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mercoledì 20 novembre 2019

Clamoroso! Sul MES, Conte ha palesemente violato una Legge dello Stato. Ora deve dimettersi (di P. Becchi e G. Palma)

Clamoroso! Sul MES, Conte ha palesemente violato una Legge dello Stato. Ora deve dimettersi (di P. Becchi e G. Palma)

Cosa abbia fatto Conte sul MES ancora non si è capito. Lui dice di non aver firmato niente, e su questo probabilmente non ha torto. Il problema è un altro. Le discussioni generali sulle riforme che riguardano la governance dell’Unione europea avvengono in seno al Consiglio europeo, vale a dire quell’organismo previsto dai Trattati composto dai Capi di Stato e di Governo degli Stati membri dell’Unione. Il cuore politico della Ue. Il Consiglio si riunisce regolarmente più volte l’anno, di cui una di queste avviene sempre alla fine di giugno. Si tratta di una riunione ormai consolidata in cui si parla del futuro della Ue e delle sue Istituzioni politiche, monetarie ed economiche.
Di riformare il Meccanismo Europeo di Stabilità se ne parla sin dal giugno 2018, argomento affrontato anche nel corso del Consiglio di quest’anno. In entrambi i casi, e nello specifico a giugno del 2019, la risoluzione approvata dal Parlamento prima che Conte si recasse a Bruxelles fu chiara: nessuna riforma peggiorativa del Mes, come invece è nelle intenzioni di Francia e Germania. L’indirizzo politico delle Camere, che sempre si riuniscono prima di un Consiglio europeo, era dunque molto chiaro. Il mandato era quello di non peggiorare i meccanismi del “fondo salva-Stati”, che già ora sono abbastanza forcaioli. Sta di fatto che Conte è andato a Bruxelles ed ha fatto i fattacci suoi, fregandosene dell’indirizzo politico del Parlamento. Negli obiettivi del Presidente del Consiglio v’era quello di dare l’ok al MES in cambio di un atteggiamento più morbido da parte della Commissione europea sui nostri conti pubblici, la cosiddetta “logica del pacchetto” (diamogli la riforma del Mes e loro non ci fanno la procedura di infrazione). Follia.
Ma la malafede di Conte, indipendentemente se abbia o meno firmato alcunché, è dimostrata da un altro aspetto. Il Presidente del Consiglio ha palesemente violato una legge dello Stato. Stiamo parlando della Legge 24 dicembre 2012 n. 234, che all’art. 5 (primo comma) prevede che “il Governo informa tempestivamente le Camere di ogni iniziativa volta alla conclusione di accordi tra gli Stati membri dell’Unione europea che prevedano l’introduzione o il rafforzamento di regole in materia finanziaria o monetaria o comunque producano conseguenze rilevanti sulla finanza pubblica”. La riforma del MES rientra dunque in quelle che la legge definisce come accordi circa “l’introduzione o il rafforzamento di regole in materia finanziaria o monetaria”. Se non fosse per i riscontri che in questi giorni stanno uscendo dalle audizioni alla Camera presso le Commissioni riunite V e XIV, la questione sarebbe passata in cavalleria. Conte, infatti, non ha informato il Parlamento.
Ma fosse solo questo. Il secondo comma dell’art. 5 prevede che “il Governo assicura che la posizione rappresentata dall’Italia nella fase di negoziazione degli accordi di cui al comma 1 tenga conto degli atti di indirizzo adottati dalle Camere. Nel caso in cui il Governo non abbia potuto conformarsi agli atti di indirizzo, il Presidente del Consiglio dei Ministri o un Ministro da lui delegato riferisce tempestivamente alle Camere, fornendo le appropriate motivazioni della posizione assunta”. Se dunque Conte, pur non avendo firmato nulla, avesse comunque espresso parere favorevole per l’Italia alla riforma del MES (il cosiddetto broad agreement), ha violato una Legge dello Stato che non solo lo obbliga a rispettare l’indirizzo politico espresso dalle Camere, che in quel caso era contrario alla riforma, ma, qualora non lo avesse rispettato, era in ogni caso obbligato a riferire in Parlamento. Cosa che finora non ha fatto. E non ha scuse, dato che l’ultimo comma dell’art. 5 prevede che la norma si applica anche in merito ad accordi conclusi al di fuori dei Trattati dell’Ue, visto che il MES è un’organizzazione intergovernativa.
Conte ha commesso un atto gravissimo che può risolversi in un modo solo: dimissioni immediate di uno dei peggiori Presidenti del Consiglio della storia repubblicana. Le opposizioni presentino quanto prima la mozione di sfiducia.
di Paolo Becchi e Giuseppe Palma
(Ladri di democrazia. La crisi di governo più pazza del mondo. L’ultimo libro di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, Giubilei Regnani editore, 2019: https://scenarieconomici.it/ladri-di-democrazia-la-crisi-di-governo-piu-pazza-del-mondo-lultimo-libro-di-p-becchi-e-g-palma-giubilei-regnani-editore/)

