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martedì 18 dicembre 2018

SEMPRE PIÙ GRAVE IL BILANCIO DELLE VITTIME DELL’AGGRESSIONE SAUDITA NELLO YEMEN



Il vero bilancio delle vittime del conflitto nello Yemen ha superato i 60.000, ma i media sono troppo “pigri” per aggiornare il conteggio delle vittime.
Il numero delle vittime aumenterà ulteriormente, nel mezzo di una battaglia in corso per la conquista della città portuale dello Yemen di Hodeidah, nonostante un cessate il fuoco negoziato dalle Nazioni Unite. 
Questa teregua è stato concordata ieri tra il governo sostenuto da Saudi Abd-Rabbu Mansour Hadi e il gruppo ribelle Houthi, ma la tregua è stata respinta almeno fino a martedì, quando le parti in conflitto si rifiutano di onorarla. Secondo quanto riferito , la coalizione araba ha lanciato nuovi attacchi aerei nella città portuale di domenica, mentre gli scontri continuano ad affliggere la regione.
Bambini yemeniti feriti in bombardamento ricevono le prime cure
è “Sappiamo già che ci sono sacche di carestia segnalate in diverse aree e che potrebbero essere morte anche 85.000 persone a causa della malnutrizione e delle malattie ad essa collegate”, ha detto Carboni.
Oltre tre anni di ostilità hanno causato un devastante tributo allo Yemen, con la coalizione guidata dai sauditi che ha effettuato centinaia di bombardamenti indiscriminati ed accusata di aver commesso vari crimini. Milioni di persone, compresi i bambini, sono a rischio di fame, mentre oltre la metà della popolazione dello Yemen si affida agli aiuti per sopravvivere.
Strage e colera nello Yemen
Un severo blocco aereo e marittimo dello Yemen continua a causare carenza di generi di prima necessità come cibo, medicine e carburante.
Il paese soffre anche di malattie dilaganti come il morbillo, la difterite e il colera, esacerbate dalla mancanza di servizi sanitari, strutture per il trattamento delle acque e altre infrastrutture civili cruciali danneggiate dai bombardamenti a guida saudita. Numerose ONG, che hanno fornito assistenza nel corso di tutto il conflitto, hanno notato che i raid aerei sauditi sono stati responsabili di una grande quota di morti tra i civili, spesso “erroneamente” prendendo di mira mercati, scuole, processioni funebri e matrimoni.
Fonte: RT News
https://www.controinformazione.info/sempre-piu-grave-il-bilancio-delle-vittime-dellaggressione-saudita-nello-yemen/

lunedì 17 dicembre 2018

Trasparenza sui passaggi di denaro da Big Pharma ai medici: perché fa paura il Sunshine Act italiano?

È in corso di esame alla “Commissione Affari Sociali” della Camera, la proposta di legge che introduce l’obbligo di trasparenza nei passaggi di denaro tra aziende farmaceutiche e medici. Tra le organizzazioni e le associazioni del settore c’è chi è completamente favorevole e chi esprime anche “timori”…

