere in una Europa che contro le fake news schiera chi le fake news le produce, come si fa credere nell'imparzialità di una informazione che va avanti solo grazie alle ‘gentilissimi donazioni di magnanimi e disinteressatissimi filantropi' (buona questa), come si fa a non credere ai complotti se oramai siamo arrivati persino al complotto di accusare di complottismo non appena inizia a venirti qualche piccolissimo sospetto che ci sia qualcosina di quantomeno poco chiaro nel sistema?
Questi sono i nostri tempi cari amici, facciamoci coraggio e cerchiamo di affrontarli. Le nostre uniche possibilità di sopravvivenza risiedono nella consapevolezza e nelle nostre stesse capacità di analisi. Informiamoci, dubitiamo, verifichiamo tutto — non sai mai chi hai davanti, magari potrebbe essere veramente un troll, un agente del Cremlino, come un finanziato dalla Open Society, o dalla Aspen Institute, Bilderberg, Atlantic Council, CIA, Mossad, FSB, un gatekeeper, un cavallo di troika, fautore di troika, figlio di troika, potrebbe essere chiunque. Non fidatevi MAI! Nemmeno di quelli che dicono "non fidatevi MAI!"

fonte https://it.sputniknews.com/opinioni/201901187120392-George-Soros-Ivo-Caizzi-Luciano-Fontana-Federico-Fubini-Open-Society-ONG-Aspen-Institute-Bilderberg-Atlantic-Council-CIA-Mossad-gatekeeper-troika-Frans-Timmermans-Juncker-complotto-Italia/?fbclid=IwAR1yZJfwzWNXRqZDXHoCqRbl4oYbwhyfrPb3hnsGgLrXBfEy49hSf87NEnc

Mattarella:"Essere europei è, oggi, parte ineliminabile delle nostre stesse identità nazionali".


Un disco continuo,senza pause,un instancabile Mattarella reduce dal viaggio sottomittorio nei confronti della Merkel alla vigilia del trattato franco tedesco di cosa avranno parlato?
Di come far cadere questo governo gialloverde?
Della campagna acquisti tra alcuni membri della maggioranza?
L'Europa di Mattarella è un crimine ,ma lui continua a parlare,a parlare e a parlare di un qualcosa di criminale.
Alfredo d'Ecclesia

sabato 19 gennaio 2019

L'Italia è un Paese malato di mente. Esibizionisti, individualisti, masochisti, fatalisti



Il professor Vittorino Andreoli: "L'Italia è un Paese malato di mente. Esibizionisti, individualisti, masochisti, fatalisti

"L'Italia è un paziente malato di mente. Malato grave. Dal punto di vista psichiatrico, direi che è da ricovero. Però non ci sono più i manicomi". Il professor Vittorino Andreoli, uno dei massimi esponenti della psichiatria contemporanea, ex direttore del Dipartimento di psichiatria di Verona, membro della New York Academy of Sciences e presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association ha messo idealmente sul lettino questo Paese che si dibatte tra crisi economica e caos politico e si è fatto un'idea precisa del malessere del suo popolo. Un'idea drammatica. Con una premessa: "Che io vedo gli italiani da italiano, in questo momento particolare. Quindi, sia chiaro che questa è una visione degli altri e nello stesso tempo di me. Come in uno specchio".

Quali sono i sintomi della malattia mentale dell'Italia, professor Andreoli?

"Ne ho individuati quattro. Il primo lo definirei "masochismo nascosto". Il piacere di trattarsi male e quasi goderne. Però, dietro la maschera dell'esibizionismo".

Mi faccia capire questa storia della maschera.

"Beh, basta ascoltare gli italiani e i racconti meravigliosi delle loro vacanze, della loro famiglia. Ho fatto questo, ho fatto quello. Sono stato in quel ristorante, il più caro naturalmente. Mio figlio è straordinario, quello piccolo poi...".

Esibizionisti.

"Ma certo, è questa la maschera che nasconde il masochismo. E poi tenga presente che, generalmente, l'esibizionismo è un disturbo della sessualità. Mostrare il proprio organo, ma non perché sia potente. Per compensare l'impotenza".

Viene da pensare a certi politici. Anzi, a un politico in particolare.

