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mercoledì 22 maggio 2019

La puttana concava e convessa di Silvio Berlusconi vuole Mario Draghi Premier




Di andare in pensione manco a parlarne,devono recitare il loro ruolo di servi venditori di fumo fino all'ultimo respiro.
E' in atto un progetto criminale che porterà il verme traditore Mario Draghi( così lo definiva Cossiga) prima senatore a vita e poi alla Presidenza del governo.
Il nostro Silvietto ha subito dato la sua disponibilità a questo progetto criminale anzi vuole il Mariolino Draghi a capo di un governo di quello che lui chiama di centro destra,con Salvini e Meloni che devono legittimarlo.
Silvietto non può dire che forza Italia il pd la sinistra sorosiana,la Bonino e la new entry dei nuovi partiti...e quindi continua a parlare di centro destra...Salvini e Meloni sono pregati di mandarlo a fanculo se vogliono essere sovranisti e antiglobalisti ma veniamo alle parole del Silvietto rilasciate al Mattino  di Napoli
Alfredo d'Ecclesia


Mario Draghi è "l'uomo giusto per un incarico di alta responsabilità in Italia". 
"Ho anche detto in passato, senza consultarlo, che Mario Draghi sarebbe stato l'uomo giusto per un incarico di alta responsabilità in Italia. Lo ribadisco oggi e spero che possa succedere",  "Ma un governo tecnico è fuori discussione: il prossimo governo dev'essere scelto dagli italiani". In ogni caso, avverte, "noi siamo pronti a votare anche domani mattina".
Parlando di Forza Italia, Silvietto non ha dubbi: "In vista delle prossime elezioni del 26 maggio ci siamo dati due missioni, una in Italia, una in Europa", dice, "In Italia quella di cambiare questo governo che fa male agli italiani per sostituirlo con un nostro governo di centrodestra che faccia ripartire l'economia, gli investimenti e l'occupazione che sollevi i nostri concittadini dall'oppressione fiscale, dall'oppressione burocratica, dall'oppressione giudiziaria che ci affliggono. La seconda in Europa quella di cambiare l'attuale Europa dei burocrati di Bruxelles e dell'austerità ottusa in un'Europa dello sviluppo, sostenitrice dell'economia per far crescere le imprese e l'occupazione, con una politica comune sulle frontiere, sull'immigrazione, sulla ripartizione dei richiedenti asilo che hanno diritto alla permanenza nel continente tra i vari Stati in percentuale alla loro popolazione".
Parlando di  Europa  al Tgcom24  Berelusconi ha detto  : "Mi candido non per passione, ma perché sento il dovere di farlo, come nel '94 contro gli ex comunisti", ha spiegato, "Vado in Europa sperando di avere una messe di voti dagli italiani per spingere il Ppe a rimettersi con le destre, fare cambiare coalizione al Ppe e unificare l'Occidente oggi sgranato e diviso. È nel Ppe che si deciderà il futuro dell'Europa. Oggi Forza Italia è intorno al 12%, molto poco, ma io spero che con me in campo il consenso risalga, aumenti e raddoppi, e mi aspetto un buon successo", a gli italiani devono sapere che "per difendere l'Italia in Europa devono dare il voto a Silvio Berlusconi. Mi aspetto buon successo di Forza Italia e un insuccesso finalmente di M5s e le due cose comporteranno la fine di questo governo e un nuovo governo di centrodestra in cui Forza Italia dovrebbe essere il fulcro, il centro. Noi di Forza Italia siamo gli unici che rappresentano la politica liberale, siamo il presidio dei valori occidentali, siamo il baluardo contro le derive autoritarie, siamo la garanzia della libertà dei cittadini".
Per Berlusconi il governo gialloverde è ormai al capolinea, con Matteo Salvini che ha subìto - ha detto ancora al Mattino - "l'umiliazione di farsi cacciare dal governo un sottosegretario per un semplice avviso di garanzia: passa per l'uomo forte ma non lo è affatto". Per questo Silvietto rilancia l'idea di "un'alleanza di centrodestra anche in Europa, con il Ppe, i liberali, i conservatori, la parte responsabile delle destre. "Solo una maggioranza di questo tipo può cambiare davvero l'Europa, e solo noi di Forza Italia siamo in grado di lavorare dall'interno del Partito Popolare, che è la maggiore forza politica in Europa, per realizzarla", spiega, "Per questo dico spesso che il solo voto davvero utile in queste elezioni è quello a Forza Italia".

