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sabato 25 aprile 2015

I deludenti risultati del Consiglio europeo straordinario sull'immigrazione

 I deludenti risultati del Consiglio europeo straordinario sull'immigrazione
di Mara Carro
Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Mediterraneo, in questo caso. Chi sperava in una prova di maturità dell’Europa dopo anni di inerzia totale, "di vedere il suo volto solidale", chi sperava in una chiara distribuzione dei migranti o nell’autorizzazione alla distruzione dei barconi è rimasto deluso.
Il Consiglio europeo straordinario sull'immigrazione convocato in risposta all’ultima tragedia dei migranti al largo delle coste della Libia ha partorito il topolino che in molti si aspettavano. I fondi per Triton, l'operazione europea coordinata dall'agenzia Frontex (con la sua assurda sede a Varsavia), – che conserva lo stesso mandato, ossia resta una missione di controllo delle frontiere e non un’operazione di ricerca e salvataggio - sono stati triplicati e passeranno così da 3 a 9 milioni di euro al mese, raggiungendo quasi la cifra che, da sola, l’Italia spendeva per l’operazione Mare Nostrum.
“Un grande risultato? Un grande passo avanti?” A sentire il presidente del Consiglio italiano, sì. In realtà, come ammette la stessa Federica Mogherini, Alto Rappresentate della politica estera e di sicurezza dell'Ue , “aumentare la portata della missione Triton determina automa ticamente un aumento dei salvataggi in mare”. Più mezzi che incoraggeranno gli scafisti. Più viaggi in mare e il rischio di altre vittime.
L’Italia ha dovuto incassare le “chiusure" degli altri Stati europei. Se è vero che 15 dei 28 paesi dell'Unione europea hanno promesso mezzi navali per la missione, David Cameron, in piena campagna elettorale, ha messo in chiaro che “il Regno Unito darà il suo contributo sia dal punto di vista del budget, sia sul piano dei mezzi, fornendo tre elicotteri e due pattugliatori, ma il contributo britannico è subordinato alle giuste condizioni, ovvero che le persone salvate siano portate nei Paesi sicuri più vicini, come l’Italia e che non chiedano asilo in Gran Bretagna". O ancora il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha detto che la Germania “è pronta a sostenere l’Italia ma la registrazione dei rifugiati deve essere fatta in modo adeguato, secondo le regole Ue”. Per rimandarli in Italia, come ha già fatto.
Poco, molto poco sul tema dei meccanismi di solidarietà interna. La quota prevista dal progetto pilota della Commissione sui reinsediamenti su base volontaria dei richiedenti asilo resta ferma a 5000 unità. Tant'è che lo stesso presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker ha ammesso che “Sui ricollocamenti avrei voluto un risultato più ambizioso”.
I leader hanno anche deciso per la prima volta di elaborare piani militari per colpire le reti del traffico di esseri umani nel Mediterraneo e distruggere le navi utilizzate dagli scafisti. Federica Mogherini è stata incaricata di redigere il progetto di una missione militare "per catturare e distruggere i barconi" prima del loro utilizzo, magari con operazioni chirurgiche su obiettivi precisi, anche sulle coste libiche. L'identificazione degli obiettivi, dal punto di vista operativo, è il primo limite di questo piano. Non tutto si risolve con la tecnologia, con queste "armi intelligenti", come conferma il caso della morte del cooperante italiano Giovanni Lo Porto, ucciso da un drone americano nel corso di un'operazione antiterrorismo del governo statunitense. L'intelligence di terra è necessaria.
L'azione militare necessita poi di un mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e qui occorre verificare la posizione della Russia, che detiene il diritto di veto in seno al Consiglio, e non permetterebbe mai il ripetersi di quanto avvenuto nel 2011 in LIbia. Il governo di Tripoli, poi, ha già fatto sapere che si opporrà ad eventuali raid sul territorio libico.
La stabilizzazione della Libia è senza dubbio una priorità ma, dal momento che il paese è solo lo snodo di traffici che principalmente hanno origine in Sudan e Niger, focalizzarsi esclusivamente sulla situazione del paese nordafricano non è sufficiente. Serve una strategia regionale più ampia.
Infine, sebbene nel comunicato di fine vertice si sottolinei che "la priorità è salvare vite umane", il Consiglio è sembrato principalmente interessato alla sicurezza dei confini della "fortezza europea". Finchè la questione migratoria continuerà ad essere letta solo attraverso il filtro della sicurezza e del crimine organizzato, ogni approccio è destinato al fallimento.

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