"Pensi pure quello che vuole. Io faccio lo psichiatra e le parlo di questo sintomo degli italiani, di noi italiani. Del masochismo mascherato dall'esibizionismo. Tipo: non ho una lira ma mostro il portafoglio, anche se dentro non c'è niente. Oppure: sono vecchio, però metto un paio di jeans per sembrare più giovane e una conchiglia nel punto dove lei sa, così sembra che lì ci sia qualcosa e invece non c'è niente".

Secondo sintomo.

"L'individualismo spietato. E badi che ci tengo a questo aggettivo. Perché un certo individualismo è normale, uno deve avere la sua identità a cui si attacca la stima. Ma quando diventa spietato...".

Cattivo.

"Sì, ma spietato è ancora di più. Immagini dieci persone su una scialuppa, col mare agitato e il rischio di andare sotto. Ecco, invece di dire "cosa possiamo fare insieme noi dieci per salvarci?", scatta l'io. Io faccio così, io posso nuotare, io me la cavo in questo modo... individualismo spietato, che al massimo si estende a un piccolissimo clan. Magari alla ragazza che sta insieme a te sulla scialuppa. All'amante più che alla moglie, forse a un amico. Quindi, quando parliamo di gruppo, in realtà parliamo di individualismo allargato".

Terzo sintomo della malattia mentale degli italiani?

"La recita".

La recita?

"Aaaahhh, proprio così... noi non esistiamo se non parliamo. Noi esistiamo per quello che diciamo, non per quello che abbiamo fatto. Ecco la patologia della recita: l'italiano indossa la maschera e non sa più qual è il suo volto. Guarda uno spettacolo a teatro o un film, ma non gli basta. No, sta bene solo se recita, se diventa lui l'attore. Guarda il film e parla. Ah, che meraviglia: sto parlando, tutti mi dovete ascoltare. Ma li ha visti gli inglesi?".

Che fanno gli inglesi?

"Non parlano mai. Invece noi parliamo anche quando ascoltiamo la musica, quando leggiamo il giornale. Mi permetta di ricordare uno che aveva capito benissimo gli italiani, che era Luigi Pirandello. Aveva capito la follia perché aveva una moglie malata di mente. Uno nessuno e centomila è una delle più grandi opere mai scritte ed è perfetta per comprendere la nostra malattia mentale".

Torniamo ai sintomi, professore.

"No, no. Rimaniamo alla maschera. Pensi a quelli che vanno in vacanza. Dicono che sono stati fuori quindici giorni e invece è una settimana. Oppure raccontano che hanno una terrazza stupenda e invece vivono in un monolocale con un'unica finestra e un vaso di fiori secchi sul davanzale. Non è magnifico? E a forza di raccontarlo, quando vanno a casa si convincono di avere sul serio una terrazza piena di piante. E poi c'è il quarto sintomo, importantissimo. Riguarda la fede...".

Con la fede non si scherza.

"Mica quella in dio, lasciamo perdere. Io parlo del credere. Pensare che domani, alle otto del mattino ci sarà il miracolo. Poi se li fa dio, San Gennaro o chiunque altro poco importa. Insomma, per capirci, noi viviamo in un disastro, in una cloaca ma crediamo che domattina alle otto ci sarà il miracolo che ci cambia la vita. Aspettiamo Godot, che non c'è. Ma vai a spiegarlo agli italiani. Che cazzo vuoi, ti rispondono. Domattina alle otto arriva Godot. Quindi, non vale la pena di fare niente. E' una fede incredibile, anche se detta così sembra un paradosso. Chi se ne importa se ci governa uno o l'altro, se viene il padre eterno o Berlusconi, chi se ne importa dei conti e della Corte dei conti, tanto domattina alle otto c'è il miracolo".

Masochismo nascosto, individualismo spietato, recita, fede nel miracolo. Siamo messi malissimo, professor Andreoli.

"Proprio così. Nessuno psichiatra può salvare questo paziente che è l'Italia. Non posso nemmeno toglierti questi sintomi, perché senza ti sentiresti morto. Se ti togliessi la maschera ti vergogneresti, perché abbiamo perso la faccia dappertutto. Se ti togliessi la fede, ti vedresti meschino. Insomma, se trattassimo questo paziente secondo la ragione, secondo la psichiatria, lo metteremmo in una condizione che lo aggraverebbe. In conclusione, senza questi sintomi il popolo italiano non potrebbe che andare verso un suicidio di massa".