Alfredo d'Ecclesia



Giorgetto Soros questa volta fa scendere in campo attori e registi per votare la sua europa globalista



Elezioni europee: da Cannes appello al voto da 400 registi e attori. “È in gioco il nostro futuro comune”



(Bruxelles) “Dal 23 al 26 maggio, in occasione delle elezioni europee, rechiamoci alle urne. È in gioco il nostro futuro comune, anzi il nostro stesso futuro”. Sono oltre 400 i registi e gli attori che – incontratisi in occasione del festival di Cannes – firmano il manifesto in vista delle elezioni per l’Euroassemblea. Tra gli italiani figurano Daniele Luchetti, Monica Guerritore, Marco Tullio Giordana e Valeria Golino. Il manifesto è stato annunciato oggi, di fronte alla Malmaison, sede del Directors’ Fortnight, e letto ad alta voce da Céline Sciamma e altri registi. Vi si legge: “L’Europa non è perfetta, è vero. A volte l’accusiamo, a buon diritto, di non avere né anima né emozioni e di utilizzare una lingua che pochi di noi capiscono. Le rimproveriamo di non essere all’altezza delle crisi ecologiche, sociali e politiche che la affliggono al giorno d’oggi, di non essere all’altezza del dramma dei rifugiati. Eppure, nonostante le sue debolezze e le sue carenze, troviamo in lei anche umanità e bellezza. E ci sforziamo di descriverla ricorrendo a immagini delicate e utilizzando una lingua più facilmente comprensibile a tutti i popoli che la compongono”. Ancora: “Non dimentichiamo che l’Europa si è unita per la pace. Dai sei membri iniziali, si è allargata fino ad abbracciare 28 Paesi, che formano un’unione unica e fonte di ispirazione per tutta l’umanità”.
“Questa Unione si è fondata sull’abolizione delle frontiere, la libera circolazione, lo scambio, la fratellanza e la solidarietà, valori oggi minacciati da ogni parte, anche al suo interno. Ma questa è anche l’Unione della cultura, vera e propria ambizione per un’Europa in cui innovazione e creazione sono da sempre le colonne portanti”. Un’Europa, scrivono gli artisti, “libera e democratica è anche un’Europa caratterizzata da libertà di pensiero e di espressione. È nostro dovere difenderla dall’assalto degli estremismi e dalla mentalità codina, che tornano a diffondersi come la peste”. “Questo fragile equilibrio, dobbiamo consolidarlo e migliorarlo, opponendoci a quanti intendono distruggerlo con fratture e rinunce, cercando di sottrarsi o di isolarsi”. Infine: “Alla domanda: come costruire un’Europa desiderabile, un’Europa in grado di radunare, un’Europa aperta che offra uno spazio di libertà e di pace? – dobbiamo rispondere con l’impegno, guidando la lotta delle idee per evitare quella delle armi”.



Sauditi sì, Salvini no: l’ultima follia di Papa Francesco

Sauditi sì, Salvini no: l'ultima follia di Papa Francesco

Cambiare linea sui “migranti”. Altrimenti nessun incontro ufficiale. È l’ennesima vergognosa azione politica di un Pontefice che, piaccia o meno, laddove non si fa strumentalizzare essendo ben lieto di farlo, agisce direttamente. Papa Francesco non incontra Matteo Salvini, troppo disumano, troppo malvagio nel far rispettare le regole, troppo anti-immigrazionista: niente di meglio per accodarsi al meglio alla felice tradizione progressista secondo la quale un’idea diversa sia per forza moralmente deprecabile e stigmatizzabile.
Però lo stesso Papa Francesco non ha espresso indignazioni nel ricevere la delegazione saudita un paio di anni fa, guidata dallo sceicco in persona. Lì il buon  Pontefice, oltre a chiedere “più diritti per i cattolici” in un Paese in cui la confessione cristiana è vietata per legge, non ha fatto altro.
Prostrazione e basta. Forte con i deboli e debole con i forti. Perché Salvini, sebbene al governo, rispetto a tutta la cultura che lo sovrasta è una formica. Criticata per una banalissima scelta di buon senso che la stragrande maggioranza dei Paesi una ventina d’anni fa non avrebbe minimamente messo in discussione. Per un’affermazione sacrosanta di controllo del territorio e di priorità di aiuto ai poveri indigenti di interesse di uno Stato veramente sovrano.
E Bergoglio ha deciso di stare con i forti, ha deciso di non contrastare chi foraggia il terrorismo islamico, ma in compenso di provare a mettere all’angolo un ministro della Repubblica nell’esercizio delle sue funzioni. Complimenti.