La Princeton University sottolinea che la distruzione totale dell'Europa sarà il vantaggio dell'Europa per essere un vassallo americano


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IL GOLPE EUROPEO SPIEGATO IN 10 MINUTI.

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PER LA PRIMA VOLTA IN DIRETTA TV I 10 MINUTI CHE NON SENTIRETE MAI NEI MEDIA MAINSTREAM. DOCUMENTI, PROVE, FATTI CONCRETI PER SPIEGARE IN MANIERA INCONTROVERTIBILE IL GOLPE DEL CARTELLO FINANZIARIO AI DANNI DELL'ITALIA ATTRAVERSO L'EURO E L'UNIONE EUROPEA. Approfondimenti nel libro inchiesta La Matrix Europea di Francesco Amodeo
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Macché nozze, gli Agnelli hanno venduto la Fiat alla Francia


«Ma quali nozze? Quello tra Peugeot-Psa e Fca non è un matrimonio, ma una compravendita. I francesi hanno acquistato un’azienda americana perché interessati al marchio Jeep-Ram e gli azionisti di Fiat-Chrysler hanno ricevuto una barca di soldi. Però nessuno si stupisca quando il ceo del nuovo gruppo, Carlos Tavares, dovendo fare tagli privilegerà gli impianti d’Oltralpe e quelli tedeschi: il suo azionista si chiama Emmanuel Macron e con la cancelliera Angela Merkel per Opel ha un accordo che blocca ogni licenziamento e che durerà almeno fino al 2023. Il quartier generale sarà a Parigi, la sede fiscale ad Amsterdam. E l’Italia? E Torino? Ne escono sconfitte stupidamente, continuando a fare finta che la Fiat Auto non sia morta, invece lo è dal 2009. A Torino è rimasta una targa e quattro stabilimenti-cacciavite». Così parla Riccardo Ruggeri, ex top manager di corso Marconi e acuto saggista, intervistato da Stefano Rizzi per “Lo Spiffero“, giornale online diretto dal torinese Bruno Babando. «A Torino – ricorda Rizzi – Riccardo Ruggeri è nato 84 anni fa, infanzia in una portineria di 15 metri quadrati dove i genitori abitavano con i nonni e lui dormiva su una brandina in cucina». Figlio e nipote di operai, Ruggeri cominciò proprio come operaio a Mirafiori, per poi diventare impiegato e infine dirigente, al vertice del colosso New Holland: per anni è stato «uno dei top manager più vicini all’Avvocato».
Consulente di livello internazionale, ma anche voce dura e spesso fuori dal coro, capace di analisi affilate. Qualcuno, annota Rizzi, gli dato pure del populista, quando ha «imbroccato con buon anticipo lo scenario che si sarebbe verificato con quel Riccardo Ruggerimatrimonio, che tale non è». Aggiunge il giornalista: Ruggeri «sa che a molti non piace che qualcuno scriva quel che poi si avvera, ma lui lo fa lo stesso da almeno dieci anni». Come mai, dunque, la Fiat sarebbe “morta” un decennio fa? «Bisogna partire proprio da lì, per capire quelle che con un’altra finzione continuano ad essere definite nozze tra Peugeot e Fca», premette Ruggeri. «Intanto non è vero che Fiat fosse tecnicamente finita quando arrivò Sergio Marchionne nel 2004», aggiunge l’ex manager. Il fattaccio «succede invece nel 2009, quando Moody’s taglia il rating e declassa il titolo a spazzatura». Finanza, dunque. «Due mesi dopo il presidente degli Stati Uniti Obama si trova nella situazione di dover salvare Chrysler. Tutti gli altri costruttori del mondo avevano declinato la richiesta, rimaneva solo Fiat. E salvando Chrysler ha salvato Fiat. Prese una decisione che i nostri finti liberisti non avrebbero mai preso». Per Riccardo Ruggeri, in Italia questo non sarebbe potuto accadere: «Il governo italiano faceva finta che la Fiat non fosse di fatto fallita, non ha voluto metterci quattrini e di conseguenza ce li ha messi Obama».