E allora?

"Allora ci vorrebbe il manicomio. Ma siccome siamo tanti, l'unica considerazione è che il manicomio è l'Italia. E l'unico sano, che potrebbe essere lo psichiatra, visto da tutti questi malati è considerato matto".

Scherza o dice sul serio?

"Ho cercato di usare un tono realistico facendo dell'ironia, un tono italiano. Però adesso le dico che ogni criterio di buona economia o di buona politica su di noi non funziona, perché in questo momento la nostra malattia è vista come una salvezza. E' come se dicessi a un credente che dio non esiste e che invece di pregare dovrebbe andare in piazza a fare la rivoluzione. Oppure, da psichiatra, dovrei dire a tutti quelli che stanno facendo le vacanze, ma in realtà non le fanno perché non hanno una lira, tornate a casa e andate in piazza, andate a votare, togliete il potere a quello che dice che bisogna abbattere la magistratura perché non fa quello che vuole lui. Ma non lo farebbero, perché si mettono la maschera e dicono che gli va tutto benissimo".

Guardi, professore, che non sono tutti malati. Ci sono anche molti sani in circolazione. Secondo lei che fanno?

"Piangono, si lamentano. Ma non sono sani, sono malati anche loro. Sono vicini a una depressione che noi psichiatri chiamiamo anaclitica. Penso agli uomini di cultura, quelli veri. Che ormai leggono solo Ungaretti e magari quel verso stupendo che andrebbe benissimo per il paziente Italia che abbiamo visitato adesso e dice più o meno: l'uomo... attaccato nel vuoto al suo filo di ragno".

E lei, perché non se ne va?

"Perché faccio lo psichiatra, e vedo persone molto più disperate di me".

Grazie della seduta, professore.

"Prego".
Fonte
HUFFINGTON POST

http://altrarealta.blogspot.it/

Calenda, “Io sto con Soros”. Eccola, la sinistra serva del capitale!





“Colui il quale non osi innalzarsi al di sopra della realtà mai conquisterà la verità”. (J.C.F. SCHILLER, L’educazione estetica dell’uomo)


fonte https://www.diegofusaro.com/calenda-sto-soros-eccola-la-sinistra-serva-del-capitale/?fbclid=IwAR0Nd4FUwQEiCi1wj_8kjCfBaRctc04lFFUbu8roBkVMET3h0TedjuPAWjw

venerdì 18 gennaio 2019

Paolo Ferraro “vorrebbero distruggere definitivamente ma ormai è tardi”



