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venerdì 24 maggio 2013

La dignità degli ultimi



Un popolo che ha paura e che preferisce la preghiera alla rivendicazione dei propri diritti è un popolo destinato a rimanere schiavo.
Il contesto storico ed economico che viviamo è chiaro, e la stragrande maggioranza dei cittadini ha compreso cosa sia il denaro e cosa rappresentano le banche e l’apparato finanziario, sappiamo anche (oggi poi con questo governo è palese) cosa sono i partiti, i loro rappresentati e il loro governo.
Detto questo, non occorrerebbe aggiungere altro, se fossimo uomini liberi, in silenzio la domenica ci recheremmo spontaneamente e autonomamente nelle piazze del potere con le nostre casseruole battendole a ritmo fin quando a quella cadenza dalle case si accordi il rombo di tutto il pentolame cittadino, allora dai palazzi del potere si leverebbero gli elicotteri, sgraziati uccelli, carichi di uomini in fuga.
Questo è successo in Argentina e potrà accadere anche da noi il giorno in cui la disperazione supererà la paura o quando la coscienza dell’ingiustizia porterà all’azione piuttosto che alla preghiera che cerca il favore di Dio o di chi detiene il potere (raccomandazione privilegio) in grazia del fatto che molti italiani sono in buona sostanza ipocriti familisti amorali.
Ci dicono che viviamo al disopra delle nostre possibilità, ma nello stesso tempo siamo stati indotti ai consumi, ci vendono e ci pubblicizzano macchine sempre più grosse, invitandoci a indebitarci sempre più.
Come possiamo vivere al disopra delle nostre possibilità se, tutto quello che guadagniamo, è stato precedentemente pagato con il nostro lavoro, se viviamo sopra le nostre possibilità, è perche su quel denaro c’è chiesto l’interesse, ma noi quel denaro non l’abbiamo chiesto in prestito, l’abbiamo pagato anticipatamente con il nostro lavoro, quindi non siamo noi a vivere al di sopra delle nostre possibilità.
Inutile ripetersi, chi ha il potere predilige la figurazione monetaria alla realtà in carne e ossa fatta del lavoro e dell’intelligenza del popolo, chi ha il potere tende e tenderà sempre più a spaventarci, minacciarci e dividerci, perché ha paura e sa di compiere ingiustizie e d’essere una minoranza. Dobbiamo aspettarci leggi e azioni sempre più liberticide, cui il popolo dovrà rispondere, rafforzando la propria coscienza democratica e la conoscenza dei fatti e della storia, la cultura e la civile e determinata protesta saranno l’unico mezzo in grado di abbattere il mostro che si aggira per l’Europa.
Inutile quindi in questo tempo che precede l’imminente cambiamento astenersi al seggio, ma abbattere con un sol voto coloro che ci trascinano in un asfittico futuro fatto di meschinerie e sinistri accordi sottobanco.
Internet è e sarà utilissimo, fin quando potrà dare spazio e voce a chi cerca di far circolare fatti, dati e idee, ma presto anche articoli come questo saranno considerati lesivi dell’ordine costituito.
Propongo qui un film sulla crisi argentite intitolato “La dignità degli ultimi”, di seguito il commentato di Valerio Spositi.
Ormai, se si parla di Argentina, il pensiero corre immediatamente alla vicenda degli omonimi bond che sono costati molto cari ad un esercito di piccoli risparmiatori, si pensa alle pressioni del Fondo monetario internazionale e ai vari tentativi di vertenza che varie associazioni nostrane cercano di promuovere per limitare il grave danno economico procurato al nostro paese. Raramente si pensa ai “nadies”, ai nessuno, alle masse diseredate condannate a privazioni e ad ingiustizie in una società come quella argentina in cui il divario tra privilegiati che hanno tutto e derelitti che non hanno nulla è sempre più marcato. Solanas continua sulla via iniziata dal precedente documentario del 2004, “Memoria del Saqueo”, raccontando le storie di chi è dimenticato, bistrattato ed ha subito ingiustizie fino a ridursi oltre la soglia della povertà, ma che nonostante tutto non perde mai la determinazione di “pelear”. La forza cioè, di combattere contro un governo sempre più compromesso nei suoi rapporti poco chiari con grandi istituti bancari e compagnie petrolifere. Così vengono mostrate le storie di Maestro Toba e della sua mensa per bambini indigenti, di Silvia e Carola, che lavorano in un grande ospedale di Buenos Aires in situazione di disagio, sovrappopolazione mancanza di fondi dovuti ad una corruzione sempre più avida e spregiudicata. E poi viene raccontata la storia della fabbrica di ceramica Zanon, già oggetto del film “The Take” di Avi Lewis (2004). Ma anche la storia incredibile di Lucy e del “Movimiento de Mujeres en Lucha” (MML: movimento di donne in lotta), che per protestare le espropriazioni forzate, risultato dei tassi usurari praticati da banche senza scrupoli a contadini in difficoltà, ricorre a una forma di lotta davvero incredibile. Durante numerose aste per mettere in vendita ettari di terreni di contadini che avevano avuto prestiti di 20.000 pesos e si trovavano a doverne rendere 100.000, Lucy ed altre donne si erano messe a cantare l’inno nazionale argentino riuscendo in questo modo a bloccare le aste stesse. Gli ultimi arresti per questo “delitto” mostrati dalla pellicola di Solanas risalgono solo all’aprile del 2005. Ma vengono mostrate storie più individuali da parte di chi davvero non ha neppure la forza di battersi politicamente, e forse sono le vicende più drammatiche. Naturalmente l’atteggiamento del regista nei confronti della politica di Duhalde e Kirchner è molto critico, anche se Solanas riconosce dei meriti a Kirchner nel recente risollevamento dell’economia argentina. Ma l’autore di questo documentario è senza dubbio completamente dalla parte dei “nadies”, dei nessuno che nonostante la disperazione, o forse proprio a causa di essa trovano l’energia e la perseveranza per ritrovare la propria dignità, sempre nell’ottica dell’amore per il proprio paese. La frase: “Udite mortali il sacro grido: libertà! Libertà! Libertà! (Inno nazionale argentino).

di Bernardo Buraschi

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