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lunedì 27 maggio 2013

I Marò raccontati dal fatto quotidiano

Rileggendo con attenzione alcuni articoli scritti in questi 16 mesi,sulla vicenda marò,colpisce il ruolo della Stampa italiana,cassa di risonanza del Governo in alcuni casi,e vicina alle ragioni dell’India in altri casi,salvo rare eccezioni rappresentate dal giornale e giornale d’Italia che riportavano invece un'altra versione,subito tacciata da qualcuno di essere di parte,militarista e fascista che trattava i due marò come degli eroi che se fossero stati rilasciati diventavano subito protagonisti di talk show e isola dei famosi.
Uno dei giornali impegnati a rappresentare la vicenda nei termini più vicini alle ragioni dell’India è stato il “Fatto Quotidiano”.Sorprende che in questo caso non esistono inchieste ,approfondimenti,dubbi,anzi il dubbio c’è sul diritto internazionale,viene fuori un diritto internazionale all’americana che vogliono evocare i nostri governanti,per coprire i due assassini italiani ,e si cerca di stimolare e di indignare e di far capire ai lettori del giornale la giustezza e la comprensione nei confronti dell’India,grande paese che continua a essere visto con un atteggiamento coloniale,insomma la sensazione che si prova leggendo l’articolo che oltre a essere due criminali i marò ,sono criminali tutti gli italiani perché rivendicano cose inesistenti ,a cominciare dal Diritto internazionale,ma vediamo l’articolo di Massimo Fini
Due pesi e due marò
di Massimo Fini | 10 marzo 2012
“Ancora un passo e siamo al “Sakineh, subito libera!”. Per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i fucilieri di Marina in stato di arresto in India, tutta la destra ma anche parte della sinistra si sono mobilitate al grido di “Riportiamoli subito a casa”, “Salviamo i nostri marò”, “Siamo tutti con voi”. L’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, quasi in lacrime ha dichiarato: “I nostri ragazzi devono tornare in Italia ed essere restituiti alle loro famiglie”. Si è invocato l’intervento della Nato e dell’Unione europea. Il Giornale ha scritto: “La parte sana del Paese difende i suoi soldati” e vedendo una parte della sinistra un po’ tiepida ha sottolineato, in polemica col sindaco di Milano Pisapia, che a Giuliana Sgrena e alle ‘due Simone’ “nessuna istituzione ha mai negato solidarietà e partecipazione durante i difficili momenti della prigionia”.

Non ho alcuna simpatia per le Sgrene e le Simone, ‘vispe terese’ del turismo di guerra, ma a parte che una cosa è un sequestro altra un arresto ordinato dalla magistratura di uno Stato, qui c’è il piccolo particolare che Girone e Latorre sono accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati somali. All’inizio i due fucilieri si sono difesi dichiarando: “Abbiamo sparato in aria e poi in acqua, contro un’imbarcazione con cinque uomini armati”. Tesi incautamente fatta subito propria dal nostro governo (sia mai che dei ‘bravi ragazzi’ italiani sparino per uccidere, sia pur dei presunti pirati) che in seguito ha più prudentemente ripiegato sulla questione della giurisdizione: la nave da cui i due avrebbero sparato è italiana, i due sono italiani, l’incidente è avvenuto in acque internazionali, quindi la giurisdizione appartiene alla magistratura italiana. Non c’è dubbio che se l’incidente fosse avvenuto a bordo della Enrica Lexie, che è territorio italiano, così sarebbe. Ma la cosa è avvenuta a trecento metri dalla nave e quindi in ‘territorio’ internazionale e perciò neutro.

A chi spetta in questo caso la giurisdizione, al Paese dei presunti assassini o a quello delle vittime? Come scrivevo sul Fatto (22/2) all’indomani di questo tragico episodio: “Se due pescatori di Mazara del Vallo di un peschereccio che naviga al largo delle coste siciliane, sia pur in acque internazionali fossero uccisi da militari indiani imbarcati su un mercantile indiano, qualcuno dubiterebbe, qui da noi, che la competenza spetta al Paese delle vittime?”. È quel che pensano, nel caso dell’Enrica Lexie, gli indiani. A ragione. Smettiamola quindi di fare i gradassi con quell’atteggiamento neocoloniale che abbiamo assunto da qualche tempo a imitazione degli angloamericani dal ‘grilletto facile’ che han la pretesa, che anche noi adesso avanziamo, dell’immunità. Se i due fucilieri hanno sbagliato devono risponderne. Un processo in Italia, lo capisce chiunque, anche un indiano, sarebbe una farsa, i due marò sarebbero accolti come eroi e finirebbero in breve all”Isola dei famosi’.

