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lunedì 15 febbraio 2016

E’ prossima la controffensiva jihadista, americana, turca e saudita




Come recita un noto detto, il peggio deve ancora venire. Il detto in questione è valido non soltanto per la Siria martoriata, ma anche per noi, che viviamo in Europa.
I successi militari russo-siriani e irakeno-iraniani, contro la galassia mercenaria jihadista sunnita-wahabita-salafita, hanno fatto infuriare l’asse del male che la manovra e la supporta. Dagli americani ai sauditi è tutto un susseguirsi di minacce (e d’iniziative) per impedire il crollo finale dei loro tagliagole sul campo, in particolare dello stato islamico e di al-nursa/ al-qaida. In Siria i killer dell’asse del male potrebbero essere, fra poco, tutti in rotta, da Aleppo, nel nord, vicino al tratto di frontiera con l’infame turchia che i tagliagole ancora controllano, fino a Daara, nel sud, sulla fascia confinaria siro-giordana. In Iraq, gli irakeni potrebbero riprendersi e bonificare, dopo Ramadi, la città di Falluja, da gennaio del 2014 nelle mani dello stato islamico, e addirittura la più importante Mosul, dal giugno dello stesso anno occupata dai tagliagole.
C’è inoltre, la “minaccia” curda in Siria che manda in fibrillazione il regime e la soldataglia ottomana. Da pochi giorni, infatti, dopo le chiare vittorie dell’Esercito Arabo Siriano, i combattenti curdi del cantone di Afrin, il più occidentale della Siria, sono scesi in campo contro le bestie armate wahabite e salafite, a nord di Aleppo verso il confine turco, conquistando alcuni villaggi e l’ex base aerea siriana di Menagh. La feccia ottomana-jihadista del boia Erdogan, protetta dalla nato, spalleggiata dagli americani e supportata dai sauditi, ha iniziato i bombardamenti contro i curdi e i soldati di Assad avanzanti sul confine, minacciando l’intervento di terra, per evitare che gli ultimi novanta chilometri di frontiera con la Siria (da Jarabulus a Marea), grazie ai quali l’asse del male fa affluire i rifornimenti per i tagliagole tutti, dall’esercito della conquista ad al-nursa allo stato islamico, cadano in mani curde e siriane.
E’ cominciano, come se non bastasse, l’afflusso di mercenari sauditi-wahabiti in turchia, per la prossima invasione della Siria, che sarà turco-saudita e “rivitalizzerà” l’orda di assassini jihadisti, proprio quella che da cinque anni sconvolge la Siria e stermina i siriani.
La guida dell’asse del male, cioè gli stati uniti, intanto, concordano una tregua sul campo di battaglia siriano con la benemerita Russia, provando così ad arrestare, o almeno rallentare, l’offensiva siriana per la riconquista dei territori. Il criminale internazionale John Kerry, segretario di stato usa pappa e ciccia con i tagliagole, gli ottomani e i sauditi, ha dichiarato che se Assad non rispetterà gli accordi di pace – un suicidio per suo il governo e la prospettiva di grandi massacri per la popolazione – la comunità internazionale (leggi l’asse del male) non starà certamente ferma a guardare come degli scemi ed è possibile che ci saranno truppe di terra aggiuntive. Parteciperà all’invasione, in buon numero, anche la soldataglia a stelle e strisce?
L’obbiettivo prioritario dell’asse del male, che sta portando il mondo sull’orlo di una guerra globale, non è “combattere lo stato islamico”, come dichiarano i suoi lacchè giornalistici e sub-politici in ogni parte del mondo. Lo scopo è quello di rovesciare a tutti i costi Assad salvando la feccia jihadista – con la prospettiva di altri milioni di profughi e centinaia di migliaia di morti – e anche d’impedire il sorgere e il rafforzarsi di uno stato curdo sul confine turco, per quanto riguarda il boia Erdogan.