Insiste Ruggeri: è stato Obama ad affidare il gruppo «a una persona straordinaria come Marchionne», al quale ha detto di fare gli interessi dell’azionista. «E Marchionne lo ha fatto». Per Ruggeri, Marchionne «si è reso conto che non c’erano possibilità di risanamento». E così, «da quel momento ha smesso di fare il manager ed è diventato un “deal maker”», cioè un operatore finanziario «abilissimo a fare il massimo interesse degli azionisti, che non erano solo Agnelli, ma anche l’establishment americano, dopo la privatizzazione fatta da Obama». Quindi, secondo Ruggeri, è da lì che comincia quell’operazione di preparazione alle dismissioni, la “donazione di organi” dell’ex gigante italiano dell’automotive. «Da quel momento la Fiat Auto è morta», afferma Ruggeri. «Marchionne per anni ha presentato piani strategici che in parte hanno nascosto la realtà: la Fiat Marchionne con Renzise ne va e all’Italia non resta più un’industria dell’automobile». Sottolinea l’ex manager: «Caso unico: nessuno al mondo, salvo il nostro paese, ha rinunciato all’industria automobilistica. I governi di centrodestra e di centrosinistra dell’epoca si guardarono bene dal fare come Obama, nazionalizzare per poi privatizzare, mantenendo però governance, cervelli e lavoro negli Stati Uniti».
L’Italia, continua Ruggeri, «ha perso la sua centenaria industria dell’auto seguendo teorie intellettualoidi di miserabili leadership nostrane». Ora la realtà è ridotta alle briciole di Mirafiori, Melfi, Termini Imerese e Pomigliano d’Arco: «Ci sono rimasti quattro stabilimenti il cui destino è nelle mani dell’acquirente francese. Bisogna prenderne atto. Non raccontiamoci la balla che l’Italia conti qualcosa». Si sarebbe potuto salvare Fiat tenendola in Italia? «Io sono convinto di sì, per esempio vendendola a Mercedes», risponde Ruggeri, «ma all’epoca si decise di no». Invece, sottolinea Rizzi, si proseguì con operazioni vantaggiose per gli azionisti mentre ormai il gruppo era fuori dall’Italia, fino ad arrivare a quello che, poche settimane fa, è stato annunciato e salutato come un matrimonio. «Esatto. La vendita a Peugeot è l’ultimo atto di una strategia concepita in modo impeccabile da Marchionne, finalizzata esclusivamente agli interessi degli azionisti». Marchionne e John ElkannPrima è stata la volta di Cnh e Iveco, poi lo scorporo di Ferrari, poi ancora la vendita di Magneti Marelli che ha fruttato 6 miliardi. E adesso siamo ai titoli di coda, con quelle che chiamano ancora “nozze” con Peugeot.
«Tutti devono sapere che, come è successo, quando il compratore liquida al venditore un cedolone da 5,5 miliardi significa che è lui a comandare», sottolinea Ruggeri. «In pratica Peugeot si è comprata Fca pagando un premio del 25-32%». Riassume lo “Spiffero”: per l’ennesima volta, gli azionisti hanno fatto un affare sulla pelle del paese, che ci ha rimesso (dopo aver sostenuto la Fiat per decenni, con aiuti di Stato e cassa integrazione). Cosa c’è da aspettarsi ancora, dopo le finte nozze con i francesi? «Il Ceo Tavares presto incomincerà a ristrutturare, ad eliminare sovrapposizioni: a tagliare, insomma». Riccardo Ruggeri ha una visione chiarissima della situazione: «La produzione di modelli medio-piccoli tra Peugeot, Opel e Fca è in eccesso», avverte. «Dovendo scegliere tra uno stabilimento in Francia, ma anche in Germania, e uno in Italia, avendo un azionista che si chiama Macron e un accordo con la Merkel, cosa pensate che farà?». Bella domanda, da girare magari al povero Landini, che all’epoca si scontrò con Marchionne. Inutile invece recapitarla a Palazzo Chigi, al fantasma di Conte, o ai partiti (tutti: Lega, 5 Stelle, Pd e Forza Italia) assolutamente sordomuti di fronte alle “finte nozze” dei torinesi, che intascano 5 miliardi e mezzo lasciando ai francesi il compito di smontare quel che resta della Fabbrica Italia di cui cianciava l’abilissimo Marchionne.