Gli europeisti si dividono in due categorie:



Gli europeisti si dividono in due categorie:
1) quelli che hanno interessi da difendere;
2) quelli che non sanno nulla d'economia.
I primi sono l'aviazione, hanno bombardato l'Italia, fanno la guerra senza rischiare, dato che noi non abbiamo manco la difesa contraerea. I secondi sono le truppe di terra, vanno al massacro senza neppure sapere il perché.
Mauro Ammirati

martedì 21 maggio 2019

Gli stati occidentali si sottraggono alla colpa per i crimini di guerra



Quando un crimine di guerra non è un crimine di guerra? Quando è commesso da noi, ovviamente.


Ma questo truismo sta assumendo oggi un significato nuovo e sinistro e non solo perché Trump e i suoi svitati possono star pianificando un’altra covata di atrocità in Medio Oriente.
Poiché oggi sta diventando evidente un pericoloso slittamento in cui stati occidentali sono più pronti che mai a consentire crimini militari contro l’umanità, ad accettarli, ad approvarli e ad attendersi che noi tolleriamo queste violazioni grossolane e rivoltanti della legge internazionale.
Non sto semplicemente parlando del grottesco e patetico comportamento dell’”amnistia delle incriminazioni storiche” del nostro più recente ministro della difesa, che significa che si possono uccidere iracheni e afgani e farla franca, ma occorre essere un po’ più misurati in Irlanda del Nord. Non molto più misurati, attenzione, poiché osservate semplicemente le scattanti giovani élite Tory e i rinsecchiti ex generali che stanno strillando per ampliare questa licenza di uccidere a quelli che uccisero cittadini britannici a Belfast e Derry.
Questo non è solo un insulto all’umanità degli irlandesi, uomini e donne, dell’Irlanda del Nord che capita abbiano cittadinanza britannica; è anche porli in un limbo tra i mussulmani dagli occhi marrone del Medio Oriente che possono essere dimenticati dieci anni dopo essere stati liquidati, i britannici dagli occhi azzurri i cui assassinii avevano squadre di poliziotti e di agenti antiterrorismo in corsa per le strade della nazione per scovare e portare davanti alla giustizia i loro uccisori.
Non è solo una differenza nel DNA delle nostre vittime, naturalmente. E’ quell’aggettivo, “storiche”. Poiché quello che Penny Mordaunt e i suoi bulli stanno proponendo è un termine di prescrizione dei crimini di guerra, qualcosa che migliaia di ex nazisti hanno cercato e pregato di ottenere dopo la Seconda guerra mondiale.
No, i soldati britannici non sono nazisti, i marine statunitensi non sono la Wehrmacht, la RAF e l’aviazione statunitense non sono la Luftwaffe (anche se al riguardo dovremmo lasciar da parte Amburgo e Dresda). Sto parlando di paralleli, non di paragoni, a proposito della crescita improvvisa di una mentalità pericolosa e distorta che propone di esonerare gli assassini prima ancora che commettano il loro crimine.
Ma allontaniamoci dall’oscena lotta della Gran Bretagna nel nord-est dell’Irlanda, anche se molti sostenitori della Brexis sono parecchio pronti a tornarci. Attraversiamo, invece, l’Atlantico al più vasto manicomio di Washington dove Trump ha appena concesso pieno perdono al luogotenente dell’esercito statunitense Michael Behenna.
Il 16 maggio 2008 egli ha assassinato un iracheno di nome Ali Mansur. A Behenna era stato ordinato di ricondurre Mansur a casa sua dopo che era stato interrogato da agenti dei servizi segreti statunitensi a proposito dell’uccisione di due soldati USA in un attentato stradale. Non avevano trovato prove della sua colpevolezza. Ma Behenna ha portato il suo prigioniero nel deserto, lo ha spogliato, lo ha interrogato nuovamente sotto la minaccia di un’arma e poi gli ha sparato in testa e al petto. Il caso era semplice, o almeno voi potreste pensarlo. Behenna era stato condannato per omicidio preterintenzionale alla pena di 25 anni di carcere.
Ma poi il dipartimento statunitense della giustizia ha ridotto la sua condanna da 25 a 15 anni e gli ha concesso la libertà condizionale nel 2014. Behenna era un detenuto modello, ammirato dai suoi amici nel suo nativo Oklahoma.
E giusto dieci giorni fa Trump a concesso il pieno perdono a questo assassino dell’esercito. Nessuna sorpresa dal punto di vista di Trump, ovviamente. Ha detto che “la tortura funziona” e ritiene che funzioni anche l’omicidio di massa.