Troppo facilmente ci si dimentica che, pur se a migliaia di chilometri, qui ci sono due morti, anche se non se ne fanno mai i nomi come se fossero delle comparse irrilevanti in questa brutta faccenda. Si chiamavano Ajesh Binki e Valentine Jelastine e avevano anch’essi, caro La Russa e cari italiani, delle famiglie e degli affetti. Come Franco Lamolinara, ucciso in Nigeria in seguito a uno sconsiderato blitz degli inglesi, per la cui morte giustamente ci indignammo. Come gli indiani si indignano per le loro”.

Anche Bruno Tinti nel suo articolo riprende i temi riportati da Massimo Fini e comincia subito parlando dei due assassini
Marò, tutto salvo fuorché l’onore
di Bruno Tinti | 13 marzo
Il 16/2/12 Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, militari italiani in servizio di sicurezza sulla petroliera Enrica Lexie, ammazzano Gelastine Valentine e Ajesh Binki, due pescatori indiani che si erano avvicinati con un peschereccio, probabilmente per vendere pesce. Li scambiano per pirati e li colpiscono a morte con i loro fucili. Sono arrestati dalle autorità indiane e si apre una controversia internazionale. L’India, per la verità non la gestisce male. La Corte Suprema di New Delhi sottrae la competenza al Tribunale di Kerala che manteneva i due marò in stato di detenzione e, il 2/6/2012, li scarcera, con l’obbligo di restare a disposizione ; si riserva di decidere su quale nazione li debba giudicare: Italia o India? L’attività diplomatica è intensa.

Il problema è: dove è avvenuto il fatto? Acque territoriali indiane, acque internazionali? Se il fatto è avvenuto in acque internazionali la competenza a giudicare dovrebbe essere italiana; e la Enrica Lexie era a 20 miglia dalla costa indiana; il limite delle acque territoriali è 12 miglia. New Delhi ci pensa su parecchio e, alla fine dell’anno, ancora non ha deciso. Però arriva Natale e l’Italia chiede alla Corte un permesso: i due marò trascorrano le feste a casa loro, promettiamo che ritorneranno. La Corte acconsente. Massimiliano e Salvatore sono ricevuti con tutti gli onori: Napolitano gli stringe la mano, tutti li trattano come eroi; dei pescatori ammazzati non importa a nessuno. Finite le ferie, i due rispettano l’impegno preso e tornano in India, dove ancora si deve decidere chi li giudicherà. Il 18/1/2013, la Corte di New Delhi stabilisce che la competenza appartiene all’India perché l’incidente è avvenuto in acque territoriali indiane. Ma come, le navi erano oltre le 12 miglia. Sì, ma si deve applicare la convenzione di Montego Bay secondo cui il limite è di 200 miglia. Ma la convenzione riguarda le attività commerciali, la pesca. Fa lo stesso, è questa che si deve applicare, i marò saranno giudicati da un Tribunale indiano. La decisione non piace all’Italia; così, quando arrivano le elezioni, si chiede un nuovo permesso per i marò; l’India lo concede e, alla scadenza, il nostro ambasciatore comunica che, siccome la decisione della Corte di New Delhi è in violazione di “norme internazionali consuetudinarie”, i due non faranno ritorno in India. Scoppia un casino e l’Italia fa una figura barbina internazionale. Perché?

Intanto perché le manifestazioni di giubilo con cui a Natale 2012 i due fucilieri furono accolti in Italia sono considerate del tutto fuori luogo. Si tratta di gente che ha ammazzato due poveri cristi; che probabilmente si sia trattato di omicidio colposo (che vuol dire che si erano sbagliati, che credevano davvero che erano pirati) è probabile. Ma certo questo consola poco i familiari dei pescatori; e non depone a favore delle qualità professionali dei militari. È comprensibile che i loro genitori siano contenti di rivederli; ma è del tutto inopportuno che Napolitano li riceva e gli stringa la mano: che hanno fatto per meritare le congratulazioni del presidente della Repubblica? Si fosse limitato a dire che ringraziava l’India della fiducia e che garantiva il rispetto dei patti sarebbe stato meglio.