È all’esame della “Commissione Affari Sociali” della Camera la proposta di legge soprannominata “Sunshine Act italiano”, dal testo di legge analogo vigente in America, che detta le regole per la trasparenza nel passaggio di denaro tra Big Pharma e gli operatori sanitari.
L’associazione “No Grazie Pago io” (operatori sanitari e medici che rifiutano qualsiasi erogazione dalle aziende farmaceutiche) ha partecipato alle audizioni davanti alla Commissione come parte della delegazione della “Rete Sostenibilità e Salute” (RSS), collaborando alla stesura e alla presentazione di una memoria messa agli atti dalla commissione.
“La nostra memoria – spiegano i NoGrazie – guarda con favore alla proposta di legge per un “Sunshine Act italiano”; chiede che l’iter per la sua approvazione sia rapido e che siano presi in considerazione altri attori, oltre ad industria del farmaco e medici, come ad esempio l’industria degli alimenti per l’infanzia e le associazioni di pazienti”. Anche “Slow Medicine” faceva parte della delegazione RSS.
Le audizioni hanno riguardato anche altri soggetti. La “FNOMCEO”, per esempio, ha sottolineato che “il Codice di deontologia medica già prevede apposite disposizioni in materia di conflitto di interessi e che il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici… prevede che il dipendente pubblico deve rispettare i principi di integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza e agire in posizione di indipendenza e imparzialità, astenendosi in caso di conflitto di interessi, ma, al tempo stesso, non possiamo accettare che passi una cultura di criminalizzazione e di pregiudizio nei confronti della intera categoria professionale medica. Noi crediamo che eventuali strumentalizzazioni possano incrinare il rapporto di fiducia che esiste tra medico e paziente e non siano funzionali al sistema salute”.
La proposta di legge per il “Sunshine Act”, tuttavia, riguarda solo la trasparenza delle transazioni finanziarie tra industria e medici, senza criminalizzare o strumentalizzare nessuno. Anche la Fondazione “GIMBE” ha partecipato alle audizioni, facendo un appello ad “evitare di demonizzare i trasferimenti di denaro, che non necessariamente sono correlati a fenomeni corruttivi”.
“Rispettiamo ovviamente tutte le posizioni – dicono i NoGrazie – ma non capiamo perché la trasparenza incuta tanti timori”. Ecco il testo della Memoria presentata dalla “Rete Sostenibilità e Salute”.
Nel 2012, negli USA, l’industria farmaceutica ha speso circa 27 miliardi di dollari in promozione, di cui 3 per la promozione diretta al pubblico e 24 per quella diretta ai medici (1). Dato che la spesa totale per farmaci è di circa 300 miliardi di dollari, la promozione rivolta ai medici vale circa l’8% di questa spesa. Non è facile, e forse non è nemmeno possibile, trovare dati sulla spesa per la promozione ai medici in Italia. Ma se la percentuale fosse simile a quella USA, si tratterebbe di circa 2.4 miliardi di euro, su una spesa annuale per farmaci che si aggira sui 30 miliardi. E stiamo parlando solo di farmaci, ai quali bisogna sommare la spesa per la promozione di tutti gli altri dispositivi sanitari, per la diagnostica, per terapie non farmacologiche di vario tipo, per la riabilitazione, per la nutrizione (compresa quella infantile), ecc.
Come sono spesi questi 2.4 miliardi di euro? Difficile saperlo, ma dato che l’industria farmaceutica è globale, sono probabilmente globali anche le strategie di marketing. La torta, quindi, non sarà molto diversa da quella degli USA. Circa la metà dei soldi potrebbero essere spesi per le attività dei rappresentanti, solo in Italia chiamati “informatori scientifici”. Altre fette importanti riguardano la distribuzione di campioni, il finanziamento di eventi formativi e la spedizione di materiale promozionale di vario tipo. Vale la pena notare che a pagare per tutto ciò sono i cittadini, visto che la spesa per marketing è sicuramente integrata nel prezzo dei farmaci, sia che lo paghi direttamente il consumatore sia che lo finanzi il sistema sanitario nazionale (SSN).
Che la spesa per marketing dia un ritorno è più che certo. Nessun amministratore delegato potrebbe essere confermato da un’assemblea annuale di azionisti, se non potesse dimostrare che per ogni euro speso in marketing, ne introita 2 o 3 (questa è una stima, perché non ci sono dati a disposizione, ma è una stima considerata verosimile). Questo ritorno si basa ovviamente su un aumento di vendite dei prodotti oggetto di promozione commerciale e a un aumento delle prescrizioni (in media di due volte e mezza), spesso inappropriate e di minore qualità, e a un aumento relativo dei costi (2). Prescrizioni con percentuali più elevate di farmaci ancora sotto brevetto rispetto alle alternative equivalenti. Non stupisce che la spesa per il marketing possa superare anche di due o tre volte quella per la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci (3).
La RSS ritiene che, ai fini della sostenibilità del SSN, sia necessario regolare in maniera restrittiva il marketing dei farmaci e di tutti gli altri dispositivi sanitari e tecnologie diagnostiche, con l’obiettivo di ridurre l’eccesso, spesso inutile o dannoso, e in ogni caso costoso, di prestazioni sanitarie (4). Ma per regolare il marketing, bisogna conoscerlo. È quindi necessario, in primo luogo, sapere nel modo più accurato possibile, come l’industria della salute spende i soldi che investe per la promozione rivolta ai medici e ad altri operatori sanitari. Per questo, la RSS è favorevole al “Sunshine Act” (usiamo questo termine per brevità e perché è ormai entrato nel linguaggio comune di chi si occupa di questi temi), una legge che imponga trasparenza su tutte le transazioni finanziarie (in denaro, beni o servizi) tra produttori di farmaci, dispositivi medici o altri prodotti sanitari e operatori, associazioni e istituzioni sanitarie.
Per essere efficace, questa legge dovrebbe avere, secondo la RSS, le seguenti caratteristiche:
– obbligare a notificare tutte le transazioni finanziarie, di qualsiasi tipo e per qualsiasi valore che superi i 10 euro per singola transazione, o i 100 euro annuali nel caso di ripetute transazioni di scarso valore.
– imporre severe sanzioni in caso di mancata notificazione, o di tentativi di aggirare la legge (per esempio con transazioni in nero, o a prestanome, o su conti esteri, ecc.).
– inserire tutte le transazioni, con dati identificativi da stabilire (compresa la ragione di ogni transazione) in un registro pubblico, che possa essere facilmente consultabile e analizzabile da chiunque, dai semplici cittadini ai rappresentanti delle istituzioni, passando per ricercatori e giornalisti.
Dovrebbe inoltre applicarsi a transazioni finanziarie da parte di qualsiasi industria in qualche modo relazionata con la salute. Per esempio, molte attività educative e di ricerca dei pediatri sono sponsorizzate, oltre che dai produttori di farmaci e vaccini, da quelli di alimenti per l’infanzia (Nestlé, Mellin/Danone, Plasmon, Humana, ecc.), con conseguenze negative su inizio, esclusività e durata dell’allattamento, e relativi danni alla salute di madri e bambini (5,6). Queste transazioni devono essere coperte dalla legge. Infine, dovrebbero ricadere nell’ambito della legge, anche le transazioni nei confronti delle associazioni di pazienti; alcune di queste sono infatti finanziate dall’industria farmaceutica, che ne approfitta per promuovere l’uso dei suoi prodotti (7).
È fattibile mettere in pratica un “Sunshine Act italiano”? Il fatto che una legge simile sia già applicata in altri paesi da alcuni anni, depone a favore di una risposta positiva a questa domanda. Come si sa, il “Sunshine Act” è in vigore dal 2011 negli USA ed include attualmente informazioni sulle transazioni di oltre 2000 ditte con oltre 900.000 medici, per un totale annuale di circa 25 miliardi di dollari (8).