“Dovete far fuori le loro famiglie; quando prendete questi terroristi dovete far fuori le loro famiglie”, ha detto in un’intervista del 2015 il presidente degli Stati Uniti. Behenna ha commesso il suo assassinio giusto più di dieci anni fa, dunque nessuna protesta dalla Mordaunt e dai suoi amichetti a Londra; il suo crimine è stato commesso giusto dopo che sarebbe scaduto il suo termine decennale per la prescrizione dell’omicidio nel mondo mussulmano.
Un altro veterano statunitense della guerra in Iraq ha smentito questa assurdità il giorno dopo che il criminale di guerra Behenna è stato benedetto da Trump con la libertà. Waitman Wade Beorn era un ufficiale di cavalleria che aveva detto ai suoi soldati di trattare i civili iracheni come se fossero vicini di casa piuttosto che nemici. In un notevole articolo sul Washington Post Beorn ha scritto che il comandante in capo USA aveva preferito ignorare gravi crimini di guerra “a favore di una distorta idea di patriottismo ed eroismo”. Trump ha sposato “la mentalità che in guerra accadono cose brutte”, il che è bizzarro per un uomo che ha evitato il servizio militare.
Ma Beorn è unico nel fatto che ha anche scritto un libro sulla partecipazione dell’esercito tedesco all’Olocausto. Persino considerato il contesto premeditato razzista e fortemente diretto ideologicamente della Wehrmach, ha concluso, “la cultura di ciascuna unità e la dirigenza istituzionale hanno più direttamente influenzato il fatto che crimini di guerra fossero commessi. Capi omicidi guidavano unità omicide”.
Beorn non sta paragonando l’esercito statunitense alla Wehrmacht. Egli parla – anche se un po’ sentimentalmente – dei “sistemi di istruzione militare [degli Stati Uniti] che sottolineano i nostri valori e la legge sui conflitti armati” e le loro “forti fondamenta etiche”.
Ma egli evidenzia il famigerato “Decreto giurisdizionale” di Adolf Hitler del maggio 1941, appena prima dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica, che informava i soldati tedeschi che “per reati commessi da membri della Wehrmacht e da suoi dipendenti contro civili nemici, l’incriminazione non è obbligatoria, nemmeno se il reato è al tempo stesso un crimine o una violazione militare”.
Come indica Beorn, “ai soldati fu detto letteralmente che non sarebbero stati processati per comportamenti sarebbero stati un reato in qualsiasi altra parte dell’Europa”.
Il che è – realmente – spaventosamente prossimo alle proposte teoriche del nostro ministro della difesa. Scagionare assassini se uccidono afgani o iracheni – pur se dopo un intervallo decente – ma non se uccidono britannici, avrebbe potuto apparire piuttosto familiare ai veterani della Wehrmacht. Quando un presidente statunitense sostiene criminali di guerra come coraggiosi patrioti che sono semplicemente vittime di correttezza politica, egli “legittima comportamenti immorali e criminali”, scrive Beorn. Ed eccoci qua. Improvvisamente viene alla mente la Domenica di Sangue. E l’inchiesta sugli omicidi di massa di Ballymurphy a Belfast del 1971, questa settimana, che ha ascoltato un ex soldato britannico descrivere alcuni dei suoi compagni del Reggimento Paracadutisti in termini veramente spaventosi. Egli ha lodato i  soldati buoni e professionali, ma poi ha aggiunto: “C’erano anche degli psicopatici, c’erano persone che era pericoloso avere attorno”.
Potete scommetterci. “Soldati corrotti erano fuori controllo; uccidevano persone in strada sapendo che sarebbero stati protetti”, ha detto il testimone M597 all’inchiesta di Belfast, anche se quanto fossero “corrotti” quei soldati, dopo la Domenica di Sangue meno di un anno dopo, è discutibile. Ma ricordate: Ballymurphy è stato 48 anni fa, la Domenica di Sangue 47 anni fa. Questo è il genere di pensiero che oggi sta andando perso tra quei politici britannici che vorrebbero dare un colpo di spugna.
Trump ha pubblicamente appoggiato il maggiore statunitense Matt Golsteyn, che attualmente è accusato di omicidio premeditato per aver sparato a un uomo disarmato e aver bruciato il suo corpo in Afghanistan nel 2010. Trump lo ha definito un “eroe militare statunitense”.