Ma soprattutto, perché rispettare i patti a Natale e violarli a Pasqua? Si sapeva già, fin dal giugno 2012, che gli indiani stavano ponzando sulla competenza a giudicare; questione che poteva essere risolta solo in tre modi: India, Italia o altro organismo internazionale. Allora perché non dire subito: io non mi fido tanto di voi, magari decidete che il processo si deve fare in India; quindi abbiate pazienza, vi abbiamo fregato, abbiamo promesso che ritornano e invece ce li teniamo a casa. Non sarebbe stata una bella figura ma almeno saremmo stati chiari fin dall’inizio. Ma no, glieli abbiamo restituiti. Perché? Magari perché speravamo che la decisione della Corte di Delhi ci sarebbe stata favorevole? Si, avrebbe potuto dire, la competenza spetta all’Italia. Fosse andata così ne saremmo usciti con tutti gli onori e senza incidenti internazionali. Era opportuno aspettare. Ma, guarda che jella, l’India, dopo il ritorno dei marò, decide in senso contrario; e questo non ci sta bene. Nuovo permesso e questa volta, tiè, li volete giudicare voi? Non se ne parla. Un po’ come fa B. che, quando lo assolvono, loda i giudici imparziali e, quando lo condannano, li insulta e spiega che lo perseguitano perché sono comunisti. Insomma, finché c’era la possibilità che gli indiani ci dessero ragione, rose e fiori; ma, se ragione non ce la danno, violano le norme internazionali, commettono ingiustizie e legittimano il ricorso a…giusto, a cosa? Allo spergiuro, alla truffa, alla circonvenzione? Fate voi.

Perché questa è la cosa peggiore. Torto e ragione sono cose non sempre così evidenti in diritto. E non sempre è la ragione a prevalere. Però l’onore, la parola data…“Perché quann’uno, caro mio, se vanta d’esse un omo d’onore, quanno ha dato la parola, dev’esse sacrosanta. E sia longa la strada, o brutta o bella, Magara Cristo ha da morì ammazzato, Ma la parola sua dev’esse quella” (Pascarella – La scoperta dell’America).
E per Andrea Bocconi l’India ha ragione, e questa volta la posizione del giornale viene riassunta direttamente nel titolo, l’India ha ragione
di Andrea Bocconi | 14 marzo , l’India ha ragione
“Dilettante allo sbaraglio, il ministro degli esteri Terzi dapprima ostentava sicurezza, “stiamo agendo in tutte le sedi opportune, i marò saranno liberati”. Non succede, i mesi passano e alla seconda licenza, tanto per cambiare, infrangiamo un accordo internazionale, coprendoci di vergogna. Pacta sunt servanda, insegnava il giurista Grozio, lo si studia in tutte le facoltà di giurisprudenza, ma l’ineffabile ministro che non rispetta gli accordi dice “abbiamo solidi argomento giuridici”. Se erano così solidi, perché non sottoporsi a giudizio ? Non sappiamo se l’incidente è avvenuto o no in acque indiane o internazionali, sappiamo però per certo che ci sono due pescatori morti ammazzati, “per errore”.

Errore grave , se le cose stanno così, che giustifica che ci sia un tribunale a decidere. Ma la nostra diplomazia non è riuscita né ad evitare il giudizio né ad ottenerlo in tempi ragionevoli: si sono solo pagati risarcimenti alle famiglie di quei poveretti. L’improvvida decisione di sottrarsi al giudizio e offendere un paese a cui avevamo dato la parola, per di più accade in un momento delicatissimo in cui la presunta mazzetta pagata da Finmeccanica per la commessa da 500 milioni di euro ha già reso turbolenti i rapporti tra il governo indiano e l’ Italia. Era proprio il momento giusto signor ministro capo della diplomazia per offendere l’ India con un comportamento scorretto?

Guarda caso ne è seguita una perquisizione negli uffici della Finmeccanica e l’ambasciatore italiano, subito convocato a Dehli, rischia di essere dichiarato persona non grata.