Ha permesso a ricercatori accademici, per esempio, di analizzare i flussi finanziari a seconda della specializzazione dei medici (9,10). Ha permesso ad associazioni per la difesa dei diritti dei cittadini di comprovare che i medici che ricevono più soldi dall’industria farmaceutica tendono a prescrivere più farmaci di marca (11). Ha permesso a giornalisti di scoprire che un famoso oncologo di New York, aveva omesso di dichiarare i suoi conflitti d’interesse, del valore di oltre 3 milioni di dollari, nel firmare articoli per importanti riviste scientifiche e nel promuovere specifiche terapie per il carcinoma del seno in numerosi congressi, terapie che avevano alternative meno costose e che si sarebbero per di più rivelate di scarsa validità. L’oncologo ha dovuto rassegnare le dimissioni, dopo che il New York Times ha svelato i suoi legami con l’industria (12).
Leggi simili al “Sunshine Act USA” sono in vigore da alcuni anni anche in alcuni paesi dell’Unione Europea: Francia, Portogallo, Danimarca, Grecia, Romania, Lituania e, ultimo arrivato, Belgio. La legge francese è più ampia di quella statunitense e ha dei criteri di notificazione più stringenti, ma le multe in caso di inadempienze sono minori (13). Sfortunatamente, oltre ai rapporti annuali dell’amministrazione francese sui dati inseriti nel registro, non sono disponibili articoli che analizzino volumi e distribuzione dei pagamenti ai medici. Considerazioni simili valgono per le leggi negli altri paesi citati dell’Unione Europea (14).
Anche se è presto, eccetto per USA e Francia, per un giudizio sulla fattibilità di un “Sunshine Act”, tutte le informazioni che abbiamo finora a disposizione, tendono verso una risposta positiva. Anche l’Unione Europea sembra convinta della fattibilità della legge, visto che, attraverso il Progetto Anticorruzione e Trasparenza, ha finanziato in Colombia l’elaborazione del “Sunshine Act”, e del relativo registro pubblico delle notificazioni (15). Se si può fare in Colombia, è molto probabile che si possa fare anche in Italia.
Ci sono alternative? Alcune multinazionali del farmaco, come per esempio la “GlaxoSmithKline”, hanno dichiarato l’impegno ad una totale trasparenza, in alcuni paesi, nei riguardi delle loro transazioni finanziarie con medici e altri operatori sanitari. Un simile impegno, a livello europeo, è stato preso da “EFPIA” (la Federazione Europea delle Industrie e delle Associazioni Farmaceutiche) nel 2013. Si tratta di un codice etico volontario, sia per le ditte sia per i medici, che facilita la pubblicazione delle transazioni finanziarie su qualche tipo di registro privato, cioè di proprietà delle ditte. Questa proposta è stata fatta propria in Italia da “Assobiomedica” (16). Peccato che non funzioni.
Innanzitutto perché il fatto che sia volontario, e non obbligatorio, rende la trasparenza incompleta per definizione. Poi perché la consultazione e l’analisi dei database è praticamente impossibile: i dati sono in formato pdf, a volte non si può nemmeno scaricare un file pdf, ma si deve procedere a forza di screenshot, in alcuni casi i dati sono in ordine alfabetico per nome e in altri per cognome, in altri casi nomi e cognomi sono preceduti da prof e dott (per cui è impossibile seguire un ordine alfabetico), raramente si riesce a scaricare i dati in un formato analizzabile (tipo excel), per cui si dovrebbe copiarli uno a uno. Si immagini il tempo di lavoro che ciò comporterebbe se si volessero analizzare le transazioni finanziarie delle oltre 200 imprese che operano in Italia (17).
L’inferiorità di un sistema basato su codici volontari rispetto ad uno ispirato al Sunshine Act è stata recentemente confermata da uno studio che ha condotto un’analisi comparata in 9 paesi europei: Francia, Germania, Olanda, Gran Bretagna, Lettonia, Svezia, Spagna, Portogallo e Italia (18). Oltre alla completezza, sempre superiore nei sistemi di legge rispetto a quelli volontari, lo studio conferma la difficoltà di accedere e soprattutto di analizzare i dati in questi ultimi. Gli autori raccomandano un “Sunshine Act” europeo che standardizzi i registri sulle transazioni finanziarie tra industria e medici in tutti i paesi, facilitando così il compito di cittadini, giornalisti, associazioni, ricercatori e istituzioni che desiderino analizzare i dati, per semplice curiosità o per capire se e come porre dei limiti a questo enorme passaggio di denaro, per ridurne le conseguenze dannose.
In conclusione, la RSS è a favore di una legge come il “Sunshine Act”, purché sia efficace, risponda cioè alle caratteristiche sopra elencate. La RSS, tuttavia, ritiene che il “Sunshine Act” non risolva tutti i problemi. Negli USA, per esempio, non ha (ancora) portato a una riduzione delle transazioni finanziarie né in quantità né in valore (19).
Il “Sunshine Act” rende solo trasparenti queste transazioni, permette di sapere quanto denaro passa di mano, da chi a chi e per quali ragioni. Permette di identificare i conflitti di interesse finanziari creati da queste transazioni. Potrebbe avere effetti a medio termine, come conseguenze di scelte di consumatori più consapevoli, raggiunti da informazioni più trasparenti relative a produttori ed erogatori di prestazioni sanitarie. Ma in ogni caso, alla fin fine, spetterà al legislatore e a chi amministra il SSN, auspicabilmente su pressione di gruppi di cittadini, decidere se transazioni e conflitti d’interesse stanno causando danni alla salute dei cittadini e alla sostenibilità del sistema, ed agire di conseguenza con altri interventi.
Riferimenti:
1 https://www.pewtrusts.org/en/research-and-analysis/fact-sheets/2013/11/11/persuading-the-prescribers-pharmaceutical-industry-marketing-and-its-influence-on-physicians-and-patients
2 Brax H et al. Association between physicians’ interaction with pharmaceutical companies and their clinical practices: A systematic review and meta-analysis. PLoS ONE 2017;12(4): e0175493
3 Gagnon MA, Lexchin J: The cost of pushing pills: a new estimate of pharmaceutical promotion expenditures in the United States. PLoS Med 2008;5(1):e1
4 https://www.sostenibilitaesalute.org/wp-content/uploads/2018/07/Appropriatezza-e-Linee-Guida-tra-provescientifiche-bisogni-della-singola-persona-e-interessi-commerciali.-RSS.pdf
5 Piwoz EG, Huff man SL. The impact of marketing of breast-milk substitutes on WHO-recommended breastfeeding practices. Food Nutr Bull 2015;36:373-86
6 McFadden A et al. Spotlight on infant formula: coordinated global action needed. Lancet 2016;387:413-5
7 McCoy MS. Industry support of patient advocacy organizations: the case for an extension of the Sunshine Act provisions of the Affordable Care Act. Am J Public Health 2018; 108:1026-30
8 Litman RS. The Physician Payments Sunshine Act: implications and predictions. Pediatrics 2018;141: e20171551
9 Agrawal S, Brown D. The Physician Payments Sunshine Act: two years of the open payments program. N Eng J Med 2016;374:906-9
10 Parikh K et al. Industry relationships with pediatricians: findings from the open payments Sunshine Act. Pediatrics 2016;137:e20154440
11 Ornstein C et al. Now there’s proof: docs who get company cash tend to prescribe more brand name meds. ProPublica, 17 March 2016
12 Top cancer researcher fails to disclose corporate financial ties in major research journals. By Charles Ornstein and Katie Thomas, New York Times, September 8, 2018
13 Life Sciences Legal Update
14 Santos A. The sun shines on Europe: transparency of financial relationships in the healthcare sector. Health Action International, Amsterdam, 2017
15 https://www.minsalud.gov.co/Paginas/Farmaceuticas-deberan-reportar-pagos-a-actores-del-sistema.aspx
16 http://www.dottnet.it/articolo/24879/convegni-e-viaggi-per-i-medici-ecco-il-codice-etico-di-assobiomedica
17 https://www.aboutpharma.com/blog/2017/02/22/458650/
https://www.conoscenzealconfine.it/trasparenza-sui-passaggi-di-denaro-da-big-pharma-ai-medici-perche-fa-paura-il-sunshine-act-italiano/