Il lavaggio del cervello del partito democratico nei confronti degli americani per preparare il colpo di stato contro Trump

Trump ha mentito al popolo americano ieri sera, 23 volte in 7 minuti, distruggendo la sua presidenza

I democratici hanno il paese su un pendio sdrucciolevole
Paul Craig Roberts
Il falso "nome del whistleblower - Eric Ciamerella - è noto da molto tempo, ma non ufficialmente. Adesso è ufficiale. Il senatore Rand Paul ha ufficialmente rilasciato il suo nome. Divertente, no, che solo i repubblicani vogliono testimoniare Ciamerella. I democratici non ne sentiranno parlare. https://www.zerohedge.com/political/rand-paul-drops-c-word-names-whistleblower-demands-testimony?utm_campaign=&utm_content=ZeroHedge%3A+The+Durden+Dispatch&utm_medium=email&utm_source=zh_newsletter
Se il popolo americano sta prestando attenzione, i democratici sono nei guai. Quando Russiagate si è scatenata su di loro, Adam Schiff (D, CA) ha orchestrato un falso "informatore" che i democratici non possono rischiare di mettere in piedi per testimoniare. L'attenzione dei democratici si è spostata su squallidi tipi del Dipartimento di Stato che non potevano offrire altro che un sentito dire di seconda o terza mano seguito da una seconda telefonata di secondo grado che non può essere confermata.
Perché i democratici sono fuori di testa? Possono fare affidamento sulle presstute per coprirle sotto tutti gli aspetti e continuare a ripetere all'infinito senza alcuna verifica le loro accuse contro Trump, ma dopo aver attraversato la bufala di Russiagate il popolo americano è abbastanza stupido da cadere per la bufala di sostituzione?
Alcuni analisti ritengono che i Democratici alla Camera stiano usando la cosiddetta impeachment non per produrre alcuna prova, in quanto non ne hanno, ma per aumentare l'odio per Trump, specialmente tra i giovani che sono noti per voler essere inclusi in ciò che è bello. Il progetto dei Democratici è di rendere cool l'odiare Trump e di convincere i giovani a basare il loro voto sull'essere cool e odiare Trump.
Recentemente ho chiesto dove sono le accuse del procuratore generale Barr nei confronti dei funzionari del regime di Obama per il tentato colpo di stato di Russiagate contro Trump. Alcuni repubblicani hanno spiegato che Barr sta aspettando un po 'più vicino alle elezioni per ottenere il massimo impatto sul pubblico votante. Se è così, questo è un errore. Più a lungo Barr attende, più a lungo le presstitute e i democratici devono screditare anticipatamente le accuse come lo sforzo di Trump di produrre una storia di notizie compensative. Più a lungo Barr aspetta, più la presidenza di Trump viene abbandonata al circo dell'impeachment. Più a lungo Barr attende, più a lungo i repubblicani devono essere demoralizzati dalla totale assenza di integrità tra i media americani e i democratici di casa. È davvero disgustoso per chiunque non sia preso dall'emozione di odiare Trump a tutti i costi.
In realtà ci sono molti americani che sono stati condizionati a odiare Trump così completamente da accettare la sua rimozione con un colpo di stato. Sono così emotivi che non sono in grado di pensare alle conseguenze per la democrazia di un colpo di stato. Questa è la pendenza scivolosa che i romani scesero. Una volta che un imperatore fu rimosso da un colpo di stato, ogni imperatore poteva essere, e spesso veniva, rimosso da un colpo di stato. Il successivo disordine interno contribuì notevolmente alla caduta di Roma.
Ci sono molte questioni su cui i democratici potrebbero legittimamente sfidare Trump nelle prossime elezioni presidenziali che risuonerebbero con molti onesti americani. I democratici potrebbero sfidare Trump per il colpo di stato contro il presidente boliviano Morales. Potrebbero sfidare Trump per lo smantellamento delle protezioni ambientali e per consentire alle compagnie minerarie ed energetiche di saccheggiare monumenti nazionali e rifugi per la fauna selvatica. Potrebbero sfidare Trump per aver perseguitato Julian Assange per aver praticato il giornalismo tradizionale. Potrebbero sfidare Trump per servire interessi israeliani anziché americani in politica estera. Queste e altre questioni renderebbero una vera campagna, una degna di una democrazia. Invece, otteniamo scandali di bufala.
Ciò che ci dice è che non c'è abbastanza integrità nel Partito Democratico e nei media americani perché la democrazia sopravviva. Quando il processo politico non consiste altro che in bugie e odio, la democrazia non è possibile. Perché i Democratici alla Camera e i media americani stanno distruggendo la democrazia?