Beorn si è anche occupato del caso del sostegno di Trump all’ex Navy Seal Edward Gallagher, un altro presunto criminale di guerra che, secondo il The New York Times, “ha sparato a una ragazza in un abito a fiori che passeggiava con altre ragazze sulla riva” del Tigri a Mosul nel 2017.
E’ caduta in terra stringendosi lo stomaco ed è stata trascinata via dalle altre donne. Beorn ricorda che nello stesso anno – e stiamo parlando di meno di due anni fa – Gallagher avrebbe ucciso un adolescente ferito accoltellando diverse volte al collo e una volta al petto.
“Trump ha twittato che a Gallagher saranno  concesse condizioni migliori in isolamento ‘in onore del suo servizio passato’”, ha scritto Beorn, “un onore che molti direbbero ha gettato alle ortiche molto tempo fa”.
Beh, sia ringraziato Dio, si può dire, per i Beorn di questo mondo. Ma che dire della docile accettazione del conto ufficiale dei morti dei nostri eserciti e aviazioni in Medio Oriente? Le forze della “coalizione” affermano di aver condotto 34.464 attacchi in Iraq e in Siria dall’agosto del 2014, uccidendo involontariamente 1.257 civili. Ma Amnesty International ha indagato le vittime civile di solo un’unica città – Raqqa in Siria – per un periodo di soli quattro mesi nel solo 2017, e ha conteggiato un pedaggio di morti civili superiore a 1.600.
Molto più inquietante – più fantastica, è forse il termine giusto – è l’affermazione della Royal Air Force di aver ucciso 1.019 “combattenti nemici” in Iraq e in Siria nel giro di quattro anni. Ma solo un civile. Solo uno – solo un singolo civile – è stato ucciso in mezzo a 1.020 morti. Queste cifre, che coprono il periodo tra il settembre 2014 e il gennaio di quest’anno, sono state diffuse dal Ministero della Difesa (MOD) britannico in risposta a una richiesta basata sulla Legge sulla Libertà d’Informazione dell’associazione di beneficienza Action on Armed Violence. E tutto questo è stato basato, secondo il MOD, sulla “migliore analisi dei dati post attacchi disponibili”.
Quasi tanto angoscioso quanto questo dato ridicolo è stato che la BBC lo ha riferito il 7 marzo come un servizio giornalistico onesto, solo precisando i suoi contenuti del tutto incredibili in seguito nel suo servizio con il commento dell’associazione di beneficienza che questo doveva essere “un record mondiale nei conflitti moderni”.
Il corrispondente per la difesa della BBC ha poi osservato che quelli erano “dati straordinariamente precisi” ma che l’analisi sul campo di battaglia “non è una scienza precisa”. Il che significherebbe – di nuovo prendendo le cose alla lettera – che la RAF ha ucciso solo uno dei 1.257 civili uccisi “involontariamente” negli attacchi aerei della coalizione nello stesso periodo.
Devo dire che statistiche di questo genere non solo soltanto inverosimili, incredibili e insultanti per chiunque le legga o le studi. Sono evidentemente miracolose, insensate, irresponsabili, assurde, bizzarre, strambe, fuori dal mondo, surreali e – per chiunque abbia seguito guerre negli ultimi quattro decenni – del tutto false. Chiunque creda davvero a questa roba deve anche essere totalmente convinto dell’esistenza dei marziani, di Babbo Natale o dei piccoli uomini verdi in fondo al giardino.
Tuttavia il Ministero della Difesa britannico l’ha fatta franca. Uccidere civili in attacchi aerei non può essere un crimine minore di quello di un soldato che uccide individualmente civili. E uccidere “involontariamente” civili dall’aria – mediante aerei o droni – non consente alle forze militari di proclamarsi innocenti.
L’indagine di Amnesty sugli attacchi di Raqqa dice che il pedaggio reale dei morti civili non solo è stato spaventoso ma anche del tutto inutile.
Tuttavia siamo diventati abituati a questo. Dal cielo, dalla strada, nel deserto, uccideremo e ci assolveremo.
No, “l’incriminazione non è obbligatoria”. Possiamo addirittura definire eroi gli assassini. In questi giorni la facciamo franca con l’omicidio, e nemmeno ce ne lamentiamo. Ne siamo complici.
di Robert Fisk – 20 maggio 2019
Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: The Independent
traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