Notizie dal mondo di sotto: "La grande accozzaglia si prepara al grande ritorno" (e storie da(l) Vecchio (in)Continente)


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Mentre in Italia,
  • Tolosa, a Marsiglia, a Bordeaux, a Saint-Etienne, migliaia di Gilet Gialli manifestano,
  • Lione, gridano “Macron Dimission” e gli automobilisti suonano il clacson in appoggio,
  • a Nantes, piovono lacrimogeni,
  • Narbonne, lanciano carta igienica contro la Prefettura,
  • Besançon, si susseguono scontri,
  • a Parigi, cantano con orgoglio la Marsigliese.

Il tutto, come se non bastasse, mentre, sempre in Italia, Lilli Gruberberg ospita Andrea Verzon, il fondatore del nuovo partito paneuropeo, Volt Europa (*) – “un movimento paneuropeo e progressista che propone un modo di fare politica nuovo e più inclusivo” - nato come “reazione al crescere del populismo nel mondo e alla Brexit” (sic, Wikipedia) e presente, nel giro di un solo anno di vita già in 33 paesi del vecchio continente…..azzz!!!

Se non hai capito come hanno fatto non fa niente. Però, mi raccomando: passaparola e, soprattutto salut’me a Soros!

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(*) “Volt è un movimento paneuropeo e progressista che propone un modo di fare politica nuovo e più inclusivo. Vogliamo portare un cambiamento reale a tutti i cittadini d'Europa. Un nuovo approccio paneuropeo serve a vincere le sfide presenti e future: cambiamenti climatici, diseguaglianze economiche, immigrazione, conflitti internazionali, terrorismo, l'impatto della rivoluzione tecnologica sul lavoro. Limitati dai confini e dalle divisioni, i partiti nazionali non sono in grado di affrontare queste sfide: è invece necessario che noi Europei iniziamo a lavorare tutti insieme, come un solo popolo. Essendo un movimento politico transnazionale, Volt vuole allora aiutare gli Europei ad unirsi per creare una visione e un sentire comuni, condividere buone pratiche e sviluppare nuove politiche, insieme. Un nuovo modo di fare politica, per un nuovo millennio…..con gli stessi figli di Troika  di sempre, sul ponte di comando, che creano e manovrano marionette!

Adriano Colafrancesco

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http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2018/12/notizie-dal-mondo-di-sotto-la-grande.html

Mattarella cantore dell'elite ci tedia con i suoi pistolotti.


’’Integrity Initiative’ – Un’operazione di intelligence militare mascherata da istituzione di beneficenza per creare la “minaccia russa”



MOON OF ALABAMA
moonofalabama.org
Integrity Initiative, finanziata dal governo britannico, ha il compito di diffondere propaganda anti-russa e di influenzare, in questo modo, il pubblico, i militari e i governi di un certo numero di paesi. Quella che segue è un’analisi contestuale del terzo lotto dei documenti interni dell’Iniziativa che sono stati resi pubblici ieri da una persona rimasta anonima.
Christopher Nigel Donnelly (CND) è il co-direttore dell’Institute for Statecraft e il fondatore della sua emanazione, Integrity Initiative. L’Iniziativa sostiene di “Difendere la democrazia contro la disinformazione“.
L’Integrity Initiative lo fa diffondendo disinformazione sulla presunta influenza russa tramite gruppi scelti di giornalisti in tutta Europa e negli Stati Uniti.
Sia l’Istituto che l’Iniziativa affermano di essere organizzazioni non governative indipendenti. Entrambe sono finanziate dal governo britannico, dalla NATO e da altri enti statali.
Tra i documenti prelevati dai server dell’Istituto da una persona rimasta anonima, troviamo diversi articoli su Donnelly e anche alcuni appunti di suo pugno. Quella che [questi appunti] mettono in luce è una mentalità russofoba, caratterizzata da una totale mancanza di pensiero strategico-realistico.
C’è anche un file (pdf) con una copia del suo passaporto:

Dal suo curriculum vitae (pdf) apprendiamo che Donnelly aveva prestato servizio per molto tempo nel British Army Intelligence Corps, dove aveva fondato e guidato il Centro di Ricerca Studi Sovietici presso la Royal Military Academy Sandhurst. Successivamente, era stato coinvolto nella creazione del Foreign Military Studies Office (FMSO) dell’esercito americano a Fort Leavenworth. Aveva lavorato presso il Ministero della Difesa Britannico e poi come consulente di diversi Segretari Generali della NATO. È direttore dal 2010 dell’Institute for Statecraft. Donnelly  è anche consulente del Ministero degli Esteri della Lituania. È “Mentore Anziano per Sicurezza e Giustizia” dell‘Unità di Stabilizzazione del Regno Unito, che ha il compito di destabilizzare diversi paesi. E’ Colonnello Onorario del Gruppo Speciale dell’Intelligence Militare (SGMI).
Durante il suo periodo di analista di intelligence militare, negli anni’80, Donnelly aveva scritto diversi libri ed articoli sull’Unione Sovietica e sul suo esercito.
Donnelly sembra essere ossessionato dalla ‘minaccia russa’ ed è determinato a combatterla con tutti i mezzi. La sua paranoia è evidente in un rapporto “privato e confidenziale” dello Statecraft Institute dal titolo: The Challenge of Brexit to the UK: Case study – The Foreign and Commonwealth Offices (pdf):
Il nostro problema è che, negli ultimi 70 anni, circa, nel Regno Unito e in Europa abbiamo vissuto in un sistema sicuro e regolamentato che ci ha permesso di goderci una vacanza dalla storia.