La guerra sta andando male e rischia di volgere peggio, mandando in fibrillazione l’asse del male. I suoi sgherri sul terreno potrebbero essere prossimi alla rotta, in Siria e in Iraq. Anche nello Yemen i patrioti e gli Huthi hanno mostrato di saper tenere testa, nonostante le stragi di popolazione (con armi americane, europee e financo italiane), all’aggressore saudita. Ci vuole una svolta a tutti i costi, anche a costo di scoprire le carte e attaccare la Siria direttamente, impiegando truppe di terra, con lo scopo palese di “salvare” i tagliagole islamisti sunniti.
Non crediate, però, che l’attacco riguarderà soltanto la Siria, perché il servo dell’asse del male Manuel Valls, primo ministro francese del governo collaborazionista della troika e dell’alleanza atlantica, ha dichiarato di recente che ci saranno nuovi e spaventosi attentati in Europa. Chiediamoci perché l’ha fatto. Forse per mettere sull’avviso la popolazione francese e le altre dell’Europa occidentale, sinceramente preoccupato per la loro sorte? Non è proprio così …
Valls ha lanciato il sasso nello stagno onde seminare, scientemente, panico e angoscia fra i francesi e, più in generale, fra gli europei. Si vuole, molto in alto, preparare le popolazioni del vecchio continente a una guerra endemica, senza fine, anche sui loro territori, fatta di attentati clamorosi e di stragi di massa, d’instabilità permanente e paura. Ciò consentirà di fargli accettare chinando il capo davanti al terrore, con poco sforzo, il dominio incontrastato dell’austerità, della finanza e dei mercati, le ondate di profughi che dovrebbero “meticciarle” per renderle più povere e docili, nonché qualsivoglia nefandezza bellica, dell’asse del male a guida americano-nato, nel resto del mondo. Ecco ciò che ha spinto Valls a dichiarare che ci saranno nuovi attentati in Europa, peggiori dell’ultimo a Parigi.
A questo punto, oggettivamente, aspettando l’invasione della Siria e, in contemporanea o quasi, nuove stragi jihadiste in Europa, non possiamo che sperare nella Santa Russia, nella saldezza del suo popolo e nell’intelligenza, nel sangue freddo, nella determinazione di resistere contro l’aggressione di forze spietate e superiori, di Vladimir Putin e del suo gruppo di comando. Dietro di loro c’è l’Iran e poco d’altro, se si esclude un (per ora del tutto ipotetico e per niente sicuro) coinvolgimento della Cina. L’esercito siriano non potrà resistere a lungo, davanti alle forze d’invasione e alla conseguente ripresa dell’avanzata jihadista su molti fronti. Le ripercussioni ci saranno anche in Iraq, dove lo stato islamico potrà contare su nuove armi e nuovi flussi di mercenari. In Libia (che finora non ho citato, ma che è sempre più importante, come teatro di guerra e destabilizzazione) i soliti bombardamenti aerei occidentali non faranno altro che dare più leve e consensi allo stato islamico, accelerando e completando la destabilizzazione della vicina Tunisia.
L’Europa occidentale sarà prostrata da attentati spaventosi, favoriti (e attesi con trepidazione!) dall’asse del male e dai suoi collaborazionisti sub-politici locali, come il socialistoide Manuel Valls che esterna pelosamente, nonché invasa da un numero sempre maggiore di profughi. A quel punto, un “contatto” voluto o fortuito fra le armi russe in Siria e la soldataglia dell’asse del male, e/o una ripresa dell’aggressione ucraina al Donbass (ormai) indipendente ci spingeranno in un conflitto globale, che sarà molto più e peggio d’una semplice somma di guerre locali. Riusciranno, in simili condizioni e con simili prospettive, Putin e i suoi a “mettere in sicurezza” la Siria, per evitare che collassi, e a non cadere in una futura, probabile trappola nel Donbass, o addirittura nella Crimea già liberata? Possiamo sperarci, ma non è certo …
Da non esperto di geopolitica, a questo punto, posso soltanto scrivere: Preparatevi, perché vicino è il momento della controffensiva jihadista, americana, turca e saudita, in Siria ma anche in Europa!
Eugenio Orso – PauperClass

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