LE OLIGARCHIE GLOBALISTE DI BRUXELLES CI CHIEDONO “PIÙ EUROPA” PER MEGLIO AFFOSSARE I POPOLI



di Luciano Lago
Come sappiamo, tra breve avremo le Elezioni per il Parlamento europeo il prossimo 26 di Maggio. Queste elezioni sono sicuramente importanti, forse più di quanto pensiamo, visto che una buona parte delle decisioni che riguardano la nostra vita di tutti i giorni (per un 80% circa ) già non si prendono in Italia ma sono decise a Bruxelles.
Nonostante tale realtà, come abitualmente succede, siamo sommersi dalle bugie e dalla frode, questo perchè le oligarchie globaliste che comandano in Europa, ci vogliono far credere che viviamo tutti in un sistema “democratico” quando in realtà sono sempre loro, le elite, quelle che stabiliscono i meccanismi di controllo dei popoli che loro dicono di rappresentare.
Nel caso della UE, la truffa consiste nel fatto che il Parlamento Europeo gode di un limitato potere reale e sono piuttosto altri oprganismi, non elettivi, come il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea, quelli che prendono la maggior parte delle decisioni fondamentali senza dover rendere conto ad alcuno.
L’Unione Europea è stata un progetto elitario fin dalla sua fondazione. L’Unione Europea fu costituita per volontà di una Elite di potere collegata con gli Stati Uniti che decisero di trasformare l’assetto dell’Europa, che avevano assoggettato dopo il 1945 trasformando il vecchio continente in un protettorato politico e militare, creando poi l’Unione Europea e la NATO ( creata in precedenza) per meglio averne il controllo in un sistema integrato.
Per arrivare a questo fine, l’elite di potere anglo USA, attraverso la massoneria, si incaricò di contrattare alcuni influenti politici europei filo americani, in modo che svolgessero il lavoro per soddisfare gli interessi del gruppo di potere dominante negli USA e nei circoli della elite, non certo gli interessi dei popoli europei.
Da allora molto è cambiato sia nello scenario europeo che in quello internazionale. Sulle tracce dei vecchi accordi del MEC si è sviluppata l’attuale Unione Europea sulla base di trattati come quello di Mastricht (1992), seguito poi da quello di Lisbona e da altri trattati che hanno determinato la cessione delle sovranità degli Stati nazionali alle Istituzioni europee per molti dei più importanti settori della sfera pubblica.
Tramite questi trattati e nella gestione effettiva è sorto di fatto un potere franco tedesco che non sempre obbedisce alle direttive che arrivano da Washington e che priva di capacità decisionale il resto dei paesi europei, in particolare quelli del sud Europa. La UE ha finito per mostrare il suo vero volto, in specie quando ha obbligato alle politiche di austerità i paesi più deboli dell’Unione, chiamandoli sprezzantemente i paesi del “Club Med”.
Moscovici con Soros
La UE ha dimostrato di essere una struttura tecno burocratica che priva i paesi aderenti della possibilità di decidere nell’interesse dei propri cittadini e si occupa di favorire gli interessi delle grandi corporazioni e dei potentati finanziari. Si può ingannare per un certo periodo la gente ma alla fine la vera natura di una struttura oligarchiaca viene fuori e questo lo hanno ormai notato in molti nei paesi europei che giustamente si sono trovati disaffezionati e delusi dal progetto della UE che inizialmente aveva trovato adesioni entusiaste in molti ingenui cittadini.
Il “bubbone” della UE è scoppiato in particolare quando questo organismo ha preteso di dettare le regole in tema di migrazioni, favorendo l’invasione in Europa di masse di stranieri provenienti da altre culture che sono difficilmente assimilabili con la cultura europea. Il tutto nell’ambito di un progetto di sostituzione etnica e di omologazione delle popolazioni europeee che parte da lontano e serve palesemente gli interessi delle oligarchie globaliste.
Ancora peggio quando le centrali della UE hanno cercato di imporre la loro ideologia in sostituzione dei valori etici tradizionali rimpiazzati con quelli alla base della ideologia massonica,basata su indifferenza di genere, omosessualismo, aborto liberalizzato, educazione LGBT, nozze omosessuali, l’adozioni gay, l’eutanasia, l’eugenetica ed altri concetti in contrasto con la cultura dei paesi a tradizione cristiana. Questo ha suscitato la rivolta ed il rifiuto di buona parte dell’opinione pubblica e di interi paesi come la Polonia, l’Ungheria ed altri paesi tradizionalisti.
Come se questo non bastasse, pur di seguire in modo servile la politica atlantista soggetta agli anglo-USA l’Unione Europea ha portato avanti un politica antirussa, di ostilità e di sanzioni contro la Federazione Russa, che dovrebbe essere invece l’alleato naturale dell’Europa.
La politica della UE sta distruggendo le radici cristiane del continente e sta portando avanti, attraverso l’euro e la BCE, una politica di indebitamento massiccio nella maggior parte dei paesi europei.
Tutto questo ha permesso che personaggi come George Soros e la Banca Goldman Sachs si siano trasformati negli autentici governatori ombra dietro le quinte delle Istituzioni europee, come confermato dagli stretti collegamenti degli oligarchi europei con questi personaggi e istituzioni.
La UE si rifiuta di proteggere gli interessi degli agricoltori e dei produttori del sud Europa, di fronte alla concorrenza di paesi esterni con bassi costi di mano d’opera e permette lo sfruttamento del lavoro per consentire l’abbassamento dei salari e la precarietà del lavoro. La UE ha appoggiato e sostenuto le migrazioni per indebolire gli stati nazionali a beneficio di Bruxelles e delle Istituzioni transnazionali e sta utilizzando paesi come l’Italia, la Grecia e la Spagna come un campo di sperimentazione delle sue tecniche di controllo sociale.
Protesta contro il Dominio delle Banche in Europa