Sfortunatamente, questo stato di cose viene ora messo in discussione. Un nuovo paradigma di conflitto sta sostituendo il paradigma del 19° e 20° secolo.

In questo nuovo paradigma, la netta distinzione che la maggior parte delle persone era stata in grado di fare tra guerra e pace, la loro aspettativa di stabilità e un certo grado di prevedibilità nella vita, sono state sostituite da una volatilità imprevedibile e da un permanente stato di instabilità, in cui guerra e pace diventano sempre più difficili da districare. Il concetto “classico” di un conflitto tra due giocatori o tra gruppi di giocatori distinti sta cedendo il passo ad un mondo di competizione darwiniana, dove tutti i partecipanti (stati-nazione, attori sub-statali, grandi multinazionali, gruppi etnici o religiosi, e così via) sono costantemente in lotta l’uno con l’altro in una “guerra di tutti contro tutti”. Il sistema basato sulle regole occidentali, che la maggior parte degli Occidentali dà per scontato e che ha finito per credere “normale”, è sotto attacco da parte di paesi e di organizzazioni che desiderano sostituire il nostro sistema con il loro. Quella che dobbiamo affrontare non è una crisi, è una sfida strategica, [che proviene] da più direzioni contemporaneamente.
In realtà, il “sistema basato sulle regole occidentali“, attuato integralmente dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, è un concetto in base al quale “l’Occidente” stabilisce arbitrariamente le regole e minaccia di far fuori chiunque non le segua. Ne sono una testimonianza le guerre contro la Serbia, la guerra all’Iraq, la distruzione della Libia, il colpo di stato pilotato dall’Occidente in Ucraina e l’aggressione dei mercenari jihadisti contro il popolo della Siria e dell’Iraq. Nessuna di queste azioni era legale secondo il diritto internazionale. Chiedere il ritorno ad una stretta osservanza del diritto internazionale, come fanno ora Russia, Cina ed altri paesi, non è un tentativo di sostituire “il nostro sistema con il loro“. È un ritorno alle normali funzioni della diplomazia mondiale. Non è di certo una “competizione darwiniana“.
Nell’ottobre del 2016, Donnelly aveva avuto una discussione privata con il Generale Sir Richard Barrons (pdf), contrassegnata come personale e confidenziale. Barrons è un ex comandante del British Joint Forces Command. La prima riga [del documento] è assolutamente priva di senso: “Il modello di difesa del Regno Unito sta fallendo, il Regno Unito corre un rischio reale”.
Ci sono alcune chicche interessanti, indici, ancora una volta, di una mentalità paranoica. Il discorso è anche abbastanza fedele, in modo realistico, alla postura militare britannica che Barrons ed altri avevano creato:
C’è stata una smobilitazione progressiva e sistematica della capacità militare della NATO ed un abbassamento delle difese di tutti i suoi membri.

Stiamo assistendo a modi di guerra nuovi/reinventati, ibridi, oltre al ritorno in auge della forza bruta nelle attività belliche.

Le portaerei possono essere utili in numerose occasioni, ma non per una guerra contro la Cina o la Russia, perciò dovremmo riequipaggiarle di conseguenza. …
L’Occidente non ha più un vantaggio militare sulla Russia. …
Il nostro programma nucleare prosciuga risorse dalle forze convenzionali e le svuota. … 
La brigata britannica in Germania non è un buon deterrente contro la Russia. … 
Il nostro battaglione in Estonia è un ostaggio, non un deterrente. …
Il generale lamenta la mancanza di influenza che l’esercito ha sul governo britannico e sulla popolazione. Chiede inoltre più ricerca finanziata dal governo che possa poi essere ritrasmessa al governo:
Perciò, se non arriva nessuna catastrofe a dare la sveglia alle persone e a chiedere una risposta, dobbiamo allora trovare un modo per far sì che il nucleo del governo si renda conto del problema e lo sottragga allo spazio politico. Dovremo imporre cambiamenti che vadano oltre gli interessi acquisiti. NB Lo abbiamo già fatto negli anni ’30.
La mia conclusione è che dobbiamo essere noi a dare il via al dibattito o aspettare che capiti qualcosa di terribile che ci costringa all’azione. Dobbiamo generare un dibattito indipendente al di fuori del governo.