E che nessuno chiami eroi i marò, speriamo che questo almeno ci sia risparmiato, per non aggiungere alla tragedia dei pescatori e alla vergogna della parola non rispettata anche il ridicolo”.
Anche il Direttore Antonio Padellaro  da il suo contributo alle ragioni dell’India e francamente leggendolo e rileggendolo l’eloquio alla parola data sembra uno spettacolo teatrale,sicuramente devono aver avuto buoni informatori su quello che è accaduto sulla Enrica Lexie
I marò, il voltafaccia italiano e le parole di Napolitano
di Antonio Padellaro | 15 marzo 2013
Come si sono permessi di gettare alle ortiche la parola d’onore dell’Italia e degli italiani? Con quale diritto? E a quale prezzo visto che oltre agli incalcolabili danni sulla nostra immagine internazionale già malconcia di suo adesso ci va di mezzo l’ambasciatore italiano a New Delhi che risulta praticamente sequestrato dalle autorità indiane? C’erano tanti modi per affrontare la controversia sui due marò accusati dell’assassinio di due pescatori del Kerala: il governo Monti ha scelto la strada peggiore e quella più disonorevole. Che comincia alla vigilia del Natale 2012 quando il governo indiano concede a Girone e Latorre una licenza di due settimane per trascorrere le feste in famiglia. Come garanzia per il ritorno dei militari, il governo italiano offre 800 mila euro di cauzione, più l’impegno esplicito dell’ambasciatore d’Italia e dello stesso ministro degli Esteri Terzi, più una dichiarazione d’onore dei marò, ci mancherebbe altro. Ma l’atto più solenne viene dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che dichiara: “Rispetteremo gli impegni”.
E ciò che avviene la prima volta, ma non la seconda quando, siamo a febbraio, gli ufficiali ottengono dagli indiani un secondo permesso e ritornano in Italia per votare alle elezioni. Poi l’improvviso voltafaccia italiano, il “colpo gobbo” come è stato allegramente definito da alcuni giornali: i militari restano a casa e tanti saluti alla nostra parola d’onore. Solo che a Delhi la prendono malissimo e l’inevitabile ritorsione colpisce l’ambasciatore Mancini che non può più muoversi dalla sede diplomatica, tanto che neppure i familiari riescono a contattarlo. Altro che colpo gobbo, una vera idiozia non considerare che la firma di un impegno scritto avrebbe trasformato l’ambasciatore Mancini in una sorta di ostaggio da tenere sotto chiave per ogni evenienza. Ma è la parola d’onore violata che resta un atto vergognoso perché è anche la parola d’onore di tutti gli italiani. Possibile che il capo dello Stato abbia avallato l’inaccettabile dietrofront del governo Monti? E quella frase: “Rispetteremo gli impegni” è da considerarsi anch’essa una finzione? Sarebbe gravissimo, non possiamo crederlo. Presidente, dica qualcosa per favore.
Molto interessante l’articolo di Marco Ponti : L’Aquila, la Sea, i marò, e le quote latte
Si parte con una pistolettata sui fatti l’opinione la stampa e poi si arriva ai soliti marò assassini
“C’è una pessima tradizione dei media italiani, di non spiegare i fatti dietro alle notizie. Per carità, io non credo affatto nella perfetta neutralità dell’informazione: solo l’ordine con cui le notizie sono esposte, le parole che si scelgono per presentarle ecc. dovrebbero sgombrare il campo dalla possibilità di “tenere i fatti separati dalle opinioni”. E’ un mito che può essere pericoloso. Ma in Italia si esagera: i fatti non si spiegano proprio”.
“Nel caso invece dei marò e dei pescatori indiani uccisi, il Fatto Quotidiano è davvero da segnalare per tempestiva obiettività, rispetto agli altri media italiani, che si sono immediatamente battuti come leoni nel sostenere la loro certa innocenza e la perfidia degli indiani. Ma di certo è emerso finora solo che due poveracci sono stati uccisi da fucili di precisione italiani, forse per sbaglio (che poi ci siano stati precedenti episodi di pirateria lungo le coste del Kerala sembra difficile, visto che non ci sono porti-rifugio in quell’area). Immaginiamoci cosa sarebbe successo se un militare indiano sparando da una nave avesse ucciso per sbaglio due commercialisti di Modena usciti in motoscafo in Adriatico….”
Certo che al Fatto Quotidiano rimarranno delusi quando scopriranno che i nostri marò non centrano niente,hanno cambiato anche la legislazione internazionale trasformandola in Idea degli Stati Uniti,bene,l’unica inchiesta che hanno fatto partire è stata quella nei confronti dell’Ing Di Stefano,che piaccia o non piaccia si attiene ai fatti e non alla convinzione che i due marò siano degli assassini.
 

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