Roma – Lo avete seguito sino ad oggi il lavoro del magistrato Paolo Ferraro, ex,  per ora, pendendo causa per il merito dinanzi al Consigllo di Stato al TAR Roma  e istanza di revocazione della dispensa comminata quando denunciò a partire dal 2011  fatti allarmanti e gravissimi ?!
La sua costante opera di informazione analisi e di affinata elaborazione di PROVE diretta con audio e video audio costituti da intercettazioni ambientali e conversazioni tra presenti o telefoniche, document e banche dati richiamate,  è stata portata a termine il 31 ottobre 2018 con il DVD “IL FILO DEL MAGISTRATO”, strumento unico per oggetto metodo e trattazione  e  per imponenza delle prove  oggetto di analisi e contestualizzazioni, e più sotto troverete come scaricarlo gratis ed in perfetto anonimato.
Invece di parole mettiamo subito qui uno solo dei tantissimi video di prova, obiettivamente scioccanti che diffusi peraltro in tutta la rete sono incorporati nel sistema multimediale integrato del DVD.
Ma basta che clicchiate su questa foto o sul link  ad esempio
per aprire un articolo conclusivo e recente che ne porta ben dodici di video che sembrano a dirla eufemisticamente “assai interessanti”.
Ebbene, informa Paolo Ferraro, Il 17 gennaio 2019, dinanzi al Tribunale monocratico a piazzale Clodio, un infondato processetto per diffamazione “inseminato nel lontanissimo 2012”  quando partiva quella che lui aveva battezzato come la GRANDEDISCOVERY, si va tramutando ad un passo dalla prescrizione secondo protocollo eccezionale,  nella disperata occasione estrema per addirittura tentare di dichiarare intelligenza informazione e coraggio “incapaci di intendere e volere” e . il resto verrebbe da sè.
Viene tardi la operazione distruttiva: tutte le istituzioni e la magistratura hanno complessivamente ricevuto centinaia di migliaia di mail con prove dirette ed analisi, scrive Paolo Ferraro. Ma cari lettori ed ascoltatori  riflettete: esiste  un qualche  precedente di un processetto relativo a “pubblicazione” di contenuti nel 2011 e diffusi, analizzati forniti di prove e trattati nell’esercizio  del diritto di informazione, in costanza del diritto e di cause evidenti di giustificazione, che ad onta della querela, non potendosi condannar e sotto imminente prescrizione,  si tramuti  nella occasione per distruggere  nella vita un uomo ed intellettuale… poi Paolo Ferraro ?! .
Egli era partito dalla pubblicazione delle prove di quella che ha definito la “OPERAZIONE Paolo Ferraro” nel cuore del quartier civil militare della Cechignola, ricollegando poi fatti ed eventi che disegnano ” una occupazione sistematica dei gangli vitali delle istituzioni da parte di organizzazioni deviate incistate nel cuore dello Stato e nelle sue articolazioni, acceleratasi sulla fine degli anni novanta, e comunque a partire dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio”.
“Una realtà trasversale fatta di uomini chiave in settori portanti dell’assetto istituzionale, del nostro paese,  ha operato in crescendo con supporti segreti e di matrice certamente militare  ed influssi internazionali (i soliti USA GRAN BRETAGNA   CIA e MOSSAD) , con il meglio (o peggio sarebbe meglio dire) degli strumenti e tecniche ignoti a tutti.  – n.d.r. e la colpa del Ferraro sarebbe stata anche quella di averne scoperchiato un settore segreto e “vitale” oltrehè di aver capito cosa si celava dietro ad una particolare area di magistrati.Tattico obiettivo era/è quello di controllare, condizionare magistratura infiltrata  e mondi della medicina, e prima supportare l’apparato politico svuotandone progressivamente ruolo rappresentativo e natura, intervenendo militarmente anche nei casi necessari, per strategicamente affondare la radice e matrice storica della democrazia, così come disegnata dalla Costituzione, usandone l’involucro a mò di copertura“.
Commenta ancora  Paolo Ferraro:ovvio, direte voi,  che abbiano cercato di  eliminare in tutti i modi, e secondo metodologie di distruzione ed intervento militari e psichiatrico militari, ma più facevano e più crescevano fatti prove acquisite  ed analisi delle stesse. E dal vaso di Pondora è uscito di tutto proprio mediante prove dirette che potete valutare: uso di donna trattata  con metodologie militari, ed uso  della efebofilia per tentare di incastrar l’ignaro e stimato magistrato (2008), utilizzo di operaia impiagata in importante società chimico farmaceutica operativa in settore  neurologico, in un reparto sperimentale all”avanguardia in  cui si  sperimentavano sostanze che erano idonee a sostituire intere procedure psichiatrico militari e sostanze  sorpassate con sostanze ad “effetti immediati” (2014-2015) interventi diretti in abitazione civile di stampo e sapore squisitamente militare ad alta specializzazione (maggio 2015 e 2016). Vi devo ancora spiegare a che servanole “Honey trap” (trappole di miele) e come vengano utilizzate per destabilizzare, gestire ricattare o assicurare un servizio di artificiale soddisfazione, e come le trappole più
sofisticate e distruttive si siano spostate nel settore ancora ( e per ragioni sacrosante)  pesantemente sanzionato penalmente ?! 