Dobbiamo chiederci: quando e come inizieremo a rimettere tutto a posto? Abbiamo le capacità/capacità nazionali per farlo? In tal caso, come possiamo migliorare l’utilizzo delle risorse per fare ciò? Abbiamo bisogno di questo dibattito ORA. Non c’è un momento da perdere.
Si trattava di un ordine, proveniente dal cuore stesso del potere britannico, impartito a Donnelly per impegnarlo ancora più a fondo nel business della manipolazione dell’opinione pubblica britannica. Esaltare Russia come una minaccia, in modo che ancora più soldi potessero essere sottratti agli “interessi acquisiti” della gente e gettati nella macchina militare.
Quel particolare consiglio del generale Barrons era stato accettato. Nel 2017, l’Integrity Initiative aveva chiesto finanziamenti al Ministero della Difesa (pdf) per vari progetti volti ad influenzare la popolazione, il parlamento, l’esercito e il governo, nonché le forze di paesi stranieri. La richiesta riporta alcuni “indicatori di performance” che avrebbero dovuto misurare il successo delle sue attività. L’indicatore principale di successo per l’attività proposta dall’Iniziativa al Ministero della Difesa era una “posizione più ferma nella politica di governo nei confronti della Russia“.
Chiedere un finanziamento governativo per influenzare il governo in modo che assuma una “posizione più dura nei confronti della Russia” sembra una argomentazione leggermente circolare. Ma è coerente con l’operato di altri gruppi di studio ed organizzazioni politiche anglo-americane, in cui un settore del governo, di solito quello dei falchi guerrafondai, utilizza segretamente le ONG e i think tank per fare pressioni su altri settori del governo, per indurli a sostenere il proprio progetto e lo stanziamento relativo.
Ed ecco come era stato fatto. Gli “esperti” del “benefico” Institute for Statecraft and Integrity Initiative avevano testimoniato davanti al Parlamento Britannico. Mentre venivano a tutti gli effetti pagati dal governo, avevano esercitato pressioni sul parlamento sotto la copertura della loro ONG. Questa circolarità aveva consentito anche l’uso di intermediari internazionali. I membri del gruppo spagnolo (pdf) dell’Iniziativa avevano riferito al Parlamento Britannico sul referendum catalano e sulle relative accuse contro l’editore di Wikileaks, Julian Assange. (È probabile che questa testimonianza abbia portato al cambiamento della posizione del governo ecuadoriano nei confronti di Assange).
Sfortunatamente, o fortunatamente, queste operazioni di lobbismo sono per lo più gestite da persone incompetenti, proprio nel campo specifico in cui stanno facendo pressioni. Chris Donnelly, nonostante una lunga esperienza nell’intelligence militare, ha ovviamente zero competenze come stratega militare o come pianificatore.
Nel marzo 2014, subito dopo la separazione della Crimea dall’Ucraina, Donnelly aveva suggerito alcune misure militari (pdf) che l’Ucraina avrebbe dovuto adottare per quanto riguardava la Crimea:
Se io fossi al comando, il prima possibile:
1. Istituirei un cordone sanitario sull’istmo di Crimea e sulla costa nord della Crimea con truppe e mine.
2. Minerei il porto di Sebastopoli e la relativa baia. Si può farlo facilmente utilizzando un traghetto, in mancanza di un posamine. Non occorrono molte mine per avere un’azione efficace. Le mine potrebbero facilmente anche essere acquistate.
3. Farei alzare in volo la loro forza aerea e attiverei tutte le loro difese aeree. Se non riescissero a far volare i Mig sugli aereoporti della Crimea, questi dovrebbero essere distrutti, per far capire che fanno sul serio.  Attivare le contromisure elettroniche preoccuperebbe i Russi, dal momento che gli Ucraini dispongono della stessa elettronica. Se i Russi creassero interferenze, danneggerebbero anche i loro stessi sistemi.
4. L’Ucraina disponeva di armamenti importanti, come un grosso dispositivo anti-satellite a microonde. Se lo hanno ancora dovrebbero usarlo.
5. Il governo ha bisogno di una campagna di comunicazione strategica che affermi che tutto viene da Mosca. Devono articolare una visione a lungo termine che ispiri le persone, per quanto difficile questo possa essere. Senza di essa, per cosa combatterebbe la gente?
6. Dovrebbero chiedere, adesso, all’Occidente di iniziare a rifornirli di petrolio e di gas. Ce n’è una grossa disponibilità, visto che l’inverno è stato mite.
Sto cercando di diffondere questo messaggio.
Pensate per un momento a come la Russia avrebbe risposto alla posa di mine davanti al porto di Sebastopoli, alla messa fuori uso dei suoi satelliti o alla distruzione dei suoi caccia in Crimea. Quei “gesti” sarebbero stati atti illegali di guerra contro le forze di una potenza nucleare, legalmente dispiegate in Crimea. E come avrebbe fatto l’Occidente a fornire immediatamente gas all’Ucraina, visto che la rete dei gasdotti ucraini era stata progettata per ricevere gas dalla Russia [esclusivamente] in modo unidirezionale?
Questo modo di pensare sconclusionato è tipico dell’Istituto e del suo modo di creare propaganda.
Uno dei suoi impiegati/appaltatori è Hugh Benedict Nimmo, che l’Iniziativa aveva pagato per produrre propaganda anti-russa che era stata poi diffusa attraverso varie pubblicazioni occidentali. (Nimmo attualmente lavora presso il Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, un altro centro di lobbismo di falchi guerrafondai. Nessuno degli altri ricercatori che si occupano di ’Ricerca Digitale’ ha esperienza nel campo della tecnologia informatica, sono tutti hackers politici).
Secondo gli (ancora molto incompleti) files dell’Iniziativa, Ben Nimmo aveva ricevutocommissioni mensili per consulenze, pari a 2.500 sterline, fra il dicembre 2015 e il marzo 2016. Nel mese di agosto 2016 aveva mandato una fattura (pdf) di 5.000 sterline per il suo “lavoro di agosto a favore di Integrity Initiative“. Un calendario produzione (pdf) da marzo a giugno 2016 elenca i seguenti risultati e attività di Nimmo:
• 17 marzo, Atlantic Council: Sì, Putin crede veramente alla sua stessa propaganda, Ben Nimmo
• 21 marzo, Newsweek: La paranoia di Putin sta guidando le sue avventure straniere, Ben Nimmo
