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mercoledì 2 dicembre 2015

George Soros vomita tutto il suo odio, e intanto gli USA, ehm gli ucraini, lo mettono tra i candidati allla guida della banca centrale di Kiev.

Articolo importantissimo, questo, che è uscito su  La Stampa del 29 Dicembre.
George Soros, il chiacchieratissimo magnate e speculatore, un baldo 84enne che è stato al centro di praticamente tutti gli scandali della finanza mondiale degli ultimi decenni esprime pubblicamente il suo pensiero, lo riporto tal quale, permettendomi solo di evidenziare le parti , a mio modesto parere, più significative:
Invadendo l’Ucraina nel 2014, la Russia ha sferrato una sfida epocale ai valori e ai principi dell’Ue e al sistema di regole che ha mantenuto la pace in Europa dal 1945. Né i leader né i cittadini europei sono pienamente consapevoli della portata di questa sfida, tanto meno sanno come affrontarla. Il regime di Putin si fonda sulla forza, che si manifesta nella repressione in patria e nell’aggressione all’estero. Ma è riuscito a ottenere un vantaggio tattico, almeno nel breve periodo, sull’Unione europea e gli Stati Uniti, intenzionati a evitare uno scontro militare diretto. In violazione agli obblighi stabiliti dagli accordi, la Russia ha annesso la Crimea e stabilito enclavi separatiste nella regione del Donbas, nell’Ucraina orientale. Quando, l’estate scorsa, sembrava che il governo ucraino potesse vincere la guerra nel Donbas, Putin ha ordinato l’invasione da parte delle forze armate regolari russe. I preparativi per una seconda fase dell’azione militare sono cominciati a novembre, quando Putin ha inviato ai separatisti un nuovo afflusso di colonne corazzate e uomini. L’Occidente, purtroppo, ha fornito all’Ucraina sotto attacco un supporto solo di facciata. Altrettanto preoccupante è apparsa la continua riluttanza dei leader internazionali a fornire nuovi impegni finanziari per l’Ucraina. Di conseguenza, la semplice minaccia di un’azione militare può essere sufficiente a provocare il collasso economico dell’Ucraina. Putin sembra tenere in serbo la prospettiva di un grande patto, la Russia fa la sua parte nella lotta contro lo Stato islamico – per esempio, non fornendo i missili S300 alla Siria (preservando così il dominio aereo statunitense) – in cambio gli Usa lasciano alla Russia il controllo sul suo cosiddetto «estero dietro casa». Qualora Obama dovesse accettare un tale accordo, l’intera struttura delle relazioni internazionali sarebbe pericolosamente alterata a favore dell’uso della forza. Sarebbe un tragico errore. Il crollo dell’Ucraina sarebbe una perdita enorme per la Nato e, indirettamente, per la Ue e per gli Usa. Una Russia vittoriosa rappresenterebbe una grave minaccia per i Paesi baltici, con le loro numerose popolazioni di etnia russa. Invece di sostenere l’Ucraina, la Nato avrebbe dovuto difendersi sul proprio suolo, esponendo sia Ue e Stati Uniti al pericolo che erano così ansiosi di evitare: il confronto militare diretto con la Russia. La minaccia per la coesione politica della Ue è anche più grave del rischio militare. La crisi dell’euro ha trasformato un’unione sempre più stretta di Stati sovrani uguali in un’associazione di Paesi creditori e debitori, con i debitori che lottano per soddisfare le condizioni poste dai creditori. È questa debolezza interna ad aver permesso alla Russia di emergere come una potente rivale dell’Ue. L’attacco della Russia all’Ucraina è indirettamente un attacco alla Ue e ai suoi principi. E non è opportuno per un Paese, o per un’associazione di Paesi, farsi la guerra per perseguire l’austerità fiscale, come continua a fare l’Unione europea. Tutte le risorse disponibili dovrebbero essere dedicate all’impresa comune, anche se questo dovesse significare chiudere i bilanci in passivo. La fortuna dell’Europa è che