Bolivia: la CIA lancia la democrazia, installa il regime delle marionette.



Stephen Lendman Globalresearch )
Bolivia: la CIA lancia la democrazia, installa il regime delle marionette. Nuovo presidente, i ministri sono dei politici
Secondo il Dipartimento di Stato, il colpo di stato è "un momento significativo per la democrazia nel nostro emisfero".
Evo Morales  è il presidente boliviano eletto democraticamente e tre volte rieletto in Bolivia.
In accordo con l'esercito e la polizia boliviani, insieme con l'Organizzazione degli Stati Uniti (OAS), strumento imperiale degli Stati Uniti, le forze della CIA hanno rovesciato Morales per non aver subordinato i diritti sovrani del paese agli interessi degli Stati Uniti.
I legislatori del Movimento per il socialismo (MAS) della maggioranza di Morales furono intimiditi e minacciarono di non interferire con il colpo di stato.
In risposta alla grande bugia dell'OSA sulla frode elettorale, che non si è verificata, Pompeo si è congratulato con l'organizzazione per aver servito gli interessi degli Stati Uniti sui diritti e il benessere della Bolivia e della sua gente.

Separatamente, ha ringraziato la presidente usurpatrice autoproclamata, non eletta, illegittima  Jeanine Anez  per "guidare (ing) la sua nazione attraverso questa transizione democratica (sic)" che il regime di Trump ha fatto di tutto per eliminare, la tirannia installata dalla CIA sostituendola.
Un alto funzionario del dipartimento di stato senza nome ha definito la transizione al dispotismo in Bolivia "un momento significativo per ... la democrazia nel nostro emisfero" - una nozione entrambe le ali estremiste dell'orrore dello stato monopartitico americano, specialmente a casa.
I boliviani anti-morali nelle strade post-elettorali, "sostenendo la (legittima) legittimità del loro processo elettorale", erano reclusi della CIA.
I principali funzionari militari e di polizia boliviani sono stati arruolati per sostenere il colpo di stato. Inizialmente, i legislatori a maggioranza morales non potevano entrare in parlamento perché le forze di sicurezza si erano rifiutate di garantire la loro sicurezza.
Giorni dopo, formarono un quorum legislativo, giurando in MP  Monico Eva Copa  come presidente del Senato e  Sergio Choque  come presidente della Camera dei deputati.
Per ora i sostenitori della Pro-Morales controllano l'Assemblea legislativa della Bolivia, nella migliore delle ipotesi senza supporto militare e di polizia.
Anez si è auto-dichiarata illegalmente presidente, violando il requisito costituzionale di un quorum parlamentare per essere in sessione per l'approvazione.
Ha violato gli articoli 161, 169 e 410 della Costituzione.
L'articolo 161 elenca le funzioni dell'Assemblea legislativa, un quorum necessario per il loro svolgimento. Includono "accettare (ing) o rifiutare (ing) le dimissioni del presidente (e) vice presidente".
L'articolo 169 stabilisce quanto segue:
"In caso di impedimento o di assenza definitiva del Presidente, quest'ultimo verrà sostituito dal Vice Presidente e, in assenza di quest'ultimo, dal Presidente del Senato e, in sua assenza, dal Presidente di la Camera dei deputati. In quest'ultimo caso, le nuove elezioni devono essere convocate entro un periodo massimo di novanta giorni. 
"In caso di assenza temporanea, il vicepresidente assume la presidenza per un periodo non superiore a novanta giorni."
L'articolo 410 stabilisce:
"Ogni persona, naturale e legale, così come gli organi pubblici, le funzioni pubbliche e le istituzioni, sono soggetti alla presente Costituzione".
"La Costituzione è la norma suprema della legge boliviana e gode della supremazia prima di qualsiasi altra disposizione normativa".