La obiettiva differenza tra chiacchiere ” da salotto e su complotto” ed il lavoro portato a termine di  Paolo Ferraro sta tutta qua: lui si è avvalso di prove ed analisi contestualizzate è partito da cose concrete fatti certi provati direttamente. E non possiamo dimenticare che era stato PM nella Procura più grande di Europa e che  ne conoscesse vita morte e miracoli. Sicchè a   maggior ragione avrebbe dovuto esser eliminato, quando aveva capito e capito troppo. Ma capacità intelligenza e carattere che erano uno . dei moventi per la sua sotterranea perseguita eliminazione per non appartenenza alla cordata  vincente,  erano e si sono rivelati l’ostacolo per eccellenza. Valutate cosa e come ha dimostrato e quel che ha fatto, quando chiunque altro sarebbe crollato.
Ferraro precisa in  una sua pubblica mail diffusa nelle istituzioni :
ABBIAMO:
1. ENUCLEATO con nomi, cognomi e fatti provati, e dimostrato con impianti di prove dirette uniche al mondo che, nell’ambito di strategie di eversione e svuotamento e controllo delle zone sensibili delle istituzioni, opera un apparato segreto e “anche” militare a coperture eccellenti e ideazione gestione anche psichiatrica di apparato, in collegamento organico o di controllo con un settore  della Area deviata della magistratura capitolina in particolare, in parte in una diaspora “professionale” dal 2009 e poi 2014 sino ad entrare in prima fila nel Ministero della Giustizia nel 2018 da ultimo;
2. QUINDI portato a conclusione UN LAVORO UNICO nella storia, resistendo a variegati tentativi di distruzione Sulla matrice operativa militar segreta  nazi eversiva di destra estrema e  contemporanea copertura cromatica rossa (le due Gladio storicamente fuse agli albori degli . anni novanta) neanche il minimo dubbio, ormai: resta solo un corposo interrogativo circa la loro totale persistente subordinazione al principio di “condivisione”  e ad apparati nostrani ed internazionali.
3. COMUNICATO che si è INVENTATA OGGI UNA  PERIZIA PER TENTARE DI  DICHIARARE INCAPACE DI INTENDERE E VOLERE, in un processetto artefatto per inconsistente diffamazione da articoli di sito e del 2012, ormai fallito nello scopo, non un barbone di strada malato, nè uno psicopatico assassino (e tra coloro -punto 1- ve ne sono) ma il vostro Paolo Ferraro,”
A conforto delle sue dichiarazioni, il magistrato ha pubblicato una massiccia serie di documenti, scritti e video di prova diretta che potete compulsare  in particolare anche scaricando il DVD.
Ferraro sintetizza così le vicende
  • un magistrato (noto, impegnato e ancor più stimato nel mondo giudiziario romano e diagnosticato per caratteristiche e doti da tempi addietro) viene “messo in mezzo ” con tecniche varie in stile servizi deviati, e contrasti e fatti risalgono sino anche al 1991-1992 quando si trattava di schierarsi su Falcone e la DDA ma scopre sempre qualche minuto prima quello che non doveva scoprire e che svela un intero vaso di pandora coinvolgente anche mondi militari ed altri (oltre quello che gli accadeva vicino), quando nel 2008 riesce ad acquisire prove che gli consentono di capire ed avviare una vera e propria  attività di analisi ed approfondimento, “sotto attacco concentrico”.
  • Per tappargli la bocca, visto che continuava ad approfondire e capire, lo sequestrano nel 2009 con una attività da tempo costruita nei suoi presupposti a tavolino dalla psichiatria deviata secondo i moduli dell’ancient Tavistock Institute (ti accerchiano, distruggono famiglie e situazioni personali e poi cercano di tombare il tutto compreso l’accerchiato).
  • Non paghi perseguono la via del distruggerlo tramite la morte civile e l’infangamento e sinanche un incredibile tentativo fallito di nominare amministratore di sostegno, dopo aver avviato lo strangolamento economico , destituendolo.
  • Tra il settembre 2013 ed il giugno 2015 nel tentativo a tenaglia di distruzione dell’uomo ed intellettuale, e dell’ultimo rapporto interpersonle emergono ulteriori prove finali conclusive su vari piani, di rilievo generale.
  • Oggi è sposato da ben tre anni e convivente da oltre otto anni con due figli maggiorenni, ma , tanto per farvi capire con chi abbiamo . a che fare, negano la realtà costruendone una artificiale “Una sentenza  a struttura deliroide” 
Esiste realmente, ne abbiamo fornito prove dirette inconfutabili, un controllo e governo segreto che agisce con metodiche nascoste con cura  ma a ben guardare agisce oltre,  sopra e sotto la legge, e le sedi dello Stato e della democrazia sono stati in una parte cospicua  spossessate nella ignavia ed indifferenza collettiva.“, dichiara il magistrato.
Per scaricare free ed anonimamente il DVD “IL  FILO DEL MAGISTRATO” cliccate su