Di fronte allo scontento ed all’impoverimento delle masse dei cittadini, gli oligarchi dell’Europa offrono in Italia, come slogan, “Più Europa” per dare maggiore potere e competenze ai tecnoburocrati di Bruxelles e Francoforte. Il maggiore potere alla UE serve per procedere nel tagliare la spesa pubblica nella sanità, nell’istruzione, nella cultura, nella sicurezza, nel risanamento del territorio e nelle infrastrutture e per ridurre le pensioni. Con il suo modello di economia di mercato la UE ci chiede di competere con i salari di paesi dove lo stipendio mensile lordo non supera 400 euro, di accettare una crescente precarietà del lavoro e dei tempi di vita attraverso le liberalizzazioni, privatizzazioni dei servizi pobblici, di rinunciare a qualsiasi forma di controllo pubblico sull’economia, dalle grandi reti infrastrutturali ai servizi pubblici locali. Ovvero l’Europa e i suoi apologeti ci chiedono tutto quello che i Governi degli ultimi 30 anni hanno scrupolosamente realizzato: sia quelli del centrosinistra, sia quelli del centrodestra, oggi addirittura il governo che parte da una piattaforma pseudo populista, ma che, grazie al cambio di passo di Di Maio e soci, si è messo nella stessa direzione, di ottemperare alle regole (il vincolo del 3% ), quelle dell’austerità che ha portato in Italia e in Europa a una crisi che in tempi di pace non si vedeva da quasi un secolo.
David Rockefeller :frase famosa
Il progetto dell’Unione Europea promosso dalle centrali mondialiste si rivela ormai per quello che è: un formidabile strumento di sottomissione degli stati, dei popoli e delle classi lavoratrici al dominio di una elite finanziaria globalista che opera per cancellare i diritti sociali, le aspirazioni nazionali, le culture nazionali in vista della realizzazione di un nuovo Ordine Mondiale.
N.B. A tal proposito è interessante riportare la dichiarazione fatta da Vladimir Putin ad un gruppo di turisti europei nel 2017, parlando in modo informale:
“Il Nuovo Ordine Mondiale ha collocato nidi di vipere nei vostri paesi”, ha detto Putin ad un gruppo di turisti venuti in visita al Cremlino. “E adesso le stanno aizzando”.
Con la Francia in stato di emergenza, il Regno Unito sotto legge marziale e con migliaia di militari che pattugliano le strade, la Germania e la Svezia che subiscono un collasso della legge e dell’ordine in riferimento alle masse di migranti entrati in quei paesi, è difficile mettere in questione quello che ha detto Putin.