• 22 marzo, Camera dei Comuni Britannica: La guerra russa dell’informazione: una realtà aerografata, Jonathan Eyal e Ben Nimmo
• Metà maggio, Consiglio Atlantico: Distrarre, ingannare, distruggere: Putin in guerra in Siria. Ben Nimmo e altri (studio importante)
• Calendario di inizio maggio: La penetrazione russa in Germania, Harold Elletson, Ben Nimmo e altri – 10.000 parole
• Calendario di giugno: Atlantic Council, importante rapporto sulla teoria della cospirazione e sulla politica estera russa, Ben Nimmo (potenziali eventi di lancio a Londra e/o Washington)
• Fine giugno: La mappatura dell’intera macchina russa per il condizionamento, Ben Nimmo: 10.000 parole
Ci si potrebbe chiedere quanto spesso Ben Nimmo abbia fatturato due volte i suoi vari sponsor per questi opuscoli di fantasia fatti con il copia-incolla.
Verso la fine del 2017, Ben Nimmo e la “giornalista” del Guardian Carole Cadwalladr avevano diffuso voci secondo cui la Russia avrebbe usato le pubblicità di Facebook per influenzare la decisione sulla Brexit. La Cadwalladr era anche stata premiata per il suo lavoro. Sfortunatamente, il pezzo non era stato rimosso quando Facebook aveva rivelato che gli accounts “collegati alla Russia” avevano speso un totale di 97 centesimi in pubblicità a favore della Brexit. È inspiegabile come ciò sia stato sufficiente per farli arrivare al loro (presunto) scopo.
La Cadwalladr è presentata come relatrice (pdf) in una conferenza sulla “condivisione delle competenze,” organizzata dall’Istituto per l’1-2 novembre, sotto il titolo: “Affrontare gli strumenti dell’influenza maligna – Sostenere il giornalismo del 21° secolo”.
Quest’anno, Ben Nimmo è diventato famoso per aver affermato che diverse persone reali, con opinioni individuali, erano “troll russi”. Come avevamo fatto notare:
Nimmo e molti altri idioti citati nel pezzo erano arrivati alla conclusione che Ian56 fosse un troll pagato dal Cremlino, non una persona reale. Accanto a Ian56 Nimmo “aveva identificato” altri account di “troll russi”:
Ben Nimmo @benimmo – 10:50 UTC-24 Mar 2018
Un retweeter particolarmente influente (a giudicare dal numero di account che poi lo hanno ritwittato) era @ValLisitsa, che posta in inglese e in russo. L’anno scorso, questo account era entrato a far parte della campagna trollistica #StopMorganLie.
Se Nimmo, un ex portavoce della NATO, avesse avuto un’educazione decente, avrebbe saputo che @ValLisitsa, alias Valentina Lisitsa, è una famosa pianista ucraino-americana. Sì, a volte tweetta in russo per i suoi numerosi fan in Russia e in Ucraina. È diventato crimine? I video su Youtube delle sue performance in tutto il mondo hanno più di 170 milioni di visualizzazioni. È assurdo affermare che sia un “troll russo” e insinuare che stia prendendo soldi dal Cremlino per condizionare le opinioni dei “troll russi”.
L’ultima sciocchezza di Ben Nimmo è l’affermazione che la Russia di Putin ha trasformato l’umorismo in un’arma. Abbiamo documentato molto tempo fa come, secondo i media occidentali, la Russia abbia “trasformato in armi” … di tutto, dagli scarafaggi-robot ai trucchi mentali dello Jedi. Far diventare l’umorismo un’arma è un’affermazione nuova e idiota:
Ben Nimmo, un ricercatore del Consiglio Atlantico sulla disinformazione russa, ha detto alla BBC che i tentativi di creare meme divertenti facevano parte della strategia della “disinformazione per l’era informatica”.
C’è qualcuno che possa aiutare il tizio a crescere?
L’Institute for Statecraft Expert Team (pdf) elenca diverse persone con background in intelligence militare, insieme a molti “giornalisti”. Uno di loro è:
Mark Galeotti
Specialista in dottrina strategica russa; sull’applicazione della disinformazione russa e della guerra ibrida; sull’uso della criminalità organizzata come arma di guerra ibrida. Competenze educative e di tutoraggio, anche in ambienti statunitensi ed est-europei, e nel mondo aziendale.
Linguista russo
Galeotti è l’infame inventore della “Dottrina Gerasimov” e della propaganda sulla presunta guerra “ibrida” della Russia.
Nel febbraio 2013 il generale russo Valery Gerasimov, all’epoca Capo di Stato Maggiore della Russia, aveva pubblicato un documento dove analizzava il modo in cui l’Occidente stava portando avanti un nuovo tipo di guerra, mescolando propaganda, eserciti mercenari e forze militari [vere e proprie] in operazioni unificate.
Galeotti aveva sostenuto che l’analisi di Gerasimov sulle operazioni “occidentali” fosse [in realtà] una nuova dottrina russa di “guerra ibrida”. Aveva inventato il termine ‘dottrina Gerasimov,’ che poi aveva preso il volo nel regno della propaganda. Nel febbraio 2016, la rivista militare dell’esercito statunitense Military Review aveva pubblicato un’analisi più approfondita (pdf) del documento di Gerasimov, che aveva smentito tutte queste assurdità. [Military Review] aveva concluso senza riserve che:
L’articolo di Gerasimov non propone una nuovo tipo di guerra russa o una guerra ibrida, come è stato dichiarato in Occidente.
Ma i propagandisti anti-Russi avevano continuato a ripetere le sciocchezze di Galeotti. Solo nel marzo 2018, cinque anni dopo aver inventato la “dottrina Gerasimov” e due anni dopo essere stato completamente smentito, alla fine,[Galeotti] aveva ritrattato:
Dovunque, troverete studiosi, esperti e politici che parlano della minaccia che la “dottrina Gerasimov,” dal nome del Capo di Stato Maggiore della Russia, pone all’Occidente. È un nuovo genere di guerra, “una teoria ampliata della guerra moderna” o anche “una visione di guerra totale”.
C’è solo un piccolo problema. Essa non esiste. E, più a lungo fingiamo che esista, più a lungo fraintendiamo la, reale ma diversa, sfida della Russia.
Sento di poterlo dire perché, con mio immenso dolore, ho creato io questo termine, che, da allora, ha acquisito una sua propria vita distruttiva e barcolla goffamente nel mondo, spandendo nella sua scia paura e disgusto.
Lo “specialista in pensiero strategico russo” dell’Institute for Statecraft, un esperto in “disinformazione e guerra ibrida“, aveva creato dal nulla una inesistente dottrina russa e l’aveva usata per sollecitare misure anti-russe. Come Ben Nimmo, è un ottimo esempio della qualità degli esperti e del lavoro dell’Istituto.