il cancelliere tedesco Angela Merkel si sia comportata come una vera europea riguardo alla minaccia rappresentata dalla Russia. Prima sostenitrice delle sanzioni, si è dimostrata la più disponibile a sfidare per questo l’opinione pubblica tedesca e gli interessi commerciali. Ma la Germania è anche il Paese che più di ogni altro sostiene la necessità dell’austerità fiscale, e la Merkel deve capire la contradditorietà di queste posizioni. Le sanzioni contro la Russia sono necessarie, ma non sono senza conseguenze: l’impatto depressivo delle sanzioni aggrava le forze recessive e deflazionistiche già in atto. Al contrario, aiutare l’Ucraina a difendersi contro l’aggressione russa avrebbe un effetto di stimolo sull’Ucraina e sull’Europa.L’Ucraina ha bisogno di un’iniezione di liquidità immediata, diciamo 20 miliardi di euro, con la promessa di averne di più in caso di necessità, così da scongiurare il collasso finanziario. Il Fondo monetario internazionale potrebbe fornire questi fondi, se la Ue promettesse di versare il suo contributo. Le spese reali rimarrebbero sotto il controllo del Fmi e subordinate alla realizzazione di profonde riforme strutturali.In Ucraina, un altro fattore gioca a favore dell’Ue: la nuova leadership del Paese è determinata a cambiare rispetto alla corruzione, alla cattiva amministrazione e agli abusi dei governi precedenti. Infatti, ha già messo a punto una strategia dettagliata per ridurre di oltre la metà i consumi di gas delle famiglie, con l’obiettivo di eliminare il corrotto monopolio di Naftogaz e pore fine alla dipendenza energetica dell’Ucraina dalla Russia. La «nuova Ucraina» è risolutamente pro-europea e pronta a difendere l’Europa difendendo se stessa. Ma i suoi nemici – non solo la Russia putiniana, ma anche la sua burocrazia e la sua oligarchia finanziaria – sono incredibilmente forti, e non può farcela da sola. Sostenere nel 2015 la nuova Ucraina è di gran lunga l’investimento più redditizio che l’Ue possa fare. Potrebbe anche aiutare la Ue a ritrovare lo spirito di unità e di prosperità condivisa che ha portato alla sua creazione. Salvando l’Ucraina, l’Ue potrebbe anche salvare se stessa
Cosa dire?
Leggere questo sproloquio, infarcito da balle colossali porterebbe a fraintendimenti, e sembrerebbe la solita invettiva di un pazzoide sbavante come MacCain e simili.
Invece dietro questo articolo c’è la candidatura di George Soros alla guida della banca centrale ucraina.
Non è il solo, il governo di Kiev lo ha già rinchiuso in una ristretta cerchia di cinque candidati , probabilmente tutti stranieri.
Ancora non ci è stato dato l’elenco si sa solo che, oltre al buon Soros, c’è anche Dominique Strauss Khan, altro personaggio abbastanza noto.
Rileggiamo e condensiamo il pippone di Soros al minimo comune denominatore:
“i russi cattivi invaderanno il mondo se non salviamo l’Ucraina.
Il governo di Kiev ruba tutti i soldi che gli inviate.
Occorre dare il controllo delle finanze del paese ad un vero genio, un uomo capace di spendere i soldi dei contribuenti europei per il bene degli USA, della democrazie e del diritto..IO! “
Malgrado la situazione del paese sia drammatica il piatto è ricco , in fondo il PIL Ucraino è ancora d centinaia di miliardi e molti si auspicano che decine di miliardi di euro alla volta vengano gettati nella voragine senza fondo dei debito pubblico, ovviamente a spese dei contribuenti europei.
Mettere un mascalzone come Soros alla guida di una banca centrale equivarrebbe a mettere una volpe a guardia del pollaio, ma questo lo sapete tutti benissimo.
Viviamo in tempi interessanti.
http://www.rischiocalcolato.it/2014/12/fondamentale-george-soros-vomita-tutto-il-suo-odio-e-intanto-gli-usa-ehm-gli-ucraini-lo-mettono-tra-i-candidati-allla-guida-della-banca-centrale-di-kiev.html

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