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domenica 21 luglio 2013

Banche: il “prelievo forzoso” diventa legge europea


bankster
Dall’eccezione alla regola. Avevano detto che lemodalità di salvataggio di Cipro non si sarebbero ripetute, ed invece è stata creata un’apposita normativa che nella pratica consente agli Stati dell’Eurozona di ripercorrere esattamente la stessa strada.
Lo aveva preannunciato il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, per poi smentire di getto a causa del panico diffusosi in tutta Europa. Ma era buona la prima: Cipro è diventato un modello.
In settimana è stato firmato l’accordo. Da adesso in poi prima che uno Stato intervenga a salvare una banca, il prezzo sarà pagato dai correntisti e dagli investitori ed ,in molti casi, sarà molto, molto alto.
Sono in molti a pensare che le parole “fallimento ordinato” nascondano in realtà la volontà di codificare a livello comunitario il ben più famoso prelievo forzoso che anche l’Italia ha sperimentato nell’ormai celeberrimo caso del 1992.
L’accordo: dal bail out al bail in
L’accordo siglato nella notte tra giovedì e venerdì dall’Ecofin, il Consiglio di Economia e Finanza, si basa appunto sul meccanismo di salvataggio messo in atto a Cipro per evitare il fantasma default.
Dal bail out, il sistema mediante il quale è lo stato, in caso di falle, a farsi carico della copertura, si passa albail in, il meccanismo che invece coinvolge in prima battuta i privati (e i loro soldi) e poi, eventualmente, i Governi.
Chi paga?
In caso di default di un istituto di credito i primi a pagare saranno gli azionisti, seguiti dagliobbligazionisti meno assicurati (le obbligazioni subordinate verranno coinvolte nel pagamento) e daidepositi bancari superiori ai 100mila euro, mentre quelli inferiori rimangono garantiti mediante una direttiva europea.
Chi non paga?
Risparmiati dal “prelievo forzoso” saranno invece i possessori di obbligazioni garantite (le ordinarie sono escluse), pensioni e salari dei dipendenti.
Ogni Governo potrà poi decidere se escludere (parzialmente o totalmente) altri soggetti dalla partecipazione al fallimento ordinato.
Quando interviene lo Stato?L’accordo prevede che il Governo intervenga a salvare la banca utilizzando il denaro pubblico solo dopo che azionisti e creditori avranno pagato l’8% delle passività totalidell’istituto.Ogni Stato dovrà poi costruire un fondo nazionale che in 10 anni dovrà raggiungere un livello pari ad almeno lo 0,8% dei depositi garantiti non dalle singole banche , ma da tutte le istituzioni creditizie della Nazione, utilizzandolo per il 5% degli attivi.
Articolo originale
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2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Faccio notare una cosa. Stando all'articolo stesso:
    "In caso di default di un istituto di credito i primi a pagare saranno gli azionisti, seguiti dagli obbligazionisti meno assicurati (le obbligazioni subordinate verranno coinvolte nel pagamento) e dai depositi bancari superiori ai 100mila euro, mentre quelli inferiori rimangono garantiti mediante una direttiva europea."

    In pratica, se la Banca (che è un'azienda) ha guai a pagare saranno gli azionisti (come in ogni altra azienda), i possessori di obbligazioni subordinate (di nuovo, come in ogni altra azienda) e, infine, i creditori che nella banca ci han messo soldi (di nuovo, come in ogni altra azienda).
    Detto in altre parole, grazie a questo accordo ora le Banche sanno che non potranno più essere salvate in toto dallo Stato di turno, ma che perderanno soldi LORO se fanno cavolate (almeno in parte, dato che, a differenza di ogni altra azienda stavolta, i creditori sono più tutelati).

    Alle volte non capisco alcune logiche di pensiero: ci si lamenta quando lo Stato salva le Banche, e poi si fa lo stesso quando invece si decide che lo Stato non potrà più farlo (o potrà farlo solo in parte).

    Un altro appunto, poi: quello che è successo a Cipro c'entra solo in parte con questa storia. Qui si parla di BANCHE PRIVATE, mentre il prelievo sui conti correnti a Cipro ci fu perché sull'orlo del fallimento c'era lo STATO, a seguito del fallimento di una Banca Privata (la Laiki Bank) a cui la Bank of Cyprus doveva far fronte. Son due cose diverse, spero ce ne si renda conto.

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