Uno dei documenti appena rilasciati, intitolato CND Gen list 2 (pdf) (CND = Chris Nigel Donnelly) comprende nomi ed indirizzi email di un certo numero di militari, persone di governo e appartenenti a gruppi di studio. L’anonimo che ha fornito ii documenti affermache l’elenco riguarda “impiegati che hanno partecipato ad una riunione a porte chiuse con i caschi bianchi“. (Non è stato ancora pubblicato nessun documento che lo confermi). Un nome nell’elenco è di particolare interesse:
Pablo Miller era il referente e l’amico di Sergej Skripal, l’agente doppio britannico che era stato “novichokizzato” a Salisbury. Quando il nome di Miller era stato menzionato nella stampa, il governo britannico aveva emesso una D-Notice [ordine di non divulgazione] per impedirne ulteriori pubblicazioni.
Come avevamo scritto nel mese di aprile:
Pablo Miller, un agente britannico dell’MI6, aveva reclutato Sergej Skripal. Anche l’ex agente dell’MI6 a Mosca, Christopher Steele, era stato coinvolto nel caso. Skripal era stato catturato dai servizi di sicurezza russi ed era finito in prigione. Pablo Miller, il reclutatore del MI6, era diventato il responsabile di Sergej Skripal dopo il suo rilascio dalla Russia in uno scambio di spie. Secondo quanto riferito, anche lui vive a Salisbury. Sia Christopher Steele che Pablo Miller lavorano per la Orbis Business Intelligence, quella che aveva creato il “Dossier Sporco” su Donald Trump.
Nel 1979, prima di diventare una spia, Pablo Miller aveva prestato servizio nel 4° Royal Regiment Tank. (Il giornalista della BBC Newsnight, Mark Urban, che ha di recente pubblicato un libro basato su interviste con Skripal, ha militato insieme a Miller nello stesso reggimento.) Il motto del 4 ° reggimento è “Fear Nought”. L’indirizzo email di Pablo Miller, indicato nell’elenco di Chris Donnelly, è “fearnaught4rtr@hotmail.com”.
A marzo, proprio all’inizio della vicenda Skripal e prima che si parlasse di “Novichok”, ci eravamo chiesti se Skripal fosse stato coinvolto nella creazione del “Dossier Sporco”, rivelatosi poi privo di fondamento, e se questa fosse stata una motivazione sufficiente per alcuni manovratori dietro le quinte britannici per toglierlo di mezzo:
Qui ci sono alcune domande:
• Skripal ha aiutato Steele a fabbricare il “dossier” su Trump?
• Erano stati utilizzati i vecchi contatti di Skripal per contattare altre persone in Russia e per chiedere loro informazioni sulle ‘porcherie’ di Trump?
• Skripal aveva minacciato di parlarne?
Se c’è un collegamento fra il dossier e Skripal, il che mi sembra molto probabile, allora esiste un certo numero di persone e di organizzazioni con potenziali motivi per ucciderlo. Un sacco di personaggi e di funzionari ambigui, su entrambe le sponde dell’Atlantico, erano stati coinvolti nella fabbricazione e nella conduzione della campagna anti-Trump/anti-Russia. Ci sono diverse indagini in corso e un giorno potrebbe venire alla luce un bel mucchio di biancheria sporca. Rimuovere Skripal e darne la colpa alla Russia sarebbe potuto sembrare un modo conveniente per liberarsi di un potenziale testimone.
La divulgazione più recente dei documenti di Integrity Initiative include numerose relazioni particolareggiate (pdf) sulle reazioni dei media stranieri all’affare Skripal. Ci si chiede come mai l’Iniziativa abbia commissionato e pagato una tale ricerca (pdf).
Dopo due anni, l’inchiesta di Muller non ha trovato nessuna prova della presunta “collusione” fra la Russia e la campagna di Trump, come era stato suggerito dal falso dossier di Steele. Tutte le affermazioni sulla presunta collusione si sono rivelate una creazione di “ex” agenti dell’intelligence britannica che probabilmente avevano agito su richiesta dei capi dell’intelligence americana, Clapper e Brennan. Fino a che punto sono stati coinvolti in questo tentativo lo specialista della Russia Chris Donnelly e il suo Institute for Statecraft?
Dopo aver letto tutti i documenti e gli elenchi dell’Iniziativa divulgati al pubblico, si ha l’impressione che si sia trattato di un’operazione segreta di intelligence militare, camuffata da ONG pubblica. Con finanziamenti milionari da parte del governo, l’Institute for Statecraft e l’Integrity Initiative operano sotto l’etichetta di istituzioni di beneficenza per creare e diffondere disinformazione verso il pubblico e, di ritorno, verso il governo e lo stesso esercito.
La paranoia sulla Russia, che, oggettivamente, è meno dannosa di quella creata del “sistema di regole” “occidentale, è illogica e non basata su un’analisi fattuale. Fa della Russia un “nemico” quando non lo è. Si inventa una “minaccia” dal nulla. Le uniche persone che traggono profitto da questo sono gli stessi propagandisti, nonchè le aziende e le persone che li sostengono.
Il motto dell’Iniziativa: “Difendi la democrazia contro la disinformazione” è un vero costrutto orwelliano. Diffondendo la propaganda e usandola per influenzare il pubblico, il parlamento, l’esercito e i governi, l’Istituto mina attivamente il processo democratico, che dipende dalla libera disponibilità di informazioni veritiere.
Dovrebbe essere chiuso immediatamente.
Note:
• Ci sono già stati tentativi per cancellare da Internet i files rilasciati. Un archivio completo di tutti i files di Integrity Initiative pubblicati fino ad ora è qui. Se i collegamenti pubblici cessassero di funzionare, potete contattare l’autore di questo blog per accedere ai backup privati.
• Tim Hayward fornisce un elenco (scorrere verso il basso) di tutti gli articoli scritti fino ad ora sull’Integrity Initiative, qui ed altrove.
• La copertura completa di Moon of Alabama di Integrity Initiative:
Moon of Alabama
Fonte: moonofalabama.org
Link: https://www.moonofalabama.org/2018/12/the-strange-mind-of-christopher-nigel-donnelly.html#more
15.12.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
https://comedonchisciotte.org/integrity-initiative-unoperazione-di-intelligence-militare-mascherata-da-istituzione-di-beneficenza-per-creare-la-minaccia-russa/