Anez è un politico non consacrato all'unione di destra degli Stati Uniti, eletto al Senato della Bolivia nel 2014 con 91.895 voti, l'1,7% delle votazioni di 5.171.428.
Fino al colpo di stato della CIA, la maggior parte dei boliviani sapeva poco o nulla di lei. Telesur ha osservato che "l'America Latina ha registrato un nuovo" giuramento "nella sceneggiatura del colpo di stato che, senza dubbio, sembra familiare", aggiungendo:
"La violenza nel paese continua da parte di gruppi di opposizione radicali che hanno bruciato i simboli della popolazione indigena".
"Nel frattempo a La Paz, (la capitale politica del paese), migliaia di sostenitori di Evo Morales vengono mobilitati per respingere il colpo di stato e i suoi atti discriminatori e razzisti".
"Oltre 4.500 account Twitter (sono stati) creati per legittimare (il illegittimo) colpo di stato (con) quasi nessun follower", ha riferito Telesur citando Luciano Galup di Menta Communication, aggiungendo:
"Queste azioni hanno scarso effetto sulla politica interna ... Ma in tutto il mondo possono funzionare come propaganda (pro-colpo di stato)" - un modo per le dittature e i loro sponsor di legittimare ciò che è illegittimo.
Definendo l'azione di Twitter "uno scandalo", Galup ha osservato che 3.612 account hanno "tra zero e un follower", aggiungendo:
“(T) la cosa più scandalosa è che ci sono 4.492 account che sono stati creati tra ieri e oggi per partecipare al (colpo di stato). Hanno creato 4.492 account in due giorni. "
Le immagini rilasciate lo supportano. Venerdì, il ministro delle comunicazioni del regime del colpo di stato illegittimo  Roxana Lizarraga ha  minacciato i giornalisti indipendenti che riferivano accuratamente su ciò che sta accadendo con la "sedizione", dicendo:
"La legge sarà pienamente applicata contro quei giornalisti o pseudo-giornalisti che sono sedizi, siano essi cittadini o stranieri (sic)", avvertendo:
Il (illegittimo) ministero degli interni sta compilando un elenco di giornalisti contrari al regime del colpo di stato.
Furono fatti arresti, più probabilità di seguire. Il regime del colpo di stato tagliò i legami diplomatici con il Venezuela, ordinò al personale dell'ambasciata di lasciare il paese - un giorno dopo che Anez aveva usurpato il potere, probabilmente agendo su ordini di Washington.
Separatamente, ha avvertito che se Morales ritorna in Bolivia, il suo diritto legale, dovrà affrontare le accuse, dicendo falsamente:
“Sa che deve rispondere alla giustizia (sic). C'è un crimine elettorale (sic). Nessuno lo ha espulso, ma sì, è necessario che risponda delle frodi elettorali (sic), oltre a molte accuse di corruzione (sic). "
In precedenza ha affermato che il suo (illegittimo) ministero degli Esteri presenterà una denuncia ufficiale al governo messicano di  Andres Manuel Lopez Obrador per aver concesso asilo a Morales.
Il ministro degli esteri del regime di colpo di stato  Karen Longaric ha  annunciato il ritiro della Bolivia dall'Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America (ALBA).
Istituito nel 2004 da Venezuela e Cuba, altre nazioni regionali aderiscono all'alleanza. L'organizzazione internazionale punta sull'integrazione sociale, politica ed economica cooperativa delle nazioni latinoamericane e caraibiche.
Continuano le proteste pro-Morales su larga scala a La Paz e altrove - chiedendo le dimissioni di Anez, chiedendo il ripristino di Morales come legittimo presidente della Bolivia.
Gli usurpatori installati dalla CIA controllano le cose. La resistenza continua. Gli Stati Uniti hanno ottenuto un altro trofeo imperiale se le loro forze oscure possono mantenerlo - nessuna garanzia data la lunga storia della Bolivia di resistere alla tirannia.