Omran e la fake news sulla Siria riesumate da Mattarella



Che a diffondere fake news fossero “Repubblica” e affini eravamo abituati – a proposito, aspettiamo sempre che Facebook inizi un attento monitoraggio in linea con quanto affermato recentemente nella cosiddetta lotta alle pagine che diffondono bufale. Che fosse il presidente della Repubblica in modo così plateale meno, siamo onesti. In occasione di una commemorazione per i 100 anni di Save The Children, in uno stralcio del discorso, Mattarella ha dichiarato, secondo quanto riportano Agi, Ansa e altre agenzie: «Credo che tutti rammentiamo l’immagine del bambino siriano in ospedale, coperto di polvere, dopo il bombardamento della sua abitazione: quell’immagine ha commosso tanti nel mondo. Ma occorre che la commozione, la sollecitazione che queste immagini determinano non sia effimera e non si dimentichi in poco tempo». Sulle fake news che hanno giustificato i crimini contro la Siria, Save the Children è esperta (come abbiamo spesso denunciato), ma Mattarella ha proprio scelto la madre di tutte le bufale per elogiare la Ong oggi.
Non nominandolo direttamente, il presidente Mattarella infatti allude chiaramente alla storia di Omran Daqneesh, divenuta celebre in tutto il mondo perché strumentalizzata dai famigerati “Caschi Bianchi” durante la propaganda mondiale prima della Omran Daqneeshliberazione di Aleppo da parte dell’esercito siriano e dei suoi alleati (in particolare Russia, Iran e Hezbollah). Vi ricordate le mani di Saviano, Boldrini e Volo davanti la bocca in quei momenti? Ecco, Omran faceva parte di quella stessa strategia per impedire che gli abitanti di Aleppo tornassero a vivere in uno stato laico e moderno, dopo anni di torture sotto il giogo di quei terroristi che l’Occidente ha finanziato, supportato e armato. Qualcosa, tuttavia, si inceppò, nella macchina della propaganda. E proprio sul caso di Omran: l’autogol fu tanto clamoroso quanto censurato da tutti gli organi mainstream. Fu il padre stesso di Omran a denunciare la messa in scena, e la Russia portò il caso al Consiglio dei diritti umani di Ginevra, chiedendo formalmente ai mass media di rettificare la fake news diffusa. In questo resoconto di Rossi sul “Giornale” è raccontata molto bene l’intera vicenda.
Per un politico come Mattarella, che ha recentemente preso aperta posizione a sostegno del golpe Usa contro il Venezuela e che in passato ha avuto un ruolo attivo nella decisione italiana di aderire ai bombardamenti contro Belgrado, non può certo sorprendere la sua posizione sulle vicende siriane. Meno chiaro a molti, proprio perché immersi nelle fake news quotidiane, è chi governava ad Aleppo prima della liberazione. E chi continua ad infestare la Siria, ad esempio ad Idlib. Proprio oggi i terroristi (ribelli moderati nella vulgata di regime) hanno pubblicato questo video (“Gruppo ribelle, appoggiato dai turchi, che vuol passare per ‘moderato’, decapita soldato siriano”). E’ altamente sconsigliato ad un pubblico sensibile ma è più efficace di ogni parola possibile. Perché «la commozione, la sollecitazione che queste immagini determinano non sia effimera e non si dimentichi in poco tempo», è necessario estirpare completamente il terrorismo importato dall’Occidente in Siria. Chi non si esprime chiaramente in merito, Ong o politico che sia, non ha nessun diritto di pontificare sui diritti umani.
(“Sergio Mattarella e le fake news contro la Siria”, da “L’Antidiplomatico” del 13 maggio 2019).